lunedì, febbraio 23, 2026

LIBRO: "Missione impossibile: Il superconsulente che tentò di salvare il suo Paese" di Sergio Luciano

Com'è possibile che il Venezuela, il Paese con le più grandi riserve petrolifere al mondo, sia diventato uno dei più poveri e affamati? 
La risposta probabilmente è racchiusa in queste pagine, nell'analisi lucida dell'autore e nella testimonianza di un insider d'eccezione, Baldo Sansó, imprenditore italo-venezuelano e superconsulente del ministero dell'Energia e del Petrolio durante l'era Chávez, in seguito diffamato, come spesso capita a chi critica i regimi totalitari, da campagne stampa ad hoc. 

Dall'età dell'oro del «Patto di Punto Fijo», quando Caracas brillava di modernità e speranze, fino al collasso sociale ed economico degli ultimi decenni, questo libro ricostruisce la parabola di un Paese che ha vissuto tutte le fasi dell'illusione e della rovina: 
  • il benessere petrolifero degli anni Settanta, 
  • la crisi del Viernes Negro del 1983, 
  • la «década perdida» dominata da austerità e corruzione, 
  • il trauma del Caracazo 
  • e infine l'avvento del chavismo, tra utopia rivoluzionaria e fallimento dello Stato. 
Strisciante, nell'ombra, la «malattia olandese», l'incapacità di un'economia basata su una sola risorsa - il petrolio - di generare sviluppo sostenibile. 

Luciano intreccia il racconto personale di Sansó, figlio di un professore italiano emigrato a Caracas e testimone diretto del passaggio dal boom alla povertà, con un'analisi puntuale e appassionata della storia recente venezuelana, in un libro che parla a tutti noi: di ideali e compromessi, di errori e speranze, e della fatica, spesso titanica, di salvare un Paese da sé stesso. 

Una materia complessa, dolente, da troppi anni statica. Ma che oggi, dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, sta entrando in una nuova fase, ancora tutta da scrivere

domenica, febbraio 22, 2026

LIBRO: "Sopravvivere nell'era dell'intelligenza artificiale" di Walter Ferri

 

"Sopravvivere nell’era dell’intelligenza artificiale" è una guida essenziale che esplora in profondità l’impatto delle tecnologie IA sulla nostra società, rivelando il dietro le quinte di un mondo in costante trasformazione. 
Un libro che affronta le grandi domande che tutti ci poniamo su una tecnologia che promette di rivoluzionare il nostro modo di vivere, alimentando speranze ma anche paure legittime. 

Frutto di una collaborazione tra 23 autori esperti, selezionati per le loro competenze specifiche, l’opera affronta i temi più complessi con rigore e chiarezza, utilizzando fonti verificate e uno stile accessibile, arricchito da grafici ed esempi concreti. 
Dall’uso delle intelligenze artificiali come strumento di controllo sociale, alle sue ripercussioni sulla geopolitica e sui conflitti armati, fino ad analizzare l’impatto futuro sul mondo del lavoro, sull’informazione e sulla società nel suo complesso.

sabato, febbraio 21, 2026

Tassa Zucman: in Francia l'imposta sugli ultra-ricchi sta diventando una proposta concreta

 

La misura prevede un’imposta del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro, che colpirebbe solo 1.800 contribuenti e potrebbe garantire 20 miliardi di euro annui allo stato, riducendo deficit e debito

Un minimo sforzo per pochissimi, con risvolti positivi per tutta la popolazione

In Francia, il Primo Ministro Lecornu nel tentativo (comunque complicato) di sperare di restare in sella al governo, obbligato dalle proteste dei cittadini a non aumentare il gravio fiscale sulla gran parte dei Francesi, si è visto suo malgrado obbligato a riflettere su un prelievo ad hoc sugli ultra-ricchi che risiedono in Francia

La tassa Zucman, insomma, è entrata nel vivo del dibattito politico. Si tratta in realtà di un prelievo decisamente contenuto, pari a appena il 2%, che come base imponibile prevede unicamente i patrimoni che superano i 100 milioni di euro.

In termini concreti, a essere tassati sarebbero soltanto 1.800 contribuenti

Persone che però sono talmente ricche da far sì che, secondo i calcoli dello stesso Zucman, il gettito fiscale per lo stato francese potrebbe raggiungere i 20 miliardi di euro all’anno

Quanto basta, dunque, per dimezzare lo sforzo richiesto alla popolazione francese per ridurre deficit e debito pubblico.

Prenderebbe la forma di un’addizionale: si andrebbe cioè a sommare al totale delle imposta già versate, qualora queste siano inferiori al 2%Già, perché le pratiche di “ottimizzazione fiscale” presentano talmente tanti rivoli e scappatoie legali da permettere a chi guadagna cifre enormi di pagare tasse infinitamente inferiori a chi percepisce uno stipendio normale.


In Italia la Cgil ha proposto un contributo di solidarietà sulle grandi ricchezze. 
L’idea è quella di un’aliquota all’1,3% che colpisca l’1% dei contribuenti, circa 500.000 ultramilionari e miliardari. 
Ci sarebbero più soldi per la Salute pubblica, l'istruzione, i servizi sociali

Vi sembra una proposta ragionevole?

venerdì, febbraio 20, 2026

LIBRO: "Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani" di Dacia Maraini

 

«C’è un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. È il silenzio degli animali. Un silenzio che non è assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario.»

Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri «fratelli» del mondo animale. 
Di quanto siano importanti per noi «umani» e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze. 
E in queste pagine, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, ribadisce il rispetto per l’ambiente (che non è solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. 
E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani «che ragionano» e «a volte volano», di gatti «che si credono pantere», di «gabbiani intelligenti», di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). 
Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. 
Per comprendere infine come essi «non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi».

giovedì, febbraio 19, 2026

SPETTACOLO: "Tra le spine di una rosa - nell'80° anniversario del voto alle donne" Cinema Metropolis - Mercoledì 4 Marzo ore 20.45

 
Per celebrare l'80° anniversario del voto alle donne, le Associazioni ANPI, ARCI, Restare Umani, la Meridiana e SPI-CGIL, con il patrocinio del Comune di Paderno Dugnano organizzano per 

Mercoledì 4 Marzo alle ore 2045
presso il cinema Metropolis

uno Spettacolo-Concerto che celebra il coraggio e la determinazione di donne provenienti da differenti epoche storiche e luoghi geografici attraverso un'ampia proposta di canti legati da un unico filo conduttore: la resistenza.

Emergono storie di donne spesso trascurate dalla storia ufficiale, che hanno lottato e lottano ancora oggi contro dittature, violenze, guerre, difficoltà, talvolta a costo della vita, giocando un ruolo fondamentale nella difesa della libertà e dei diritti umani. 

Il concerto prevede l'alternanza di canti eseguiti dal coro Storie, Canti, Fogli Volanti con accompagnamento di un ensemble strumentale e di letture, poesie, testimonianze, immagini.



mercoledì, febbraio 18, 2026

Referendum Giustizia: Dibattito pubblico - Martedì 3 Marzo - ore 20.45 -Tilane


 

Remigration, la risposta viene dai dati

 

Lombardia: 1,2 milioni di stranieri, il 12,1% dei residenti


I numeri restituiscono una fotografia strutturale e non emergenziale. In Italia i cittadini stranieri residenti sono oltre 5,3 milioni, pari al 9,1% della popolazione. 
La Lombardia concentra quasi un quarto della popolazione straniera nazionale: oltre 1,2 milioni di persone, il 12,1% dei residenti regionali

Gli stranieri sono più giovani, fanno più figli, sono più precari e hanno salari più bassi

Sul versante demografico, la popolazione straniera è mediamente più giovane: in provincia di Varese il 52,9% è composta da donne e il saldo naturale è positivo, con oltre 800 nascite nel solo 2024, a fronte di un saldo naturale fortemente negativo della popolazione italiana
Un dato che incide direttamente su scuola, servizi educativi e politiche sociali.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo centrale del lavoro. 
In Lombardia gli occupati stranieri sono oltre 600 mila, pari al 13,2% del totale, concentrati nei settori a maggiore precarietà e più bassi livelli salariali
Una condizione che produce maggiore esposizione al bisogno di welfare e alimenta conflitti redistributivi sui territori. 

Non solo immigrati: Lombardia prima regione italiana per espatri, oltre 22.000 nel solo 2024

Accanto all’immigrazione cresce però anche l’emigrazione: la Lombardia è la prima regione italiana per espatri, con oltre 22 mila partenze nel solo 2024
 Un doppio movimento che interroga il modello di sviluppo, i salari e le opportunità offerte dal territorio.
Il peso delle politiche migratorie ricade in larga misura sui Comuni
Da un lato le difficoltà legate a scuola, welfare e sicurezza urbana; dall’altro il ruolo dei servizi educativi, dello sport e delle politiche abitative come strumenti di inclusione e prevenzione dei conflitti. 
Al centro del problema anche la gestione dei minori stranieri non accompagnati e la carenza di risorse statali a sostegno degli enti locali.
Per tenere insieme i diversi aspetti è necessaria una visione di lungo periodo.
La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma con la coesione sociale e l’integrazione. 
Solo nella parità di trattamento, nel contrasto allo sfruttamento e nel rafforzamento del welfare universale è possibile trovare la soluzione per evitare dumping salariale, guerre tra poveri e nuove fratture sociali.

martedì, febbraio 17, 2026

LIBRO: "In punta di piedi" di Giuseppe Remuzzi

 

«Le persone che stanno per morire devono poter scegliere» ricordava l’arcivescovo Desmond Tutu quando sentì avvicinarsi il momento di lasciare questa terra. 
«Anch’io in passato, come tanti vescovi, mi ero opposto alla possibilità che qualcuno fosse aiutato a morire. Poi ho cambiato idea.» 

La vita, come si sente dire spesso, è sacra; ma anche la morte è parte della vita, e riconoscerlo è il primo passo per restituirle dignità. 

Da qui prende avvio la riflessione di Giuseppe Remuzzi su un confine che riguarda tutti, ma che continuiamo a considerare estraneo. 
Viene dunque da domandarsi: perché, se possiamo disporre della nostra esistenza in tutto e per tutto, non dovremmo poter disporre anche della nostra morte? 
Perché si possono rifiutare le terapie per le malattie curabili, ma non la respirazione forzata, l’idratazione, l’alimentazione e tutte quelle pratiche che trasformano i momenti più intimi della vita in un tormento? 
«Di medico non c’è più nulla» ha scritto Gustavo Zagrebelsky a proposito delle leggi che cercano di normare ciò che appartiene invece all’intimità delle persone. 

La legge, d’altronde, è il luogo meno adatto per depositare le nostre ultime volontà: gli ultimi momenti della vita devono restare tra il paziente, il suo medico e chi gli è caro. 

Anche il grande cardiochirurgo Michael DeBakey, operato a novantasette anni, diceva che «medici bravi, che conoscono i loro ammalati, devono poter decidere senza bisogno di comitati». 
È in quella relazione di fiducia, nella conoscenza reciproca, che la medicina ritrova la sua verità più profonda. 

In queste pagine lucide e piene di compassione, Remuzzi parla con rispetto della vita proprio perché osa parlare, senza paura, della morte. Ci invita così a guardare ciò che più ci spaventa, ma solo per scoprire che anche nell’ultimo tratto dell’esistenza può esserci consapevolezza, libertà, e perfino pace.

lunedì, febbraio 16, 2026

L’Avana è in difficoltà e sempre più isolata

 

da L'Internazionale del 12 Febbraio 2026 di Carlos Salinas Maldonado, El País América, Messico

Le autorità cubane hanno annunciato che è finito il combustibile per i voli commerciali. Alcune compagnie aeree li hanno già sospesi e vari alberghi hanno chiuso.

La crisi economica che Cuba sta vivendo a causa della carenza di petrolio e quindi dell’impossibilità di generare energia elettrica continua ad avere conseguenze gravi: l’8 febbraio il governo ha comunicato alle compagnie aeree internazionali che il paese non ha più combustibile per l’aviazione. 
Il settore più colpito è quello del turismo, una delle principali fonti di guadagno per L’Avana. 
Le autorità attribuiscono la carenza di diesel e di altri combustibili all’asfissia imposta dagli Stati Uniti, che hanno minacciato dazi contro chi invia petrolio all’isola. 
Senza fornire ulteriori dettagli, la Russia ha detto che cercherà di aiutare il suo alleato. 
L’agenzia Efe ha riferito che le compagnie aeree internazionali sono state avvertite della mancanza di carburante solo l’8 febbraio. Secondo l’agenzia di stampa, le compagnie più penalizzate sono quelle statunitensi, spagnole, panamensi e messicane. 
Il giorno prima il governo cubano aveva chiuso gli alberghi ricollocando i turisti stranieri. 
Il turismo è un pilastro per la debilitata economia cubana, perché porta soldi e lavoro in un contesto in cui le risorse scarseggiano. 
Nel 2024 l’isola ha accolto circa 2,2 milioni di turisti, la cifra più bassa in quasi due decenni e inferiore alle aspettative ufficiali. I dati dell’Oficina nacional de estadística e información, l’ufficio cubano di statistica, mostrano che tra gennaio e settembre 2025 i visitatori stranieri sono diminuiti del 20,5 %, arrivando ad appena 1.366.720, ossia 350mila in meno rispetto all’anno precedente. 
Il calo non colpisce solo gli alberghi e i servizi del settore, ma genera tensione nelle fragili finanze pubbliche e riduce il necessario afflusso di valuta estera. 
Il vicepremier cubano, Oscar Pérez-Oliva Fraga, il 6 febbraio ha confermato lo sviluppo di un piano per “ridurre i consumi energetici, compattare le strutture turistiche e riuscire a sfruttare il periodo dell’alta stagione”. 

Disposti al dialogo 
Da quando il presidente statunitense Donald Trump ha aumentato la pressione sull’Avana, il governo ha adottato misure severe per affrontare la crisi. 
Il 29 gennaio Trump ha firmato un ordine che minaccia dazi contro tutti i paesi che vogliono portare petrolio a Cuba. Dopo l’intervento militare statunitense a Caracas il 3 gennaio per catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, Cuba ha smesso di ricevere petrolio dal Venezuela, che era il suo principale fornitore. 
Anche il Messico ha sospeso l’invio di petrolio per paura dei dazi statunitensi. “Siamo impegnati a livello diplomatico per poter ricominciare a mandare greggio a Cuba. Ovviamente non vogliamo che ci siano sanzioni per il Messico, ma siamo in fase di trattative e per ora invieremo aiuti umanitari”, ha detto la presi dente Claudia Sheinbaum. 
Il 5 febbraio il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, si è detto disposto ad aprire un dialogo con Washington se avviene in condizioni paritarie e senza pressioni, una mossa che dimostra la dispera zione del governo di fronte alla crisi. 
Díaz-Canel ha ammesso che “l’asfissia economica della principale potenza mondiale” pesa sulla già grave situazione dell’isola. Per questo nei prossimi giorni ci saranno dei tagli simili a quelli del cosiddetto periodo speciale, dopo il crollo dell’Unione Sovietica negli anni novanta. 
“La persecuzione energetica e finanziaria, e l’inasprimento delle misure coercitive è così forte che per superare tutti gli ostacoli sappiamo di dover lavorare molto duramente, in modo molto creativo e molto intelligente”, ha detto Díaz-Canel.
In attesa di conoscere tutte le nuove misure, i cubani affrontano lunghe code per recuperare un po’ di carburante nelle stazioni di servizio e fanno scorta di cibo in scatola nei negozi. 
Il governo ha annunciato modifiche agli orari di lavoro, telelavoro per i dipendenti pubblici, meno lezioni in presenza nelle scuole e nelle università e la cancellazione di eventi culturali importanti come la fiera internazionale del libro dell’Avana, che avrebbe dovuto svolgersi dal 12 al 22 febbraio.

Sostegno russo 
Il 9 febbraio il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha reso noto che la Russia sta cercando delle soluzioni insieme alle autorità cubane e che farà il possibile per aiutarle in questo momento critico, oltre a facilitare il rientro dei turisti russi che potrebbero rimanere bloccati sull’isola. “Manteniamo intensi contatti con gli amici cubani sia attraverso canali diplomatici sia per altre vie”, ha dichiarato Peskov in conferenza stampa. “Queste misure soffocanti da parte degli Stati Uniti creano davvero grandi difficoltà al paese”, ha sottolineato il portavoce, assicurando che Mosca e L’Avana stanno studiando “modi per risolvere questi problemi o, almeno, attenuarli”. Secondo il servizio stampa dell’unione dell’industria turistica russa, in questo momento a Cuba ci sono circa quattromila turisti russi.

domenica, febbraio 15, 2026

MOSTRA: HeART of GAZA - il cuore di GAZA - mostra di disegni dei bambini di GAZA - dal 16 al 28 Febbraio 2026 - Tilane

 
EMOZIONANTE

STRUGGENTE

Inaugurata ieri, sabato 14 febbraio 2026 alle Tilane, la mostra "HeART of GAZA" strappa almeno una lacrima. Pensare a dei bambini costretti a vivere in mezzo alle macerie delle loro case, delle loro scuole, senza più uno dei loro giocattoli strappa davvero una lacrima. 

Sarà visitabile dal 16 al 28 Febbraio 2026 alle Tilane

Il pensiero va ai nostri figli, i nostri nipoti nelle loro condizioni...

Eppure, con il progetto "HeART of GAZA" il "Cuore di GAZA" che diventa "Arte di GAZA", l'arte dei bambini di GAZA, che nonostante il degrado che li circonda, sotto una tenda, i bambini si ritrovano a disegnare. 

Disegnano i loro ricordi, i loro sogni andati in fumo come le loro case, le loro amicizie, in alcuni casi morte sotto le bombe.

Disegnano il loro presente, grigio: grigie le case, grigio il cielo pieno di fumo, grigio il terreno senza più prati, grigie come le protesi che saranno costretti a portare per tutta la vita (quando ci sono...)

Disegnano il futuro, come solo i bambini sanno fare, sperando che qualcuno li aiuti e si ricordi ancora di loro dopo che le TV smettono di trasmettere le immagini del degrado in cui sono costretti a vivere.

Il progetto di "HeART of GAZA", è un progetto internazionale, che partendo da una mostra itinerante in Italia e in Europa, ha l'obiettivo di tenere vivo l'interesse per la popolazione palestinese, ma anche di raccogliere fondi per l'acquisto di matite colorate, di fogli di carta, di tende, affinché il numero questi punti di incontro possano aumentare (attualmente sono 17). 

 "HeArt of Gaza", la mostra che sta facendo il giro dell'Italia e del mondo

Punti di incontro per questi bambini "sfortunati (?!)" che per alcune ore possono vedere ancora dei colori e pensare colorato al loro futuro.

Instagram: HeArt of Gaza