L'Internazionale del 21 Agosto 2026 di Malaika K. Tapper, Financial Times, Regno Unito
La crescita economica degli
ultimi anni non si è tradotta in
una maggiore ricchezza per
tutta la popolazione. E molti
continuano a cercare di
emigrare all’estero.
A Safi, la città portuale marocchina in cui è nata, Salma (nome di fantasia per proteggere
la sua identità) impacchettava
lattine di sardine in piccole scatole di cartone. Le lattine uscivano dal forno ancora
roventi in una cassa di metallo.
Nei giorni in cui il mare dava più frutti,
lavorava anche diciotto ore al giorno fin
ché l’intero carico non era stato inscatolato. Si ritrovava le punte delle dita annerite dal contatto con il metallo caldo.
Dopo la laurea Salma, 24 anni, ha cominciato a lavorare nella capitale Rabat
in un grande palazzo di vetro con l’aria
condizionata, uno dei simboli del recente
sviluppo economico del Marocco. Le sue
ciabattine schioccano sul pavimento di
marmo. Ma, nonostante il prestigio del
suo nuovo impiego, vive ancora in ristrettezze. Come molti marocchini della sua
età, deve fare i conti con salari bassi e la
sensazione che le opportunità si trovino
altrove. Come tanti, non vorrebbe solo
limitarsi a sopravvivere.
Negli ultimi decenni, da quando il
Marocco si è impegnato a tenere in ordine i conti e a investire nelle infrastrutture, l’economia è cresciuta e la povertà è
diminuita. Secondo gli economisti, però,
questa crescita, che si concretizza negli
stadi dalle forme sinuose e nelle torri
scintillanti lungo la costa nordoccidentale, non si è tradotta in posti di lavoro sufficientemente buoni o salari migliori per la
maggioranza delle persone.
Questo fallimento è finito sotto i riflettori alla fine di luglio, quando più di 72mila persone, in gran parte giovani marocchini in cerca di un futuro migliore, si so
no riversate nella exclave spagnola di
Ceuta.
Secondo le autorità spagnole sono
morte almeno 82 persone, ma un’ong
marocchina stima un numero più alto,
almeno 141.
Eppure molti dicono di vo
lerci riprovare.
Mehdi Lahlou, che insegna economia
all’Istituto nazionale di statistica ed economia applicata di Rabat, ed è esperto di
migrazione, sostiene che la spinta a parti
re deriva dalla riduzione del potere di acquisto, dalla marginalizzazione delle
aree rurali e dall’assenza di servizi pubblici. “I frutti della crescita economica
non arrivano alla maggioranza”, spiega.
I successi del Marocco sono tanti: negli ultimi anni ha costruito una solida
produzione automobilistica e aeronautica, diventando uno dei pochi paesi della
regione ad attirare questo tipo di mani
fattura.
Un nuovo grande porto industriale ha migliorato la capacità nel campo delle esportazioni e della logistica,
mentre l’azienda statale che produce fosfato ha reso il Marocco un fornitore chiave di fertilizzanti a livello mondiale.
Tuttavia i grandi investimenti pubblici, tra cui quelli nello sport (il paese ospiterà i Mondiali di calcio del 2030 insieme
a Spagna e Portogallo) e nei treni ad alta
velocità, “sono ad alta intensità di capitale, e non creano abbastanza opportunità
di lavoro”, spiega Lahlou.
Il tasso di disoccupazione è del 13 per cento, ma per i
giovani la percentuale è il triplo, tanto
che anche chi ha un lavoro desidera la
sciare il paese.
Torri svettanti
L’ambizione del regno è visibile alla periferia della capitale, dove un grattacielo a
forma di missile svetta su un’area coperta
da alberi che crescono fiacchi sotto il sole. “Benvenuti nella torre Mohammed
VI”, si legge su uno schermo interattivo
all’interno dell’edificio intitolato al re,
completato solo l’anno scorso.
I ceramisti che avevano i loro laboratori in quest’area prima dell’apertura del
cantiere sono stati trasferiti nel centro
della città.
Lì vicino una guardia tiene i
pedoni lontani dal prato del nuovo teatro
reale, progettato dallo studio Zaha Hadid
Architects, alla cui apertura quest’anno
ha partecipato Brigitte Macron e la famiglia reale marocchina. Sul lungomare è
stato recentemente inaugurato un enorme stadio di hockey sul ghiaccio, nonostante lo sport sia relativamente sconosciuto nel paese.
Quando Salma esce dal lavoro torna
in un appartamento al piano terra che
condivide con un’amica nella vicina città
di Salé. La stanza è buia perché la finestra
non si apre del tutto e di notte lei e l’amica dormono su una coperta zebrata stesa sul
pavimento. Salma guadagna l’equivalente di 369 euro al mese, meno della metà
del salario medio nel settore pubblico,
che è di 862 euro, una somma insufficiente per vivere come lei vorrebbe. Arrotonda scrivendo testi per gli youtuber e registrando dei voice-over per la pubblicità.
Dopo l’università avrebbe voluto rimanere a Safi, città dominata dalle industrie delle sardine e del fosfato.
Sua madre lavora ancora in uno stabilimento ittico, dove taglia le teste dei pesci. “Sono
andata a chiedere in molti posti, ma non
sono riuscita a trovare lavoro… Lì c’è più
offerta che domanda. Sono così tanti i
giovani che vogliono lavorare”, dice.
Secondo l’economista Najib Akesbi, i
grandi investimenti hanno creato una
facciata di successo agli occhi degli osservatori esterni. Lo sviluppo di ferrovie
ad alta velocità e stadi costosi, concentrato soprattutto nel litorale di nordovest, è
avvenuto a spese del resto del Marocco e
di servizi come la sanità pubblica.
Questi contrasti, che Akesbi definisce
il “Marocco dimenticato”, hanno determinato nel 2025 un’ondata di proteste
della generazione Z, innescate dalla morte di otto donne incinte in un ospedale
pubblico di Agadir. Il governo marocchino ha riconosciuto le disuguaglianze e ha dichiarato di voler ampliare la rete di protezione sociale e sanitaria.
All’inizio di agosto Medhi, fabbro e
calciatore professionista di vent’anni, ha
lasciato la sua casa a Salé per cercare di
varcare il confine a Ceuta. Era il quinto
tentativo per lui: sapeva cosa serviva e
quale sarebbe stato l’itinerario. Ha porta
to con sé pinne e buste di plastica in cui
avvolgere cellulare, soldi, cibo e acqua.
Ha nuotato per sette ore finché non è
arrivato a Ceuta. È rimasto nell’exclave
spagnola per una settimana. Dopo di che
ha deciso di rientrare a nuoto in Marocco
per paura delle forze armate spagnole.
Mehdi non riesce a trovare un lavoro fisso: passa dal fare il falegname, l’imbianchino o l’elettricista ad altri lavoretti
nell’edilizia. Quando faceva il calciatore
professionista era pagato circa mille dollari al mese, ma ha raccontato che gli servivano per ripagare i microprestiti che la
sua famiglia aveva contratto per comprare beni di prima necessità. “Prima di diplomarmi pensavo che
avrei avuto delle opportunità di lavoro. In
Marocco, però, diciamo che la vita vera
comincia quando finisci gli studi”, dice.
“La maggior parte dei marocchini vive
così”.

I privati non investono
“La debolezza strutturale più significativa” dell’economia marocchina è la “sua
incapacità di creare posti di lavoro in numero adeguato a una popolazione in età
lavorativa in crescita”, si legge nell’ultimo rapporto della Banca mondiale.
Si
stima che fino a due terzi degli investi
menti in Marocco provengano dal settore
pubblico.
Secondo Akesbi, il settore privato teme
di fare investimenti a lungo termine (che
creerebbero posti di lavoro e una crescita
più solida) a causa dello stretto controllo
governativo sull’economia, dell’assenza
di concorrenza e del vantaggio di alcune
imprese che detenevano posizioni oligopolistiche in settori chiave come quello
dei carburanti. “Sono interessati solo ai
profitti di breve termine”, spiega.
Mentre Mehdi tornava indietro a nuoto di notte, molto dopo che i suoi compagni di viaggio erano già rientrati, ha visto
un cadavere galleggiare in acqua.
Ha raggiunto le coste della città di
confine di Fnideq la mattina presto, ha
camminato per decine di chilometri e poi
ha preso un autobus che l’ha riportato a
Salé. Si è fermato a casa e ha visto sua
nonna e sua madre. Sopraffatte dalla gioia per il suo ritorno improvviso, lo hanno
perdonato per essere ripartito.
Alle sette del mattino è andato alla
spiaggia pubblica di Salé giusto in tempo
per cominciare a noleggiare ombrelloni.
Guadagna circa 13 euro al giorno, a seconda di quante persone vanno in spiaggia. Dice che aspetterà ancora due settimane e poi farà un altro tentativo a Ceuta.