domenica, novembre 08, 2026

FILM: "Se domani non torno. La storia di Giulia Cecchettin" al Cinema Le Giraffe - Martedì 10/11 incontro con i 2 attori principali


"Se domani non torno"
è il film tratto dalla storia di Giulia Cecchettin.

Una famiglia come tante, che potrebbe essere la nostra. Gino Cecchettin e i suoi figli: il più piccolo Davide al liceo, la grande Elena che è all’estero a studiare e Giulia che sta per laurearsi. 

Ma l’11 novembre 2023 Giulia scompare e niente è più come prima. Inizia un incubo che non credevano potesse accadere a loro. Questa è la storia di un’assenza gigantesca e di come una famiglia come tante trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perché storie come questa non debbano più essere raccontate. 

Il film nasce dal libro "Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia" scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso

L’appuntamento padernese del film in programma 

Martedi 10 Novembre è  alle 19.20.

Per l’occasione, il multisala accoglierà Tecla Bossi e Tommaso Allione, che nel film interpretano rispettivamente Elena e Franca, i fratelli di Giulia.

L’incontro con il pubblico sarà un’occasione per approfondire i temi e il significato dell'opera cinematografica ma anche per riflettere sul ruolo del cinema nel raccontare storie capaci di interrogare le coscienze, alimentare il dibattito e mantenere alta l'attenzione su un fenomeno di drammatica attualità.

Ad arricchire la serata contribuirà la presenza di alcune opere Tratte dalla mostra “Continuiamo a fare rumore”, un percorso espositivo ispirato alla storia di Giulia Cecchettin, nato dalla sensibilità e dalla partecipazione delle nuove generazioni.


Casa di Comunità: OPEN DAY - Martedì 11 Novembre ore 10-12 a Paderno - Ingresso libero

 

Comune di Paderno Dugnano : Casa di Comunità

Mercoledì 11 novembre 2026, dalle ore 10 alle ore 12, la Casa di Comunità di Paderno Dugnano, in via della Repubblica, 13 ospita l’open day organizzato da ASST Rhodense.

L’ingresso è libero.

L’iniziativa consente ai cittadini di visitare la struttura, conoscere i servizi attivi e incontrare i professionisti che vi operano. Uno spazio dedicato raccoglierà idee e suggerimenti per migliorare i servizi.

La mattinata è dedicata anche alla cultura della prevenzione. Sarà possibile effettuare gratuitamente la rilevazione di peso corporeo, circonferenza vita, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno e glicemia. Sarà inoltre presente un desk informativo dedicato alla promozione della salute.

L’appuntamento fa parte del calendario di open day che nel mese di novembre coinvolge le Case di Comunità di ASST Rhodense, in continuità con gli incontri pubblici svolti all’inizio dell’anno.

Gli altri open day del Distretto Garbagnatese si terranno, sempre dalle 10 alle 12, nelle seguenti sedi:

  • Bollate, via Piave 20: mercoledì 18 novembre 2026
  • Senago, via Leonardo Da Vinci 59: venerdì 20 novembre 2026
  • Garbagnate Milanese, via per Cesate 62: giovedì 26 novembre 2026

sabato, novembre 07, 2026

NON VIOLARE IL MIO CONFINE: UNA BRUTTA PAGINA DI TELEVISIONE di Alberto Pellai


Tutti hanno parlato dell’intervista ad Alberto Ravagnani nel corso della trasmissione Bellamà.
In essa, io ho visto due adulti che avrebbero dovuto intrattenere una relazione alla pari, in cui dialogare su temi decisi dal conduttore al quale l’intervistato veniva chiamato a dare risposta.
Quando vieni intervistato tu non decidi le domande, decidi le risposte.
Le tue risposte possono prevedere anche il diritto di non approfondire un tema su cui vieni interrogato.
Questo principio vale ancora di più quando chi ti interroga, fa interventi in cui senti violata la tua privatezza. Ognuno di noi ha il diritto di tutelare il proprio spazio privato.
Nessuno può forzare o violare il confine che noi stessi decidiamo e stabiliamo per noi stessi.
Va ribadito che la prima regola nei percorsi di educazione sessuo-affettiva è rispettare il “no” dell’altra persona in ogni situazione connotata sessualmente.
Questo vale anche nelle conversazioni: tu non puoi mettermi a disagio, in difficoltà, in imbarazzo attraverso conversazioni che hanno a che fare con la sessualità. E’ un principio che vale sempre e vale per tutti: adulti e minori.
A nessuno viene vietato di fare domande, ma è fondamentale lasciare a chi risponde il diritto di decidere di non voler dare risposte. Soprattutto quando ciò che mi chiedi è la cosa più mia, più privata e più intima della mia identità e della mia esistenza.
L’unico luogo in cui questo diritto decade è il procedimento giudiziario, quando le domande indagano un “privato” che può rivelarsi fondamentale per comprendere la dinamica di un crimine e la colpevolezza di un potenziale imputato.
La TV non è un tribunale e quindi ciò che è accaduto ad Alberto Ravagnani è una palese violazione dei diritti di una persona che in tutti i modi e fino alla fine ha cercato di far comprendere al conduttore che quei diritti lui intendeva esercitarli e che non era giusto metterlo nella condizione di sentirsi in soggezione in una situazione avveniva di fronte ad un pubblico e in diretta televisiva (due condizioni che rappresentano un’aggravante per la condotta del conduttore).
Il paradosso è che in trasmissioni come quella che ha visto così violato il diritto alla privatezza di Alberto Ravagnani, si fanno spesso dichiarazioni contro ogni forma di violenza e bullismo.
Del conduttore ciò che mi ha colpito non è stato semplicemente “cosa” chiedeva ad Alberto Ravagnani, ma “come” chiedeva quel “cosa”.
Postura, tono della voce, modalità sfidante e sprezzante.

Tutelare il confine della propria intimità e privatezza è un diritto assoluto.
E’ stata una brutta pagina di televisione. Ma prima di tutto una brutta pagina di umanità.

Solidarietà ad Alberto Ravagnani. 

Mostra: LIBERE ! 1946-2026. Le conquiste delle donne" in mostra alle Gallerie d'Italia a Milano - GRATUITA


Le Gallerie d'Italia - Milano, 
dal 26 settembre 2026 al 7 febbraio 2027
presentano la mostra 
“LIBERE! 1946-2026. Le conquiste delle donne" 
ideata e curata da Renata Ferri. 

Il progetto espositivo è promosso da "iO Donna" in collaborazione con Gallerie d’Italia - Milano.

La mostra ripercorre quasi ottant’anni di conquiste femminili in Italia, a partire dal voto del 2 giugno 1946, simbolo dell’ingresso delle donne nella vita democratica del Paese.

Attraverso immagini provenienti da importanti archivi storici, vengono raccontate le battaglie, i cambiamenti sociali e le trasformazioni culturali che hanno segnato il cammino verso l’emancipazione. 

Il lavoro emerge come uno degli elementi centrali di questo percorso: dalle mondine del dopoguerra alle operaie e impiegate degli anni del boom economico, le donne diventano progressivamente protagoniste della società, superando ruoli e stereotipi tradizionali.

L'esposizione inoltre tratta la nascita e l’evoluzione del movimento femminista, le lotte per diritti fondamentali come il divorzio e l’aborto e le conquiste legislative che hanno rafforzato la libertà e l’autodeterminazione femminile. 

Accanto alle grandi mobilitazioni collettive, un omaggio speciale è dedicato alle donne che hanno contribuito alla storia italiana nei campi della cultura, della scienza, delle istituzioni e delle arti.

Il percorso si conclude con lo sguardo delle artiste contemporanee, che attraverso fotografie e opere multimediali raccontano le complessità del presente, ricordandoci che, se molto è stato conquistato, il cammino verso una reale parità è ancora aperto. 

Per maggiori informazioni: Mostra "LIBERE! 1946-2026. Le conquiste delle donne" a Milano | Gallerie d'Italia Milano

venerdì, novembre 06, 2026

TEATRO: "“Le staffette del lavoro e della lotta” Mercoledì 18 Novembre 2026 - ore 20.45 Auditorium Tilane - Ingresso Gratuito


Performance teatrale per raccontare delle figure femminili di riferimento nella Resistenza Italiana che hanno poi svolto un importante ruolo nella società italiana. 

Un confronto tra quelle realtà di violenza ancora oggi distorte sulla condizione femminile, e l'evoluzione e l’impegno che le donne hanno esercitato negli ultimi 80 anni. 

Organizzato da ANPI a cui hanno aderito l'Associazione Eco-Culturale "la Meridiana", il Circolo Arci "Amicizia e Solidarietà" di Palazzolo, l'Associazione Culturale "Restare Umani", "SPI - Sindacato Pensionati Italiani" di Paderno Dugnano e con il patrocinio del Comune di Paderno Dugnano

giovedì, novembre 05, 2026

Presentazione del libro "La nostra sicurezza. Contro le guerre e le diseguaglianze" con Roberto Speranza, deputato e Erica Tossani, Caritas Ambrosiana,- 16/11 ore 10.00

In Camera del Lavoro di Milano - Corso di Porta Vittoria, 43

Presentazione del libro  

"La nostra sicurezza. Contro le guerre e le diseguaglianze" 

con Roberto Speranza, Deputato 

Erica Tossani, Caritas Ambrosiana

16 Novembre  ore 10.00

Sicurezza. È questo che chiedono le persone dinanzi alle innumerevoli paure del nostro tempo: un’enorme domanda di protezione a cui la nostra democrazia fatica a dare risposta. 

Guerre alle porte dell’Europa, diseguaglianze crescenti, salari poveri e svalutati, servizi pubblici indeboliti, democrazie sempre più fragili, mentre si impone la legge del più forte. 
Intere fasce della popolazione si sentono abbandonate: i giovani costretti a emigrare per lavoro, i pensionati che non arrivano a fine mese, i ceti più deboli schiacciati dall’inflazione. 
E milioni di persone si pongono un’identica domanda: chi mi protegge? 
Per rispondere serve affermare una nuova idea di sicurezza, un’idea molto più larga di quella, pur fondamentale, della difesa dai reati. 
Non la sicurezza della paura, dei muri e della propaganda, ma quella che nasce dalla pace, dal lavoro dignitoso, dalla salute garantita, dall’istruzione pubblica, dalla giustizia sociale. 
È l’unica via per ricucire lo strappo che si è prodotto tra cittadini e democrazia. È questa la promessa della nostra Costituzione, a cui è tempo di dare piena attuazione. 
Ed è la promessa originaria del progetto europeo, oggi molto indebolito ma che occorre coraggiosamente rilanciare.

Attraverso un’analisi dei grandi cambiamenti in corso – anche dovuti all’ascesa di un potentissimo tecno-capitalismo – questo libro individua le cause della frattura tra popolo e politica e traccia una strada per ricostruire fiducia, partecipazione e speranza. 
Disegna una visione alternativa per l’Italia con la forza di proposte concrete: lavoro dignitoso, una sanità e una scuola che non lascino indietro nessuno, politiche industriali più incisive, un fisco equo, una transizione ecologica che sappia combinarsi con la tutela delle fasce più deboli. 
Perché senza protezione non c’è libertà. 
E senza sicurezza non c’è democrazia.

Le donne del "BLUEnami": le governatrici Democratiche americane che hanno fatto la storia


da "Il Corriere della Sera" del 5 Novembre 2026

WASHINGTON - «Non avrei mai pensato che sarei passata da essere senzatetto a diventare dottoressa e poi governatrice dell’Ohio». Nella notte della vittoria Amy Acton si è commossa ricordando l’inverno passato in tenda da bambina. A sessant’anni è la prima donna eletta alla guida dello Stato. Lo stesso primato spetta alla repubblicana Marsha Blackburn in Tennessee e alle democratiche Amy Klobuchar in Minnesota e Keisha Lance Bottoms in Georgia. Quest’ultima sarà la prima afroamericana a guidare uno Stato negli Usa. Gina Hinojosa sarà la prima governatrice latina del Texas e con Debbie Haaland il New Mexico diventa il primo Stato a eleggere una nativa americana a quella carica. 

In Carolina del Sud la pediatra Annie Andrews ha strappato ai repubblicani un seggio al Senato. Nessuna donna era mai stata eletta a rappresentare lo Stato alla Camera alta. 
Queste elezioni di midterm hanno infranto più di un soffitto di cristallo. Il più alto, quello della Casa Bianca, è ancora intatto. Gli elettori dell’Ohio avevano conosciuto Acton durante la pandemia, quando spiegava in tv le misure contro il Covid accanto al governatore repubblicano Mike DeWine. Il suo rivale Vivek Ramaswamy, imprenditore del biotech sostenuto da Donald Trump e JD Vance, le ha rinfacciato le chiusure di scuole e attività. A difenderla è stato proprio DeWine, che pure appoggiava il suo avversario. La responsabilità di quelle decisioni, ha ricordato, era sua. Ora Acton, che ha fatto campagna sul carovita e sull’accesso alle cure, prenderà il posto di DeWine. Sarà il suo primo incarico elettivo. Dal palco ha promesso di ascoltare anche chi non l’ha votata. «Oggi cominciamo a guarire». 

Ad Atlanta, Bottoms ha raccontato di aver visitato il luogo dove riposa Betsy Peek, la sua trisavola, nata nel 1845, vent’anni prima dell’abolizione della schiavitù. «In un cimitero pieno di tombe senza nome, ho trovato la sua». Ha detto di non sapere che cosa Betsy sognasse per i figli, per i nipoti o per la generazione che non avrebbe mai conosciuto. «Ma so che poggio su spalle d’acciaio». L’ex sindaca ha riportato ai democratici un governatorato che non conquistavano dal 1998. Il rivale, il miliardario repubblicano Rick Jackson, ha investito più di cento milioni di dollari di tasca propria. Secondo i dati di ottobre citati dal Washington Post, la sua campagna aveva speso o prenotato oltre duecento milioni in pubblicità per le elezioni generali, contro circa un milione per quella di Bottoms. «Lui corre per diventare il governatore preferito di Trump. Io corro per diventare il vostro», aveva detto lei a un comizio con Barack Obama. La notte della vittoria è tornata sui soldi del rivale: «Non ci sarà mai abbastanza denaro per battere la forza della gente». 

Haaland, del Pueblo di Laguna, aggiunge un altro primato a quelli della sua carriera. Nel 2018 è stata una delle prime due donne native americane elette al Congresso. Con Joe Biden è diventata la prima persona indigena a entrare nel governo federale, come segretaria all’Interno. 
Andrews ha battuto Darline Graham, nominata al Senato dopo la morte del fratello Lindsey. La Carolina del Sud non eleggeva un democratico alla Camera alta dal 1998. La pediatra ha fatto campagna sul costo delle cure e sulla lotta alla corruzione. «Questo seggio non appartiene a una famiglia, a un partito o a Washington ma a voi tutti», ha detto ai sostenitori. 

In Texas, Hinojosa, avvocata, 52 anni, ha sconfitto Greg Abbott, che cercava un quarto mandato. Ha raccontato di essere entrata in politica quando ha visto minacciata la scuola pubblica di suo figlio. Si è candidata al consiglio scolastico, poi è arrivata alla Camera statale. La notte della vittoria ha promesso di rimuovere già il primo giorno Mike Morath, il responsabile dell’istruzione pubblica del Texas. Poi ha ricordato quello che le diceva sua nonna a Brownsville, nella valle del Rio Grande. «No te dejes». Lo ha spiegato a chi la ascoltava: «Sappi quanto vali e lotta per difenderlo». Tante donne latine del Texas, ha detto, sono cresciute sentendo quelle parole dalle madri e dalle nonne. «Quest’anno le abbiamo messe in pratica e abbiamo cambiato questo Stato».

Una rete satellitare per l’Europa


da "El País", Spagna

I quattro principali operatori telefonici europei – Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone – stanno pianificando un’alleanza per competere con l’azienda statunitense Starlink nel campo delle connessioni via satellite. 

Se ci si vuole liberare della dipendenza dagli Stati Uniti e dalle altre potenze che attaccano gli interessi dell’Europa bisogna partire da iniziative come questa. 

Le compagnie telefoniche europee cercano di difendersi dalle manovre della SpaceX, l’azienda di Elon Musk che controlla la Starlink e ha deciso di entrare nel campo della telefonia mobile. La strategia di Musk combina il servizio di telecomunicazioni offerto dalla sua rete di satelliti e un’infrastruttura tradizionale. In gioco c’è la possibilità di offrire servizi di telefonia mobile satellitare nei prossimi vent’anni, una battaglia dall’enorme peso geostrategico in cui gli europei sembrano pronti a impegnarsi. 

Le quattro compagnie non prevedono investimenti nella costruzione o nel lancio di satelliti, che dovrebbero prendere in affitto, almeno temporaneamente, da una società esterna come la statunitense Ast SpaceMobile. Il progetto, insomma, è tutt’altro che perfetto, ma l’Europa non può perdere l’occasione di guadagnare terreno in una corsa in cui è in grande ritardo.

Nelle ultime settimane il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha accusato Musk di aver ridotto la velocità di Starlink, frenando le operazioni dell’esercito con i droni. La lezione è chiara: l’Unione non può non controllare le sue infrastrutture. 

La sua forza non può risiedere solo nello stabilire regole, ha bisogno anche di esercitare potere e influenza. Per farlo non basta il riarmo. 

Ci vogliono comunicazioni e satelliti propri, una condizione essenziale per una sovranità reale e una difesa senza interferenze degli interessi europei.

mercoledì, novembre 04, 2026

Le palestinesi sono sole di fronte alle violenze


da "L'Internazionale" del 23 ottobre 2026 di Amira Hass, Haaretz, Israele 

Il rapporto di un’agenzia delle Nazioni Unite ha documentato un aumento di abusi fisici ed emotivi, sfruttamento sessuale e matrimoni precoci ai danni delle donne sfollate a Gaza.

L’agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva (Unfpa) ha pubblicato un rapporto basato sulle conversazioni avute con 230 donne palestinesi sfollate a Gaza, facendo luce sul fenomeno in gran parte trascurato della violenza sessuale e dell’oppressione di genere nei luoghi in cui vivono le persone che hanno perso la casa. 
Quello della violenza domestica è stato un tema ricorrente nelle discussioni di gruppo. Le donne hanno descritto abusi fisici ed emotivi da parte di mariti, figli, fratelli e suoceri. Hanno anche raccontato casi di sfruttamento sessuale, stupro da parte del coniuge, matrimoni precoci o forzati, abusi, limitazioni alla libertà di movimento, furto dei pacchi di aiuti e minacce di vedersi portare via i figli rimasti orfani del padre. Tutto questo avviene in luoghi sovraffollati dove non esiste praticamente alcuna forma di privacy.
Il rapporto, scritto e pubblicato a settembre dall’Unfpa, non quantifica l’incidenza degli abusi nei campi per sfollati né fa una stima del numero di vittime. Si concentra piuttosto sul fenomeno, dando voce alle 230 donne che hanno partecipato. 
Non è basato su un campione rappresentativo e le minorenni non hanno partecipato; le donne coinvolte avevano tra i diciotto e i 63 anni.
Secondo il rapporto, le donne sono particolarmente vulnerabili alle aggressioni di estranei nelle lunghe code per l’acqua, nei punti di distribuzione del cibo e degli aiuti e nei servizi igienici. Secondo le testimonianze, alcuni uomini approfittano delle file per strusciarsi contro le donne. Bagni e docce sono spesso condivisi tra famiglie non imparentate tra loro e lì sono stati documentati casi di molestie sessuali e perfino stupri.
La ricerca sul campo e le interviste, realizzate tra dicembre 2025 e gennaio 2026 nell’ambito di sedici focus group, sono state condotte dal Women’s affairs center, un’organizzazione femminista indipendente fondata nel 1991 per supportare le donne e consolidare la loro condizione individuale e collettiva nella società palestinese. Le testimonianze e le riflessioni raccolte durante le conversazioni sono state analizzate dall’Acaps Middle East analysis hub, un’organizzazione specializzata nell’analisi di dati in situazioni di crisi umanitaria, con sede ad Amman.

A chi chiedere aiuto
Alle donne coinvolte non è stato chiesto di rivelare esperienze personali e a volte hanno usato un linguaggio indiretto o mitigato per descrivere le violenze. In cinque focus group le partecipanti hanno raccontato di essere venute a conoscenza di casi in cui i soldati israeliani hanno aggredito sessualmente le donne che attraversavano i checkpoint militari mentre fuggivano dai bombardamenti verso le aree designate come umanitarie.
Gli autori del rapporto ipotizzano che le donne abbiano evitato di parlare delle violenze commesse dai combattenti palestinesi, sia esponenti di Hamas sia delle milizie appoggiate da Israele nella Striscia di Gaza, per timore di ritorsioni o di stigmatizzazione sociale. “I risultati non consentono dunque di trarre conclusioni sull’incidenza, o l’assenza, di violenze di genere compiute da soggetti armati palestinesi”, afferma il rapporto.
Le facilitatrici dei focus group, le partecipanti e gli autori del rapporto sono consapevoli che la violenza contro le donne non è un fenomeno nuovo. Ma dalle conversazioni emerge chiaramente un significativo aumento nella diffusione e nelle forme di violenza e oppressione da quando è iniziata la guerra. In tutti i gruppi le donne hanno raccontato di partner che non erano mai stati violenti e hanno cominciato a maltrattarle a causa dello stress provocato dalle perdite, dalla povertà e dallo sfollamento. In una discussione una donna dell’area di Gaza ha detto: “Mio marito non aveva mai alzato la voce contro di me prima della guerra. Ma da quando la nostra casa è stata bombardata e abbiamo perso tutto quello che avevamo è diventato irritabile e ora se la prende con me e con i bambini”.
Allo stesso tempo, osserva il rapporto, le donne non hanno alcun posto dove rifugiarsi e nessuno a cui chiedere aiuto. Lo sfollamento forzato ha scardinato le strutture di sostegno familiari e di comunità. Le istituzioni ufficiali che dovrebbero garantire protezione, come la polizia, i tribunali e gli uffici dei servizi sociali, non funzionano più: sono state bombardate, si trovano in aree sotto il controllo militare israeliano o sono difficili e costose da raggiungere a causa delle strade distrutte.
Anche i meccanismi comunitari di soluzione delle controversie hanno perso la loro influenza. Secondo le testimonianze, oggi questi meccanismi tendono a salvaguardare la “pace familiare” piuttosto che mettere fine alla violenza. Inoltre, in questi anni Israele ha impedito di operare nella Striscia alle organizzazioni umanitarie internazionali con una consolidata esperienza di supporto psicologico alle donne.

Le più vulnerabili
Tutte le partecipanti hanno raccontato di essere state sfollate tra le due e le dieci volte, con una media di sette. Le discussioni si sono svolte nelle città di Gaza e Khan Yunis. Circa 1,1 milioni di persone sfollate, di cui 480mila donne e ragazze, vivono in queste due aree, in centinaia di insediamenti, nelle tendopoli o in edifici scolastici. Ci sono 428 insediamenti di questo tipo nella città di Gaza e 516 a Khan Yunis, che ospitano in totale più di 840mila sfollati. In circa il 40 per cento dei campi e degli insediamenti manca un organismo ufficiale responsabile dell’illuminazione, della manutenzione dei bagni e delle docce comuni e della sicurezza, a cui rivolgersi per lamentele o denunce. 
Nelle discussioni l’assenza di un organismo simile è stato associato a un forte senso di insicurezza.
Le donne hanno spiegato che il matrimonio a Gaza può essere una possibilità di sopravvivenza, ma anche un mezzo di sfruttamento. Dai racconti emergono varie forme di matrimonio forzato: accordi tra famiglie senza il consenso della donna, vedove costrette a sposare il cognato e unioni tra una vittima di violenza sessuale e il suo stupratore, o un altro uomo. 
“Quando si scoprono casi di stupro in una scuola” usata come rifugio, “il giorno dopo in quella struttura si vedono matrimoni e festeggiamenti”, ha raccontato una donna che vive a Khan Yunis.
I matrimoni precoci e forzati non sono un fenomeno nuovo a Gaza. Nel 2019-2020 circa un quarto delle donne sposate di età compresa tra i 20 e i 49 anni si era sposata prima di compiere diciotto anni. 
Tuttavia, il rapporto sottolinea che la diffusione dei matrimoni precoci era in calo. 
Dall’inizio della guerra, invece, sono aumentati i matrimoni di minorenni e le gravidanze tra le adolescenti.
Le partecipanti hanno spiegato che il matrimonio precoce può essere incentivato dall’offerta di sacchi di farina o di una tenda in cambio di una sposa bambina. Hanno anche legato i matrimoni precoci alla distruzione delle scuole e al collasso del sistema educativo, nonostante i tentativi di garantire un’istruzione negli insediamenti per sfollati. Accade anche, al contrario, che i familiari si oppongano al matrimonio di una donna nubile che lavora per poter continuare a contare sul suo reddito.
Le più vulnerabili allo sfruttamento economico o sessuale, alla limitazione dell’autonomia e ai maltrattamenti sono vedove, divorziate e separate, donne con disabilità e anziane. Secondo il rapporto, vedove e divorziate sono particolarmente esposte a forme di ricatto sessuale degli uomini che controllano l’accesso alle risorse essenziali, come acqua, assistenza sanitaria, farmaci e viveri.
Denunce di molestie sessuali nei centri per sfollati erano emerse anche durante le precedenti guerre di Israele a Gaza. 
Da quando nel 2023 è cominciato l’attuale conflitto, le ulteriori difficoltà che le donne sono costrette ad affrontare rispetto agli uomini sono state ampiamente documentate. Tra queste ci sono la necessità di restare coperte anche in situazioni di caldo estremo a causa della mancanza di spazi privati, di fare meno docce per timore di molestie, di evitare i servizi igienici di notte e di non trovare assorbenti.
Anche nelle prime fasi della guerra si era parlato dell’aumento di matrimoni precoci e di gravidanze tra adolescenti a causa degli stupri o delle scarse conoscenze in materia di salute sessuale. Eppure si è registrata una tendenza, o un’aspettativa, a non discutere questi fenomeni in modo approfondito né in pubblico né sui mezzi d’informazione. I promotori e le partecipanti alla ricerca sperano che questa situazione possa cambiare.

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