sabato, novembre 30, 2024

Inaugurazione della mostra SPI-CGIL contro la violenza sulle Donne

 

Riceviamo e con volentieri pubblichiamo un contributo di Patrizia Cibin

All’inaugurazione della mostra “Dal 1965 ad oggi: DOPO TANTE CONQUISTE ANCORA VIOLENZA” organizzata dal Coordinamento Donne del Sindacato SPI-CGIL presso la Camera del Lavoro di Paderno Dugnano, tante donne, tante amiche, tanti ricordi di lotte e conquiste ottenute negli anni.

Non solo ricordi, che la mostra riesce a riportare alla luce,  ma anche la constatazione che dopo tante leggi a tutela delle donne, la parità di genere nella vita reale non è ancora stata raggiunta. 
Dopo tante battaglie, discussioni e leggi, le donne continuano ad essere discriminate, nella coppia, nella famiglia, sul lavoro, e continuano, forse anche di più, a subire violenze.

Ci si rende conto che tanti diritti ottenuti sulla carta, spesso hanno difficoltà ad essere applicati nella vita reale e quotidiana da tutte le donne italiane.

La mostra ha un duplice obiettivo:

  • ringraziare le tante donne che hanno contribuito con il loro pensiero, la loro passione, le loro battaglie, il loro coraggio, alle numerose conquiste ottenute;
  • raccontare alle giovani generazioni il percorso seguito per ottenere i diritti che oggi sembrano quasi ovvi e che hanno cambiato radicalmente la cultura e la società del nostro Paese.

La mostra inizia con una raccolta di fotografie, contestualizzazioni storiche, politiche e culturali che ripercorrono i principali eventi del periodo 1965 a 2005 con 40 anni di storia del movimento delle donne a Milano  ‘NOI UTOPIA delle donne di ieri, memoria delle donne di domani’ sponsorizzata a suo tempo dalla CGIL, insieme a collettivi di donne.

Prosegue poi con una carrellata di manifesti gli ultimi 20 anni, attraverso i manifesti delle molte iniziative fatte dall’UDI - Unione Donne Italiane, Amnesty International, dai Sindacati, SPI-CGIL, CISL, UIL, ARCI, dal Partito Democratico, dall’ANPI, dai Centri Anti Violenza, dal Comune di Paderno Dugnano, ecc.

Alcuni manifesti vengono dall’ “Archivio del Lavoro” di Sesto San Giovanni.

La mostra si conclude con i numeri della violenza, che purtroppo, sembrano non ridursi mai, anzi!

Oltre ai casi più estremi di femminicidio, che più o meno sembrano assestarsi sui 120 omicidi all’anno (1 ogni 3 giorni! ), sono in aumento anche i cosiddetti reati spia (atti persecutori, maltrattamenti, violenze sessuali).

Dai dati del Ministero degli Interni e della Polizia di Stato, nel 2023 in Italia, i casi di reati spia denunciati sono più di 40.000, e poiché viene stimato che solo un decimo dei reati spia venga denunciato, significa che ogni anno 400.000 donne subiscono violenza in Italia.

Facendo una banale proporzione tra il numero dei cittadini italiani e di Paderno Dugnano, risulta che nel nostro Comune, circa 330 donne all’anno, subiscono una violenza di qualche tipo.

Il fenomeno della violenza sulle donne esiste, è in crescita, e che denunciare una violenza per le donne è difficile.

E’ pertanto necessario sensibilizzare ed educare tutti ad un comportamento diverso, a un modo diverso di relazionarsi: delle donne, ma soprattutto degli uomini.

Perché il reato, non dobbiamo dimenticarlo, lo compiono gli uomini!

La mostra sarà aperta sino ad oggi pomeriggio, Sabato 30 Novembre dalle 15.00 alle 17.30 presso SPI-CGIL Camera del Lavoro, Via Roma 68, Paderno Dugnano

Buona mostra!

Si ringraziano:

ANPI, per il contributo dato con la mostra “2 Giugno 1946, la Costituente e il voto alle donne”

Giancarlo Toppi, Segretario dello SPI CGIL di Paderno, per lo spazio e la disponibilità data

Daniela Colombo, dal suo archivio è riemersa la parte della mostra esposta

“Archivio del Lavoro” di Sesto San Giovanni 

Antonietta Cesareo e Merida Madeo della Segreteria dello SPI-CGIL di Milano








 


venerdì, novembre 29, 2024

Puccini per tutti, tutti per Puccini: venerdì 29 novembre dalle 21.30 alle 24.

 

Una festa di musica e parole di Radio Popolare per i 100 anni di Giacomo Puccini nel giorno esatto della sua morte nell’Auditorium Demetrio Stratos di via Ollearo 5 Milano,  venerdì 29 novembre dalle 21.30 alle 24.

Con il patrocinio del luogo dove il nome e la musica di Puccini vengono ben conservati: l’Archivio Storico Ricordi. In diretta su Radio Popolare-Popolare Network. Buon ascolto.

La domanda è sempre quella: cosa avrebbe escogitato il Sor Giacomo se avesse potuto festeggiare la scomparsa di un amico?

Probabilmente una festa con tanti amici e amiche. E con chiunque avrà voglia di condividere la sua musica, per suonare le tante facce che ha assunto nei tempi la sua arte, trasformando il passato in presente, in un continuo rigenerarsi.

Dunque, cosa c’è di meglio oggi di una festa-happening-concerto col pubblico, nell’auditorium di una radio…popolare?!?

Sarà uno spazio radiofonico e radiogenico a disposizione di chi vorrà ricordare Puccini con la propria voce (cantante o narrante) o con quella dello strumento musicale scelto.

Ci sarà chi verrà a parlarne con inediti, storie di famiglia, ricette e mostre.

Chi ci svelerà i segreti del mestiere di compositore sulle pagine della Tosca e di Bohème.

E magari la presentazione di un libro.

Si dirà della passione di Puccini per le nuove musiche e le nuove tecnologie.

Ma soprattutto brillerà la sua musica: una luce che ancora splende in tutto il mondo, e che arriverà sia da affermati musicisti che da giovani e validi allievi.

E per non farci mancare niente ci sarà un assaggio delle birre pucciniane del birrificio San Michele di Sant’Ambrogio di Torino.


giovedì, novembre 28, 2024

PAROLE: Sciopero

Scioperare in Italia è ancora un diritto?

Le critiche e le condanne allo sciopero generale di Cgil e Uil del 29 novembre contro la manovra del governo dimostrano che questo diritto è sotto attacco.

Non è vero che in Italia gli scioperi sono selvaggiil diritto di sciopero ha norme precise che sindacati e lavoratori rispettano.

Non è vero che i cittadini non sono tutelati: la regolamentazione è tale da garantire sempre il contemperamento dei diritti a tutela degli utenti. 

Non è vero che nel nostro Paese si sciopera continuamente: negli ultimi tempi il calendario è fitto, bisogna ammetterlo, ma tocca vedere chi ha proclamato l’astensione e quanti aderiscono. L’effetto annuncio spesso fa il resto.

Diritto di sciopero sotto attacco

Contro lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per venerdì 29 novembre - otto ore di stop in tutti i settori per l’intero turno, per cambiare la manovra economica del governo Meloni e le politiche sbagliate in materia di lavoro - si sono scatenate critiche, condanne, attacchi. 

Come se scioperare fosse un divertimento per i sindacati e per i lavoratori, che oltre a protestare e scendere in piazza per questioni che riguardano tutti (un diritto sancito dalla Costituzione), si vedono decurtare lo stipendio di una giornata di lavoro (è bene ricordarlo).

Ma tant’è, sembra che le ragioni dei lavoratori (solo le loro, ovvio) siano sempre pretestuose.

Tutto nasce dai rilievi e dalle osservazioni sul 29 novembre fatte dalla Commissione di garanzia, che ha invitato i sindacati a revocare lo sciopero in alcuni settori, trasporto ferroviario, sanità, personale del ministero della Giustizia e, notizia di ieri sera, a ridurlo a quattro ore per il trasporto passeggeri.

Da premettere che lo sciopero generale, a differenza di quelli di settore, per le sue caratteristiche peculiari e per il valore sociale che gli è riconosciuto, è sottratto dalla disciplina comune e ha una disciplina speciale: ha procedure di vantaggio e può evitare passaggi previsti per gli scioperi normali.

Lo sciopero selvaggio non esiste

Spesso i sindacati si trovano nella strana situazione in cui la continua invocazione alla precettazione da parte di ministri  e l’effetto annuncio alimentano un clima tossico dove è più facile e fa maggiore presa parlare delle presunte pratiche selvagge invece che delle ragioni della conflittualità.

Sempre più difficile scioperare

La verità invece è che è più difficile esercitare il diritto di sciopero come si sta determinando in particolare sullo sciopero generale.

Per la confederazione sindacale e per le sue categorie è diventato sempre più complicato scioperare.

Che uno sciopero sia indetto perché un’azienda chiude, perché non rinnovano il contratto nazionale o l’integrativo, perché non pagano gli stipendi, i lavoratori dei servizi pubblici essenziali hanno sempre più difficoltà a usare lo strumento dello sciopero per rivendicare i loro diritti e protestare per le loro condizioni.

Le limitazioni sono forti e spesso alcuni meccanismi vengono usati in maniera strumentale. Questo va contro gli interessi dei lavoratori e noi non ci stiamo.

mercoledì, novembre 27, 2024

Un QUIZ per un’ auto analisi della propria relazione affettiva: PROVATECI !

Il quiz proposto, PER LUI e PER LEI, può essere uno strumento per focalizzare l’attenzione sulla propria relazione affettiva e valutare se è sana o presenta segni di tossicità.

La violenza degli uomini sulle donne è un fenomeno insidioso, che si annida spesso all’interno delle mura domestiche e si nutre del dolore e della paura delle vittime, indotte al silenzio dal timore di essere ulteriormente umiliate, isolate e abbandonate nelle situazioni di fragilità che le affliggono.

È un fenomeno insidioso, che si annida spesso all’interno delle mura domestiche: la famiglia, che culturalmente è il luogo della protezione, dove si instaurano relazioni intime caratterizzate da amore e accoglienza, diventa per molte donne il luogo dove la propria vita, la propria salute e l’equilibrio psicologico vengono costantemente messi in pericolo dai comportamenti violenti messi in atto da coloro cui danno fiducia e amore.

Per avere una visione più completa del fenomeno della violenza contro le donne, un’attenta analisi deve essere dedicata, innanzitutto, ai cosiddetti reati spia, ovvero a quei delitti che sono indicatori di una violenza di genere, in quanto potenziale e verosimile espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale. In tale ambito vengono analizzati:

  • Atti persecutori (art. 612 bis c.p.);
  • Maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.);
  • Violenze sessuali (art. 609 bis, 609 ter e 609 octies c.p.).

I dati fanno riferimento ad un fenomeno strutturale, conseguenza di uno squilibrio patologico nel rapporto uomo/donna, insidioso nelle sue molteplici manifestazioni tanto da non essere spesso percepito dalla vittima nella sua effettiva gravità.

La violenza contro le donne è una conseguenza di questo rapporto sbilanciato uomo/donna, protetto da un’ancestrale impalcatura culturale, eretta su un atavico principio del dominio maschile sulle donne, da sempre considerate più deboli (patriarcato).

La differenza fisica tra uomo e donna alimenta questo difetto culturale, che porta a identificare la donna come un “qualcosa” da sopraffare in un’infinità di modi: dalla violenza fisica, a quella psicologica, più difficile da intercettare.

Tale impalcatura culturale porta a riproporre, con le parole e con i comportamenti, stereotipi di genere. Contrastare la violenza contro le donne richiede una lettura delle sue componenti culturali, per arrivare a sovvertire questa sovraordinata gerarchia di genere che appare viceversa come la più naturale dell’ordine sociale.

Nella lotta contro questo fenomeno è necessario avere consapevolezza che il diritto penale è solo uno degli strumenti necessari ad eliminare la violenza contro le donne e che, anzi, il ricorso alla sanzione penale rappresenta il segno del fallimento delle politiche di prevenzione.

Per contrastare il fenomeno, dunque, non sono sufficienti gli strumenti normativi, ma è indispensabile un profondo cambiamento culturale volto ad avversare, sin dall’infanzia, “stereotipi di genere”, promuovendo un’educazione al “rispetto di genere”, che riguardi sia la sfera affettiva che quella sessuale.

Il quiz proposto, PER LUI e PER LEI, può essere uno strumento per focalizzare l’attenzione sulla propria relazione affettiva e valutare se è sana o presenta segni di tossicità.

Importane è l’educazione dei giovani, soprattutto nelle scuole, con percorsi formativi che abbiano in considerazione le differenti età e maturità psico-fisica degli studenti.

Bisogna far comprendere alle giovani generazioni che qualsiasi forma di violenza risulta del tutto inaccettabile in una convivenza civile democratica, fondata sulla libertà di autodeterminazione nelle scelte della propria vita.

Questo è un compito inderogabile cui sono chiamati a rispondere in prima battuta la famiglia e la scuola.

Alleato indiscusso di questo processo di cambiamento è lo sport, quale strumento di epocali cambiamenti che si riverberano nella società civile: coesione, tolleranza, inclusività ed eguaglianza di genere, per insegnare ad accettare, fin da piccoli, che anche da possibili sconfitte può scaturire un’opportunità di crescita.


martedì, novembre 26, 2024

PAROLE O_STILI: La gelosia non è un trend e si manifesta anche con la cyber-violenza

In questi giorni, in cui si parla molto di violenza contro le donne, noi vogliamo fermarci a riflettere su una parola in particolare: cyber-violenza.

“La cyber-violenza contro le donne è un atto di violenza di genere perpetrato direttamente o indirettamente attraverso le tecnologie dell’informazione o della comunicazione che produce o che è molto probabile che produca danni fisici, psicologici, economici o sofferenze di vario tipo. Comprende anche le minacce di tali atti, che possono essere attuate sia pubblicamente che privatamente.” Questa è la definizione che ne dà il “Comitato consultivo per le pari opportunità tra donne e uomini dell’UE”.

Già, perché una delle violenze sempre più frequenti è quella che colpisce le vite digitali delle donne.

Quali sono le forme di cyber-violenza? Facciamo un elenco.

  • Stalking attraverso il controllo ossessivo degli account social, interazioni eccessive (es. commentare tutti i post, menzionare ripetutamente) o l’uso di account falsi per spiare.
  • Messaggi offensivi, minacce o insulti inviati tramite social media, e-mail o app di messaggistica.
  • Diffusione di foto o video privati senza consenso, inclusi i deepfake, ovvero immagini false manipolate con l’AI.
  • Accesso non autorizzato a dati o account personali, come comunicazioni salvate sul cloud o dispositivi smart.
  • Controllo remoto di webcam e dispositivi intelligenti, inclusi assistenti vocali, elettrodomestici e sistemi di sicurezza connessi.
  • Sorveglianza GPS, attraverso App di monitoraggio degli spostamenti.
  • Uso di stalkerware, software e App progettati per monitorare segretamente la vita privata attraverso dispositivi personali.

Secondo il report della Polizia Postale 2023, gli strumenti più utilizzati per minacciare le donne online sono:

  • Social network (50%)
  • App di messaggistica (31%)

Fino a qualche mese fa, non esisteva una definizione condivisa di cyber-violenza contro le donne, una lacuna che creava disparità nella tutela e nel modo di affrontare questa forma di violenza digitale.

  • Oggi, grazie alla Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, l’Unione Europea dispone del primo strumento giuridico completo per contrastarla.
  • La cyber-violenza ha effetti devastanti sulla salute mentale di chi la subisce: provoca depressione, stress, attacchi di panico, scarsa autostima. Le più giovani sono particolarmente vulnerabili, con conseguenze sul rendimento scolastico, sulla vita sociale e sulla partecipazione al dibattito pubblico, sia online che offline.

Chi subisce violenza online spesso mette in atto misure di autoprotezione che limitano la propria libertà, come:

  • Ritirarsi dai social
  • Ridurre le interazioni sociali

Questi comportamenti finiscono per isolare ulteriormente le vittime, riducendo la loro partecipazione attiva alla vita pubblica.

@@@@@@@@@@@@@

C’è un trend sui social, partecipato sia da adolescenti ma anche da adulti, che prevede la creazione di contenuti con lo scopo di far vedere - non senza un certo punto di orgoglio - che il proprio fidanzato è molto geloso e non tollera alcuni comportamenti.

Alcuni di questi contenuti dicono

“Sono stanco di nascondermi sono geloso a merda togliti da tutti i social", 

“Quando il tuo fidanzato è leggermente geloso e non approva il tuo outfit", 

“Dimmi che hai un fidanzato geloso senza dirmi che hai un fidanzato geloso”.

La gelosia è un campanello d'allarme.

Un campanello che deve suonare per ricordarci che l’amore non si misura con il controllo, ma con il rispetto e la fiducia.

Secondo l’ultimo report di Fondazione Libellulail 32% delle ragazze e il 56% dei ragazzi pensano che la gelosia sia un’espressione d’amore. Ma romanticizzare o normalizzare questi comportamenti rischia di trasformare il controllo in una zona d’ombra dove i sentimenti si confondono con la violenza.

Ignorare questi segnali significa accettare una narrazione pericolosa. È fondamentale accompagnare uomini e donne a riconoscere i confini dell’amore per costruire relazioni basate su fiducia, libertà e rispetto

@@@@@@@@@@@@@

C’è un’altra parola che racconta di rapporti non sani tra ragazzi e ragazze. Anche in questo caso viene soprattutto usata sui social media.

La parola è malessere.

Il termine ha iniziato a circolare sui social media e deriva da una canzone della cantante neomelodica Fabiana, che esalta la figura del "cattivo ragazzo". Questo tipo di uomo è descritto come possessivo e geloso, un "cattivo ragazzo" che genera malsane dipendenze affettive.

Altri esempi di comportamento abusivo esaltati sono il controllo del telefono della partner e l'imposizione di restrizioni su cosa possa o non possa fare. Il "malessere”, quindi, si riferisce a un ragazzo possessivo e geloso, che tratta la sua partner in modo grezzo, lasciandole una sensazione, per l’appunto, di malessere.

Un trend linguistico che preoccupa non tanto per l’utilizzo di specifici termini, ma per l’esaltazione e l’emulazione di comportamenti abusanti e tossici


lunedì, novembre 25, 2024

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE !


 

LIBRO: “L'alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani

 

Quando l’umanità ha cominciato a coltivare i campi e addomesticare gli animali è cominciata una storia diversa, che è ancora la nostra. Da allora l’ambiente in cui viviamo, il cibo che mangiamo, il nostro aspetto e la nostra struttura sociale non sono stati più gli stessi.

Passando dallo studio del DNA a quello delle lingue, dagli scavi archeologici alle manipolazioni genetiche, e anche attraverso il racconto di alcune storie esemplari, Guido Barbujani ci porta indietro nel tempo fino a 10.000 anni fa, alla rivoluzione neolitica.

Diecimila anni fa, nella preistoria, si sono messe in moto trasformazioni che ancora ci riguardano, che ancora influenzano il nostro modo di lavorare, di vestirci, di mangiare, di confrontarci con gli altri membri della nostra comunità.

Il libro inizia con la presentazione della transizione dalle società egualitarie di cacciatori-raccoglitori (nomadi) a quelle basate sulla coltivazione di cereali (sedentarie, ecco l’origine delle città) e caratterizzate dalla stratificazione sociale (guerrieri, sacerdoti, eccetera) e dalla competizione economica.

Secondo gli archeologi conosciamo persino la popolazione e il luogo originario di questa rivoluzione: i Natufiani, dal nome della località in cui sono stati trovati i resti (Wadi an-Natuf, a metà strada tra Tel Aviv e Ramallah), i quali iniziarono ad accumulare alimenti nei villaggi dove si stabilivano.

In concomitanza con questa transizione temporale (dall’ultimo Paleolitico al Neolitico, all’incirca tra i 10 mila e gli 8 mila anni fa) verso pratiche costanti di agricoltura e di sedentarietà si ipotizza si siano sviluppate precise stratificazioni sociali — «i ricchi e i non-ricchi» — con lo sviluppo di società trans-egualitarie e l’insorgere delle disuguaglianze.

È una rivoluzione che ha cambiato anche l’ambiente intorno a noi e le nostre relazioni con piante e animali, tanto che il DNA – sia il nostro, sia quello di molti animali e piante – ne è uscito diverso.

Si chiama rivoluzione neolitica: il momento in cui, più che in qualunque altro, biologia e cultura si sono intrecciate, influenzandosi a vicenda e producendo la nostra storia.

È stato allora che un’umanità in precedenza sempre affamata ha cominciato a produrre il cibo di cui aveva bisogno, e quindi a crescere e a diffondersi sul pianeta.

Nel giro di qualche millennio la rivoluzione è arrivata ovunque, sulle gambe dei rivoluzionari che dalla Mezzaluna fertile, dalla Cina, dall’America centrale e dalle Ande hanno esportato in tutto il mondo i propri geni, le piante coltivate e gli animali allevati.

Abbiamo iniziato ad abbattere foreste, per farne campi e pascoli, modificando il paesaggio; e 

Abbiamo smesso di essere nomadi, costruendo villaggi e poi città dove ha preso forma la nostra società, anche in certi suoi aspetti che sembrerebbe difficile collegare alla preistoria.

Ma è così: se oggi in Europa molti digeriscono il latte, se abbiamo la pelle chiara e parliamo lingue che si somigliano, è grazie alle migrazioni neolitiche.

E non è tutto: abbiamo cominciato a modificare geneticamente piante e animali proprio allora e non abbiamo mai smesso.

Ripensarci – oggi che la consapevolezza è cresciuta – ci permette di ragionare più lucidamente su costi e benefici della moderna ingegneria genetica. Allo stesso modo, ricordare come per millenni l’umanità si sia ripetutamente spostata e rimescolata può aiutarci a osservare con meno ansia le trasformazioni che la nostra società sta attraversando, e a spegnere qualche allarme ingiustificato.

Per capire la complessità del mondo attuale — e la confusa immagine che ne deriva, con alcuni disposti a dichiarare che siamo in presenza del migliore dei mondi possibili e altri a darsi vinti dinnanzi a una catastrofica crisi ambientale — si deve poter rispondere senza pregiudizi ideologici o politici alle mille domande che questa condizione pone.

L'alba della storia - Guido Barbujani

domenica, novembre 24, 2024

FRANCESCO GUCCINI: «Cantautore per caso. Ora preferisco fare lo scrittore»

di Barbara Visentin Da “Il Corriere della Sera”  del 23/11/2024

Francesco Guccini lo descrive come «un concerto oceanico», anzi come «la prima serata oceanica per un cantautore italiano»: una folla sterminata che il 21 giugno 1984 invase piazza Maggiore a Bologna e le vie limitrofe per festeggiare i suoi primi 20 anni di carriera.

Quella serata storica rivive 40 anni dopo nel film-concerto «Francesco Guccini: fra la Via Emilia e il West», al cinema in versione restaurata dal 5 all’8 dicembre.

E torna anche il doppio album live omonimo che condensa i suoi classici.

Sul palco disse di aver accettato quel concerto «per disperazione». Come mai?

«Avevo paura, ma il mio manager di allora e l’assessore alla cultura di Bologna erano venuti addirittura qui a Pavana per convincermi. Io dissi: “Datemi una sola ragione per farlo”. Risposero: “Perché se no lo fa un altro”. Allora accettai».

Con lei c’erano tanti ospiti, da Lucio Dalla a Pierangelo Bertoli, da Paolo Conte ai Nomadi di Augusto Daolio.

«Erano tutti amici. Tanti non ci sono più, mi mancano un po’ tutti. Daolio era un grande artista. Intagliava minuscole sculture nel durissimo legno di bosso. Una volta che lavorammo insieme, mi regalò un set di coltellini, per cui provai anch’io. I nostri rispettivi arrangiatori discutevano e litigavano e io e Augusto incidevamo il legno, riempiendo di segatura per terra».

Per introdurre i Nomadi su «Dio è morto» ricordò le censure della Rai.

«Allora era particolarmente severa, temeva le ire di qualche potere più grande. Certi funzionari cassavano le cose ritenute offensive o blasfeme come quel pezzo, ma non l’avevano ascoltato bene; infatti, fu addirittura trasmesso da Radio Vaticana che invece ne aveva capito il senso».

E oggi la Rai com’è?

«È molto crollata e un po’ decaduta, adesso la censura non esiste quasi più».

Però si parla di TeleMeloni, è d’accordo?

«TeleMeloni forse no, ma TeleFratelli D’Italia in parte sì. Stanno occupando quasi militarmente molte posizioni interne alla Rai».

Cosa non le piace di questo esecutivo?

«Tante cose, a partire dai tagli alla sanità e alla scuola. Ma anche il voler impostare la cultura come se la sinistra se ne fosse impadronita fino all’altro giorno e ora la si volesse sostituire con una cultura di destra. Le cose non possono venire così da un giorno all’altro, partigiane e violente».

Ha seguito la manifestazione di CasaPound a Bologna del 9 novembre e gli scontri che ne sono seguiti?

«Forse non era il caso di abboccare, ma è stata una provocazione dura e precisa. Non si può fare una manifestazione neofascista di fronte alla stazione di Bologna».

C’è un ritorno al passato?

Non ascolto più niente. Forse c’è qualcuno che ha raccolto l’eredità di noi vecchi cantautori, ma non ne ho idea. Del resto, non esistono neanche più i negozi di dischi

«Un ritorno al Ventennio magari no, ma la tendenza a un certo tipo di atmosfera culturale è quella lì».

Alle Regionali ha votato?

«Io voto, è sempre meglio votare. Anche se mi tocca scendere da Pavana».

Tornando al 1984, che atmosfera c’era a Bologna?

«Erano anni duri, si parlava di strategia della tensione, con bombe qua e là. Non è che le cose andassero tanto meglio di adesso, tutto sommato».

Sul palco di piazza Maggiore, introducendo «Auschwitz» disse che la gente faceva gli scongiuri su quel brano.

«Quando la registrai c’erano questi tecnici del suono in camice bianco, come i medici. Uno sentendola mi disse: “Ma questa l’ha scritta lei? Guardi, non so se vuol fare questo mestiere, ma sarà meglio che cambi genere, altrimenti non andrà avanti”. Non apprezzavano che si parlasse di campi di concentramento. La canzone era vista come un genere di svago e divertimento, invece per la prima volta affrontava argomenti di un certo tipo, fu una specie di rivoluzione».

Oggi si respira antisemitismo?

«Bisognerebbe prendersela con il governo di Netanyahu, non contro gli ebrei in generale. L’antisemitismo è dannoso e vergognoso come sempre, si sbaglia obiettivo di contestazione, così come prendendosela con i palestinesi rispetto ad Hamas».

Anche lei, come altri artisti, si è tolto da «X» dopo le parole di Elon Musk sull’Italia. Che opinione ha di lui?

«A lui ha risposto bene il nostro Presidente della Repubblica. Musk ha delle idee lontanissime dalle mie e credo che nessuno sentirà la mia mancanza sulla piattaforma».

È vero che non ascolta più musica?

«Non ascolto più niente. Forse c’è qualcuno che ha raccolto l’eredità dei vecchi cantautori, ma non ne ho idea. Cambiano i generi, cambia il tipo di ascolto, cambia tutto. Non esistono neanche più i negozi di dischi».

Le manca qualcosa in particolare di quel 1984?

«Mi mancano gli anni che sono aumentati in maniera tragica. Ai tempi di quel concerto ne avevo 40 e ora ne ho 84, il peso si sente, anche se qualcosa faccio ancora».

Ha da poco pubblicato anche un nuovo libro di racconti, «Così eravamo».

«Da grande volevo fare lo scrittore e ora ci sono riuscito, non dico a tempo pieno ma quasi. Fare il cantautore mi è piaciuto, ricordo tutto con piacere e soddisfazione, ma non me l’aspettavo, mi è capitato quasi per caso. Ho l’animo un po’ snob e quindi adesso mi piace fare lo scrittore. Ma senza negare le canzoni».


sabato, novembre 23, 2024

I Concerti della Società Umanitaria: XL Stagione 2024/2025

La Società Umanitaria  è una delle istituzioni storiche di Milano. Ente morale, è stata fondata nel 1893 grazie al lascito testamentario di Prospero Moisè Loria, mecenate di origine mantovana, che dava all’aggettivo “umanitaria” non il senso di semplice beneficenza elemosiniera, ma il valore di un’assistenza concreta, mediante lo studio, l’istruzione, il lavoro.

Società Umanitaria - MILANO

Oggi l’Umanitaria prosegue la sua opera per l’elevazione intellettuale e morale dei cittadini, con una intensa attività sociale e culturale: con progetti

  • contro la dispersione scolastica (il Programma Méntore) e 
  • contro l’isolamento di giovani e anziani (Corsi Humaniter), 
  • con i corsi universitari (Scuola Superiore per Mediatori Linguistici) e i 
  • corsi di formazione professionale (moda e design, trucco, panificazione, aree verdi), 
  • insieme ad una ricca programmazione culturale.

Passato il traguardo dei 125 anni, il radicamento sul territorio e la validità dei progetti in corso è la riprova che la Società Umanitaria abbia saputo “rilevarsi da sé medesima” e ritrovare il suo ruolo nella società contemporanea: un impegno serio e duraturo verso gli altri, per una cultura della convivenza, della civiltà, della solidarietà.

La Società Umanitaria ha luogo nel centro di Milano, alle spalle del Palazzo di Giustizia, in un ex convento francescano del ‘400, suddiviso in quattro chiostri rinascimentali ed un ex refettorio – il Salone degli Affreschi –, le cui pareti affrescate sono un’eredità senza prezzo.

Da qui, la Società Umanitaria coordina e promuove le attività di tutte le sedi decentrate.

La MUSICA

Nel campo musicale la Società Umanitaria si pone certamente tra le realtà più considerevoli del panorama nazionale con una storia iniziata oltre un secolo fa all’insegna del Teatro del Popolo. L’obiettivo era quello di diffondere le migliori rappresentazioni artistiche fra i ceti popolari.

Fu così che, dal 1911 al 1967, sul suo palcoscenico si avvicendarono i grandi nomi del concertismo internazionale (da Rubinstein a de Sabata, da Stravinskij a Benedetto Michelangeli, da Prokofiev a Toscanini), offrendo cultura di alto profilo accessibile a tutti.

Con la ripresa delle attività musicali dell’Ente, avvenuta nel 1985, pur mantenendo una forte predisposizione verso l’educazione musicale del pubblico, si è deciso, considerate le mutate circostanze storiche, di offrire un concreto sostegno ai giovani talenti musicali italiani e stranieri.

Ecco perché le stagioni concertistiche della Società Umanitaria sono, ormai da vent’anni, studiate per la promozione della carriera professionale dei giovani artisti, scoperti e selezionati attraverso il Concorso di esecuzione musicale della Società Umanitaria, nato nel 1989 con una forma unica nel suo genere: la competizione è infatti aperta a tutti gli allievi senza distinzione alcuna di età, di corso o di strumento.

"I Concerti dell'Umanitaria"

Nel celebrare la quarantesima edizione de "I Concerti dell'Umanitaria", ci soffermiamo a riflettere su un lungo percorso fatto di evoluzione e sperimentazione.

Società Umanitaria - CONCERTI

La storia della musica classica è, infatti, un racconto di innovazioni che, a partire dal Settecento fino ai giorni nostri, hanno trasformato e arricchito questa arte sublime.

Ogni epoca ha contribuito con idee e tecniche rivoluzionarie, plasmandone il volto e le sonorità.

  • Nel XVIII secolo, l’evoluzione dal Barocco al Classicismo introdusse forme più strutturate e armonie più chiare, gettando le basi per un nuovo modo di intendere la musica.
  • Il Romanticismo, con figure come Beethoven, portò l’espressività personale al centro della composizione, trasformando la musica in un potente veicolo di emozioni.
  • Il Novecento segnò un ulteriore cambiamento, con l'emergere di avanguardie come l'atonalità e il serialismo di Schoenberg, che ridefinirono i confini dell'armonia e del ritmo.
  • Negli ultimi decenni, l'integrazione delle tecnologie digitali ed elettroniche ha aperto nuovi orizzonti, ampliando ulteriormente le possibilità espressive della musica classica e portandola verso territori inesplorati.

La stagione che celebriamo oggi è il frutto di questo costante dialogo tra passato e futuro, un laboratorio di sperimentazione continua che rende la musica classica sempre viva, capace di rinnovarsi pur mantenendo la sua essenza.

Se la Stagione Concertistica 2024/2025 rappresenta, sotto il profilo tematico, un'opportunità preziosa per esplorare nuove connessioni tra il patrimonio musicale classico e le ardite sfide dell'innovazione contemporanea, dal punto di vista istituzionale essa assume una valenza ancora più profonda. È infatti l'occasione per volgere lo sguardo al nostro passato, ripercorrendo l’appassionato cammino intrapreso esattamente quarant'anni fa, quando l'Ente decise di ridare vita alle sue attività musicali, infondendo nuova linfa a una tradizione che oggi si rinnova e si rafforza.

In un gioco di parole che ben si presta all'importanza della ricorrenza, l'acronimo "XL" non rappresenta solo la quarantesima edizione, ma diventa il simbolo del nostro orgoglio: il privilegio di aver accompagnato, fin dagli esordi, giovani musicisti che, esibendosi sul palco del nostro storico Salone degli Affreschi, sono oggi protagonisti del concertismo nazionale e internazionale.

Con consapevolezza e determinazione, continuiamo a seminare per il futuro, certi che i frutti del nostro lavoro fioriranno rigogliosamente.



venerdì, novembre 22, 2024

Contro la violenza fisica sulle donne, ma anche contro la violenza economica !

 

Tratto da 'Il Corriere della Sera' del 21/11/2024

Fino all’ottobre 1974, negli Stati Uniti, le donne avevano bisogno di un uomo che controfirmasse per aprire un conto corrente o acquisire una linea di credito. Anche se lavoravano, non potevano nemmeno avere una carta di credito a loro nome.

Il punto era che una donna poteva restare incinta e perdere il lavoro. E quindi non avere più un flusso di danaro a propria disposizione. Quindi niente conto e niente banca.

Finalmente, nell’ottobre del 1974, appunto, venne introdotto l’Equal Credit Opportunity Act, una legge federale che proibiva le discriminazioni di razza e sesso quando si parla di credito.

Il livello di discriminazione per le donne era tale che nel 1978 otto donne si unirono per fondare una banca. Non una banca qualunque: la U.S. Women’s Bank.

Il 14 luglio del 1978 la gente si mise in fila nel centro di Denver per depositare i propri assegni e in un solo giorno venne depositato un milione di dollari. La Women’s Bank è rimasta su piazza fino al 1994, quando venne venduta alla Colorado Business bank.

In Italia abbiamo i nostri problemi, ma anche gli altri Paesi, persino gli Stati Uniti, hanno sempre avuto difficoltà a mettere l’equità nel portafogli. Questo però non significa che il problema è superato.

Una cosa le donne hanno dovuto imparare negli ultimi decenni (e non solo relativamente al credito): non basta che i principi dell’equità siano scritti nelle leggi perché l’equità stessa diventi pratica quotidiana.

In Italia nessuno vieta a una donna di aprire un conto corrente. Ma quando si passa ai fatti, si vede che una larga fetta di donne il conto corrente personale non ce l’ha.

Se va bene, le donne hanno un conto cointestato.

L’ultimo aggiornamento è del 2020 e dice che le donne che non hanno un conto corrente, né cointestato né condiviso, sono il 18%, in pratica una su cinque.

Tra quelle che il conto corrente ce l’hanno, cioè l’82%, solo il 67% ha un accesso autonomo: come dire, il conto ce l’hai, in teoria, ma poi in pratica a gestirlo è il cointestatario.

Secondo altre indagini le donne senza un conto corrente sarebbero addirittura il 30%. In realtà, non sarebbe difficile avere dati più dettagliati sulla situazione. Ma quando si parla di credito entra in gioco la questione della privacy, e diventa difficile andare in profondità.

Quello che si sa è in ogni caso già abbastanza per rendere chiaro che le italiane sono ben lontane dall’indipendenza economica, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Riassumibili in una sostanziale mancanza di libertà d’azione e reazione, anche di fronte alla violenza di genere.

In questi ultimi anni molto si è parlato dell’indipendenza economica femminile, persino con un certo stupore davanti ai numeri.

Ma cosa c’è da stupirsi?

Siamo l’ultimo Paese in Europa per tasso di occupazione femminile, dopo il Covid abbiamo fatto qualche passo avanti, ma le donne che lavorano sono sempre 53 su 100. Le altre 47, quelle che un posto ce l’hanno, poi, non se la passano benissimo. Nel senso che sono molto più precarie degli uomini.

E quando vivi di contratti a termine o a chiamata è chiaro che guadagnerai di meno del marito/compagno perché, tra un contratto e l’altro, ci saranno sempre periodi in cui sei costretta a rimanere a casa.

Per non parlare del part time, “riservato” in gran parte alle donne che pure vorrebbero lavorare a tempo pieno (il 60% del part time femminile è involontario). Metà orario, metà stipendio.

Tutto questo per dire che il 53% delle donne che lavorano nella stragrande maggioranza guadagna meno dei mariti/compagni.

In queste condizioni va già bene se hai la firma su un conto in comune.

Il lavoro è la condizione abilitante a monte di tutto.

Troppo spesso si parla di indipendenza economica come se fosse un fattore a sé, slegato dalla situazione lavorativa delle donne. Ma non ci sono soldi senza lavoro.

Il conto corrente personale è termometro in sé della reale indipendenza economica di un individuo.

Ma come si possono creare le condizioni perché ciascuna donna possa avere il proprio conto? 

Il Corriere della Sera ne parlerà a Milano, sabato 23 novembre alle 17 con il sindaco Giuseppe Sala e con Alessandra Perrazzelli, membro del direttorio della Banca d’Italia e del supervisory board della Bce.

Da Milano — in uno dei territori nel Paese con il più alto tasso di occupazione femminile — può partire una campagna per mettere nelle condizioni TUTTE le donne di avere un proprio conto corrente, gestito autonomamente? 

Le fabbriche, gli uffici, i negozi dove lavorano possono essere i luoghi dove promuovere questa opportunità?

Il conto corrente di base — uno strumento già esistente, definito da un decreto del ministero dell’Economia —può essere il veicolo per raggiungere questo obiettivo?

È a partire da queste domande che si vorrebbe costruire una riflessione. Lanciando una sfida a istituzioni e associazioni di rappresentanza: passare dalle dichiarazioni d’intenti alla pratica.

In altre parole, il conto corrente, quantomeno quello cointestato, è un diritto.

Su questi temi altri Paesi c’è movimento. In Francia — dove fino al 1965 nessuna donna sposata poteva detenere danaro a nome proprio, quindi niente conto corrente — nel 2021 è stata varata una legge che introduce l’obbligo di versare lo stipendio o la pensione su un conto bancario o postale. Proprio o cointestato. Non è il conto corrente personale per tutte, ma è già un bel passo avanti. 

Ora tocca a noi. La giornata per l’indipendenza (e contro la violenza)

Il Corriere della Sera, con la regia del blog @La27ora, organizza per sabato 23 novembre, una sequenza di incontri in collaborazione con Anteo-Palazzo del Cinema e Cadmi-Casa delle donne maltrattate.

  • Alle 10.00 in Sala Astra, si discute di violenza e prostituzione con Rachel Moran e Reem Salem.
  • Poi, con la regista e attrice Michela Cescon, faremo prove libere di respirazione. Ci sarà anche la cantautrice Giulia Mei.
  • Nel pomeriggio si riprende con la proiezione del film Familia, presente il regista Francesco Costabile.
  • Alle 17 si chiude discutendo della proposta concreta di cui parla in questo articolo Rita Querzé. Ci si prenota qui

«Gestire le proprie risorse economiche è l’unica possibilità per le donne di rendersi autonome, libere e per realizzare le proprie aspirazioni». 

Con questa consapevolezza è stata lanciata, la campagna di raccolta fondi in favore del Fondo Autonomia di D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza. D.i.Re – Donne in Rete Contro la Violenza

Attiva fino al 30 novembre, l’iniziativa vuole supportare le donne che stanno cercando di costruirsi una vita autonoma dopo aver subito violenza e che non dispongono dei mezzi economici essenziali. Possono così avere le risorse economiche per saldare la rata per l’acquisto della casa, pagare l’affitto o le bollette, comprare un elettrodomestico, iscriversi a un corso di formazione, prendere la patente, intraprendere un’attività imprenditoriale o lavorativa. BPER insieme a D.i.Re a sostegno delle donne | BPER Banca

Contributi già erogati per le attività 2024: 232 mila euro per un totale di 83 contributi.

Inoltre, sono 56 le organizzazioni socie che hanno fatto richiesta per sostenere i percorsi di 103 donne e 192 tra figli e figli.

Con la nuova edizione, supportata da Bper, ha già confermato una donazione di 100 mila euro. 

«È un progetto di inclusione e di attenzione dove ci vogliamo focalizzare sulla violenza economica».

Secondo i dati di D.i.Re, il 34,6% delle donne che accedono ai loro centri ha subito violenza economica e una su tre non percepisce reddito.

Il 42% non ha un conto corrente, in Italia solo il 56,5% delle donne lavora a fronte del 70,2% della media Ue. In più le donne guadagnano il 42% in meno rispetto agli uomini.

Numeri da cui emerge chiaramente come la violenza economica sia più diffusa di quanto si pensi.

Migliorare e aumentare le competenze economiche nel mondo femminile diventa così un passo fondamentale per liberarsi da forme di violenza più subdole di quella fisica, come la violenza psicologica ed economica, anche se i comportamenti fisici violenti non devono più essere tollerati. 

La consapevolezza regala competenza e la competenza regala libertà.


giovedì, novembre 21, 2024

CIRCOLO DEI LETTORI: Umberto Eco – La biblioteca del mondo - mercoledì 4 dicembre, alle ore 18.00, a Casa Manzoni

 

Il CIRCOLO DEI LETTORI organizza per mercoledì 4 dicembre, alle ore 18.00, a Casa Manzoni, alla proiezione speciale del film-documentario Umberto Eco – La biblioteca del mondo, di Davide Ferrario, in collaborazione con la Scuola di scrittura Belleville di Milano.

Con 30.000 volumi di titoli tra moderni e contemporanei, e 1.500 libri rari e antichi, la biblioteca privata di Umberto Eco era un mondo a sé. 

A partire da questo luogo straordinario, il regista ricostruisce l’avventura intellettuale e umana di uno dei più lucidi e influenti protagonisti della cultura del Novecento.


L’ingresso è gratuito con prenotazione al seguente link  https://www.bellevillelascuola.com/scuola/31277/

Maggiori informazioni sul nostro sito Circolo dei Lettori

su YouTube (6) Il Circolo dei Lettori di Milano - YouTube



mercoledì, novembre 20, 2024

Visita al Termovalorizzatore di Figino

 

Racconto di una visita al SILLA 2, il principale Termovalorizzatore di Milano, di proprietà del gruppo A2A.E' l’impianto a cui arrivano anche i rifiuti di Paderno Dugnano ed è situato nella zona nord-ovest, nei pressi del quartiere Figino.

La termovalorizzazione è un processo che, attraverso la combustione di rifiuti residuali della raccolta differenziata non soggetti a riciclo (rifiuto secco indifferenziato), è in grado di produrre energia elettrica e acqua calda per il riscaldamento degli edifici (teleriscaldamento).

La centrale termoelettrica a rifiuti Silla 2 fornisce calore per teleriscaldamento alla zona ovest di Milano (quartiere Gallaratese), al polo fiera Rho-Pero e a quelle utenze allacciate alla rete di teleriscaldamento nei Comuni di Pero e Rho. A pieno regime, Silla 2 è in grado di fornire riscaldamento a circa 30.000 famiglie e di generare energia elettrica a beneficio di circa 147.000 famiglie.


Nel 2016, il funzionamento a regime dell’impianto ha permesso di risparmiare circa 87.000 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) evitando l’emissione di circa 305.000 tonnellate di anidride carbonica.

Il termovalorizzatore è entrato in funzione nel 2001 e a garanzia del funzionamento e del monitoraggio ambientale, sono stati sottoscritti dei Protocolli d’intesa tra:

§  Regione Lombardia

§  Provincia di Milano (ora Città Metropolitana)

§  i Comuni di Milano, Cornaredo, Pero, Rho e Settimo Milanese

§  il proprietario e gestore dell’impianto Silla 2 (prima Amsa e ora A2A Ambiente).

Grazie a tali protocolli, è stata garantita la trasparenza e l’accesso ai dati, sono migliorate le prestazioni dell’impianto e sono stati effettuati interventi di miglioramento ambientale.

Nel 2017 il Comune di Milano ha approvato un nuovo Protocollo d’intesa con  scadenza al 31 dicembre 2025. Il Protocollo in corso vede riconfermato il ruolo del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) quale organo di monitoraggio composto da tecnici nominati dai Comuni firmatari, con il compito di acquisire e verificare il funzionamento dell’impianto, dei suoi sistemi di rilevazione, nonché il rispetto dei requisiti di massima protezione ambientale.

È stato inoltre rinnovato l’impegno a finanziare un Piano di monitoraggio ambientale realizzato, come i precedenti, da ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) con l’eventuale collaborazione di un ulteriore ente tecnico. Proseguirà, inoltre, l’attività attuata in questi anni per il rinnovamento del parco veicolare destinato al trasporto rifiuti, con attenzione all‘utilizzo di veicoli e carburanti ecologici.

Inoltre sono proseguiti i finanziamenti per le opere di miglioramento ambientale (attività di rimboschimento del Parco Agricolo Sud Milano e realizzazione di piste ciclabili a servizio del Parco dei Fontanili, del quartiere Figino e dell’area Bosco in città). inoltre, A2A si è impegnata a finanziare interventi di riqualificazione dell‘area ex campo nomadi limitrofa all’impianto Silla 2, nonché ad effettuare uno studio faunistico e completamento di ulteriori piste ciclopedonali per il collegamento con Molino Dorino.

La gestione dei rifiuti
Il Comune di Milano ha sottoscritto un contratto di servizio mediante il quale ha affidato la gestione del servizio di igiene ambientale su tutto il territorio pubblico cittadino alla società Amsa S.p.A. Gruppo A2A.

I principali servizi oggetto del contratto sono:

§  la raccolta porta a porta e presso le riciclerie dei rifiuti domestici

§  la pulizia e il lavaggio delle strade e delle aree verdi pubbliche

§  la svuotatura dei cestini e dei cestoni e la raccolta dei rifiuti abbandonati. 

Dove vanno i rifiuti?

§  I rifiuti oggetto di raccolta differenziata, quali ad esempio carta, plastica e vetro, sono conferiti agli impianti specializzati che provvedono al loro corretto riciclo

§  i rifiuti indifferenziati vengono conferiti presso il termovalorizzatore Silla2

 

Molte informazioni, anche tecniche, si possono trovare al link:  Termovalorizzatore Silla 2 - Comune di Milano in particolare nella sezione Allegati.

A2A_Ambiente_Silla2_Relazione_annuale_152_Anno_2020

Ma veniamo alla visita al termovalorizzatore SILLA 2 di Figino

La visita al termovalorizzatore è iniziata con una presentazione in aula delle principali attività e caratteristiche dell’impianto, a cui è seguita la vista all’impianto stesso.

L’impianto è costituito da 3 Linee di combustione indipendenti, e del tutto equivalenti,  in cui confluiscono i rifiuti indifferenziati, che vengono bruciati ad una Temperatura di oltre 850 °C, sufficiente a rompere anche le molecole di diossina (la diossina si degrada se viene sottoposta per più di 2 secondi a 800 °C).

Il calore prodotto viene utilizzato da turbine per produrre 

  • energia elettrica - utilizzata in parte dall’impianto e la restante distribuita  a circa 140.000 utenze di Milano  
  • energia termica, in parte riutilizzata nell’impianto e la restante utilizzata per il teleriscaldamento di circa 30.000 famiglie di Milano e Pero-Rho (Paderno Dugnano non è collegata alla rete di teleriscaldamento).

I Fumi vengono trattati in modo da ridurne l’acidità e le polveri e adsorbire i metalli.

Le Ceneri, da cui vengono separati il ferro (che fonde a 1300°C), le ceramiche (che non bruciano), i metalli non ferrosi (es. alluminio). Ciò che resta viene portato in Germania e stoccato in miniere di salgemma esaurite.

Ovviamente, le attività di raccolta porta a porta dei rifiuti domestici, la pulizia, il lavaggio delle strade e delle aree verdi pubbliche, la svuotatura dei cestini e la raccolta dei rifiuti abbandonati, il funzionamento del termovalorizzatore hanno un costo che si distribuisce su ogni Chilogrammo di rifiuto, e che solo in piccola parte può essere compensata con la vendita di energia termica ed elettrica.

In Italia, Ogni persona produce 1,4 KG di rifiuti al giorno!

Da qui l’importanza, non solo dal punto di vista ambientale  (che è già molto importante), ma anche dal punto di vista economico, di effettuare una corretta raccolta differenziata dei rifiuti.

Perché i rifiuti differenziati, seguono un altro percorso

il vetro, la carta, plastica, i rifiuti solidi urbani (RSU) altrimenti detto umido organico, alluminio, acciaio, ferro, farmaci scaduti, lampadine, olio vegetale di cottura esausto, olio del motore, ed i Rifiuti di Apparecchiature  Elettriche ed Elettroniche (RAEE) sono una RISORSA ed il loro riciclo permette di recuperare materie prime ed energia e quindi ridurre i costi relativi al trattamento dei rifiuti.

Infatti, AMSA o (Econord nel caso di Paderno), quando 

porta i rifiuti indifferenziati al termovalorizzatore deve pagare, mentre quando 

porta i rifiuti differenziati citati sopra alle aziende di trattamento e recupero, che li considerano materie prime per le loro attività, vengono pagati.

Più rifiuti differenziati produciamo in modo corretto, meno TARI paghiamo!

Inoltre è attivo un nuovo progetto per il recupero dei rifiuti RAEE: A2A presenta la nuova linea robotica presso il carcere di Bollate

Nell’ ottobre 2024,  Il Gruppo A2A ha inaugurato una nuova linea robotica presso l’impianto di trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), gestito da Amsa all’interno della Seconda Casa di Reclusione di Bollate.

Recupero dei RAEE: A2A presenta la nuova linea robotica presso il carcere di Bollate

Il progetto “LaboRAEE” vede attualmente assunti 5 dipendenti e, grazie a questa nuova tecnologia di automazione avanzata, coinvolgerà un numero crescente di detenuti e contribuirà, attraverso percorsi di upskilling qualificati, alla crescita professionale delle persone impiegateun importante esempio di sostenibilità ambientale e valore aggiunto per la comunità.

L’impianto di Bollate consolida sempre di più il suo ruolo di polo d’innovazione e inserimento sociale per chi, una volta terminata la pena, si prepara a un nuovo inizio.

La sinergia tra promozione del capitale umano e gestione sostenibile dei rifiuti dimostra come il lavoro qualificato possa contribuire a migliorare la vita e allo stesso tempo generare un impatto positivo sul recupero delle risorse preziose contenute nei RAEE.

In Lombardia vengono raccolte ogni anno circa oltre 5.750 tonnellate di R3, quindi tv e monitor: con il sistema robotizzato, la struttura – autorizzata per 1.000 tonnellate annue – potrebbe trattare fino al 17% di quanto raccolto in tutta la Regione.

La legge metropolitana, per cui i rifiuti differenziati dopo la raccolta vengono riuniti agli indifferenziati è un argomento che proprio non può stare in piedi: nessuna società al mondo andrebbe a produrre più rifiuti indifferenziati per cui dovrà pagare per poterli bruciare, invece di ricevere del danaro portando i rifiuti differenziabili dalle società che li riciclano. 

Grazie alla raccolta differenziata, che in Italia raggiunge nel 2023  circa il 61%,  e a Milano il 64%, gli abitanti della provincia di Milano pagano una TARI tra le più basse di Italia

Di seguito link di interesse: A2A Life Company: sostenibilità e innovazione e Visite didattiche ai nostri impianti | Scuole A2A



Raccolta rifiuti e mescolamento per rendere più uniforme la carica nella camera di combustione

5000 maniche in Goretex per dove vengono catturate le polveri dai fumi


I tecnici che controllano H24, 7 giorni su 7, le emissioni delle 3 linee; di fronte a loro gli  schermi con tutti i parametri di controllo





I limiti di legge ed i valori registrati dagli strumenti