Nate come appuntamenti religiosi che scandivano la vita comunitaria, le sagre di paese e di quartiere oggi intrecciano territorio, musica, tavolate condivise e persone di tutte le età. E, a giudicare dalla quantità di appuntamenti che riempiono i calendari estivi in tutta Italia, continuano ad andare fortissimo.
Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
sabato, settembre 12, 2026
Parole O_Stili: Fin che ci sono sagre, c’è speranza
Nate come appuntamenti religiosi che scandivano la vita comunitaria, le sagre di paese e di quartiere oggi intrecciano territorio, musica, tavolate condivise e persone di tutte le età. E, a giudicare dalla quantità di appuntamenti che riempiono i calendari estivi in tutta Italia, continuano ad andare fortissimo.
venerdì, settembre 11, 2026
SFERA EBBASTA A SAN SIRO: UNA SCENA SU CUI RIFLETTERE di Alberto Pellai
Sfera Ebbasta entra a San Siro seguito da 10 ragazze.
La scena celebrata da moltissimi media e diventata virale è un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi. Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invoca all’educazione di genere e alla rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio, desiderare cambiamenti che appaiono così funzionali al loro benessere socio-relazionale ed emotivo.
giovedì, settembre 10, 2026
EUROPA, l’eterna depressa: i limiti della «superpotenza gentile» e le troppe previsioni sbagliate
Corriere della Sera del 5 settembre 2026
La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al
Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio, è caratterizzata anche da una
dose di depressione.
La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al
Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio. Un grande osservatore
del mondo presente e passato, uno degli esperti più acuti e autorevoli che da
anni frequenta il Forum, ha aggiunto però che alla gentilezza si accompagna
una dose di depressione. L’Eurobarometro rileva ampie maggioranze di cittadini
convinti che i rispettivi paesi siano sulla cattiva strada: dal 75% degli
italiani fino all’88% dei francesi, l’86% dei tedeschi e il 77% degli inglesi.
Europessimismo è un’espressione che nacque molti anni fa e in genere aveva una
connotazione un po’ diversa: all'origine descriveva soprattutto la sfiducia
verso il progetto di integrazione. Oggi è un pessimismo più
generalizzato, sullo stato di salute e sul futuro del Vecchio continente.
L’esperto in questione – che evoco senza citarlo per rispettare la Chatham
House rule che impone riservatezza sul Forum – ha il vantaggio di essere
europeo ma residente negli Stati Uniti da molti anni, con uno sguardo critico
su entrambe. Per difendersi in un mondo violento, agitato e instabile, ha
detto, l’Europa ha troppi diplomatici e pochi soldati.
Lui stesso ricorda di essere stato pessimista sull’America
subito dopo l’11 settembre 2001, l’attacco terroristico di cui ricorre il
venticinquesimo anniversario tra pochi giorni. Allora vedeva tre deficit fatali
per l’impero americano: finanziario, umano, e di attenzione. Per poter
dominare il mondo l’America è troppo indebitata; non ha il personale
adeguato per «gestire le colonie»; e il suo elettorato è troppo volatile. Sono
tutti deficit veri. Per certi aspetti sono peggiorati. E tuttavia, ha ammesso
il grande esperto, il declino americano dopo il 2001 non c’è stato, anzi. L’economia
Usa ha sorpreso tutti in senso contrario: la sua quota sul Pil mondiale è
addirittura salita.
Le relazioni degli Stati Uniti col resto del mondo sono
pessime in questa fase; quelle transatlantiche sono in crisi. Ma questa
– ha osservato basandosi sull’analisi storica di questi 80 anni – non
è una «malattia», essere in crisi è nella natura stessa della relazione
transatlantica (diseguale, pertanto turbolenta, attraversata da rancori e
risentimenti). La nostalgia del passato è costruita su fantasie. La sua
conclusione è ottimista sull’America ma non sull’Europa. La superpotenza
gentile? «Un ossimoro».
Il chief economist di una grande banca è stato severo con
tutte le previsioni sbagliate di un anno fa, gli scenari allarmisti e
catastrofisti mai avverati. La resilienza dell’economia globale è stata
notevole: non l’hanno fatta deragliare né le guerre guerreggiate né le guerre
dei dazi e dei protezionismi.
Un noto economista che si era conquistato fama di Cassandra
si è unito al coro: lo shock dei dazi era senza precedenti dagli anni Trenta;
eppure, l’economia mondiale ha continuato a crescere a una velocità di
crociera più che rispettabile, +3,5% nel 2025 e +3% nel 2026. Anche lo
shock della chiusura di Hormuz si è rivelato transitorio e molto meno
disastroso di quanto era stato previsto. Tra le spiegazioni: l’economia di
mercato è flessibile; i consumi energetici sono sempre più diversificati; Trump
è meno ideologico di quanto si temeva e ha fatto marcia indietro su diversi
fronti per ridurre i danni; infine e soprattutto è partito il boom di
investimenti nell’AI e in altre tecnologie, un traino per la crescita. Se
si vuol capire perché i tassi d’interesse salgono, ha concluso, non bisogna
guardare né all’inflazione (in aumento ma non di molto) né ai debiti
pubblici (come sopra: in aumento ma secondo un trend già familiare da anni),
bensì alla voracità con cui il settore privato assorbe risparmio per finanziare
investimenti nella rivoluzione tecnologica del nostro tempo.
Quest’ultimo tema è stato al centro dell’intervento di uno
dei più grandi investitori mondiali. Ha parlato dell’AI come di una
forza «trasformativa a tutto campo, a 360 gradi», con ricadute anche
sull’economia «fisica», per esempio sul fronte dell’elettrificazione. Pure lui
è stato severo sull’Europa: la gara dell’AI oltre ai due campioni che
sono America e Cina vede affacciarsi altri inseguitori interessanti
come Giappone e Corea del Sud, ma per trovare dei soggetti europei di
stazza bisogna scendere molto nella classifica.
Il mega-investitore ha sfidato anche uno degli argomenti
favoriti degli europessimisti: la demografia. Il fatto che l’Europa invecchia
non è un alibi per giustificare che sia paurosa, timida e prudente, restìa a
innovare, avversa al rischio. La longevità in aumento non è un problema,
anzi: «Aumenteremo la produttività ancora di più, in modo da creare più
ricchezza con meno persone». Questo d’altronde è l’atteggiamento con cui
affrontano la maggiore durata della vita umana nazioni pur diversissime tra
loro come l’America, la Cina, il Giappone. E sarà il tema del mio prossimo
libro...
La resilienza si costruisce anche combattendo i cattivi
maestri, i profeti di sventura: il pessimismo è la classica profezia che si
autoavvera, perché fomenta passività e depressione. Mentre si svolgeva
il Forum è uscito un dato confortante sull’occupazione americana. Il
mega-investitore ha commentato: io non sono ottimista per partito preso, sono
uno che guarda al lungo termine, e nel lungo termine i trend sono tutti
positivi.
mercoledì, settembre 09, 2026
Parole O_Stili: Riparte la scuola - l’IA è seduta in prima fila
Se fino a pochissimo tempo fa ci chiedevamo se la presenza dell’Intelligenza Artificiale in classe fosse positiva, quest’anno la domanda sembra essere cambiata: come utilizzarla e come insegnare ad utilizzarla al meglio?
L’IA entra infatti stabilmente
nei percorsi educativi, sia come tecnologia da conoscere sia come strumento per
innovare la didattica. Troverà spazio anche nell’Educazione civica, con
un’attenzione specifica agli aspetti etici e alla cittadinanza digitale, mentre
per chi insegna è previsto un piano di formazione dedicato al funzionamento dei
sistemi, ai rischi di errore e distorsione, alla tutela dei dati e all’uso
responsabile dell’IA.
Questo perché tra usare l’Intelligenza Artificiale e saperla usare bene c’è una bella differenza.
Da un
lato significa certamente conoscerne le possibilità, dall’altro comporta
imparare a riconoscerne i limiti, verificare le risposte che produce, capire quali
dati stiamo condividendo e non delegare automaticamente compiti e decisioni.
Sai dove e quando ne parleremo?
Esatto: a Parole a Scuola, il 24 ottobre 2026, nel panel “Se l’IA fa il
compito, io cosa devo insegnare perché continui ad avere voglia di pensare?”.
Puoi iscriverti qui Parole
a scuola - Milano 2026 | Parole O_Stili
E lo smartphone?
C’è un oggetto che continua a
occupare un posto particolare nel rapporto tra persone giovani e scuola: lo
smartphone, che da quest’anno in Italia è soggetto a limitazioni nell’utilizzo
anche nelle scuole superiori.
Un approfondimento sugli effetti
dei divieti, ripreso da Orizzonte Scuola, segnala possibili benefici in termini
di distrazione, relazioni e stress per chi insegna, ma anche qualche
difficoltà: studenti e studentesse non sempre riescono a organizzare facilmente
il tempo lasciato libero dal telefono.
Togliere lo smartphone, insomma,
può creare condizioni diverse, ma non determina l’esito finale: una ricreazione
senza telefono non diventa automaticamente un’occasione di relazione, così come
una classe senza notifiche non diventa automaticamente più attenta. La
questione non è quindi soltanto quanto spazio lasciare al dispositivo, ma che
cosa vogliamo rendere possibile nello spazio che resta.
La scuola non è una bolla
Mettere via lo smartphone durante
le lezioni, però, non significa lasciare fuori dalla classe tutto quello che
passa attraverso lo schermo. Tra i banchi arriva anche ciò che si guarda, si
ascolta e si scopre fuori dalla classe, insieme a modelli, relazioni e
immaginari che contribuiscono a costruire la visione del mondo delle nuove
generazioni. Recentemente abbiamo visto due esempi molto diversi ma
estremamente concreti.
Da un lato abbiamo infatti le immagini di Sfera Ebbasta a San Siro durante la partita Inter-Napoli, circondato da dieci ragazze vestite nello stesso modo. Lui protagonista al centro della scena, loro presenze decorative e intercambiabili: una rappresentazione che rafforza proprio quegli stereotipi di genere che ancora attraversano la cultura mainstream. Le critiche sono state immediate e, tra le tante voci che si sono espresse in questi giorni, il punto sollevato dallo psicoterapeuta Alberto Pellai riguarda direttamente anche la scuola: mentre nei percorsi educativi si lavora per riconoscere e superare determinati stereotipi, ragazzi e ragazze continuano a incontrare rappresentazioni molto diverse nella musica, nell’intrattenimento e sui social.
Dall’altro invece ci sono le 6.000 persone che hanno riempito l’Unipol Dome di Milano per assistere, previo acquisto di un biglietto d’ingresso, al (finto) matrimonio dei Me contro Te. Nel pubblico c’erano soprattutto bambini e bambine con le loro famiglie, alcune di queste vestite come per partecipare davvero alla cerimonia, a testimonianza di come per una parte di loro quel matrimonio era evidentemente qualcosa di più di uno spettacolo.
E questo a noi dice una cosa molto importante su confini che diventano ogni giorno sempre più sfumati: tra persone che conosciamo e persone che seguiamo e sentiamo di conoscere, tra vita privata e contenuto, tra intrattenimento e immaginari che accompagnano la crescita.
Orientarsi in tutta questa complessità non è semplice.
È anche per questo che negli anni abbiamo continuato a far crescere AncheIoInsegno, AncheIoInsegno | Percorsi didattici gratuiti per insegnanti, la piattaforma gratuita di Parole O_Stili che oggi raccoglie oltre 400 schede didattiche e più di 250 ore di percorsi dedicati alla comunicazione non ostile, alla cittadinanza digitale e all’educazione civica, con cui abbiamo raggiunto più di 300.000 insegnanti e 1,3 milioni di studenti e studentesse.
Dal 7 settembre si rinnova e accoglie al suo interno MiAssumo, MiAssumo | La prima piattaforma digitale gratuita per l'orientamento, la piattaforma gratuita di orientamento che supporta studenti e studentesse nella conoscenza di sé, nello sviluppo delle competenze e nelle scelte formative e professionali.
Grazie a questa integrazione
AncheIoInsegno diventa lo spazio dove trovano posto strumenti per chi insegna e
per chi sta crescendo, per imparare, orientarsi e affrontare con maggiore
consapevolezza le proprie scelte. Vai ai link per curiosare un po’...
RELAX al Parco Borghetto: sessione di Yoga con Barbara Gatti - 19 settembre ore 17.00
SESSIONE di YOGA con Barbara Gatti
Sabato 19 Settembre - ore 17.00
Parco Borghetto
(Piazza Addolorata - Paderno Dugnano)
Si raccomanda puntualità e di portare il tappetino
Per le prenotazioni scrivere a restareumani2011@gmail.com o contattare il 3483581286
martedì, settembre 08, 2026
LIBRO: "La giustizia italiana in 10 risposte. Referendum sulla giustizia: cosa sapere per decidere" di Gherardo Colombo
Che cosa significa essere «uguali davanti alla legge»?
lunedì, settembre 07, 2026
Le frontiere sono questione di età di Fabrizio Tesseri
In questi giorni assurdi di emergenze vere o inventate, di quaranta gradi all’ombra da due mesi e marocchini che in una notte si teletrasportano da Marrakech al centro di Brisighella, mi è venuta in mente un’immagine tipica di certi film americani: una porta bianca con appeso il cartello “Keep Out”.
Sì, perché mi sembra tutto un po’ come quando da adolescenti, da ragazzini non ancora adulti, mettevamo un cartello di divieto fuori dalla porta della nostra cameretta. Volevamo la nostra privacy, era il nostro spazio e in quello spazio ci sentivamo sicuri, forti, grandi.
Leggevamo quello che volevamo, da Sartre all’Intrepido, da Tex alle pagine sportive del quotidiano di casa.
Studiavamo, spesso le pagine della biancheria intima del Postalmarket. Era il nostro mondo: “voialtri adulti statene fuori!”
Solo che dopo un po’ quella stanza, quel nostro mondo, iniziava a puzzare! I calzini sporchi, le mutande, tutto il resto abbandonato dove capitava, in quello spazio ristretto e precluso, indumenti impregnati dall’afrore dell’adolescenza e il nostro stesso odore, di vita che cerca dove andare, di noia e sentimenti incompresi.
Poi però, a un certo punto, sopraffatti dalla necessità, abbiamo capito che chiusi lì dentro saremmo soffocati nella nostra biancheria e nella nostra inutile solitudine.
Serviva come minimo nostra madre per lavare, stirare, rassettare, in cambio di un minimo di rispetto e amore e impegno nei nostri piccoli doveri: buoni voti e meno guai possibile dentro e fuori scuola.
Le frontiere credo abbiano a che fare con l’età. Quella della Storia, misurata in decenni e secoli, e quella psicologica, che conta gli anni degli individui e delle società.
Nasciamo indifesi e avventurosi, abbiamo bisogno di esplorare il mondo con tutto di noi per impararlo, ogni senso proteso alla conoscenza, nessuna inibizione, nessun fossato con l’altro e l’altrove, solamente due bodyguard a segnare i confini, genitori guardie di frontiera, sempre all’erta in nostra vece.
Crescendo, di volta in volta ci recludiamo in gruppi, clan, territori: i parenti stretti, i compagni di classe o di sport, la scuola e la comitiva.
Io da ragazzino giocavo a pallone in campetti improvvisati, canne a fare da pali delle porte, ginocchia sbucciate, le squadre, di numero variabile di giocatori, avevano i nomi dei quartieri del posto dove sono cresciuto: L’Annunziata (casa mia); Middei; Shangai; Mariotti e altri ancora.
C’era appartenenza e rivalità, chiusura e presunzione di superiorità.
Più avanti, l’alleanza e la commistione di tutti quei quartieri diventava avversione verso le zone di campagna o periferia e i loro abitanti: quelli della Cento (zona ex 167); i Castellani (i più denigrati di tutti, da tutti), quelli di Olmobello, Cerciabella e così via. I confini si allargavano ma le barriere tra noi diventavano quasi razziste.
Senza senso, come tutti i razzismi.
Allo stesso tempo, le divisioni diventavano sociali, la frontiera poteva essere il limite di una piazza, la marca e il tipo di giubbotto che si indossava, la musica che si ascoltava, dove si lasciava che il tempo passasse: le cabine, i taxi, le ringhiere, happy days, che era una pizzeria, e ancora altri. Insomma, un susseguirsi di cerchi sempre più larghi, insiemi distinti che a un certo punto prima si intersecano e poi si uniscono, fino a dissolversi del tutto, come le gocce d’olio nel piatto d’acqua dove mia madre mi “segnava il malocchio”.
Perché così si cresce, spostando sempre più in là i nostri confini individuali e collettivi ed è, credo, la stessa cosa che succede alle società, ai Paesi, alle nazioni (lettera minuscola).
Perché altrimenti, per quanto la nostra stanza possa sembrarci grande e bella, alla fine, a forza di tenerla chiusa al mondo, resterà solo la puzza di calzini sporchi, di qualcosa che invecchia e marcisce.
domenica, settembre 06, 2026
LIBRO: "Storia del suono. Da Pitagora agli MP3" di Marco S. Sozzi
sabato, settembre 05, 2026
“IL NOME DEGLI ALBERI”: Passeggiata botanica al Parco Borghetto di Palazzolo
Nell'ambito del programma di iniziative "BORGHETTO nel CUORE", Legambiente prosegue il percorso di conoscenza degli alberi del nostro territorio, iniziato nei giardini delle scuole e proseguito poi nel Parco Lago Nord.
venerdì, settembre 04, 2026
LIBRO: "Non sono negato per la fisica: Dalle basi al liceo, dal liceo all'università" di Matteo Rotondi
"Non sono negato per la fisica." Se hai pensato questa frase almeno una volta, questo libro esiste per dimostrarti il contrario.
La fisica non è una collezione di formule da imparare a memoria: è un modo di guardare il mondo e descriverlo con precisione. Il problema non è la fisica in sé, ma il modo in cui viene spesso insegnata — si parte dalla formula, e solo dopo (a volte mai) si arriva a capire cosa quella formula descrive davvero.
Questo manuale segue il percorso opposto. Ogni argomento parte da un fenomeno concreto e quotidiano — una palla che cade, un'automobile che frena, una tazzina di caffè che si raffredda. Prima si costruisce il disegno — il diagramma delle forze, lo schema del moto, il grafico della grandezza in questione — e solo dopo, quando la situazione è chiara, si scrive la formula che la descrive.
Pensato per studenti di liceo scientifico, istituti tecnici e matricole di ingegneria e scienze che devono recuperare le basi prima di affrontare il primo anno di università.
Cosa trovi in ogni capitolo: un fenomeno reale che introduce l'argomento, spiegazioni sempre accompagnate da diagrammi e grafici prima delle formule, 3 esempi svolti passo per passo, esercizi guidati, un riquadro "errori da evitare", una palestra di 10 esercizi e una sintesi finale.
Struttura del libro (14 capitoli): grandezze e misure, vettori, cinematica, moto parabolico e circolare, le tre leggi di Newton, forze, lavoro ed energia, quantità di moto e urti, gravitazione universale, statica dei fluidi, termodinamica, onde e suono, ottica geometrica, elettromagnetismo. In appendice: soluzioni complete, formulario e tabella delle costanti fisiche.
Non sei negato per la fisica. Semplicemente, forse, nessuno ti aveva ancora mostrato il disegno prima della formula.