Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
mercoledì, giugno 24, 2026
"INTERFERENZE": 7 podcast per esplorare la violenza di genere, attraverso le voci dei tuoi podcaster preferiti.
martedì, giugno 23, 2026
LIBRO: "Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine" di Nello Cristianini
È sul confine tra filosofia e scienza che si combatte una delle battaglie più importanti della nostra epoca: scoprire cosa vedono le macchine quando guardano il mondo.
Dopo il successo della trilogia in cui ha svelato come sono nate le macchine pensanti, Nello Cristianini ci conduce oggi dentro le prime enigmatiche mappe delle intelligenze artificiali.
Sono state coltivate. E oggi nessuno - nemmeno chi le ha create - sa davvero cosa accada al loro interno.
Mentre milioni di persone, ogni giorno, chiedono loro consiglio, una comunità di ricercatori è impegnata in una sfida urgente: decifrare i pensieri di una mente che nessuno ha scritto.
Esplorando i circuiti delle reti neurali, questi scienziati hanno trovato mappe geografiche, concetti astratti e regole scacchistiche mai insegnate.
Hanno scoperto persino un principio di astuzia e la strana sensazione di essere osservati.
Siamo di fronte a un territorio che si espande più in fretta della nostra capacità di mapparlo, affidiamo decisioni cruciali a intelligenze di cui sappiamo misurare il comportamento ma non spiegare i meccanismi.
Nello Cristianini ci guida in una scalata tra i livelli di astrazione delle IA per rispondere alla domanda che definirà il prossimo futuro: come si legge una mente che ha una forma diversa dalla nostra?
lunedì, giugno 22, 2026
"Il paradosso del solare cinese" di Adam Tooze
da L'Internazionale del 12 Giugno 2026 di Adam Tooze
L’energia pulita oggi è a portata di mano. Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche cinesi che li producono rallentano o restano ferme.
Eppure viviamo in un mondo con un’eccedenza di pannelli solari.
Dopo un aumento degli investimenti a partire dal 2020, in Cina le aziende hanno raggiunto una capacità produttiva impressionante: fino a 1.000 gigawatt di pannelli all’anno. Il mercato globale non è in grado di assorbire tutta questa offerta.
Più di quaranta imprese cinesi di pannelli solari sono fallite, sono state acquisite o sono state ritirate dalla quotazione in borsa. Un terzo dei dipendenti delle cinque principali aziende sopravvissute è stato licenziato. L’energia pulita, su una scala che all’epoca dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 sarebbe sembrata utopia, oggi è a portata di mano.
Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche rallentano o restano ferme.
Abbiamo una serie di argomenti ben collaudati per ridimensionare la portata di questa situazione tanto sorprendente.
È un problema di economia politica: l’enorme parco di centrali a carbone cinesi soffoca la domanda di energia solare ed eolica.
“È il capitalismo, no?”.
Già negli anni cinquanta dell’ottocento Karl Marx sosteneva che enormi guadagni di produttività sarebbero andati di pari passo con sprechi insensati. I “rapporti di produzione” – geo politica, sicurezza nazionale, protezionismo – ostacolano l’avanzata dell’economia verde. Chi l’avrebbe detto.
È colpa della Cina. Una ricerca dell’Ocse mostra che il solare è il settore più sovvenzionato al mondo.
Dopo che nel settembre 2020 il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il suo impegno per la decarbonizzazione, la sovrapproduzione e la competizione esasperata erano inevitabili. Nei settori delle materie prime, la corsa a conquistare quote di mercato attraverso l’espansione della capacità produttiva e le guerre dei prezzi è al tempo stesso distruttiva e normale. E quando Pechino ha cominciato a ridurre gli incentivi era inevitabile che ci fossero conseguenze.
Se la Cina non riesce ad assorbire la sua produzione in eccesso, figuriamoci il resto del mondo.
A questo punto probabilmente interverranno quelli degli “squilibri globali”: se Pechino avesse aumentato i consumi interni e le importazioni, il solare non soffrirebbe di una sovracapacità così marcata. Secondo questa lettura il modello di Pechino basato sugli investimenti e orientato alle esportazioni è il peggior nemico di se stesso.
In generale, sono tutte argomentazioni fondate. Se stessimo parlando di acciaio, sarei d’accordo. Ma da quando i pannelli solari sono una merce come un’altra? Sono un miracolo tecnologico. Ci permettono di diventare coltivatori dell’energia solare. Insieme alle batterie, che stanno a loro volta avvicinandosi a una situazione di eccesso di offerta, sono la chiave per un futuro sostenibile.
Se l’occidente avesse fatto una cosa simile, ci staremmo congratulando con noi stessi.
Come possiamo permettere che il settore dell’energia solare entri in recessione proprio mentre quello delle rinnovabili sta raggiungendo la sua velocità di fuga?
Non c’è motivo, però, di farsi prendere dal panico.
Il solare non è appena nato. Le aziende cinesi del settore, a differenza delle loro controparti europee una quindicina di anni fa, non rischiano di scomparire.
La domanda cinese di rinnovabili tornerà a crescere. Considerata l’occasione storica di avere energia pulita a basso costo, sta prendendo forma qualche politica lungimirante.
La più significativa è forse il programma Mission 300, con cui la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo sperano di fornire energia pulita a 300 milioni di persone in Africa.
A Shanghai, intanto, un consorzio che riunisce i principali operatori del settore del solare ha avviato un progetto per installare centinaia di gigawatt di energia nello spazio per alimentare data center orbitanti.
La rivoluzione delle tecnologie pulite trionferà.
Il 2026, però, sarà ricordato come l’anno in cui il mondo si è trovato con più pannelli solari di quanti ne servissero e ha reagito con una scrollata di spalle.
ADAM TOOZE - è uno storico britannico. Dirige l’European institute della Columbia university, negli Stati Uniti. In Italia ha pubblicato L’anno del rinoceronte grigio (Feltrinelli 2021).
Questo articolo è uscito sul Financial Times.
domenica, giugno 21, 2026
Concorso Letterario - Tema IL BORGHETTO
NON ci saranno vincitori e premiazioni.
saranno letti i contributi più interessanti od emozionanti e i disegni verranno esposti
sul Borghetto (il parco e il nucleo storico),
il LUOGO del CUORE FAI magico di Palazzolo Milanese.
I contributi dovranno essere inviati alla email di
Restare Umani: restareumani2011@gmail.com
LIBRO: "L'internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione" di Giuseppe De Marzo, prefazione di Tomaso Montanari
Da anni Giuseppe De Marzo si batte per la sostenibilità, l’ecologia e per un futuro migliore per il nostro pianeta e le persone che lo abitano.
perché continuano a crescere le disuguaglianze?
Cosa può fare la politica? È tardi per fermare il riscaldamento globale?
Quali sono le alternative praticabili e quali i futuri possibili?
Per De Marzo il punto di partenza fondamentale per ridare respiro e dignità alla Terra è quella che chiama “ecologia della relazione”, ovvero un approccio culturale che ci fa riconoscere la comunanza tra tutte le entità senzienti e non che abitano il pianeta.
Coltivare relazioni ci permette così di riconoscerci parte di una coscienza collettiva che agisce attraverso le connessioni e le interdipendenze della comunità della vita.
Ispirandosi a questo principio, De Marzo elabora proposte e suggerisce buone pratiche, ma soprattutto – pur osservando criticamente e lucidamente la drammatica situazione attuale – ci restituisce una ragionevole speranza nell’avvenire.
Postfazione di Vandana Shiva.
sabato, giugno 20, 2026
PCI: a 50 anni dalle elezioni "storiche" del 20 e 21 giugno 1976. Il sorpasso sfiorato sulla DC
di Maurizio Caprara
Le carte segrete della CIA: il vero pericolo è il crollo dell'economia italiana.
L'agenda di Ford e altri documenti non più segreti consultati da chi scrive queste righe non specificano se sia stato in volo in ufficio che il presidente lesse The President’s Daily brief, il rapporto quotidiano preparato dalla Cia, Central intelligence Agency. Di certo, in quelle pagine a lungo top secret il successore di Nixon trovò analisi accurate su ciò che sarebbe accaduto in estate nel nostro paese.
Sulla scrivania
del presidente
Era sulle
elezioni italiane il capitolo di apertura del rapporto per Ford datato 22
giugno 1976.
Si era votato
domenica 20 e lunedì 21. L'argomento veniva prima di informazioni su scontri in
Libano tra forze siriane e palestinesi. “I comunisti sono stati l'unico partito
ad avanzare significativamente sia al Senato che sia alla camera rispetto alle
precedenti votazioni del 1972”, riferiva sull'Italia la Cia al presidente.
“Mentre è
troppo presto per trarre conclusioni definitive, è probabile che sia difficile,
se non impossibile, isolare del tutto i comunisti del processo di governo
nazionale. Con la posizione largamente rafforzato in Parlamento, la loro
cooperazione sarà più che mai necessaria per far approvare e applicare ogni
progetto importante proposto da un governo nel quale non partecipino
direttamente”, prevedeva il rapporto.
Sull'Italia la
Cia aveva aggiornato Ford dal lunedì 21: “il governo post-elettorale erediterà
una situazione economica peggiorata da anni di negligenza”.
Tra i difetti
elencati, “un sistema fiscale ingombrante e inefficiente”, “inflazione media al
17% nel 1975”. Nelle analisi era
l'economia, più che legami del Pci con l'unione sovietica, a preoccupare: “con
i comunisti esclusi dalle cariche ministeriali chiave, gli uomini d'affari
stranieri e locali si sentirebbero rassicurati che saranno improbabili
nazionalizzazioni origine linee guida di pianificazione. Molti vedrebbero il
sostegno comunista dall'esterno del governo come un mezzo per rafforzare la
credibilità della coalizione. In queste circostanze, la fuga di capitali
probabilmente avrebbe vita breve”. Osservava la Cia che con una parziale
responsabilità per atti di governo i comunisti avrebbero potuto convincere i
sindacati ad accettare qualche tipo di limitazione volontaria dei salari”. Fughe
di capitali all'estero ve ne erano state. L'avanzata del Pci nelle
amministrative del giugno 1975 aveva indotto ipotizzare un sorpasso del simbolo
con falce martello e tricolore sullo scudo crociato della Democrazia Cristiana.
Imprenditori italiani e cancellerie europee lo temevano. Anche se il sorpasso
non vi fu, segnarono un cambiamento di fase storica le elezioni del giugno 1976.
La DC resse.
Dalla sede
comunista di botteghe oscure toccò il segretario Enrico Berlinguer smorzare le
aspettative dei militanti ma per la prima volta dalla rottura della coalizione
di unità nazionale, 1947, il partito comunista più grande dell'occidente venne
proiettato dagli scrutini nei paraggi di una maggioranza governativa. Altre
novità, a eleggere deputati, allora 630, avevano contribuito i diciottenni.
Affluenza alle urne superiore al 93%. Il Pci alla camera balzò dal 27,5% di 5
anni prima, al 34,37% dei voti: 12.614.650 elettori. Oltre tre milioni e mezzo
in più. Seggi: 228. Un aumento di 49.
Confermata
primo partito con il 38,71%, grazie a 14.209.519 voti, la Dc di seggi ne ebbe
262. Persi, solo quattro. Terza forza il Psi: 9,64%, deputati diminuiti da 61 a
57.
In calo
socialdemocratici, repubblicani, liberali.
Come conciliare
“conventio ad escludendum” e ampiezza dei consensi per le botteghe oscure, pur
sempre finanziate da Mosca malgrado i passi verso un'autonomia dal Cremlino?
Era stato un'intervista di Berlinguer al Corriere della Sera, il 15 giugno, a indirizzare un messaggio oltre l'oceano.” Voglio che l'Italia non esca dal patto Atlantico”, aveva affermato il segretario del pc. Risposta affidata alla trentacinquesima di 36 domande postegli da Giampaolo Pansa. Nell’alludere alla Cortina di ferro tra ovest e est, l'intervistato aveva aggiunto: “mi sento più sicuro stando di qua (…)”. Svolta di rilievo, sebbene con Berlinguer mai sfociata in un'uscita completa dalla tradizione comunista.
Il disegno
berlingueriano di un “compromesso storico” -alleanza tra pc, cattolici della dc
e socialisti- non è mai stato realizzato. Vero invece è che il 1976 avvio la”
solidarietà nazionale”, una convergenza durata fino al 1979 che il che il 16 marzo
1978, giorno del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, avrebbe
portato i comunisti a votare a favore del quarto governo guidato dal
democristiano Giulio Andreotti. L'intesa verso tempi di proteste sociali, crisi,
terrorismo. Produsse la riforma sanitaria, l'equo canone, la legge Basaglia per
chiudere i manicomi.
Presieduto
proprio da Andreotti, dai risultati del giugno 1976 sarebbe nato il 29 luglio
il governo “delle astensioni”, detto così perché il Parlamento il Pci non
avrebbe votato né sì né no sulla fiducia all'esecutivo. “Della non sfiducia”,
un'altra denominazione.
Inventore ne fu
Luigi Cappugi, collaboratore che il 6 agosto si annotò nel diario: “dal giugno
al 1947 i comunisti hanno votato sempre contro i governi, deve fare impressione
anche a loro dichiarare oggi l'astensione. Sono andato a pregare sulla tomba di
De Gasperi”. A Montecitorio, 258 i voti per la fiducia. Astensioni 303: di Pci,
Psi, Pri, Psdi, Pli, Indipendenti di sinistra. Contrari 44.
Monocolore con
ministri soltanto democristiani, il governo Andreotti tre. Numerose le novità
della stagione prive di precedenti. Per la prima volta in Italia, un ministero
a una donna: il lavoro a Tina Anselmi. Ingresso in Parlamento dei radicali, tra
i quali Marco Pannella e la ventottenne Emma Bonino.
Dal 5 luglio,
presidente della Camera o un comunista: Pietro Ingrao.
Il 16 luglio, primo
mandato da segretario del Psi a Bettino Craxi. Personalità, tutte, che
avrebbero lasciato segno in più di un'epoca
venerdì, giugno 19, 2026
"L’intelligenza artificiale appartiene a tutti" di Bernie Sanders
Il lavoro creativo di milioni di persone è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo. Quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne. L’IA si basa sulla conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità
Inoltre, c’è un timore molto concreto che quando l’IA diventerà più intelligente degli esseri umani a un certo punto potrà arrivare a funzionare in modo autonomo, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.
La domanda è: chi possiederà e controllerà quel futuro?
Chi ne trarrà beneficio e chi ne sarà danneggiato?
L’IA sarà usata per migliorare la vita delle famiglie di lavoratori e lavoratrici?
Arricchirà la nostra qualità della vita?
Ci aiuterà a eliminare la povertà, a prolungare l’aspettativa di vita e a risolvere la crisi climatica?
O il futuro dell’umanità sarà determinato dal gruppetto di miliardari che l’hanno promossa e sviluppata, senza praticamente nessun coinvolgimento democratico, e che diventeranno ancora più ricchi e potenti di oggi?
Questa è la scelta che abbiamo di fronte.
Diciamolo chiaramente: l’intelligenza artificiale non è stata creata dal nulla.
L’IA è stata costruita basandosi sulla nostra intelligenza collettiva: i libri, le canzoni, le opere d’arte, i giornali, i codici informatici, la ricerca scientifica, i video, le conversazioni, le immagini e le idee prodotte da noi, generazione dopo generazione.
E questa non è solo la mia opinione.
Secondo Altman, il capo della OpenAi, i modelli di IA sono stati addestrati con la nostra “esperienza e conoscenza collettiva” e “i saperi dell’umanità”. Nella maggior parte dei casi gli oligarchi della tecnologia hanno dato tutte queste conoscenze in pasto ai loro modelli di IA senza autorizzazione, senza citare le fonti e senza pagare niente.
In altre parole, il lavoro creativo di milioni di persone – scrittrici, artisti, musiciste, giornalisti, insegnanti, scienziate e comuni cittadini – è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo.
Dato che l’IA si fonda sul sapere collettivo dell’umanità, la ricchezza che genera deve andare a beneficio dell’umanità stessa. Non solo di Musk, Altman, Dario Amodei e degli altri imprenditori che con le loro aziende sono in una posizione tale da dominare il settore. Non solo a beneficio degli investitori della Silicon valley o di chi gestisce i fondi di Wall street, che indubbiamente considerano l’IA come la nuova macchina per l’estrazione di ricchezza.
È per questo motivo che presto presenterò l’American A.I. sovereign wealth fund act, una proposta di legge per l’istituzione di un fondo sovrano statunitense dedicato all’intelligenza artificiale.
Il fondo darebbe ai cittadini una quota di partecipazione azionaria diretta nelle più grandi aziende di IA del paese. In che modo? Creando un fondo sovrano attraverso una tassa straordinaria del 50 per cento non ai profitti della OpenAi, dell’Anthropic, della xAi e di altre aziende, ma a qualcosa di molto più importante: le loro quote azionarie.
Se fosse approvata, questa legge avrebbe due effetti cruciali.
Il futuro dell’IA e le trasformazioni della vita umana che questa porterà con sé non saranno più decisi da un manipolo di oligarchi delle big tech. Attraverso le sue azioni con diritto di voto e una rappresentanza paritaria nel consiglio di amministrazione di ciascuna azienda, il governo federale degli Stati Uniti avrebbe il potere di bloccare le decisioni dannose per i cittadini e promuovere politiche in loro favore.
In secondo luogo, questa legge garantirebbe che le migliaia di miliardi di dollari potenzialmente generati dall’IA siano utilizzati per migliorare le vite di tutti noi, e non semplicemente per arricchire ulteriormente le persone più facoltose del mondo. Se le grandi società di IA continueranno a crescere rapidamente come molti analisti si aspettano, allora anche il valore del fondo sovrano crescerà, e di pari passo aumenteranno i benefici per il popolo statunitense.
Non si tratta di un’idea originale: è già stata proposta da diversi studiosi, ed è stata appoggiata da alcune delle principali aziende di IA.
La OpenAi, per esempio, di recente ha proposto di creare un “fondo pubblico che renda ogni cittadino, compresi coloro che non hanno investimenti finanziari, compartecipe della crescita economica trainata dall’IA”.
Anche la Anthropic, l’azienda guidata da Amodei, ha avanzato una proposta simile per la creazione di un “fondo sovrano nazionale con partecipazioni nel settore IA”.
Elon Musk, che è a capo della xAi, ha scritto che “un sostanzioso reddito universale per mezzo di assegni emessi dal governo federale è il miglior modo per affrontare la disoccupazione causata dall’IA”.
In tutto il mondo esistono decine di fondi sovrani creati per garantire alle persone comuni di beneficiare della ricchezza nazionale.
Invece di far intascare tutti i profitti di questa risorsa nazionale a pochi petrolieri, la Norvegia ha deciso che questa ricchezza doveva essere usata per migliorare la vita di tutta la sua popolazione.
Questo concetto è già stato applicato proprio negli Stati Uniti.
Cinquant’anni fa l’Alaska ha creato un fondo sovrano con le entrate petrolifere dello stato e da decenni paga dividendi annuali direttamente ai suoi cittadini. Inoltre molti fondi pensione pubblici negli stati di tutto il paese già possiedono centinaia di miliardi di dollari in azioni di aziende statunitensi. Perfino il presidente Trump con un ordine esecutivo ha proposto di creare un fondo sovrano nazionale.
Per cominciare, i miliardi, se non migliaia di miliardi, di dollari generati da questo fondo garantirebbero pagamenti diretti al popolo statunitense. E man mano che il fondo genererà sempre più ricchezza, queste entrate sarebbero usate per garantire che ogni uomo, donna e bambino nel nostro paese abbia un livello di vita accettabile e dignitoso, anche dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dell’alloggio.
Naturalmente mi rendo conto che sarà complicato per il governo acquisire una quota importante di queste aziende, soprattutto di quelle per cui l’IA rappresenta solo una parte delle proprie attività.
Nelle prossime settimane annuncerò la proposta di legge rendendo pubblici più dettagli, anche sulle specifiche priorità di spesa e sui meccanismi di attuazione.
Ma il principio è semplice: quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne.
L’IA si basa su una risorsa pubblica molto più preziosa del petrolio: la conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità.
Il futuro dell’IA e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon valley.
Non devono essere imposti da miliardari che hanno l’unico obiettivo di massimizzare il loro potere e i loro profitti. A decidere devono essere le lavoratrici, i genitori, le insegnanti, gli artisti, le scienziate, le comunità e tutto il popolo statunitense. È il nostro futuro.
Dobbiamo essere noi a deciderlo
giovedì, giugno 18, 2026
10, 100, 1000 Piazze di DONNE per la PACE! Domenica 21 Giugno tutte a ROMA!
Nato dall'incontro tra donne di città e territori diversi, attraversate dalla stessa urgenza: sottrarsi alla normalizzazione della guerra, ormai parte del presente, e pensare la pace come necessità politica, da praticare dentro le forme concrete della vita collettiva.
CARTA-DELLIMPEGNO-PER-UN-MONDO-DISARMATO-26.1.2026.pdf
La Carta rifiuta la logica della
militarizzazione della società, dell'economia bellica, delle narrazioni che
normalizzano la guerra come destino inevitabile. Apre uno spazio condiviso in
cui la pace si afferma come pratica quotidiana e trasformativa, capace di
cambiare il nostro modo di pensare, di agire e di abitare il mondo.
La Carta ha preso forma attraverso Tessere la Pace - Custodire il Futuro, una pratica collettiva che ha portato nelle piazze il gesto del tessere, cucire e ricamare - legato all'esperienza storica delle donne, restituito alla sua forza simbolica e politica come lavoro di relazione, cura, riparazione e costruzione di legami.
Nella tessitura di un grande manufatto condiviso, la Carta non resta testo, ma diventa presenza visibile e impegno comune per il disarmo.
Anche le Donne di Paderno Dugnano hanno contribuito alle Tessere della Pace e parteciperanno alla manifestazione di Roma.
La Carta vuole essere anche un punto di riferimento per chi esercita responsabilità pubbliche e istituzionali.
In
particolare, interpella le donne presenti nei luoghi delle decisioni affinché
la loro presenza contribuisca a mettere in discussione linguaggi, priorità e
scelte modellate dalla logica della guerra.
facebook.com/people/10-1001000-Piazze-di-Donne-per-la-PACE/61577566614538/
mercoledì, giugno 17, 2026
Mostra Storico-Fotografica: "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti
di Giovanni Moretti
Si é appena conclusa la 2° Edizione della Festa del Parco Borghetto, dove è stata esposta la Mostra Storico-Fotografica per quel che riguarda la Mostra Storico-Fotografica "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti.
La mostra, che ha avuto il suo apice 20 anni fa con il ciclo " Il Gusto della Riscoperta", oggi è stata arricchita di ulteriori aggiornamenti e "scoperte" che l'hanno resa più ricca e significativa.
L' 11 Giugno 1989, l'autore Giovanni Moretti, in qualità di Presidente del Quartiere di Palazzolo, ebbe l'onore di inaugurare il Parco Borghetto, per la cui creazione dobbiamo ringraziare ancora oggi la forte Partecipazione Popolare verso il Quartiere e il supporto dei Partiti Storici della Sinistra Palazzolese.
Le immagini più significative scorrono il percorso di P.zza dell'Addolorata e Vicolo Borghetto da metà novecento in poi, che con l'acquisizione del Parco Guzzetti, ora Parco Borghetto, ha fuso indissolubilmente il centro Storico di Palazzolo.
Oggi, l'obiettivo dei Comitati è rivolto a nobilitare ancor più tutta l'area per ridare almeno un pò di vivibilità ambientale e viabilistica che, dopo restauri, variazioni, soluzioni discutibili, ridia " all'Addolorata" la vera identità di Piazza.
Oltre ad alcune interessanti foto del passato provenienti dalla mostra, sono riportati anche alcune dediche lasciate dai Cittadini durante la Festa del 14 giugno 2026, che ancora dimostrano il forte interesse, le emozioni e la partecipazione affettiva verso il Borghetto.
Se nei vostri cassetti avete ritrovato qualche foto del Borghetto saremo lieti di riceverle il forma digitale! Inviatele a restareumani2011@gmail.com