Difficile, in questi giorni, non
incappare in un articolo di giornale, un post o una newsletter che non parli,
in qualche modo, dell’Odissea di Christopher Nolan.
La pellicola ha persino dato
origine a un trend social, che ironizza sull’insolito formato scelto dal
regista, l’IMAX 70mm, che solo poche sale in tutta Europa sono in grado di
supportare.
E allora utenti di tutto il mondo
hanno proposto la loro versione di “as Nolan intended”, ovvero il modo in cui
Nolan avrebbe voluto che il film fosse visto, sfruttando i dispositivi più
bizzarri, come Game Boy, Tamagotchi e addirittura le insegne luminose delle
farmacie.
Ma perché l'Odissea continua
ad affascinarci così tanto?
La risposta potrebbe non essere
soltanto la storia del protagonista, ma la sua capacità di essere riscritta
all’infinito senza mai perdere la sua forza e il suo fascino. Nolan stesso
potrebbe esserne vittima: come osserva Valentina Colosimo su Vanity Fair, negli ultimi 28 anni, tutti i suoi film raccontano e
riprendono le esperienze universali che sono il cuore dell’opera di Omero.
Un esempio?
In Interstellar, Cooper
attraversa spazio e tempo nel tentativo di tornare dai propri figli, dopo
essere partito ed essersi perso per salvare la Terra. Nel corso dei secoli
sono cambiati i modi e le regole del racconto, ma la storia dell’eroe in
viaggio non ha mai smesso di tenerci incollati alle pagine di un libro o allo
schermo di un cinema.
Forse è proprio questa ampiezza a
spiegare perché l’Odissea continui a parlarci dopo quasi tremila anni.
Non ci chiede necessariamente di
identificarci con Odisseo, Penelope, Telemaco, Circe o qualsiasi altro suo
personaggio, ma lascia spazio a esperienze nelle quali, in momenti diversi,
ciascuno e ciascuna di noi può riconoscersi. Per questo può essere
riscritta ancora e ancora senza diventare davvero la stessa storia: ogni
epoca, e ogni persona, finisce per ritrovarvi qualcosa di proprio.
Nessun commento:
Posta un commento