sabato, giugno 20, 2026

PCI: a 50 anni dalle elezioni "storiche" del 20 e 21 giugno 1976. Il sorpasso sfiorato sulla DC

 

di Maurizio Caprara

Le carte segrete della CIA: il vero pericolo è il crollo dell'economia italiana.

Fu una giornata intensa il 22 giugno 1976 per Gerald Ford, presidente degli Stati Uniti, repubblicano, subentrato nel 1974 nella carica di Richard Nixon, costretto le dimissioni. L'ex vice del protagonista dello scandalo “Watergate” ebbe la prima colazione alle 7.15, poi colloqui con i collaboratori.
Alle 8.09, barbiere.
Alle 8.47, elicottero dalla Casa Bianca all'aeroporto Andrews per raggiungere in aereo Indianapolis, partecipare a una conferenza e tornare a Washington.
Rientro nello studio ovale alle 13.45. Nel pomeriggio, udienza con ambasciatori stranieri, vari appuntamenti.
Alle 19.05 piscina.
Alle 19.24, sei minuti dal medico.
Alle 19.58, cena seguita da telefonate.

L'agenda di Ford e altri documenti non più segreti consultati da chi scrive queste righe non specificano se sia stato in volo in ufficio che il presidente lesse The President’s Daily brief, il rapporto quotidiano preparato dalla Cia, Central intelligence Agency.  Di certo, in quelle pagine a lungo top secret il successore di Nixon trovò analisi accurate su ciò che sarebbe accaduto in estate nel nostro paese. 

Sulla scrivania del presidente

Era sulle elezioni italiane il capitolo di apertura del rapporto per Ford datato 22 giugno 1976.

Si era votato domenica 20 e lunedì 21. L'argomento veniva prima di informazioni su scontri in Libano tra forze siriane e palestinesi. “I comunisti sono stati l'unico partito ad avanzare significativamente sia al Senato che sia alla camera rispetto alle precedenti votazioni del 1972”, riferiva sull'Italia la Cia al presidente.

“Mentre è troppo presto per trarre conclusioni definitive, è probabile che sia difficile, se non impossibile, isolare del tutto i comunisti del processo di governo nazionale. Con la posizione largamente rafforzato in Parlamento, la loro cooperazione sarà più che mai necessaria per far approvare e applicare ogni progetto importante proposto da un governo nel quale non partecipino direttamente”, prevedeva il rapporto.

Sull'Italia la Cia aveva aggiornato Ford dal lunedì 21: “il governo post-elettorale erediterà una situazione economica peggiorata da anni di negligenza”.

Tra i difetti elencati, “un sistema fiscale ingombrante e inefficiente”, “inflazione media al 17% nel 1975”.  Nelle analisi era l'economia, più che legami del Pci con l'unione sovietica, a preoccupare: “con i comunisti esclusi dalle cariche ministeriali chiave, gli uomini d'affari stranieri e locali si sentirebbero rassicurati che saranno improbabili nazionalizzazioni origine linee guida di pianificazione. Molti vedrebbero il sostegno comunista dall'esterno del governo come un mezzo per rafforzare la credibilità della coalizione. In queste circostanze, la fuga di capitali probabilmente avrebbe vita breve”. Osservava la Cia che con una parziale responsabilità per atti di governo i comunisti avrebbero potuto convincere i sindacati ad accettare qualche tipo di limitazione volontaria dei salari”. Fughe di capitali all'estero ve ne erano state. L'avanzata del Pci nelle amministrative del giugno 1975 aveva indotto ipotizzare un sorpasso del simbolo con falce martello e tricolore sullo scudo crociato della Democrazia Cristiana. Imprenditori italiani e cancellerie europee lo temevano. Anche se il sorpasso non vi fu, segnarono un cambiamento di fase storica le elezioni del giugno 1976. La DC resse.

Dalla sede comunista di botteghe oscure toccò il segretario Enrico Berlinguer smorzare le aspettative dei militanti ma per la prima volta dalla rottura della coalizione di unità nazionale, 1947, il partito comunista più grande dell'occidente venne proiettato dagli scrutini nei paraggi di una maggioranza governativa. Altre novità, a eleggere deputati, allora 630, avevano contribuito i diciottenni. Affluenza alle urne superiore al 93%. Il Pci alla camera balzò dal 27,5% di 5 anni prima, al 34,37% dei voti: 12.614.650 elettori. Oltre tre milioni e mezzo in più. Seggi: 228. Un aumento di 49.

Confermata primo partito con il 38,71%, grazie a 14.209.519 voti, la Dc di seggi ne ebbe 262. Persi, solo quattro. Terza forza il Psi: 9,64%, deputati diminuiti da 61 a 57.

In calo socialdemocratici, repubblicani, liberali.


Un pezzo di storia
Stagione inedita. Chiamata dai politologi” conventio ad escludendum”, una legge non scritta disponeva che in Italia i comunisti non dovessero governare. A determinarla era stata dal 1947 la guerra fredda tra Usa e Urss, combattuta senza sconvolgere la spartizione delle sfere di influenza delineata a Yalta nel 1944 dall'americano Franklin Delano Roosevelt, l’inglese Winston Churchill e il sovietico Stalin. L'Italia apparteneva all'occidente, assegnato alla guida di Washington. E nel giugno 1976?

Come conciliare “conventio ad escludendum” e ampiezza dei consensi per le botteghe oscure, pur sempre finanziate da Mosca malgrado i passi verso un'autonomia dal Cremlino?

Era stato un'intervista di Berlinguer al Corriere della Sera, il 15 giugno, a indirizzare un messaggio oltre l'oceano.” Voglio che l'Italia non esca dal patto Atlantico”, aveva affermato il segretario del pc. Risposta affidata alla trentacinquesima di 36 domande postegli da Giampaolo Pansa. Nell’alludere alla Cortina di ferro tra ovest e est, l'intervistato aveva aggiunto: “mi sento più sicuro stando di qua (…)”. Svolta di rilievo, sebbene con Berlinguer mai sfociata in un'uscita completa dalla tradizione comunista.

Il disegno berlingueriano di un “compromesso storico” -alleanza tra pc, cattolici della dc e socialisti- non è mai stato realizzato. Vero invece è che il 1976 avvio la” solidarietà nazionale”, una convergenza durata fino al 1979 che il che il 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, avrebbe portato i comunisti a votare a favore del quarto governo guidato dal democristiano Giulio Andreotti. L'intesa verso tempi di proteste sociali, crisi, terrorismo. Produsse la riforma sanitaria, l'equo canone, la legge Basaglia per chiudere i manicomi.

Presieduto proprio da Andreotti, dai risultati del giugno 1976 sarebbe nato il 29 luglio il governo “delle astensioni”, detto così perché il Parlamento il Pci non avrebbe votato né sì né no sulla fiducia all'esecutivo. “Della non sfiducia”, un'altra denominazione.

Inventore ne fu Luigi Cappugi, collaboratore che il 6 agosto si annotò nel diario: “dal giugno al 1947 i comunisti hanno votato sempre contro i governi, deve fare impressione anche a loro dichiarare oggi l'astensione. Sono andato a pregare sulla tomba di De Gasperi”. A Montecitorio, 258 i voti per la fiducia. Astensioni 303: di Pci, Psi, Pri, Psdi, Pli, Indipendenti di sinistra. Contrari 44.

Monocolore con ministri soltanto democristiani, il governo Andreotti tre. Numerose le novità della stagione prive di precedenti. Per la prima volta in Italia, un ministero a una donna: il lavoro a Tina Anselmi. Ingresso in Parlamento dei radicali, tra i quali Marco Pannella e la ventottenne Emma Bonino.

Dal 5 luglio, presidente della Camera o un comunista: Pietro Ingrao.

Il 16 luglio, primo mandato da segretario del Psi a Bettino Craxi. Personalità, tutte, che avrebbero lasciato segno in più di un'epoca


venerdì, giugno 19, 2026

"L’intelligenza artificiale appartiene a tutti" di Bernie Sanders

 

da L'Internazionale del 12 Giugno 2026 di Bernie Sanders

Il lavoro creativo di milioni di persone è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo. Quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne. L’IA si basa sulla conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità

L’intelligenza artificiale (IA) sarà quasi sicuramente la tecnologia più rivoluzionaria nella storia del mondo. Avrà un impatto profondo sulla vita di ciascun uomo, donna e bambino negli Stati Uniti. Porterà – e sta già portando – cambiamenti inimmaginabili nella nostra economia, nella nostra democrazia, nel nostro benessere psicologico, trasformerà il nostro ambiente e il modo in cui educhiamo e facciamo crescere i nostri figli. 

Inoltre, c’è un timore molto concreto che quando l’IA diventerà più intelligente degli esseri umani a un certo punto potrà arrivare a funzionare in modo autonomo, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

La domanda quindi non è se l’IA cambierà il mondo. Questo succederà senz’altro. 
La domanda è: chi possiederà e controllerà quel futuro? 
Chi ne trarrà beneficio e chi ne sarà danneggiato? 
L’IA sarà usata per migliorare la vita delle famiglie di lavoratori e lavoratrici? 
Arricchirà la nostra qualità della vita? 
Ci aiuterà a eliminare la povertà, a prolungare l’aspettativa di vita e a risolvere la crisi climatica? 
O il futuro dell’umanità sarà determinato dal gruppetto di miliardari che l’hanno promossa e sviluppata, senza praticamente nessun coinvolgimento democratico, e che diventeranno ancora più ricchi e potenti di oggi?

Questa è la scelta che abbiamo di fronte.

Diciamolo chiaramente: l’intelligenza artificiale non è stata creata dal nulla. 

I dati e il linguaggio usati dagli strumenti di IA generativa non sono nati dall’immaginazione di Sam Altman o di Elon Mask. 
L’IA è stata costruita basandosi sulla nostra intelligenza collettiva: i libri, le canzoni, le opere d’arte, i giornali, i codici informatici, la ricerca scientifica, i video, le conversazioni, le immagini e le idee prodotte da noi, generazione dopo generazione. 

E questa non è solo la mia opinione. 

Secondo Altman, il capo della OpenAi, i modelli di IA sono stati addestrati con la nostra “esperienza e conoscenza collettiva” e “i saperi dell’umanità”. Nella maggior parte dei casi gli oligarchi della tecnologia hanno dato tutte queste conoscenze in pasto ai loro modelli di IA senza autorizzazione, senza citare le fonti e senza pagare niente.

In altre parole, il lavoro creativo di milioni di persone – scrittrici, artisti, musiciste, giornalisti, insegnanti, scienziate e comuni cittadini – è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo.

Dato che l’IA si fonda sul sapere collettivo dell’umanità, la ricchezza che genera deve andare a beneficio dell’umanità stessa. Non solo di Musk, Altman, Dario Amodei e degli altri imprenditori che con le loro aziende sono in una posizione tale da dominare il settore. Non solo a beneficio degli investitori della Silicon valley o di chi gestisce i fondi di Wall street, che indubbiamente considerano l’IA come la nuova macchina per l’estrazione di ricchezza.

È per questo motivo che presto presenterò l’American A.I. sovereign wealth fund act, una proposta di legge per l’istituzione di un fondo sovrano statunitense dedicato all’intelligenza artificiale.

Il fondo darebbe ai cittadini una quota di partecipazione azionaria diretta nelle più grandi aziende di IA del paese. In che modo? Creando un fondo sovrano attraverso una tassa straordinaria del 50 per cento non ai profitti della OpenAi, dell’Anthropic, della xAi e di altre aziende, ma a qualcosa di molto più importante: le loro quote azionarie.

Se fosse approvata, questa legge avrebbe due effetti cruciali. 

In primo luogo, darebbe ai cittadini un ruolo diretto nel determinare il futuro di questa tecnologia. 
Il futuro dell’IA e le trasformazioni della vita umana che questa porterà con sé non saranno più decisi da un manipolo di oligarchi delle big tech. Attraverso le sue azioni con diritto di voto e una rappresentanza paritaria nel consiglio di amministrazione di ciascuna azienda, il governo federale degli Stati Uniti avrebbe il potere di bloccare le decisioni dannose per i cittadini e promuovere politiche in loro favore. 

In secondo luogo, questa legge garantirebbe che le migliaia di miliardi di dollari potenzialmente generati dall’IA siano utilizzati per migliorare le vite di tutti noi, e non semplicemente per arricchire ulteriormente le persone più facoltose del mondo. Se le grandi società di IA continueranno a crescere rapidamente come molti analisti si aspettano, allora anche il valore del fondo sovrano crescerà, e di pari passo aumenteranno i benefici per il popolo statunitense.

Non si tratta di un’idea originale: è già stata proposta da diversi studiosi, ed è stata appoggiata da alcune delle principali aziende di IA. 

La OpenAi, per esempio, di recente ha proposto di creare un “fondo pubblico che renda ogni cittadino, compresi coloro che non hanno investimenti finanziari, compartecipe della crescita economica trainata dall’IA”. 

Anche la Anthropic, l’azienda guidata da Amodei, ha avanzato una proposta simile per la creazione di un “fondo sovrano nazionale con partecipazioni nel settore IA”. 

Elon Musk, che è a capo della xAi, ha scritto che “un sostanzioso reddito universale per mezzo di assegni emessi dal governo federale è il miglior modo per affrontare la disoccupazione causata dall’IA”.

In tutto il mondo esistono decine di fondi sovrani creati per garantire alle persone comuni di beneficiare della ricchezza nazionale. 

Il fondo sovrano della Norvegia, uno dei più grandi al mondo, è stato finanziato grazie agli introiti petroliferi del paese e oggi vale più di duemila miliardi di dollari. 
Invece di far intascare tutti i profitti di questa risorsa nazionale a pochi petrolieri, la Norvegia ha deciso che questa ricchezza doveva essere usata per migliorare la vita di tutta la sua popolazione.

Questo concetto è già stato applicato proprio negli Stati Uniti. 

Cinquant’anni fa l’Alaska ha creato un fondo sovrano con le entrate petrolifere dello stato e da decenni paga dividendi annuali direttamente ai suoi cittadini. Inoltre molti fondi pensione pubblici negli stati di tutto il paese già possiedono centinaia di miliardi di dollari in azioni di aziende statunitensi. Perfino il presidente Trump con un ordine esecutivo ha proposto di creare un fondo sovrano nazionale.

Per cominciare, i miliardi, se non migliaia di miliardi, di dollari generati da questo fondo garantirebbero pagamenti diretti al popolo statunitense. E man mano che il fondo genererà sempre più ricchezza, queste entrate sarebbero usate per garantire che ogni uomo, donna e bambino nel nostro paese abbia un livello di vita accettabile e dignitoso, anche dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dell’alloggio.

Naturalmente mi rendo conto che sarà complicato per il governo acquisire una quota importante di queste aziende, soprattutto di quelle per cui l’IA rappresenta solo una parte delle proprie attività. 

Nelle prossime settimane annuncerò la proposta di legge rendendo pubblici più dettagli, anche sulle specifiche priorità di spesa e sui meccanismi di attuazione.

Ma il principio è semplice: quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne. 

L’IA si basa su una risorsa pubblica molto più preziosa del petrolio: la conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità.

Il futuro dell’IA e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon valley. 

Non devono essere imposti da miliardari che hanno l’unico obiettivo di massimizzare il loro potere e i loro profitti. A decidere devono essere le lavoratrici, i genitori, le insegnanti, gli artisti, le scienziate, le comunità e tutto il popolo statunitense. È il nostro futuro. 

Dobbiamo essere noi a deciderlo

giovedì, giugno 18, 2026

10, 100, 1000 Piazze di DONNE per la PACE! Domenica 21 Giugno tutte a ROMA!

 

Da più di un anno 10, 100, 1000 Piazze di DONNE per la PACE rappresenta uno spazio politico femminista. 
Nato dall'incontro tra donne di città e territori diversi, attraversate dalla stessa urgenza: sottrarsi alla normalizzazione della guerra, ormai parte del presente, e pensare la pace come necessità politica, da praticare dentro le forme concrete della vita collettiva.

Da questo spazio è nata la Carta dell'Impegno per un Mondo Disarmato, che raccoglie pensieri, esperienze e orientamenti per una cultura del disarmo. 
CARTA-DELLIMPEGNO-PER-UN-MONDO-DISARMATO-26.1.2026.pdf

La Carta rifiuta la logica della militarizzazione della società, dell'economia bellica, delle narrazioni che normalizzano la guerra come destino inevitabile. Apre uno spazio condiviso in cui la pace si afferma come pratica quotidiana e trasformativa, capace di cambiare il nostro modo di pensare, di agire e di abitare il mondo.

La Carta ha preso forma attraverso Tessere la Pace - Custodire il Futuro, una pratica collettiva che ha portato nelle piazze il gesto del tessere, cucire e ricamare - legato all'esperienza storica delle donne, restituito alla sua forza simbolica e politica come lavoro di relazione, cura, riparazione e costruzione di legami. 

Nella tessitura di un grande manufatto condiviso, la Carta non resta testo, ma diventa presenza visibile e impegno comune per il disarmo. 

Anche le Donne di Paderno Dugnano hanno contribuito alle Tessere della Pace e parteciperanno alla manifestazione di Roma.

La Carta vuole essere anche un punto di riferimento per chi esercita responsabilità pubbliche e istituzionali. 

In particolare, interpella le donne presenti nei luoghi delle decisioni affinché la loro presenza contribuisca a mettere in discussione linguaggi, priorità e scelte modellate dalla logica della guerra.

Porta la tua voce, 
la tua presenza, 
il tuo desiderio di pace

facebook.com/people/10-1001000-Piazze-di-Donne-per-la-PACE/61577566614538/




Festa di VIALE BAGATTI: anche RESTARE UMANI sarà presente Domenica 21 Giugno 2026

 

mercoledì, giugno 17, 2026

Mostra Storico-Fotografica: "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti

 
I leoni del Parco Guzzetti ora Parco Borghetto

di Giovanni Moretti

Si é appena conclusa la 2° Edizione della Festa del Parco Borghetto, dove è stata esposta la Mostra Storico-Fotografica per quel che riguarda la Mostra Storico-Fotografica "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti. 

La mostra, che ha avuto il suo apice 20 anni fa con il ciclo " Il Gusto della Riscoperta", oggi è stata arricchita di ulteriori aggiornamenti e "scoperte" che l'hanno resa più ricca e significativa.

L' 11 Giugno 1989, l'autore Giovanni Moretti, in qualità di Presidente del Quartiere di Palazzolo, ebbe l'onore di inaugurare il Parco Borghetto, per la cui creazione dobbiamo ringraziare ancora oggi la forte Partecipazione Popolare verso il Quartiere e il supporto dei Partiti Storici della Sinistra Palazzolese.

Quello che è stata la storia del Borghetto, oggi rivive con le iniziative promosse dal Circolo Culturale Restare Umani, affiancate da numerose altre associazioni locali.

L'autore della mostra presiede anche il Comitato del Borghetto e il Parco Borghetto Club, fondati nel 1993 con l'obiettivo di raccogliere la storia locale degli ultimi quarant'anni, e che riscontra quanta necessità ci sia oggi di voler ricordare "la tua storia di vita".

Le immagini più significative scorrono il percorso di P.zza dell'Addolorata e Vicolo Borghetto da metà novecento in poi, che con l'acquisizione del Parco Guzzetti, ora Parco Borghetto, ha fuso indissolubilmente il centro Storico di Palazzolo.

Oggi, l'obiettivo dei Comitati è rivolto a nobilitare ancor più tutta l'area per ridare almeno un pò di vivibilità ambientale e viabilistica che, dopo restauri, variazioni, soluzioni discutibili, ridia " all'Addolorata" la vera identità di Piazza.

Oltre ad alcune interessanti foto del passato provenienti dalla mostra, sono riportati anche alcune dediche lasciate dai Cittadini durante la Festa del 14 giugno 2026, che ancora dimostrano il forte interesse, le emozioni e la partecipazione affettiva verso il Borghetto.

Se nei vostri cassetti avete ritrovato qualche foto del Borghetto saremo lieti di riceverle il forma digitale! Inviatele a restareumani2011@gmail.com



Bambini in Piazza Addolorata



Assessore Santino Galli - Partito Repubblicano

Ultimo gelso al Borghetto





Tomba romana ora nel Parco Castoldi in Piazza Addolorata

L'Hidrya ed altri oggetti ritrovati nella tomba 









martedì, giugno 16, 2026

LIBRO: "Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica" di Serena Dandini con prefazione di Michela Ponzani

2 giugno 1946, l'Italia diventa una repubblica e per le donne comincia un nuovo tempo. 
Con il suo stile inconfondibile, impertinente ma rigoroso, Serena Dandini scrive l'avventura delle Madri costituenti che sono state protagoniste di quel momento. Un'«affettuosa genealogia» dove trovano posto anche intellettuali e artiste che le hanno precedute o che ne hanno raccolto il testimone.

Dei 556 deputati che all'indomani della guerra compongono l'Assemblea costituente - eletta da milioni di italiani e, per la prima volta, di italiane - soltanto 21 sono donne. Donne caparbie, intrepide e schiette, diversissime per origine, carattere e appartenenza politica, ma accomunate da una convinzione ostinata: la democrazia, senza la metà femminile del mondo, è una promessa scritta a matita. 

Sono figure straordinarie, spesso dimenticate, che hanno combattuto e versato sangue, guidato lotte operaie, fondato giornali e movimenti politici per ottenere diritti a lungo negati. Serena Dandini le riporta alla luce in un libro appassionato che coniuga impegno civile e ironia, lungo un percorso in cui accanto alle Madri costituenti sfilano attiviste instancabili, donne di spettacolo capaci di dar voce a desideri e ribellioni, nonché giudici e parlamentari che hanno trasformato le battaglie in leggi. 

Tutte loro hanno contribuito a incrinare abitudini e pregiudizi degli italiani, rendendo possibile il cambiamento culturale da cui è germogliata una rivoluzione lenta, faticosa, tuttora ostacolata, ma irreversibile.

«Sapere che prima di noi altre donne hanno pensato, osato, sbagliato, resistito è ciò che rende possibile immaginarsi altrove rispetto al posto che ci è stato assegnato. Mai come adesso abbiamo bisogno di rimettere in circolo la passione sociale che ha animato le battaglie di queste pioniere della democrazia».

NOTA di chi scrive: Resta da capire perché ce ne siamo accorti dopo 80 anni...Perché solo ora?

lunedì, giugno 15, 2026

FESTA del PARCO BORGHETTO - le foto e il messaggio più importante: PACE !

Si è tenuta ieri 14 Giugno 2026 la 2° edizione della Festa del Parco Borghetto organizzata dall'Associazione Culturale RESTARE UMANI insieme a molte Associazioni locali, in particolare FLORENCE e ANA-Alpini per il loro fondamentale supporto alla festa.

Al mattino il relax della sessione di Yoga con Barbara Gatti, i quadri di Annalina Fontanella, per proseguire nel pomeriggio con l'animazione teatrale per bambini dei Caminante

Il momento clou si è avuto dopo le 18.00, con la lettura di POESIE di PACE da parte di Piera Saita e Gigi Destri. 10 poesie di scrittori italiani e stranieri, finendo con la canzone inno alla pace dagli anni '60, "Blowin' in the Wind" di Bob Dylan.

Poi, finalmente, l'atteso annuncio del CONCORSO LETTERARIO BORGHETTO con Cinzia Morselli, di cui daremo maggiori dettagli in post successivi

E la conclusione, con l'Assessore ai Lavori Pubblici Lucio Romani e le semi-promesse per una maggiore attenzione a questo parco magico.

Una bella giornata, tranquilla, in un contesto sereno e fresco, 
nonostante le temperature di stagione;
ma per questo, lo sappiamo, 
il Parco Borghetto è una garanzia!

Ed ora ecco le foto e alcuni video:


Sessione di Yoga con Barbara Gatti

i quadri di Annalina Fontanella

l'animazione teatrale per bambini della Compagnia Caminante

le associazioni locali:








Un ringraziamento speciale va agli Alpini di Paderno Dugnano 
per il loro fondamentale supporto

e agli amici del Caffè Letterario delle Tilane per la loro pazienza

Le POESIA di PACE di Piera e Gigi

L'annuncio del Concorso Letterario sul Borghetto. 
Ne sentirete parlare presto!

La conclusione con l'Assessore ai Lavori Pubblici Lucio Romani







domenica, giugno 14, 2026

I RIFUGI: circuito di librerie e biblioteche per il contrasto attivo alla violenza di genere

 

I «Rifugi» sono un circuito di librerie e biblioteche che si sono formate sul tema della violenza di genere e sul suo contrasto attivo, in cui lavorano persone in grado di offrire informazioni utili e un primo supporto in caso di necessità, in collegamento con la rete territoriale Antiviolenza. 

La biblioteca Tilane di Paderno Dugnano fa parte di questo circuito.

La Fondazione Giulia Cecchettin ha sostenuto l'edizione del 2025 e rinnova il suo sostegno per l'edizione del 2026, che si svolgerà sotto il patrocinio gratuito dell'Associazione Italiana Biblioteche.

Il progetto è nato nel 2023 da un’idea di Settenove con la collaborazione di Percorso donna APS in occasione dei dieci anni della casa editrice, con l’obiettivo di creare presidi territoriali antiviolenza diffusi e contribuire a creare o rafforzare una rete territoriale informale di realtà sensibili al tema. 

Il progetto si compone di:

▶ Quattro incontri di formazione online per le persone che lavorano in libreria o in biblioteca a cura di Settenove e Percorso Donna Aps. A ciascun incontro partecipano persone esperte, autori e autrici di Settenove e librerie e biblioteche che sono entrate a far parte della rete «i Rifugi» nelle edizioni precedenti.
▶ La donazione di un libro alla Casa rifugio più vicina alla libreria o alla biblioteca.
Supporto nell'inserimento della libreria o della biblioteca nella rete antiviolenza territoriale attraverso il contatto e la mediazione con i Centri antiviolenza territoriali che verranno invitati a inviare il loro materiale informativo presso la libreria o biblioteca.
▶ Una newsletter bimestrale sulle questioni di genere con dati aggiornati, approfondimenti e consigli di lettura e audiovisivi per leggere l'attualità.
Due incontri all'anno di scambio e confronto tra le librerie e biblioteche che fanno parte della rete, Settenove e Percorso Donna Aps.
▶ Il kit per rendersi riconoscibile come libreria o biblioteca aderente a «i Rifugi».

Le librerie/biblioteche verranno fornite dei contatti dei Centri antiviolenza regionali e nella lettera che accompagna il volume alle Case rifugio sarà indicato in modo chiaro quale sia la libreria/biblioteca che ha contribuito al dono.

Nel 2024 hanno partecipato al progetto anche Differenza Donna e D.i.Re – Donne in Rete Contro la Violenza e l'edizione si è svolta sotto l'alto patrocinio del Parlamento europeo.

Le librerie possono aderire all'edizione di giugno 2026 entro il 30 aprile scrivendo a progetti@settenove.it.
Se sei una biblioteca o una libreria che intende partecipare l'anno prossimo, la campagna di raccolta adesioni partirà il 25 novembre 2026 in riferimento all'edizione di giugno 2027.

Di seguito la mappa delle 250 librerie e biblioteche della rete «i Rifugi» segnate in rosso (mappa aggiornata ad aprile 2026). In arancione sono le librerie e biblioteche che hanno aderito all'edizione del 2026:


Settenove - Cosa sono «i Rifugi»?

sabato, giugno 13, 2026

LIBRO: "The Italian dream. Riprendersi il futuro" di Alec Ross

 

Gli Stati Uniti hanno l’American Dream. La Cina, l’India, persino la Francia hanno saputo raccontare una visione del proprio futuro che mobilita energie, ambizioni, aspettative collettive. L’Italia no.

Eppure il nostro è un Paese ammirato, desiderato, invidiato: per la sua cultura, per la sua arte, per la qualità della vita, per quel talento tutto italiano nel tenere insieme bellezza, gusto e profondità. Ma la domanda resta: perché una nazione così amata fuori dai suoi confini fatica a immaginarsi nel futuro?

The Italian Dream è un viaggio alla ricerca di una risposta. E una proposta. Lo firma Alec Ross, americano con radici italiane – i nonni erano abruzzesi – che dopo una lunga carriera ai più alti livelli dell’amministrazione pubblica statunitense ha scelto, per una parte dell’anno, di vivere e insegnare in Italia. Uno sguardo straniero e insieme familiare, capace di vedere l’Italia con la giusta distanza dell’outsider e l’empatia di chi si sente, in parte, a casa.

Il libro si muove su un doppio binario: da un lato il racconto personale – viaggi, incontri, lezioni, esperienze – e dall’altro un’analisi ampia dei nodi culturali, economici e sociali che bloccano l’Italia: la sfiducia, la paura del rischio, la nostalgia per il passato. Otto coppie di opposti (Giovane e Vecchio, Innovazione e Tradizione, Fiducia e Sfiducia, Ottimismo e Pessimismo…) diventano gli assi attorno a cui costruire una riflessione profonda ma accessibile, mai accademica, piena di energia civile. Ross non idealizza l’Italia, ma nemmeno la condanna: la interroga, la provoca e infine le parla.

The Italian Dream è un libro utile, in un tempo in cui molti italiani hanno smesso di confidare che il loro Paese abbia un futuro migliore del presente. Alec Ross ci invita a recuperare il gusto della visione, a tornare a sognare in grande, a credere che un’Italia diversa sia non solo desiderabile, ma possibile.


L’Italia è già un sogno. Ma non ha ancora imparato a costruire il proprio futuro.

Per riprenderselo, deve smettere di scegliere tra sogno e realtà e iniziare a usarli insieme.