mercoledรฌ, settembre 30, 2026

Anche a Paderno le scuole popolari per contrastare la dispersione scolastica con l'Associazione NonUnoDiMeno. Corsi gratuiti

 

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✅ Perfezionati gli incontri con la Dirigenza scolastica stanno per partire anche per l'๐—”.๐—ฆ. ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ”/๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ• le ๐’๐œ๐ฎ๐จ๐ฅ๐ž ๐๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐š๐ซ๐ข ๐๐จ๐ง๐”๐ง๐จ๐ƒ๐ข๐Œ๐ž๐ง๐จ a Milano e nell'hinterland.

๐Ÿ”ธ A breve ulteriori informazioni sulle ๐—š๐—ถ๐—ผ๐—ฟ๐—ป๐—ฎ๐˜๐—ฒ ๐—ฑ๐—ถ ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ผ๐—ด๐—น๐—ถ๐—ฒ๐—ป๐˜‡๐—ฎ dei vari Istituti scolastici per l’avvio dei ๐‘ช๐’๐’“๐’”๐’Š ๐’ˆ๐’“๐’‚๐’•๐’–๐’Š๐’•๐’Š ๐’…๐’Š ๐‘น๐’†๐’„๐’–๐’‘๐’†๐’“๐’ ๐’† ๐’“๐’Š-๐’Ž๐’๐’•๐’Š๐’—๐’‚๐’›๐’Š๐’๐’๐’† tenuti dai docenti volontari NonUnodiMeno.

Per maggiori informazioni: Associazione NonUnodiMeno


"La crescita economica che rispetta il pianeta" di Thomas Piketty


da L'Internazionale del 25 Settembre 2026

รˆ possibile che in tutto il mondo un giorno si raggiunga un reddito pro capite nazionale attorno ai cinquemila euro mensili per abitante, un livello vicino a quello che si osserva oggi nei paesi piรน ricchi, preservando al tempo stesso un pianeta abitabile? 

Dopo la pubblicazione a giugno del Global justice report del World inequality lab (Laboratorio sulle disuguaglianze mondiali), i termini del dibattito sono diventati piรน chiari. 

In sintesi, il rapporto รจ stato accolto bene nei paesi del sud, per esempio in India, ma in modo piรน critico al nord, in particolare dai mezzi d’informazione vicini agli ambienti imprenditoriali. 
Non รจ una sorpresa: il modello di sviluppo proposto consente una prosperitร  duratura per tutti, ma pena lizzerร  inevitabilmente alcune delle persone piรน ricche e inquinanti del mondo di oggi. 
Per andare avanti bisognerร  convincere i ceti popolari e medi del nord e del sud che il sistema attuale non รจ sostenibile e conduce a un inferno climatico, sociale e migratorio. 
Dopo un’estate segnata da eventi estremi, forse le coscienze cominceranno a risvegliarsi, ma la battaglia sul piano politico sarร  dura. 
Per superare le contraddizioni attuali, occorre ripensare la prosperitร  nel rispetto dei limiti del pianeta, mettendo al tempo stesso in atto un vero programma d’azione. 

Primo punto: bisogna prendere coscienza dell’e norme bisogno d’investimenti nelle energie rinnova bili al livello mondiale. Se i paesi del sud si arricchiranno consumando la stessa quantitร  di combustibili fossili usata in passato dai paesi del nord, il pianeta brucerร . 

Secondo punto: la trasformazione dei sistemi energetici non basterร . Per tenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi rispetto all’epoca preindustriale รจ necessaria la sobrietร , cioรจ una trasformazione strutturale dell’economia volta a diminuirne l’impatto materiale. Per farlo bisogna ridurre l’orario di lavoro, modificare le abitudini alimentari per rendere possibile una riforestazione su vasta scala e abbassare il peso dei settori produttivi di beni materiali nell’economia. Per essere felice nessuno ha bisogno di passare il tempo a sostituire abiti usa e getta o telefoni di ultima generazione. 

L’istruzione, la sanitร  e la cultura producono un benessere piรน autentico e duraturo: per ogni euro di prodotto interno lordo richiedono una quantitร  di risorse materiali e generano emissioni di anidride carbonica tre volte inferiori rispetto all’industria, all’edilizia o all’agricoltura intensiva. 
Per realizzare le trasformazioni necessarie nei set tori dell’energia, dell’istruzione e della sanitร , occorrerร  mobilitare enormi risorse: circa il 10 per cento del pil mondiale ogni anno fino al 2050. 
Sarร  necessario chiedere un contributo ai piรน ricchi e ridurre le disuguaglianze che, come dimostra la storia, potrebbe ro diminuire ancora di piรน grazie alla mobilitazione sindacale e dei cittadini. Il punto essenziale รจ che una trasformazione del genere deve andare di pari passo con la democrazia economica, l’autogestione, l’uguaglianza politica e territoriale e la sottrazione di beni e ser vizi alle logiche di mercato. In partico lare, i cinquemila euro mensili pro capi te non devono essere considerati un reddito puramente monetario. 
Comprendono anche il valore dei servizi non commerciali accessibili a tutti gratuita mente o a basso costo: istruzione, sanitร , cultura, trasporti e forse in futuro anche i prodotti alimentari provenienti da una produzione locale e sostenibile, come propongono associazioni e amministrazioni concordi sull’idea di sicurezza sociale dell’alimentazione. 
รˆ questo il punto piรน importante: ogni paese puรฒ cominciare fin da ora a muoversi in questa direzione sul piano locale e nazionale, senza aspettare che si raggiunga l’unanimitร . 
La Francia, per esempio, potrebbe decidere giร  nel 2027 d’istituire un fondo sovrano per riorientare gli investimenti e di varare un vasto piano di sviluppo dei servizi pubblici, finanziando entrambe le misure con un’imposta di solidarietร  nazionale a carico dei piรน ricchi, sul modello di quella introdotta nel 1945. 
Formando coalizioni piรน ampie con i paesi del nord e del sud, si potrebbero mobilitare maggiori risorse per finanziare la decarbonizzazione e lo sviluppo su scala mondiale, aumentando al tempo stesso quelle disponibili al livello locale e nazionale. 
Sono giร  state formulate numerose proposte concrete a favore della giustizia sociale e climatica, in particolare dal Brasile e dal Sudafrica. 
I paesi ricchi devono comprendere che queste proposte non sono in contrasto con le loro iniziative, ma possono anzi integrarle e compiere insieme al resto del mondo ulteriori progressi. 
Una cosa รจ certa: nulla potrร  essere realizzato senza porre finalmente la questione delle disuguaglianze al centro delle politiche climatiche e del nuovo modello di sviluppo.

MOSTRA: "1946 il voto alle donne. La storia di un lungo percorso" a cura di Fondazione Anna Kuliscioff e Unione Femminile - Inaugurazione 01/10 ore 17.30 - Corso di Porta Nuova, 32 MILANO

 

Evento diffuso a Milano. Dal 1 Ottobre al 15 Novembre 2026

Inaugurazione 01/10 ore 17.30 - Corso di Porta Nuova, 32 MILANO

Il primo voto delle donne italiane avvenne nel 1946, dopo la guerra e il fascismo, ma la battaglia per i diritti e l’emancipazione femminile in Italia ha alle spalle una avvincente e lunga storia: dalle appassionate patriote del Risorgimento alle battagliere suffragiste (chiamate per scherno suffragette) di fine Ottocento che rompono gli atavici vincoli della cultura patriarcale del tempo, dalla mobilitazione nella prima e nella seconda guerra mondiale alla Resistenza e al referendum tra monarchia e repubblica.

Il decisivo passo verso il suffragio femminile si compie in Italia il 1 febbraio del 1945, quando il Consiglio dei Ministri estende il diritto di voto alle donne; il 10 marzo del 1946 un altro decreto legislativo riconosce alle donne l’eleggibilitร . Operaie, contadine, impiegate ed anche suore sono pronte ad esprimere, per la prima volta, il loro voto.

Nei mesi di marzo e aprile del 1946, il primo appuntamento con le urne sono le elezioni amministrative in alcuni comuni. Un discreto numero di donne saranno elette nei Consigli Comunali e sei di loro ricopriranno la carica di Sindaco. A Milano sono quattro le consigliere elette: due di loro saranno nominate Assessore nella Giunta Comunale di Antonio Greppi e nel giugno del 1946 organizzeranno il primo convegno sul ruolo delle donne nei Consigli Comunali.

Il 2 giugno del 1946 l’elettorato femminile si presenta numerosissimo al voto per il Referendum istituzionale, che chiedeva al popolo italiano di scegliere per l’Italia tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente: votarono circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini. All’Assemblea Costituente gli eletti furono 556, tra i quali 21 donne: le “Madri Costituenti”.

Gli 80 anni del voto alle donne e della nascita della Repubblica italiana possono essere un’occasione importante per un’analisi delle contraddizioni ancora esistenti, dei problemi non risolti, delle conquiste, che non sono mai definitive, di che  cosa c’รจ ancora da fare.

C’รจ ancora un lungo percorso da compiere e molto su cui intervenire: la preoccupante continua disparitร  nel mondo del lavoro e nelle retribuzioni, la condivisione delle responsabilitร  nel gestire il lavoro di cura nella famiglia, la continua esistenza di pregiudizi e stereotipi che alimentano la discriminazione di genere e anche comportamenti violenti.

Un evento che vuole essere un momento di riflessione, soprattutto per le giovani generazioni: quale la storia, quali gli sviluppi e oggi gli aspetti che contraddistinguono un diritto, che รจ alla base della democrazia nel nostro Paese, e che oggi vede troppo spesso una grave disaffezione.

La componente femminile e quella giovanile rivestono grande importanza nel forte astensionismo registrato negli ultimi anni nelle elezioni politiche, europee e locali, mentre รจ sempre stata massiccia la loro partecipazione ai Referendum costituzionali e abrogativi. Perchรฉ? Donne e giovani non hanno fiducia nella “politica” e conseguentemente nei partiti politici? Non si sentono rappresentati?

Filo conduttore dell’evento diffuso saranno  le installazioni, poste in piรน sedi culturali e Universitarie di Milano, che ripercorrono in modo figurativo la storia del lungo percorso del voto alle donne: si tratta di una serie di sagome, realizzate da Chiara Corio, con la raffigurazione di immagini simboliche di donne a fianco di urne appositamente ricostruite, in cui si invitano visitatrici e visitatori ad esprimere il loro parere, in forma assolutamente anonima, sul valore del diritto al voto e sul perchรฉ tale diritto sia spesso cosรฌ poco esercitato.


Inaugurazione della nuova Mostra della COLLEZIONE RISSO: “INTERNAZIONALISMO” - Giovedรฌ 8 Ottobre 2026 ore 18.00


INAUGURAZIONE della MOSTRA  di manifesti della RACCOLTA  RISSO

INTERNAZIONALISMO 

Giovedรฌ 8 Ottobre ore 18.00  

presso l'esposizione di via G. Rotondi44/ Via 25 Aprile, 19 (interno) - Paderno Dugnano.

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In occasione della FERA de DUGNAN 

la mostra resterร  aperta anche dal 9 al 15 Ottobre 2026 

dalle ore 10.00 alle ore 12.00

martedรฌ, settembre 29, 2026

SANITA': Cosa รจ cambiato dal 15 Settembre 2026 per la prenotazione delle visite mediche - Info sullo SPORTELLO SALUTE di SPI-CGIL


In Lombardia dal 15 settembre ci sarร  meno tempo per prenotare visite ed esami: cosa cambia e a cosa fare attenzione:

Per cercare di garantire le urgenze e migliorare la gestione delle liste di attesa,  da martedรฌ 15 settembre 2026, si riduce il tempo a disposizione del paziente per prenotare le visite con prioritร  U (Urgente) e B (Breve)

Le prenotazioni

Le prestazioni di specialistica ambulatoriale; visite, esami e quanto altro, sono classificate a seconda della loro urgenza. 

  • La classe di prioritร  U (Urgente) include le prestazioni da erogare nel piรน breve tempo possibile e, comunque, entro le 72 ore successive alla presentazione dell’impegnativa. 
  • La classe con prioritร  B (Breve), da erogare entro 10 giorni, 
  • La classe con prioritร  D (Differibile), da erogare entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per le prestazioni strumentali e 
  • La classe con prioritร  P (Programmabile), da erogare entro 120 giorni. 

E fino a qui non cambia nulla

Quello che cambia รจ la validitร  delle ricette che prescrivono visite ed esami.

Fino al 15 settembre 2026, tutte le ricette, indipendentemente dalla classe di prioritร  avevano una scadenza pari a 180 giorni. 

Questo vuol dire che c’erano 6 mesi per effettuare la prenotazione, un lungo termine che รจ stato individuato come motivo di ingolfamento nello sviluppo delle liste d’attesa (!!!!)

Ora si cambia: dal 15 settembre le ricette emesse con

  • prioritร  U avranno una validitร  di 10 giorni dalla data di prescrizione 
  • prioritร  B avranno una validitร  di 30 giorni dalla data di prescrizione.

Per tutte le altre classi di prioritร  (D - Differibile e P - Programmabile) la durata di validitร  delle ricette SSR rimane pari a 180 giorni dalla data di prescrizione. 

Se il cittadino non prenota entro il limite previsto dalle ricette, la ricetta non sarร  piรน utilizzabile.

C’รจ anche, nell’istanza del Codacons, un richiamo ai gestori del sistema delle prenotazioni e a chi regge il timone della sanitร  lombarda. “Qualora non sia possibile individuare una disponibilitร  compatibile con la classe di prioritร  della prescrizione – scrivono dal Codacons – devono essere attivati i percorsi previsti dal sistema sanitario per garantire l'erogazione della prestazione nei tempi stabiliti”. Per il Codacons รจ “inaccettabile” che un cittadino, di fronte alla risposta “non ci sono posti”, ritenga di avere come unica alternativa quella di pagare una visita privata.

Si invitano pertanto tutti gli utenti del sistema sanitario lombardo a verificare con attenzione la prioritร  indicata dal medico di base al momento della prescrizione, per evitare l’annullamento della ricetta. 
Il consiglio รจ anche conservare la documentazione relativa alla richiesta di prenotazione, soprattutto quando non viene trovata disponibilitร  nei tempi indicati. 

Ricordiamo che per i cittadini che ricevono prenotazioni delle visite con tempi SUPERIORI a quelli previsti per legge, in particolare per le visite P - Programmabili da erogare entro 120 giorni, che per fare rispettare i tempi รจ disponibile il servizio SPORTELLO SALUTE presso il Sindacato SPI_CGIL di Via Roma, 68 a Paderno Dugnano. 
Con la ricetta e la prenotazione della visita che supera i tempi previsti (es. 120 giorni) รจ possibile fare una richiesta all'ente ospedaliero dove รจ stata fatta la prenotazione affinchรฉ rispetti i tempi previsti.  
E' possibile fare richiesta anche nel caso in cui non รจ stata aperta la lista di attesa.

Le percentuali di successo rasentano il 100% !





LIBRO: "Il Novecento. Sulle spalle dei giganti. Il Secolo in dieci vite" di Enrico Deaglio

 

Una fotografia dei piedi di Bobbi Campbell appesa alla porta di una farmacia di Castro Street, nell’autunno del 1981; 
Rosa Parks, la donna nera che nel 1955, in Alabama, si era rifiutata di cedere a un uomo bianco il proprio posto sull’autobus, chiamata da Jesse Jackson, molti anni dopo, ormai anziana, sul palco della Convention democratica di Atlanta; 
Nelson Mandela, giร  Presidente del Sudafrica, aspetta paziente di andare in scena dietro le quinte di uno show televisivo nazionale, seduto su uno sgabello tra comparse, cavi elettrici e sponsor in abito da sera;
Madre Francesca Cabrini arriva a New Orleans, pochi giorni dopo un terribile linciaggio di immigrati italiani, sul finire dell’Ottocento, agli albori di una nuova epoca. 

รˆ da dettagli minimi, quanto mai evocativi, dentro i quali s’addensano stagioni ed eventi, che Enrico Deaglio racconta il Novecento. 

A partire da dieci figure incontrate o intercettate nel corso della sua vita e del suo lavoro di giornalista: dieci lampi capaci di illuminare un intero secolo; storie personali che diventano punti d’osservazione su eventi piรน grandi, e sul modo in cui le iniziative dei singoli possono incidere sulla vita di molti. 
Con una scrittura che unisce memoria personale, reportage e riflessione storica, Deaglio attraversa un tempo segnato da violenze e promesse, fallimenti e possibilitร . 
Al centro della sua narrazione, non ci sono soltanto i grandi avvenimenti, ma prima di tutto le scelte individuali: atti di coraggio, responsabilitร , dissenso o semplice umanitร  che hanno contribuito a modificare il corso delle cose.

lunedรฌ, settembre 28, 2026

Il paradosso generazionale: a 30 anni si comincia giร  a pensare alla vecchiaia, ma a 70 ci si sente ancora giovani

 

dal Corriere della Sera  del 20 Settembre 2026

La ricerca «Human After All» di Hearts United e Doxa, fotografa un paradosso generazionale: 
la consapevolezza di invecchiare arriva prima, ma la percezione di essere anziani si allontana con l’etร .
A 30 anni gli italiani iniziano a pensare all’invecchiamento. Ma piรน gli anni passano, meno si sentono vecchi. รˆ il paradosso che emerge dalla ricerca «Human After All», realizzata da Hearts United con Doxa su un campione rappresentativo di 2 mila italiani, presentata nell’ambito di Villa Futura, il format dedicato ai cambiamenti culturali che influenzano il rapporto tra persone, consumi e brand. 
Per il 26% degli italiani il momento in cui si comincia a riflettere sul proprio invecchiamento รจ tra i 25 e i 34 anni. La paura di invecchiare arriva a 30 anni

Mindful ed Ageless
Tra i 18 e i 24 anni si sente piรน giovane il 22% degli intervistati. 
La percentuale sale al 37% tra i 25-34enni, arriva al 58% tra i 35-44enni e raggiunge il 62% tra gli over 65. 
Sulla base di questo fenomeno diffuso, la ricerca divide la popolazione tra «Mindful», cioรจ quel 51% di italiani che pensa almeno occasionalmente al proprio invecchiamento, ed «Ageless», il 49% che si sente piรน giovane della propria etร . 
Due categorie a cui potenzialmente si puรฒ appartenere contemporaneamente.

Invecchiare non sempre significa avere paura
La consapevolezza dell'etร  che avanza non produce automaticamente un sentimento negativo: tra i «Mindful», il 41% considera l'invecchiamento una parte naturale della vita, mentre solo il 19% ammette di averne paura. Il timore รจ particolarmente presente tra i 25-34enni, proprio la fascia nella quale piรน spesso emerge la prima riflessione sul tema. 
Per altri, invece, prendere coscienza del passare del tempo diventa uno stimolo a cambiare prioritร : il 15% sente l'esigenza di gestire meglio tempo ed energie e il 13% dichiara di voler dedicare maggiore attenzione alla cura di sรฉ. 
Per il 51% degli intervistati vivere meglio e piรน a lungo significa infatti occuparsi quotidianamente del proprio benessere, attraverso relazioni, qualitร  del sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso della vita.

Il rapporto con i brand

Un 13% degli intervistati anticipa ulteriormente questa consapevolezza, collocandola prima dei 25 anni. Complessivamente, il 51% degli intervistati afferma di pensare all’invecchiamento almeno qualche volta. Non si tratta perรฒ soltanto di una questione legata al corpo o al passare del tempo. Secondo la ricerca, a pesare sono anche le aspettative sociali associate alle diverse fasi della vita. 

Percorsi professionali meno lineari, maggiore difficoltร  nel raggiungere l'autonomia economica e percorsi familiari meno prevedibili possono alimentare la sensazione di essere in ritardo rispetto alle tappe considerate tradizionalmente normali. A questo si aggiunge il confronto con modelli di successo e realizzazione personale diffusi attraverso i social.

Il quadro รจ ben diverso quando si passa dalla consapevolezza dell'invecchiamento alla percezione della propria etร . 

Il 49% degli italiani dichiara infatti di sentirsi piรน giovane rispetto agli anni indicati dalla carta d'identitร . Una sensazione aumenta proprio con l'etร .

La consapevolezza dell'etร  che avanza non produce automaticamente un sentimento negativo: 

tra i «Mindful», il 41% considera l'invecchiamento una parte naturale della vita, mentre solo il 19% ammette di averne paura. Il timore รจ particolarmente presente tra i 25-34enni, proprio la fascia nella quale piรน spesso emerge la prima riflessione sul tema. 

Per altri, invece, prendere coscienza del passare del tempo diventa uno stimolo a cambiare prioritร : il 15% sente l'esigenza di gestire meglio tempo ed energie e il 13% dichiara di voler dedicare maggiore attenzione alla cura di sรฉ. Per il 51% degli intervistati vivere meglio e piรน a lungo significa infatti occuparsi quotidianamente del proprio benessere, attraverso relazioni, qualitร  del sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso della vita.

Il cambiamento nella percezione del tempo e dell'etร  si riflette anche sul rapporto con le marche. 

Il 31% degli italiani dichiara di sentirsi piรน vicino ai brand capaci di evolvere insieme ai bisogni delle diverse fasi della vita. Il 29% apprezza invece quelli in sintonia con il presente, mentre il 22% premia chi innova senza rendere la vita piรน complicata. La richiesta principale รจ quindi quella di prodotti utili, semplici e adatti alla vita reale, indicata dal 27% del campione. 

Una prospettiva che mette in discussione l'idea di utilizzare l'etร  anagrafica come principale criterio per descrivere consumatori e generazioni.

domenica, settembre 27, 2026

ReggioParmaFestival 2026: arti in movimento


Reggio Parma Festival 2026 | Il Giornale della Musica

Il Reggio Parma Festival presenta un cartellone 2026 che conferma la vocazione della rassegna a mettere in dialogo musica contemporanea, teatro, opera e nuova drammaturgia. Quattro nuovi appuntamenti, distribuiti tra Festival Aperto a Reggio Emilia, Festival Verdi/Ramificazioni e Teatro Festival a Parma, affiancheranno la terza edizione delle Giornate d’Autore, dedicate alla drammaturgia europea contemporanea. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Due e Fondazione Teatro Regio di Parma, con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso tra due cittร  e tre istituzioni teatrali.


sabato, settembre 26, 2026

NAZA, documentario su Gaza, alla Mostra del Cinema di Venezia


di Alberto Crespi 

Avete visto Naza? Forse il film piรน atteso e piรน importante del concorso veneziano 2026...

Pensavamo che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”. Sapevamo, che รจ diretto da due registi che avevano giร  lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalitร  che ora vi descriveremo.

Abbiamo scoperto dalle primissime battute del film che il termine “naza” รจ invece un acronimo che indica in ebraico i “danni collaterali”, le persone innocenti che potrebbero essere uccise nel momento in cui viene colpito un “obiettivo”, ovvero un militante (o presunto tale) di Hamas attivo nella striscia di Gaza. Ma puรฒ darsi che il gioco di parole da noi ipotizzato, sotto sotto, ci sia: e il fatto che l’IDF e il Mossad definiscano cosรฌ i morti palestinesi rende il tutto doppiamente sinistro.
No Other Land era un documentario sulla Cisgiordania, sulle violenze dei coloni. Era diretto da quattro registi: oltre ai due citati, Basel Adra e Hamdan Ballal, palestinesi. Era dunque un raro e coraggioso esempio di collaborazione fra cineasti israeliani e palestinesi. Naza รจ firmato dai soli Abraham e Szor ed รจ facile capire perchรฉ: solo degli israeliani, probabilmente, potevano convincere dei militari a sbottonarsi in quel modo. Prima di ogni altra cosa crediamo sia giusto riportarvi le loro parole, dal catalogo della mostra: “Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese รจ responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come puรฒ un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?”.
รˆ inoltre fondamentale aggiungere alcune informazioni sulla produzione. Le interviste montate negli 80 minuti di film sono giร  state pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian, che co-produce il film e che le ha realizzate in collaborazione con due organi di stampa indipendenti, +972 Magazine e Local Call. Fra i produttori figura Jonathan Glazer, il regista di La zona d’interesse (il film su Auschwitz), e magari puรฒ essere interessante sapere che Glazer, nato a Londra, รจ un ebreo ashkenazita. Il Guardian รจ per cosรฌ dire il “garante giornalistico” del film. รˆ importante dirlo perchรฉ vedendo il film potrebbe sorgere il sospetto della messinscena: una didascalia iniziale ci informa che i volti dei testimoni sono volutamente invisibili e le loro voci sono state digitalmente alterate, per renderli non identificabili. Per cui qualcuno potrebbe alzare il ditino e chiedere: chi ci assicura che siano veri? Lo assicura il Guardian, uno dei giornali piรน seri del mondo.
Naza รจ tutto girato di notte. I volti degli intervistati sono sempre al buio. Le interviste avvengono sul tetto di un palazzo di Tel Aviv: si vede tutta la cittร , i televisori accesi nelle case, il traffico, l’edificio dove ha sede il comando dell’IDF, l’esercito israeliano. Tel Aviv fa da controcanto alle dichiarazioni. Che sono spaventose. A un certo punto Abraham – che invece รจ riconoscibile come intervistatore – chiede a uno dei tecnici dell’IDF se pensa che a Gaza sia in corso un genocidio. “Ovviamente sรฌ”, รจ la risposta. Poi l’uomo, che รจ un tecnico video, di quelli che osservano Gaza attraverso i droni, racconta di quando i palestinesi sono accorsi a migliaia a una distribuzione di cibo. “C’era questa fiumana di persone, e ogni tanto qualcuno usciva dallo spazio prestabilito dove potevano camminare, e i nostri cecchini avevano l’ordine di abbatterli, chiunque fossero, anche bambini. Ne avranno ammazzati a decine”. E tu cosa provavi a vedere queste cose? “Beh, era divertente. Sembrava un videogioco. Era incredibilmente divertente”.
Vanno dette due cose. Nessuno degli intervistati รจ un soldato che lavorava – diciamo cosรฌ – sul campo. Sono tutti addetti alla sorveglianza video e audio, alle intercettazioni, all’individuazione del “nemico”. E questo รจ importante: non รจ gente che ha ammazzato qualcuno, e gli va riconosciuto il coraggio di testimoniare. Ma l’altra cosa da dire รจ che nessuno di loro sembra particolarmente sconvolto da ciรฒ che ha visto e che ha contribuito a fare. Tre o quattro di loro lo dicono chiaramente: “Io sono un tecnico. Io individuo un terrorista nel suo appartamento e dico all’autoritร  militare che intorno a lui ci sono dieci, venti, cento naza, possibili vittime collaterali. Poi รจ l’ufficiale che decide se sparare o no. Sono le regole. Io obbedisco alle regole”.
Piรน o meno quello che diceva Eichmann nel famoso processo raccontato da Hannah Arendt in "Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalitร  del male"
Uno dei passaggi piรน impressionanti, ma anche piรน illuminanti del film รจ la descrizione dell’operazione Lavender – l’hanno chiamata cosรฌ, “lavanda”, come un profumo. รˆ una pura operazione di Intelligence. IDF e Mossad, secondo questi testimoni, controllano TUTTI i telefoni cellulari attivi a Gaza. Possono entrarci, vedere le foto, leggere i messaggi. Basta che un telefono comunichi una volta con il telefono di un militante di Hamas perchรฉ quella persona diventi a sua volta un potenziale terrorista.
Ovviamente i telefoni sono localizzati. Quando si decide di eliminare un esponente di Hamas, lo si individua attraverso il cellulare, possibilmente a casa, di notte, mentre dorme: “รˆ piรน sicuro”. Uno dei testimoni racconta che una volta si sono assicurati che il cellulare fosse nello stesso punto da un po’ di tempo, poi hanno colpito: “Il giorno dopo abbiamo scoperto che l’uomo era uscito e aveva dimenticato il telefono a casa. Abbiamo ammazzato tutti i suoi familiari e i suoi vicini e lui se l’รจ cavata. Dal punto di vista professionale รจ stato uno smacco”. Un altro confessa che Lavender funziona all’85%. Quindi – chiede Abraham – nel 15% dei casi ammazzate gente che non c’entra nulla. “Sรฌ”. Il testimone non lo dice, ma si capisce chiaramente che – dal punto di vista dell’esercito israeliano – a Gaza non esistono persone “che non c’entrano nulla”.
Naza รจ il film piรน terribile e spaventoso che abbiate mai visto. Perchรฉ รจ “freddo”. Non gioca sull’emotivitร . Questa gente non piange nรฉ si emoziona raccontando queste cose. รˆ il loro lavoro. Sono i volonterosi carnefici di Netanyahu.»

venerdรฌ, settembre 25, 2026

Quanti pagano le tasse in Italia? E quanto?


dal Corriere della Sera del 24/09/2026

In Italia quelli che hanno presentato una dichiarazione dei redditi nel 2025 sono 42,8 milioni (267.885 in piรน rispetto al 2023). Di questi quelli che hanno versato almeno un euro di Irpef sono solo 34,1 milioni. I restanti 24,8 milioni (rispetto al totale della popolazione di circa 58 milioni), ben il 46% degli italiani, non hanno redditi e non pagano l’Irpef.  A fare il punto della situazione รจ il tradizionale rapporto sulle spese pubbliche e sulle entrate di Itinerari previdenziali, presentato giovedรฌ 24 settembre al Cnel nel corso delle celebrazioni per l’80° anniversario di Cida.


I redditi dichiarati dagli italiani nel 2025

Il totale dei redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 ai fini Irpef รจ ammontato a 1.076 miliardi, per un gettito generato al netto del Tir di 216,24 miliardi di euro. I dichiaranti fino 7.500 euro lordi sono 7,9 milioni e pagano in media 19 euro di Irpef annui, che salgono a 204 euro per i 7,4 milioni di dichiaranti con redditi tra 7.500 e 15 mila euro lordi l’anno. A seguire la scomposizione mostra quindi 4,79 milioni di cittadini che dichiarano tra i 15 mila e i 20 mila euro l’anno e versano un’imposta media di 1.773 euro (che si riduce a 1.288 euro se rapporta al numero di abitanti).  A salire, con redditi lordi tra 20 e 26 mila euro si contano poi 6,65 milioni di cittadini, che versano in media 3.284 euro (2.384 per cittadino), mentre tra 26 e 29 mila euro lordi, altri 3 milioni e poco piรน di versanti, che corrispondono 4.413 euro ciascuno, vale a dire 3.205 euro se rapportato al numero di cittadini. Questo significa che gli italiani con redditi fino a 29 mila euro rappresentano il 69,78% del totale e pagano il 21,33% di tutta l'Irpef. Mentre quanti dichiarano dai 35 mila euro lordi in su rappresentano il 18,78% del totale contribuenti e pagano il 65% di tutta l’Irpef. Tenendo conto anche dei redditi tra i 29 mila e i 35 mila euro (l’11,44% del totale), l’analisi mostra come il 30,22% degli italiani corrisponda il 78,67% dell’Irpef. 

«L’Italia, unica nel suo genere, รจ del resto il Paese della tripla (o forse anche piรน) progressivitร » commenta il professor Alberto Brambilla,  precisando che «la prima riguarda il fatto che piรน un soggetto guadagna e piรน paga; la seconda, altrettanto legittima, รจ data dall’incremento dell’aliquota. La terza, invece, รจ una progressivitร  che si potrebbe definire quasi “occulta”, perchรฉ mai evidenziata dai fautori della riduzione delle imposte, i quali di rado considerano che, all’aumentare del reddito diminuiscono fino a sparire del tutto deduzioni, bonus e sgravi, incentivando cosรฌ implicitamente eventuali fenomeni di sotto-dichiarazione». Il presidente di Cida Stefano Cuzzilla pone l’accento sul fatto che «oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale รจ piรน che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertร . รˆ il segnale che non basta redistribuire di piรน: occorre redistribuire meglio».

I dipendenti iscritti all’Inps

Il rapporto di Itinerari previdenziali confronta anche i redditi medi lordi dichiarati per il 2024 rispettivamente dei lavoratori iscritti all’Inps, dai professionisti iscritti alle Casse professionali, che a volte sono professionisti con contratto di lavoro subordinato, e una selezione di lavoratori autonomi soggetti a Isa ricompresi nelle gestioni Inps. Dalle tabelle si vede che per quanto riguarda gli iscritti all’Inps, i maggiori redditi (250 mila euro lordi l’anno) sono dichiarati dagli sportivi professionisti, seguiti dai sanitari con 94.000 euro annui e dai giornalisti dipendenti con 70.219 euro. Seguono poi i 12.831 lavoratori del settore volo, piloti e personale di bordo con 40.527 euro, gli statali dipendenti di Stato ed enti locali tutti intorno ai 35/38 mila euro. 


Quanto dichiarano i liberi professionisti

Per quel che riguarda i liberi professionisti, al primo posto ci sono i notai con un reddito medio annuo di 164.758 euro. Al secondo posto si classificano i 250 attuari con 113 mila euro di redditi dichiarati, seguiti dai 23.800 farmacisti titolari di farmacie con circa 112 mila euro (dato stimato sulla base dei dati Federfarma). 


L’affidabilitร  fiscale degli autonomi

Per quel che riguarda invece i lavoratori autonomi soggetti a Isa (gli Indici Sintetici di Affidabilitร  fiscale), il rapporto evidenzia come 274.927 contribuenti (10,23%) dichiarino ricavi fino a 30.000 euro, mentre 2.411.567 (89,77%) dichiarino ricavi superiori a tale soglia. Se si guarda agli indici di affidabilitร  emerge che i contribuenti con indice inferiore a 8 sono complessivamente 1.433.208,  vale a dire piรน di metร  dell’intera platea (53,35%). Tra i contribuenti con ricavi superiori ai 30.000 euro emergono alcune categorie nelle quali la percentuale di soggetti con Isa inferiore a 8 รจ particolarmente elevata, come servizi di ristorazione commerciale
(70,4%), tintorie e lavanderie (71,1%), commercio al dettaglio di giochi, giocattoli e articoli sportivi (63,8%) e i servizi di pompe funebri (60,7%).



Il viceministro Leo: «L’obiettivo รจ estendere l’aliquota al 33%  ai redditi fino a 60 mila euro»

«Noi siamo intervenuti nel corso del tempo, durante questa legislatura, innanzitutto per spostare il meccanismo delle aliquote da quattro a tre e poi, con la legge di bilancio dello scorso anno, del 2026, l’aliquota del 35%, quindi quella che abbraccia lo spazio da 28 a 50 mila euro, l’abbiamo portata al 33%», ha dichiarato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. «Qual รจ l’ulteriore passo su cui vogliamo lavorare, compatibilmente con le risorse e con la condivisione da parte di tutti i componenti della nostra maggioranza? Ovviamente, tenendo conto che quest’aspetto giร  รจ stato da piรน parti sollecitato, รจ quello di abbracciare la fascia che va da 50 a 60 mila euro e riportarla nell’ambito del secondo scaglione, quindi applicare su questa fascia di reddito, anzichรฉ il 43%, il 33%».

Il costo del welfare

In un Paese in cui il costo del welfare continua ad aumentare questa disparitร  pesa molto. Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali evidenzia che nel 2024 sono occorsi 138,33 miliardi per la spesa sanitaria, 180,5 per l’assistenza sociale e altri 13,5 per il welfare degli enti locali. Per finanziare solo queste tre funzioni รจ stato sostanzialmente necessario utilizzare tutte le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP, ISOST e addizionali territoriali), per un totale di 325,27 miliardi, e almeno altri 7 miliardi di imposte dirette.