giovedì, ottobre 10, 2024

JAZZMI 2024: A Milano torna il Festival Jazz, dal 17 Ottobre al 13 Novembre

 

TORNA IL FESTIVAL JAZZ PIU’ ATTESO DI MILANO: DAL 17 OTTOBRE AL 13 NOVEMBRE. QUATTRO SETTIMANE DI CONCERTI NEI TEATRI, NEI CLUB E NEGLI SPAZI ALTERNATIVI DI MILANO. E POI FILM, LIBRI, MOSTRE, EVENTI SPECIALI, INCONTRI CON GLI ARTISTI, ITINERARI MUSICALI, LABORATORI

Con più di 80 eventi, Milano si conferma ancora una volta fulcro internazionale del jazz. Con una storia radicata nel genere e uno sguardo costantemente rivolto al futuro, la città celebra la sua ricca tradizione jazzistica e il suo impegno verso l’innovazione musicale.

TUTTO IL PROGRAMMA:  https://jazzmi.it/events/




mercoledì, ottobre 09, 2024

ANPI per GAZA: raccolta fondi per le attività di EMERGENCY

ANPI ha deciso di mettere in campo un'azione concreta per aiutare Gaza, i suoi bambini, le sue donne, i suoi uomini feriti gravemente.

ANPI lancia quindi una campagna di raccolta fondi destinati esclusivamente alla preziosa attività sanitaria di EMERGENCY in quella terra martoriata.

Ci appelliamo quindi a tutte le cittadine e i cittadini: diamo una mano!

Pace e solidarietà.

Per effettuare la donazione vai al sito: ANPI per GAZA | Insieme per EMERGENCY

L'obiettivo è di raccogliere 40.000 €. Ad oggi siamo al 45% e ci sono ancora  441 giorni per raggiungere l'obiettivo. Possiamo fare molto di più!

martedì, ottobre 08, 2024

Fera De Dugnan: mostra "ACQUARELLI e STORIA LOCALE" di Giovanni Moretti

In occasione della "Fera de Dugnan" che si terrà Domenica 13 Ottobre 2024, 
nell'atrio della Biblioteca Tilane (Piazza della Divina Commedia) 
si potrà visitare 
la mostra di Giovanni Moretti 
" Acquarelli e Storia Locale"

Inoltre, alle ore 11.30, si potrà assistere alla presentazione della 

20° e 21° etichetta della serie "Le Città in Bottiglia" 

Per maggiori informazioni sulle opere di Giovanni Moretti 

lunedì, ottobre 07, 2024

GIACOMO MATTEOTTI: mostra di ANPI alla Fera de Dugnan – 13 ottobre

 

In occasione del centenario della morte di Giacomo Matteotti, ANPI rende omaggio al segretario del Partito Socialista Unitario brutalmente assassinato dal regime mussoliniano nel 1924.

In occasione della “Fera de Dugnan” del 13 Ottobre, ANPI allestirà la mostra presso il gazebo posizionato in via Rotondi angolo Piazza Matteotti a Paderno Dugnano.

L’inaugurazione della mostra si terrà alle ore 11.00 presso il gazebo, alla presenza  di Roberto Biscardini, già Senatore della Repubblica. Seguirà aperitivo.

Sarà possibile visitare la mostra presso il gazebo ANPI per tutta la giornata di Domenica 13 Ottobre e successivamente, dal 14 al 21 ottobre, presso l’atrio dell’Auditorium Tilane (Piazza della Divina Commedia) negli orari di apertura della Biblioteca Tilane di Paderno Dugnano.


domenica, ottobre 06, 2024

Apertura straordinaria della mostra RISSO: Vietnam e Cile – realtà dell’imperialismo

 

In occasione della “Fera de Dugnan” il 13 Ottobre 2024, ci sarà un’apertura straordinaria della mostra di manifesti della collezione di Sergio Risso, dalle 10-12 e 15-17.

Ricordiamo che l’edizione della IV mostra propone due serie di manifesti relativi a due avvenimenti storici nel decennio della contestazione 1969 – 1979: la guerra in  Vietnam e il golpe di Pinochet in Cile, avvenuto l’11 Settembre 1975.

La mostra è gratuita ed aperta a tutti, presso lo studio RISSO in Via Rotondi, 44 angolo via 25 Aprile, 19 – Paderno Dugnano

Di seguito alcune note relative all'inaugurazione della mostra avvenuta il 24 Settembre: Inaugurazione mostra Vietnam e Cile


venerdì, ottobre 04, 2024

Robert Capa. L’opera 1932 – 1954 al Museo Diocesano

 

ROBERT CAPA. L’opera 1932-1954 – Chiostri di Sant’Eustorgio

L’esposizione si articola in 9 sezioni tematiche che evocano l’impostazione cronachistica con cui i reportage venivano pubblicati sulla stampa francese e americana dell’epoca

Fotografie degli esordi, 1932–1935;

La speranza di una società più giusta, 1936;

Spagna: l’impegno civile, 1936–1939;

La Cina sotto il fuoco del Giappone, 1938;

A fianco dei soldati americani, 1943–1945;

Verso una pace ritrovata, 1944–1954;

Viaggi a est, 1947–1948; Russia, Georgia, Ucraina, Cecoslovacchia

Israele terra promessa, 1948–1950;

Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua, 1954 

La mostra è molto bella e ad ogni scatto ci ricorda, oggi più che mai, come le guerre siano in fondo tutte molto simili e che i problemi che le hanno scatenate non vengano risolti attraverso di esse, anzi generano una scia di sofferenze e risentimenti nei popoli che le hanno vissute.

La mostra è stata prolungata sino alla fine di Novembre.

Robert Capa nasce in Ungheria nel 1913 da una famiglia ebrea proprietaria di una avviata casa di moda. Capa è un bambino vitale e rissoso che in famiglia viene soprannominato "Cápa", squalo in ungherese. Ha appena diciassette anni quando viene arrestato per le sue simpatie comuniste; appena liberato abbandona la terra natale alla volta di Berlino. Là s'iscrive all'università alla facoltà di scienze politiche, sognando di diventare giornalista. Per mantenersi trova un impiego presso uno studio fotografico, cosa che lo avvicina al mondo della fotografia. Inizia a collaborare con l'agenzia fotogiornalistica Dephot. Autodidatta, nel 1932 è a Copenaghen, dove Lev Trockij tiene una conferenza. Nonostante il divieto di fare fotografie, elude la sorveglianza e realizza alcuni scatti. È il suo primo servizio pubblicato.

Nel 1933 lascia Berlino per Vienna, e l'anno successivo parte alla volta di Parigi. In Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance. Al caffè A Capoulade, nel Quartiere Latino, nel settembre 1934 fa la conoscenza di Gerda Taro, una studentessa tedesca di origine galiziana, anch'essa fotografa autodidatta. Robert e Gerda stabiliscono un solido rapporto sentimentale e professionale.

Il suo primo servizio importante è quello del maggio 1936 che documenta le manifestazioni per l'ascesa al potere del Fronte Popolare; una sua foto diventa la copertina della rivista «Vu» ("Visto" in italiano).

Nell'agosto del 1936 Gerda Taro riesce a procurargli un accredito stampa per documentare la guerra civile spagnola ed insieme partono per Barcellona. 

Il 26 luglio 1937 Gerda muore tragicamente a Brunete, nei pressi di Madrid, dove rimane schiacciata durante un errore di manovra di un carro armato "amico".

Nel 1938 Robert pubblica un libro in omaggio alla sua amata, Death in making, che contiene anche le fotografie, scattate da entrambi, della guerra in Spagna.

Capa divenne famoso in tutto il mondo per una foto scattata nel 1936 a Cordova in cui ritrae un soldato dell'esercito repubblicano, con addosso una camicia bianca, ripreso nell'attimo in cui appare colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti.

Quest'immagine è tra le più famose fotografie di guerra mai scattate.

La Seconda guerra mondiale

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si è recato in cerca di lavoro ed in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier's Weekly, per poi passare a Life, per la quale pubblicherà immagini che ritraevano la diciottenne partigiana Simone Segouin durante la liberazione di Parigi.

Dopo un anno di lavoro nel Nord Africa, seguendo le truppe americane e appena licenziato dalla rivista Collier's Weekly, per la quale aveva inviato foto dall'Algeria e dalla Tunisia, Robert Capa si appresta senza indugi a lasciare Tunisi e a farsi lanciare con il paracadute in Sicilia, avendo saputo che gli Anglo-americani si stavano preparando ad invadere l'isola.

Di quel periodo, oltre alle immagini, Robert Capa ci ha lasciato le sue memorie in un diario pubblicato nel 1947 con il titolo Slightly out of focus (tradotto ed edito in Italia da Contrasto nel 2002 con il titolo Leggermente fuori fuoco).

Nel diario, Capa, fotoreporter al seguito dell'esercito americano, riporta gli avvenimenti cruenti ai quali assiste, racconta le fatiche di un'esperienza avventurosa e descrive la sensazione di vuoto e di angoscia che lo prende assistendo ai combattimenti, in particolare proprio nelle settimane dello sbarco in Sicilia e della conseguente ritirata dei militari italiani e tedeschi, dall'estate del 1942 alla primavera del 1945.

Capa in Sicilia

Nel luglio del 1943, a bordo di un piccolo aereo con pochi soldati, Capa arriva in Sicilia: di notte si lancia col suo paracadute, atterra su un albero, dove rimane sino all'indomani, quando gli altri tre paracadutisti che erano con lui lo trovano e lo aiutano a scendere.

Il gruppo si incammina attraverso un bosco e giunge in una fattoria dove viene accolto da «un anziano contadino siciliano in lunga camicia da notte» che subito fraternizza con loro e li ospita per tre giorni, fin quando arrivano i militari della prima divisione americana. Unitisi a loro, Capa e i suoi compagni possono avanzare verso gli importanti obiettivi militari della campagna di Sicilia.

Lungo il percorso Capa scatta numerose foto. Dopo tre settimane dallo sbarco, gli americani si avvicinano al capoluogo dell'isola. Ricorda Capa: «Eravamo alla periferia di Palermo, i tedeschi erano stati isolati e ciò che restava delle forze italiane non aveva intenzione di combattere. La jeep che mi ospitava seguiva i primi carri della seconda divisione corazzata lungo il percorso verso il centro della città. La strada era fiancheggiata da decine di migliaia di siciliani in delirio che agitavano fazzoletti bianchi e bandiere americane fatte in casa con poche stelle e troppe strisce."

Lo scrittore Andrea Camilleri racconta il suo incontro durante la Seconda Guerra Mondiale con il fotografo, nella Valle dei Templi di Agrigento. Capa era appena sbarcato in Sicilia e, trovandosi nei pressi del tempio della Concordia, decise di fissare bene il suo cavalletto e di fare una serie di foto al celebre monumento, cercando con le sue numerose macchine fotografiche di prendere interamente il soggetto. Durante questo momento incontrò il giovane Camilleri e, come racconta lo stesso scrittore, i due incominciarono a parlare in spagnolo (più comprensibile rispetto all'inglese e simile al dialetto siciliano), si scambiarono su un taccuino i propri nomi e assistettero insieme a una battaglia nei cieli tra un aereo tedesco e uno americano, mentre Capa si mise subito a scattare numerose fotografie, per fissare il momento. Solo più tardi, con il finire della guerra, Camilleri scoprì che quel giovane fotografo era il famosissimo Robert Capa, che con le sue foto dalle zone calde della guerra riuscì a raccontare i segni lasciati durante questi terribili momenti.

La foto del pastore e del soldato

Giunto a Palermo, Capa, fotoreporter autorizzato, invia le sue foto a Life, convinto che la rivista americana «non avrebbe potuto certamente farne a meno» e, avendo sentito che la I Divisione di Fanteria USA stava combattendo in Sicilia, si avvia alla ricerca di una nuova battaglia da fissare sulla pellicola. Gli americani erano giunti a Troina (all'estrema parte nordorientale della provincia di Enna) e avevano notevoli difficoltà ad espugnare il paese, difeso da soldati italiani e tedeschi che opponevano una strenua resistenza. I combattimenti durarono sette giorni. La ritirata e la resa avvennero solo dopo feroci bombardamenti aerei che distrussero gran parte del centro abitato.

Furono giorni di intenso lavoro per Capa, che realizzò su quelle isolate montagne alcune foto che diventarono tra le più famose della sua carriera. Fra queste, quella scattata il 6 agosto 1943 al termine della battaglia di Troina, che vede il soldato americano accovacciato e il pastore (tale Francesco Coltiletti detto "massaru Ciccu" o "Ciati") che, ricurvo, gli indica la strada per Sperlinga. L'immagine fu scattata a 3 km dal paese sulla SS 120 in contrada Ponte Capostrà, dove una targa è posta a ricordo di quel momento.

La foto divenne molto famosa dapprima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo per il suo valore simbolico, ma anche di profondo risentimento per tutto quello che gli accadeva intorno: «Era la prima volta che seguivo un attacco dall'inizio alla fine, ma fu anche l'occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paese di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto», quando il generale Theodore Roosevelt Jr., sempre presente dove la battaglia era più dura, si avvicinò e puntando il suo bastone verso di me disse: «Capa, al quartier generale di divisione c'è un messaggio per te. Dice che sei stato assunto da Life».



Ripartito da Troina per Palermo e per poi documentare ancora la guerra sino allo sbarco in Normandia, Robert Capa portò con sé

il convincimento amaro sulla natura della guerra: «Un inferno che gli uomini si sono fabbricati da soli». Convincimento che gli eventi siciliani avevano confermato e rafforzato.

In Normandia

Il 6 giugno 1944 partecipa al drammatico sbarco delle truppe americane in Normandia. La maggior parte delle foto scattate durante lo sbarco andò perduta per un errore del tecnico di laboratorio addetto allo sviluppo (Larry Burrows, anch'egli divenuto fotografo di fama mondiale e morto anch'egli in Vietnam negli anni Settanta); scamparono alla distruzione solo undici fotogrammi danneggiati, che trasmettono comunque tutta la terribile drammaticità dei momenti del D-Day.







Capa era famoso anche per la sua temerarietà, che lo aveva portato ad andare all'attacco con la prima ondata nello sbarco in Normandia ed a paracadutarsi da un aereo assieme ai militari professionisti per ritrarre da vicino l'attraversamento del Reno.

Il dopoguerra 

Nel 1947 a New York fonda - assieme ad Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour, George Rodger e William Vandivert - l'agenzia cooperativa Magnum, diventata una delle più prestigiose agenzie fotografiche.

Nel 1948 è a Tel Aviv per documentare la nascita dello Stato d'Israele: il 14 maggio fotografa la cerimonia di dichiarazione dello Stato, riprende il discorso del primo ministro, la prima sessione di gabinetto d’Israele e la folla lungo le strade. È testimone anche dell'inizio della guerra arabo-israeliana del 1948. Ritorna più volte in Israele fino al 1950. Dal suo lavoro ricava il libro Cronaca su Israele, scritto a quattro mani con lo scrittore Irwin Shaw.












Queste immagini non sono molto diverse da quelle che vediamo oggi a Gaza...

La morte

La sua passione e la sua vita, l'amore per la fotografia, lo porta a morire nel 1954 durante la guerra d'Indocina, al seguito di una squadra di truppe francesi, dietro il tenente colonnello Jean Lachapelle, incaricato di evacuare e distruggere due fortini a sud-est di Hanoi. Sulla via del ritorno scattò le ultime immagini prima dell'incidente che gli costò la vita; salì su un terrapieno per fotografare una colonna in avanzamento nella radura e qui posò il piede sulla mina che lo uccise.






giovedì, ottobre 03, 2024

Festival del Giornalismo di Ferrara 2024: PROSPETTIVE DI PACE

 

Il programma del festival di Ferrara 2024 - Internazionale

Giornalismo: a Ferrara torna "Internazionale"

Nuove prospettive di pace. È questo il tema al centro della diciottesima edizione di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato da Internazionale, il settimanale che da oltre 30 anni porta in Italia il meglio della stampa straniera, e dal Comune di Ferrara. 

Dal 4 al 6 ottobre il mondo del giornalismo e della cultura si dà appuntamento a Ferrara per confrontarsi e riflettere sui grandi temi dell’attualità: dai diritti civili alla tecnologia, dall’ambiente ai nuovi scenari geopolitici. Giornaliste e reporter, intellettuali e scrittrici arriveranno da ogni parte del mondo per confrontarsi e condividere punti di vista e prospettive. Oltre 150 ospiti da 26 Paesi per 3 giorni di dibattiti, incontri, rassegne e spettacoli completamente gratuiti.

E la pace è anche nel logo della manifestazione: per il 2024, il mondo disegnato come ogni anno dall’illustratrice Anna Keen stringe fra le mani una bandiera con una colomba bianca.

Zerocalcare al festival. E proprio alla ricerca di nuovi punti di equilibrio sarà dedicato l’incontro fra il disegnatore Zerocalcare e la regista e sceneggiatrice Alice Rohrwacher.

Due immaginari tanto distanti che però trovano un punto d’incontro nel tentativo di parlare del mondo contemporaneo, delle sue contraddizioni e dei punti di frattura, a partire dai margini, con uno sguardo al tempo stesso ingenuo e ironico ma anche disincantato e critico.

Da questo approccio nascerà una riflessione sui limiti della nostra società e i conflitti che essa genera, da quelli combattuti con le armi, a quelli sociali, a quelli contro l’ambiente e contro stili di vita più sostenibili.


mercoledì, ottobre 02, 2024

LIBRO: Corsia d'emergenza. La mia vita di medico in pronto soccorso di Daniele Coen


A seguito dei fatti di cronaca che hanno visto i Pronto Soccorsi di alcuni ospedali italiani teatro di fatti violenti, in cui pazienti e familiari hanno dato origine a veri e propri attacchi verso il personale sanitario, questo libro aiuta a capire la reale situazione presente nei Pronto Soccorsi.

"Corsia d'emergenza" è la testimonianza di un medico che per quarant'anni ha operato nel reparto oggi più in crisi della sanità italiana. All'ingresso dei Pronto Soccorso i pazienti si presentano di propria iniziativa, spesso senza filtri e sempre troppo numerosi, al punto che per ogni malato cui il medico rivolge le proprie cure molti altri sono costretti a ore di attesa, talvolta in condizioni critiche.

Del resto, se è vero che il dolore di una colica renale è insopportabile e richiede un trattamento immediato, cosa fare se nello stesso momento i barellieri portano in sala di emergenza un bambino caduto dal terzo piano?

Quella che Coen descrive, con la lucidità di chi conosce il sistema dall'interno ma soprattutto con la passione di chi ha dedicato la vita alla propria professione, è una sanità ormai in ginocchio.

E il Pronto Soccorso, che ha fatto grandi passi avanti negli ultimi decenni e resta un riferimento imprescindibile per tutti, è il primo reparto a mostrare i segni di questo tracollo: anno dopo anno si riducono i mezzi e le risorse, e la carenza di medici e infermieri non fa che aggravarsi; chi resta è costretto a turni mal pagati e sempre più sfibranti, mentre gli episodi di violenza e le cause civili e penali contro gli operatori registrano un continuo aumento.

A partire dal resoconto di casi clinici reali e dal ricordo dei lunghi giorni trascorsi in prima linea, Daniele Coen lancia il proprio allarme in un racconto intimo e profondamente umano che ci ricorda quanto la sanità pubblica sia un bene inestimabile, di cui dobbiamo prenderci cura come di ogni ammalato.

Daniele Coen:

Medico d'urgenza per tutta la sua vita professionale, diventa direttore del Pronto Soccorso di un grande ospedale milanese, il Niguarda. Ha collaborato per molti anni con l'Istituto Mario Negri e con diverse associazioni di consumatori e ha pubblicato oltre cento lavori scientifici. Il tema dell'incertezza in medicina e quello delle cause degli errori medici lo hanno sempre interessato e se ne è occupato con relazioni a congressi e come perito in processi per cause mediche. Pubblica con Mondadori Margini di errore (2019).


martedì, ottobre 01, 2024

1° ottobre: Giornata internazionale delle persone anziane

 

Il 1° ottobre, le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale delle persone anziane, un omaggio globale alla loro saggezza, resilienza e al loro contributo alla società.

La giornata mondiale è stata istituita nel 1990 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del rispetto, della dignità e del benessere degli anziani. Riflettere sull’invecchiamento attivo e l’inclusione sociale aiuta a porre l’accento sul ruolo essenziale degli anziani nelle nostre comunità e sull’importanza di politiche che promuovano l’inclusione sociale e la qualità della vita in età avanzata.

Per Parole O_Stili è soprattutto un'occasione per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi legati all'invecchiamento ed in particolare sull'uso del linguaggio.

E, per farlo, Parole O_Stili ha scelto una parola: ageismo.

Cosa vuol dire ageismo?

Il termine descrive quel fenomeno sociale e culturale che consiste nella discriminazione, marginalizzazione e stigmatizzazione degli individui in base alla loro età, con particolare riferimento alle persone anziane (anche se lo si può applicare anche nei confronti delle generazioni giovani).

Si basa su stereotipi negativi che associano la vecchiaia a condizioni di rassegnata tristezza, isolamento e asessualità.

L'ageismo può manifestarsi in diversi contesti e assumere diverse forme:

  • A livello interpersonale: ad esempio, ignorare il punto di vista degli anziani, trattarli con paternalismo o utilizzare un tono di voce accondiscendente.
  • Ageismo digitale: si riferisce ai pregiudizi verso gli anziani nel mondo digitale, come l'idea che "non sappiano usare le tecnologie".
  • Auto-ageismo: si verifica quando gli individui stessi interiorizzano stereotipi negativi sull'invecchiamento, limitando le proprie aspettative e rinunciando a nuove opportunità.

Quali sono le tipiche frasi ageiste?

"Alla tua età, dovresti rallentare e goderti la pensione."

“Non si può essere stanchi a 25 anni.”

"Non sembri proprio una sessantenne!”

 

Sì lo sappiamo, sono frasi che almeno una volta hai pronunciato. Adesso però hai una consapevolezza maggiore e quando ti capiterà nuovamente di dirle, prenditi una pausa per riflettere.

 

A proposito di età...

C’è un fenomeno che si è affermato sui social network: i senior influencer.

Cosa sono? Scrive Il Post“...persone dai settant'anni in su (ma spesso anche molto più anziane) che hanno una presenza digitale molto attiva, riconoscibile e apprezzata tra gli utenti più giovani.”

 

In Italia sono parecchi e con centinaia di migliaia di followers. Alcuni di loro cucinano, altri fanno video divertenti, altri ancora semplicemente raccontano la loro quotidianità.

 

Sempre Il Post: “La pagina più seguita ad appartenere a questo filone è quella di Silvana Bini, detta Nonna Silvi, che ha 83 anni e 3,5 milioni di follower su Instagram, oltre ad altri 1,7 milioni su TikTok.” Poi c’è Nonna Natalina con 3.5 milioni su TikTok e oltre 4 milioni di “Mi piace” e Nonno Severino con 1,7 milioni di follower.

 

Nell’elenco manca però la prima senior influencer italiana, Licia Fertz. Cinque anni fa arrivava su Instagram con questo messaggio: “Ciao Instagram! C’è posto per una ragazza di 88 anni?” mentre lo scorso anno la BBC la inseriva tra le 100 Donne del 2023.

 

Licia, originaria di Trieste, da giovane fu costretta a fuggire dall'Istria e si fermò a Viterbo per amore. È approdata sui social quasi per gioco, grazie all'intuizione e all’aiuto del nipote Emanuele, come risposta a un momento buio dopo la morte del marito. Oggi conta centinaia di migliaia di follower e una missione chiara: promuovere la body positivity e trasformare il modo in cui percepiamo i corpi degli anziani.

 

Il 9 novembre, al Festival della comunicazione non ostile, Licia Fertz sarà presente. Sarà una delle relatrici di uno dei momenti più attesi dell’evento, dedicato al dialogo intergenerazionale. 

 

Per conoscerla meglio, l’abbiamo sentita al telefono insieme al nipote Emanuele Usai, per parlare di social, generazioni e ageismo.

 

Intervista a Licia Fertz:

Nonna Licia, com’è iniziata la tua avventura sui social?

Licia: È iniziata per gioco. Quando è morto mio marito, ero entrata in depressione e pensavo di essere ormai una donna inutile, sia per la società che per la mia famiglia. Mio nipote però ha capito tutto e ha pubblicato una mia fotografia sui social. Pian piano le persone hanno iniziato a mandarmi dei messaggi… e da allora non ho più smesso.

Emanuele: Dopo la morte di nonno avevo provato in tutti i modi a farle tornare il sorriso ma con scarsi risultati. Poi, ho cambiato approccio e le ho chiesto: "Per piacere nonna, mettiti in posa per fare delle foto. Devo provare questa macchina fotografica." Quella foto l'ho pubblicata a sua insaputa su Instagram e, quando ho iniziato a leggerle i commenti e i messaggi che riceveva, ha iniziato nuovamente a sentirsi utile. Addirittura, poi era lei a chiedermi: "Quali foto facciamo oggi?".

C’è una parola a cui hai saputo dare un nuovo significato: ageismo. Cosa vuol dire per te “età”?

Licia: Per me, l’età non esiste. Credo che giovani si nasca, non ci si diventa. Modestamente sono nata giovane e sono rimasta tale, anche alla mia veneranda età. Si parla tanto di generazioni e quanto sono diverse tra loro, a volte anche quanto poco riescono a comunicare tra loro.

Per la tua esperienza, i social sono stati un ponte di dialogo intergenerazionale?

Licia: Sì, lo sono e il dialogo è importante sia per i giovani, che per gli anziani che per le persone tutte. L'importante è parlare e comunicare, non fermarsi mai e non lasciare che il cervello si addormenti.

Odio online. In questi anni di attività ti sono capitati episodi di violenza verbale e, se sì, come li hai affrontati?

Licia: Ho ringraziato e invitato a prendere un caffè insieme tutte le persone che mi hanno lasciato commenti brutti. C’è però un limite, non devono coinvolgere mio nipote, in quel caso divento proprio “una bestiolina”.

Emanuele: Inizialmente quando insultavano nonna mi feriva molto. Poi ho realizzato che gli insulti che le indirizzavano, magari quando si mostrava un po' più colorata e vivace, non erano insulti diretti a lei, ma a un'idea di donna che non rispettava gli standard concordati dalla società. Da quel momento sono riuscito ad accettare tutto con più facilità. In fondo il ruolo dell’influencer comporta sia oneri che onori; il nostro è un messaggio di attivismo e di impegno nella decostruzione di stereotipi.

Il 9 novembre sarà ospite al Festival della comunicazione non ostile, perché hai accettato l’invito?

Licia: Perché mi piace comunicare con tante persone e far capire loro che la vita è bella e che non bisogna fossilizzarsi. Inoltre, Trieste è la mia città di origine quindi tornarci mi entusiasma doppiamente.

Emanuele: Portare il nostro messaggio sulla nuova visione della vecchiaia e del care-giving è qualcosa che ci riempie sempre il cuore. Non vediamo l'ora di essere lì, anche perché non solo abbiamo un messaggio da condividere, ma abbiamo anche tanto da imparare da tutti gli ospiti che saranno presenti.

Ottobre Manzoniano 2024 di Cormano: Il nome del padre – Manzoni e la famiglia

 

Dal 27 Settembre al 27 Ottobre

ottobre-manzoniano-2024-programma.pdf (municipium-images-production.s3-eu-west-1.amazonaws.com)

L’Ottobre Manzoniano 2024 propone un programma variegato, adatto a tutte le età e interessi, con il tema della famiglia esplorato attraverso diversi linguaggi artistici. Dopo un ricco pre-festival, apertura in grande stile con due concerti di alto livello nel Giardino di Villa Manzoni.

Nel programma allegato troverete i singoli eventi contraddistinti da un colore, collegato ad una sezione tematica, in modo da facilitare la ricerca per età e interessi. Ad esempio, le famiglie con bambini potranno porre particolare attenzione alle sezioni GIALLA (famiglia per famiglie) e BLU (arte in famiglia).

È consigliato, invece, agli amanti delle passeggiate e degli eventi outdoor guardare con particolare attenzione le date in verde chiaro (Ottobre Manzoniano nelle vie e nelle piazze).

Tutti gli eventi sono gratuiti (per la gita al castello dell’innominato di domenica 22/9 i biglietti di bus 729 e del treno sono a cura e spese dei partecipanti).

L’accesso è sempre libero, fino ad esaurimento posti, ad eccezione dei 7 eventi al Teatro Bì (6/10, 11/10, 13/10, 15/10, 19/10, 25/10 e 26/10), per i quali è richiesta la prenotazione obbligatoria, che potrà essere effettuata con le seguenti modalità:

  • mail a eventiculturali@comune.cormano.mi.it
  • telefonata al n. 0266324226 di martedì e giovedì tra le ore 9 e le ore 11
  • messaggio whatsapp al n. 3336159738 (solo messaggi, il numero non risponde alle telefonate)

Si ricorda l’assoluto obbligo, quando non si è più in grado di partecipare ad un evento prenotato, di disdire i posti almeno 10 ore prima dell’inizio dell’evento, pena la decadenza dalle prenotazioni per gli altri spettacoli della rassegna.