Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
venerdì, luglio 24, 2026
Parole O_Stili: lo scroll compulsivo del telefono
giovedì, luglio 23, 2026
LIBRO: "AAA Cercasi" di Sarah Zambello (Autrice) e Cristina Portolano (Illustratrice)
Annunci illustrati alla ricerca di madri e figlie perfette. «Cercasi madre che non si arrabbi mai» o «Cercasi figlia umile causa esaurimento di scorte di pazienza». Fino ad arrivare a «Cedesi mamma, la regalo a chi se la viene a prendere!».
Dalle prime pagine in cui le schermaglie di annunci indicano un conflitto aperto e il desiderio di sbarazzarsi l’una dell’altra, gli annunci man mano cambiano raccontando una cessazione delle ostilità e un desiderio di entrambe di avvicinarsi, fino ad arrivare a un accordo in cui si contemplano meno pretese e molti abbracci.
mercoledì, luglio 22, 2026
LIBRO: "Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica" di Carlo Bonini e Franco Gabrielli
La sicurezza è diventata il terreno su cui questa destra ha costruito egemonia politica. Un campo simbolico e materiale abbandonato troppo a lungo dalle forze progressiste, consegnato a una narrazione semplificata, muscolare, fondata sulla paura e sulla costruzione del nemico. Ma è davvero inevitabile che sicurezza significhi repressione, esclusione, riduzione dei diritti?
Attraversando i nodi più controversi del presente – migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza, cybersicurezza –, questo libro smonta il paradigma securitario dominante e ne mostra le contraddizioni: una macchina politica che promette sicurezza ma produce insicurezza, che moltiplica le norme senza risolvere i problemi, che divide la società mentre pretende di difenderla.
Contro la paura è insieme un’analisi e un manifesto. Un atto d’accusa verso le politiche delle destre di governo, ma anche verso le ambiguità di un campo progressista che ha rinunciato a elaborare una propria idea di sicurezza. Qui prende forma un’alternativa: una sicurezza democratica e relazionale, fondata sulla responsabilità pubblica, sulla trasparenza, sulla prevenzione e sulla capacità di tenere insieme le persone invece di contrapporle.
Perché la vera sfida non è scegliere tra sicurezza e libertà. È costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa.
martedì, luglio 21, 2026
Per sentirsi in vacanza non serve partire
da L'Internazionale del 10 Luglio 2026 di Emma Poesy, Le Monde, Francia
Che sia per ragioni economiche, ambientali o per riposarsi davvero, sempre più persone rinunciano ai grandi viaggi e riscoprono un rapporto più sereno con il tempo libero.
Fino a poco tempo fa Sylvie, 36 anni (che come le altre persone citate in questo articolo preferisce non rivelare il suo cognome), era abituata a viaggiare ogni volta che poteva prendere le ferie.
Poi una sera, davanti al computer, mentre stava per prenotare i biglietti del treno e gli alberghi per un soggiorno in Spagna, ha avuto un’illuminazione: “Mi sono chiesta perché stavo organizzando una vacanza anche se, in quel momento, non avevo voglia di partire”, racconta.
Sylvie, che è responsabile della comunicazione in una grande azienda parigina, conosceva già la risposta a quella domanda. “Nel mio ambiente sociale, piuttosto privilegiato, è quasi un obbligo: le ferie sono associate ai viaggi lontani, come se fosse indispensabile fuggire dal proprio quotidiano appena si ha un po’ di tempo libero”.
Eppure, in Francia solo il 60 per cento delle persone parte per una vacanza almeno una volta all’anno, secondo uno studio dell’Osservatorio delle disuguaglianze pubblicato nel giugno 2025.
Ma anche se i viaggi di piacere sono tutt’altro che la norma, hanno un ruolo enorme nell’immaginario collettivo, a sua volta alimentato dall’industria del turismo e dai social media, su cui ogni giorno circolano milioni di foto di paesaggi da cartolina.
È proprio questa rappresentazione che cercano di smontare tutti quelli che invece non partono, vuoi per ragioni economiche, per considerazioni ambientali o per ostilità nei confronti del turismo di massa (e a volte per tutte queste cose insieme).
Restando nel suo appartamento per tutta la durata delle ferie, Sylvie ha deciso di “ascoltarsi davvero”. “Invece di completare una prenotazione che non mi emozionava affatto, mi sono chiesta cosa mi sarebbe piaciuto fare qui a Bagnolet”, racconta riferendosi al comune nella periferia di Parigi in cui vive. Per dieci giorni si è concessa soprattutto il lusso di non fare nulla e di provare a “liberarsi dell’abitudine di ottimizzare costantemente il tempo”, cosa che associa ai suoi ritmi quotidiani.
Un turismo diverso
Sylvie ha passeggiato senza meta per le strade di Parigi, ha letto fino a notte fonda e ha frequentato per la prima volta quei corsi di ceramica di due ore e mezza che la incuriosivano da un po’ ma che non osava prenotare per paura di non avere abbastanza tempo.
Alla fine dei dieci giorni di ferie il bilancio era chiaro: “Per la prima volta sono uscita dall’abitudine di ‘fare’ senza mai fermarmi, per provare semplicemente a ‘essere’”, racconta entusiasta.
Secondo l’antropologa Aude Vidal il desiderio di dedicare più tempo a se stessi potrebbe essere legato anche ai cambiamenti del turismo. “Con la comparsa di Airbnb e il sovraffollamento delle mete turistiche, l’esperienza del viaggio è considerevolmente peggiorata”, sottolinea l’autrice di Dévorer le monde (Divorare il mondo).
“Molte città come Barcellona o Amsterdam hanno finito per somigliare a dei musei e questo rende il viaggio meno interessante o addirittura spiacevole se c’è troppa gente e i residenti diventano poco ospitali”, dice Vidal. “Queste esperienze possono provocare una certa delusione, oltre ad alimentare la crisi ecologica”.
Laura, 27 anni, da qualche mese ha rinunciato ai viaggi in Europa e ai lunghi fine settimana di vacanza. Residente a Grenoble, preferisce usare le ferie per dedicarsi a tutti quei piaceri che il suo lavoro di receptionist non le lascia il tempo di concedersi.
Durante le ferie diventa una turista nella sua città: “Mi piace scoprire nuove cose sul luogo in cui vivo. Anche attraverso gesti molto semplici: esplorare vicoli a cui non ho mai fatto caso, aprire il cancello di giardini che non conosco, entrare nei piccoli negozi in cui di solito non riesco a fermarmi”.
Di recente Laura ha scoperto l’enorme museo di Grenoble, dove ha passato quattro ore a osservare le opere esposte.
“Ho potuto soffermarmi su tutto quello che mi interessava, senza dovermi preoccupare del tempo”, racconta. “Può sembrare una cosa da poco, ma è molto diverso da quello che succede quando si è in viaggio e si sente il bisogno di sfruttare ogni secondo al massimo perché si è speso molto per arrivare fin lì”.
Arnaud, 33 anni, già da qualche anno preferisce dedicare un po’ di tempo a se stesso invece di partire per destinazioni lontane. Chef e residente a Nancy, ha sempre amato viaggiare, ma è anche consapevole che “partire non significa davvero riposare. Solo il viaggio, con tutti gli spostamenti, basta a farti perdere un giorno di vacanza, a volte anche di più”.
Arnaud non esclude in futuro di ripartire per una meta lontana – gli piacerebbe andare in Giappone o in Nuova Zelanda – ma oggi preferisce la serenità delle lunghe notti libere rispetto alle grandi partenze. “Quello che mi piace è guardare serie tv una dopo l’altra e uscire con gli amici senza preoccuparmi di arrivare al lavoro esausto il giorno dopo”, spiega.
Forma di privilegio
Marie, insegnante di yoga di 43 anni che vive a Metz, durante le ferie resta spesso in città con i suoi due figli, dedicandosi ai lavoretti in casa e a coltivare l’orto. Questa viaggiatrice quasi pentita preferisce ormai ai lunghi soggiorni le passeggiate e le escursioni in giornata, che le permettono di soddisfare la sua curiosità senza il carico mentale legato alla genitorialità.
“Partire con i figli comporta inevitabilmente un grande impegno logistico”, racconta. “Bisogna fare e disfare i bagagli, ma anche programmare le vacanze in modo che vadano bene per tutti. Tutto questo toglie serenità”.
Secondo il sociologo e autore Rodolphe Christin, che si è occupato molto di viaggi e turismo, imparare a restare a casa implica comunque un lavoro su se stessi: “Quando la nostra esistenza non è riempita dagli stimoli esterni, siamo portati a fare luce su ciò che ci motiva come individui”.
“In altre parole, per essere un po’ meno permeabili alle pressioni della pubblicità e delle norme sociali bisogna riuscire a ‘decondizionarsi’ e scoprire quello che ci appassiona davvero”, dice Christin, sottolineando però che lavorare su se stessi resta comunque “una forma di privilegio”
lunedì, luglio 20, 2026
LIBRO: "La città è di tutti. Ciò che ha valore non ha prezzo" di Elena Granata
domenica, luglio 19, 2026
LIBRO: "Essere nonni nell'era della scienza: Una guida per unire l'amore di ieri alla scienza di oggi" di Elena Acquadro
C'è un amore che non si insegna e non si dimentica. È quello con cui avete cresciuto i vostri figli.
Notti passate svegli, mani che conoscevano ogni gesto, la pazienza infinita di chi c'è sempre.
Quei figli oggi sono diventati grandi, e vi hanno fatto il dono più bello: un nipote da amare di nuovo, con la stessa dedizione di allora e tutta la dolcezza in più che solo i nonni sanno dare.
Questo libro nasce da lì, e mette accanto a quell'amore ciò che la ricerca ha scoperto negli ultimi trent'anni sui più piccoli.
Perché un neonato riposa più sicuro sulla schiena, perché un pianto accolto aiuta il bambino a calmarsi davvero, perché lo svezzamento di oggi segue strade nuove.
Ogni capitolo, dalla nanna alla febbre, poggia su fonti reali e verificabili, dalla Società Italiana di Pediatria alle principali istituzioni scientifiche internazionali. Centotrentadue studi citati, una bibliografia completa a fine volume.
Niente sentito dire, solo conoscenza documentata, raccontata con parole semplici e con calore.
Perché la scienza, qui, non serve a correggere nessuno. Serve a dare ancora più forza a ciò che sapete già fare meglio di chiunque: amare quel bambino.
E di una cosa siamo certi. Non potrebbe essere in mani migliori delle vostre.
Scritto da Elena Acquadro, dottoressa in Psicologia, specializzata nella comunicazione della salute.
sabato, luglio 18, 2026
La «flat tax» per super ricchi stranieri è un successo: ma quanto pesa sulle città?
Il Fisco potrebbe arrivare a incassare fino a 1,7 miliardi di euro dalle imposte dirette versate dai grandi patrimoni trasferitisi in Italia. È lo scenario stimato da uno studio di Assonime, che colloca questo possibile risultato entro il 2040. L’analisi sottolinea come le variabili in gioco siano numerose. Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2040, le compravendite immobiliari riconducibili a questi contribuenti sarebbero pari a circa 16,8 miliardi di euro, con un possibile gettito fiscale associato fino a 1,38 miliardi. Secondo lo studio, la presenza di questi soggetti può generare effetti economici più ampi, tra cui assunzioni di personale, investimenti nel mattone, interventi di ristrutturazione, consumi, apertura di società e stabili organizzazioni in Italia (con relativa tassazione nel Paese), oltre a una domanda costante di servizi professionali qualificati e iniziative di filantropia culturale.
Come funziona questo regime
Il regime agevolato oggi prevede un’imposta sostitutiva sui redditi esteri pari a 300mila euro annui per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia (importo aumentato dal 1° gennaio; in precedenza era di 200mila euro per i nuovi ingressi dal 10 agosto 2024 e di 100mila per quelli antecedenti). Per i familiari inclusi nel regime, il contributo è pari a 50mila euro, ridotto a 25mila per i trasferimenti precedenti al 2026. La flat tax continua, dunque, a registrare un crescente successo, ma alimenta allo stesso tempo anche interrogativi su equità fiscale, trasparenza e compatibilità con i principi costituzionali. Il meccanismo consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni all’estero di pagare un’imposta forfettaria sui redditi prodotti fuori dal Paese, sostituendo integralmente l’Irpef ordinaria. Un regime che, di fatto, esclude la tassazione progressiva e non richiede la trasparenza dettagliata dei redditi esteri.
Quanti sono i beneficiari
Nel 2024 i beneficiari sono saliti a 1.923, tra titolari e familiari, contribuendo al gettito con circa 153 milioni di euro. Tuttavia, non è possibile stabilire quanto lo Stato avrebbe incassato applicando il sistema fiscale ordinario, né misurare con precisione il reale vantaggio fiscale concesso ai contribuenti coinvolti. Proprio su questo punto si concentra la Corte dei conti, che solleva criticità rilevanti: il regime «per i super ricchi stranieri» rischia di generare «gravi disparità di trattamento» e potrebbe non essere coerente con il principio costituzionale della contribuzione in base alla capacità contributiva. I magistrati contabili parlano esplicitamente della necessità di verificarne la «effettiva razionalità».
Il rischio di mancati investimenti
Un elemento critico riguarda l’assenza di valutazioni ex post: non esistono analisi sistematiche che dimostrino se la misura abbia realmente attratto investimenti produttivi, come previsto nelle intenzioni originarie. In altre parole, non è chiaro se il beneficio fiscale si traduca in un ritorno economico proporzionato per il Paese. Il regime appare invece sempre più come uno strumento di competizione fiscale internazionale, che attrae soggetti con redditi globali elevati, spesso per ragioni lavorative o personali. Una dinamica che, secondo la Corte, non coincide necessariamente con l’arrivo di nuovi investimenti strutturali nell’economia reale.
I redditi dichiarati da lavoro dipendente
I dati mostrano che meno della metà dei beneficiari produce redditi in Italia e che la maggioranza dei redditi dichiarati deriva da lavoro dipendente. Ciò rafforza l’ipotesi che il sistema attragga soprattutto professionisti e figure altamente mobili, più che investitori di lungo periodo. Il confronto con altri regimi fiscali agevolati – come quello per i lavoratori impatriati o per docenti e ricercatori – evidenzia una forte asimmetria: mentre questi prevedono condizioni più vincolanti e controlli più stringenti, la flat tax per i neo-residenti risulta molto più favorevole e meno condizionata da obblighi di investimento o creazione di valore interno.
L’impossibilità di stimare il gettito mancato
Il tema centrale diventa quindi quello dell’equità: a parità di capacità economica globale, due contribuenti possono essere trattati in modo profondamente diverso in base alla residenza fiscale, con un vantaggio significativo per chi rientra nel regime agevolato. Sul piano delle entrate, il sistema garantisce oggi flussi crescenti – circa 469 milioni tra il 2020 e il 2024 – ma resta incerta la valutazione complessiva del suo impatto netto. Non solo per l’impossibilità di stimare il gettito «mancato», ma anche per la difficoltà di contabilizzare eventuali benefici indiretti.
La concorrenza fiscale tra Paesi europei
C’è poi il problema della concorrenza fiscale tra paesi europei. La Ue è nata con l’obiettivo di avere un grande mercato comune con regole uguali in tutti i paesi. «Queste iniziative invece spingono gli altri Paesi alla corsa al ribasso adottando misure simili. Oggi l’Italia beneficia di scelte che vanno in direzione opposta prese dal Regno Unito - dice Massimo Baldini, professore di Politica Economica nell'Università di Modena e Reggio Emilia - che ha aumentato le imposte sui non residenti».
venerdì, luglio 17, 2026
LIBRO: "In parole povere: I dialetti italiani tra memoria e futuro" di Franco Brevini
I dialetti, insomma, sono voci che vengono da lontano, ma che si ostinano a guardare al domani.
giovedì, luglio 16, 2026
Perché i femminicidi sono in crescita? di Dacia Maraini
mercoledì, luglio 15, 2026
LIBRO: "Anche i figli hanno dei doveri. Per un'educazione all'impegno e alla gratitudine" di Osvaldo Poli
Un saggio brillante, ironico e controcorrente, che propone una nuova via per l'educazione dei figli. Osvaldo Poli non offre ricette magiche, ma restituisce ai genitori la «legittima autorevolezza» di chi sa che un'educazione ferma non è un atto di potere, ma la forma più alta di cura.