domenica, febbraio 08, 2026

Come parlare dell’incertezza

 

da L'Internazionale del 28 Gennaio 2026 di Jacob Aron, New Scientist, Regno Unito

Esprimere a parole la probabilità è difficile, ma nel corso dei secoli scienziati, filosofi e spie hanno cercato di elaborare un vocabolario che mettesse tutti d’accordo.

Se qualcuno vi avesse detto che “probabilmente” per cena avrebbe mangiato un piatto di pasta ma poi aveste scoperto che aveva preso una pizza, vi sentireste sorpresi, o addirittura ingannati? 

Più seriamente, cosa significa quando sentiamo dire che “molto probabilmente” il riscaldamento globale supererà gli 1,5 gradi entro la fine del decennio, come hanno avvertito le Nazioni Unite? 

Tradurre la vaghezza del linguaggio nella precisione della probabilità matematica (e viceversa) è un esercizio complicato, ma può essere più scientifico di quanto pensiate.

Parlando di probabilità, esistono due parole su cui siamo quasi tutti d’accordo. 

Quando qualcosa è “impossibile”, la probabilità che accada è dello 0 per cento, mentre un evento “certo” ha il 100 per cento di probabilità di verificarsi. 
Tra questi due estremi, le cose sono più complicate. 

Gli antichi greci come Aristotele distinguevano tra eikós, ciò che è probabile, e pithanon, plausibile o convincente. 
E già qui emergono i primi problemi. Per un oratore abile, qualcosa di convincente non doveva necessariamente avere una probabilità elevata di essere vero. A peggiorare le cose, eikós e pithanon venivano usati a volte in modo intercambiabile, al punto che Cicerone traduceva entrambe le espressioni con il latino “probabile”.

L’idea di un approccio misurabile e matematico alla probabilità non è emersa fino a molto tempo dopo. Il concetto è stato sviluppato per la prima volta a metà del seicento da alcuni matematici che volevano risolvere diversi problemi legati al gioco d’azzardo, come la corretta divisione delle vincite nel caso in cui una partita venisse interrotta. 

Nello stesso periodo, i filosofi si sono domandati se fosse possibile quantificare i diversi livelli di convinzione. 

Nel 1690, per esempio, John Locke definì i gradi di probabilità in base alla loro forza all’interno di uno spettro che andava dalla sicurezza (“il consenso generale di tutti gli uomini in tutti i secoli, fin dove si può conoscere”) alla fiducia nella nostra esperienza, fino alla testimonianza, che è indebolita dal fatto di essere trasmessa una o più volte, un principio legale importante oggi come allora. 

Poeti contro matematici

Questo legame tra legge e probabilità è rimasto molto rilevante per i filosofi. 

Nella prima metà dell’ottocento Jeremy Bentham sottolineò che per quantificare la credibilità di una testimonianza, “il linguaggio ordinario è assai sterile e difettoso”. Il filosofo inglese si domandava se “il grado di forza probante” potesse “essere espresso con dei numeri come lo sono i gradi di probabilità dai matematici”. Bentham suggeriva di chiedere ai diversi soggetti di quantificare la forza delle proprie convinzioni, positive o negative, in una scala da 0 a 10. 
Alla fine concluse che nonostante l’idea non fosse priva di merito, la soggettività e le variazioni tra un individuo e l’altro rendevano poco pratico il sistema. 

Un secolo dopo l’economista John Maynard Keynes criticò la scala proposta da Bentham, preferendo un approccio più relazionale alla probabilità. Anziché concentrarsi sui numeri, Keynes pensava che fosse più sensato parlare di maggiore o minore probabilità di un evento rispetto a un altro: 
“Possiamo fissare la nostra attenzione sulla nostra stessa conoscenza e, considerandola come il nostro punto di partenza, esaminare la probabilità di ogni altra supposizione”. 
In questo caso abbiamo una gerarchia, ma non un meccanismo sistematico per trasmettere il significato specifico di “probabile” da una persona all’altra. 
Tuttavia non è stato un matematico né un filosofo a risolvere per primo il problema, ma un analista della Cia. Nel 1964 Sherman Kent scrisse un promemoria riservato intitolato "Words of estimative probability". La preoccupazione di Kent era la stesura dei National intelligence estimates, una serie di documenti segreti usati per informare i politici. 
Per fare un esempio: se un analista scrive che una foto scattata da un satellite spia mostra “quasi certamente” una pista d’atterraggio militare, quali conclusioni dovrebbe trarne il presidente degli Stati Uniti? 
Kent ha evidenziato il conflitto ormai familiare tra quelli che definiva “poeti”, ovvero le persone che cercano di trasmettere un significato attraverso le parole, e i “matematici”, che si affidano ai numeri. 
L’analista propose che parole specifiche fossero usate per indicare probabilità specifiche, in modo che “quasi certo”, per esempio, corrispondesse a un 93 per cento di probabilità – anche se ammise un margine di variazione in un senso e nell’altro. 

In seguito l’idea di una struttura condivisa per comprendere la probabilità è passata dall’intelligence alle discipline scientifiche. 
Una revisione di studi ha analizzato il modo in cui i pazienti e gli operatori sanitari interpretano parole come “probabile” nel contesto di una diagnosi o di una terapia, rilevando alcune sovrapposizioni con lo schema di Kent anche se non una corrispondenza totale. 

Restare positivi

Ritorniamo alla domanda iniziale: cosa significa “molto probabile” nel contesto del cambiamento climatico? 
A fare chiarezza ci ha pensato il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) nelle linee guida su come gli scienziati dovrebbero esprimere l’incertezza nei loro rapporti. 
Ufficialmente, “molto probabile” significa che un evento ha una probabilità di verificarsi compresa tra il 90 e il 100 per cento
Considerando che molti ricercatori sostengono che abbiamo già superato la soglia degli 1,5 gradi, la stima sembra esatta. 

Detto questo, niente è mai davvero semplice. 

Dal punto di vista logico le frasi 
“è probabile che l’evento A si verifichi” ed 
“è improbabile che l’evento A non si verifichi” dovrebbero essere equivalenti, ma uno studio pubblicato nel 2025 ha dimostrato che le persone a cui veniva detto che una particolare previsione climatica era “improbabile” avevano l’impressione che l’informazione fosse sostenuta da prove meno solide e avesse meno consenso tra gli scienziati rispetto a una frase equivalente che usava l’aggettivo “probabile”. 

Il motivo potrebbe essere legato al bias cognitivo che ci porta a preferire le espressioni affermative a quelle negative.
 
Cosa possiamo concludere da tutto questo? 
Prima di tutto che quando comunichiamo l’incertezza i numeri possono essere molto utili. 
Nei casi in cui è meglio non affidarsi alla matematica – se diceste che “c’è una probabilità del 75 per cento” che stasera mangerete pasta potrebbero guardarvi in modo strano – provate ad assicurarvi che le persone con cui state comunicando interpretino allo stesso modo le parole che usate. 

Infine, se possibile, concentratevi sulla forma positiva: in questo modo sarà più probabile che la gente creda alle vostre previsioni. 
Quanto più probabile? Be’, questo non saprei proprio



sabato, febbraio 07, 2026

"PROMEMORIA" poesia di Gianni Rodari

 

Durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, le parole di Gianni Rodari hanno risuonato in tutto il mondo grazie a Ghali

Recitando i versi della poesia/filastrocca intitolata Promemoria, l’artista ha lanciato dal palco olimpico un potente messaggio di pace e di rifiuto universale della guerra. 
Il celebre scrittore e pedagogista Gianni Rodari tra le sue numerose opere dedicate all’infanzia ha scritto diversi messaggi dal testo pacifista
Le sue opere oggi possono essere lette anche dagli adulti per comprendere quanto sia fondamentale combattere ogni giorno per dire “no alla guerra”.

La poesia di Rodari vuole essere promotrice di speranza, perché ogni bambino possa crescere ovunque, in ogni parte del mondo, serenamente e senza la paura di bombe, carri armati, violenze, morte e distruzione.
Il messaggio di Gianni Rodari trova nei bambini il proprio portavoce primario: perché dove c’è infanzia c’è innocenza, c’è speranza e quindi c’è pace. 

Il Rodari sapeva di doversi appellare ai bambini per portare nel mondo il proprio invito alla non violenza e alla solidarietà. 

Nell’ottica di Rodari la pace è soprattutto partecipazione, che richiama a un gioco che i bambini conoscono bene: il girotondo.

Nelle scuole, la poesia Promemoria viene spesso presentata ai più piccoli come una lista delle cose “da fare” e “da non fare”. 

Tramite queste semplici parole Gianni Rodari riesce nella difficile impresa di spiegare la guerra ai bambini. 
Un semplice elenco scandito in rima che mette in evidenza la distinzione tra le cose giuste e quelle sbagliate, tra quelle sbagliate la guerra è l’unica da non fare mai, senza dubbio la peggiore.
Ma forse per i bambini non è difficile comprendere quanto la guerra sia ingiusta: loro lo sanno, i confini tra bene e male nell’infanzia sono ben definiti e non hanno neppure bisogno di troppe spiegazioni.
Sono forse gli adulti ad averlo dimenticato. 
Per questo abbiamo bisogno di tornare a parole semplici, elementari, a frasi in rima che invocano la pace non solo come un dipinto dai colori dell’arcobaleno, ma come una realtà concreta e tangibile.
Ci sono cose da non fare mai, ammonisce Rodari, come ad esempio la guerra. 
È davvero così difficile da capire?
Il titolo della poesia, Promemoria, rimanda all’idea di tener presente, di non dimenticare: ed è un ammonimento per noi adulti, un invito a far appello alla nostra memoria storica o forse, soprattutto, al nostro buonsenso.
Speriamo che i potenti del mondo facciano tesoro di queste parole

LIBRO: "Il ginocchio sul collo. L'America, il razzismo, la violenza tra presente, storia e immaginari" di Alessandro Portelli

 

L'assassinio di George Floyd, afroamericano ucciso da un poliziotto bianco durante l'arresto il 25 maggio 2020 a Minneapolis, ha scoperchiato l'intreccio di contraddizioni e ingiustizie del nostro tempo.
A protestare sono scesi in piazza non solo i suoi fratelli e le sue sorelle afroamericani, ma anche bianchi, ispanici, uomini e donne, soprattutto giovani, che sentono sul collo il ginocchio mortale delle crescenti diseguaglianze. 
L'impressionante e ininterrotta sequenza di brutali violenze di stato da parte della polizia contro gli afroamericani continua ad accompagnare, come un sottofondo inquietante, la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, e le immagini delle rivolte sono ormai sempre più sotto i nostri increduli occhi di cittadini europei. 

In questo libro Alessandro Portelli, intrecciando racconto storico e immaginari letterari, simbolici e musicali, ripercorre le vicende che hanno portato a quella scena, dalle ribellioni che l'hanno seguita agli eventi che l'hanno preparata nell'ultimo decennio, alla memoria di alcune grandi rivolte della storia afroamericana.

venerdì, febbraio 06, 2026

Dalla città spugna al Parco del Seveso: “Paderno Dugnano sperimenta il futuro ambientale” da "LA CITTA' "

 

da "La CITTA'" del 4 Febbraio 2026 di Daniela Gasparini

Paderno Dugnano sta portando avanti una politica ambientale che guarda oltre i confini comunali, inserendosi nella prospettiva del Parco fluviale della Valle del Seveso e nel percorso di trasformazione del PLIS GruBrìa in Parco regionale. 
Una visione che nasce dalla consapevolezza che il cambiamento climatico, la gestione delle acque e il consumo di suolo non possono più essere affrontati a scala locale.
Come spiega Walter Tiano a La Città, l’assessore all’Ambiente all’Ambiente, Mobilità sostenibile e Verde pubblico: il contrasto ai cambiamenti climatici è diventato una priorità politica dell’amministrazione padernese, tanto da portare all’istituzione di una delega specifica. L’obiettivo è tradurre gli impegni dell’Agenda 2030 in azioni concrete, costruendo una strategia coerente e misurabile sul territorio. Paderno Dugnano guarda sempre più oltre i propri confini comunali.

Come si inseriscono le politiche ambientali dell’amministrazione nella prospettiva del Parco fluviale del Seveso e della trasformazione del GruBrìa in Parco regionale?
Il contrasto ai cambiamenti climatici è una priorità politica per questa amministrazione, tanto che la Sindaca ha voluto istituire una delega specifica su questo tema. 
Questo significa lavorare su una strategia concreta, coerente con gli obiettivi dell’Agenda 2030, capace di tradursi in azioni reali sul territorio. Ma il cambiamento climatico non si affronta a scala comunale: serve una visione sovracomunale. 
Per questo stiamo rafforzando il confronto con i Comuni vicini e con gli enti territoriali, costruendo percorsi condivisi. I Comuni devono diventare laboratori di buone pratiche, anche sperimentando soluzioni innovative. Solo così si possono individuare modelli efficaci da estendere all’intero territorio.
In questo quadro si inseriscono sia 
Gestione delle acque e consumo di suolo sono oggi temi strettamente collegati.

Quali interventi concreti avete messo in campo per ridurre l’impermeabilizzazione e il rischio idraulico?
Paderno Dugnano ha scelto di proporsi come territorio di sperimentazione, lavorando insieme a CAP Holding su soluzioni innovative per la gestione delle acque meteoriche. 
Un primo esempio è il progetto di “Città Spugna” realizzato presso il centro sportivo: una grande superficie asfaltata è stata trasformata in area verde, ampliando il Parco Toti. I parcheggi sono stati riprogettati con sistemi completamente drenanti, che permettono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno invece di finire in fognatura e, nei momenti di piena, nel Seveso. L’acqua viene oggi gestita attraverso stalli verdi, trincee drenanti e pozzi perdenti, riducendo in modo significativo il carico idraulico sulla rete. 
Stiamo inoltre lavorando al progetto del Seveso River Park a Calderara, che permetterà di disconnettere le acque meteoriche di un intero quartiere. Le piogge verranno convogliate in un sistema di fitodepurazione e poi in bacini di ritenzione e infiltrazione, favorendo anche la ricarica della falda. Oltre alla sicurezza idraulica, si creerà una grande area verde pubblica, con benefici ambientali e sociali. Questi interventi segnano un cambio di paradigma rispetto al passato, anche grazie ai fondi PNRR.

Qual è il vero valore aggiunto di questo nuovo approccio?
In passato si interveniva soprattutto con opere ingegneristiche “hard”: soluzioni efficaci dal punto di vista idraulico, ma spesso a discapito del paesaggio, della biodiversità e della qualità urbana. 
Oggi puntiamo su infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura, che garantiscono sicurezza ma allo stesso tempo migliorano l’ambiente e rendono gli spazi più vivibili. 
Sono interventi che ricuciono il rapporto tra città e natura, anche culturalmente: non tutto deve essere rigidamente artificiale per funzionare. In più contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico, riducendo le isole di calore, assorbendo CO₂ e migliorando la qualità dell’aria.

Paderno Dugnano può diventare un modello per l’intera Valle del Seveso?
Assolutamente sì. 
Gli interventi che stiamo realizzando vogliono essere buone pratiche replicabili in tutto il territorio. 
La sperimentazione è fondamentale per trovare soluzioni alternative alla gestione tradizionale delle acque e del suolo. 
Ma altrettanto importante sarà monitorare gli effetti nel tempo e coinvolgere la cittadinanza, anche attraverso progetti di "citizen science"
L’idea di un grande Parco regionale della Valle del Seveso nasce proprio da questa esigenza: studiare soluzioni adatte a un territorio densamente urbanizzato e poi diffonderle su scala più ampia.

Dal blocco all’asfissia: la guerra degli Stati Uniti contro Cuba entra nella sua fase più brutale

 

Nella quiete di una notte all’Avana, gli unici rumori sono il ronzio di un generatore in un ospedale lontano e il mormorio di una famiglia riunita alla luce delle candele. 

Per loro, la “sicurezza nazionale degli Stati Uniti” non è un concetto astratto discusso nei notiziari via cavo americani; è la realtà tangibile di un blackout di 20 ore, l’odore di cibo avariato e la paura per le medicine refrigerate di un bambino. 

Questo è il volto di una politica che il governo degli Stati Uniti definisce come risposta a una “minaccia straordinaria”. La vera minaccia, tuttavia, non è militare. È la sfida di 67 anni di una piccola nazione insulare che si è rifiutata di rinunciare alla propria sovranità.

Il 29 gennaio 2026, l’amministrazione Trump ha trasformato una campagna di pressione di lunga data in un potente strumento di soffocamento. 
Con un ordine esecutivo, ha trasformato il sistema tariffario degli Stati Uniti in un’arma contro qualsiasi nazione, compresi paesi come il Messico, che osi vendere petrolio a Cuba. 
Non si tratta più di isolare o contenere il popolo cubano dal resto dell’emisfero; è una strategia deliberata di soffocamento economico totale, una mossa la cui aggressività non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.

giovedì, febbraio 05, 2026

Momento di caos al CUP della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano

 

Oggi, 5 Febbraio 2026, al CUP della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano si è vissuto un momento forte agitazione. Il totem che distribuisce i biglietti per la prenotazione allo sportello ha smesso improvvisamente di funzionare.

Allertata la manutenzione, si è scoperto poi che alla spina di alimentazione della corrente mancava uno spinotto. Chiamato il tecnico, la spina è stata cambiata e il totem, dopo circa 30 minuti, è tornato a funzionare.

Non vi dico quanto si è allungata ed agitata era la coda (fisica) dei pazienti, sia quelli per l'accettazione che quelli per la prenotazione, circa un ottantina...

Sono cose che succedono, si dirà, ma...

  • Una spina a cui si stacca uno degli spinotti di alimentazione, io non l'ho mai vista, e ho più di 60 anni. Forse neanche a mio nonno era mai successo...
  • Considerando l'alta affluenza di pazienti, sarebbe opportuno predisporre 2 TOTEM, così anche in caso di carta che finisce o di qualche altro accidente, c'è sempre un'alternativa, senza generare il caos di questa mattina.
La Clinica San Carlo, grazie ai guadagni derivanti 
sia dalle visite pubbliche che da quelle private, 
penso abbia la disponibilità economica 
di acquistare un altro Totem

E già che stiamo parlando di Servizio Sanitario al cittadino 
(la Clinica San Carlo è un' Ospedale convenzionato) 
ricordo che per chi cerca di prenotare una visita o un esame 
attraverso il Servizio Sanitario Nazionale - SSN 
e trova le liste chiuse o appuntamenti solo dopo mesi e mesi, se non anni, 
esiste lo  SPORTELLO SALUTE  
gestito da SPI-CGIL, che permette di ottenere 
appuntamenti sanitari pubblici entro la data prevista dalla ricetta.

Per maggiori informazioni vai al seguente link: 



L' Intelligenza Artificiale e il paradosso dei radiologi

 

Nel 2016 uno dei pionieri dell’Intelligenza Artificiale (IA), Geoffrey Hinton, suggerì di smetterla di formare nuovi radiologi: l’IA è più efficace nel leggere le lastre, quindi ben presto gli specialisti umani sarebbero rimasti disoccupati. 

Oggi ci sono più radiologi che mai e guadagnano meglio di prima. 

È il paradosso dell’“anello più debole”, discusso dall’economista di Stanford Charles Jones. 

L’innovazione si diffonde alla velocità massima consentita dal punto più stretto della catena di trasmissione: magari l’algoritmo è bravo a leggere le lastre, ma ci vorrà sempre un dottore umano che comunichi con il paziente

Il numero di persone che riceverà una diagnosi dipenderà dai ritmi del medico non da quelli del software.

L’innovazione si diffonde più lentamente di quanto potrebbe perché le società sono complesse, le organizzazioni hanno bisogno di tempo per adattarsi, e non è detto che la produttività aumenti.

Un manager può farsi i biglietti aerei, prenotare il ristorante e chiamare un taxi, ma spesso delega tutto alla segreteria, altrimenti non avrebbe il tempo per fare il manager. 

L’automazione non esclude l’umano. 
Forse un giorno gli algoritmi saranno autonomi, ma per sfruttare il potenziale dell’IA dovrebbero essere automatizzati sia i fornitori di servizi sia i consumatori. 
La produttività sarebbe massima, ma non ne beneficerebbe nessuno

mercoledì, febbraio 04, 2026

LIBRO:" Come fossi una bambola. Storie di dipendenza affettiva e di chi ne è uscito" di Francesca Fialdini e Massimo Giusti

 
Cosa cerchiamo davvero in una relazione? 
Quando il desiderio di essere amati diventa bisogno o perfino dipendenza? 
Come si può spezzare il circolo che ci tiene legati, restituendo dignità e libertà ai sentimenti? 

Chissà quante volte, parlando di un'amica, di un familiare o di persone che magari conosciamo appena, ci è capitato di esprimerci sulla loro vita sentimentale immedesimandoci, con dispiacere o con disapprovazione, in quelle che sembrano evidentemente relazioni disfunzionali:
 
"Ma perché si lascia abbindolare da un tizio del genere?". 

Può sembrare facile uscire da una dipendenza affettiva per chi la vede da fuori, ma per chi la patisce in prima persona appare come una meta complessa, dolorosa e spesso irraggiungibile. 

"Come fossi una bambola" nasce dall'incontro di Francesca Fialdini con lo psicoterapeuta Massimo Giusti e dall'esigenza di raccontare le storie di chi è riuscito a uscire da relazioni che magari non lasciano sempre lividi sulle braccia o segni sulla pelle, ma che, giorno dopo giorno, diventano prigioni soffocanti, invisibili e invalicabili, finendo per inibire ogni slancio vitale. 

Grazie alla chiarezza e alla capacità narrativa di Fialdini e all'analisi psicologica di Giusti, queste storie avvincono il lettore come fossero un romanzo e illuminano come in un saggio, senza giudizi né semplificazioni, dinamiche complesse ma che sono straordinarie nella loro sconcertante ordinarietà, in cui tutti possiamo riconoscerci. 

Del resto a chi non è mai capitato di rimanere, con la speranza di fare del suo meglio, dentro una relazione in cui sente mortificazione, paura, senso di colpa, pur sapendo di trovarsi in una gabbia dove non riesce più a crescere, a esprimersi, a essere felice? 

Perché le prigioni sono tante: alcune ce le vestono addosso, su misura, ma altre le costruiamo con le nostre mani senza nemmeno rendercene conto. E sta a noi trovare la chiave per uscirne.

martedì, febbraio 03, 2026

LIBRO: "Navigare senza paura. Il libro per giovani esploratori digitali" di Sigfrido Ranucci

 

UNO STRUMENTO UNICO PER ORIENTARE GIOVANI 
NELLA COMPLESSITÀ DEL MONDO DIGITALE

Un libro gioco pensato per provare a vedere com’è navigare nella rete.
Quattro storie brevi che partono da situazioni super quotidiane – un compito, una partita online, lo spogliatoio, i racconti in classe – e si trasformano in bivi da scegliere, faccio così o cosà?, che conducono a finali diversi, si può provare, giocare, sbagliare, tornare indietro e riprovare.

Quando la rete entra nella vita quotidiana dei ragazzi cominciano tante preoccupazioni nuove per i genitori, questo libro permette loro di sperimentare in sicurezza emozioni, rischi e conseguenze delle scelte digitali, scoprendo che non esiste solo ciò che è giusto o sbagliato, ma una catena di effetti possibili.
Un’occasione per stimolare dialogo e consapevolezza anche con insegnanti e genitori.

QUATTRO STORIE CHE FANNO DA BUSSOLA PER UNA NAVIGAZIONE AUTONOMA NELLA RETE.
LE TUE SCELTE CAMBIANO IL TUO DESTINO.

lunedì, febbraio 02, 2026

LIBRO: "Perché NO: Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole" di Marco Travaglio, Gustavo Zagrebelsky, Nicola Gratteri

 
Gustavo Zagrebelsky: “Quella che è presentata subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa: una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell'autonomia dell’indipendenza della seconda”. 

Marco Travaglio: “Il PM separato dal giudice sarà meno imparziale, più interessato ad accusare che a cercare la verità. 
Il lavoro del CSM lo faranno tre organismi, con un enorme e inutile aumento delle spese. 
Il sorteggio vale solo per i magistrati: i politici continueranno a scegliersi chi vogliono. 
E tutte le ragioni del Sì sono bugie smentite dai dati". 
Per questo dobbiamo votare No. 

Nicola Gratteri: "Fino a 24 ore dal referendum, dirò NO a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul PM. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia. Perché per noi magistrati, dal lato pratico, non cambia nulla: ciò che cambia, e in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini” .