Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
mercoledì, agosto 05, 2026
CALDO CALDO... E se dai condizionatori passassimo ai ventilatori/pale? Un pò di numeri...
martedì, agosto 04, 2026
Parole O_Stili: Stiamo davvero rischiando di restare senza parole?
Tra chiamare e mandare un messaggio per prenotare un appuntamento cosa sceglieresti?
Se la tua risposta è il messaggio, non è casuale. Negli ultimi anni la comunicazione si è progressivamente spostata dalla voce agli schermi: tra chat e feed abbiamo preso sempre più l’abitudine a comunicare in sintesi, sostituendo il dialogo con abbreviazioni e emoji, tanto che sui social la sensazione è che il vocabolario si sia ridotto a una manciata di formule ricorrenti, spesso inventate dalla GenZ, per esprimere anche i concetti più complessi.
Un livello più alto di benessere generale è strettamente associato al trascorrere meno tempo in solitudine e più tempo a dialogare in modo autentico con gli altri.
La connessione umana è una vera e propria medicina.
lunedì, agosto 03, 2026
Parole O_Stili: Che odissea, Odisseo!
Difficile, in questi giorni, non
incappare in un articolo di giornale, un post o una newsletter che non parli,
in qualche modo, dell’Odissea di Christopher Nolan.
La pellicola ha persino dato
origine a un trend social, che ironizza sull’insolito formato scelto dal
regista, l’IMAX 70mm, che solo poche sale in tutta Europa sono in grado di
supportare.
E allora utenti di tutto il mondo
hanno proposto la loro versione di “as Nolan intended”, ovvero il modo in cui
Nolan avrebbe voluto che il film fosse visto, sfruttando i dispositivi più
bizzarri, come Game Boy, Tamagotchi e addirittura le insegne luminose delle
farmacie.
Ma perché l'Odissea continua
ad affascinarci così tanto?
La risposta potrebbe non essere
soltanto la storia del protagonista, ma la sua capacità di essere riscritta
all’infinito senza mai perdere la sua forza e il suo fascino. Nolan stesso
potrebbe esserne vittima: come osserva Valentina Colosimo su Vanity Fair, negli ultimi 28 anni, tutti i suoi film raccontano e
riprendono le esperienze universali che sono il cuore dell’opera di Omero.
Un esempio?
In Interstellar, Cooper
attraversa spazio e tempo nel tentativo di tornare dai propri figli, dopo
essere partito ed essersi perso per salvare la Terra. Nel corso dei secoli
sono cambiati i modi e le regole del racconto, ma la storia dell’eroe in
viaggio non ha mai smesso di tenerci incollati alle pagine di un libro o allo
schermo di un cinema.
Forse è proprio questa ampiezza a
spiegare perché l’Odissea continui a parlarci dopo quasi tremila anni.
Non ci chiede necessariamente di
identificarci con Odisseo, Penelope, Telemaco, Circe o qualsiasi altro suo
personaggio, ma lascia spazio a esperienze nelle quali, in momenti diversi,
ciascuno e ciascuna di noi può riconoscersi. Per questo può essere
riscritta ancora e ancora senza diventare davvero la stessa storia: ogni
epoca, e ogni persona, finisce per ritrovarvi qualcosa di proprio.
domenica, agosto 02, 2026
Rivalità a tavola
sabato, agosto 01, 2026
LIBRO: "Senza adulti" di Gustavo Zagrebelsky
venerdì, luglio 31, 2026
LIBRO: "Gelosia" di Barbara Alberti
giovedì, luglio 30, 2026
LIBRO: "Aprire lo sguardo. 15 fotografie che raccontano l'Italia" di Alessandra Mauro
In Aprire lo sguardo Alessandra Mauro raccoglie 15 fotografie memorabili che, nel comporre il «mosaico visuale» del nostro paese, testimoniano «come lo abbiamo ritratto e come ci siamo ritratti» negli anni.
È un viaggio che abbraccia l’Italia intera e che inizia quasi due secoli fa, con una delle prime vedute di Roma realizzata da Giacomo Caneva nel 1847.
In una rassegna di grande forza evocativa, sfilano volti, luoghi, momenti: dall’arresto di un giovane Benito Mussolini, immortalato da Adolfo Porry-Pastorel nel 1915, agli innovativi ritratti di Wanda Wulz, alla realtà manicomiale documentata da Gianni Berengo Gardin nel 1968, fino alla fotografia di moda di Ferdinando Scianna e allo studio del tessuto urbano condotto da Gabriele Basilico.
Dall’autoritratto al reportage di guerra, dai primi tentativi di fotogiornalismo alle testimonianze visive di una società che cambia, Mauro intreccia così l’evoluzione della ricerca fotografica e la storia del nostro paese attraverso le opere di alcuni tra gli autori italiani più significativi di tutti i tempi.
Mezzo di espressione, pratica artistica, strumento di denuncia; nel racconto appassionante di Alessandra Mauro la fotografia si rivela testimone ineguagliata del nostro passato.
mercoledì, luglio 29, 2026
LIBRO: "Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti" di Matteo Lancini
martedì, luglio 28, 2026
LIBRO: "Dalla parte del suolo. L'ecosistema invisibile" di Paolo Pileri
lunedì, luglio 27, 2026
La pace, sostantivo femminile. Il pensiero femminista come fondamento dell’etica nonviolenta e della cura dell’umano di Laura Tussi
Nel panorama del pensiero critico contemporaneo, il contributo teorico e pratico dei movimenti femministi rappresenta una delle trasformazioni più profonde nella comprensione dell’essere umano e delle sue forme di convivenza. Lungi dall’essere una mera istanza rivendicativa di settore, il femminismo si declina come un’autentica ermeneutica dell’esistenza, capace di disvelare la complessità delle relazioni sociali, di ridefinire il concetto di democrazia e di offrire una nuova grammatica epistemologica.
Alla base di questa riflessione vi è il riconoscimento che l’umanità non si costituisce come un blocco omogeneo e astratto, bensì come un insieme plurale di soggettività, ciascuna portatrice di una singolarità irriducibile. Il principio di uguaglianza nei diritti non viene dunque concepito in termini di omologazione, ma come un’istanza che trae forza proprio dalla valorizzazione delle differenze. In questa prospettiva, il corpo cessa di essere un mero supporto biologico per diventare il luogo primario dell’esperienza, del sapere e dell’azione politica. Riconoscere che noi siamo i nostri corpi significa radicare la conoscenza e la politica nella concretezza della vita materiale, superando quel dualismo cartesiano che, per secoli, ha subordinato il sensibile all’astratto.
L’intuizione secondo cui la sfera personale e quella politica non sono separate da un abisso rappresenta un altro pilastro fondamentale di questo paradigma. L’esperienza individuale non è mai privata nel senso di isolata dal contesto sociale; al contrario, le strutture di potere plasmano il quotidiano, l’intimità e le relazioni interpersonali. L’atto di partire da sé non è, quindi, un esercizio egocentrico, ma una metodologia intellettuale e politica che consente di decostruire le narrazioni universalistiche e neutrali – quasi sempre espressione dell’egemonia patriarcale – per approdare a un autentico incontro con l’altro. La pluralità e la relazione emergono così come le modalità ontologiche proprie dell’umanità: l’individuo non preesiste alla relazione, ma si costituisce attraverso di essa.
Questa consapevolezza relazionale porta con sé una decisa critica strutturale a tutte le forme di autoritarismo, militarismo e dogmatismo, individuate come espressioni di una logica di dominazione che trova una delle sue principali radici storicamente determinate nel maschilismo e nel patriarcato. L’organizzazione sociale fondata sulla sopraffazione viene così messa radicalmente in discussione: la violenza non è un elemento ineludibile della natura umana, ma il prodotto di modelli culturali e istituzionali oppressivi. Di conseguenza, il femminismo si configura come una delle più alte espressioni storiche della nonviolenza, la sua corrente più vitale e trasformativa. La nonviolenza femminista non si risolve in una passiva astensione dal conflitto, ma nell’esercizio attivo della compassione, dell’ascolto e della cura come strumenti fondamentali di liberazione.
Il compito comune che ne deriva supera i confini tradizionali della politica formale per abbracciare un’etica della responsabilità globale. Generare e proteggere la vita, prendersi cura delle persone e della biosfera, opporsi a ogni forma di sfruttamento, umiliazione e devastazione ecologica diventano imperativi strettamente interconnessi. La lotta contro l’oppressione umana e quella per la salvaguardia del pianeta condividono la medesima urgenza etica e la stessa radice critica.
In ultima analisi, parlare di femminismo al singolare rischia di oscurare la ricchezza di un autentico arcipelago di prospettive. È più corretto declinare il termine al plurale, riconoscendo la pluralità dei pensieri e dei movimenti delle donne che hanno saputo, nel tempo, rinnovare il senso della liberazione collettiva. Questo percorso di autocoscienza continua a offrire all’umanità non solo gli strumenti per denunciare l’ingiustizia, ma soprattutto un orizzonte di senso nel quale la compassione, la cura e il rispetto per la vita diventano le fondamenta di una nuova civiltà.