Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
sabato, gennaio 31, 2026
La bolla dell'Intelligenza Artificiale e quattro possibili scenari
venerdì, gennaio 30, 2026
Il Nobel per la PACE ai bambini di GAZA: firma la petizione
Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza nasce dall'idea dell'associazione "L'isola che non c'è", ed ha presentato la raccolta firme alla Camera dei Deputati nel luglio 2025.
Vogliono farci credere che il vero leader è quello che esercita la legge del più forte. Noi pensiamo, all’opposto, che l’unica vera forza politica sia la pace.
I volti dei bambini di Gaza sono
i volti dei nostri figli e dei nostri nipoti e mettere al centro il Nobel per
la pace per quei bambini, significa mettere al centro i bambini di tutto il
mondo, che sono le prime vittime della guerra.
I bambini di Gaza meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace. Hanno subito le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, hanno sentito e visto l'orrore della violenza, hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, e perché hanno perduto gli anni belli dell'infanzia che consentono un sereno sviluppo della personalità.
Anche il Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione ha aderito all'iniziativa, attivando su Change.org la raccolta di firme con queste motivazioni:
Non come gesto politico, ma come atto morale.
I bambini di Gaza non hanno eserciti, non prendono decisioni, non scelgono le guerre. Eppure ne pagano il prezzo più alto. Vivono sotto le bombe, nella paura costante, privati del diritto fondamentale all’infanzia: giocare, studiare, crescere, sognare.
Essi rappresentano oggi uno dei simboli più dolorosi della disumanizzazione dell’essere umano. Quando il mondo si abitua alla sofferenza dei bambini, quando la loro morte diventa un numero o una notizia di passaggio, qualcosa di profondamente umano si spezza.
Assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza significherebbe:
Chiediamo al Comitato Nobel di compiere un gesto storico, capace di scuotere le coscienze del mondo intero e di restituire centralità alla dignità umana.
Firma questa petizione per dare voce a chi non può difendersi.
Petizione per il conferimento del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza - Italia · Change.org
LIBRO: "La democrazia di Dio: La religione americana nell'era dell'impero e del terrore" di Emilio Gentile
Commenti:
Alessandro Casellato
La democrazia di Dio è un'indagine documentatissima in cui Emilio Gentile esercita le armi ben affilate di politologo e storico.
Antonio Calabrò
Non esiste, in nessuna lingua, libro migliore per capire il ruolo della religione nella politica americana. Una vera impresa!
Mark Silk, Trinity College, Hartford (CT)
giovedì, gennaio 29, 2026
LIBRO: "Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA" di Yuval Noah Harari
mercoledì, gennaio 28, 2026
LIBRO: "Il coraggio di essere timidi" di Massimo Ammaniti
- tra fattori genetici, esperienze infantili e dinamiche familiari;
- le diverse manifestazioni dell’ansia e della paura e il loro impatto sulla vita quotidiana;
- le difficoltà relazionali e sociali che incontrano i timidi, soprattutto in adolescenza, e le strategie per sviluppare l’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e la capacità di gestire le proprie emozioni;
- il ruolo dei genitori e degli educatori nel sostenere i bambini e i ragazzi timidi.
martedì, gennaio 27, 2026
GIORNATA della MEMORIA: “Il pane e il cucchiaio. La storia detta due volte di Giuseppe Di Porto” di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia
Giuseppe Di Porto nasce a Roma nel 1923. Preso nel rastrellamento degli ebrei a Genova, dove si era trasferito dopo le leggi razziali, è deportato ad Auschwitz, destinato al campo di Monowitz-Buna (lo stesso di Primo Levi).
Dopo due anni, si salva durante la «marcia della morte» scappando verso il fronte.
Entrato in contatto con l'Armata rossa, rientra in Italia nel 1945.
La sua vita nel campo non è molto diversa da quella terribile degli altri deportati.
Nel suo racconto, tuttavia, ci sono episodi carichi di significato, che hanno a che fare col pane, come cibo e come simbolo, e con un cucchiaio, utensile che nel campo assume un valore straordinario.
Il pane torna di continuo nella sua storia: segno di quanto la fame fosse costante, capace di uccidere le persone nel corpo e nell'animo, tirandone fuori gli istinti più animaleschi.
Lui la chiama «demoralizzazione»: una disumanizzazione che coinvolge le vittime, ma anche gli aguzzini. Una fame che induce a commettere azioni indicibili e a provare indicibili sentimenti di rabbia e negazione verso un Dio che non può esistere. A meno di un miracolo.
Questo è il contesto del «fatto del cucchiaio» che costituisce la svolta cruciale della sua vita, ma che Giuseppe non racconterà subito, neppure nell'importante intervista rilasciata per la Usc Shoah Foundation. Vi darà voce solo in un'occasione, in dialogo con Alessandro Portelli.
Una storia detta due volte non è mai detta allo stesso modo.
E l'aneddoto, calato in un quadro narrativo più ampio, arriva a illuminare un'intera esistenza.
Il lavoro di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia porta alla luce una vicenda simbolica di perdita e ritrovamento della propria umanità, e al tempo stesso costituisce una riflessione su metodo e pratica della storia orale, sulla differenza fra «testimonianza» e «racconto» e sul processo della memoria.
Raccontare e ascoltare la storia di questo ebreo,
di quest'uomo semplice e insieme complesso, orgoglioso e insieme umile, è un
modo per rivendicare in questo tempo di morte la dignità di una semplice
umanità in cerca di pace e di uguaglianza per tutti.
Come smettere di rimuginare
da L'Internazionale del 22 Gennaio 2026 di Eva Mell, Neue Zürcher Zeitung, Svizzera
Riconoscere i propri pensieri ossessivi e capire in quali casi sono un problema può aiutarci a contenerli.
In tedesco è widerkäuen, rimasticare. Nulla di più appropriato.
Riflettere sulle cose che si possono migliorare è normale e positivo, ci fa progredire come persone.
I pensieri si presentano all’improvviso e restano con noi anche quando vorremmo che sparissero.
In chi ne soffre già, può aggravare la situazione.
Alcuni ricercatori stanno cercando d’identificare il rimuginio mentale in maniera oggettiva, osservando le variazioni della frequenza cardiaca e di altri valori.
È stato anche scoperto che alcune varianti genetiche possono contribuire a sviluppare questa tendenza. Grazie alle scansioni cerebrali, hanno inoltre individuato quali aree del cervello risultano particolarmente attive nel caso di pensieri negativi e ripetitivi.
Edward Watkins, professore di psicologia all’università di Exeter, nel Regno Unito, si è specializzato nel pensiero ossessivo e ha messo a punto una guida su come affrontarlo.
Quanto spesso rimugini? Quasi ogni giorno, una volta alla settimana o una volta al mese?
Queste domande possono servire a fare una prima valutazione della propria salute mentale.
Per interrompere le catene di pensieri lo psicologo suggerisce di praticare sport o fare esercizi di consapevolezza come la meditazione.
Secondo le ricerche si tratta anche di una strategia di evitamento. Finché continuiamo a rifletterci sopra, non dobbiamo davvero cimentarci con qualcosa.
Chi non combina niente resta prigioniero dei pensieri, che con il tempo diventano sempre più astratti: perché non ho mai successo? Perché sono così inutile?
Sono domande slegate dai problemi reali, che possono creare delle spirali, soprattutto nelle persone che tendono alla depressione. “Parlate con voi stessi come fareste con un amico”, consiglia Thomas Ehring. “Potete autoincoraggiarvi dicendovi che avete già superato prove difficili in passato, e potete farcela anche adesso”.
Così si mette in pratica l’empatia verso di sé.
Notti in bianco
Un tipico luogo in cui si rimugina è il letto.
Ehring consiglia di cercare nuovi rituali per cedere meno spesso a questa tendenza, tra cui esercizi di meditazione o ascoltare musica prima di addormentarsi.
Quali segnali fisici ho riscontrato prima di cominciare a farlo?
Alcune persone sono preda di pensieri ossessivi solo in determinati momenti, per esempio quando il lavoro si fa particolarmente stressante.
lunedì, gennaio 26, 2026
LIBRO: "La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari" di Alessandro Arduino
domenica, gennaio 25, 2026
Inaugurata la mostra RISSO: "CUBA e il manifesto rivoluzionario". Resterà aperta dal 23 al 29 Gennaio dalle 10.00 alle 12.00 a Paderno Dugnano
L’inaugurazione della Mostra RISSO
"CUBA e il manifesto rivoluzionario"
avvenuta Giovedì 22 Gennaio, è iniziata con gli interventi di Sergio Risso, l’Assessore Marco Coloretti e Pierfranco Arrigoni, rappresentante dell’Associazione Italia-Cuba (italiacuba.it).
La mostra resterà aperta dal 23 al 29 Gennaio dalle ore 10.00 alle 12.00 in Via G. Rotondi, 44 /Via 25 Aprile, 19 (interrato)
Come sempre è stata l’occasione per numerosi cittadini per ricordare avvenimenti e coinvolgimenti passati, ma anche per discutere di fenomeni e problemi che continuano a risultare di scottante attualità. Dopo gli ultimi avvenimenti in Venezuela sembra che la lunga mano degli USA intenda ricadere di nuovo su Cuba...
Sergio Risso ha allestito la mostra
sul “Manifesto Rivoluzionario Cubano” con ricchezza espositiva
considerevole, sia per numero e per varietà di pezzi: 109 poster, 71 xilografie
e serigrafie e una fotografia originale in bianco e nero del CHE.
L'esposizione si apre con due manifesti
che propongono il Leader Maximo - Fidel Castro e che presentano alcune
caratteristiche fondamentali in cui il volto di Fidel, viene rielaborato
graficamente da una fotografia, o attraverso la raffigurazione popolare ingenua
dello stesso resa con colori primari, brillanti e dal forte contrasto. Sebbene
diverse, le due tecniche sono entrambe efficaci dal punto di vista comunicativo
ed estetico.
Il percorso prosegue con un primo
gruppo di manifesti dell’OSPAAAL (Organizzazione di Solidarietà con i Popoli
dell'Africa, Asia, America Latina) che pubblicava la rivista TRIcontinental (tiratura
50.000 copie La Rivista
Tricontinental) con all'interno di ogni numero un manifesto con la
rielaborazione grafica di un leader antimperialista o della condizione umana
dei movimenti di liberazione accompagnate da messaggi in francese, inglese,
spagnolo e poi anche arabo. Alcuni esempi:
- Il profilo del volto di Lumumba che coincide con i confini del Congo,
- la capigliatura del guerriero angolano corrispondente a un nastro di proiettili,
- il filo spinato dell'apartheid sudafricano,
- il cavallo di Troia dell'imperialismo statunitense,
- le fauci spalancate della pantera del Black Power,
- il povero sudamericano crocifisso al dollaro del debito estero.
La mostra prosegue poi con i
manifesti riguardanti il Partito Comunista Cubano (PCC) e le sue organizzazioni,
i personaggi popolari della storia e della rivoluzione e gli anniversari più
importanti:
- Moncada (l’assalto alla caserma che ha dato inizio alla Rivoluzione Cubana),
- Baia Giron (o Baia dei Porci, nota per fallito tentativo di invasione americana per rovesciare il governo rivoluzionario di Fidel Castro),
- Primo Maggio, ingresso all'Avana, produzione agricola e industriale, temi sociali.
Sono posti in bella evidenza una
serie di 11 serigrafie a sostegno del Vietnam (unica copia presente in Italia),
con uno splendido gioco di colori (almeno 7) e figure che rivendicano il
diritto a una dimensione umana e pacifica dell'esistenza di un popolo aggredito
dagli USA.
Al di sopra delle serigrafie sono
collocate 11 xilografie (ottenute da incisioni su tavolette di legno) che, con
pesanti tratti in nero su bianco, evidenziano in modo drammatico i tentativi di
un popolo di uscire dalla schiavitù coloniale. (Messe a disposizione da Loris
Brioschi)
Ovviamente non può mancare, da
protagonista con Fidel Castro, il personaggio che, a prezzo della sua tragica
morte in Bolivia, ha fatto della rivoluzione cubana il paradigma della lotta di
liberazione di tutti i popoli dell'imperialismo.
La figura del guerrigliero eroico
Che Guevara si può vedere rielaborata in ben 8 varianti e ripresa inoltre in una curiosa fotografia in
cui appare in un informale gruppo di persone all’interno di un negozio, forse
una farmacia.
La mostra si conclude con la denuncia della repressione
in Cile, con l'invito al turismo cubano, con la specificità culturale e
l'originale pubblicità cinematografica.
Su quest'ultimo tema la grafica è
particolare, mostrando un rifiuto della tipica cartellonistica occidentale
caratterizzata da fotogrammi o disegni realistici, in favore di opere con illustrazioni
dagli aspetti molto creativi.
Se il piccolo Stato di Cuba è
oggi alla deriva, schiacciata dalle sanzioni del gigante USA, se non è più la
sua spina nel fianco, se non causa più timori di una guerra atomica, se non
allarma più l'imperialismo sostenendo tutte le lotte di liberazione nazionale
(con la speranza che riesca a resistere ancora dopo i fatti in Venezuela), grazie
al cartellone pubblicitario come mezzo di informazione di massa sviluppato ai
massimi livelli di originalità e creatività, abbiamo la testimonianza della sua
rivoluzione.
Se nei paesi occidentali il
cartellone pubblicitario è nato per persuadere il consumatore, nella
Rivoluzione Cubana è stato invece utilizzato per informare, costruire rapporti
umani, educare alla socialità e al gusto estetico, istruire e dare una dignità
storica ad una popolazione semianalfabeta.
Nel manifesto cubano vengono rielaborati tutti gli stili dell'arte figurativa del Novecento, da parte di artisti che sovente rinunciavano a firmare le proprie opere per segnalare la vicinanza al popolo.
Testo di Giuseppe Paolin