Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
martedì, aprile 14, 2026
LIBRO: "Crescere, la guerra" di Francesca Mannocchi
lunedì, aprile 13, 2026
domenica, aprile 12, 2026
LIBRO: "Sorellanza. Un incontro su corpi, diritti e resistenze" di Martina Miccicchè
Martina Miccichè, attivista transfemminista e antispecista, dedica la sua ricerca intellettuale e la sua pratica politica a un’indagine profonda e senza sconti sulle interconnessioni che legano i diversi sistemi di oppressione.
Nei suoi lavori, Miccichè non si limita a osservare i fenomeni isolatamente, ma analizza come le strutture del patriarcato, del colonialismo e del capitalismo agiscano in una sinergia perversa per alimentare lo sfruttamento sistematico di ogni soggettività, sia essa umana o non umana.
Il suo approccio metodologico rivolge uno sguardo critico e al contempo partecipe alle marginalità urbane e alle dinamiche socio-economiche che cristallizzano le disuguaglianze, ponendo l’accento sulla necessità impellente di una giustizia che sia realmente inclusiva e radicale.
In quest’opera, l’autrice esplora il legame viscerale, eppure spesso reso invisibile dalla cultura dominante, che unisce le logiche del patriarcato a quelle dello specismo. Attraverso una scrittura densa e documentata, Miccichè svela come il dominio esercitato storicamente sui corpi delle donne e quello imposto in modo violento sugli animali condividano la medesima radice ideologica di prevaricazione e oggettivazione.
Ricorrendo a una rigorosa analisi intersezionale, l’autrice non si ferma alla sola descrizione dei meccanismi di potere, ma promuove attivamente una visione trasformativa: l’idea di una sorellanza universale.
Questa nuova categoria politica non è intesa semplicemente come un legame di solidarietà tra donne, ma come una forma di resistenza collettiva, meticcia e antispecista, schierata contro ogni apparato che opprime i corpi vulnerabili.
Unendo la militanza femminista alla lotta per la liberazione animale, il testo di Miccichè offre una prospettiva netta e necessaria, capace di scardinare i binarismi tradizionali.
Sorellanza fornisce così nuovi strumenti critici essenziali per il dibattito pubblico, tracciando la rotta verso la costruzione di una società fondata non più sul profitto e sul dominio, ma sulla cura reciproca e sulla liberazione comune di ogni vivente.
Partecipazione e vittoria del No indicano la strada: perché non proporre una redistribuzione del carico fiscale che risponda al principio di giustizia sociale?
Finalmente due buone notizie per chi ha a cuore la democrazia.
Ancora più positivo è il risultato che riguarda la partecipazione delle giovani e dei giovani: un tasso di partecipazione pari al 67,1% - superiore alla partecipazione registrata nel 2022. Anche in questo caso, la notizia è positiva perché smentisce quell’apatia di cui spesso - ingiustamente - viene accusata la generazione Z (18-28 anni). Tali risultati mostrano una diffusa volontà di partecipazione, soprattutto dei più giovani, evidenziando un generale apprezzamento nei confronti di strumenti di democrazia diretta su temi di particolare rilevanza.
La seconda buona notizia riguarda la vittoria dei No, che ha garantito continuità alla piena indipendenza della magistratura, aspetto essenziale per il corretto funzionamento della democrazia rappresentativa. Senza entrare eccessivamente nel merito del quesito referendario, una vittoria dei Sì avrebbe rischiato di mettere il potere giudiziario in una condizione di debolezza strutturale, in particolare modo rispetto all’esecutivo. La lezione di Montesquieu sulla tripartizione dei poteri rimane un pilastro imprescindibile per qualsiasi regime democratico e il voto ha mostrato quanto tale centralità sia stata ben compresa dall’elettorato italiano.
Tutto bene, quindi? Per ora sì.
Ma non possiamo dimenticare che manca poco più di un anno alla prossima tornata elettorale, se si vuole un cambio di governo è indispensabile procedere valorizzando quanto appreso da questa consultazione, seguendo tre punti fermi: ascolto e condivisione, innovazione programmatica e leadership. In primo luogo, è indispensabile continuare ad ascoltare e coinvolgere l’elettorato nella definizione delle priorità del Paese, dal lavoro alla sanità, dall’economia alla sicurezza.
Il risultato referendario ha segnato un punto a favore dalla partecipazione e ciò deve essere ben compreso dalle forze di opposizione.
Inoltre, è necessario essere audaci sotto il profilo delle proposte: ad esempio, visto il sostegno popolare, perché non pensare ad una seria proposta di redistribuzione del carico fiscale che possa rispondere al principio di giustizia sociale? Non chiamiamola patrimoniale, ma di certo proporre l’introduzione di un’imposta sui grandi redditi raccoglierebbe molti consensi, come rilevato da più di un sondaggio.
sabato, aprile 11, 2026
LIBRO: "Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto" di Renzo Arbore e Andrea Scarpa
Mettetevi comodi è il racconto sul filo della memoria di una vita straordinaria.
Renzo Arbore compone per la prima volta in queste pagine il suo personalissimo autoritratto, in un lungo viaggio scandito dalle domande di Andrea Scarpa, che incrocia pubblico e privato, tra avventure e sogni, viaggi e incontri, amicizie e amori.
Con tanti episodi mai raccontati prima. Un’immersione nel mondo di un artista unico, che negli anni ha saputo rivoluzionare la radio e la tv come nessun altro.
Che ha scoperto e lanciato più di cento talenti, da Roberto Benigni a Lucio Battisti, Nino Frassica…
Che ha conosciuto e frequentato quasi tutti i protagonisti della cultura italiana e dello spettacolo degli ultimi sessant’anni, da Luciano De Crescenzo a Federico Fellini, Gigi Proietti, Monica Vitti, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio...
E poi il cinema, con due film di culto come Il Pap’occhio e “FF.SS.” Cioè, “… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”, e la straordinaria impresa musicale dell’Orchestra Italiana, viaggio nella grande tradizione della canzone napoletana che per trent’anni l’ha portato a tenere la cifra record di milleseicento concerti in giro per il mondo.
Una vita quasi non gli basta, ripercorrerla lasciandosi incantare dalle tante storie irresistibili diventa anche un modo per raccontare l’Italia e come è cambiata.
venerdì, aprile 10, 2026
“Appassionatambiente”, Festival dell’Associazione Amici Parco Nord - Domenica 12 Aprile
- Da “Shiatsu per tutti”, con gli operatori della scuola ShiatsuArt Academy di Milano che mostrano alcuni trattamenti benessere, a
- “Conoscere i cani”, incontro con l’istruttore cinofilo Andy Boyer;
- dal laboratorio per bambini “Identikit in volo”, con viaggio tra becchi, piume e artigli, a
- “Impariamo a utilizzare materiali di scarto”, per creare nuovi oggetti con le nostre mani.
- Senza dimenticare, tra le altre attività:
- “A che punto siamo”, aggiornamenti sul progetto ambientale della Valle del Seveso, e
- “Quali novità sull’aeroporto di Bresso”, per informazioni e aggiornamenti sul Campovolo.
Appuntamento domenica 12 aprile 2026, dalle ore 10:00 alle ore 20:00, presso il Lago di Niguarda Parco Nord Milano in via Ornato angolo via Moro a Milano.
Israele e Netanyahu sono fuori controllo
da L'Internazionale del 3 Aprile 2026
Il parlamento israeliano ha approvato una legge che introduce la pena di morte con impiccagione per i palestinesi condannati per terrorismo. Erika Guevara-Rosas, di Amnesty international, l’ha definita una “pubblica manifestazione di crudeltà, discriminazione e disprezzo per i diritti umani”.
La legge approvata “amplia e facilita l’applicazione della pena di morte in un periodo in cui c’è invece una tendenza mondiale verso la sua abolizione. Inoltre smantella le garanzie per prevenire la privazione arbitraria della vita e per tutelare il diritto a un processo equo, rafforzando in questo modo il sistema israeliano di apartheid che è puntellato da decine di leggi discriminatorie contro i palestinesi”.
La legge è stata approvata il 30 marzo con 62 voti favorevoli (tra cui quello del primo ministro Benjamin Netanyahu), 48 contrari e un astenuto.
Israele non è certo l’unico stato in cui è in vigore la pena di morte, ma è il primo a introdurla, nei fatti, per un singolo gruppo etnico. E questa è solo una parte del problema.
Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti di palestinesi che vivono in Cisgiordania (nei tribunali militari, perché i palestinesi non sono processati in quelli civili) è del 99,74 per cento.
Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti dei coloni ebrei nei casi di aggressioni contro i palestinesi è dell’1,8 per cento. E si parla ovviamente solo di quelle denunciate.
Secondo le Nazioni Unite, dal 2020 i soldati e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1.100 civili palestinesi nella Cisgiordania occupata, di cui un quarto erano bambini. Nessuno è mai stato incriminato per questi omicidi.
Un’analisi del Guardian, basata sui dati dell’Onu e di varie ONG, mostra che la quasi totalità delle indagini di polizia è stata archiviata senza accuse. Di fronte a questa impunità, l’ex premier Ehud Olmert ha chiesto l’intervento della Corte penale internazionale e decine di ex dirigenti militari, dell’intelligence e della polizia israeliana hanno firmato una lettera parlando di “terrorismo ebraico organizzato”. La nuova legge, evidentemente, è stata concepita con l’esplicita intenzione di mettere a morte i terroristi palestinesi e risparmiare i terroristi israeliani.
Questa insensata iniziativa legale, che ha provocato l’indignazione formale dell’Unione europea, è un disonore per Israele. Il suo futuro dipende dai giudici della corte suprema, l’unica istituzione che può ancora opporsi alla deriva autoritaria e che, per questo motivo, Netanyahu vuole sottomettere al proprio controllo.
Nella storia di Israele nessun governo si era spinto così lontano come quello di Benjamin Netanyahu.
La distruzione dell’ordine multilaterale orchestrata dal presidente statunitense Donald Trump, suo protettore e alleato, gli ha dato la copertura di cui aveva bisogno per allontanarsi da ogni parvenza di legalità, espellere le istituzioni delle Nazioni Unite, neutralizzare le ong, snobbare l’Unione europea e agire senza freni, consapevole che nessuno cercherà di moderarne gli eccessi, nemmeno timidamente, come facevano gli Stati Uniti un tempo.
Netanyahu ha colto l’occasione per scatenare l’estremismo israeliano senza pudore.
Dopo aver spinto Trump ad aderire alla sua avventata decisione di attaccare l’Iran e di assassinarne il leader, ora il premier israeliano si è concentrato sull’invasione del vicino Libano.
L’operazione è presentata come una risposta alla provocazione di Hezbollah con i suoi lanci di razzi contro Israele. Ma le ambizioni di Netanyahu sono apertamente annessionistiche, senza alcuna considerazione per la sovranità del Libano, della carta delle Nazioni Unite e soprattutto della popolazione libanese, nell’ennesima ripetizione di più di 40 anni di invasioni, bombardamenti e massacri.
Israele vuole espellere tutta la popolazione a sud del fiume Litani, distruggere i villaggi e svuotare il territorio, lasciandolo a disposizione delle mire espansionistiche del sionismo estremista come se fosse sotto la sua sovranità.
Il suo obiettivo è replicare il modello di occupazione e distruzione di Gaza, proprio come sta facendo in Cisgiordania, per mano del terrorismo impunito dei coloni.
giovedì, aprile 09, 2026
LIBRO: "Oligocrazia. Il potere sono io" di Alfonso Celotto
mercoledì, aprile 08, 2026
"ISRAELE: Stato di guerra" raccontato da un Israeliano
da L'Internazionale del 3 Aprile 2026 di Guevara Bader, +972 Magazine, Israele
In Israele la superiorità militare e tecnologica ha reso la guerra accettabile, riducendo la pressione a mettervi fine e contribuendo a renderla una condizione permanente, scrive un commentatore israeliano.
Negli ultimi decenni l’ingegneria israeliana ha costruito qualcosa che si avvicina al prodigio tecnologico definitivo: un sistema di difesa missilistica a vari livelli che può trasformare i missili dei nemici in spettacoli pirotecnici nel cielo notturno. Tuttavia, sotto questa cupola protettiva ha preso piede una trasformazione poco visibile ma con conseguenze molto importanti, più pericolosa dei missili: il sistema difensivo Iron dome (cupola di ferro) ha permesso agli israeliani di non avere più paura della guerra.
Una tecnologia progettata per salvare vite ha creato un senso d’immunità quasi totale, rendendo la catastrofe della guerra un disagio tollerabile, se non addirittura uno sterile prodotto di consumo, qualcosa che viene assorbito con indifferenza nella vita di tutti i giorni, a metà strada tra il notiziario della sera e una consegna a domicilio.
Quando la guerra non fa più paura, si riduce la motivazione dell’opinione pubblica a farla finire.
In questo clima la sicurezza tecnologica non accorcia i conflitti ma contribuisce a mantenerli come una condizione permanente. Nell’era dell’Iron dome Israele non si presenta più come una vivace società che sostiene anche un esercito; al contrario, si vanta di essere essenzialmente un’enorme base militare intorno alla quale è organizzata la vita civile.
In un raro momento di sincerità, durante un discorso fatto a settembre ai funzionari degli enti finanziari, il premier Benjamin Netanyahu ha descritto questa trasformazione avvertendo che Israele sarebbe andato incontro a un crescente isolamento internazionale e quindi avrebbe dovuto diventare una “super-Sparta” autosufficiente dal punto di vista economico. Quando le azioni della borsa di Tel Aviv sono crollate, ha sconfessato le sue parole definendole un “lapsus”. Ma è stata comunque una frase rivelatrice.
Netanyahu ha descritto l’ibrido politico e culturale in cui vivono gli israeliani: il dinamismo liberale e creativo di Atene fuso con la rigida disciplina e il militarismo di Sparta. Nella sua brutale versione del 2026, Atene progetta l’algoritmo e Sparta preme il grilletto.
- Arrow (freccia), entrato in funzione nel 2000,
- all’Iron dome (2011),
- fino a David’s sling (la fionda di Davide, attivo dal 2017):