martedì, dicembre 17, 2024

L’ “antilingua” secondo Italo Calvino

 

Oggi il linguaggio politico e burocratico è sempre più caratterizzato da forme complesse, astratte e stereotipate; un linguaggio irrigidito da scelte ideologiche o conformistiche, che spesso limita la comunicazione invece di facilitarla.

Italo Calvino scrisse un celebre pezzo a proposito di quella che lui chiama "antilingua", una riflessione che risulta più che mai attuale:

«Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L'interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po' balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo:

"Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata".

Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: "Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l'avviamento dell'impianto termico, dichiara d'essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l'asportazione di uno dei detti articoli nell'intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell'avvenuta effrazione dell'esercizio soprastante".»

Ogni giorno, soprattutto da cent'anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un'antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d'amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell'antilingua.

Caratteristica principale dell'antilingua è quello che definirei il "terrore semantico", cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per sé stesso un significato […].

Nell'antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per sé stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente […]

Chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: "io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso".

La motivazione psicologica dell'antilingua è la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l'odio per sé stessi. La lingua invece vive solo d'un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d'una pienezza esistenziale che diventa espressione.

Perciò dove trionfa l'antilingua - l'italiano di chi non sa dire "ho fatto" ma deve dire "ho effettuato" - la lingua viene uccisa.


lunedì, dicembre 16, 2024

Report di OCSE-PIAAC 2024 sulle competenze degli adulti

 

La notizia è questa: un adulto su tre in Italia - e non parliamo solo degli studenti, ma di tutta la popolazione adulta dai 16 ai 65 anni - quindi persone in età da lavoro o quasi, ottengono punteggi piuttosto bassi, spesso insufficienti, in capacità linguistiche, matematiche, e problem solving.

Non solo: in Italia esiste, e purtroppo non migliora, un problema di competenze; rispetto a dieci anni fa non facciamo progressi, nonostante le tante riforme (e contro riforme) messe in campo dai governi di tutti i colori politici, e nonostante gli ingressi di “forze fresche” nel mercato del lavoro che - ormai è sempre più evidente - pagano lo scotto di sistemi di istruzione e formazione non ancora in grado di fornire competenze adeguate.

È la fotografia scattata dall’indagine Piaac dell’Ocse sulle competenze degli adulti, che negli anni 2022-23 ha coinvolto 31 Paesi (l’Italia ha partecipato sia a questa occasione sia alla precedente, negli anni 2011-12).

Ennesima doccia fredda, ennesima tempesta in un bicchiere: dall'Invalsi alla rilevazione Ocse-Pisa, non c'è indagine nazionale o internazionale sulle competenze di base da cui non usciamo con le ossa rotte.

Segue, in genere,  qualche giorno di pianto greco e poi più nulla.

Sarà così anche questa volta?

Un adulto italiano su 3 può comprendere al massimo testi brevi, dai quali non sia troppo impervio estrarre le  necessarie informazioni, ed è in grado di compiere solo operazioni semplici, con numeri interi o decimali, ma già davanti a una proporzione arranca.

Per non dire del “problem solving”, la capacità logica di risolvere questioni complesse: quasi la metà degli adulti è insufficiente.

Certo,  in generale, c'è chi va peggio di noi - come il Portogallo - ma tutti gli altri vanno meglio (Spagna, Francia e, fuori dall'Europa, gli Stati Uniti) o molto meglio di noi (Germania  e tutto il Nord Europa). 

Non solo abbiamo pochi laureati ma quei pochi che abbiamo ottengono un punteggio medio inferiore ai finlandesi che si sono fermati alla maturità. 

Le capacità acquisite a scuola in Italia invecchiano in fretta, più in fretta che negli altri Paesi e i percorsi di formazione continua (il cosiddetto lifelong learning) non è ancora diventato una realtà. Tutto questo restringe le opportunità lavorative dei singoli e rallenta il progresso della società nel suo insieme.  

La rilevazione Piaac

Sono questi solo alcuni dei dati della nuova rilevazione Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) dell'Ocse che misura lo stato della popolazione adulta nei Paesi di tutto il mondo. 

Rispetto alla scorsa edizione i risultati sono lievemente peggiorati, con un aumento del 7 per cento (dal 28 al 35) di coloro che non arrivano al livello sufficiente.  Raggiungere e mantenere un buon livello di compentenze nel leggere, scrivere e far di conto non aiuta soltanto a trovare lavoro (92 per cento di occupazione contro il 60 per cento di chi ha un livello insufficiente) e a guadagnare meglio (oltre 12 euro all'ora di differenza media), ma si traduce anche in un maggior benessere, in una condizione di miglior integrazione nella società e nell’economia del proprio Paese: possedere le adeguate competenze in «literacy», «numeracy» e «problem solving» (sono queste le tre competenze indagate dall'indagine Piaac) è la condizione indispensabile per poter partecipare ai processi legati all’innovazione senza subirli o peggio: senza restare tagliati fuori.

L'allarme

Secondo il Piaac - che si è svolto nel 2022-23 su un campione di popolazione tra i 16 e i 65 anni in 31 Paesi e in Italia in particolare con un campione di 4847 adulti, rappresentativi di circa 37,4 milioni di persone -i risultati del nostro Paese sono al di sotto della media Ocse. 

Se a questo si aggiunge che quasi un adulto su due (40 per cento) ha un'occupazione che non c'entra niente con quello per cui ha studiato e che il 18 per cento è sotto-qualificato per il lavoro che fa (la media Ocse è 9 per cento) e un altro 15 è troppo qualificato (media Ocse 23 per cento) ce ne è abbastanza per lanciare l'allarme.

I risultati degli adulti nel nostro Paese

Per quanto riguarda la «literacy», cioè la capacità di comprendere un testo, un adulto su tre (il 35%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1 - la media Ocse è del 26 per cento - il che significa che «è in grado di comprendere testi brevi ed elenchi organizzati, quando le informazioni sono indicate chiaramente, e può individuare informazioni specifiche e identificare collegamenti rilevanti all'interno di un testo» (livello 1) o che «è in grado di comprendere, al massimo, frasi brevi e semplici» (sotto il livello 1). Se invece consideriamo gli adulti che hanno le competenze adeguate (livello 4 o 5 della scala Ocse), in Italia sono solo il 5 per cento contro una media internazionale del 12 per cento. 

La matematica

Anche in «numeracy», intesa come la capacità di calcolo, un adulto su tre (il 35%) è «low performer», cioè fermo al livello 1 o anche sotto. La media dei Paesi Ocse è invece del 25 per cento. Queste persone sanno soltanto «fare calcoli di base con numeri interi o con il denaro, comprendere i decimali e identificare ed estrarre singole informazioni da tabelle o grafici, ma possono avere difficoltà con compiti che richiedono più passaggi (es. risolvere una proporzione). Quanti sono al di sotto del livello 1 sono in grado di sommare e sottrarre numeri piccoli». Gli «high performer» (livello 4 e 5) in Italia sono soltanto il 6 per cento, meno della metà della media dei Paesi Ocse che si attesta al 14 per cento. 

Il problem solving

Infine nell’ambito del «problem solving» quasi la metà degli italiani è totalmente insufficiente (46 per cento sotto o pari al livello 1 contro una media Ocse del 29 per cento): i risultati sono inferiori anche a quelli del Portogallo. Coloro che si trovano in questa situazione hanno «difficoltà con problemi che presentano più passaggi o che richiedono il monitoraggio di più variabili». Circa l'1% degli adulti invece ha ottenuto un punteggio di livello 4 o 5: un risultato molto inferiore alla media Ocse che è del 5 per cento. 

Il contesto 

Ma il dato più drammatico è quello che riguarda gli adulti che non ottengono la sufficienza in nessuna di queste tre competenze fondamentali e che, in quanto tali, sono ad alto rischio di esclusione economica e sociale. 

Da noi sono il 26 per cento (contro il 20 per cento della Francia e il 15 della Germania): un cittadino italiano su quattro. 

Non solo: mentre in quasi tutti gli altri Paesi la fascia d'età in assoluto più qualificata è quella dei giovani fra i 25 e i 34 anni, da noi il declino delle competenze comincia già dopo i 24 anni e le opportunità di lifelong learning restano ancora pochissime. 

Anche i titoli di studio premiano meno che altrove: un laureato italiano ottiene in media solo 19 punti in più di un semplice diplomato nella prova di «literacy» (contro una media Ocse di +33 punti) e il diplomato a sua volta ottiene 35 punti in più di chi ha in tasca solo la terza media (contro una media Ocse di +43 punti). 

In compenso il raddoppio degli stranieri rispetto alla precedente rilevazione ha avuto un impatto relativo: gli immigrati di prima generazione da noi ottengono un punteggio inferiore di 30 punti in «literacy» che si riduce a 13 punti se si confrontano con i cittadini italiani dello stesso livello socioeconomico. In Francia e Germania lo svantaggio è molto più netto: rispettivamente - 58  e -74.

Quanto agli immigrati di seconda generazione e ai nuovi italiani ottengono invece risultati in linea con quelli di chi è nato in Italia da genitori italiani.

domenica, dicembre 15, 2024

LIBRO: "Una Cosa sola – Come le mafie si sono integrate al potere" di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

«Oggi le mafie non sparano, ma il loro potere non è mai stato così forte.»

In questo nuovo saggio Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ci riportano nel cuore oscuro della criminalità organizzata, svelandone i legami nascosti con i mercati finanziari e la politica e dimostrando come essi siano ormai diventati, di fatto, «una cosa sola».

Abbandonata la plateale violenza del passato, le mafie oggi sono vere e proprie imprese globali, capaci di gestire transazioni economiche complesse, nascondere i loro guadagni attraverso il riciclaggio e collaborare con grandi reti di criminalità internazionale.

Il loro potere, ormai, si estende ovunque, dall’Europa all’America Latina, dall’Africa all’Asia, infiltrando le istituzioni e minando la stabilità delle economie locali.

Grazie a una raffinata strategia di mimetismo, approfittando di regole deboli e della complicità dei colletti bianchi, le mafie si sono insinuate in molti settori chiave, quali la finanza, le grandi opere, le energie rinnovabili, l’immobiliare.

Dai paradisi fiscali ai circuiti finanziari digitali, le loro attività illecite sono ormai una parte imprescindibile del sistema economico mondiale.

Attraverso un’analisi lucida e documentata, testimonianze dirette e casi studio, gli autori mostrano come questo legame sempre più stretto tra mafia, politica e imprenditorialità stia compromettendo non solo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ma anche la crescita e lo sviluppo economico dei paesi corrotti.

E sollevano una domanda, tanto urgente quanto inquietante:

Se le mafie non sono più visibili, sarà possibile fermarle prima che sia troppo tardi? 

Poiché «il loro silenzio è il nostro allarme più grande, e ignorarlo significa cedere alla loro nuova e devastante forma di potere.»

 

sabato, dicembre 14, 2024

LIBRO: “La passione secondo Maria” di Massimo Cacciari

 

Due Angeli aprono il sipario e disvelano la Madonna del Parto di Piero della Francesca a Monterchi. Una Madonna che mostra da quale ferita si generi Dio: una Donna sta al centro del mistero dell'incarnazione.

Non un semplice mezzo attraverso cui si incarna lo spirito. Nella potente icona di Piero, Maria sostiene il suo grembo pieno, e si slaccia la sua veste per rendere manifesto l'enigma: la sua figura ci appare così naturale e divina al tempo stesso.

È un cosmo che genera e che dona. Il grido che Ella pronuncia partorendo si ripeterà sotto la Croce, e poi di nuovo - ma forse di gioia - al momento dell'Assunzione.

Nell'immagine di questa Donna, attesa e promessa, angoscia, speranza, abbandono, si uniscono senza confondersi e senza età.

E il Figlio è il suo bimbo, suo fratello e il suo sposo.

Intervista a Massimo Cacciari    





venerdì, dicembre 13, 2024

Il futuro della sanità in Italia tra qualche anno lo si può immaginare guardando la sanità negli USA oggi

Dal “Corriere della Sera” di Massimo Gaggi da New York

 
«Lo Stato è burocratico, l’impresa privata è efficiente. È una verità, ma nella sanità può accadere il contrario. In America siamo riusciti a creare una sanità privata costosa e burocratica.

Guardi un ospedale-tipo a Boston: 200 posti letto e 700 impiegati.
Guardi un ospedale in Germania: 700 posti letto e 200 impiegati».

Sono passati quasi vent’anni da quel colloquio con un docente della School of Public Heath di Harvard impegnato a disegnare sistemi sanitari sostenibili per decine di Paesi per conto dell’Onu.

Usai quelle parole per il mio primo articolo sulle distorsioni della sanità Usa e mi sembrano ancora la migliore sintesi di quello che è andato storto nel Paese più ricco del mondo, con le tecnologie mediche migliori e la spesa sanitaria più elevata del Pianeta (quasi un quinto del Pil), nel quale non solo i poveri faticano ad avere cure essenziali:
un malato cronico bisognoso di cure costose non è al sicuro nemmeno se è benestante e paga migliaia di dollari al mese per la sua polizza. Prima o poi, anche se la legge lo proibisce, il tuo assicuratore cercherà di non pagare o di liberarsi di te con un cavillo.
 
Negi USA è da sempre così: 
  • chi sta bene, fa pochi controlli standard e ha un datore di lavoro che sottoscrive una buona assicurazione non ha problemi.
  • Quando le cose si complicano per una malattia, cominciano i drammi. Ma sono drammi individuali che restano sottotraccia. 
Finché un gesto come quello di Luigi Mangione diventa detonatore dell’esasperazione di milioni di pazienti che si sentono abbandonati. E un assassino diventa, in rete, il Robin Hood dell’era digitale.

Sintesi di una realtà assai complessa:
  • In America la sanità è privata e la salute è una responsabilità individuale, non un diritto.
  • I sistemi pubblici europei, bollati come socialisti dai conservatori, non piacciono molto nemmeno ai democratici.
Negli USA esistono due sistemi pubblici:
  • Medicare per chi ha più di 65 anni e
  • Medicaid per i più poveri, ma pagano medicinali e alcune cure essenziali in strutture convenzionate. Anche l’anziano che vuole buone cure ha bisogno di una polizza integrativa.
Quella delle assicurazioni è una vera giungla:
  • disorienta il paziente e moltiplica costi comunque elevatissimi visto che negli Usa tutto — medicine, rette ospedaliere, onorari dei medici — è molto dispendioso.
  • Ogni istituto offre diverse polizze con diversi livelli di coperture e diverse franchigie.
  • Ogni anno, quando rinnovi, devi accertarti che i tuoi medici di riferimento accettino la tua polizza.
  • E ogni prestazione deve essere pre-autorizzata.
  • Boom della burocrazia privata, mentre tu finisci per scegliere un medico non perché è bravo ma perché ha una segreteria che sa sfruttare al meglio la tua polizza.
Quanto alle assicurazioni, sono imprese quotate che puntano, come le altre, a massimizzare il profitto riducendo i costi.

Ma nella sanità i costi li riduci negando prestazioni ai pazienti.

E poiché il numero delle prestazioni è infinito (spesso ti arrivano più conti per un solo intervento), tutto viene automatizzato.
Ora, con l’intelligenza artificiale, vengono usati anche gli algoritmi per accettare o respingere una prestazione.

Parlare con qualcuno per contestare una decisione è pressoché impossibile.

Alcune assicurazioni offrono ai pazienti una procedura d’appello, comunque gestita al loro interno. 
In altri casi il rifiuto è definitivo.

Un esempio personale può aiutare a capire meglio:
Colonscopia coperta totalmente — struttura, medico, anestesista — dall’assicurazione.
Dopo un mese, arriva un conto di 1.200 dollari dell’anestesista.
Spiegazione: a causa del sovraccarico di lavoro dell’ospedale la procedura, prevista alle 9, è slittata alle 13 quando l’anestesista coperto dalla mia polizza aveva finito il turno: sostituito da uno «out of network». Che ho dovuto pagare io.
In questo caso ho fatto ricorso e alla fine il ricorso è stato accettato, ma ci sono voluti mesi di impegno mio e di burocrazia loro.

E in ITALIA? La nostra sanità, al confronto, ancora oggi, sembra molto meglio di quella Americana. 

Forse dovremmo farci sentire molto di più perché venga migliorata!

 

giovedì, dicembre 12, 2024

LIBRO: Partigiani d’oltremare. Dal Corno d’Africa alla Resistenza italiana di Matteo Petracci

Napoli, 1940. L’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale sorprende un gruppo di somali, eritrei ed etiopi chiamati ad esibirsi come figuranti alla Mostra delle Terre d’Oltremare, la più grande esposizione coloniale mai organizzata nel Paese. 

Bloccati e costretti a subire le restrizioni provocate dalle leggi razziali, i “sudditi coloniali” vengono successivamente spostati nelle Marche dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo sfaldamento dello Stato, alcuni decidono di raggiungere i gruppi di antifascisti, militari sbandati, prigionieri di guerra e internati civili che si stanno organizzando nell’area del Monte San Vicino.

Attraverso testimonianze, documenti e fotografie, l’autore ricostruisce il percorso di questi Partigiani d’Oltremare, raccontandone il vissuto, le possibili motivazioni alla base della loro scelta di unirsi alla Resistenza e la loro esperienza nella “Banda Mario”, un gruppo partigiano composto da donne e uomini di almeno otto nazionalità diverse e tre religioni: un crogiuolo mistilingue che trova nella lotta al fascismo e al nazismo una solida ragione unificante.

«La storia di Carlo Abbamagal e dei 50 dell’Oltremare ha impiegato quasi 70 anni ad emergere, dopo anni di lavoro e grazie alle ricerche di Matteo Petracci, così che il corso degli eventi inizia ora ad apparire sempre più nitido e chiaro e da passato si fa presente, strumento di lotta contro le mistificazioni e le dimenticanze storiche, ascia di guerra contro i razzismi e i fascismi di oggi.

Il 7/8 marzo 2015, il CSA Sisma di Macerata, per due giorni, grazie al seminario “Racconti d’Oltremare”, ha lavorato sulle vicende degli africani concentrati a Villa Spada di Treia, utilizzando materiali d’archivio che parlano di come “alcuni di essi si sono dati alla macchia unendosi ai ribelli” esplicando “considerevole attività” e risultando “quanto mai feroci”.

Di come, insomma, dall’ottobre del ’43, nelle montagne del maceratese, le bande partigiane annoverassero nelle loro fila etiopi, eritrei e somali, tra i primi a battersi contro il regime fascista.

I temi e le vicende narrate sono quanto mai attuali, 
e purtroppo sembrano non finire mai. 

Partigiani d'oltremare, la storia della Banda Mario - Sezione ANPI 10 agosto 1944

L'Autore:

Matteo Petracci ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia, politica e istituzioni dell’area euromediterranea all’Università di Macerata. Ha pubblicato Pochissimi inevitabili bastardi. L’opposizione dei maceratesi al fascismo (il lavoro editoriale, 2009) e I matti del duce. Manicomi e repressione politica nell’Italia fascista (Donzelli, 2014). È cultore della materia di Storia contemporanea all’Università di Camerino.                   


mercoledì, dicembre 11, 2024

LIBRO: "Storia internazionale della Resistenza italiana" di Chiara Colombini - Carlo Greppi

 

La Resistenza in Italia è stata anche una guerra civile tra italiani, ma lo è stata all’interno di una guerra europea e mondiale.

Ed è per questo che tra i partigiani troviamo combattenti di moltissimi paesi diversi che lottarono assieme contro il nazismo e il fascismo. Una storia a lungo trascurata e che oggi, a ottant’anni dalla Liberazione, possiamo finalmente riscoprire.

Nella Resistenza italiana, hanno combattuto migliaia di persone – non meno di 15-20.000 – che italiane non erano, ma che sono stati parte integrante di un conflitto globale che ha travolto confini nazionali e sparso vite e destini ai quattro angoli del pianeta.

Le nazionalità sono decine: statunitensi e britannici, neozelandesi e sudafricani, jugoslavi e francesi, libici, etiopi, eritrei e somali, e poi tedeschi, sovietici, polacchi, cecoslovacchi, ebrei stranieri.

Sono spinti alla lotta da una pluralità di motivazioni e da una molteplicità di percorsi individuali, che vanno dall’internazionalismo consapevole – di chi, ad esempio, ha alle spalle la guerra di Spagna e una lunga militanza politica – alla semplice ricerca di una via di salvezza individuale.

Ma si trovano coinvolti nello stesso spicchio di guerra mondiale e nello stesso periodo, e sullo stesso lato della barricata, saldando le loro traiettorie con quelle degli italiani e di comunità tradizionalmente perseguitate come quelle di Rom e Sinti.

Perché, se il nazifascismo ha avuto un’indubbia efficacia di saper compattare le file di chi gli si è opposto, è però stato sconfitto proprio perché hanno combattuto, fianco a fianco, più generazioni di uomini e donne, di ogni credo politico, religioso e ceto sociale di ogni nazione.


martedì, dicembre 10, 2024

LUCA CENA, influencer di libri antichi

 

Dopo il Covid Luca Cena ha deciso di approdare sui social per raccontare e mostrare agli utenti saggi, romanzi, e manuali. “Sentivo l’esigenza di immergere una professione molto antica, quella del libraio antiquario, in un contesto contemporaneo”, racconta a Fanpage.it.

Luca Cena, influencer di libri antichi: "Trovo volumi rari e ne parlo su TikTok, i giovani apprezzano"

"È da 13 anni che rincorro libri", dice Luca Cena mentre posa sul tavolo la prima edizione del 1872 di Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll, illustrato da John Tenniel.

E' nella sua libreria White Rare Lands Book, White Lands, nel cuore di Torino.

Sul tavolo, impilati, ci sono manuali, saggi, romanzi che vanno dai 350 euro fino a parecchie decine di migliaia di euro. "Spesso i libri vengono da me, i privati mi contattano per comprarli, o mi chiedono di valutarli per capire se è qualcosa di raro".

Il lavoro di Luca è capire il valore di un libro, comprarlo, e rivenderlo. Ma non solo. 

Dopo il Covid, infatti, ha deciso di approdare sui social "per immergere una professione molto antica, quella del libraio antiquario appunto, in un contesto contemporaneo".

E mostra tavole anatomiche di Giuseppe Bossi, diari di viaggio del 1852, manuali di alchimia che contengono la ricetta per la pietra filosofale. Funziona.

Ne parla su TikTok e i giovani lo seguono. Su TikTok ha più 173,200 follower. 


lunedì, dicembre 09, 2024

Solidarietà tra GUERNICA e GAZA: guarda il video

 

Ricevo e volentieri pubblico un contributo di Maria Maggiano

La città di Guernica, nei Paesi Baschi, nel nord della Spagna, fu bombardata durante la guerra civile spagnola nel 1937. 

Questo bombardamento ebbe un grande impatto in tutto il mondo quando il pittore spagnolo Pablo Picasso catturò l'atrocità dell'attacco nella sua famosa opera "Guernica". 

In questo video gli abitanti di GUERNICA hanno voluto dimostrare solidarietà al popolo di GAZA, formando con i loro corpi una bandiera palestinese al centro della cittadina. 

Una scena di solidarietà davvero commovente! Guarda il video:



domenica, dicembre 08, 2024

LIBRO: "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir

Alla ricerca di una comprensione profonda e incisiva del ruolo delle donne nella società, “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir, pubblicato nel 1949, rimane un capolavoro senza tempo, per il suo contributo all’analisi dei pregiudizi di genere. Con una prosa incisiva e ricca di concetti complessi, è in grado di trasmettere idee complesse in modo chiaro e accessibile, rendendo la lettura di “Il secondo sesso” coinvolgente ed educativa.

L’analisi filosofica della condizione femminile e la critica alla concezione patriarcale

Nel suo monumentale lavoro, Simone de Beauvoir affronta con rigore filosofico la condizione femminile nella società. Ogni aspetto dell’esistenza femminile è analizzato con acume, dalla sessualità alla maternità, dalla politica all’economia. De Beauvoir smantella senza pietà la concezione patriarcale che riduce le donne a esseri subordinati. Attraverso una disamina approfondita delle strutture sociali e delle norme culturali, dimostra che la donna non è una “altro” rispetto all’uomo, ma un individuo pienamente autonomo.

L’importanza della consapevolezza

Un tema centrale nel libro è l’importanza della consapevolezza per le donne, che solo attraverso una presa di coscienza delle proprie condizioni e delle ingiustizie subite, lottando  per la propria emancipazione possono riaffermare la propria individualità.

L’influenza su movimenti femministi successivi

“Il secondo sesso” ha avuto un’influenza duratura sui movimenti femministi successivi, diventando un riferimento per l’emancipazione delle donne, ispirando generazioni di attiviste a lottare per l’uguaglianza di genere e a sfidare gli stereotipi culturali.

La rilevanza contemporanea

Nonostante sia stato pubblicato più di sessant’anni fa, “Il secondo sesso” continua ad essere di rilevante attualità. Le questioni sollevate da de Beauvoir riguardo all’uguaglianza di genere, all’autonomia femminile e alle strutture di potere patriarcali sono attuali ancora oggi, rendendo questo libro imprescindibile per chiunque desideri comprendere appieno le dinamiche di genere e lottare per un futuro di uguaglianza.

Diviso in due volumi, “Il secondo sesso” inizia con una disamina storica e antropologica della condizione femminile, esplorando le radici delle disuguaglianze di genere e l’oppressione subita dalle donne nel corso dei secoli. De Beauvoir esamina le diverse teorie sulle differenze tra i sessi e smonta gli stereotipi e i pregiudizi culturali che hanno contribuito a mantenere le donne in una posizione di inferiorità.

Nel secondo volume, l’autrice affronta temi come la sessualità, il matrimonio, la maternità e l’autonomia delle donne, sostenendo che la società ha relegato le donne a un ruolo subordinato, limitandone le opportunità e le scelte. Attraverso un’analisi sociologica e filosofica, cerca di smantellare le strutture patriarcali e di promuovere l’emancipazione femminile.

“Il secondo sesso” non solo mette in luce le disuguaglianze di genere, ma invita anche le donne a rivendicare i propri diritti e a lottare per la propria libertà, sostenendo che le donne devono superare l’oppressione, acquisire consapevolezza di sé e prendere il controllo delle proprie vite.

L’opera di Simone de Beauvoir ha avuto un impatto duraturo sul movimento femminista e ha contribuito a ridefinire il concetto di emancipazione delle donne. Il suo approccio critico e eloquente offre una visione complessa della questione di genere e pone le basi per una maggiore equità e giustizia sociale.

È un libro che invita alla riflessione e all’azione, ad interrogarsi sulle dinamiche di potere e sulle disuguaglianze di genere ancora presenti nella società contemporanea.