Con MILANEIDE, inauguriamo una nuova rubrica di questo blog, che consiste di una serie di 10 Itinerari in Milano, pensata e creata da 3 cittadini padernesi, che alcuni anni fa hanno "cercato", "scoperto" e "documentato" con foto, testi, poesie e disegni.
Gli Itinerari erano precedentemente raccolti in un altro blog "La Fabbrica_2020", ora non
più curato, ma oggi, con l’autorizzazione degli autori, pensiamo possa essere cosa gradita, agli autori stessi e ai nostri lettori, di riprendere in una forma graficamente
più aggiornata.
Gli autori, che ringraziamo di cuore per la loro disponibilità, ma soprattutto bravura, sono:
Luigi Destri - per i testi
Angelo Destri - per i disegni
"MILANEIDE" è un'esperienza artistica e poetica dove, attraverso 10 itinerari, si esplora lo spazio di Milano in 127 punti di osservazione per mezzo della fotografia (403 scatti), la poesia (185 testi tra filastrocche, poesie libere e sonetti) e l'arte (11 disegni).
La raccolta è costituita da 10 file in formato PDF che il lettore potrà scaricare per iniziare la sua grande avventura in Milaneide. Sono piccoli libretti di istruzioni che aiuteranno nella scelta degli itinerari, anche se si consiglia di percorrerli tutti, uno al giorno, con calma.
I documenti originali sono stati oggi corredati con il percorso in GoogleMap, per rendere l’itinerario più facile da fruire, ma soprattutto cercando di ottimizzare il percorso, per lasciare ai lettori più tempo per godere della bellezza che stanno visitando.
Itinerario 1: dal drago Tarantasio alla Torre Velasca
Link interattivo all' Itinerario 01 - Google Map
Buon viaggio!
Di seguito riproponiamo la Prefazione originale del blog La Fabbrica: 2020.
Non lasciatevi ingannare dall’inizio…
PREFAZIONE
Presentiamo 10 itinerari
fotografico-poetici nella città
Milano è uno spazio magico ricco
di disomogeneità, non avendo un carattere unitario o un colore dominante.
E poi ci sono mille incongruenze,
ad esempio edifici antichi che proiettano modernità al di fuori del tempo, e
modernismi ormai oggetto di ricerca di antropologi culturali o di archeologi di
improbabili università sociologiche.
A Milano il segno della storia è
nei particolari.
Lapidi incastonate in viali
rettilinei a presidio delle deviazioni storiche, Vicoli e palazzi
antropomorfizzati o razionalizzati, ma sempre con un certo gusto disarmonico.
Si direbbe che le sue piazze
debbano contenere per forza qualcosa di dissonante, in modo da rendere per
forza evidenti i difetti, che vengono mostrati e celebrati a scapito dei pregi.
Milano sembra soffrire di
un'ordinata e sequenziale irrazionalità.
La sua pianta ad anelli
concentrici induce ad una valutazione che porta generalmente all'errore di
credere ad una topologia realizzata da un atto volontario, ma nel suo
attraversamento ci si rende presto conto di quanto la struttura regolare sia
illusoria o addirittura provocatoria.
I dieci itinerari qui proposti
sono un tentativo di disconoscere la superficie evidente ricreando dieci
ipotesi di città con
- viaggi orizzontali seguendo lo spazio contorto anti-euclideo, e
- viaggi verticali proiettandone come in una macchina del tempo la coesistenza storica.
Quindi il suo centro sarebbe il mezzo della terra di mezzo. O in mezzo alla pianura (planum).
La verticalizzazione di Milano corrisponde al tentativo di Munchausen di sollevarsi tirando in alto i propri capelli.
Ma questo produce vanificazione dell'atto, dato che la verticalità è presupposto della visione orizzontale. Il visitatore percepisce l'inutilità razionale, per questo il suo sguardo predilige le prospettive lineari.
Ma anche queste sono frustrate dalla caratteristica spiraliforme della metropoli.
Milano dovrebbe essere proiettata su una superficie curva, cioè una semisfera con circonferenza di base misurata sulla circonvallazione e il punto della massima altezza corrispondente a piazza del Duomo.
Con questa configurazione verrebbero risolte le incongruenze della topologia magica o incomprensibile che accompagna il visitatore inesperto.
Ma dato che Milano è convenzionalmente bidimensionale, tutta la sua superficie curva viene appiattita esercitando una opportuna pressione sul centro polare fino a farlo corrispondere al centro del cerchio di base della semisfera.
Come nella cartografia tradizionale la superficie curva viene così ridotta ad una serie di triangoli isosceli aventi come apice il centro di piazza Duomo, lati uguali corrispondenti alle linee radianti e base ridotta a segmenti parziali della circonvallazione.
Passando dalla semisfera al cerchio otterremo una serie di "fette di torta" con maggiore o minore deformazione della topografia reale corrispondente alla maggiore o minore distanza dal centro.
In parole semplici, più ci si allontana da piazza del Duomo e maggiormente le distanze reali e le prospettive e gli itinerari sono ingannevoli rispetto alla reale geometria curva.
In pratica vengono praticati dei tunnel, dei worm-holes nella materia urbana in grado di riconnettere l'esperienza caotica in una sequenza logica, avvicinando punti che nella geometria piana sarebbero considerati lontanissimi tra di loro.
In questo atto il ruolo della fotografia e della poesia sono complementari.
Le immagini fotografiche rappresentano il buco nero del momento presente, catturano l'istante in un qui e adesso che viene eternizzato dallo scatto. L'attimo diventa eterno e lo si può riguardare per una serie infinita di volte.
In questo senso è simile a un commento musicale.
I meta-riferimenti cognitivi della formula poetica innestati sulla definita oggettività dell'iconismo fotografico corrispondono alla enne-dimensionalità della lettura visuo intellettuale della realtà fisica denominata Milano.
L'immagine diventa tautologicamente immaginaria e la parola diventa parabola, cioè curva con tensione all'infinito delle energie emananti dal Logos.
Se in principio era il Verbo e questo poi disse sia la Luce, nei mediolanismi abbiamo prima la Luce (photos) che protende l'esistenza alla Parola (logos).
Per rendere perfetta questa impostazione sarebbe opportuno aggiungere una colonna sonora con funzione di metanarrazione cognitiva dell'aspetto fotografico e letterario.
La musica avrebbe lo scopo di indicare la "luce" di lettura, sia dell'immagine che del verso poetico.
Una sorta di indicatore d'emergenza o semaforo semiotico per arrivare alla fine del percorso senza cadere nelle trappole dell'estremismo soggettivista.
A questo punto, il lettore che avesse avuto la grande pazienza di seguire questo discorso con attenzione si sarà reso conto dell'assurdità di quasi il cento per cento delle preposizioni soprascritte.
Ed in realtà è proprio così: queste giustificazioni filosofiche e/o letterarie sono del tutto inutili o controproducenti. La realtà è che abbiamo tentato di dare una veste nobile ad una iniziativa che fa del goliardismo la sua veste principale.
La volontà di divertirsi, disponendo di un sufficiente tempo libero, ad esplorare con gli occhi privi di paramenti percettivi, e con il corpo affaticato da chilometriche passeggiate, quella realtà urbana che non si finisce mai di conoscere, perché l'atto del guardare e comprendere influisce sull' essere.
E quindi più si guarda e più si conosce, più l'area di conoscenza aumenta.
Un po' come l'aumento della massa fisica che aumenta in base all'avvicinarsi alla velocità della luce.
E noi giudichiamo di aver allargata la superficie di Milano di una buona percentuale, così come chi vorrà seguire le nostre impronte, senza dimenticare però l'aspetto ludico.
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