martedì, ottobre 27, 2026

Gaza, un anno di tregua non ha fermato la sofferenza delle donne: i numeri di UN Women


tratto da IO DONNA Simona Sirianni

In 3 anni di guerra sono state uccise o ferite gravemente, 50mila donne e ragazze, triplicati gli aborti spontanei. E dopo il cessate il fuoco, si continua. I dati delle Nazioni Unite Donne (UN Women)


Amani era palestinese, aveva trentacinque anni, faceva la psicologa e sognava di veder crescere i suoi quattro figli: è stata uccisa insieme a loro da un raid israeliano. 
Sua madre, però, vuole che venga ricordata per com’era da viva e non perché è morta. 
Lo ha chiesto lei alle operatrici di UN Women, nella settimana in cui la guerra a Gaza compiva tre anni. Lo ha raccontato Sofia Calltorp, che guida l’azione umanitaria dell’agenzia Onu, accanto a un tragico conto: dall’ottobre del 2023 quasi 50 mila donne e ragazze sono state uccise o ferite così gravemente da restare disabili per sempre. 
Il cessate il fuoco ha appena compiuto un anno e i dati dell’agenzia dicono che cosa, nella vita delle donne di Gaza, è cambiato, ma soprattutto cosa non è cambiato.

Donne di Gaza: un anno di tregua, ma il conto non si ferma

Calltorp lo ha detto chiaramente: donne e ragazze continuano a essere uccise e ferite anche dopo che l’accordo è entrato in vigore. 
Dall’ottobre del 2025 le vittime sono 277 e, quello che l’agenzia ha trovato è, nelle sue parole, una quantità orribile di sofferenza collettiva e un dolore immenso. 
Quasi un milione di donne e ragazze è stato costretto a lasciare la propria casa e oggi praticamente tutte vivono ancora da sfollate, la maggior parte in una tenda. 
Per questo, UN Women chiede che il cessate il fuoco venga applicato fino in fondo, che il diritto internazionale sia rispettato e che chi lo viola ne risponda.

Gravidanze interrotte

Poi ci sono le gravidanze. 
Nei primi sei mesi del 2026, secondo il rapporto che l’Ocha, l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari, gli aborti spontanei registrati sono stati quasi 4 mila e il loro tasso è più che triplicato rispetto alla seconda metà del 2025. 
Perché tante gravidanze si interrompano non è ancora stabilito: l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, sta avviando uno studio proprio per capire quali siano i fattori di rischio e dove manchino le cure.

Le case che restano in piedi sulle spalle di una donna

In tre anni sono cambiate anche le famiglie. 
Oggi a Gaza una casa su quattro è guidata da una donna, mentre prima della guerra era una su nove.
Nour è una di loro. La sua casa è stata distrutta e il marito, un infermiere, è stato arrestato: da allora non lo ha più visto e non ne ha più avuto notizie. 
Ci sono momenti, ha raccontato UN Women, in cui si perde così a fondo nei suoi pensieri da non riuscire a rispondere nemmeno ai suoi bambini.

Chi aiuta, da sotto una tenda

Per donne come Nour, ha detto Calltorp, le associazioni femminili sono un’ancora di salvezza, ma i tagli ai finanziamenti ne minacciano il lavoro. UN Women ne ha interpellate quattordici, fra Gaza e la Cisgiordania: tredici dicono che il bisogno è cresciuto da quando, nel 2025, la riduzione dei fondi da parte dell’amministrazione Trump ha travolto il settore degli aiuti, e che non riescono più a farvi fronte.
Tutte hanno visto aumentare la violenza contro le donne, la povertà e il disagio psicologico, i matrimoni precoci.

«Un’unica preghiera: sopravvivere»

Nel novembre del 2023, quando la guerra era cominciata da poche settimane, Amani aveva raccontato a UN Women che i sogni dei suoi figli si erano ridotti a un’unica, ardente preghiera: sopravvivere.
Faceva la psicoterapeuta per il ministero della Salute di Gaza e consolava chi era stato travolto dal conflitto. 
Sei mesi e cinque sfollamenti dopo, il raid si è portato via lei, Firas, Hanan, Amir e Mustafa. 
Oggi sua madre continua a raccontarla da viva, perché il mondo non la ricordi soltanto per quel martedì di maggio.


Donne di Gaza, il bilancio di UN Women dopo un anno di tregua | iO Donna

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