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Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
mercoledรฌ, settembre 30, 2026
Anche a Paderno le scuole popolari per contrastare la dispersione scolastica con l'Associazione NonUnoDiMeno. Corsi gratuiti
"La crescita economica che rispetta il pianeta" di Thomas Piketty
ร possibile che in tutto il mondo un giorno si raggiunga un reddito pro capite nazionale attorno ai cinquemila euro mensili per abitante, un livello vicino a quello che si osserva oggi nei paesi piรน ricchi, preservando al tempo stesso un pianeta abitabile?
Dopo la pubblicazione a giugno del Global justice report del World inequality lab (Laboratorio sulle disuguaglianze mondiali), i termini del dibattito sono diventati piรน chiari.
MOSTRA: "1946 il voto alle donne. La storia di un lungo percorso" a cura di Fondazione Anna Kuliscioff e Unione Femminile - Inaugurazione 01/10 ore 17.30 - Corso di Porta Nuova, 32 MILANO
Evento diffuso a Milano. Dal 1 Ottobre al 15 Novembre 2026
Il primo voto delle donne italiane avvenne nel 1946, dopo la guerra e il fascismo, ma la battaglia per i diritti e l’emancipazione femminile in Italia ha alle spalle una avvincente e lunga storia: dalle appassionate patriote del Risorgimento alle battagliere suffragiste (chiamate per scherno suffragette) di fine Ottocento che rompono gli atavici vincoli della cultura patriarcale del tempo, dalla mobilitazione nella prima e nella seconda guerra mondiale alla Resistenza e al referendum tra monarchia e repubblica.
Il decisivo passo verso il suffragio femminile si compie in Italia il 1 febbraio del 1945, quando il Consiglio dei Ministri estende il diritto di voto alle donne; il 10 marzo del 1946 un altro decreto legislativo riconosce alle donne l’eleggibilitร . Operaie, contadine, impiegate ed anche suore sono pronte ad esprimere, per la prima volta, il loro voto.
Nei mesi di marzo e aprile del 1946, il primo appuntamento con le urne sono le elezioni amministrative in alcuni comuni. Un discreto numero di donne saranno elette nei Consigli Comunali e sei di loro ricopriranno la carica di Sindaco. A Milano sono quattro le consigliere elette: due di loro saranno nominate Assessore nella Giunta Comunale di Antonio Greppi e nel giugno del 1946 organizzeranno il primo convegno sul ruolo delle donne nei Consigli Comunali.
Il 2 giugno del 1946 l’elettorato femminile si presenta numerosissimo al voto per il Referendum istituzionale, che chiedeva al popolo italiano di scegliere per l’Italia tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente: votarono circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini. All’Assemblea Costituente gli eletti furono 556, tra i quali 21 donne: le “Madri Costituenti”.
Gli 80 anni del voto alle donne e della nascita della Repubblica italiana possono essere un’occasione importante per un’analisi delle contraddizioni ancora esistenti, dei problemi non risolti, delle conquiste, che non sono mai definitive, di che cosa c’รจ ancora da fare.
C’รจ ancora un lungo percorso da compiere e molto su cui intervenire: la preoccupante continua disparitร nel mondo del lavoro e nelle retribuzioni, la condivisione delle responsabilitร nel gestire il lavoro di cura nella famiglia, la continua esistenza di pregiudizi e stereotipi che alimentano la discriminazione di genere e anche comportamenti violenti.
Un evento che vuole essere un momento di riflessione, soprattutto per le giovani generazioni: quale la storia, quali gli sviluppi e oggi gli aspetti che contraddistinguono un diritto, che รจ alla base della democrazia nel nostro Paese, e che oggi vede troppo spesso una grave disaffezione.
La componente femminile e quella giovanile rivestono grande importanza nel forte astensionismo registrato negli ultimi anni nelle elezioni politiche, europee e locali, mentre รจ sempre stata massiccia la loro partecipazione ai Referendum costituzionali e abrogativi. Perchรฉ? Donne e giovani non hanno fiducia nella “politica” e conseguentemente nei partiti politici? Non si sentono rappresentati?
Filo conduttore dell’evento diffuso saranno le installazioni, poste in piรน sedi culturali e Universitarie di Milano, che ripercorrono in modo figurativo la storia del lungo percorso del voto alle donne: si tratta di una serie di sagome, realizzate da Chiara Corio, con la raffigurazione di immagini simboliche di donne a fianco di urne appositamente ricostruite, in cui si invitano visitatrici e visitatori ad esprimere il loro parere, in forma assolutamente anonima, sul valore del diritto al voto e sul perchรฉ tale diritto sia spesso cosรฌ poco esercitato.
Inaugurazione della nuova Mostra della COLLEZIONE RISSO: “INTERNAZIONALISMO” - Giovedรฌ 8 Ottobre 2026 ore 18.00
INTERNAZIONALISMO
Giovedรฌ 8 Ottobre ore 18.00
presso l'esposizione di via G. Rotondi44/ Via 25 Aprile, 19 (interno) - Paderno Dugnano.
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In occasione della FERA de DUGNAN
la mostra resterร aperta anche dal 9 al 15 Ottobre 2026
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
martedรฌ, settembre 29, 2026
SANITA': Cosa รจ cambiato dal 15 Settembre 2026 per la prenotazione delle visite mediche - Info sullo SPORTELLO SALUTE di SPI-CGIL
In Lombardia dal 15 settembre ci sarร meno tempo per prenotare visite ed esami: cosa cambia e a cosa fare attenzione:
Per cercare di garantire le urgenze e migliorare la gestione delle liste di attesa, da martedรฌ 15 settembre 2026, si riduce il tempo a disposizione del paziente per prenotare le visite con prioritร U (Urgente) e B (Breve)
Le prenotazioni
Le prestazioni di specialistica ambulatoriale; visite, esami e quanto altro, sono classificate a seconda della loro urgenza.
- La classe di prioritร U (Urgente) include le prestazioni da erogare nel piรน breve tempo possibile e, comunque, entro le 72 ore successive alla presentazione dell’impegnativa.
- La classe con prioritร B (Breve), da erogare entro 10 giorni,
- La classe con prioritร D (Differibile), da erogare entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per le prestazioni strumentali e
- La classe con prioritร P (Programmabile), da erogare entro 120 giorni.
E fino a qui non cambia nulla
Quello che cambia รจ la validitร delle ricette che prescrivono visite ed esami.
Fino al 15 settembre 2026, tutte le ricette, indipendentemente dalla classe di prioritร avevano una scadenza pari a 180 giorni.
Questo vuol dire che c’erano 6 mesi per effettuare la prenotazione, un lungo termine che รจ stato individuato come motivo di ingolfamento nello sviluppo delle liste d’attesa (!!!!)
Ora si cambia: dal 15 settembre le ricette emesse con
- prioritร U avranno una validitร di 10 giorni dalla data di prescrizione
- prioritร B avranno una validitร di 30 giorni dalla data di prescrizione.
Per tutte le altre classi di prioritร (D - Differibile e P - Programmabile) la durata di validitร delle ricette SSR rimane pari a 180 giorni dalla data di prescrizione.
Se il cittadino non prenota entro il limite previsto dalle ricette, la ricetta non sarร piรน utilizzabile.
C’รจ anche, nell’istanza del Codacons, un richiamo ai gestori del sistema delle prenotazioni e a chi regge il timone della sanitร lombarda. “Qualora non sia possibile individuare una disponibilitร compatibile con la classe di prioritร della prescrizione – scrivono dal Codacons – devono essere attivati i percorsi previsti dal sistema sanitario per garantire l'erogazione della prestazione nei tempi stabiliti”. Per il Codacons รจ “inaccettabile” che un cittadino, di fronte alla risposta “non ci sono posti”, ritenga di avere come unica alternativa quella di pagare una visita privata.
Il consiglio รจ anche conservare la documentazione relativa alla richiesta di prenotazione, soprattutto quando non viene trovata disponibilitร nei tempi indicati.
LIBRO: "Il Novecento. Sulle spalle dei giganti. Il Secolo in dieci vite" di Enrico Deaglio
lunedรฌ, settembre 28, 2026
Il paradosso generazionale: a 30 anni si comincia giร a pensare alla vecchiaia, ma a 70 ci si sente ancora giovani
Un 13% degli intervistati anticipa ulteriormente questa consapevolezza, collocandola prima dei 25 anni. Complessivamente, il 51% degli intervistati afferma di pensare all’invecchiamento almeno qualche volta. Non si tratta perรฒ soltanto di una questione legata al corpo o al passare del tempo. Secondo la ricerca, a pesare sono anche le aspettative sociali associate alle diverse fasi della vita.
Percorsi professionali meno lineari, maggiore difficoltร nel raggiungere l'autonomia economica e percorsi familiari meno prevedibili possono alimentare la sensazione di essere in ritardo rispetto alle tappe considerate tradizionalmente normali. A questo si aggiunge il confronto con modelli di successo e realizzazione personale diffusi attraverso i social.
Il quadro รจ ben diverso quando si passa dalla consapevolezza dell'invecchiamento alla percezione della propria etร .
Il 49% degli italiani dichiara infatti di sentirsi piรน giovane rispetto agli anni indicati dalla carta d'identitร . Una sensazione aumenta proprio con l'etร .
La consapevolezza dell'etร che avanza non produce automaticamente un sentimento negativo:
tra i «Mindful», il 41% considera l'invecchiamento una parte naturale della vita, mentre solo il 19% ammette di averne paura. Il timore รจ particolarmente presente tra i 25-34enni, proprio la fascia nella quale piรน spesso emerge la prima riflessione sul tema.
Per altri, invece, prendere coscienza del passare del tempo diventa uno stimolo a cambiare prioritร : il 15% sente l'esigenza di gestire meglio tempo ed energie e il 13% dichiara di voler dedicare maggiore attenzione alla cura di sรฉ. Per il 51% degli intervistati vivere meglio e piรน a lungo significa infatti occuparsi quotidianamente del proprio benessere, attraverso relazioni, qualitร del sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso della vita.
Il cambiamento nella percezione del tempo e dell'etร si riflette anche sul rapporto con le marche.
Il 31% degli italiani dichiara di sentirsi piรน vicino ai brand capaci di evolvere insieme ai bisogni delle diverse fasi della vita. Il 29% apprezza invece quelli in sintonia con il presente, mentre il 22% premia chi innova senza rendere la vita piรน complicata. La richiesta principale รจ quindi quella di prodotti utili, semplici e adatti alla vita reale, indicata dal 27% del campione.
Una prospettiva che mette in discussione l'idea di utilizzare l'etร anagrafica come principale criterio per descrivere consumatori e generazioni.
domenica, settembre 27, 2026
ReggioParmaFestival 2026: arti in movimento
Reggio Parma Festival 2026 | Il Giornale della Musica
Il Reggio Parma Festival presenta un cartellone 2026 che conferma la vocazione della rassegna a mettere in dialogo musica contemporanea, teatro, opera e nuova drammaturgia. Quattro nuovi appuntamenti, distribuiti tra Festival Aperto a Reggio Emilia, Festival Verdi/Ramificazioni e Teatro Festival a Parma, affiancheranno la terza edizione delle Giornate d’Autore, dedicate alla drammaturgia europea contemporanea. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Due e Fondazione Teatro Regio di Parma, con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso tra due cittร e tre istituzioni teatrali.
sabato, settembre 26, 2026
NAZA, documentario su Gaza, alla Mostra del Cinema di Venezia
di Alberto Crespi
Avete visto Naza? Forse il film piรน atteso e piรน importante del concorso veneziano 2026...
Pensavamo che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”. Sapevamo, che รจ diretto da due registi che avevano giร lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalitร che ora vi descriveremo.
venerdรฌ, settembre 25, 2026
Quanti pagano le tasse in Italia? E quanto?
dal Corriere della Sera del 24/09/2026
In Italia quelli che hanno presentato una dichiarazione dei redditi nel 2025 sono 42,8 milioni (267.885 in piรน rispetto al 2023). Di questi quelli che hanno versato almeno un euro di Irpef sono solo 34,1 milioni. I restanti 24,8 milioni (rispetto al totale della popolazione di circa 58 milioni), ben il 46% degli italiani, non hanno redditi e non pagano l’Irpef. A fare il punto della situazione รจ il tradizionale rapporto sulle spese pubbliche e sulle entrate di Itinerari previdenziali, presentato giovedรฌ 24 settembre al Cnel nel corso delle celebrazioni per l’80° anniversario di Cida.
Il totale dei redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 ai fini Irpef รจ ammontato a 1.076 miliardi, per un gettito generato al netto del Tir di 216,24 miliardi di euro. I dichiaranti fino 7.500 euro lordi sono 7,9 milioni e pagano in media 19 euro di Irpef annui, che salgono a 204 euro per i 7,4 milioni di dichiaranti con redditi tra 7.500 e 15 mila euro lordi l’anno. A seguire la scomposizione mostra quindi 4,79 milioni di cittadini che dichiarano tra i 15 mila e i 20 mila euro l’anno e versano un’imposta media di 1.773 euro (che si riduce a 1.288 euro se rapporta al numero di abitanti). A salire, con redditi lordi tra 20 e 26 mila euro si contano poi 6,65 milioni di cittadini, che versano in media 3.284 euro (2.384 per cittadino), mentre tra 26 e 29 mila euro lordi, altri 3 milioni e poco piรน di versanti, che corrispondono 4.413 euro ciascuno, vale a dire 3.205 euro se rapportato al numero di cittadini. Questo significa che gli italiani con redditi fino a 29 mila euro rappresentano il 69,78% del totale e pagano il 21,33% di tutta l'Irpef. Mentre quanti dichiarano dai 35 mila euro lordi in su rappresentano il 18,78% del totale contribuenti e pagano il 65% di tutta l’Irpef. Tenendo conto anche dei redditi tra i 29 mila e i 35 mila euro (l’11,44% del totale), l’analisi mostra come il 30,22% degli italiani corrisponda il 78,67% dell’Irpef.
«L’Italia, unica nel suo genere, รจ del resto il Paese della tripla (o forse anche piรน) progressivitร » commenta il professor Alberto Brambilla, precisando che «la prima riguarda il fatto che piรน un soggetto guadagna e piรน paga; la seconda, altrettanto legittima, รจ data dall’incremento dell’aliquota. La terza, invece, รจ una progressivitร che si potrebbe definire quasi “occulta”, perchรฉ mai evidenziata dai fautori della riduzione delle imposte, i quali di rado considerano che, all’aumentare del reddito diminuiscono fino a sparire del tutto deduzioni, bonus e sgravi, incentivando cosรฌ implicitamente eventuali fenomeni di sotto-dichiarazione». Il presidente di Cida Stefano Cuzzilla pone l’accento sul fatto che «oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale รจ piรน che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertร . ร il segnale che non basta redistribuire di piรน: occorre redistribuire meglio».
I dipendenti iscritti all’Inps
Il rapporto di Itinerari previdenziali confronta anche i redditi medi lordi dichiarati per il 2024 rispettivamente dei lavoratori iscritti all’Inps, dai professionisti iscritti alle Casse professionali, che a volte sono professionisti con contratto di lavoro subordinato, e una selezione di lavoratori autonomi soggetti a Isa ricompresi nelle gestioni Inps. Dalle tabelle si vede che per quanto riguarda gli iscritti all’Inps, i maggiori redditi (250 mila euro lordi l’anno) sono dichiarati dagli sportivi professionisti, seguiti dai sanitari con 94.000 euro annui e dai giornalisti dipendenti con 70.219 euro. Seguono poi i 12.831 lavoratori del settore volo, piloti e personale di bordo con 40.527 euro, gli statali dipendenti di Stato ed enti locali tutti intorno ai 35/38 mila euro.
Quanto dichiarano i liberi professionisti
Per quel che riguarda i liberi professionisti, al primo posto ci sono i notai con un reddito medio annuo di 164.758 euro. Al secondo posto si classificano i 250 attuari con 113 mila euro di redditi dichiarati, seguiti dai 23.800 farmacisti titolari di farmacie con circa 112 mila euro (dato stimato sulla base dei dati Federfarma).
L’affidabilitร fiscale degli autonomi
Il viceministro Leo: «L’obiettivo รจ estendere l’aliquota al 33% ai redditi fino a 60 mila euro»
«Noi siamo intervenuti nel corso del tempo, durante questa legislatura, innanzitutto per spostare il meccanismo delle aliquote da quattro a tre e poi, con la legge di bilancio dello scorso anno, del 2026, l’aliquota del 35%, quindi quella che abbraccia lo spazio da 28 a 50 mila euro, l’abbiamo portata al 33%», ha dichiarato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. «Qual รจ l’ulteriore passo su cui vogliamo lavorare, compatibilmente con le risorse e con la condivisione da parte di tutti i componenti della nostra maggioranza? Ovviamente, tenendo conto che quest’aspetto giร รจ stato da piรน parti sollecitato, รจ quello di abbracciare la fascia che va da 50 a 60 mila euro e riportarla nell’ambito del secondo scaglione, quindi applicare su questa fascia di reddito, anzichรฉ il 43%, il 33%».
Il costo del welfare
In un Paese in cui il costo del welfare continua ad aumentare questa disparitร pesa molto. Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali evidenzia che nel 2024 sono occorsi 138,33 miliardi per la spesa sanitaria, 180,5 per l’assistenza sociale e altri 13,5 per il welfare degli enti locali. Per finanziare solo queste tre funzioni รจ stato sostanzialmente necessario utilizzare tutte le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP, ISOST e addizionali territoriali), per un totale di 325,27 miliardi, e almeno altri 7 miliardi di imposte dirette.