- “I problemi”,
- “Le proposte”,
- “Le congratulazioni, i complimenti e le scuse”.
Quest’anno hanno deciso di aggiungere anche un’altra busta, dedicata alle “Domande sulla guerra”, perché con tutto ciò che stava accadendo ne sorgevano sempre di nuove. Dalla raccolta di queste domande e dalla discussione che si è sviluppata in assemblea è nata la lettera che bambine e bambini hanno deciso di inviare al Presidente della Repubblica.
Eccola. Vale la pena di leggerla con attenzione tutta intera.
CARISSIMO E GENTILISSIMO SIGNOR PRESIDENTE
Carissimo e gentilissimo signor presidente Sergio Mattarella, siamo le bambine e i bambini di una pluriclasse 4° e 5° della Scuola Primaria che si trova a Giove, un piccolo paese dell’Umbria in provincia di Terni. Le abbiamo scritto perché abbiamo delle domande da porle. Deve sapere che noi in classe ogni due settimane facciamo un’assemblea durante la quale prendiamo delle decisioni sulla nostra vita a scuola e cerchiamo di risolvere i nostri problemi. Per noi è un momento molto importante. C’è chi ha l’incarico di dare la parola ai compagni e alle compagne, chi scrive il verbale e chi controlla la durata dei vari interventi. Per preparare l’assemblea abbiamo attaccato alla parete tre buste : una in cui durante le settimane possiamo scrivere e imbucare dei problemi che abbiamo incontrato (se abbiamo discusso con un compagno - se abbiamo delle difficoltà durante la lezione…).
La seconda busta è quella delle proposte, in cui ognuno di noi può scrivere delle idee sulle attività da svolgere, sull’organizzazione della classe, che vengono discusse e poi votate in assemblea.
La terza è quella delle congratulazioni, dei complimenti e delle scuse. Quest’anno abbiamo chiesto alla maestra di aggiungere una busta dove imbucare le domande sulle guerre. Perché in questi anni abbiamo sentito la guerra tanto vicina e abbiamo visto immagini di nostri coetanei che soffrono e vivono momenti difficili a causa della guerra.
Solo lei forse ci può aiutare a fare un po’ di chiarezza. Ognuno di noi ha formulato delle domande e delle riflessioni che abbiamo provato a riassumere in questa lettera.
Perché Putin e tutti i presidenti che pensano di fare la guerra non si chiedono da soli, riflettendo tra sé e sé : “Ma che sto facendo ?
Perché lo sto facendo ? E soprattutto per che cosa lo sto facendo ? Perché noi di questa scuola, ascoltando le notizie, ci siamo resi conto che la guerra non serve a nulla e porta solo distruzione mentre coloro che ci guidano e che hanno studiato molto più di noi non lo capiscono ?
Perché continuano a fabbricare e vendere armi quando si potrebbero vendere cibarie, costruire scuole, ospedali che sono molto più utili ?
Abbiamo letto e cantato la “Guerra di Piero" e ci ha fatto pensare a tante cose sulla guerra. Uno di noi ha scritto che la canzone di De André potrebbe essere considerato un manuale per far capire quanto è brutta la guerra. Molti sono rimasti colpiti dalle strofe in cui Piero si ferma a riflettere se sparare all’altro oppure no, perché spesso i soldati non ci pensano nemmeno e sparano senza sapere quello che stanno facendo.
Il testo della canzone è bello perché ci ricorda anche quello che provano i soldati, perché altrimenti noi pensiamo solo che c’è un esercito colpevole, spietato, cattivo e invece dobbiamo anche pensare che i soldati sono obbligati, che la maggior parte forse non vorrebbe andare in guerra per niente al mondo e che preferirebbe restare a casa con i familiari.
Perché fanno i trattati di pace, come tra Palestina e Israele, ma poi continuano i bombardamenti ?
Noi abbiamo scoperto che il primo trattato di pace è stato fatto nel 1300 a.C. lo hanno firmato il faraone egizio Ramesse II e il re ittita Hattusili III.
Abbiamo più volte studiato la nostra Costituzione confrontandola con dei testi antichi come il codice di Hammurabi o con i principi del discorso di Pericle agli Ateniesi.
La nostra maestra ci dice sempre che è una delle più belle del mondo e abbiamo anche letto l’articolo 11, in cui è scritto che l’Italia ripudia la guerra.
Allora, visto che siamo uno stato forte e industrializzato, non possiamo convincere gli altri a mettere nelle loro costituzioni un articolo come il nostro ?
Perché, se è così ben scritta, a volte sentiamo che la si vuole cambiare ?
Secondo lei se ogni stato avesse una Costituzione come la nostra non esisterebbe più la guerra ?
Alcuni di noi hanno individuato delle parole che causano la guerra : soldi, territorio, risorse del territorio, odio… Noi crediamo che se tutti la pensassero come noi bambini il mondo sarebbe bellissimo, più colorato, più pulito.
Secondo noi se un paese ha un problema con un altro paese non dovrebbero fare la guerra, ma parlare per risolvere il problema. In tutta la sua vita, lei ha mai pensato che la guerra fosse giusta ?
Lei ha mai partecipato ad una guerra ? Secondo lei anche coloro che da adulti pensano che sia giusto fare la guerra, da bambini pensavano le stesse cose che pensiamo noi ?
Se è così, che cosa ti fa cambiare quando diventi adulto e non ti fa capire più che orrore è la guerra ? Noi siamo solo dei bambini e non possiamo sapere molto di queste cose, ma sappiamo che non vorremmo mai fare la guerra. Ci chiediamo perché gli adulti a volte sembrano non capire delle cose che sono semplici.
Ad esempio tutti sappiamo che il fumo fa male. C’è una nostra compagna che è molto triste perché i suoi nonni fumano. Lei gli chiede di smettere, per il loro bene, ma non ascoltano e un giorno lei si è messa a piangere per questo motivo.
Anche rispetto all’inquinamento gli adulti non capiscono. Noi a scuola ne parliamo, andiamo a raccogliere i rifiuti. Puliamo il nostro parco. Ma come si fa a non capire che se non cambiano le cose tra qualche anno il mondo sarà molto peggio di così ? A noi l’inquinamento preoccupa molto. Grandi industrie non smettono di inquinare, perché dovrebbero impiantare dei macchinari che inquinano di meno e per farlo devono spendere dei soldi. I soldi sono il vero problema, forse se i soldi non esistessero non esisterebbe neanche la povertà.
Noi crediamo in lei perché ci sembra proprio una persona gentile e pensiamo che non farebbe mai la guerra per nessun motivo. Speriamo che lei legga questa lettera e trovi il tempo per rispondere. Noi pensiamo che scrivere questo testo, che contiene i pensieri di ognuno di noi, sia stata una bella occasione per riflettere sulla guerra.
Un caro e affettuoso saluto da Aurora Benigni, Benedetta Benigni, Ginevra Capone, Marilù Castignani, Enea Ciuchi, Christian Dauti, Selena Delhoux, Diego Donati, Edoardo Fantauzzi, Clara Marshall, Matteo Massetti, Davide Natali, Clara Alice Nepomuceno Fabiano, Massimo Polzonetti, Ares Realdon, Samuele Rosati, Leonardo Salustri, Eva Sernesi, Matilde Sgrigna e le maestre, Roberta Passoni, Sabrina Borghesi, Chiara Proietti, Maria Teresa Mattei.
Il 4 marzo, a sorpresa, dalla presidenza della Repubblica è arrivata una telefonata alla scuola primaria di Giove. La segretaria personale di Sergio Mattarella - racconta Roberta Passoni - ha detto che il Presidente aveva molto apprezzato l’idea che ci fosse un’assemblea dove bambine e bambini potevano discutere regolarmente dei loro problema e che gli sembrava una pratica di educazione civica importante e significativa. Ha aggiunto che era stato particolarmente colpito nel leggere riflessioni sulla guerra così profonde e consapevoli e che ci teneva che bambine e bambini della classe sentissero che lui era vicino a loro”.
Provare a rispondere alle domande che vengono dalla scuola di Giove non è facile. Forse si potrebbe cominciare rilanciandole e discutendone con allieve e allievi di ogni età. Un compito importante per chi voglia esplorare nuove strade per educarci ed educare alla pace, compiendo gesti concreti lontano da ogni retorica.