sabato, dicembre 18, 2021

La stampa locale parla dell'iniziativa di Restare Umani

 


Il Notiziario





Il Cittadino



Un Palazzo per la Casa della Comunità

 





Serata piena di suggestioni e spunti culturali quella del 15 dicembre , promossa dal Circolo Restare Umani, sulla possibilità di una riqualificazione energetica e funzionale del Palazzo ex Inam di Paderno Dugnano.

Un appuntamento ad invito, causa restrizioni Covid, che ha visto l’incontro di diversi interessi. L’ultra ottantenne architetto Marco Romano, progettista del Palazzo brutalista, ha raccontato il contesto politico e culturale della nascita di quel progetto.

Erano gli anni ‘60 e la giunta di centrosinistra guidata da Umberto Risso aveva affidato la redazione di un nuovo centro civico-direzionale per favorire l’espansione della città e la creazione di una nuova centralità urbana all’architetto Marco Romano, appartenente al Collettivo di Architettura di Milano. 

L’arch. Romano ha spiegato come l’idea progettuale fosse ispirata da un’esperienza della città scozzese di Cumbernauld e come queste ragioni innovative (del cemento armato a vista) innervassero il dibattito, di quel gruppo di architetti del Collettivo, che operavano in quegli anni in tutto il milanese.

Le ragioni di questa “bellezza” architettonica hanno incuriosito degli studenti del Liceo Boccioni che hanno cominciato a studiare le origini e la storia di questo edifico e di questa corrente, denominata poi “brutalismo”, e ne hanno fatto l’oggetto del loro percorso didattico sotto l’egida del professor Gionata Tiengo.

E’ a questo punto che gli interessi degli studenti e la curiosità di un gruppo di cittadini si sono incontrati ed è nata l’idea di uno studio per una rigenerazione funzionale di quell’edificio. Anche per non perdere l’occasione delle risorse del PNRR finalizzate per legge alla creazione di una Casa della Comunità a Paderno Dugnano.

Per questo l’Associazione Restare Umani ha promosso la presentazione di una ipotesi progettuale, delineata dall’architetto Giovanni Maffioletti e contestualizzata dall’ing. Ottorino Pagani, e l’ha offerta alla città. Al Sindaco e all’Asst-rhodense e a chiunque voglia cogliere queste linee guida finalizzate a sottolineare l’opportunità e la convenienza a salvare un bene architettonico e valorizzare, così, il nostro territorio.

 

giovedì, dicembre 02, 2021

 

Mercoledì 15 dicembre ore 20,30

Sede di Quartiere di via Corridori, Paderno Dugnano

Presentazione di una

proposta di riqualificazione del Palazzo Inam

Una nuova Casa per la sanità pubblica


Intervengono:

 Ing.Ottorino Pagani, Arch.Marco Romano,  Prof.Gionata Tiengo,  Arch.Giovanni Maffioletti

 

 

Associazione Culturale Restare Umani

 

INVITO

Accesso consentito solo con Green Pass. Max.20 persone


lunedì, dicembre 07, 2020

Ciao Lidia

 


Lidia Menapace non ce l’ha fatta. Siamo ancora più poveri

(Redazione del quotidiano Il Manifesto, 7.12.2020)

Ciao Lidia. Verso le tre del mattino ci ha lasciato Lidia Menapace. Era dallo scorso martedì in gravissime condizioni, a causa del Covid-19, che l’aveva purtroppo contagiata. Una tempra straordinaria. La notizia ci lascia sgomenti

 

 

Lidia è stata una figura straordinaria, che ha fatto parte integrante, infaticabile e sempre  originale, della storia de il manifesto. Fin dal 1969, quando la sua storia di cattolica dissidente – uscita con lettera polemica dalla Democrazia cristiana – si incrociò con il gruppo che veniva radiato dal partito comunista per posizioni considerate troppo di sinistra.

Luciana Castellina, Lucio Magri, Filippo Maone, Eliseo Milani, Valentino Parlato, Luigi Pintor, Rossana Rossanda – tra gli altri- divennero le compagne e i compagni di una lunga parte della sua vita.

Era stata la prima donna a diventare assessora ai servizi sociali nella provincia di Bolzano nel 1964, ma si trasferì presto a Milano dove assunse un incarico presso l’università cattolica, che non le fu rinnovato per motivi politici.

Il movimento del ’68 la coinvolse, infatti, profondamente. Partecipò alle diverse iniziative della contestazione cattolica, nonché ai moti studenteschi e operai.

Fu naturale per lei, dunque, ritrovarsi con gli omologhi eretici di un’altra chiesa. E proprio quelle peculiarità contribuirono a fare de il manifesto (il quotidiano e il partito che si chiamò poi Pdup per il comunismo) un’esperienza profonda e complessa. Si realizzò la congiunzione della critica organica del sistema capitalistico con le parzialità dei movimenti o dei comunisti che non sapevano di esserlo, come diceva Lidia.

Fu consigliera comunale di Roma, venne eletta alla regione Lazio, divenne responsabile dell’unione donne italiane, entrò nel 2006 in senato, dove rimase in una legislatura tesa e conflittuale.

Doveva essere, portandovi le istanze pacifiste, presidente della commissione difesa. Ma le venne preferito il De Gregorio diventato noto per vicende giudiziarie. Nel frattempo, dopo non aver seguito la confluenza del Pdup nel Pci a fine del 1984, si era avvicinata a Rifondazione comunista, nelle cui fila è rimasta fino ala fine.

Difficile fare la sintesi di una vita così intensa. Ci si dovrà tornare con maggiore accuratezza.

Tuttavia, è importante ricordare subito almeno due dei fili conduttori di un’esperienza teorica e pratica grandissima: l’impegno nell’universo femminista, di cui costituì un fondamentale riferimento; l’impegno nell’associazione nazionale partigiani, al cui comitato nazionale partecipò fin dal 2011.

Giovanissima era stata un’attivissima staffetta partigiana. E, non a caso, forse il suo ultimo intervento pubblico si tenne proprio nella riuscita manifestazione virtuale dello scorso 25 aprile.

Ci stringiamo ai suoi cari, alle compagne e ai compagni che l’hanno seguita fino all’ultimo, alle tantissime persone che l’hanno ritenuta la riterranno sempre un figura straordinaria. Un esempio. Espressione di una politica bella e probabilmente irripetibile, che Lidia ha contribuito a rendere ancora più bella.

venerdì, agosto 07, 2020

75 anniversario della tragedia di Hiroshima

 Comunicato del MIR in occasione del 75° anniversario della bomba su Hiroshima.

RICORDARE IL PASSATO PER CAMBIARE IL FUTURO

Sono trascorsi 75 anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, dove il 6 e il 9 agosto 1945 furono sganciate le bombe atomiche americane che hanno dato la morte improvvisa a duecentomila persone. Iniziò così, nel modo più tragico, l’era atomica. Da allora l’uomo ha vieppiù sviluppato la capacità di distruggere ogni forma di vita su questa Terra. Allora sembrò logico eliminare totalmente i nemici, compresi i bambini di due città, lanciando contro di loro due bombe nucleari. E tuttora a molti sembra logico poterlo fare, tant’è vero che in 75 anni sono state costruite decine di migliaia di ordigni atomici e ancora ce ne sono 13.400 pronti a ridurre come Hiroshima altrettante città.


Anche in Italia, nelle basi Nato di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), ci sono 70 testate atomiche americane e si prepara la loro sostituzione con i nuovi – e più micidiali - ordigni nucleari B61-12, che saranno lanciati dai cacciabombardieri F35.


La commemorazione di Hiroshima e Nagasaki deve convincere a prendere finalmente decisioni di disarmo, almeno di disarmo atomico, troppo a lungo rimandate.  E’ inaccettabile che il nostro paese, che ripudia la guerra e ha fatto la scelta antinucleare, ospiti armi nucleari. Anziché essere una nazione esemplare sulla via alla pace e al disarmo, è uno stato che continua nella logica militarista della violenza e del terrore.


Il M.I.R. (Movimento Internazionale della Riconciliazione) rinnova l’appello al Governo italiano di aderire al Trattato di messa al bando delle armi atomiche, approvato dall’ONU tre anni fa, con il voto favorevole di 122 nazioni. Da recenti sondaggi emerge che circa otto italiani su dieci sono per l’eliminazione delle bombe atomiche. I governanti ascoltino il bisogno di pace e di vera sicurezza dei popoli, invertendo l’attuale tendenza al riarmo nucleare che sta diffondendosi come una pandemia; si metta fine alla follia delle armi nucleari, che è già immorale per il solo possesso di minacciose armi atomiche: come ha detto Papa Francesco, nel discorso pronunciato l’anno scorso a Hiroshima, sul luogo dove “di tanti uomini e donne, dei loro sogni e speranze, in mezzo a un bagliore di folgore e fuoco, non è rimasto altro che ombra e silenzio”. Come ha detto il Papa: “Che questo abisso di dolore richiami i limiti che non si dovrebbero mai oltrepassare”. “Apriamoci alla speranza, diventando strumenti di riconciliazione e di pace”.