sabato, novembre 07, 2026

NON VIOLARE IL MIO CONFINE: UNA BRUTTA PAGINA DI TELEVISIONE di Alberto Pellai


Tutti hanno parlato dell’intervista ad Alberto Ravagnani nel corso della trasmissione Bellamà.
In essa, io ho visto due adulti che avrebbero dovuto intrattenere una relazione alla pari, in cui dialogare su temi decisi dal conduttore al quale l’intervistato veniva chiamato a dare risposta.
Quando vieni intervistato tu non decidi le domande, decidi le risposte.
Le tue risposte possono prevedere anche il diritto di non approfondire un tema su cui vieni interrogato.
Questo principio vale ancora di più quando chi ti interroga, fa interventi in cui senti violata la tua privatezza. Ognuno di noi ha il diritto di tutelare il proprio spazio privato.
Nessuno può forzare o violare il confine che noi stessi decidiamo e stabiliamo per noi stessi.
Va ribadito che la prima regola nei percorsi di educazione sessuo-affettiva è rispettare il “no” dell’altra persona in ogni situazione connotata sessualmente.
Questo vale anche nelle conversazioni: tu non puoi mettermi a disagio, in difficoltà, in imbarazzo attraverso conversazioni che hanno a che fare con la sessualità. E’ un principio che vale sempre e vale per tutti: adulti e minori.
A nessuno viene vietato di fare domande, ma è fondamentale lasciare a chi risponde il diritto di decidere di non voler dare risposte. Soprattutto quando ciò che mi chiedi è la cosa più mia, più privata e più intima della mia identità e della mia esistenza.
L’unico luogo in cui questo diritto decade è il procedimento giudiziario, quando le domande indagano un “privato” che può rivelarsi fondamentale per comprendere la dinamica di un crimine e la colpevolezza di un potenziale imputato.
La TV non è un tribunale e quindi ciò che è accaduto ad Alberto Ravagnani è una palese violazione dei diritti di una persona che in tutti i modi e fino alla fine ha cercato di far comprendere al conduttore che quei diritti lui intendeva esercitarli e che non era giusto metterlo nella condizione di sentirsi in soggezione in una situazione avveniva di fronte ad un pubblico e in diretta televisiva (due condizioni che rappresentano un’aggravante per la condotta del conduttore).
Il paradosso è che in trasmissioni come quella che ha visto così violato il diritto alla privatezza di Alberto Ravagnani, si fanno spesso dichiarazioni contro ogni forma di violenza e bullismo.
Del conduttore ciò che mi ha colpito non è stato semplicemente “cosa” chiedeva ad Alberto Ravagnani, ma “come” chiedeva quel “cosa”.
Postura, tono della voce, modalità sfidante e sprezzante.

Tutelare il confine della propria intimità e privatezza è un diritto assoluto.
E’ stata una brutta pagina di televisione. Ma prima di tutto una brutta pagina di umanità.

Solidarietà ad Alberto Ravagnani. 

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