sabato, marzo 07, 2026

Ecco il discorso integrale di Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, dopo l'attacco in IRAN: NO ALLA GUERRA

 

"Buongiorno, care concittadine e cari concittadini, 
mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo di Spagna e delle azioni che stiamo mettendo in campo.

Come sapete, sabato scorso Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove Paesi della regione e una base britannica situata in uno Stato europeo, a Cipro. Desidero anzitutto esprimere la solidarietà del popolo spagnolo ai Paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano.

Da allora le ostilità sono proseguite, se non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Si sono registrati anche il crollo delle borse internazionali e gravi perturbazioni nel traffico aereo e nello stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava, fino a pochissimo tempo fa, il 20% del gas e del petrolio mondiale.

Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora. Non sono chiari nemmeno gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco.

Ma dobbiamo essere preparati, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e, quindi, con gravi conseguenze anche a livello globale, in termini economici.

La posizione del governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato.

In definitiva, la posizione del governo di Spagna si riassume in poche parole: 

no alla guerra

Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono già trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, doveva eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che, col senno di poi, ha prodotto l’effetto contrario. Ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino.

La guerra in Iraq ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un incremento generalizzato dei prezzi dell’energia e, quindi, anche del carrello della spesa e del costo della vita. Questo fu il “regalo” del trio delle Azzorre agli europei di allora: un mondo più insicuro e una vita peggiore.

È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà conseguenze simili a quelle dell’Iraq, se servirà a provocare la caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran o a stabilizzare la regione.

Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.

Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza.

Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.

Di fronte a questa congiuntura, il governo di coalizione progressista farà ciò che ha fatto in altri conflitti e in altre crisi internazionali.

In primo luogo, stiamo assistendo le cittadine e i cittadini spagnoli che si trovano in Medio Oriente e li aiuteremo a rientrare nel nostro Paese, se questo è naturalmente il loro desiderio. Il servizio diplomatico e le Forze Armate stanno lavorando giorno e notte per organizzare dispositivi di evacuazione.

È evidente che le operazioni sono molto delicate, poiché lo spazio aereo della regione non è sicuro e la rete aeroportuale è gravemente colpita dagli attacchi. Ma i nostri connazionali possono avere la certezza che li proteggeremo e che li riporteremo a casa.

In secondo luogo, il governo di Spagna sta studiando scenari e possibili misure per aiutare famiglie, lavoratori, imprese e lavoratori autonomi, affinché possano mitigare gli impatti economici di questo conflitto, qualora fosse necessario.

Grazie al dinamismo della nostra economia e anche alla responsabilità della politica fiscale del governo, la Spagna dispone in questo momento delle risorse necessarie per affrontare ancora una volta questa crisi.

Abbiamo la capacità, abbiamo la volontà politica e lo faremo insieme alle parti sociali, come abbiamo fatto durante la pandemia, la crisi energetica o, più recentemente, la crisi dei dazi.

In terzo luogo, collaboreremo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i Paesi della regione che sostengono la pace e il rispetto della legalità internazionale — due facce della stessa medaglia — appoggiandoli con le risorse diplomatiche e materiali necessarie.

Lavoreremo con i nostri alleati europei a una risposta coordinata e realmente efficace. E continueremo a impegnarci per una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati.

Infine, il governo continuerà a esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica a questa guerra. E voglio dirlo con chiarezza: sì, la parola giusta è esigere. Perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della Nato e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, riguarda gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli.

Per questo dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi.

L’ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell’umanità.

Ricordiamo che, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale nell’agosto del 1914, qualcuno chiese al cancelliere tedesco dell’epoca come fosse iniziata la guerra. E lui rispose, stringendosi nelle spalle: “Magari lo sapessi”. Magari lo sapessi.

Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti.

Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.

Le potenze coinvolte in questo conflitto devono cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e sulla diplomazia.

E noi dobbiamo agire con coerenza, difendendo oggi gli stessi valori che difendiamo quando parliamo di Ucraina, di Gaza, di Venezuela o di Groenlandia.

La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il governo di Spagna.

La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.

La cittadinanza spagnola ha sempre ripudiato la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, ma non per questo ha sostenuto la guerra in Iraq, perché era illegale, ingiusta e non ha risolto realmente quasi nessuno dei problemi che pretendeva di affrontare.

Allo stesso modo, noi ripudiamo il regime iraniano, che reprime e uccide brutalmente i propri cittadini, in particolare le donne.

Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.

Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle macerie. O che un seguire cieco e servile sia una forma di leadership.

Al contrario, ritengo che questa posizione non sia affatto ingenua: è coerente. E dunque non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e ai nostri interessi, semplicemente per timore di eventuali ritorsioni.

Abbiamo una fiducia assoluta nella forza economica, istituzionale e, oserei dire, morale del nostro Paese. E in momenti come questo ci sentiamo più orgogliosi che mai di essere spagnoli.

Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno per inevitabile è in realtà evitabile e che l’umanità può ancora lasciarsi alle spalle sia l’integralismo degli ayatollah sia la miseria della guerra.

Alcuni diranno che siamo soli in questa speranza, ma non è così. Il governo di Spagna sta con chi deve stare. Sta con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno sancito nella nostra Costituzione. La Spagna sta con i principi fondativi dell’Unione Europea. Sta con la Carta delle Nazioni Unite. Sta con il diritto internazionale e, quindi, con la pace e la pacifica convivenza tra i Paesi.

Siamo inoltre insieme a molti altri governi che la pensano come noi e anche a milioni di cittadine e cittadini che in tutta Europa, in Nord America e in Medio Oriente chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità.

Perché la prima avvantaggia solo pochi.

La seconda avvantaggia tutti.

Grazie mille"

Il discorso integrale di Pedro Sánchez. No alla guerra in Iran, "i grandi disastri dell'umanità cominciano così" - HuffPost Italia

giovedì, marzo 05, 2026

Grande adesione di pubblico al dibattito sulle "Ragioni del NO al Referendum Giustizia"

 
Grande affluenza di pubblico al dibattito sulle "Ragioni del NO al Referendum Giustizia" che si è tenuto Martedì 3 Marzo 2026 all'Auditorium  Tilane.

Il 22 e il 23 Marzo dovremo votare e decidere se cambiare 
7 Articoli della nostra Costituzione.

Per riascoltare le ragioni del NO illustrate da 
Benedetta Tobagi e Marco Dal Toso 
andate al link:

www.instagram.com/comitato_paderno_no_referendum/

mercoledì, marzo 04, 2026

FA' LA COSA GIUSTA! - fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

 

Fa' la cosa giusta! dal 13 al 15 marzo 2026

Fiera Milano Rho, da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026

22esima edizione della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

Ingresso gratuito (previa registrazione)


Nata nel 2004 da un progetto della casa editrice Terre di mezzo ha la finalità di far conoscere e diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione e di valorizzare le specificità e le eccellenze, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.

Fa’ la cosa giusta! è
:

•  fiera di prodotti e servizi: scopri gli espositori iscritti e le aree espositive
•  tre giorni di eventi, laboratori, incontri, presentazioni, degustazioni, spettacoli: più di 450 eventi nel Programma Culturale per tutte le fasce d’eta
•  convivialità e servizi: nursery, spazio bimbi, ristorazione
•  occasione di relazione, formazione e scoperta per i volontari e le scuole

Fa’ la cosa giusta! 2026

 “Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo)”

 

Tra i protagonisti di questa edizione: Luca Mercalli, don Luigi Ciotti, Eraldo Affinati, Valeria Solarino, Andrea Giuliacci, Cristina Cotorobai, Benedetta Tobagi, Alessandro Beloli, Arnoldo Mosca Mondadori, Enrico Zucca, Max Laudadio, Matteo Mazzola

 Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo). “Quante ne servono per costruire la pace, per non sentirsi soli, per fare la differenza? La risposta è davanti ai nostri occhi: di tutti noi c’è bisogno - spiega Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di Fa’ la cosa giusta! - Nell’edizione 2026 della fiera raccontiamo come le scelte di ognuno, messe in relazione tra loro, acquistano un valore nuovo e trasformativo. La parte espositiva e i tanti incontri rendono evidente proprio questo: come siamo parte di un’unica realtà di cui tutti siamo protagonisti”.

È questo il filo rosso - “Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo)” - che percorre la nuova edizione, la 22esima, di Fa’ la giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, in programma a Fiera Milano Rho da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026. Anche quest’anno l’ingresso è gratuito (previa registrazione) per chiunque desidera conoscere le 500 realtà espositive e partecipare ai 350 incontri del programma culturale e dialogare con i 500 relatori, in un’area complessiva di 30mila mq.

Ricche di spunti e nuove idee le aree tematiche in cui è possibile scoprire le buone pratiche di consumo e produzione, dando valore ai territori e creando sinergia tra associazioni, istituzioni e imprenditori locali: abitare sostenibile; cibo e sana alimentazione; cosmesi naturale e biologica; grandi cammini, turismo responsabile e outdoor; moda etica e sostenibile; pace, cultura e partecipazione; prodotti e servizi per famiglie e bambini; street food.

Frequentando le piazze interne della fiera, dove si sviluppano gli incontri culturali (falacosagiusta.org/la-fiera/programma-culturale), sarà possibile incontrare tra gli altri Valeria Solarino presente con Amnesty International, Andrea Giuliacci e Alan Cappelli Goetz per PEFC Italia, Luca Mercalli con Legambiente, lo scrittore Eraldo Affinati, il geografo e divulgatore Alessandro Beloli, il camminatore intorno al mondo Nicolò Guarrera alias Pieroad, la green influencer Silvia Moroni, Cristina Cotorobai con il suo approccio alla bioedilizia, Max Laudadio in versione scrittore, lo sportivo Mauro Berruto, il nuovo arcivescovo di Assisi Felice Accrocca, Duccio Facchini direttore di Altreconomia, Benedetta Tobagi e tantissimi altri.

Fiore all’occhiello di Fa’ la cosa giusta! è l’area dedicata alla Fiera dei Grandi Cammini che, con i suoi 100 appuntamenti culturali e la presenza di tutte le associazioni del settore e quasi tutte le Regioni italiane, è un imperdibile punto di riferimento per chi vede nel turismo lento e nel viaggio a piedi o in bicicletta uno strumento di scoperta personale e di valorizzazione del territorio.

Il Club Alpino Italiano partecipa a Fa’ la cosa giusta! per raccontare una montagna che non è solo sfida e vetta, ma spazio di crescita, inclusione e sostenibilità. Attraverso i suoi progetti, il CAI porta in fiera i valori che guidano l'associazione: il cammino consapevole lungo il Sentiero Italia, l'impegno concreto per una montagna accessibile a tutti, la formazione delle nuove generazioni e il sostegno al talento dei giovani alpinisti: un invito a riscoprire la montagna come laboratorio di cittadinanza attiva e rispetto per il territorio.

Un nuovo spazio dedicato all’outdoor allestito per gli appassionati di sport e vita all’aria aperta è la piazza “Fuori Traccia”, dove anche il riciclo è creativo: a una tenda dismessa si può dare nuova vita invece che trasformarla in rifiuto.

 SFIDE - La scuola di tutti, Nove sale e uno spazio ad hoc sono dedicati agli incontri di formazione per l’iniziativa interna alla fiera organizzata da Terre di mezzo Editore in collaborazione con Edizioni Erickson e MCE (Movimento di Cooperazione Educativa), che quest’anno propone 100 incontri sotto il titolo “Orientarci nella complessità” - rivolti a insegnanti, dirigenti scolastici, studenti, famiglie e a chiunque sia interessato al mondo dell’educazione - per riflettere sull’autonomia che i docenti dovranno abitare dal prossimo anno scolastico, quando entreranno in vigore le “Nuove indicazioni nazionali” del Ministero.

Alberto Pellai, Barbara Tamborini, Pierdomenico Baccalario, Christian Raimo, Daniele Aristarco, Espérance Hakuzwimana, Amir Issaa, Chiara Faggiolani, Irene Biemmi, Giuseppe Burgio, Michele Arena sono tra i relatori di quest’anno.

Per partecipare agli eventi di SFIDE è necessario iscriversi e acquistare i biglietti sul sito: sfide-lascuoladitutti.it/ 

 

Rimanendo in ambito scuola, è atteso l’incontro, per la prima volta dal vivo dopo una fitta corrispondenza online, tra gli studenti e le studentesse di una scuola di Ain Ebel, nel sud del Libano, territorio sotto assedio dal 9 ottobre 2024, e i loro coetanei di 3 scuole superiori italiane (Russel e Boccioni di Milano e Parini di Seregno): un gemellaggio nel nome del dialogo per la pace che sottolinea anche il ruolo della scuola come forza aggregatrice oltre ogni frontiera.

 Questo appuntamento rientra nel filone che Fa’ la cosa giusta! dedica alle guerre che in questo momento storico devastano il mondo: dalla Palestina all’Ucraina, dal Myanmar al Sud Sudan. Sono incontri raggruppati sotto il titolo “Ascoltare il dolore degli altri”. 

Vertice e conclusione di questo percorso sarà domenica alle 17 l’incontro dedicato all’esperienza di Neve Shalom Wahat al-Salam (“Oasi di pace”, in ebraico e arabo), l’unico villaggio in Israele in cui, da oltre cinquant’anni, vivono insieme per scelta ebrei e palestinesi, tutti di cittadinanza israeliana.

Al centro dell’incontro il faticoso processo di dialogo e di riconoscimento reciproco del dolore degli altri. Un panel tutto al femminile, con due testimoni d’eccezione: Nava Sonnenschein cofondatrice della Scuola per la pace di Neve Shalom, e Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun.

Il climatologo Luca Mercalli e il meteorologo Andrea Giuliacci sono tra gli ospiti che frequenteranno l’area dedicata alla cura e alla tutela dell’ambiente, che quest’anno ha una posizione di primo piano in fiera, per le riflessioni sul cambiamento climatico;  

molte le storie che riguardano orti e foreste: due luoghi di relazione e scambio che ben intrecciano il senso di comunità descritto dal filo rosso della fiera.

Presente uno sportello della community di appassionati ortisti Orto da coltivare, preparati a dare consigli su come coltivare prodotti in armonia con la natura e rispondere alle domande dei visitatori amanti di orticoltura e giardinaggio.

Un intero spazio con incontri e laboratori racconta ad adulti e bambini la straordinaria complessità delle comunità create dalle foreste, grazie alla proposta di PEFC Italia, realtà per la prima volta a Fa’ la cosa giusta! che coordina a livello nazionale il sistema di certificazione basato sul coinvolgimento di un’ampia comunità di soggetti impegnati nella gestione forestale sostenibile.

 

Altroconsumo è presente con “Impegnati a cambiare”, l’iniziativa nata per costruire una nuova piattaforma di cultura del consumo responsabile, con uno spazio promosso dalla Fondazione Altroconsumo e ideato con il contributo di un team di studentesse del Master in Comunicazione d’Impresa dell’Università degli Studi di Siena. Il programma propone attività e incontri volti a “sfidare i tabù nell’era della perfezione”, creando momenti di confronto e partecipazione; previsti 3 appuntamenti nello spazio Arena dedicati all’educazione affettiva, alla consapevolezza digitale e al burnout. All’interno dello stand, oltre a un’area talk, si sviluppa un percorso di attività interattive collegate ad ambiti della vita quotidiana e a pregiudizi da superare: Altrovestire, Altroviaggiare, Altromangiare, Altrocurare e Altroabitare.

 In fatto di consumi, si apre anche quest’anno in fiera un’ampia riflessione sull’industria della moda, coscienti che l’Italia è uno dei Paesi più consapevoli dell'impatto ambientale e sociale della moda e in particolare dell’industria della fast fashion. Se ne parla per esempio grazie alla nuova indagine della Campagna Abiti Puliti “Fabbriche verdi, lavoro grigio” sull’industria dell’abbigliamento in Bangladesh, che intende promuovere allo stesso tempo la tutela dell’ambiente, la protezione di lavoratori e lavoratrici e un’occupazione di qualità: elementi fondanti della “transizione giusta”.


Per rompere il ciclo del consumo eccessivo proponendo un’alternativa concreta, si presenta a Fa’ la cosa giusta! anche la bella novità di Leila Milano - la Biblioteca degli Oggetti dove le cose non si possiedono ma si condividono, così che lo scambio materiale crea un luogo di relazioni tra persone che scoprono, attraverso gli oggetti di cui hanno bisogno, storie interessanti da ascoltare.

 Sul fronte della sana alimentazione, tra le tante proposte e scoperte bio, vegan e km zero, Fa’ la cosa giusta! è sinonimo di riscoperta del pane come bene comune, anche per trovare forme di convivenza più giuste: tutto questo grazie al rito di panificazione collettiva, dove 100 visitatori impastano insieme in un laboratorio che è soprattutto un’azione di cura, e al forno-container, pronto a sfornare per 3 giorni pane agricolo impastato con farine di filiera che il pubblico può assaggiare e portare a casa.

Fa’ la cosa giusta!      
Fiera Milano Rho (padiglioni 16 e 20)
venerdì 13, sabato 14, domenica 15 marzo 2026
Orari: venerdì e sabato h.9-20, domenica h.9.30-19
Ingresso gratuito previa registrazione sul sito: falacosagiusta.org


martedì, marzo 03, 2026

Parole O_Stili: conciliare lo spettacolo del Festival con il conflitto in Iran

 

Se anche tu in questi giorni hai avuto la sensazione di sperimentare la convivenza di realtà apparentemente inconciliabili, sappi che sei in buona compagnia. Da una parte la leggerezza e lo spettacolo del Festival di Sanremo, dall’altra le immagini e le notizie che arrivano dall’Iran, l’escalation militare, il conflitto che torna protagonista dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni minacciando, ancora una volta, di ridisegnare gli equilibri mondiali.
Questa frattura ha un nome: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso tempo e nello stesso spazio mentale. Cercare un momento di leggerezza mentre nel mondo accadono tragedie non è indifferenza: è una forma di tutela. L’esposizione continua a notizie drammatiche può generare quella che la psicologia chiama compassion fatigue, una stanchezza emotiva che non ci rende meno sensibili, ma più fragili.
Parlare di Sanremo o commentare le ultime notizie delle Olimpiadi Invernali non è un tentativo di rimuovere qualcosa che non vogliamo vedere, ma un modo per trovare respiro. Il punto non è scegliere tra profondità e distrazione, ma restare consapevoli: possiamo commentare una canzone e riflettere su una guerra. Non è superficialità, è la complessità del presente.
Viviamo tempi che chiedono profondità, ma anche umanità.

E le parole, se usate con cura, servono proprio a questo: a tenere insieme anche ciò che sembra inconciliabile.

lunedì, marzo 02, 2026

L'espulsione delle ONG da Gaza

 

Il 24 febbraio 2026, 17 organizzazioni umanitarie internazionali – tra cui Medici senza frontiere (Msf), Oxfam e Norwegian refugee council (Nrc) – hanno presentato un ricorso alla corte suprema israeliana contro l’espulsione di 37 ONG dalla Striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est

Le ONG hanno chiesto alla corte di sospendere il provvedimento del governo israeliano, che dovrebbe entrare in vigore il 1 marzo, mettendo in guardia dalle conseguenze catastrofi che per i civili.  

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, è stato criticato dai paesi arabi e musulmani dopo aver suggerito che Israele ha il diritto biblico su gran parte del Medio Oriente. 

In un’intervista con il commentatore politico di destra statunitense Tucker Carlson, Huckabee ha detto che Israele ha il diritto divino di estendersi sulle terre che vanno dal fiume Eufrate al Nilo, occupando quindi Libano, Siria, Giordania e parte dell’Arabia Saudita. In seguito il diplomatico, che è un cristiano sionista e grande sostenitore di Israele, ha ritrattato, definendo i suoi commenti “un po’ iperbolici”.

domenica, marzo 01, 2026

Il poco petrolio rimasto a Cuba sta rapidamente finendo

 

da L'Internazionale del 26/02/2026 - The Irish Times, Irlanda 

Il poco petrolio rimasto a Cuba sta rapidamente finendo. 
Le continue interruzioni di corrente hanno provocato la chiusura di ampi settori dell’industria locale e di molti alberghi, da cui dipende il turismo, cruciale per l’isola. 
Quasi l’80 per cento della popolazione vive in estrema povertà a causa dei prezzi ormai inaccessibili dei generi alimentari e dei farmaci. 
I prodotti alimentari di base e le medicine sono inaccessibili. 

Le Nazioni Unite temono una crisi umanitaria drammatica, con epidemie e carestie. 

Già in passato Cuba ha vissuto momenti difficili, in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991. I cubani hanno sempre dato prova di grande resistenza e adattabilità all’isolamento, ma l’embargo petrolifero imposto da Donald Trump dopo l’attacco al Venezuela, primo fornitore di greggio di Cuba, sta provocando sofferenze mai viste. 
Dal 1962 l’isola è soffocata da un embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti, a cui ora si sono aggiunte le restrizioni sul petrolio. Il blocco, che per l’Onu è una violazione dei diritti umani, è stato molto criticato dalla comunità internazionale. 
Trump ribadisce che il suo obiettivo è assicurare il dominio incontrastato di Washington sul continente e ha aumentato la pressione sull’isola proclamando uno “stato di emergenza nazionale” dovuto alla “minaccia straordinaria” che Cuba rappresenta per gli Stati Uniti. 
La sua colpa sarebbe di man tenere rapporti con il Venezuela, la Russia, la Cina e organizzazioni come Hezbollah. 

Secondo gli osservatori gli Stati Uniti non vogliono spingere L’Avana verso un collasso totale, nel timore d’innescare un’ondata di profughi verso la Florida. 

Intanto nei giorni scorsi il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, è andato a incontrare i vari leader dei paesi caraibici per rafforzare l’influenza statunitense nella regione

sabato, febbraio 28, 2026

LIBRO: "Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli" di Widad Tamimi

 

Cosa vuol dire appartenere a una terra contesa? 
Come si racconta una storia di famiglia che attraversa confini, guerre, fughe, ritorni e desideri di pace? 

Con una scrittura limpida e partecipe, mai ideologica, Widad Tamimi intreccia memoria personale e riflessione civile, accompagnando il lettore nel cuore vivo del conflitto israelo-palestinese, senza semplificazioni né proclami. 

Tutto prende avvio da un’immagine semplice e disarmante: due bambini, uno palestinese e uno israeliano, seduti a disegnare la loro casa. Da lì si dipana un racconto fatto di frammenti d’infanzia, storie famigliari, testimonianze, sogni infranti e speranze tenaci. 

Ne emerge un memoir profondo e toccante, che parla di esilio, maternità, giustizia e riconciliazione, ma soprattutto dell’inesauribile desiderio umano di comprendere l’altro, anche quando sembra impossibile riuscire a farlo. 

Dal fiume al mare è un libro che prende posizione con dolcezza e determinazione: la voce di una donna, di una figlia e di una madre che cerca, attraverso le parole, di restituire dignità a una terra segnata da contraddizioni, ferite e bellezza. 

Una testimonianza letteraria necessaria per chi ama le storie vere che parlano alla coscienza e al cuore; per chi non si accontenta degli slogan; per chi crede che la letteratura possa ancora essere uno spazio di ascolto, verità e umanità.

Dal cuore del conflitto israelo-palestinese, una storia di dolore, radici e speranza.
Un memoir potente e profondamente umano, che dà voce a chi vive tra identità spezzate e confini mai pacificati.

è una scrittrice e giornalista italiana, nata a Milano nel 1981. La sua famiglia di profughi, ebrei per parte materna proveniente da una famiglia di origini ebree che scappò a New York durante la Seconda guerra mondiale e il padre, palestinese fuggito ed esiliato 2 volte e poi rifugiatosi in Italia.

Cresciuta in Italia, Tamimi ha studiato Diritto internazionale a Londra e lavorato nei campi profughi.  Collabora con “Delo - Sobotna Priloga”, il principale quotidiano sloveno, Repubblica e altre testate in Italia e all’estero. È autrice di "Il caffè delle donne" (2020) e "Le rose del vento. Storia di destini incrociati" (2016), entrambi pubblicati da Mondadori.

La sua produzione letteraria e giornalistica riflette il suo impegno nel raccontare storie di migrazione, identità e diritti umani.

venerdì, febbraio 27, 2026

PAVIA Innovation Week: Dalle competenze del territorio alle sfide globali - 8-11 aprile 2026


Pavia Innovation Week

Quattro giorni per raccontare l’innovazione

Non solo quella tecnologica, ma quella che nasce dall’incontro tra scienza, cultura, bellezza e visione del futuro. 

Pavia Innovation Week diretta da Massimo Sideri è una piattaforma internazionale di dialogo e scoperta, dove grandi pensatori, scienziati, innovatori, imprenditori e cittadini si incontrano per esplorare le sfide e le opportunità che ci attendono.

Dall’8 all’11 aprile 2026 il centro storico di Pavia si trasforma in un laboratorio di idee aperto a tutti. Interviste a figure internazionali, spettacoli teatrali, laboratori per famiglie, visite guidate, presentazioni di libri e incontri di divulgazione scientifica. 

Un festival che guarda al futuro senza dimenticare il passato, in una città che ha fatto della ricerca e della conoscenza la sua identità.


Pavia Innovation Week non è solo un evento.
È una piattaforma che continua nel tempo, un appuntamento annuale che rafforza il legame tra ricerca, territorio, imprese e cittadini.

Un modo per valorizzare ciò che Pavia è sempre stata: un luogo dove si studia, si sperimenta e si costruisce il futuro.
Pavia è una città che ha fatto della ricerca scientifica e del sapere la propria identità. Dall’invenzione della pila elettrica di Alessandro Volta alle scoperte sul sistema nervoso di Camillo Golgi, primo premio Nobel scientifico italiano, qui la scienza non è solo storia, ma una tradizione viva che continua a generare innovazione.

È anche una città universitaria a misura d’uomo, attraversata da una comunità giovane e internazionale e da un centro storico che conserva intatti luoghi, architetture e spazi di grande bellezza. Teatri, librerie, piazze, palazzi storici e collegi diventano il contesto naturale per un festival che porta il dibattito sull’innovazione fuori dai confini accademici, rendendolo aperto e condiviso.

Pavia è, insomma, una città da vivere e da conoscere: il paesaggio del Ticino, le grandi chiese, i percorsi urbani e un territorio ricco di tradizioni gastronomiche la rendono una destinazione capace di unire contenuti culturali di alto livello e qualità del tempo libero. Un luogo ideale per prendersi il tempo per scoprire, ascoltare, assaggiare e restare.

giovedì, febbraio 26, 2026

LIBRO: "Volti italiani" di Victoria Karam

 
Il libro nasce da un progetto social nato per scardinare i pre­giudizi attraverso ciò che più ci accomuna: i volti e le storie. 
Ideato da Victoria Karam, questo libro raccoglie quindici testimonian­ze di cittadine e cittadini con background migratorio, restituendo un racconto corale dell’I­talia contemporanea così come viene vissuta, raccontata da chi la chiama casa pur senza es­serne ancora riconosciuto come cittadino. 

Samir è arrivato a quattordici anni dopo aver attraver­sato il Mediterraneo. Oggi è guida di un atleta non vedente, ma non ha potuto accompagnarlo alle Paralimpiadi perché privo di cittadinanza. 
Andrei, nato in Romania ma cresciuto in Italia, formatosi nelle scuole e nelle università italiane, è oggi ricercatore, senza mai essere diventato italiano a causa di continui intoppi burocratici e un reddito insufficiente, nonostante sia un di­pendente statale. 

Accanto a queste, molte altre storie – spesso inedite – di resilienza e di ostacoli amministrativi, ma anche di conquiste e di spe­ranze, mostrano come la cittadinanza non sia un privilegio da concedere ma un diritto da rico­noscere. 

Perché, al di là degli esiti referendari, la battaglia per una legge giusta continua, e passa anche dalla forza di queste voci.


Victoria Karam
Figlia di un giocatore di hockey brasiliano. Nata e cresciuta tra Salerno, Vicenza e Bologna. Victoria Karam ha chiesto di diventare italiana a 19 anni ma ha ricevuto l’ok solo a 22. 
“Su Instagram racconto storie come la mia per aiutare a superare la diffidenza delle persone”