sabato, luglio 26, 2025

Ricette di Economia: Perchè per le donne è ancora difficile investire?

Delle donne si è sempre detto, con una punta di tenerezza, che sono avverse al rischio. 

Che non investono e, quando lo fanno, sono prudenti ed evitano rischi non necessari. Probabilmente a voi, così come a me, questo sembrerà un sintomo di intelligenza. 

Ma nel corso di questi ultimi 30 anni, la globalizzazione ha diffuso un modello economico fondato sulla gratificazione immediata, sull’assenza di responsabilità per le conseguenze delle nostre scelte di (iper)consumo e sull’ottenimento dei profitti più elevati possibili, anche a fronte di rischi molto alti. 

Va da sé che, in una cornice come questa, la cura, l’attenzione, la cautela con cui spesso le donne abitano il mondo (sì: anche quello della finanza) rischiano di non essere benvenute. Ma non è solo un tema di comportamento. 

Secondo Boston Consulting Group, il 70% della ricchezza mondiale è ancora in mano agli uomini. 

Le donne investono meno anche perché, semplicemente, possiedono meno denaro. Insomma, è più facile rischiare, quando si hanno le spalle coperte. 

Chi può fare affidamento su un reddito più elevato può permettersi (eventualmente) di sbagliare. Invece, chi ha pochi soldi è tenuto a gestirli con più parsimonia, con più attenzione. 

Non a caso, le donne che investono, in Italia, sono la metà rispetto agli uomini. 

Cosa succede, però, quando le donne investono? Cosa cambia, quando decidono di potersi permettere il rischio che sempre, in varia misura, si associa agli investimenti? 

Quando investono, le donne spesso ottengono risultati migliori degli uomini. 

Nel 2024, le donne in Europa hanno investito meglio degli uomini anche sulla piattaforma di Revolut: in media, i loro rendimenti sono stati più alti del 2,6%. Le donne hanno ottenuto risultati migliori in tutte le fasce d’età fino ai 64 anni, ma il distacco più netto si è visto tra le giovani donne dai 25 ai 34 anni, che hanno superato gli uomini addirittura del 3,2%. 

Non è tutto: nei momenti di forte calo dei mercati, le donne hanno circa il 25% di probabilità in meno di vendere in preda al panico o di cambiare strategia, evitando così mosse impulsive che raramente premiano. 

In generale, risultano più disciplinate e coerenti con i propri obiettivi di lungo termine. E le buone notizie non finiscono qui. Qualche anno fa, John Coates, della Cambridge University, ha dimostrato che dei livelli di testosterone più elevati possono condurre a decisioni finanziarie e di investimento irrazionali. 

Lo studioso parla di Winner effect: quando i trader, per lo più giovani uomini, ottengono profitti dai propri investimenti, i loro livelli di testosterone aumentano, generando una spirale in cui la loro crescente sicurezza alimenta una propensione al rischio sempre più elevata. 

Quale sarebbe la buona notizia per l’universo femminile? 

Che in media, le donne producono solo il 10% del testosterone prodotto dagli uomini. Anche negli investimenti, c’è spazio per le donne. E in quello spazio, forse, c’è un modo diverso di pensare il denaro.


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