giovedì, settembre 10, 2026

EUROPA, l’eterna depressa: i limiti della «superpotenza gentile» e le troppe previsioni sbagliate

 

Corriere della Sera del 5 settembre 2026 di Federico Rampini 

La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio, è caratterizzata anche da una dose di depressione.

La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio. Un grande osservatore del mondo presente e passato, uno degli esperti più acuti e autorevoli che da anni frequenta il Forum, ha aggiunto però che alla gentilezza si accompagna una dose di depressione. L’Eurobarometro rileva ampie maggioranze di cittadini convinti che i rispettivi paesi siano sulla cattiva strada: dal 75% degli italiani fino all’88% dei francesi, l’86% dei tedeschi e il 77% degli inglesi. Europessimismo è un’espressione che nacque molti anni fa e in genere aveva una connotazione un po’ diversa: all'origine descriveva soprattutto la sfiducia verso il progetto di integrazione. Oggi è un pessimismo più generalizzato, sullo stato di salute e sul futuro del Vecchio continente. L’esperto in questione – che evoco senza citarlo per rispettare la Chatham House rule che impone riservatezza sul Forum – ha il vantaggio di essere europeo ma residente negli Stati Uniti da molti anni, con uno sguardo critico su entrambe. Per difendersi in un mondo violento, agitato e instabile, ha detto, l’Europa ha troppi diplomatici e pochi soldati.

Lui stesso ricorda di essere stato pessimista sull’America subito dopo l’11 settembre 2001, l’attacco terroristico di cui ricorre il venticinquesimo anniversario tra pochi giorni. Allora vedeva tre deficit fatali per l’impero americano: finanziario, umano, e di attenzione. Per poter dominare il mondo l’America è troppo indebitata; non ha il personale adeguato per «gestire le colonie»; e il suo elettorato è troppo volatile. Sono tutti deficit veri. Per certi aspetti sono peggiorati. E tuttavia, ha ammesso il grande esperto, il declino americano dopo il 2001 non c’è stato, anzi. L’economia Usa ha sorpreso tutti in senso contrario: la sua quota sul Pil mondiale è addirittura salita.

Le relazioni degli Stati Uniti col resto del mondo sono pessime in questa fase; quelle transatlantiche sono in crisi. Ma questa – ha osservato basandosi sull’analisi storica di questi 80 anni – non è una «malattia», essere in crisi è nella natura stessa della relazione transatlantica (diseguale, pertanto turbolenta, attraversata da rancori e risentimenti). La nostalgia del passato è costruita su fantasie. La sua conclusione è ottimista sull’America ma non sull’Europa. La superpotenza gentile? «Un ossimoro».

Il chief economist di una grande banca è stato severo con tutte le previsioni sbagliate di un anno fa, gli scenari allarmisti e catastrofisti mai avverati. La resilienza dell’economia globale è stata notevole: non l’hanno fatta deragliare né le guerre guerreggiate né le guerre dei dazi e dei protezionismi.

Un noto economista che si era conquistato fama di Cassandra si è unito al coro: lo shock dei dazi era senza precedenti dagli anni Trenta; eppure, l’economia mondiale ha continuato a crescere a una velocità di crociera più che rispettabile, +3,5% nel 2025 e +3% nel 2026. Anche lo shock della chiusura di Hormuz si è rivelato transitorio e molto meno disastroso di quanto era stato previsto. Tra le spiegazioni: l’economia di mercato è flessibile; i consumi energetici sono sempre più diversificati; Trump è meno ideologico di quanto si temeva e ha fatto marcia indietro su diversi fronti per ridurre i danni; infine e soprattutto è partito il boom di investimenti nell’AI e in altre tecnologie, un traino per la crescita. Se si vuol capire perché i tassi d’interesse salgono, ha concluso, non bisogna guardare né all’inflazione (in aumento ma non di molto) né ai debiti pubblici (come sopra: in aumento ma secondo un trend già familiare da anni), bensì alla voracità con cui il settore privato assorbe risparmio per finanziare investimenti nella rivoluzione tecnologica del nostro tempo.

Quest’ultimo tema è stato al centro dell’intervento di uno dei più grandi investitori mondiali. Ha parlato dell’AI come di una forza «trasformativa a tutto campo, a 360 gradi», con ricadute anche sull’economia «fisica», per esempio sul fronte dell’elettrificazione. Pure lui è stato severo sull’Europa: la gara dell’AI oltre ai due campioni che sono America e Cina vede affacciarsi altri inseguitori interessanti come Giappone e Corea del Sud, ma per trovare dei soggetti europei di stazza bisogna scendere molto nella classifica.

Il mega-investitore ha sfidato anche uno degli argomenti favoriti degli europessimisti: la demografia. Il fatto che l’Europa invecchia non è un alibi per giustificare che sia paurosa, timida e prudente, restìa a innovare, avversa al rischio. La longevità in aumento non è un problema, anzi: «Aumenteremo la produttività ancora di più, in modo da creare più ricchezza con meno persone». Questo d’altronde è l’atteggiamento con cui affrontano la maggiore durata della vita umana nazioni pur diversissime tra loro come l’America, la Cina, il Giappone. E sarà il tema del mio prossimo libro...

La resilienza si costruisce anche combattendo i cattivi maestri, i profeti di sventura: il pessimismo è la classica profezia che si autoavvera, perché fomenta passività e depressione. Mentre si svolgeva il Forum è uscito un dato confortante sull’occupazione americana. Il mega-investitore ha commentato: io non sono ottimista per partito preso, sono uno che guarda al lungo termine, e nel lungo termine i trend sono tutti positivi.

mercoledì, settembre 09, 2026

Parole O_Stili: Riparte la scuola - l’IA è seduta in prima fila

 

Se fino a pochissimo tempo fa ci chiedevamo se la presenza dell’Intelligenza Artificiale in classe fosse positiva, quest’anno la domanda sembra essere cambiata: come utilizzarla e come insegnare ad utilizzarla al meglio?

L’IA entra infatti stabilmente nei percorsi educativi, sia come tecnologia da conoscere sia come strumento per innovare la didattica. Troverà spazio anche nell’Educazione civica, con un’attenzione specifica agli aspetti etici e alla cittadinanza digitale, mentre per chi insegna è previsto un piano di formazione dedicato al funzionamento dei sistemi, ai rischi di errore e distorsione, alla tutela dei dati e all’uso responsabile dell’IA.

Questo perché tra usare l’Intelligenza Artificiale e saperla usare bene c’è una bella differenza. 

Da un lato significa certamente conoscerne le possibilità, dall’altro comporta imparare a riconoscerne i limiti, verificare le risposte che produce, capire quali dati stiamo condividendo e non delegare automaticamente compiti e decisioni.

Sai dove e quando ne parleremo? Esatto: a Parole a Scuola, il 24 ottobre 2026, nel panel “Se l’IA fa il compito, io cosa devo insegnare perché continui ad avere voglia di pensare?”.

Puoi iscriverti qui Parole a scuola - Milano 2026 | Parole O_Stili

E lo smartphone?

C’è un oggetto che continua a occupare un posto particolare nel rapporto tra persone giovani e scuola: lo smartphone, che da quest’anno in Italia è soggetto a limitazioni nell’utilizzo anche nelle scuole superiori.

Un approfondimento sugli effetti dei divieti, ripreso da Orizzonte Scuola, segnala possibili benefici in termini di distrazione, relazioni e stress per chi insegna, ma anche qualche difficoltà: studenti e studentesse non sempre riescono a organizzare facilmente il tempo lasciato libero dal telefono.

Togliere lo smartphone, insomma, può creare condizioni diverse, ma non determina l’esito finale: una ricreazione senza telefono non diventa automaticamente un’occasione di relazione, così come una classe senza notifiche non diventa automaticamente più attenta. La questione non è quindi soltanto quanto spazio lasciare al dispositivo, ma che cosa vogliamo rendere possibile nello spazio che resta.

La scuola non è una bolla

Mettere via lo smartphone durante le lezioni, però, non significa lasciare fuori dalla classe tutto quello che passa attraverso lo schermo. Tra i banchi arriva anche ciò che si guarda, si ascolta e si scopre fuori dalla classe, insieme a modelli, relazioni e immaginari che contribuiscono a costruire la visione del mondo delle nuove generazioni. Recentemente abbiamo visto due esempi molto diversi ma estremamente concreti.

Da un lato abbiamo infatti le immagini di Sfera Ebbasta a San Siro durante la partita Inter-Napoli, circondato da dieci ragazze vestite nello stesso modo. Lui protagonista al centro della scena, loro presenze decorative e intercambiabili: una rappresentazione che rafforza proprio quegli stereotipi di genere che ancora attraversano la cultura mainstream. Le critiche sono state immediate e, tra le tante voci che si sono espresse in questi giorni, il punto sollevato dallo psicoterapeuta Alberto Pellai riguarda direttamente anche la scuola: mentre nei percorsi educativi si lavora per riconoscere e superare determinati stereotipi, ragazzi e ragazze continuano a incontrare rappresentazioni molto diverse nella musica, nell’intrattenimento e sui social.

Dall’altro invece ci sono le 6.000 persone che hanno riempito l’Unipol Dome di Milano per assistere, previo acquisto di un biglietto d’ingresso, al (finto) matrimonio dei Me contro Te. Nel pubblico c’erano soprattutto bambini e bambine con le loro famiglie, alcune di queste vestite come per partecipare davvero alla cerimonia, a testimonianza di come per una parte di loro quel matrimonio era evidentemente qualcosa di più di uno spettacolo. 


E questo a noi dice una cosa molto importante su confini che diventano ogni giorno sempre più sfumati: tra persone che conosciamo e persone che seguiamo e sentiamo di conoscere, tra vita privata e contenuto, tra intrattenimento e immaginari che accompagnano la crescita.

Orientarsi in tutta questa complessità non è semplice. 

È anche per questo che negli anni abbiamo continuato a far crescere AncheIoInsegno, AncheIoInsegno | Percorsi didattici gratuiti per insegnanti, la piattaforma gratuita di Parole O_Stili che oggi raccoglie oltre 400 schede didattiche e più di 250 ore di percorsi dedicati alla comunicazione non ostile, alla cittadinanza digitale e all’educazione civica, con cui abbiamo raggiunto più di 300.000 insegnanti e 1,3 milioni di studenti e studentesse.

Dal 7 settembre si rinnova e accoglie al suo interno MiAssumo, MiAssumo | La prima piattaforma digitale gratuita per l'orientamento, la piattaforma gratuita di orientamento che supporta studenti e studentesse nella conoscenza di sé, nello sviluppo delle competenze e nelle scelte formative e professionali.

Grazie a questa integrazione AncheIoInsegno diventa lo spazio dove trovano posto strumenti per chi insegna e per chi sta crescendo, per imparare, orientarsi e affrontare con maggiore consapevolezza le proprie scelte. Vai ai link per curiosare un po’...

RELAX al Parco Borghetto: sessione di Yoga con Barbara Gatti - 19 settembre ore 17.00

 
Nell'ambito del Programma di iniziative "BORGHETTO nel CUORE", e in occasione della Festa dell'Addolorata di Palazzolo Milanese , l'Associazione Restare Umani organizza una 

SESSIONE di YOGA  con Barbara Gatti

Sabato 19 Settembre - ore 17.00

Parco Borghetto 

(Piazza Addolorata - Paderno Dugnano)

Si raccomanda puntualità e di portare il tappetino

Per le prenotazioni scrivere a restareumani2011@gmail.com o contattare il 3483581286

martedì, settembre 08, 2026

LIBRO: "La giustizia italiana in 10 risposte. Referendum sulla giustizia: cosa sapere per decidere" di Gherardo Colombo

 

Come funziona davvero la giustizia nel nostro Paese? 
Che cosa significa essere «uguali davanti alla legge»? 
Chi decide se una norma è giusta, e cosa accade quando le leggi entrano in conflitto con la Costituzione?

Avvertendo l’esigenza di fare chiarezza su uno dei temi più discussi e meno conosciuti della nostra vita pubblica e attingendo da una vasta esperienza in prima persona, Gherardo Colombo ci accompagna, con la passione civile che da sempre lo ispira, dentro l’architettura della giustizia italiana. 
Oltre a mostrare come si tengono in equilibrio poteri, garanzie e diritti, questo libro spiega, con linguaggio semplice ma rigoroso, quali sono le modifiche previste dal disegno di legge sulla magistratura, nonché le sue potenziali ricadute sul nostro modo di amministrare la giustizia e sull’equilibrio democratico. 

Tenendosi lontano da slogan e tecnicismi, La giustizia italiana in 10 risposte offre a tutti – non solo agli addetti ai lavori – uno strumento per capire e per poter esercitare, anche alle urne, una partecipazione più consapevole.

lunedì, settembre 07, 2026

Le frontiere sono questione di età di Fabrizio Tesseri


In questi giorni assurdi di emergenze vere o inventate, di quaranta gradi all’ombra da due mesi e marocchini che in una notte si teletrasportano da Marrakech al centro di Brisighella, mi è venuta in mente un’immagine tipica di certi film americani: una porta bianca con appeso il cartello “Keep Out”.

Sì, perché mi sembra tutto un po’ come quando da adolescenti, da ragazzini non ancora adulti, mettevamo un cartello di divieto fuori dalla porta della nostra cameretta. Volevamo la nostra privacy, era il nostro spazio e in quello spazio ci sentivamo sicuri, forti, grandi.

Leggevamo quello che volevamo, da Sartre all’Intrepido, da Tex alle pagine sportive del quotidiano di casa.

Studiavamo, spesso le pagine della biancheria intima del Postalmarket. Era il nostro mondo: “voialtri adulti statene fuori!”

Solo che dopo un po’ quella stanza, quel nostro mondo, iniziava a puzzare! I calzini sporchi, le mutande, tutto il resto abbandonato dove capitava, in quello spazio ristretto e precluso, indumenti impregnati dall’afrore dell’adolescenza e il nostro stesso odore, di vita che cerca dove andare, di noia e sentimenti incompresi.

Poi però, a un certo punto, sopraffatti dalla necessità, abbiamo capito che chiusi lì dentro saremmo soffocati nella nostra biancheria e nella nostra inutile solitudine.

Serviva come minimo nostra madre per lavare, stirare, rassettare, in cambio di un minimo di rispetto e amore e impegno nei nostri piccoli doveri: buoni voti e meno guai possibile dentro e fuori scuola.

Le frontiere credo abbiano a che fare con l’età. Quella della Storia, misurata in decenni e secoli, e quella psicologica, che conta gli anni degli individui e delle società.

Nasciamo indifesi e avventurosi, abbiamo bisogno di esplorare il mondo con tutto di noi per impararlo, ogni senso proteso alla conoscenza, nessuna inibizione, nessun fossato con l’altro e l’altrove, solamente due bodyguard a segnare i confini, genitori guardie di frontiera, sempre all’erta in nostra vece.

Crescendo, di volta in volta ci recludiamo in gruppi, clan, territori: i parenti stretti, i compagni di classe o di sport, la scuola e la comitiva.

Io da ragazzino giocavo a pallone in campetti improvvisati, canne a fare da pali delle porte, ginocchia sbucciate, le squadre, di numero variabile di giocatori, avevano i nomi dei quartieri del posto dove sono cresciuto: L’Annunziata (casa mia); Middei; Shangai; Mariotti e altri ancora.

C’era appartenenza e rivalità, chiusura e presunzione di superiorità.

Più avanti, l’alleanza e la commistione di tutti quei quartieri diventava avversione verso le zone di campagna o periferia e i loro abitanti: quelli della Cento (zona ex 167); i Castellani (i più denigrati di tutti, da tutti), quelli di Olmobello, Cerciabella e così via. I confini si allargavano ma le barriere tra noi diventavano quasi razziste.

Senza senso, come tutti i razzismi.

Allo stesso tempo, le divisioni diventavano sociali, la frontiera poteva essere il limite di una piazza, la marca e il tipo di giubbotto che si indossava, la musica che si ascoltava, dove si lasciava che il tempo passasse: le cabine, i taxi, le ringhiere, happy days, che era una pizzeria, e ancora altri. Insomma, un susseguirsi di cerchi sempre più larghi, insiemi distinti che a un certo punto prima si intersecano e poi si uniscono, fino a dissolversi del tutto, come le gocce d’olio nel piatto d’acqua dove mia madre mi “segnava il malocchio”.

Perché così si cresce, spostando sempre più in là i nostri confini individuali e collettivi ed è, credo, la stessa cosa che succede alle società, ai Paesi, alle nazioni (lettera minuscola).

Perché altrimenti, per quanto la nostra stanza possa sembrarci grande e bella, alla fine, a forza di tenerla chiusa al mondo, resterà solo la puzza di calzini sporchi, di qualcosa che invecchia e marcisce.

domenica, settembre 06, 2026

LIBRO: "Storia del suono. Da Pitagora agli MP3" di Marco S. Sozzi

 
Il suono è stato oggetto di studio fin da tempi antichissimi, uno tra i primi elementi in natura a cui l’umanità ha rivolto la propria attenzione nel tentativo di carpirne i segreti. 
Da Pitagora a Galileo, da Athanasius Kircher a Isaac Newton, le menti più brillanti della storia si sono cimentate con i misteri del suono, talvolta avanzando ipotesi fantasiose, ma sempre spingendo avanti, poco per volta, la nostra conoscenza del mondo sonoro. 
Che cos’è dunque il suono? 
Da dove nasce il suo legame con la matematica, su cui si regge tutta la musica occidentale? 
Perché le note musicali sono sette e cosa c’è di arbitrario nella loro scelta? 
Come si spiega che tutti gli strumenti melodici ricorrano sempre e solo a due meccanismi fondamentali? 
E quanto ancora ignoriamo del funzionamento dell’udito, un sistema così sofisticato che nessun algoritmo riesce a replicarne le prestazioni? 
Com’è cambiato, infine, il nostro rapporto col suono grazie alle tecnologie sviluppate in poco più di un secolo, dall’elettricità ai computer, passando per i sintetizzatori, i CD e gli MP3? 

Questo libro, appassionato e rigoroso, ci racconta la travolgente storia del suono, in cui scienza e musica si intrecciano senza soluzione di continuità, toccando spesso anche ambiti inaspettati, ma tutti influenzati, in un modo o nell’altro, dalle scoperte sulla natura del suono: dall’astronomia alla medicina, dalla tecnologia alla fisiologia, fino all’arte della guerra e all’architettura.

sabato, settembre 05, 2026

“IL NOME DEGLI ALBERI”: Passeggiata botanica al Parco Borghetto di Palazzolo


Nell'ambito del programma di iniziative "BORGHETTO nel CUORE", Legambiente prosegue il percorso di conoscenza degli alberi del nostro territorio, iniziato nei giardini 
delle scuole e proseguito poi nel Parco Lago Nord. 

Nella mattinata di sabato 12 Settembre 
sarà possibile partecipare a questa bella esperienza 
anche al Parco Borghetto di Palazzolo, 
un luogo storico e affascinante, inserito nel nostro contesto urbano, 
forse non ben conosciuto da tutti i cittadini padernesi, 
ma che nel 2025 è diventato Luogo del Cuore FAI, 
grazie alla raccolta di più di 5000 firme. 

Alle varie specie di essenze verrà applicata una etichetta con il nome scientifico, il nome comune, l'immagine delle loro foglie e il QR code che rimanda ad un archivio più completo.

Un’occasione, quindi, per fare una passeggiata, insieme, all'interno del parco e conoscere il nome degli alberi che lo abitano (alcuni secolari) e le loro caratteristiche principali.
 
Ci accompagnerà, in questo percorso davvero molto interessante, Giuliano Rigolin, un appassionato botanico. 

Un appuntamento da non perdere 
Invitiamo tutti i Cittadini a partecipare!

venerdì, settembre 04, 2026

LIBRO: "Non sono negato per la fisica: Dalle basi al liceo, dal liceo all'università" di Matteo Rotondi

 

"Non sono negato per la fisica." Se hai pensato questa frase almeno una volta, questo libro esiste per dimostrarti il contrario.

La fisica non è una collezione di formule da imparare a memoria: è un modo di guardare il mondo e descriverlo con precisione. Il problema non è la fisica in sé, ma il modo in cui viene spesso insegnata — si parte dalla formula, e solo dopo (a volte mai) si arriva a capire cosa quella formula descrive davvero.

Questo manuale segue il percorso opposto. Ogni argomento parte da un fenomeno concreto e quotidiano — una palla che cade, un'automobile che frena, una tazzina di caffè che si raffredda. Prima si costruisce il disegno — il diagramma delle forze, lo schema del moto, il grafico della grandezza in questione — e solo dopo, quando la situazione è chiara, si scrive la formula che la descrive.

Pensato per studenti di liceo scientifico, istituti tecnici e matricole di ingegneria e scienze che devono recuperare le basi prima di affrontare il primo anno di università.

Cosa trovi in ogni capitolo: un fenomeno reale che introduce l'argomento, spiegazioni sempre accompagnate da diagrammi e grafici prima delle formule, 3 esempi svolti passo per passo, esercizi guidati, un riquadro "errori da evitare", una palestra di 10 esercizi e una sintesi finale.

Struttura del libro (14 capitoli): grandezze e misure, vettori, cinematica, moto parabolico e circolare, le tre leggi di Newton, forze, lavoro ed energia, quantità di moto e urti, gravitazione universale, statica dei fluidi, termodinamica, onde e suono, ottica geometrica, elettromagnetismo. In appendice: soluzioni complete, formulario e tabella delle costanti fisiche.

Non sei negato per la fisica. Semplicemente, forse, nessuno ti aveva ancora mostrato il disegno prima della formula.


giovedì, settembre 03, 2026

FOTO da Gaza in tre scatole rosse


da L'Internazionale del 21 Agosto 2026

Nel 1944 Kegham Djeghalian fondò il primo studio fotografico di Gaza. Il suo archivio è stato ritrovato dal nipote solo pochi anni fa e ora è in mostra a Marsiglia
Nel 2018 Kegham Djegha lian Jr ha ricevuto dal padre tre scatole rosse che erano nascoste in fondo a un armadio nel la loro casa al Cairo. 
Contenevano negativi, documenti, cartoline e ricordi di famiglia: un archivio che restituiva una memoria visiva della Stri scia di Gaza, in Palestina, dove il nonno nel 1944 aveva fondato Photo Kegham, il primo studio fotografico della città di Ga za, in cui lavorò per quasi quarant’anni. 
Si chiamava come lui, Kegham Djeghalian (1915-1981), ed era sopravvissuto al genocidio armeno. 
Le sue fotografie in bianco e nero raccontano la vita quotidiana di un luogo che oggi si conosce solo attraverso immagini di guerra e distruzione. 
Una famiglia durante un picnic in spiaggia; una festa in maschera; una bambina che sfoglia una rivista. Nel corso della sua carriera Djeghalian fotografò matrimoni, feste e famiglie, ma documentò anche le visite di Che Guevara e Simone de Beauvoir. 
“Appena mio nonno capiva che stava per succedere qualcosa di importante in Palestina, andava lì”, racconta il nipote, che è un artista visivo e direttore artistico. 

Dopo il ritrovamento delle scatole, Djeghalian Jr ha avviato un lungo lavoro di catalogazione e studio dell’archivio del nonno. Per anni aveva conosciuto quelle foto solo attraverso i racconti di famiglia.
 
Ora quelle immagini sono state raccolte nella mostra itinerante Photo Kegham de Gaza: une archive inachevable, che sarà al Centre photographique di Marsiglia, in Francia, fino al 12 settembre.

L’esposizione è stata concepita come un archivio “aperto”: le foto sono voluta mente prive di date e didascalie perché invitano il pubblico a osservare la vita quotidiana di Gaza senza essere influenzati dagli eventi politici dell’epoca e di oggi. “In un territorio così profondamente segnato dalla storia, ho preferito lascia re che le immagini parlassero prima di tutto della loro dimensione umana”, ha detto Djeghalian Jr.







mercoledì, settembre 02, 2026

SALUTE: La nuova CASA di COMUNITA' di Paderno Dugnano

 
La CASA di COMUNITA' di Paderno Dugnano recentemente ristrutturata è in Via della Repubblica, 13.
Per informazioni chiamare il numero 02 994 30 88 92.

Gli obiettivi della Casa della Comunità sono di garantire un accesso unitario e diretto ai servizi sanitari e sociosanitari territoriali, assicurando la continuità assistenziale tra i diversi setting di cura. L’integrazione fra le Cure Primarie, la Specialistica Ambulatoriale, il Punto Unico d’Accesso, gli Infermieri di Famiglia e di Comunità e gli assistenti sociali della Casa della Comunità permette la presa in carico proattiva dei bisogni sanitari semplici e complessi, compreso la cronicità e la fragilità. 

Ecco i servizi che i cittadini potranno chiedere alla casa di Comunità:
Per maggiori informazioni: Casa di Comunità di Paderno - ASST Rhodense