venerdì, febbraio 06, 2026

Dal blocco all’asfissia: la guerra degli Stati Uniti contro Cuba entra nella sua fase più brutale

 

Nella quiete di una notte all’Avana, gli unici rumori sono il ronzio di un generatore in un ospedale lontano e il mormorio di una famiglia riunita alla luce delle candele. 

Per loro, la “sicurezza nazionale degli Stati Uniti” non è un concetto astratto discusso nei notiziari via cavo americani; è la realtà tangibile di un blackout di 20 ore, l’odore di cibo avariato e la paura per le medicine refrigerate di un bambino. 

Questo è il volto di una politica che il governo degli Stati Uniti definisce come risposta a una “minaccia straordinaria”. La vera minaccia, tuttavia, non è militare. È la sfida di 67 anni di una piccola nazione insulare che si è rifiutata di rinunciare alla propria sovranità.

Il 29 gennaio 2026, l’amministrazione Trump ha trasformato una campagna di pressione di lunga data in un potente strumento di soffocamento. 
Con un ordine esecutivo, ha trasformato il sistema tariffario degli Stati Uniti in un’arma contro qualsiasi nazione, compresi paesi come il Messico, che osi vendere petrolio a Cuba. 
Non si tratta più di isolare o contenere il popolo cubano dal resto dell’emisfero; è una strategia deliberata di soffocamento economico totale, una mossa la cui aggressività non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.

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