martedì, agosto 04, 2026

Parole O_Stili: Stiamo davvero rischiando di restare senza parole?


Tra chiamare e mandare un messaggio per prenotare un appuntamento cosa sceglieresti? 

Se la tua risposta è il messaggio, non è casuale. Negli ultimi anni la comunicazione si è progressivamente spostata dalla voce agli schermi: tra chat e feed abbiamo preso sempre più l’abitudine a comunicare in sintesi, sostituendo il dialogo con abbreviazioni e emoji, tanto che sui social la sensazione è che il vocabolario si sia ridotto a una manciata di formule ricorrenti, spesso inventate dalla GenZ, per esprimere anche i concetti più complessi.

È un cambiamento che genera preoccupazione, specialmente per le generazioni più giovani
La settimana scorsa abbiamo parlato delle importanti novità attualmente oggetto di discussione nella Commissione europea, in coda alle quali è arrivato, in Francia, il divieto di usare i social a chiunque abbia meno di 15 anni, in un tentativo di tutelare benessere, socialità e tempi di crescita di ragazze e ragazzi.
Chiaro, la nostra vita online e i codici linguistici che adottiamo per abitare questi ambienti hanno un peso, tanto che persino staccare la spina e rilassarci in vacanza è diventata un’impresa. Tuttavia, questo cambiamento linguistico riflette trasformazioni culturali più ampie, dovute a un mix che include tecnologie, stili di vita e abitudini e che ha portato a una riduzione delle occasioni di scambio a tu per tu.
Le parole però danno forma al nostro pensiero e sono la mappa con cui leggiamo il mondo. Ridurle in numero e semplificarne la profondità significa rischiare di limitare il senso critico e la nostra apertura mentale, con ricadute dirette sul piano del nostro benessere emotivo. 

Un livello più alto di benessere generale è strettamente associato al trascorrere meno tempo in solitudine e più tempo a dialogare in modo autentico con gli altri.
La connessione umana è una vera e propria medicina.

E allora, se non vogliamo rimanere davvero senza parole, l'unica strada è ricominciare a parlare. Magari delle piccole cose, con due chiacchiere al bar, una battuta scambiata con una persona amica o con una sconosciuta. Chissà che la risposta non finisca per aprirci un’intera, inaspettata prospettiva di conversazione.

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