venerdì, marzo 13, 2026

QUESTIONARIO sulla MOBILITA' di Paderno Dugnano: fino al 30 Aprile

 

Per chi è sempre pronto a criticare e dire la sua sul traffico e la mobilità di Paderno Dugnano, è giunto finalmente il momento per rispondere ad alcune domande e FARE delle PROPOSTE!

Comune di Paderno Dugnano : Piano Urbano della Mobilità Sostenibile

Trovate il questionario nel sito del Comune qui: QUESTIONARIO SULLA MOBILITÀ

giovedì, marzo 12, 2026

Domande a MATTARELLA sulla guerra: una lettera sincera e accorata scritta dalle bambine e bambini di Giove in provincia di Terni.

 

Nella pluriclasse 4° e 5° la maestra Roberta Passoni, sin dalla seconda primaria, organizza un’assemblea di classe ogni due settimane. Per prepararla, come spiegano bambine e bambini in questo loro testo collettivo, in classe hanno appeso tre buste dedicate a 
  • “I problemi”
  • “Le proposte”
  • “Le congratulazioni, i complimenti e le scuse”.

Quest’anno hanno deciso di aggiungere anche un’altra busta, dedicata alle “Domande sulla guerra”, perché con tutto ciò che stava accadendo ne sorgevano sempre di nuove. Dalla raccolta di queste domande e dalla discussione che si è sviluppata in assemblea è nata la lettera che bambine e bambini hanno deciso di inviare al Presidente della Repubblica.

Eccola. Vale la pena di leggerla con attenzione tutta intera.

CARISSIMO E GENTILISSIMO SIGNOR PRESIDENTE

Carissimo e gentilissimo signor presidente Sergio Mattarella, siamo le bambine e i bambini di una pluriclasse 4° e 5° della Scuola Primaria che si trova a Giove, un piccolo paese dell’Umbria in provincia di Terni. Le abbiamo scritto perché abbiamo delle domande da porle. Deve sapere che noi in classe ogni due settimane facciamo un’assemblea durante la quale prendiamo delle decisioni sulla nostra vita a scuola e cerchiamo di risolvere i nostri problemi. Per noi è un momento molto importante. C’è chi ha l’incarico di dare la parola ai compagni e alle compagne, chi scrive il verbale e chi controlla la durata dei vari interventi. Per preparare l’assemblea abbiamo attaccato alla parete tre buste : una in cui durante le settimane possiamo scrivere e imbucare dei problemi che abbiamo incontrato (se abbiamo discusso con un compagno - se abbiamo delle difficoltà durante la lezione…).

La seconda busta è quella delle proposte, in cui ognuno di noi può scrivere delle idee sulle attività da svolgere, sull’organizzazione della classe, che vengono discusse e poi votate in assemblea.

La terza è quella delle congratulazioni, dei complimenti e delle scuse. Quest’anno abbiamo chiesto alla maestra di aggiungere una busta dove imbucare le domande sulle guerre. Perché in questi anni abbiamo sentito la guerra tanto vicina e abbiamo visto immagini di nostri coetanei che soffrono e vivono momenti difficili a causa della guerra. 

Dopo quindici giorni dentro la busta c’era una domanda “Perché si fanno le guerre ?”. In assemblea di solito leggiamo le domande e proviamo a discuterne insieme, ma questa era veramente troppo difficile. 
Da questa domanda ne sono nate molte altre, altrettanto difficili.

Solo lei forse ci può aiutare a fare un po’ di chiarezza. Ognuno di noi ha formulato delle domande e delle riflessioni che abbiamo provato a riassumere in questa lettera. 

Perché Putin e tutti i presidenti che pensano di fare la guerra non si chiedono da soli, riflettendo tra sé e sé : “Ma che sto facendo ?

Perché lo sto facendo ? E soprattutto per che cosa lo sto facendo ? Perché noi di questa scuola, ascoltando le notizie, ci siamo resi conto che la guerra non serve a nulla e porta solo distruzione mentre coloro che ci guidano e che hanno studiato molto più di noi non lo capiscono ?

Perché continuano a fabbricare e vendere armi quando si potrebbero vendere cibarie, costruire scuole, ospedali che sono molto più utili ?

Abbiamo letto e cantato la “Guerra di Piero" e ci ha fatto pensare a tante cose sulla guerra. Uno di noi ha scritto che la canzone di De André potrebbe essere considerato un manuale per far capire quanto è brutta la guerra. Molti sono rimasti colpiti dalle strofe in cui Piero si ferma a riflettere se sparare all’altro oppure no, perché spesso i soldati non ci pensano nemmeno e sparano senza sapere quello che stanno facendo.

Il testo della canzone è bello perché ci ricorda anche quello che provano i soldati, perché altrimenti noi pensiamo solo che c’è un esercito colpevole, spietato, cattivo e invece dobbiamo anche pensare che i soldati sono obbligati, che la maggior parte forse non vorrebbe andare in guerra per niente al mondo e che preferirebbe restare a casa con i familiari.

Perché fanno i trattati di pace, come tra Palestina e Israele, ma poi continuano i bombardamenti ?

Noi abbiamo scoperto che il primo trattato di pace è stato fatto nel 1300 a.C. lo hanno firmato il faraone egizio Ramesse II e il re ittita Hattusili III.

Abbiamo più volte studiato la nostra Costituzione confrontandola con dei testi antichi come il codice di Hammurabi o con i principi del discorso di Pericle agli Ateniesi.

La nostra maestra ci dice sempre che è una delle più belle del mondo e abbiamo anche letto l’articolo 11, in cui è scritto che l’Italia ripudia la guerra.

Allora, visto che siamo uno stato forte e industrializzato, non possiamo convincere gli altri a mettere nelle loro costituzioni un articolo come il nostro ?

Perché, se è così ben scritta, a volte sentiamo che la si vuole cambiare ?

Secondo lei se ogni stato avesse una Costituzione come la nostra non esisterebbe più la guerra ?

Alcuni di noi hanno individuato delle parole che causano la guerra : soldi, territorio, risorse del territorio, odio… Noi crediamo che se tutti la pensassero come noi bambini il mondo sarebbe bellissimo, più colorato, più pulito.

Secondo noi se un paese ha un problema con un altro paese non dovrebbero fare la guerra, ma parlare per risolvere il problema. In tutta la sua vita, lei ha mai pensato che la guerra fosse giusta ?

Lei ha mai partecipato ad una guerra ? Secondo lei anche coloro che da adulti pensano che sia giusto fare la guerra, da bambini pensavano le stesse cose che pensiamo noi ?

Se è così, che cosa ti fa cambiare quando diventi adulto e non ti fa capire più che orrore è la guerra ? Noi siamo solo dei bambini e non possiamo sapere molto di queste cose, ma sappiamo che non vorremmo mai fare la guerra. Ci chiediamo perché gli adulti a volte sembrano non capire delle cose che sono semplici.

Ad esempio tutti sappiamo che il fumo fa male. C’è una nostra compagna che è molto triste perché i suoi nonni fumano. Lei gli chiede di smettere, per il loro bene, ma non ascoltano e un giorno lei si è messa a piangere per questo motivo.

Anche rispetto all’inquinamento gli adulti non capiscono. Noi a scuola ne parliamo, andiamo a raccogliere i rifiuti. Puliamo il nostro parco. Ma come si fa a non capire che se non cambiano le cose tra qualche anno il mondo sarà molto peggio di così ? A noi l’inquinamento preoccupa molto. Grandi industrie non smettono di inquinare, perché dovrebbero impiantare dei macchinari che inquinano di meno e per farlo devono spendere dei soldi. I soldi sono il vero problema, forse se i soldi non esistessero non esisterebbe neanche la povertà.

Noi crediamo in lei perché ci sembra proprio una persona gentile e pensiamo che non farebbe mai la guerra per nessun motivo. Speriamo che lei legga questa lettera e trovi il tempo per rispondere. Noi pensiamo che scrivere questo testo, che contiene i pensieri di ognuno di noi, sia stata una bella occasione per riflettere sulla guerra.

Un caro e affettuoso saluto da Aurora Benigni, Benedetta Benigni, Ginevra Capone, Marilù Castignani, Enea Ciuchi, Christian Dauti, Selena Delhoux, Diego Donati, Edoardo Fantauzzi, Clara Marshall, Matteo Massetti, Davide Natali, Clara Alice Nepomuceno Fabiano, Massimo Polzonetti, Ares Realdon, Samuele Rosati, Leonardo Salustri, Eva Sernesi, Matilde Sgrigna e le maestre, Roberta Passoni, Sabrina Borghesi, Chiara Proietti, Maria Teresa Mattei.

Il 4 marzo, a sorpresa, dalla presidenza della Repubblica è arrivata una telefonata alla scuola primaria di Giove. La segretaria personale di Sergio Mattarella - racconta Roberta Passoni - ha detto che il Presidente aveva molto apprezzato l’idea che ci fosse un’assemblea dove bambine e bambini potevano discutere regolarmente dei loro problema e che gli sembrava una pratica di educazione civica importante e significativa. Ha aggiunto che era stato particolarmente colpito nel leggere riflessioni sulla guerra così profonde e consapevoli e che ci teneva che bambine e bambini della classe sentissero che lui era vicino a loro”.

Provare a rispondere alle domande che vengono dalla scuola di Giove non è facile. Forse si potrebbe cominciare rilanciandole e discutendone con allieve e allievi di ogni età. Un compito importante per chi voglia esplorare nuove strade per educarci ed educare alla pace, compiendo gesti concreti lontano da ogni retorica.

mercoledì, marzo 11, 2026

Mostra RISSO: "Manifesti della ControCultura" - dal 20 al 26 Marzo a Paderno Dugnano

 

Nuova, interessante mostra di manifesti 
provenienti dalla immensa collezione di Sergio Risso !

Vi ricordate le riviste Frigidaire, Il Re Nudo, Il Male ?

Molte delle copertine e vignette ormai finite nei ricordi, le potrete rivedere in questa mostra, dove almeno una settantina di manifesti sono ben organizzati nella ottima location di Sergio Risso in Via Rotondi, 44 angolo Via 25 Aprile, 19 (interrato) a Paderno Dugnano.

Inaugurazione il 19 Marzo alle ore 18.00

La mostra resterà visitabile dal 20 al 26 Marzo dalle 10.00 alle 12.00 
anche durante la Fiera di Primavera del 22 Marzo 


martedì, marzo 10, 2026

Giorgio Parisi: “Così noi europei possiamo creare il Cern dell’Intelligenza Artificiale”


da Repubblica del 27 febbraio 2026 di Elena Dusi 

Questa è una tecnologia strategica e potrebbe diventare un monopolio. Rischiamo di dipendere da modelli creati da altri

Quando facciamo una domanda all’intelligenza artificiale, chi ci risponde? 
«Un oligopolio di aziende private che non offre trasparenza alcuna sulle fonti». 
Per questo Giorgio Parisi, Nobel per la fisica ed ex presidente dei Lincei, sta cercando di fondare un centro europeo di ricerca sull’IA. 
«Sarà pubblico e divulgherà i suoi risultati, senza segreti industriali. 
Si fonderà su valori europei, che non necessariamente coincidono con quelli americani o cinesi. 
L’Italia oggi è nella posizione di spingere verso il futuro». 
Competere con le centinaia di miliardi messi sul piatto dagli Stati Uniti o con la spinta vigorosa del governo di Pechino sembra un’impresa improba per l’Europa delle medie potenze
«Un po’ come Davide contro Golia. Ma alla fine Davide ha vinto», sorride Parisi al convegno “Un centro europeo per l’intelligenza artificiale” che si è svolto il 26 Febbraio  all’Accademia dei Lincei con il ministro dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini.

Il centro è paragonato al Cern. Perché?

«Il Cern è il laboratorio europeo per la fisica delle particelle e ha riunito i Paesi europei dopo la Seconda guerra mondiale. La sua ricerca è aperta a tutti, non ha segreti, non crea monopoli e non ha fini militari. È una casa comune per gli scienziati e, come disse Edoardo Amaldi, che del Cern fu il primo segretario, il suo cuore è la mensa, dove ci si incontra per far nascere nuove idee».

E come sarà la mensa del nuovo centro sull’IA?

«Non ci siamo proprio arrivati. Stiamo ancora cercando di raccogliere l’appoggio dei vari Stati. Germania e Francia sono d’accordo. Il presidente Macron e il cancelliere Merz si sono parlati lo scorso autunno in un convegno in Germania e hanno aderito all’idea. Informalmente si parla di partire raccogliendo un miliardo all’anno per tre anni, da dividere fra tutti i partecipanti. Il ministro Bernini ai Lincei ha spiegato di aver scritto ai suoi omologhi del Consiglio europeo, ma si potrebbe seguire un percorso parallelo all’Ue. Penso a un accordo fra singoli Stati sotto forma di fondazione o di trattato, per tenere dentro anche Gran Bretagna e Svizzera».

Un centro europeo fuori dall’Ue?

«Il Cern è nato così, tramite accordi fra i singoli Stati. Poi si è allargato col tempo. L’Europa unita non si era ancora formata».

Perché sente il bisogno di impegnarsi in questa missione?

«L’IA è una tecnologia strategica e corre il rischio di diventare un monopolio, un po’ come Google fra i motori di ricerca. Fino a una decina di anni fa gli studi in questo campo erano per la maggior parte pubblici. Ora si sono spostati nel campo privato e del segreto industriale. Gli Stati Uniti fanno investimenti di centinaia di miliardi. L’Europa rischia di restare ai margini, veder partire i ricercatori e dipendere da modelli creati da altri».

Il Cern per regolamento non fa ricerca militare. Voi come vi regolerete?«Pubblicando ogni risultato. Le applicazioni militari hanno bisogno di restare segrete».Non è tardi per entrare in corsa con Cina e Usa?

«No. L’intelligenza artificiale che vediamo oggi è nulla in confronto a quella del futuro». 

In che senso?

«Oggi l’IA sa interpretare un testo, parlare, rispondere alle domande. Ma non va oltre l’uso del linguaggio e si dice che la sua conoscenza del mondo fisico che ci sta intorno sia peggiore di quella di un topo. 
Molti aspetti del suo funzionamento ci sfuggono, né noi utenti sappiamo quali fonti ha usato per addestrarsi. 
Potrebbero essere politicamente orientate, come è accaduto con alcuni modelli negli Stati Uniti. 
Spesso l’IA viene paragonata alla rivoluzione industriale, ma le leggi della termodinamica che muovono un treno a vapore sono ben note. Non altrettanto si può dire delle regole dell’IA».

Cosa serve per svelarle?

«Molta ricerca fondamentale. Immagino il centro pieno di computer potenti, con pochi scienziati stabili e la maggior parte dei ricercatori impegnati in progetti di mesi, o pochi anni. Diversi Paesi vorranno ospitarne la sede, quindi potrebbero esserci due o tre campus sparsi per l’Europa, ma non di più, e con una dirigenza unica».

Cosa si deve fare per capire l’IA ?

«Capire il cervello. Troppo ancora ci sfugge del suo funzionamento. L’IA sa riprodurre il linguaggio, che si è sviluppato negli ultimi 100-150 mila anni, ma il cervello dei mammiferi ha un’evoluzione di 500 milioni di anni. Tutta la parte prelinguistica della nostra intelligenza ci sfugge. Studiarla non è facile, ma ci offre enormi possibilità per sviluppare l’IA del futuro».

Come la immagina?

«Difficile fare previsioni. Mi piacerebbe che all’utente sia data la possibilità di scegliere le fonti sulle quali l’IA si è addestrata».

Lei usa l’IA?

«Poco. Di recente le ho chiesto di scrivere un programma. Lo ha fatto correttamente, ma mi ha dato un risultato finale errato. Aveva sbagliato a leggere una colonna. È una delle tante conferme che non ha idea di come sia fatto il mondo fisico»

lunedì, marzo 09, 2026

Gli informatici entrano in politica


da L'Internazionale del 27 Febbraio  2026 - An Jun-hyen, The Chosun Daily, Corea del Sud 

Alle elezioni giapponesi il Team mirai, fondato da un esperto di nuove tecnologie, ha ottenuto un successo inatteso puntando sull’intelligenza artificiale per promuovere il suo programma.

Una decina di giorni prima delle elezioni dell’8 febbraio, da vanti alla stazione di Shibuya, a Tokyo, si è svolto un comizio elettorale del partito Team mirai (Team futuro), nato pochi mesi prima. Anche se il palco era improvvisato e allestito solo con poster verde menta, il colore distintivo del partito, c’erano più di cento persone ad assistere. Un ragazzo con i capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo e con una fascia color menta ha preso il microfono e ha gridato: “Non vogliamo una politica che ottiene voti fomentando le divisioni. Invece di attaccare qualcuno trasformandolo in nemico, discuteremo in modo onesto le politiche che riteniamo necessarie per il futuro”. A parlare era Takahiro Anno, 35 anni, leader del Team mirai ed ex ingegnere specializzato in intelligenza artificiale. 

Sotto la guida di Anno, Team mirai ha conquistato undici seggi alle elezioni giapponesi, diventando il sesto partito alla camera dei rappresentanti. 

L’età media dei suoi candidati è sotto i quarant’anni e molti, come Anno, sono informatici o hanno una formazione da ingegneri. Il Team mirai, fondato appena nove mesi fa, ha conquistato 3,8 milioni di voti (il 6,7 per cento del totale) più che raddoppiando l’obiettivo di cinque seggi che si era prefissato. 

Negli ambienti politici giapponesi la sua piccola ma incisiva ascesa sta attirando attenzioni tanto quanto la schiacciante vittoria del Partito liberaldemocratico guidato dalla prima ministra Sanae Takaichi. Alcuni interpretano questo fenomeno come il segnale che la frattura politica in Giappone si sta spostando dall’asse ideologico (conservatori contro progressisti) a un conflitto generazionale (giovani contro anziani). Anno si è laureato in ingegneria all’università di Tokyo, ha lavorato per l’azienda di consulenza Boston consulting group, ha fondato due startup nel campo dell’intelligenza artificiale e ha scritto anche un romanzo di fantascienza. Alle elezioni per la carica di governatore di Tokyo del 2024 si era candidato come in dipendente e aveva ottenuto 150mila voti, arrivando quinto. 

Team Anno, l’organizzazione di volontari nata durante quella campagna elettorale, è diventata poi la base per la fondazione del Team mirai nel 2025.

Contro il populismo 

“Il sistema operativo nazionale del Giappone è obsoleto, quindi dobbiamo correggerne i bug e aggiornarlo”, ha dichiarato Anno. La sua visione della politica come “progettazione di sistemi” invece che come “lotta per il potere” si riflette nel funzionamento del partito. L’atteggiamento del Team mirai in queste elezioni si è discostato in modo significativo da quello dei partiti tradizionali: ha evitato grandi slogan e pur concentrandosi su politiche legate alla vita quotidiana, ha respinto il populismo. 

Per esempio, sull’iva, uno dei temi centrali della campagna elettorale, il Team mirai si è schierato a favore del mantenimento dell’aliquota al 10 per cento, mentre tutti i principali partiti promettevano tagli fiscali. Anno ha spiegato che “ridurre l’iva creerebbe buchi di bilancio, perciò si dovrebbero prima tagliare i contributi previdenziali e sanitari”. 

Durante i comizi, ha usato un tablet per mostrare i dati, affermando che “i tagli fiscali generalizzati trasferiscono il debito alle generazioni future”. 

Per contrastare il calo delle nascite il Team mirai non propone sussidi in denaro ma la riduzione dell’imposta sul reddito dei genitori in base al numero di figli. Il concetto è: “Miglioreremo il sistema affinché le famiglie che lavorano e hanno più figli paghino meno tasse”. 

Secondo i mezzi d’informazione giapponesi questa proposta ha suscitato consenso tra le coppie con doppio reddito nelle grandi città. Anche lo stile della campagna elettorale è stato diverso. Invece di usare i veicoli elettorali (furgoncini tappezzati di poster dei candidati e dotati di megafono che girano per le città), il partito ha creato “Ai Anno”, un sistema d’intelligenza artificiale che rispondeva alle domande 24 ore su 24. Durante la sessione degli esami di ammissione alle scuole superiori o all’università, ha evitato di fare campagna elettorale vicino ai centri dove si svolgevano i test, guadagnando i consensi dei genitori. 

In zone affollate di Tokyo come Shinjuku e Shibuya ha organizzato comizi in stile talk show per attirare i più giovani. Ha usato i live su YouTube per spiegare in modo semplice e rapido le sue proposte politiche. 

Attraverso “Mirai marumie”, un sistema online per la trasparenza sui finanziamenti politici sviluppato dal partito, ha reso pubblici tutti i dettagli su entrate e spese. “Marumie” ricorda un marchio di sake della prefettura di Mie, famoso perché è venduto in bottiglie trasparenti. 

La moglie di Anno ha suggerito di “usare mio marito come Doraemon”, paragonandolo al personaggio dei manga che aiuta i bambini con strumenti misteriosi. 

Alcuni analisti sostengono che l’ascesa del Team mirai è stata favorita dall’attuale clima politico giapponese. Dal 2025 tra le giovani generazioni è cresciuta la preoccupazione per l’aumento degli stranieri nel paese e si sono rafforzate le richieste di misure basate sul principio “prima il Giap pone”. 

Il partito nazionalista xenofobo Sanseitō ha ottenuto 15 seggi. Ma il Team mirai, facendo leva sul messaggio “risolveremo i problemi cambiando il sistema”, è riuscito a proporsi come forza rappresentativa degli interessi di chi ha tra i venti e i trent’anni. “La disillusione dei giovani rispetto alla politica tradizionale si è manifestata nel sostegno al Team mirai”, commenta Park Hong-kyu, docente di scienze politiche e diplomatiche alla Korea university. “Chi non voleva votare né il Partito liberaldemocratico né i partiti d’opposizione tradizionali ha scelto il partito di Anno”

domenica, marzo 08, 2026

8 marzo, donne e pensioni: il gender gap si fa cronico

Le donne vivono in media quattro anni più degli uomini, ma arrivano alla pensione con un assegno che è quasi la metà. Ad alimentare la disparità, il part-time involontario e la discontinuità occupazionale. 

Le donne vivono in media quattro anni più degli uomini, ma arrivano alla pensione con un assegno che è quasi la metà. Non è una percezione: è la fotografia scattata dal Rendiconto di Genere 2025 dell’Inps. 

Il dato non riguarda semplicemente la previdenza, ma la storia di un mercato del lavoro che continua a scaricare sulle donne il costo della conciliazione tra occupazione e cura familiare, attraverso part-time involontari, carriere frammentate e maggiore precarietà.

Rispetto ad una anno fa, oggi il quadro non solo non migliora, ma mostra segnali di peggioramento. 

La discriminazione che molte donne sperimentano durante la vita lavorativa si prolunga e si amplifica al momento del pensionamento. Se il lavoro penalizza, il sistema previdenziale – fondato sui contributi versati – finisce per consolidare e moltiplicare quella penalizzazione.

I numeri: il gap della pensione media penalizza le donne del 47,2% tra i dipendenti privati

Mentre le analisi degli scorsi anni stimavano un divario pensionistico medio significativo, gli ultimi dati Inps contenuti nel Rendiconto di Genere 2025 mostrano che la forbice, invece di chiudersi, appare oggi ancora più netta, specialmente nel settore privato. I dati 2024 del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti sono inequivocabili: la pensione media mensile delle donne è di 1.047,70 euro, quella degli uomini è di 1.982,90 euro. La differenza è del 47,2%.

Significa che molte donne affrontano la vecchiaia con risorse economiche drasticamente inferiori, spesso insufficienti a garantire autonomia e sicurezza. Le differenze sono significative anche per chi ha un contratto parasubordinato (l’importo medio delle donne è circa il 45% in meno) e chi è autonomo (-43%). 

Nemmeno il pubblico impiego – tradizionalmente più stabile – è immune: qui il divario oscilla tra il 23% (pensioni anticipate) e il 35% (pensioni di vecchiaia). La forbice si restringe, ma resta significativa.

Cosa alimenta la disparità: part-time involontario e discontinuità occupazionale 

Analizzando i dati, emergono meccanismi ricorrenti. 

Innanzitutto il part-time, che per molte donne non è una libera scelta, ma l’unica possibilità per conciliare lavoro e responsabilità familiari. 
Il 57% delle nuove assunzioni part-time riguarda lavoratrici, con un picco nella fascia 30-50 anni: gli anni centrali della carriera. 
Meno ore lavorate significano meno contributi versati. 
E meno contributi oggi significano assegni più bassi domani. Si tratta, in sostanza, di una penalizzazione che si costruisce lentamente, mese dopo mese.

Il Rendiconto 2025 evidenzia inoltre un altro dato significativo: la disoccupazione al femminile. 

Le donne ricorrono alla NASpI più degli uomini
Non è solo una questione, appunto, di disoccupazione, ma di maggiore discontinuità occupazionale. Contratti a termine, interruzioni e carriere a singhiozzo rendono difficile costruire un montante contributivo adeguato.
E, infine, il dato biologico: le donne vivono più a lungo. 
Il problema è che, con una pensione decisamente più bassa, la maggiore aspettativa di vita si trasforma in un fattore di rischio sociale. Significa più anni da sostenere economicamente con risorse inferiori. Significa dipendere economicamente dal partner. Significa maggiore esposizione alla povertà in età avanzata, soprattutto in caso di solitudine o perdita del partner.

Il tramonto di Opzione Donna

Per anni Opzione Donna ha rappresentato una via d’uscita anticipata dal lavoro. 
Introdotta in via sperimentale nel 2004, la misura è stata progressivamente indebolita. 
Dal 2023 i requisiti sono diventati più severi e il numero delle pensioni liquidate è crollato: dalle oltre 21.000 del 2021 alle meno di 5.000 del 2024. 
Molte lavoratrici hanno accettato perdite stimate mediamente in circa 400 euro netti mensili, spesso per poter assistere familiari con disabilità
Altre hanno rinunciato, impossibilitate a sostenere una riduzione così pesante.
Con la Legge di Bilancio 2026, Opzione Donna è stata definitivamente cancellata
Una misura imperfetta, come abbiamo più volte denunciato. 
Per molte, comunque, aveva rappresentato una possibilità concreta. 
E invece di essere migliorata, è stata cancellata.

Il gender gap non nasce al momento del pensionamento

Le donne che cercano di andare in pensione con un assegno dignitoso, si scontrano con settimane contributive insufficienti, retribuzioni part-time che non raggiungono il minimale, necessità di lavorare più a lungo e difficoltà a raggiungere i requisiti contributivi richiesti. 

Il gender gap non nasce al momento del pensionamento, ma è piuttosto il risultato finale di scelte collettive, di carenze nei servizi, di modelli organizzativi del lavoro che continuano a considerare la cura come un fatto privato e femminile. 

Se, da una parte, il sistema fa pesare sulle donne il lavoro di cura, non garantendo vera parità nella gestione, ad esempio, dei figli, come testimonia l’ultima battaglia sul congedo parentale paritario, dall’altra non riconosce il valore sociale di questo lavoro.

Il tema non riguarda solo le donne di oggi, ma soprattutto le lavoratrici (e le pensionate) di domani

Ogni contratto precario, ogni riduzione d’orario, ogni interruzione non tutelata è un tassello che indebolisce la sicurezza e l’indipendenza economica attuale e futura. Ridurre questo divario è una questione di equità sociale, di sostenibilità e di dignità. E richiede scelte strutturali, non soluzioni temporanee.

Per una donna, essere economicamente indipendente, significa anche non essere ricattabile in una situazione di coppia difficile,  andarsene quando si subiscono violenze.

L'indipendenza economica è il punto di partenza per essere davvero libere

Buon 8 Marzo !

sabato, marzo 07, 2026

Ecco il discorso integrale di Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, dopo l'attacco in IRAN: NO ALLA GUERRA

 

"Buongiorno, care concittadine e cari concittadini, 
mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo di Spagna e delle azioni che stiamo mettendo in campo.

Come sapete, sabato scorso Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove Paesi della regione e una base britannica situata in uno Stato europeo, a Cipro. Desidero anzitutto esprimere la solidarietà del popolo spagnolo ai Paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano.

Da allora le ostilità sono proseguite, se non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Si sono registrati anche il crollo delle borse internazionali e gravi perturbazioni nel traffico aereo e nello stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava, fino a pochissimo tempo fa, il 20% del gas e del petrolio mondiale.

Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora. Non sono chiari nemmeno gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco.

Ma dobbiamo essere preparati, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e, quindi, con gravi conseguenze anche a livello globale, in termini economici.

La posizione del governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato.

In definitiva, la posizione del governo di Spagna si riassume in poche parole: 

no alla guerra

Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono già trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, doveva eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che, col senno di poi, ha prodotto l’effetto contrario. Ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino.

La guerra in Iraq ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un incremento generalizzato dei prezzi dell’energia e, quindi, anche del carrello della spesa e del costo della vita. Questo fu il “regalo” del trio delle Azzorre agli europei di allora: un mondo più insicuro e una vita peggiore.

È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà conseguenze simili a quelle dell’Iraq, se servirà a provocare la caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran o a stabilizzare la regione.

Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.

Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza.

Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.

Di fronte a questa congiuntura, il governo di coalizione progressista farà ciò che ha fatto in altri conflitti e in altre crisi internazionali.

In primo luogo, stiamo assistendo le cittadine e i cittadini spagnoli che si trovano in Medio Oriente e li aiuteremo a rientrare nel nostro Paese, se questo è naturalmente il loro desiderio. Il servizio diplomatico e le Forze Armate stanno lavorando giorno e notte per organizzare dispositivi di evacuazione.

È evidente che le operazioni sono molto delicate, poiché lo spazio aereo della regione non è sicuro e la rete aeroportuale è gravemente colpita dagli attacchi. Ma i nostri connazionali possono avere la certezza che li proteggeremo e che li riporteremo a casa.

In secondo luogo, il governo di Spagna sta studiando scenari e possibili misure per aiutare famiglie, lavoratori, imprese e lavoratori autonomi, affinché possano mitigare gli impatti economici di questo conflitto, qualora fosse necessario.

Grazie al dinamismo della nostra economia e anche alla responsabilità della politica fiscale del governo, la Spagna dispone in questo momento delle risorse necessarie per affrontare ancora una volta questa crisi.

Abbiamo la capacità, abbiamo la volontà politica e lo faremo insieme alle parti sociali, come abbiamo fatto durante la pandemia, la crisi energetica o, più recentemente, la crisi dei dazi.

In terzo luogo, collaboreremo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i Paesi della regione che sostengono la pace e il rispetto della legalità internazionale — due facce della stessa medaglia — appoggiandoli con le risorse diplomatiche e materiali necessarie.

Lavoreremo con i nostri alleati europei a una risposta coordinata e realmente efficace. E continueremo a impegnarci per una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati.

Infine, il governo continuerà a esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica a questa guerra. E voglio dirlo con chiarezza: sì, la parola giusta è esigere. Perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della Nato e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, riguarda gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli.

Per questo dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi.

L’ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell’umanità.

Ricordiamo che, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale nell’agosto del 1914, qualcuno chiese al cancelliere tedesco dell’epoca come fosse iniziata la guerra. E lui rispose, stringendosi nelle spalle: “Magari lo sapessi”. Magari lo sapessi.

Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti.

Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.

Le potenze coinvolte in questo conflitto devono cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e sulla diplomazia.

E noi dobbiamo agire con coerenza, difendendo oggi gli stessi valori che difendiamo quando parliamo di Ucraina, di Gaza, di Venezuela o di Groenlandia.

La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il governo di Spagna.

La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.

La cittadinanza spagnola ha sempre ripudiato la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, ma non per questo ha sostenuto la guerra in Iraq, perché era illegale, ingiusta e non ha risolto realmente quasi nessuno dei problemi che pretendeva di affrontare.

Allo stesso modo, noi ripudiamo il regime iraniano, che reprime e uccide brutalmente i propri cittadini, in particolare le donne.

Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.

Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle macerie. O che un seguire cieco e servile sia una forma di leadership.

Al contrario, ritengo che questa posizione non sia affatto ingenua: è coerente. E dunque non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e ai nostri interessi, semplicemente per timore di eventuali ritorsioni.

Abbiamo una fiducia assoluta nella forza economica, istituzionale e, oserei dire, morale del nostro Paese. E in momenti come questo ci sentiamo più orgogliosi che mai di essere spagnoli.

Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno per inevitabile è in realtà evitabile e che l’umanità può ancora lasciarsi alle spalle sia l’integralismo degli ayatollah sia la miseria della guerra.

Alcuni diranno che siamo soli in questa speranza, ma non è così. Il governo di Spagna sta con chi deve stare. Sta con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno sancito nella nostra Costituzione. La Spagna sta con i principi fondativi dell’Unione Europea. Sta con la Carta delle Nazioni Unite. Sta con il diritto internazionale e, quindi, con la pace e la pacifica convivenza tra i Paesi.

Siamo inoltre insieme a molti altri governi che la pensano come noi e anche a milioni di cittadine e cittadini che in tutta Europa, in Nord America e in Medio Oriente chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità.

Perché la prima avvantaggia solo pochi.

La seconda avvantaggia tutti.

Grazie mille"

Il discorso integrale di Pedro Sánchez. No alla guerra in Iran, "i grandi disastri dell'umanità cominciano così" - HuffPost Italia

giovedì, marzo 05, 2026

Grande adesione di pubblico al dibattito sulle "Ragioni del NO al Referendum Giustizia"

 
Grande affluenza di pubblico al dibattito sulle "Ragioni del NO al Referendum Giustizia" che si è tenuto Martedì 3 Marzo 2026 all'Auditorium  Tilane.

Il 22 e il 23 Marzo dovremo votare e decidere se cambiare 
7 Articoli della nostra Costituzione.

Per riascoltare le ragioni del NO illustrate da 
Benedetta Tobagi e Marco Dal Toso 
andate al link:

www.instagram.com/comitato_paderno_no_referendum/

mercoledì, marzo 04, 2026

FA' LA COSA GIUSTA! - fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

 

Fa' la cosa giusta! dal 13 al 15 marzo 2026

Fiera Milano Rho, da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026

22esima edizione della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

Ingresso gratuito (previa registrazione)


Nata nel 2004 da un progetto della casa editrice Terre di mezzo ha la finalità di far conoscere e diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione e di valorizzare le specificità e le eccellenze, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.

Fa’ la cosa giusta! è
:

•  fiera di prodotti e servizi: scopri gli espositori iscritti e le aree espositive
•  tre giorni di eventi, laboratori, incontri, presentazioni, degustazioni, spettacoli: più di 450 eventi nel Programma Culturale per tutte le fasce d’eta
•  convivialità e servizi: nursery, spazio bimbi, ristorazione
•  occasione di relazione, formazione e scoperta per i volontari e le scuole

Fa’ la cosa giusta! 2026

 “Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo)”

 

Tra i protagonisti di questa edizione: Luca Mercalli, don Luigi Ciotti, Eraldo Affinati, Valeria Solarino, Andrea Giuliacci, Cristina Cotorobai, Benedetta Tobagi, Alessandro Beloli, Arnoldo Mosca Mondadori, Enrico Zucca, Max Laudadio, Matteo Mazzola

 Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo). “Quante ne servono per costruire la pace, per non sentirsi soli, per fare la differenza? La risposta è davanti ai nostri occhi: di tutti noi c’è bisogno - spiega Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di Fa’ la cosa giusta! - Nell’edizione 2026 della fiera raccontiamo come le scelte di ognuno, messe in relazione tra loro, acquistano un valore nuovo e trasformativo. La parte espositiva e i tanti incontri rendono evidente proprio questo: come siamo parte di un’unica realtà di cui tutti siamo protagonisti”.

È questo il filo rosso - “Di quante persone abbiamo bisogno? (per cambiare il mondo)” - che percorre la nuova edizione, la 22esima, di Fa’ la giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, in programma a Fiera Milano Rho da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2026. Anche quest’anno l’ingresso è gratuito (previa registrazione) per chiunque desidera conoscere le 500 realtà espositive e partecipare ai 350 incontri del programma culturale e dialogare con i 500 relatori, in un’area complessiva di 30mila mq.

Ricche di spunti e nuove idee le aree tematiche in cui è possibile scoprire le buone pratiche di consumo e produzione, dando valore ai territori e creando sinergia tra associazioni, istituzioni e imprenditori locali: abitare sostenibile; cibo e sana alimentazione; cosmesi naturale e biologica; grandi cammini, turismo responsabile e outdoor; moda etica e sostenibile; pace, cultura e partecipazione; prodotti e servizi per famiglie e bambini; street food.

Frequentando le piazze interne della fiera, dove si sviluppano gli incontri culturali (falacosagiusta.org/la-fiera/programma-culturale), sarà possibile incontrare tra gli altri Valeria Solarino presente con Amnesty International, Andrea Giuliacci e Alan Cappelli Goetz per PEFC Italia, Luca Mercalli con Legambiente, lo scrittore Eraldo Affinati, il geografo e divulgatore Alessandro Beloli, il camminatore intorno al mondo Nicolò Guarrera alias Pieroad, la green influencer Silvia Moroni, Cristina Cotorobai con il suo approccio alla bioedilizia, Max Laudadio in versione scrittore, lo sportivo Mauro Berruto, il nuovo arcivescovo di Assisi Felice Accrocca, Duccio Facchini direttore di Altreconomia, Benedetta Tobagi e tantissimi altri.

Fiore all’occhiello di Fa’ la cosa giusta! è l’area dedicata alla Fiera dei Grandi Cammini che, con i suoi 100 appuntamenti culturali e la presenza di tutte le associazioni del settore e quasi tutte le Regioni italiane, è un imperdibile punto di riferimento per chi vede nel turismo lento e nel viaggio a piedi o in bicicletta uno strumento di scoperta personale e di valorizzazione del territorio.

Il Club Alpino Italiano partecipa a Fa’ la cosa giusta! per raccontare una montagna che non è solo sfida e vetta, ma spazio di crescita, inclusione e sostenibilità. Attraverso i suoi progetti, il CAI porta in fiera i valori che guidano l'associazione: il cammino consapevole lungo il Sentiero Italia, l'impegno concreto per una montagna accessibile a tutti, la formazione delle nuove generazioni e il sostegno al talento dei giovani alpinisti: un invito a riscoprire la montagna come laboratorio di cittadinanza attiva e rispetto per il territorio.

Un nuovo spazio dedicato all’outdoor allestito per gli appassionati di sport e vita all’aria aperta è la piazza “Fuori Traccia”, dove anche il riciclo è creativo: a una tenda dismessa si può dare nuova vita invece che trasformarla in rifiuto.

 SFIDE - La scuola di tutti, Nove sale e uno spazio ad hoc sono dedicati agli incontri di formazione per l’iniziativa interna alla fiera organizzata da Terre di mezzo Editore in collaborazione con Edizioni Erickson e MCE (Movimento di Cooperazione Educativa), che quest’anno propone 100 incontri sotto il titolo “Orientarci nella complessità” - rivolti a insegnanti, dirigenti scolastici, studenti, famiglie e a chiunque sia interessato al mondo dell’educazione - per riflettere sull’autonomia che i docenti dovranno abitare dal prossimo anno scolastico, quando entreranno in vigore le “Nuove indicazioni nazionali” del Ministero.

Alberto Pellai, Barbara Tamborini, Pierdomenico Baccalario, Christian Raimo, Daniele Aristarco, Espérance Hakuzwimana, Amir Issaa, Chiara Faggiolani, Irene Biemmi, Giuseppe Burgio, Michele Arena sono tra i relatori di quest’anno.

Per partecipare agli eventi di SFIDE è necessario iscriversi e acquistare i biglietti sul sito: sfide-lascuoladitutti.it/ 

 

Rimanendo in ambito scuola, è atteso l’incontro, per la prima volta dal vivo dopo una fitta corrispondenza online, tra gli studenti e le studentesse di una scuola di Ain Ebel, nel sud del Libano, territorio sotto assedio dal 9 ottobre 2024, e i loro coetanei di 3 scuole superiori italiane (Russel e Boccioni di Milano e Parini di Seregno): un gemellaggio nel nome del dialogo per la pace che sottolinea anche il ruolo della scuola come forza aggregatrice oltre ogni frontiera.

 Questo appuntamento rientra nel filone che Fa’ la cosa giusta! dedica alle guerre che in questo momento storico devastano il mondo: dalla Palestina all’Ucraina, dal Myanmar al Sud Sudan. Sono incontri raggruppati sotto il titolo “Ascoltare il dolore degli altri”. 

Vertice e conclusione di questo percorso sarà domenica alle 17 l’incontro dedicato all’esperienza di Neve Shalom Wahat al-Salam (“Oasi di pace”, in ebraico e arabo), l’unico villaggio in Israele in cui, da oltre cinquant’anni, vivono insieme per scelta ebrei e palestinesi, tutti di cittadinanza israeliana.

Al centro dell’incontro il faticoso processo di dialogo e di riconoscimento reciproco del dolore degli altri. Un panel tutto al femminile, con due testimoni d’eccezione: Nava Sonnenschein cofondatrice della Scuola per la pace di Neve Shalom, e Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun.

Il climatologo Luca Mercalli e il meteorologo Andrea Giuliacci sono tra gli ospiti che frequenteranno l’area dedicata alla cura e alla tutela dell’ambiente, che quest’anno ha una posizione di primo piano in fiera, per le riflessioni sul cambiamento climatico;  

molte le storie che riguardano orti e foreste: due luoghi di relazione e scambio che ben intrecciano il senso di comunità descritto dal filo rosso della fiera.

Presente uno sportello della community di appassionati ortisti Orto da coltivare, preparati a dare consigli su come coltivare prodotti in armonia con la natura e rispondere alle domande dei visitatori amanti di orticoltura e giardinaggio.

Un intero spazio con incontri e laboratori racconta ad adulti e bambini la straordinaria complessità delle comunità create dalle foreste, grazie alla proposta di PEFC Italia, realtà per la prima volta a Fa’ la cosa giusta! che coordina a livello nazionale il sistema di certificazione basato sul coinvolgimento di un’ampia comunità di soggetti impegnati nella gestione forestale sostenibile.

 

Altroconsumo è presente con “Impegnati a cambiare”, l’iniziativa nata per costruire una nuova piattaforma di cultura del consumo responsabile, con uno spazio promosso dalla Fondazione Altroconsumo e ideato con il contributo di un team di studentesse del Master in Comunicazione d’Impresa dell’Università degli Studi di Siena. Il programma propone attività e incontri volti a “sfidare i tabù nell’era della perfezione”, creando momenti di confronto e partecipazione; previsti 3 appuntamenti nello spazio Arena dedicati all’educazione affettiva, alla consapevolezza digitale e al burnout. All’interno dello stand, oltre a un’area talk, si sviluppa un percorso di attività interattive collegate ad ambiti della vita quotidiana e a pregiudizi da superare: Altrovestire, Altroviaggiare, Altromangiare, Altrocurare e Altroabitare.

 In fatto di consumi, si apre anche quest’anno in fiera un’ampia riflessione sull’industria della moda, coscienti che l’Italia è uno dei Paesi più consapevoli dell'impatto ambientale e sociale della moda e in particolare dell’industria della fast fashion. Se ne parla per esempio grazie alla nuova indagine della Campagna Abiti Puliti “Fabbriche verdi, lavoro grigio” sull’industria dell’abbigliamento in Bangladesh, che intende promuovere allo stesso tempo la tutela dell’ambiente, la protezione di lavoratori e lavoratrici e un’occupazione di qualità: elementi fondanti della “transizione giusta”.


Per rompere il ciclo del consumo eccessivo proponendo un’alternativa concreta, si presenta a Fa’ la cosa giusta! anche la bella novità di Leila Milano - la Biblioteca degli Oggetti dove le cose non si possiedono ma si condividono, così che lo scambio materiale crea un luogo di relazioni tra persone che scoprono, attraverso gli oggetti di cui hanno bisogno, storie interessanti da ascoltare.

 Sul fronte della sana alimentazione, tra le tante proposte e scoperte bio, vegan e km zero, Fa’ la cosa giusta! è sinonimo di riscoperta del pane come bene comune, anche per trovare forme di convivenza più giuste: tutto questo grazie al rito di panificazione collettiva, dove 100 visitatori impastano insieme in un laboratorio che è soprattutto un’azione di cura, e al forno-container, pronto a sfornare per 3 giorni pane agricolo impastato con farine di filiera che il pubblico può assaggiare e portare a casa.

Fa’ la cosa giusta!      
Fiera Milano Rho (padiglioni 16 e 20)
venerdì 13, sabato 14, domenica 15 marzo 2026
Orari: venerdì e sabato h.9-20, domenica h.9.30-19
Ingresso gratuito previa registrazione sul sito: falacosagiusta.org