mercoledì, gennaio 07, 2026

MOSTRA: "KANDINSKY E L’ITALIA" a Gallarate fino al 12 Aprile 2026

 
Museo MA*GA - Mostre: Kandinsky e l'Italia

Il Museo MA*GA presenta un'importante rassegna che ruota attorno alla figura di Wassily Kandinsky, uno dei pionieri dell’arte astratta.

Curata da Emma Zanella ed Elisabetta Barisoni, progettata e realizzata dal Museo MA*GA e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, la mostra si concentra sulla centralità dell’opera e del pensiero del maestro russo in relazione alla scena europea e, in particolare, alla grande stagione dell’astrattismo italiano che si è sviluppata tra gli anni trenta e gli anni cinquanta del Novecento.

Attraverso 130 opere, con capolavori provenienti da Ca’ Pesaro, dal Museo MA*GA da prestigiose collezioni pubbliche e private, si ripercorre la nascita dell’arte astratta e la sua evoluzione europea e italiana, ancora oggi viva e presente nel linguaggio creativo contemporaneo.

L’esposizione si apre con una prima ampia sezione volta a presentare la temperie culturale internazionale, così come si sviluppò tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, ovvero quando Kandinsky, con le sue lezioni al Bauhaus, influenzò lo sviluppo della pittura grazie anche al dialogo aperto con i grandi maestri dell’Astrattismo Europeo quali Paul Klee, Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder, Antoni Tàpies, che definirono la nascita e la persistenza dell’arte astratta dai primi decenni delle Avanguardie Storiche agli anni cinquanta del Novecento, in Europa e in Italia.

Nella seconda sezione la mostra prosegue con un affondo sulla relazione profonda quanto controversa tra Kandinsky e gli artisti italiani: fondamentale è la personale a lui dedicata alla Galleria del Milione di Milano nel 1934, occasione di riflessione e dibattito tra gli artisti italiani contrari alla figurazione dominante. La nascita e la persistenza dell’arte astratta, dalle Avanguardie Storiche agli anni Cinquanta, si riflettono così nei linguaggi di Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Enrico Prampolini, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi.

Nel secondo dopoguerra il pensiero e l’opera di Kandinsky rimasero al centro della scena italiana grazie soprattutto ad alcune importanti mostre come Arte astratta e concreta del 1947 a Milano, Arte Astratta in Italia del 1948 a Roma e ai movimenti e gruppi quali Forma (1947), MAC (1948), Origine (1951), che avvicinarono ai maestri storici gli artisti più giovani, desiderosi di cogliere in Kandinsky la chiave per entrare autonomamente in un nuovo mondo visivo. Di questo tratta la terza e conclusiva sezione della rassegna, con lavori di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Roberto Sebastián Matta, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Emilio Vedova.

martedì, gennaio 06, 2026

A 30 anni dall'abrogazione dell'articolo del codice Rocco che classificava lo STUPRO come "Delitto contro la moralità pubblica"

 

di Dacia Maraini

Lo stupro: una rabbiosa affermazione di potere che colpisce carne e futuro delle donne. E degli uomini.

Sono solo trent'anni fa la legge stabiliva che una donna che veniva stuprata non costituiva la parte offesa perché la violenza veniva considerata una offesa alla morale pubblica e non contro la persona. 
Curiose concezioni del corpo femminile. Quasi a dire che l'antica pratica dello stupro era accettabile se non turbava in qualche modo il concetto di moralità pubblica stabilita dalla legge.

Il corpo femminile era parte di un linguaggio del potere che si affidava ai privati. Libero un genitore, un marito virgola di vendicarsi dell'offesa fatta alla “sua donna”, con ciò si permetteva il delitto d'onore, ma la persona offesa non poteva chiedere la punizione di chi l'aveva ferita e umiliata.

Dacia Maraini l'ha scritto molte volte ma torna a ripeterlo: lo stupro non esiste in natura, gli animali non violentano. Qualcuno mi ha fatto notare che a volte c'è una forzatura da parte del maschio sulla femmina anche nel mondo animale è vero, ma si tratta di una prepotenza non di un progetto politico. Infatti, quello che purtroppo fra gli esseri umani si ripete spesso, ovvero lo stupro di gruppo, chiaramente è da leggersi come un fenomeno sociale che non si è mai visto nel mondo animale.

Lo stupro è un'invenzione strettamente umana per colpire profondamente il nemico in guerra infatti, quando un gruppo, un popolo, una forza religiosa vinceva sul campo, il nemico di solito veniva ucciso, le terre, le case venivano sequestrate e le donne venivano prese come schiave. La storia greca e quella romana sono piene di queste vicende punto ma perché la vittoria fosse completa mancava una cosa: lo stupro. L'atto finale, brutale e militaresco di inserire il proprio seme nel ventre della donna, considerata parte passiva del nemico, voleva dire appropriarsi del suo futuro oltre che delle sue terre e delle sue abitazioni.

Oggi naturalmente chi stupra non pensa in questi termini, ma le profonde radici simboliche del suo atto ne portano la testimonianza segreta non c'è niente che riveli il piacere sessuale di uno stupro, se non la voglia di umiliare il nemico e appropriarsi del suo futuro. Tutte le soddisfazioni che mirano a una idea di onnipotenza possono procurare un perverso piacere erotico.

Detto questo, ci si chiede che senso possa avere oggi al di fuori di una vaga memoria arcaica. EE purtroppo temo che la risposta stia nella profonda arretratezza che esiste nel mondo psicologico rispetto alle grandi conquiste della tecnologia e della scienza. La prepotenza rituale che si poteva capire in tempi remoti e organizzati secondo schemi etici legittimità legittimati dalla storia, è difficile da accettare oggi in una civiltà che pretende di avere superato quelle forme arcaizzanti punto si rimane sconcertati nel constatare che l'uomo Sapiens, così intelligente ed evoluto, così pronto alle conquiste tecnologiche, così ingegnoso nelle sempre nuove scoperte scientifiche virgola non sia capaci di progredire e avanzare anche nelle sue strutture psicologiche.

Le guerre nel tempo si sono trasformate in maniera strabiliante: dalle frecce e le spade, alle bombe e ai droni.

Possibile che non si riescano a sublimare gli istinti più primitivi e creare un mondo di convivenza basato sui diritti civili il rispetto dell'altro e lo scambio delle merci e delle idee senza volere per forza di distruggere l'avversario?

Le guerre antiche tendevano a sottomettere il nemico ma non a distruggere totalmente i suoi averi punto anche perché quelle terre, quegli animali, quelle donne schiave, servivano.

Oggi gli aerei senza pilota, le bombe atomiche e i cui veleni radioattivi sono preda dei 20, hanno creato guerre diverse e nocive soprattutto per i beni pubblici e le persone più fragili. Possibile che questo non crei una nuova coscienza civile, basata sulla conservazione della specie e la difesa dell'ambiente?

Io non so chi abbia proposto nel 1996 la cancellazione di una legge sullo stupro a dir poco arcaica, ma spero che siano stati degli uomini virgola e non soltanto delle donne spinte dal senso di giustizia punto lo stupro come abuso di potere riguarda non solo la persona che lo subisce, ma prima di tutto chi lo pratica punto la donna offesa oggi può fare denuncia e questa è una conquista punto ma l'uomo che crede di fare una bravata dovrebbe comprendere che non si tratta solo di un'invasione fisica ma di una rabbiosa, perversa affermazione di potere che colpisce la carne sì, ma soprattutto lo spirito di una donna, attentando al suo futuro punto e quel futuro riguarda pure lui punto molti osservando il fatto che a volte le donne stuprate continuano la vita di tutti i giorni, si chiedono che danni possa avere fatto: “Non ci sono tracce di coltello o di botte!”

In effetti lo stupro Raramente produce ferite visibili, ma le lesioni sono profonde e riguardano il rapporto che una donna ha con il proprio corpo l'effetto della violenza subita può provocare delle vere catastrofi psicologiche. Oggi le donne sono più consapevoli, tendono a non accettare l'imposizione sessuale e questo per certi uomini costituisce una diffida a cui rispondono con la violenza per punirle della loro pretesa libertà. Da qui lo stupro come arma culturale sociale, ma quanto antica e spregevole!

Festeggiamo quindi con sollievo una delle poche prese di coscienza collettiva in un'epoca che sembra volere tornare al linguaggio primitivo della vendetta e dell'abuso sui corpi nemici.

lunedì, gennaio 05, 2026

L' attimo in cui il tempo si spezza e restare lucidi quando tutto brucia intorno

 

di Roberta Bruzzone - Psicologa e Criminologa

Ci sono immagini che non urlano.
Sussurrano.
E proprio per questo fanno più male.
Quella fotografia non racconta una tragedia.
Racconta il secondo prima.
Il momento esatto in cui tutto è ancora apparentemente al suo posto,
ma il tempo ha già deciso di tradire tutti.
Dentro è festa.
Capodanno.
Musica alta, luci che stordiscono, bicchieri che tintinnano come se fossero scudi contro la realtà.
Champagne, sorrisi, corpi rilassati.
La convinzione collettiva che qui non può succedere niente di male. Ma si sbagliano.
Ed è lì l’inganno.
I volti sono sereni, disarmati.
Non perché non ci sia pericolo,
ma perché nessuno lo sta più cercando.
Quando la percezione del rischio si spegne,
la realtà diventa improvvisamente letale.
In quello scatto non c’è incoscienza evidente.
C’è qualcosa di peggio: normalizzazione.
Il momento in cui ciò che non è sicuro viene vissuto come accettabile.
Il momento in cui il limite smette di esistere.
Poi accade.
Ma non lo vedi.
Lo senti.
È l’istante in cui il corpo capisce prima della mente.
In cui l’aria cambia densità.
In cui la musica resta accesa,
ma la festa è già finita.
La notte che dovrebbe celebrare l’inizio
diventa una frattura.
Netta.
Irreversibile. Irrimediabile. Il tempo si ferma.
Il tempo non scorre più.
Si spezza, come fanno le cose che non possono essere aggiustate.
Quella foto oggi non parla di lusso.
Parla di vulnerabilità.
Non parla di divertimento.
Parla di un errore di valutazione.
Non parla di esclusività.
Parla di conseguenze.
È l’ultimo fotogramma prima che la realtà presenti il conto.
Il confine microscopico tra “è tutto sotto controllo”
e “non lo sarà mai più”.
Ed è questo che rende quell’immagine insopportabile:
mostra un mondo che avrebbe potuto fermarsi un secondo prima.
Perché le vere tragedie non iniziano con il caos.
Iniziano con una festa
in cui nessuno ha paura,
ma tutti sono già esposti.
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E ancora:
🥹💔 Dentro il Constellation nessuno pensava che la notte di Capodanno sarebbe finita così.
Era l’1:30 di notte del 1° gennaio 2026, quel momento sospeso in cui il nuovo anno è appena iniziato e tutto sembra ancora possibile. La musica era alta, l’energia quella tipica delle prime ore dell’anno nuovo, quando brindisi e abbracci si mescolano alla sensazione di essere vivi, insieme.
Poi, all’improvviso, qualcosa cambia.
Le fiamme partono dall’alto.
Da bottiglie con candele che fanno scintille, un dettaglio che fino a pochi secondi prima sembrava solo scenografico. Un gioco di luce, un eccesso pensato per stupire.
“Uno era seduto sulle spalle di un altro, teneva le bottiglie in alto… e ha preso fuoco tutto il condotto di aerazione”, racconta un ragazzo italiano di 16 anni che si trovava all’interno del locale.
È l’attimo in cui il tempo si spezza.
Un secondo prima stai festeggiando l’inizio dell’anno nuovo.
Un secondo dopo senti l’odore acre del fumo e capisci che qualcosa non va.
Dentro un locale affollato, nel cuore della notte di Capodanno, il panico è ancora più pericoloso.
Urla, spintoni, occhi che cercano un’uscita che fino a quel momento nessuno aveva davvero notato.
C’è chi resta paralizzato, chi non capisce subito cosa stia succedendo, chi guarda in alto sperando che qualcuno intervenga.
Il fuoco, però, non aspetta. Non concede tempo. Non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi stava semplicemente festeggiando l’inizio di un nuovo anno.
E poi arriva la domanda che resta impressa, più forte delle fiamme:
“Come hai fatto ad avere la prontezza di scappare?”
La risposta del ragazzo non parla di eroismo.
Non parla di coraggio.
Non parla nemmeno di fortuna.
“Merito degli insegnamenti di mio padre. Mio padre mi ha sempre cresciuto così”.
Una frase semplice.
Eppure potentissima.
Perché in quel momento capisci una cosa fondamentale:
ci sono insegnamenti che restano silenziosi per anni, nascosti nei gesti quotidiani, nelle frasi ripetute mille volte, in quei “stai attento”, “osserva”, “non seguire la massa”, che da ragazzi sembrano noiosi, inutili, esagerati.
E invece no.
Quando arriva il caos, quando tutto intorno si trasforma in confusione, non emergono le parole dette quella notte, ma quelle ascoltate per tutta la vita.
È lì che l’educazione diventa istinto.
È lì che il carattere prende il comando.
Quel padre, probabilmente, a quell’1:30 di notte del 1° gennaio 2026, non era lì.
Non sentiva la musica, non vedeva il fumo, non poteva immaginare cosa stesse succedendo.
Eppure, in qualche modo, era presente.
Nella lucidità del figlio.
Nella scelta di non restare fermo.
Nel capire che non c’era tempo da perdere, nemmeno in una notte che doveva essere solo festa.
Questa storia non parla solo di un incendio scoppiato durante i festeggiamenti di Capodanno.
Parla di responsabilità invisibili.
Di genitori che educano anche quando nessuno li osserva.
Di valori che sembrano piccoli finché non diventano decisivi.
Perché non sempre puoi proteggere tuo figlio con il tuo corpo.
Ma puoi farlo con ciò che gli lasci dentro.
E quella notte, mentre il nuovo anno era appena iniziato nel modo più sbagliato possibile,
un ragazzo è riuscito a trovare l’uscita.
Non perché fosse più forte degli altri.
Ma perché qualcuno, molto prima di quella notte,
gli aveva insegnato come restare lucido quando tutto brucia intorno.”

domenica, gennaio 04, 2026

Salvare il corsivo: la raccolta di firme per proporlo come patrimonio immateriale dell'Umanità dell'Unesco


Digitale e IA rendono sempre meno usata la scrittura manuale corsiva. 

L’Unesco ha presentato un progetto per la salvaguardia della «scrittura manuale corsiva», minacciata dalla diffusione della scrittura digitale, sempre più utilizzata, che ha sostituito in grande parte quella manuale corsiva, da sempre ritenuta un’abilità acquisita con l’evoluzione della specie umana e pertanto diventata nel tempo un tratto antropologico fondamentale. 

Già prima del sopravvento della grafia digitale l’insegnamento della «bella scrittura» aveva perso il suo valore. Ma, oltre al depauperamento culturale, studi scientifici e pedagogici dimostrano che il poco utilizzo da parte dei bambini della scrittura corsiva comprometta le loro abilità cognitive, in quanto quella digitale non favorisce lo sviluppo della psicomotricità fine e della combinata letto-scrittura.

Queste criticità sono, purtroppo, collegate anche ai disturbi specifici dell’apprendimento, come, la disgrafia, dislessia e discalculia.

Difendere il corsivo

Il progetto presentato dall’Unesco coinvolge differenti aspetti, culturale, educativo e economico e ha finalità diverse: difendere la scrittura manuale corsiva recuperando il suo ruolo nei processi educativi e di insegnamento; prevenirlo attraverso la normale pratica, in particolare nelle fasi più critiche dell’età evolutiva; promuoverne la pratica durante tutto l’arco della vita; valorizzare l’accesso e la conoscenza dell’inestimabile valore storico, culturale e artistico del patrimonio documentale codificato attraverso la scrittura manuale.

In ITALIA
La giornata della scrittura 
Nella stessa direzione va la proposta di legge italiana, ora al vaglio della Commissione cultura e istruzione della Camera dei Deputati, che propone di istituire una celebrazione annuale della stessa scrittura, con la costituzione di un comitato interministeriale, coadiuvato da esperti, a sostegno della sua candidatura Unesco. 
La stessa Commissione sta, inoltre, lavorando, a un’altra proposta di legge finalizzata all’istituzione della «Settimana della scrittura Manuale». 
«Ottima idea quella di rilanciare la scrittura manuale corsiva nelle scuole - ha commentato Carlo Nofri, presidente di Ossmed, Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Linguistica e Culturale - anche perché questa rappresenta oggi una vera e propria emergenza educativa. 
Non lo attestano solo gli insegnanti, ma lo testimonia anche una crescente letteratura scientifica che evidenza le conseguenze negative sullo sviluppo cognitivo dei bambini causate dalla sostituzione in età precoce del corsivo con lo stampatello e la scrittura digitale. 
Bentornata dunque calligrafia! Adesso però è necessaria adottare anche misure di accompagnamento come, ad esempio, corsi di aggiornamento professionale per i docenti con lo scopo di fornire loro un supporto metodologico e tecnico offerto da professionisti del gesto grafico».

Patrimonio dell'Umanità

Lo scorso 15 dicembre è partita una raccolta pubblica di firme, finalizzata a candidare la scrittura manuale corsiva, basata sull’alfabeto latino come patrimonio immateriale dell’umanità, presso l’Unesco; propugnatore dell’iniziativa è un Comitato Promotore formato dall’Istituto Grafologo G. Moretti di Urbino, dall’Associazione Grafologa Italiana (Agi) e dall’Ossmed.
L’idea nata, tempo fa, da un gruppo di «addetti ai lavori», ossia organismi che si occupano professionalmente di scrittura manuale, ha preso piede dopo la pubblicazione delle nuove «Indicazioni Nazionali per il Curricolo Scuola dell’Infanzia e Scuole del Primo ciclo di Istruzione» emanata nello stesso dicembre dal Mim. 
In tali linee guida viene enfatizzato il rilancio dell’insegnamento della scrittura manuale corsiva, auspicandone la convivenza con altre forme, come la scrittura digitale.

La scrittura come patrimonio immateriale
Secondo l’UNESCO, il patrimonio culturale immateriale comprende pratiche, conoscenze e tecniche tramandate nel tempo, che rappresentano un’identità collettiva. La scrittura corsiva, in quanto pratica viva, si inserisce perfettamente in questa categoria. Essa non è solo un modo di comunicare, ma un linguaggio che racconta storie di comunità, valori e tradizioni. La trasmissione di questa abilità favorisce il dialogo intergenerazionale e rafforza l’identità culturale, mantenendo vivo il senso di appartenenza e la diversità delle culture. 

Requisiti per il riconoscimento UNESCO
Per essere riconosciuta come patrimonio immateriale, una pratica deve essere trasmessa di generazione in generazione, svilupparsi nel rispetto della propria storia e ambiente, rafforzare l’identità culturale e promuovere la diversità. La scrittura manuale corsiva italiana soddisfa pienamente questi criteri, grazie alla sua lunga tradizione e al ruolo pedagogico che svolge nelle scuole. La sua candidatura a patrimonio dell’umanità porterebbe attenzione e tutela ufficiale, valorizzando questa tradizione come bene collettivo da preservare per le future generazioni.

Gli esempi internazionali
Numerose forme di calligrafia sono già riconosciute dall’UNESCO come patrimoni culturali: la scrittura araba, armena, iraniana, mongola, cinese, nonché gli alfabeti georgiani e la calligrafia islamica Hüsn-i Hat. Questi esempi dimostrano che l’arte della scrittura manuale ha un valore universale e storico, che merita una tutela globale. La candidatura italiana della scrittura corsiva rappresenterebbe un passo importante verso una maggiore consapevolezza del valore culturale di questa pratica.

sabato, gennaio 03, 2026

MOSTRA: "Jack Vettriano" alla Permanente di Milano fino al 25/01/2026

 

Fino al 25 gennaio 2026, presso La Permanente di Milano in Via Turati 34, si potranno ammirare le opere che ripercorrono la storia e la carriera di Jack Vettriano, l’Artista scozzese più amato dal pubblico italiano ed internazionale, recentemente scomparso. 

Il pubblico avrà la possibilità di approfondire la figura di uno tra gli artisti più venduti e riprodotti di tutti i tempi, attraverso un percorso di oltre ottanta opere otto oli, opere su carta museale a tiratura unica realizzate appositamente per la mostra, un video dell’Artista e gli splendidi scatti nello studio di Jack Vettriano eseguiti da Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del “Sunday Times” le cui opere sono presenti alla National Portrait Gallery di Londra.

Nato in una cittadina della Scozia da una famiglia di origine italiana, Jack Vettriano inizia a lavorare in giovane età per contribuire alle finanze familiari e solo a ventuno anni comincia a dipingere da autodidatta, dopo aver ricevuto un set di pennelli e acquerelli in regalo. 
Quasi quindici anni più tardi riesce a esporre in un ambiente artistico professionale e durante la sua mostra d’esordio, nel primo giorno d’esposizione, entrambi i suoi dipinti presentati sono venduti, dando inizio alla sua prestigiosa carriera.

I suoi quadri ricordano il genere noir, spesso con tematiche romantiche e nudi in primo piano, e con il suo stile peculiare che evoca atmosfere sensuali e dimensioni scenografiche, Vettriano ha saputo affascinare il grande pubblico fin dalla sua prima esposizione nel 1988 alla Royal Scottish Academy. 

Da quel momento e fino ai giorni nostri l’interesse per il suo lavoro è costantemente aumentato e nel 2004 la Regina Elisabetta lo ha insignito dell’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico) per i servizi alle arti visive.

Dove: Museo della Permanente
Indirizzo: Via F. Turati 34, 20100 Milano
Quando: 20 novembre 2025 – 25 gennaio 2026

venerdì, gennaio 02, 2026

CADMI: Che cosa ci portiamo nel nuovo anno?