Buona Festa della Liberazione a TUTTE e TUTTI
Grazie a tutti i fotografi che hanno contribuito a questa collezione
Vogliamo
LIBERTA' GIUSTIZIA, PACE e DEMOCRAZIA
per TUTTI, in TUTTO il MONDO
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
Buona Festa della Liberazione a TUTTE e TUTTI
Grazie a tutti i fotografi che hanno contribuito a questa collezione
Vogliamo
LIBERTA' GIUSTIZIA, PACE e DEMOCRAZIA
per TUTTI, in TUTTO il MONDO
Per celebrare il 25 Aprile degli ottant’anni della Repubblica il capo dello Stato ha scelto San Severino Marche, medaglia d’oro per la Resistenza. Sergio Mattarella lancia un appello alla «coesione nazionale» dall’antico borgo marchigiano, che fu assediato da reparti nazisti e fascisti e strenuamente difeso dai partigiani del Battaglione Mario.
Una cerimonia altamente simbolica. Un momento di «riflessione collettiva» e un richiamo a tutti gli italiani, perché sappiano custodire, far vivere e trasmettere alle giovani generazioni quel «patrimonio» morale che l’Italia conquistò con la guerra di Liberazione, «riscatto morale e civile di un popolo».
Una straordinaria stagione di impegno civile, nata da uno «slancio delle coscienze» e «decisiva» per il destino del Paese.
Libertà, giustizia, pace, democrazia
In nome di questi quattro valori conquistati «a caro prezzo», espressione della Resistenza «all’oppressione nazifascista» e fondamento della Repubblica, Mattarella rilancia uno dei pilastri della Costituzione.
«L’Italia ripudia la guerra», è scolpito all’articolo 11 e il presidente lo declina così: «Nel ricordare il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci la libertà, ribadiamo l’impegno della Repubblica italiana in favore della pace, del rispetto dei diritti umani, della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali». Princìpi che fanno da architrave di ogni discorso del capo dello Stato in questa fase segnata da «conflitti, tensioni, profonda instabilità».
Nel Salone delle Feste al Quirinale il presidente ha incontrato le associazioni d’arma, partigiane e combattentistiche in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. Le ha ringraziate in quanto «custodi della memoria» di quanti hanno sacrificato la vita «per restituire alla Patria onore e libertà».
E ha rinnovato il «fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria, quale che ne sia la matrice ideologica o il preteso riferimento religioso che la ispiri».
Il no alla guerra e ai totalitarismi e il «coraggio dimostrato da donne e uomini» nella lotta di Liberazione in difesa della dignità di ogni essere umano sono un patrimonio non scontato.
Che oggi, alla luce delle bombe, dei missili che infuocano il Medio Oriente e l’Ucraina, assume «un significato ancora più intenso».
Durante la cerimonia il presidente non cita nomi, né luoghi, ma ricorda come la dignità umana venga calpestata in troppe parti del mondo, sottolinea come «la violenza di guerre ingiustificabili» colpisca indiscriminatamente le popolazioni civili e definisce «scandalosi» questi scenari di morte.
Uomini, donne, bambini privati di un futuro, costretti a vivere «in contesti di guerra» e «sotto il gioco di regimi autoritari». E qui il presidente condanna «il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte».
Trump? Putin? Netanyahu? Niente nomi. Il riferimento è a tutti i leader, a tutti i Paesi, a tutti i gruppi terroristici che seminano «lutti e distruzioni», scatenando conflitti permanenti e inasprendo la «condizione di barbarie nella vita internazionale» che scorre ogni giorno sotto i nostri occhi.
Le immagini che arrivano da Gaza, dall’Iran, dal Libano, dall’Ucraina o dall’Africa ci ricordano quanto è prezioso ciò che abbiamo conquistato: «Libertà e pace non sono un dato acquisito una volta per tutte, si tratta di beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno».
È un richiamo alto e forte a difendere questo patrimonio ogni giorno ed è un monito agli italiani, alle istituzioni e alle forze politiche, nel nome della Costituzione, della Resistenza e della Liberazione.
Mattarella lo rilancerà con forza dal palco di San Severino, dove l’attore Neri Marcorè, sulle note di Daniele Di Bonaventura, leggerà un brano di Giorgio Bocca e stralci di lettere di addio di partigiani marchigiani.
Viva la Liberazione.
Viva la Repubblica.
QUI il discorso integrale: Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma
L’Italia ha chiuso l’European Girls’ Mathematical Olympiad 2026, disputata a Bordeaux dal 9 al 15 aprile, con un oro, due argenti e un bronzo. Nella classifica assoluta la squadra italiana ha ottenuto 77 punti, che valgono l’ottavo posto complessivo; tra le squadre ufficiali europee, invece, l’Italia si è piazzata quarta, dietro a Romania, Turchia e Germania. Home - Progetto Olimpiadi della Matematica
La squadra italiana era composta da:
Ad accompagnarle a Bordeaux c’erano Veronica Sacchi (Leader), Daria Pasqualetti (Deputy Leader) ed Elena Ghilardi (Observer), che ha sostituito all’ultimo momento Francesca Rizzo, ingranaggio fondamentale del movimento olimpico femminile italiano, rimasta a casa per motivi personali.
Fra i risultati individuali spicca quello di Anna Kazhamiakina, che con 26 punti ha chiuso al secondo posto europeo ex aequo. Merita poi una menzione speciale la prova di Miriam Pividori sul problema 6: in tutta la gara ci sono state soltanto quattro soluzioni complete a quel problema, e Miriam è stata l’unica concorrente europea a riuscirci. Complimenti anche ad Alice che, come Miriam, ha conquistato una medaglia d’argento al suo esordio internazionale e a Barbara, alla terza medaglia in tre partecipazioni alle EGMO.
È stata, in generale, un’edizione più difficile delle aspettative. Lo si vede bene sia dai punteggi delle italiane, più bassi di quelli straordinari del 2025, sia dai dati complessivi della gara: la media finale è stata 11.873 punti, per la prima volta in cinque anni sotto i due problemi risolti. In questo quadro impressiona soprattutto la Cina, che conquista le prime quattro posizioni individuali e l’unico full score, di Huaijin Lou.
Quella disputata a Bordeaux era la quindicesima edizione delle EGMO e anche la più affollata di sempre. A Bordeaux erano infatti presenti 67 squadre e 260 concorrenti. Guardando un po’ oltre il solo record numerico, questo è il segno di una manifestazione che continua a crescere anno dopo anno, sia in Europa sia al di fuori.
Anche come comunità olimpica italiana abbiamo potuto constatare la crescita di questo movimento, che unisce ragazze appassionate di matematica da tutto il mondo. Negli ultimi anni si sono infatti attivate delle vere e proprie collaborazioni internazionali a partire dal nostro EGMO Camp. Da una parte, da alcune edizioni allo stage partecipano anche delle piccole delegazioni provenienti da Svizzera, Ungheria e Croazia. Dall’altra, delle delegazioni italiane hanno potuto partecipare negli ultimi due anni a stage internazionali di preparazione alle EGMO a Les Diablerets e a Zagabria. Ci fa particolarmente piacere osservare che, tra le ragazze straniere presenti all’EGMO Camp dell’autunno 2025, a Bordeaux sono arrivate tre medaglie d’oro, una d’argento e una menzione d’onore: un risultato che sentiamo un po’ anche nostro.
La selezione e la preparazione della squadra italiana per le EGMO è curata dalla Commissione Olimpiadi dell’Unione Matematica Italiana su mandato del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
In via Piero e Alberto Pirelli 25, nel cuore della Bicocca, sarà posata una soglia d’inciampo dedicata ai 156 operai della Pirelli deportati nei campi di lavoro nazisti nel novembre 1944.
L’iniziativa promossa da Anpi e Comune di Milano non riguarda solo il passato.
Riporta alla luce una storia che attraversa la Resistenza nelle fabbriche e che lega direttamente la lotta degli operai milanesi alla Liberazione del Paese. Per capire il significato di quella pietra bisogna tornare indietro di oltre ottant’anni, dentro una fabbrica che durante la guerra diventò anche un luogo di opposizione politica.
Gli scioperi operai e l’inizio della Resistenza nelle fabbriche
La storia che oggi si ricorda affonda le sue radici nel marzo del 1943, quando un’ondata di scioperi parte dalle fabbriche di Torino e si diffonde rapidamente in tutta l’Italia settentrionale. Dopo vent’anni di regime fascista, la classe operaia torna a organizzarsi e a protestare. È l’inizio di una stagione di mobilitazioni che attraverserà tutta la guerra e che porterà fino allo sciopero generale insurrezionale del 25 aprile 1945, nel pieno della Liberazione.
La reazione degli operai, della famiglia Pirelli e dei dirigenti è compatta. L’opposizione passa attraverso il sabotaggio della produzione destinata alle esigenze militari tedesche, il sostegno alla Resistenza e il rifiuto di trasferire manodopera in Germania. In quel periodo Alberto Pirelli si oppone alla richiesta nazista di inviare nel Reich migliaia di lavoratori: il 20% degli operai, il 50% dei capisquadra del ramo gomma e il 10% degli operai del ramo cavi.
Nel 1944 iniziano gli scioperi alla Pirelli di Milano, in particolare negli stabilimenti di Bicocca, che rappresentano una riscossa operaia contro l’occupazione nazifascista.
Durante la più grande protesta operaia in Europa nel periodo della guerra, organizzata dai Comitati di agitazione clandestini con rivendicazioni economiche e politiche, la Pirelli Bicocca è tra le protagoniste dello sciopero generale che si svolse dal 1à all’8 marzo 1944, che paralizza il triangolo industriale Milano-Torino-Genova. La fabbrica non è più solo un luogo di produzione ma diventa anche un nucleo politico clandestino, con operai organizzati nelle Squadre di azione patriottica (Sap) e nelle brigate partigiane attive in città e in montagna.
L’indomani mattina Alberto Pirelli e la direzione aziendale chiedono alle autorità tedesche il rilascio dei lavoratori. La richiesta viene respinta: è “necessario dare un esempio”, proprio perché gli operai della Pirelli Bicocca sono tra i più attivi nella lotta di Resistenza.
27 persone vengono scartate perché giudicate fisicamente non idonee. Gli altri 156 lavoratori vengono deportati nei campi di lavoro nazisti in Germania. Tre riescono a fuggire dai vagoni piombati durante il viaggio.
Gli altri vengono distribuiti in diversi campi di lavoro, dove in 13 moriranno, uno dei quali dopo il rimpatrio a causa delle conseguenze della prigionia.
Si tratta della deportazione di massa più rilevante operata dai nazifascisti in una singola azienda, seconda solo a quella di 1500 lavoratori genovesi, avvenuta il 16 giugno 1944 in quattro fabbriche della città.
La Resistenza operaia continua fino all’insurrezione finale dell’aprile 1945, nonostante la repressione e la chiusura delle fabbriche. Il sacrificio dei lavoratori della Pirelli viene ricordato con una targa dedicata ai “compagni di lavoro che sul cammino radioso della libertà furono stroncati dalla barbarie nazifascista”, murata sul fabbricato 95 il 23 novembre 1945, ancora oggi presente all’interno del quartier generale della Bicocca.
La soglia d’inciampo davanti allo stabilimento aggiunge un nuovo segno a quella memoria per tenere vivo il legame tra quelle vicende e il presente.
INFO
1946-2026 CAI PADERNO 80 anni di passione per la montagna
La sezione, fondata nel 1946 da un gruppo di giovani amanti della montagna, è l’associazione più longeva della Città di Paderno Dugnano.
Nel dopoguerra, Giosafatte Rotondi, poeta milanese, appassionato di montagna contribuisce alla valorizzazione dell’escursionismo, diventando presidente della sezione CAI di Paderno Dugnano dal 1947 al 1965. OTTANTANNI di impegno e dedizione per la montagna e l’ambiente, costruiti grazie al contributo di generazioni di socie/i che hanno condiviso esperienze e ideali attraverso corsi di arrampicata, alpinismo e sci alpinismo con la “Scuola Intersezionale Valle del Seveso”, escursionismo, scuola sci, corsi di ginnastica, gite sociali, eventi culturali, percorsi urbani e attività rivolte a ragazze e ragazzi nelle scuole.
Un patto di collaborazione con l’amministrazione comunale vede il CAI come promotore del Progetto "Percorsi Urbani" (oltre 40 km a piedi in città suddivisi in 4 anelli) e in campo nelle Scuole di Infanzia e Primaria con il Progetto “Sport a Scuola” inserito nel Piano Diritto allo Studio.
La Sezione CAI è presenza attiva nell’organizzazione di numerosi eventi sportivi e culturali anche con le associazioni del territorio. Ma non solo, da oltre vent’anni la Sezione è una tra le esperienze positive di riutilizzo sociale di beni confiscati alla mafia: “un centro di legalità, cultura” in un contesto di amicizia e solidarietà.
Queste celebrazioni saranno anche un’occasione di riflessione sulla storia della Sezione come momento per trarne spunti costruttivi per il futuro.
CONTATTI: CAI Paderno Dugnano, Via delle Rose 19 – Paderno Dugnano MI
Sede aperta: Martedì e Venerdì dalle 21.15 alle 23.00
Tel. 02/99045033
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