Sono ventuno gli elementi chimici che danno il titolo ai racconti di questo libro, e ventuno i capitoli di un autobiografia che per affinità e accostamenti corre sul filo di una storia personale e collettiva, affondando le radici nell'oscura qualità della materia, raccontando le storie di un mestiere "che è poi un caso particolare, una versione più strenua del mestiere di vivere".
Lo storico quotidiano britannico “The Telegraph” ha inserito "Il sistema periodico" di Primo Levi tra i 50 più grandi libri di ogni tempo. Forse la sua opera più torinese, piemontese, familiare e insieme universale. E per quanto contino graduatorie e classifiche (la letteratura non è il Festival di Sanremo), è una bellissima notizia che questo testo così singolare e denso, dall’ingannevole apparenza di autobiografia di un chimico, acquisti nel tempo sempre maggiore considerazione e peso internazionale e letterario, pensando anche alla fatica che Levi fece per quasi tutta la vita per essere giudicato per quello che era: non soltanto un altissimo testimone della Shoah, non solo un uomo di scienza prestato alle lettere, ma un grande scrittore e basta, un narratore e un poeta (anche se in questa frequentazione era ancor più schivo del solito).
Oltre Manica amano molto "Il sistema periodico", uscito nel 1975 per Einaudi. La “Royal Institution” di Londra lo definì nel 2006 il migliore libro di scienza mai scritto, facendosi forse un poco fuorviare dal contesto e dalla struttura dell’opera, da quei 21 capitoli che prendono ognuno il nome da un elemento della Tavola di Mendeleev: una cornice chimica e fisica, certamente, ma per un viaggio del tutto letterario.
Nessun commento:
Posta un commento