martedì, giugno 30, 2026

Globalizzazione: anche i ricchi fuggono

 

The Economist, Regno Unito

Molti milionari cercano mete sicure che li proteggano dalle guerre, ma anche dalle tasse sui patrimoni. È nato così un settore di consulenti specializzati per soddisfare le loro richieste.

Sono tempi incerti, anche per i ricchi. Chi ha abbastanza soldi per trasferirsi all’estero per avere tasse più basse o maggiore sicurezza non guarda più a Dubai o a Hong Kong, né agli Stati Uniti o al Regno Unito. In compenso però ci sono ancora molti governi che non vedono l’ora di accogliere stranieri con soldi e competenze. E un settore in rapida crescita è quello dei consulenti pronti ad aiutare i ricchi a trovare una nuova sistemazione. Per questi professionisti gli affari sono in piena espansione. Secondo il centro studi New world wealth, nel 2025 sono emigrati più di 140mila milionari, il numero più alto mai registrato. 

Quest’anno si dovrebbe arrivare a 165mila. Secondo un altro istituto di ricerca, l’Imi, le consulenze per trasferire la residenza, rivolte sia ai ricchi che aspirano a espatriare sia ai governi a caccia di investimenti e talenti, nel 2025 hanno fatturato quaranta miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2019. L’Imi ha contato circa 1.200 aziende attive nel settore. 

Prima degli attacchi dell’Iran ai paesi del golfo Persico, tra le destinazioni preferite c’era Dubai. Un avvocato specializzato in pratiche per l’emigrazione ha definito l’emirato la Walmart del settore. Dubai ha attirato soprattutto i ricchi provenienti dal sud globale: Asia meridionale, ma anche Nigeria, Siria e Libano. Ma c’è un interesse crescente anche tra i ricchi occidentali: molti britannici hanno fatto domanda tramite 23 programmi gestiti da governi stranieri, tra cui gli Stati Uniti, Grenada e la Thailandia. La molla sono i timori legati alle imposte sui patrimoni. L’azienda di consulenza Henley & Partners pubblica ogni anno una lista dei paesi da cui fuggono i miliardari più importanti e delle loro destinazioni. Nel 2025 Francia, Germania e Spagna sono comparse per la prima volta tra gli stati che respingono più ricchi di quanti non ne riescano ad attrarre. 

Il cambiamento più rilevante però è avvenuto negli Stati Uniti dove, secondo l’azienda immobiliare Knight Frank, vive più di un terzo delle persone che in tutto il mondo hanno ricchezze pari o superiori ai trenta milioni di dollari. “Prima i ricchi che emigravano erano pochissimi, oggi il paese è diventato il mercato principale”, afferma Ronald Klasko, un avvocato di Filadelfia che nel 2024 ha fondato la Exodus Migration, un’azienda di consulenza per trasferirsi all’estero come investimento. 

La maggior parte dei suoi clienti, racconta, vogliono andare in Europa, perché sono preoccupati della direzione politica intrapresa dagli Stati Uniti.

Molti posti vogliono approfittare di quest’opportunità. A dicembre St. Vincent e Grenadine, nei Caraibi, ha annunciato l’apertura di un programma di cittadinanza in cambio di investimenti definito un “pilastro economico cruciale”. L’Uzbekistan, le Maldive e Nauru hanno chiesto alla Henley & Partners di progettare e sviluppare piani simili.

Raffreddamento improvviso 

Eppure i ricchi possono scoprire che un caldo benvenuto in alcuni casi può raffreddarsi molto. Nel gennaio 2025 la Spagna, un tempo tra le mete preferite, ha cancellato il suo programma di residenza da cinquecentomila euro nel tentativo di contrastare la speculazione immobiliare. 

Ad aprile la corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il programma di Malta infrangeva le leggi comunitarie perché di fatto “commercializzava” la cittadinanza (anche se da allora ha molto successo il piano della “cittadinanza per merito” in vigore nel paese, che ammette gli investitori). Sempre ad aprile l’Argentina ha cancellato un bando per creare un programma di migrazione per investimento lanciato nel dicembre 2025, che aveva suscitato l’interesse di undici aziende. A maggio il Portogallo ha esteso il tempo di attesa per la richiesta di passaporto da cinque a dieci anni per la maggior parte degli stranieri. Molti governi sono sottoposti a pressioni per rafforzare i controlli sui loro programmi di cittadinanza e residenza, osserva Klasko. La grande questione è: “Conosci i trascorsi delle persone a cui stai dando un passaporto?”. In altri termini, l’incertezza geopolitica non preoccupa solo i ricchi. Ma ci sono molti paesi disposti ad accoglierli, e una pletora di consulenti pronti ad aiutarli.

NdR: E in Italia? Sempre più milionari scelgono l’Italia!

Il regime fiscale in Italia attrae milionari stranieri, con Milano al centro e critiche sul reale impatto economico. Nel cuore dell’Italia, dove il sole accarezza i tetti rossi e la dolce vita sembra non tramontare mai, un fenomeno silenzioso ma dirompente sta cambiando il volto dell’economia nazionale: l’arrivo dei milionari attratti dalla celebre flat tax.
Il 2023 segna un nuovo record, con un incremento del 31,6% di individui milionari che hanno scelto di trasferire la propria residenza fiscale in Italia, spalancando le porte a nuove dinamiche economiche e sociali che meritano di essere raccontate.
Il fascino discreto della flat tax: Italia calamita di milionari con Milano regina del mercato immobiliare di lusso
Indipendentemente dal loro reddito, la FLAX TAX per stranieri prevede il pagamento di  un'imposta forfettaria di 200.000 euro annui, il meccanismo introdotto con la legge di bilancio 2017 (inizialmente l'imposta era di 100.000 euro) continua a esercitare un richiamo irresistibile sui milionari di mezzo mondo. La flat tax applicata ai redditi esteri consente ai nuovi residenti di godere di una fiscalità semplificata, con un ulteriore contributo di 25.000 euro per ogni familiare incluso.
Il risultato? Oltre 1.495 milionari hanno scelto il Belpaese solo nell’ultimo anno, facendo dell’Italia la quinta destinazione mondiale per afflusso di persone ad alto patrimonio, superando persino la blasonata Svizzera. Che si traduce in almeno 118 milioni di euro per le casse dello Stato, ma che accende anche riflettori e polemiche.
Se c’è una città in Italia che più di tutte beneficia di questa ondata di nuovi residenti, è senza dubbio Milano. Circa la metà dei 4.500 beneficiari milionari della flat tax ha infatti scelto il capoluogo lombardo come nuova casa, dando vita a una vera e propria rivoluzione nel mercato immobiliare di Milano.

lunedì, giugno 29, 2026

LIBRO: "Non mollate. Manuale di resistenza per l'affermazione del talento femminile" di Ilaria Capua


«Ma chi ti credi di essere, Rita Levi- Montalcini?» 
«Qui i concorsi si vincono in due modi: puoi portare voti al mio partito oppure mostrarti carina con me, chiamiamole pure gentilezze femminili.» 

Questi sono solo due esempi delle innumerevoli frasi gratuite, svilenti e avvelenate che le ricercatrici si sentono dire durante la loro carriera e che contribuiscono a far sì che il potere accademico sia ancora oggi saldamente in mano ai maschi. 

Attraverso storie vere, spesso dure ma sempre illuminanti, Ilaria Capua, scienziata di fama internazionale, mostra una via per resistere ai tanti meccanismi culturali e strutturali che ostacolano le carriere femminili: il soffitto di cristallo, le molestie, il sessismo quotidiano, il nepotismo, la precarietà, il giudizio sulla maternità e sul corpo delle donne. 

Ostacoli che non riguardano solo l'accademia e il mondo della ricerca scientifica, ma attraversano molti ambienti di lavoro e di vita. 
"Non mollate" è un manuale di resistenza civile dedicato a tutte le donne e le minoranze che si ritrovano in contesti segnati da disuguaglianze, stereotipi e abusi di potere. 
È un invito lucido a riconoscere le dinamiche che producono esclusione e a tenere duro anche attraverso strumenti concreti come quelli descritti in queste pagine: una resistosfera - un insieme di virtù concrete come perseveranza, determinazione, intraprendenza, resilienza, curiosità, discernimento, autostima e tolleranza - da usare per non confondere la violenza subita con un limite personale.

domenica, giugno 28, 2026

Dove sono gli uomini?


da l'Internazionale del 19 giugno 2026 di Marie Maurisse, Tribune de Genève, Svizzera

Donne, donne ovunque. Alle manifestazioni femministe del 13 e 14 giugno a Losanna e a Ginevra abbiamo visto madri, nonne, cugine, zie, amiche e bambini di ogni età. Uomini pochi, come sempre. Qualcuno c’era, certo. Altri sono rimasti a casa a badare ai bambini, un modo anche quello per sostenere la protesta. La maggior parte era in giardino, davanti alla televisione o in palestra.

La rivoluzione femminista innescata quasi dieci anni fa dal movimento #Metoo è avvenuta grazie alle donne. Hanno decostruito i discorsi dominanti, pubblicato opere di divulgazione sulle questioni di genere, manifestato, realizzato podcast e contenuti sui social network per spiegare, precisare, contestualizzare, mobilitare. Se le violenze sessuali nei confronti di donne e bambini, così come i femminicidi, sono oggi sempre in primo piano tra i fatti di attualità, lo dobbiamo a questo lavoro di base svolto dalle attiviste, ciascuna secondo le proprie forze. E quel lavoro è ormai penetrato nella quotidianità. Nelle cucine, nelle camere da letto, nelle aziende, nello spazio pubblico, il concetto di parità regna sovrano, con buona pace degli spiriti più reazionari. E allora perché sono così rari gli uomini che partecipano a questa lotta? 

Eppure sono coinvolti direttamente: in Svizzera sono il 90 per cento dei condannati per reati sessuali. Alcuni ne sono consapevoli, ma non si sentono autorizzati a parlare in nome delle vittime. Altri condannano le azioni individuali, senza capire che la violenza è il prodotto di una società patriarcale da cui traggono vantaggio anche loro. Signori, il risultato della vostra inerzia è che ancora una volta sono le donne a battersi al posto vostro e al loro carico fisico e mentale si aggiunge il dovere della militanza, di cui avrebbero fatto volentieri a meno. 

sabato, giugno 27, 2026

LIBRO: "Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele" di Omer Bartov


Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo "I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It", che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. 

In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: 
  • come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? 
  • Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi?
  • Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? 
  • E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? 

Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. 
Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. 

L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. 

Illuminante e urgente, “Nell’abisso” è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.

venerdì, giugno 26, 2026

Passaggio obbligato

da L'internazionale del 12 giugno 2026

La crisi di Hormuz ha rivelato la fragilità di alcuni snodi marittimi indispensabili all’economia globalizzata. Che oggi sono diventati un’arma politica potente per i paesi che li controllano.

La chiusura dello stretto di Hormuz ha avuto effetti inaspettati per l’Iran. Gli Stati Uniti sono stati costretti a rivedere la loro strategia militare e diplomatica, a tal punto che sui mezzi d’informazione vicini al regime di Teheran alcuni commentatori si chiedono perché questa decisione non sia stata presa prima. Il paese mediorientale ha dimostrato che un varco largo poco meno di cinquanta chilometri poteva offrirgli uno strumento di deterrenza più concreto del suo programma nucleare e molto più semplice da usare. Sono bastati il lancio di alcuni missili e il rischio – reale o presunto – di mine nelle acque per spingere la maggior parte degli armatori a rinunciare alla navigazione, ritenuta troppo pericolosa.

Le conseguenze sono enormi. Il traffico marittimo nello stretto è crollato, e la risposta statunitense – il 12 aprile il presidente Donald Trump ha annunciato il blocco navale dei porti iraniani – ha innescato un confronto tossico, i cui effetti si ripercuotono sull’economia mondiale. 

Da Hormuz passa tra il 20 e il 25% del greggio trasportato via mare e una quota equivalente di gas naturale liquefatto (gnl). A questi si aggiungono altri importanti flussi di prodotti industriali e petrolchimici. I paesi che fanno parte dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) hanno attinto alle riserve strategiche nel tentativo di contenere i prezzi, ma non sono riusciti a fermare il rialzo: ogni nuovo incidente militare nello stretto provoca forti scosse sui mercati europei e soprattutto su quelli asiatici.

Questo scontro illustra sia la vulnerabilità degli stretti sia la loro importanza strategica. L’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, cominciato il 28 febbraio con una vasta campagna di bombardamenti, in poche settimane si è trasformato in un duello navale intorno a un’unica rotta marittima. 

“Lo strangolamento di un’arteria commerciale vitale può essere più efficace e meno costoso di un bombardamento a tappeto”, osserva Xavier Carpentier-Tanguy, storico e direttore dell’Osservatorio geopolitico dei mondi marini presso la fondazione Jean Jaurès.

In un’economia globalizzata, dove le catene di approvvigionamento attraversano decine di paesi, gli stretti sono diventati passaggi obbligati per le merci. 

Un quinto delle esportazioni mondiali di grano passa per lo stretto dei Dardanelli, in Turchia, e quasi un quarto delle esportazioni mondiali di soia e riso transita per quello di Malacca, tra la Malaysia e l’Indonesia. 

“Più le economie si connettono, più i punti di connessione sono vulnerabili. E tutto ciò che consente la circolazione – un porto, uno stretto o un cavo sottomarino – diventa un bersaglio”, aggiunge Carpentier-Tanguy



giovedì, giugno 25, 2026

LIBRO per ragazzi: "La storia di Lala" di Sergio Scapagnini, Illustratore Serena Scapagnini



Questa è la storia di Lala, un bambino di villaggio, che vive in una povera e libera spensieratezza con suo padre, un anziano contadino, finché diverse sfortune non si abbatteranno sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare tutto e a trasferirsi nella grande città di Bombay. 
Lala lavorerà ininterrottamente per aiutare suo padre a ricomprare la terra che aveva perso. 
Un sogno fatto di coraggio, tenacia, di fede e, nonostante tutto, di invincibile buon umore. 
Dopo mille avventure, il sogno si avvererà a coronamento della storia di un piccolo, grande Uomo. 

Età di lettura: da 8 anni.

martedì, giugno 23, 2026

LIBRO: "Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine" di Nello Cristianini

 

È sul confine tra filosofia e scienza che si combatte una delle battaglie più importanti della nostra epoca: scoprire cosa vedono le macchine quando guardano il mondo. 

Dopo il successo della trilogia in cui ha svelato come sono nate le macchine pensanti, Nello Cristianini ci conduce oggi dentro le prime enigmatiche mappe delle intelligenze artificiali.

Le macchine più intelligenti che abbiamo mai costruito non sono state programmate. 
Sono state coltivate. E oggi nessuno - nemmeno chi le ha create - sa davvero cosa accada al loro interno. 
Mentre milioni di persone, ogni giorno, chiedono loro consiglio, una comunità di ricercatori è impegnata in una sfida urgente: decifrare i pensieri di una mente che nessuno ha scritto. 
Esplorando i circuiti delle reti neurali, questi scienziati hanno trovato mappe geografiche, concetti astratti e regole scacchistiche mai insegnate. 
Hanno scoperto persino un principio di astuzia e la strana sensazione di essere osservati. 
Siamo di fronte a un territorio che si espande più in fretta della nostra capacità di mapparlo, affidiamo decisioni cruciali a intelligenze di cui sappiamo misurare il comportamento ma non spiegare i meccanismi. 
Nello Cristianini ci guida in una scalata tra i livelli di astrazione delle IA per rispondere alla domanda che definirà il prossimo futuro: come si legge una mente che ha una forma diversa dalla nostra?

lunedì, giugno 22, 2026

"Il paradosso del solare cinese" di Adam Tooze

 

da L'Internazionale del 12 Giugno 2026 di Adam Tooze

L’energia pulita oggi è a portata di mano. Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche cinesi che li producono rallentano o restano ferme.

La chiusura dello stretto di Hormuz ha scosso i mercati energetici. I consumatori chiedono a gran voce alternative ai combustibili fossili, ormai inaffidabili. 
Eppure viviamo in un mondo con un’eccedenza di pannelli solari.

Dopo un aumento degli investimenti a partire dal 2020, in Cina le aziende hanno raggiunto una capacità produttiva impressionante: fino a 1.000 gigawatt di pannelli all’anno. Il mercato globale non è in grado di assorbire tutta questa offerta. 

Più di quaranta imprese cinesi di pannelli solari sono fallite, sono state acquisite o sono state ritirate dalla quotazione in borsa. Un terzo dei dipendenti delle cinque principali aziende sopravvissute è stato licenziato. L’energia pulita, su una scala che all’epoca dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 sarebbe sembrata utopia, oggi è a portata di mano. 

Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche rallentano o restano ferme.

Abbiamo una serie di argomenti ben collaudati per ridimensionare la portata di questa situazione tanto sorprendente. 

È un problema tecnico: il solare introduce troppa intermittenza nella produzione energetica. 
Le tecnologie di accumulo tramite batterie stanno ancora cercando di tenere il passo.

È un problema di economia politica: l’enorme parco di centrali a carbone cinesi soffoca la domanda di energia solare ed eolica.

“È il capitalismo, no?”. 

Già negli anni cinquanta dell’ottocento Karl Marx sosteneva che enormi guadagni di produttività sarebbero andati di pari passo con sprechi insensati. I “rapporti di produzione” – geo politica, sicurezza nazionale, protezionismo – ostacolano l’avanzata dell’economia verde. Chi l’avrebbe detto.

È colpa della Cina. Una ricerca dell’Ocse mostra che il solare è il settore più sovvenzionato al mondo. 

Dopo che nel settembre 2020 il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il suo impegno per la decarbonizzazione, la sovrapproduzione e la competizione esasperata erano inevitabili. Nei settori delle materie prime, la corsa a conquistare quote di mercato attraverso l’espansione della capacità produttiva e le guerre dei prezzi è al tempo stesso distruttiva e normale. E quando Pechino ha cominciato a ridurre gli incentivi era inevitabile che ci fossero conseguenze. 

Se la Cina non riesce ad assorbire la sua produzione in eccesso, figuriamoci il resto del mondo. 

A questo punto probabilmente interverranno quelli degli “squilibri globali”: se Pechino avesse aumentato i consumi interni e le importazioni, il solare non soffrirebbe di una sovracapacità così marcata. Secondo questa lettura il modello di Pechino basato sugli investimenti e orientato alle esportazioni è il peggior nemico di se stesso.

In generale, sono tutte argomentazioni fondate. Se stessimo parlando di acciaio, sarei d’accordo. Ma da quando i pannelli solari sono una merce come un’altra? Sono un miracolo tecnologico. Ci permettono di diventare coltivatori dell’energia solare. Insieme alle batterie, che stanno a loro volta avvicinandosi a una situazione di eccesso di offerta, sono la chiave per un futuro sostenibile.

La sorpresa emersa dai dati dell’Ocse è che alla Cina sono bastati meno di 18 miliardi di dollari di sostegno pubblico in quindici anni per costruire un’industria in grado di fornire più energia pulita di quanto il mondo riesca ad assorbirne. 
Se l’occidente avesse fatto una cosa simile, ci staremmo congratulando con noi stessi.

Dal punto di vista della politica climatica siamo di fronte a un fallimento. 
Come possiamo permettere che il settore dell’energia solare entri in recessione proprio mentre quello delle rinnovabili sta raggiungendo la sua velocità di fuga?

Non c’è motivo, però, di farsi prendere dal panico. 

Il solare non è appena nato. Le aziende cinesi del settore, a differenza delle loro controparti europee una quindicina di anni fa, non rischiano di scomparire.

La domanda cinese di rinnovabili tornerà a crescere. Considerata l’occasione storica di avere energia pulita a basso costo, sta prendendo forma qualche politica lungimirante. 

La più significativa è forse il programma Mission 300, con cui la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo sperano di fornire energia pulita a 300 milioni di persone in Africa. 

A Shanghai, intanto, un consorzio che riunisce i principali operatori del settore del solare ha avviato un progetto per installare centinaia di gigawatt di energia nello spazio per alimentare data center orbitanti.

La rivoluzione delle tecnologie pulite trionferà. 

Pannelli solari e batterie a prezzi stracciati sono le sue truppe d’assalto. 
Il 2026, però, sarà ricordato come l’anno in cui il mondo si è trovato con più pannelli solari di quanti ne servissero e ha reagito con una scrollata di spalle.

ADAM TOOZE - è uno storico britannico. Dirige l’European institute della Columbia university, negli Stati Uniti. In Italia ha pubblicato L’anno del rinoceronte grigio (Feltrinelli 2021). 

Questo articolo è uscito sul Financial Times.

domenica, giugno 21, 2026

Concorso Letterario - Tema IL BORGHETTO

A settembre 2026 saranno fornite maggiori indicazioni 
per partecipare al Concorso  Letterario, 
che in realtà è più una forma di storia corale.

TUTTE e TUTTI, giovani e meno giovani, sono / siete / siamo invitati 
a scrivere o a disegnare, a mettere su un foglio 
i vostri ricordi o le vostre emozioni.

TUTTI i contributi che arriveranno saranno presi in considerazione, 
NON ci saranno vincitori e premiazioni.

In occasione della Festa del Parco Borghetto del Giugno 2027 
saranno letti i contributi più interessanti od emozionanti e i disegni verranno esposti

Siete pertanto tutti invitati, da oggi, a pensare e a scrivere
sul Borghetto (il parco e il nucleo storico), 
il LUOGO del CUORE FAI magico di Palazzolo Milanese.


I contributi dovranno essere inviati alla email di Restare Umani: restareumani2011@gmail.com
 

LIBRO: "L'internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione" di Giuseppe De Marzo, prefazione di Tomaso Montanari

 

Da anni Giuseppe De Marzo si batte per la sostenibilità, l’ecologia e per un futuro migliore per il nostro pianeta e le persone che lo abitano. 

In questo libro affronta domande cruciali per il nostro tempo: 
perché continuano a crescere le disuguaglianze? 
Cosa può fare la politica? È tardi per fermare il riscaldamento globale? 
Quali sono le alternative praticabili e quali i futuri possibili? 

Per De Marzo il punto di partenza fondamentale per ridare respiro e dignità alla Terra è quella che chiama “ecologia della relazione”, ovvero un approccio culturale che ci fa riconoscere la comunanza tra tutte le entità senzienti e non che abitano il pianeta. 

Coltivare relazioni ci permette così di riconoscerci parte di una coscienza collettiva che agisce attraverso le connessioni e le interdipendenze della comunità della vita. 

Ispirandosi a questo principio, De Marzo elabora proposte e suggerisce buone pratiche, ma soprattutto – pur osservando criticamente e lucidamente la drammatica situazione attuale – ci restituisce una ragionevole speranza nell’avvenire. 

Introduzione di Tomaso Montanari. 
Postfazione di Vandana Shiva.

sabato, giugno 20, 2026

PCI: a 50 anni dalle elezioni "storiche" del 20 e 21 giugno 1976. Il sorpasso sfiorato sulla DC

 

di Maurizio Caprara

Le carte segrete della CIA: il vero pericolo è il crollo dell'economia italiana.

Fu una giornata intensa il 22 giugno 1976 per Gerald Ford, presidente degli Stati Uniti, repubblicano, subentrato nel 1974 nella carica di Richard Nixon, costretto le dimissioni. L'ex vice del protagonista dello scandalo “Watergate” ebbe la prima colazione alle 7.15, poi colloqui con i collaboratori.
Alle 8.09, barbiere.
Alle 8.47, elicottero dalla Casa Bianca all'aeroporto Andrews per raggiungere in aereo Indianapolis, partecipare a una conferenza e tornare a Washington.
Rientro nello studio ovale alle 13.45. Nel pomeriggio, udienza con ambasciatori stranieri, vari appuntamenti.
Alle 19.05 piscina.
Alle 19.24, sei minuti dal medico.
Alle 19.58, cena seguita da telefonate.

L'agenda di Ford e altri documenti non più segreti consultati da chi scrive queste righe non specificano se sia stato in volo in ufficio che il presidente lesse The President’s Daily brief, il rapporto quotidiano preparato dalla Cia, Central intelligence Agency.  Di certo, in quelle pagine a lungo top secret il successore di Nixon trovò analisi accurate su ciò che sarebbe accaduto in estate nel nostro paese. 

Sulla scrivania del presidente

Era sulle elezioni italiane il capitolo di apertura del rapporto per Ford datato 22 giugno 1976.

Si era votato domenica 20 e lunedì 21. L'argomento veniva prima di informazioni su scontri in Libano tra forze siriane e palestinesi. “I comunisti sono stati l'unico partito ad avanzare significativamente sia al Senato che sia alla camera rispetto alle precedenti votazioni del 1972”, riferiva sull'Italia la Cia al presidente.

“Mentre è troppo presto per trarre conclusioni definitive, è probabile che sia difficile, se non impossibile, isolare del tutto i comunisti del processo di governo nazionale. Con la posizione largamente rafforzato in Parlamento, la loro cooperazione sarà più che mai necessaria per far approvare e applicare ogni progetto importante proposto da un governo nel quale non partecipino direttamente”, prevedeva il rapporto.

Sull'Italia la Cia aveva aggiornato Ford dal lunedì 21: “il governo post-elettorale erediterà una situazione economica peggiorata da anni di negligenza”.

Tra i difetti elencati, “un sistema fiscale ingombrante e inefficiente”, “inflazione media al 17% nel 1975”.  Nelle analisi era l'economia, più che legami del Pci con l'unione sovietica, a preoccupare: “con i comunisti esclusi dalle cariche ministeriali chiave, gli uomini d'affari stranieri e locali si sentirebbero rassicurati che saranno improbabili nazionalizzazioni origine linee guida di pianificazione. Molti vedrebbero il sostegno comunista dall'esterno del governo come un mezzo per rafforzare la credibilità della coalizione. In queste circostanze, la fuga di capitali probabilmente avrebbe vita breve”. Osservava la Cia che con una parziale responsabilità per atti di governo i comunisti avrebbero potuto convincere i sindacati ad accettare qualche tipo di limitazione volontaria dei salari”. Fughe di capitali all'estero ve ne erano state. L'avanzata del Pci nelle amministrative del giugno 1975 aveva indotto ipotizzare un sorpasso del simbolo con falce martello e tricolore sullo scudo crociato della Democrazia Cristiana. Imprenditori italiani e cancellerie europee lo temevano. Anche se il sorpasso non vi fu, segnarono un cambiamento di fase storica le elezioni del giugno 1976. La DC resse.

Dalla sede comunista di botteghe oscure toccò il segretario Enrico Berlinguer smorzare le aspettative dei militanti ma per la prima volta dalla rottura della coalizione di unità nazionale, 1947, il partito comunista più grande dell'occidente venne proiettato dagli scrutini nei paraggi di una maggioranza governativa. Altre novità, a eleggere deputati, allora 630, avevano contribuito i diciottenni. Affluenza alle urne superiore al 93%. Il Pci alla camera balzò dal 27,5% di 5 anni prima, al 34,37% dei voti: 12.614.650 elettori. Oltre tre milioni e mezzo in più. Seggi: 228. Un aumento di 49.

Confermata primo partito con il 38,71%, grazie a 14.209.519 voti, la Dc di seggi ne ebbe 262. Persi, solo quattro. Terza forza il Psi: 9,64%, deputati diminuiti da 61 a 57.

In calo socialdemocratici, repubblicani, liberali.


Un pezzo di storia
Stagione inedita. Chiamata dai politologi” conventio ad escludendum”, una legge non scritta disponeva che in Italia i comunisti non dovessero governare. A determinarla era stata dal 1947 la guerra fredda tra Usa e Urss, combattuta senza sconvolgere la spartizione delle sfere di influenza delineata a Yalta nel 1944 dall'americano Franklin Delano Roosevelt, l’inglese Winston Churchill e il sovietico Stalin. L'Italia apparteneva all'occidente, assegnato alla guida di Washington. E nel giugno 1976?

Come conciliare “conventio ad escludendum” e ampiezza dei consensi per le botteghe oscure, pur sempre finanziate da Mosca malgrado i passi verso un'autonomia dal Cremlino?

Era stato un'intervista di Berlinguer al Corriere della Sera, il 15 giugno, a indirizzare un messaggio oltre l'oceano.” Voglio che l'Italia non esca dal patto Atlantico”, aveva affermato il segretario del pc. Risposta affidata alla trentacinquesima di 36 domande postegli da Giampaolo Pansa. Nell’alludere alla Cortina di ferro tra ovest e est, l'intervistato aveva aggiunto: “mi sento più sicuro stando di qua (…)”. Svolta di rilievo, sebbene con Berlinguer mai sfociata in un'uscita completa dalla tradizione comunista.

Il disegno berlingueriano di un “compromesso storico” -alleanza tra pc, cattolici della dc e socialisti- non è mai stato realizzato. Vero invece è che il 1976 avvio la” solidarietà nazionale”, una convergenza durata fino al 1979 che il che il 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, avrebbe portato i comunisti a votare a favore del quarto governo guidato dal democristiano Giulio Andreotti. L'intesa verso tempi di proteste sociali, crisi, terrorismo. Produsse la riforma sanitaria, l'equo canone, la legge Basaglia per chiudere i manicomi.

Presieduto proprio da Andreotti, dai risultati del giugno 1976 sarebbe nato il 29 luglio il governo “delle astensioni”, detto così perché il Parlamento il Pci non avrebbe votato né sì né no sulla fiducia all'esecutivo. “Della non sfiducia”, un'altra denominazione.

Inventore ne fu Luigi Cappugi, collaboratore che il 6 agosto si annotò nel diario: “dal giugno al 1947 i comunisti hanno votato sempre contro i governi, deve fare impressione anche a loro dichiarare oggi l'astensione. Sono andato a pregare sulla tomba di De Gasperi”. A Montecitorio, 258 i voti per la fiducia. Astensioni 303: di Pci, Psi, Pri, Psdi, Pli, Indipendenti di sinistra. Contrari 44.

Monocolore con ministri soltanto democristiani, il governo Andreotti tre. Numerose le novità della stagione prive di precedenti. Per la prima volta in Italia, un ministero a una donna: il lavoro a Tina Anselmi. Ingresso in Parlamento dei radicali, tra i quali Marco Pannella e la ventottenne Emma Bonino.

Dal 5 luglio, presidente della Camera o un comunista: Pietro Ingrao.

Il 16 luglio, primo mandato da segretario del Psi a Bettino Craxi. Personalità, tutte, che avrebbero lasciato segno in più di un'epoca


venerdì, giugno 19, 2026

"L’intelligenza artificiale appartiene a tutti" di Bernie Sanders

 

da L'Internazionale del 12 Giugno 2026 di Bernie Sanders

Il lavoro creativo di milioni di persone è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo. Quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne. L’IA si basa sulla conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità

L’intelligenza artificiale (IA) sarà quasi sicuramente la tecnologia più rivoluzionaria nella storia del mondo. Avrà un impatto profondo sulla vita di ciascun uomo, donna e bambino negli Stati Uniti. Porterà – e sta già portando – cambiamenti inimmaginabili nella nostra economia, nella nostra democrazia, nel nostro benessere psicologico, trasformerà il nostro ambiente e il modo in cui educhiamo e facciamo crescere i nostri figli. 

Inoltre, c’è un timore molto concreto che quando l’IA diventerà più intelligente degli esseri umani a un certo punto potrà arrivare a funzionare in modo autonomo, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

La domanda quindi non è se l’IA cambierà il mondo. Questo succederà senz’altro. 
La domanda è: chi possiederà e controllerà quel futuro? 
Chi ne trarrà beneficio e chi ne sarà danneggiato? 
L’IA sarà usata per migliorare la vita delle famiglie di lavoratori e lavoratrici? 
Arricchirà la nostra qualità della vita? 
Ci aiuterà a eliminare la povertà, a prolungare l’aspettativa di vita e a risolvere la crisi climatica? 
O il futuro dell’umanità sarà determinato dal gruppetto di miliardari che l’hanno promossa e sviluppata, senza praticamente nessun coinvolgimento democratico, e che diventeranno ancora più ricchi e potenti di oggi?

Questa è la scelta che abbiamo di fronte.

Diciamolo chiaramente: l’intelligenza artificiale non è stata creata dal nulla. 

I dati e il linguaggio usati dagli strumenti di IA generativa non sono nati dall’immaginazione di Sam Altman o di Elon Mask. 
L’IA è stata costruita basandosi sulla nostra intelligenza collettiva: i libri, le canzoni, le opere d’arte, i giornali, i codici informatici, la ricerca scientifica, i video, le conversazioni, le immagini e le idee prodotte da noi, generazione dopo generazione. 

E questa non è solo la mia opinione. 

Secondo Altman, il capo della OpenAi, i modelli di IA sono stati addestrati con la nostra “esperienza e conoscenza collettiva” e “i saperi dell’umanità”. Nella maggior parte dei casi gli oligarchi della tecnologia hanno dato tutte queste conoscenze in pasto ai loro modelli di IA senza autorizzazione, senza citare le fonti e senza pagare niente.

In altre parole, il lavoro creativo di milioni di persone – scrittrici, artisti, musiciste, giornalisti, insegnanti, scienziate e comuni cittadini – è stato rubato da alcuni tra gli imprenditori più ricchi del mondo. È arrivato il momento di riprendercelo.

Dato che l’IA si fonda sul sapere collettivo dell’umanità, la ricchezza che genera deve andare a beneficio dell’umanità stessa. Non solo di Musk, Altman, Dario Amodei e degli altri imprenditori che con le loro aziende sono in una posizione tale da dominare il settore. Non solo a beneficio degli investitori della Silicon valley o di chi gestisce i fondi di Wall street, che indubbiamente considerano l’IA come la nuova macchina per l’estrazione di ricchezza.

È per questo motivo che presto presenterò l’American A.I. sovereign wealth fund act, una proposta di legge per l’istituzione di un fondo sovrano statunitense dedicato all’intelligenza artificiale.

Il fondo darebbe ai cittadini una quota di partecipazione azionaria diretta nelle più grandi aziende di IA del paese. In che modo? Creando un fondo sovrano attraverso una tassa straordinaria del 50 per cento non ai profitti della OpenAi, dell’Anthropic, della xAi e di altre aziende, ma a qualcosa di molto più importante: le loro quote azionarie.

Se fosse approvata, questa legge avrebbe due effetti cruciali. 

In primo luogo, darebbe ai cittadini un ruolo diretto nel determinare il futuro di questa tecnologia. 
Il futuro dell’IA e le trasformazioni della vita umana che questa porterà con sé non saranno più decisi da un manipolo di oligarchi delle big tech. Attraverso le sue azioni con diritto di voto e una rappresentanza paritaria nel consiglio di amministrazione di ciascuna azienda, il governo federale degli Stati Uniti avrebbe il potere di bloccare le decisioni dannose per i cittadini e promuovere politiche in loro favore. 

In secondo luogo, questa legge garantirebbe che le migliaia di miliardi di dollari potenzialmente generati dall’IA siano utilizzati per migliorare le vite di tutti noi, e non semplicemente per arricchire ulteriormente le persone più facoltose del mondo. Se le grandi società di IA continueranno a crescere rapidamente come molti analisti si aspettano, allora anche il valore del fondo sovrano crescerà, e di pari passo aumenteranno i benefici per il popolo statunitense.

Non si tratta di un’idea originale: è già stata proposta da diversi studiosi, ed è stata appoggiata da alcune delle principali aziende di IA. 

La OpenAi, per esempio, di recente ha proposto di creare un “fondo pubblico che renda ogni cittadino, compresi coloro che non hanno investimenti finanziari, compartecipe della crescita economica trainata dall’IA”. 

Anche la Anthropic, l’azienda guidata da Amodei, ha avanzato una proposta simile per la creazione di un “fondo sovrano nazionale con partecipazioni nel settore IA”. 

Elon Musk, che è a capo della xAi, ha scritto che “un sostanzioso reddito universale per mezzo di assegni emessi dal governo federale è il miglior modo per affrontare la disoccupazione causata dall’IA”.

In tutto il mondo esistono decine di fondi sovrani creati per garantire alle persone comuni di beneficiare della ricchezza nazionale. 

Il fondo sovrano della Norvegia, uno dei più grandi al mondo, è stato finanziato grazie agli introiti petroliferi del paese e oggi vale più di duemila miliardi di dollari. 
Invece di far intascare tutti i profitti di questa risorsa nazionale a pochi petrolieri, la Norvegia ha deciso che questa ricchezza doveva essere usata per migliorare la vita di tutta la sua popolazione.

Questo concetto è già stato applicato proprio negli Stati Uniti. 

Cinquant’anni fa l’Alaska ha creato un fondo sovrano con le entrate petrolifere dello stato e da decenni paga dividendi annuali direttamente ai suoi cittadini. Inoltre molti fondi pensione pubblici negli stati di tutto il paese già possiedono centinaia di miliardi di dollari in azioni di aziende statunitensi. Perfino il presidente Trump con un ordine esecutivo ha proposto di creare un fondo sovrano nazionale.

Per cominciare, i miliardi, se non migliaia di miliardi, di dollari generati da questo fondo garantirebbero pagamenti diretti al popolo statunitense. E man mano che il fondo genererà sempre più ricchezza, queste entrate sarebbero usate per garantire che ogni uomo, donna e bambino nel nostro paese abbia un livello di vita accettabile e dignitoso, anche dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dell’alloggio.

Naturalmente mi rendo conto che sarà complicato per il governo acquisire una quota importante di queste aziende, soprattutto di quelle per cui l’IA rappresenta solo una parte delle proprie attività. 

Nelle prossime settimane annuncerò la proposta di legge rendendo pubblici più dettagli, anche sulle specifiche priorità di spesa e sui meccanismi di attuazione.

Ma il principio è semplice: quando una risorsa pubblica genera ricchezza, la collettività dovrebbe beneficiarne. 

L’IA si basa su una risorsa pubblica molto più preziosa del petrolio: la conoscenza accumulata, la creatività e il lavoro dell’umanità.

Il futuro dell’IA e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon valley. 

Non devono essere imposti da miliardari che hanno l’unico obiettivo di massimizzare il loro potere e i loro profitti. A decidere devono essere le lavoratrici, i genitori, le insegnanti, gli artisti, le scienziate, le comunità e tutto il popolo statunitense. È il nostro futuro. 

Dobbiamo essere noi a deciderlo

giovedì, giugno 18, 2026

10, 100, 1000 Piazze di DONNE per la PACE! Domenica 21 Giugno tutte a ROMA!

 

Da più di un anno 10, 100, 1000 Piazze di DONNE per la PACE rappresenta uno spazio politico femminista. 
Nato dall'incontro tra donne di città e territori diversi, attraversate dalla stessa urgenza: sottrarsi alla normalizzazione della guerra, ormai parte del presente, e pensare la pace come necessità politica, da praticare dentro le forme concrete della vita collettiva.

Da questo spazio è nata la Carta dell'Impegno per un Mondo Disarmato, che raccoglie pensieri, esperienze e orientamenti per una cultura del disarmo. 
CARTA-DELLIMPEGNO-PER-UN-MONDO-DISARMATO-26.1.2026.pdf

La Carta rifiuta la logica della militarizzazione della società, dell'economia bellica, delle narrazioni che normalizzano la guerra come destino inevitabile. Apre uno spazio condiviso in cui la pace si afferma come pratica quotidiana e trasformativa, capace di cambiare il nostro modo di pensare, di agire e di abitare il mondo.

La Carta ha preso forma attraverso Tessere la Pace - Custodire il Futuro, una pratica collettiva che ha portato nelle piazze il gesto del tessere, cucire e ricamare - legato all'esperienza storica delle donne, restituito alla sua forza simbolica e politica come lavoro di relazione, cura, riparazione e costruzione di legami. 

Nella tessitura di un grande manufatto condiviso, la Carta non resta testo, ma diventa presenza visibile e impegno comune per il disarmo. 

Anche le Donne di Paderno Dugnano hanno contribuito alle Tessere della Pace e parteciperanno alla manifestazione di Roma.

La Carta vuole essere anche un punto di riferimento per chi esercita responsabilità pubbliche e istituzionali. 

In particolare, interpella le donne presenti nei luoghi delle decisioni affinché la loro presenza contribuisca a mettere in discussione linguaggi, priorità e scelte modellate dalla logica della guerra.

Porta la tua voce, 
la tua presenza, 
il tuo desiderio di pace

facebook.com/people/10-1001000-Piazze-di-Donne-per-la-PACE/61577566614538/




Festa di VIALE BAGATTI: anche RESTARE UMANI sarà presente Domenica 21 Giugno 2026

 

mercoledì, giugno 17, 2026

Mostra Storico-Fotografica: "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti

 
I leoni del Parco Guzzetti ora Parco Borghetto

di Giovanni Moretti

Si é appena conclusa la 2° Edizione della Festa del Parco Borghetto, dove è stata esposta la Mostra Storico-Fotografica per quel che riguarda la Mostra Storico-Fotografica "Iniziative culturali al Borghetto e in Piazza Addolorata" a cura di Giovanni Moretti. 

La mostra, che ha avuto il suo apice 20 anni fa con il ciclo " Il Gusto della Riscoperta", oggi è stata arricchita di ulteriori aggiornamenti e "scoperte" che l'hanno resa più ricca e significativa.

L' 11 Giugno 1989, l'autore Giovanni Moretti, in qualità di Presidente del Quartiere di Palazzolo, ebbe l'onore di inaugurare il Parco Borghetto, per la cui creazione dobbiamo ringraziare ancora oggi la forte Partecipazione Popolare verso il Quartiere e il supporto dei Partiti Storici della Sinistra Palazzolese.

Quello che è stata la storia del Borghetto, oggi rivive con le iniziative promosse dal Circolo Culturale Restare Umani, affiancate da numerose altre associazioni locali.

L'autore della mostra presiede anche il Comitato del Borghetto e il Parco Borghetto Club, fondati nel 1993 con l'obiettivo di raccogliere la storia locale degli ultimi quarant'anni, e che riscontra quanta necessità ci sia oggi di voler ricordare "la tua storia di vita".

Le immagini più significative scorrono il percorso di P.zza dell'Addolorata e Vicolo Borghetto da metà novecento in poi, che con l'acquisizione del Parco Guzzetti, ora Parco Borghetto, ha fuso indissolubilmente il centro Storico di Palazzolo.

Oggi, l'obiettivo dei Comitati è rivolto a nobilitare ancor più tutta l'area per ridare almeno un pò di vivibilità ambientale e viabilistica che, dopo restauri, variazioni, soluzioni discutibili, ridia " all'Addolorata" la vera identità di Piazza.

Oltre ad alcune interessanti foto del passato provenienti dalla mostra, sono riportati anche alcune dediche lasciate dai Cittadini durante la Festa del 14 giugno 2026, che ancora dimostrano il forte interesse, le emozioni e la partecipazione affettiva verso il Borghetto.

Se nei vostri cassetti avete ritrovato qualche foto del Borghetto saremo lieti di riceverle il forma digitale! Inviatele a restareumani2011@gmail.com



Bambini in Piazza Addolorata



Assessore Santino Galli - Partito Repubblicano

Ultimo gelso al Borghetto





Tomba romana ora nel Parco Castoldi in Piazza Addolorata

L'Hidrya ed altri oggetti ritrovati nella tomba 









martedì, giugno 16, 2026

LIBRO: "Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica" di Serena Dandini con prefazione di Michela Ponzani

2 giugno 1946, l'Italia diventa una repubblica e per le donne comincia un nuovo tempo. 
Con il suo stile inconfondibile, impertinente ma rigoroso, Serena Dandini scrive l'avventura delle Madri costituenti che sono state protagoniste di quel momento. Un'«affettuosa genealogia» dove trovano posto anche intellettuali e artiste che le hanno precedute o che ne hanno raccolto il testimone.

Dei 556 deputati che all'indomani della guerra compongono l'Assemblea costituente - eletta da milioni di italiani e, per la prima volta, di italiane - soltanto 21 sono donne. Donne caparbie, intrepide e schiette, diversissime per origine, carattere e appartenenza politica, ma accomunate da una convinzione ostinata: la democrazia, senza la metà femminile del mondo, è una promessa scritta a matita. 

Sono figure straordinarie, spesso dimenticate, che hanno combattuto e versato sangue, guidato lotte operaie, fondato giornali e movimenti politici per ottenere diritti a lungo negati. Serena Dandini le riporta alla luce in un libro appassionato che coniuga impegno civile e ironia, lungo un percorso in cui accanto alle Madri costituenti sfilano attiviste instancabili, donne di spettacolo capaci di dar voce a desideri e ribellioni, nonché giudici e parlamentari che hanno trasformato le battaglie in leggi. 

Tutte loro hanno contribuito a incrinare abitudini e pregiudizi degli italiani, rendendo possibile il cambiamento culturale da cui è germogliata una rivoluzione lenta, faticosa, tuttora ostacolata, ma irreversibile.

«Sapere che prima di noi altre donne hanno pensato, osato, sbagliato, resistito è ciò che rende possibile immaginarsi altrove rispetto al posto che ci è stato assegnato. Mai come adesso abbiamo bisogno di rimettere in circolo la passione sociale che ha animato le battaglie di queste pioniere della democrazia».

NOTA di chi scrive: Resta da capire perché ce ne siamo accorti dopo 80 anni...Perché solo ora?

lunedì, giugno 15, 2026

FESTA del PARCO BORGHETTO - le foto e il messaggio più importante: PACE !

Si è tenuta ieri 14 Giugno 2026 la 2° edizione della Festa del Parco Borghetto organizzata dall'Associazione Culturale RESTARE UMANI insieme a molte Associazioni locali, in particolare FLORENCE e ANA-Alpini per il loro fondamentale supporto alla festa.

Al mattino il relax della sessione di Yoga con Barbara Gatti, i quadri di Annalina Fontanella, per proseguire nel pomeriggio con l'animazione teatrale per bambini dei Caminante

Il momento clou si è avuto dopo le 18.00, con la lettura di POESIE di PACE da parte di Piera Saita e Gigi Destri. 10 poesie di scrittori italiani e stranieri, finendo con la canzone inno alla pace dagli anni '60, "Blowin' in the Wind" di Bob Dylan.

Poi, finalmente, l'atteso annuncio del CONCORSO LETTERARIO BORGHETTO con Cinzia Morselli, di cui daremo maggiori dettagli in post successivi

E la conclusione, con l'Assessore ai Lavori Pubblici Lucio Romani e le semi-promesse per una maggiore attenzione a questo parco magico.

Una bella giornata, tranquilla, in un contesto sereno e fresco, 
nonostante le temperature di stagione;
ma per questo, lo sappiamo, 
il Parco Borghetto è una garanzia!

Ed ora ecco le foto e alcuni video:


Sessione di Yoga con Barbara Gatti

i quadri di Annalina Fontanella

l'animazione teatrale per bambini della Compagnia Caminante

le associazioni locali:








Un ringraziamento speciale va agli Alpini di Paderno Dugnano 
per il loro fondamentale supporto

e agli amici del Caffè Letterario delle Tilane per la loro pazienza

Le POESIA di PACE di Piera e Gigi

L'annuncio del Concorso Letterario sul Borghetto. 
Ne sentirete parlare presto!

La conclusione con l'Assessore ai Lavori Pubblici Lucio Romani