Da “ Il Corriere della Sera” del cardinale José Tolentino
de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’educazione della Santa
Sede.
La mostra resterà aperta ancora pochi giorni, sino a Domenica 9 Febbraio 2025, al Museo della permanente a Milano
Blog dell’artista: https://www.guglielmospotorno.it/
Guglielmo Spotorno si distingue
per una produzione pittorica che unisce tensioni esistenziali e profondi
contrasti emotivi. Nelle sue opere emerge un’interessante dualità tra simboli
che narrano una vita complessa e burrascosa e altri che, al contrario, suggeriscono
un senso di quiete e redenzione. Questa tensione non è soltanto formale o
estetica: essa riflette il vissuto e la riflessione interiore dell’artista,
configurandosi come una dialettica tra il caos dell’esperienza umana e
l’anelito verso una pace che trascende il contingente.
La pittura di Spotorno è
ricca di segni e metafore che suggeriscono una lettura stratificata delle sue
esperienze personali e del suo rapporto con il mondo.
I colori accesi, le pennellate
irregolari e le composizioni spigolose riflettono un’energia caotica che si
scontra con i di ordine e tranquillità.
Il suo è un linguaggio delle
emozioni, talvolta violente, altre volte più pacificate.
In molte sue opere, la
rappresentazione della fragilità umana si sposa con un’indagine alla ricerca
della spiritualità, sebbene l’artista non si dichiari credente.
Uno degli elementi distintivi di
Spotorno è il modo in cui affronta simboli potenti: il mare in tempesta, le
case dai contorni instabili, le figure umane isolate.
Essi sembrano narrare il
disordine interiore, le lacerazioni del vivere. Scrive in una sua poesia:
sapremmo dove fuggire.
Ma questa paura
lega le mani
con fili d’acqua»
Tuttavia, accanto a queste immagini cariche di pathos, emergono segni di un possibile equilibrio: l’armonia di una natura che si distende, i colori caldi e accoglienti di un tramonto, la geometria rassicurante di un edificio sacro.
Tra le opere più emblematiche di Spotorno riconosciamo Chiesa rossa che ha voluto donare al Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede.
La chiesa, con le sue linee
essenziali, si staglia contro uno sfondo di colori intensi, contrastanti. La
facciata rossa non è solo un elemento cromatico ma un simbolo di intensità
emotiva, forse di passione, ma anche di sacrificio e trasformazione. Spotorno
sembra interrogarsi sul senso della sacralità: l’edificio religioso
diventa uno spazio simbolico, un luogo dove il conflitto interiore può
forse trovare una tregua dialettica.
Non è necessario entrare in una
chiesa per sentire che la vita è una continua domanda sull’invisibile, ma
Spotorno ha voluto rappresentarla.
Chiesa rossa si offre
come una metafora della ricerca: non un rifugio nella fede, ma uno spazio
mentale dove l’artista (e lo spettatore) può confrontarsi con la speranza di un
luogo — reale, non utopico — dove il disordine interiore può essere pacificato.
A quest’opera possiamo accostare
in modo dialettico alcune rappresentazioni del Cristo o della croce che
palesano la cifra della sua simbologia. Le sue raffigurazioni cristologiche non
accettano il giudizio a cui sono sottoposte, non alzano gli occhi al cielo, si
schiodano dalla croce: sono ribelli, rabbiose.
Molte delle opere di Spotorno si
concentrano su simboli che evocano caos e inquietudine: onde agitate, città
desolate, cieli oscuri.
La sua scelta di rappresentare il
mondo naturale e il contesto urbano come luoghi di conflitto suggerisce
un’anima in perenne lotta con sé stessa e con le circostanze esterne. Questi
elementi non sono mai meramente descrittivi; piuttosto, fungono da specchi
emotivi attraverso i quali l’artista esplora le tensioni.
Del resto, la vita si srotola
come una domanda insistente, ed è nella vulnerabilità che cerchiamo un senso.
Le sue tele sono caratterizzate
da un uso vibrante del colore, dove tonalità di bianco, giallo e blu si
intrecciano per formare composizioni che suggeriscono una sensazione
di speranza e di elevazione.
La lotta tra chiarore e oscurità
richiama il tema della creazione e della redenzione.
Alcune tele sono dominate da
pennellate di colore chiaro, bianco o giallo, che emergono da un fondo nero,
creando un senso di lotta e speranza.
Il mare è elemento ricorrente nella pittura di Spotorno, e rappresenta una metafora dell’esistenza stessa. Non solo spazio di bellezza e contemplazione, ma anche luogo di conflitto e pericolo. Il moto perpetuo delle onde è simbolo di un universo in continua trasformazione, ed è anche capace di rievocare tanto l’epica di Ulisse quanto i drammi moderni dei naufragi e delle migrazioni, come in Lampedusa o Migranti a Ventimiglia.
Ma il senso della pace è ben
presente nelle sue opere. La gamma cromatica allora si ammorbidisce e il tratto
si fa più fluido, trasmettendo un senso di leggerezza, grazie ad acque limpide
e cieli aperti.
La formazione filosofica di
Spotorno si riflette profondamente nella sua arte. Ogni quadro è un
interrogativo esistenziale, un tentativo di comprendere il rapporto tra l’uomo
e il cosmo. I suoi autoritratti non rappresentano solo il volto dell’artista, ma
diventano metafore di un’indagine interiore che si estende all’intera
condizione umana.
L’opposizione tra dramma e
pace è centrale nella sua opera. Spotorno sembra suggerire che la pace
non si trova nella fuga dal dolore, ma nel suo attraversamento.
La ferita può diventare una
finestra.
Ecco allora che le sue opere
assumono una valenza terapeutica, un invito a guardare in faccia le proprie
fragilità per scoprire, in esse, una strada verso l’equilibrio e il senso della
nostra sosta sulla terra.
Nei suoi lavori non c’è spazio
per il puro estetismo: ogni pennellata è carica di tensione emotiva e
filosofica, come se l’artista cercasse — per usare le sue stesse parole
poetiche — di «rubare il frutto alla pianta».
Nessun commento:
Posta un commento