venerdì, febbraio 07, 2025

MOSTRA: Guglielmo Spotorno. L'arte della vita". Al Museo della Permanente a Milano - fino al 9 febbraio

 

Tela di Guglielmo Spotorno – Città assediata, 2015

Da “ Il Corriere della Sera” del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’educazione della Santa Sede.

La mostra resterà aperta ancora pochi giorni, sino a Domenica 9 Febbraio 2025, al Museo della permanente a Milano

Blog dell’artista: https://www.guglielmospotorno.it/

Guglielmo Spotorno si distingue per una produzione pittorica che unisce tensioni esistenziali e profondi contrasti emotivi. Nelle sue opere emerge un’interessante dualità tra simboli che narrano una vita complessa e burrascosa e altri che, al contrario, suggeriscono un senso di quiete e redenzione. Questa tensione non è soltanto formale o estetica: essa riflette il vissuto e la riflessione interiore dell’artista, configurandosi come una dialettica tra il caos dell’esperienza umana e l’anelito verso una pace che trascende il contingente.

La pittura di Spotorno è ricca di segni e metafore che suggeriscono una lettura stratificata delle sue esperienze personali e del suo rapporto con il mondo.

I colori accesi, le pennellate irregolari e le composizioni spigolose riflettono un’energia caotica che si scontra con i di ordine e tranquillità.

Il suo è un linguaggio delle emozioni, talvolta violente, altre volte più pacificate.

In molte sue opere, la rappresentazione della fragilità umana si sposa con un’indagine alla ricerca della spiritualità, sebbene l’artista non si dichiari credente.

Uno degli elementi distintivi di Spotorno è il modo in cui affronta simboli potenti: il mare in tempesta, le case dai contorni instabili, le figure umane isolate.

Essi sembrano narrare il disordine interiore, le lacerazioni del vivere. Scrive in una sua poesia:

«Se almeno fosse dolore
sapremmo dove fuggire.
Ma questa paura
lega le mani
con fili d’acqua»

Tuttavia, accanto a queste immagini cariche di pathos, emergono segni di un possibile equilibrio: l’armonia di una natura che si distende, i colori caldi e accoglienti di un tramonto, la geometria rassicurante di un edificio sacro.

Tra le opere più emblematiche di Spotorno riconosciamo Chiesa rossa che ha voluto donare al Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede.

Chiesa rossa (2018) 

La chiesa, con le sue linee essenziali, si staglia contro uno sfondo di colori intensi, contrastanti. La facciata rossa non è solo un elemento cromatico ma un simbolo di intensità emotiva, forse di passione, ma anche di sacrificio e trasformazione. Spotorno sembra interrogarsi sul senso della sacralità: l’edificio religioso diventa uno spazio simbolicoun luogo dove il conflitto interiore può forse trovare una tregua dialettica.

Non è necessario entrare in una chiesa per sentire che la vita è una continua domanda sull’invisibile, ma Spotorno ha voluto rappresentarla. 

Chiesa rossa si offre come una metafora della ricerca: non un rifugio nella fede, ma uno spazio mentale dove l’artista (e lo spettatore) può confrontarsi con la speranza di un luogo — reale, non utopico — dove il disordine interiore può essere pacificato.

A quest’opera possiamo accostare in modo dialettico alcune rappresentazioni del Cristo o della croce che palesano la cifra della sua simbologia. Le sue raffigurazioni cristologiche non accettano il giudizio a cui sono sottoposte, non alzano gli occhi al cielo, si schiodano dalla croce: sono ribelli, rabbiose.

Molte delle opere di Spotorno si concentrano su simboli che evocano caos e inquietudine: onde agitate, città desolate, cieli oscuri.

La sua scelta di rappresentare il mondo naturale e il contesto urbano come luoghi di conflitto suggerisce un’anima in perenne lotta con sé stessa e con le circostanze esterne. Questi elementi non sono mai meramente descrittivi; piuttosto, fungono da specchi emotivi attraverso i quali l’artista esplora le tensioni.

Del resto, la vita si srotola come una domanda insistente, ed è nella vulnerabilità che cerchiamo un senso.

Le sue tele sono caratterizzate da un uso vibrante del colore, dove tonalità di bianco, giallo e blu si intrecciano per formare composizioni che suggeriscono una sensazione di speranza e di elevazione.

La lotta tra chiarore e oscurità richiama il tema della creazione e della redenzione.

Alcune tele sono dominate da pennellate di colore chiaro, bianco o giallo, che emergono da un fondo nero, creando un senso di lotta e speranza.

Il mare è elemento ricorrente nella pittura di Spotorno, e rappresenta una metafora dell’esistenza stessa. Non solo spazio di bellezza e contemplazione, ma anche luogo di conflitto e pericolo. Il moto perpetuo delle onde è simbolo di un universo in continua trasformazione, ed è anche capace di rievocare tanto l’epica di Ulisse quanto i drammi moderni dei naufragi e delle migrazioni, come in Lampedusa  Migranti a Ventimiglia. 

Lampedusa (2016)

Migranti a Ventimiglia (2018)

Ma il senso della pace è ben presente nelle sue opere. La gamma cromatica allora si ammorbidisce e il tratto si fa più fluido, trasmettendo un senso di leggerezza, grazie ad acque limpide e cieli aperti.

La formazione filosofica di Spotorno si riflette profondamente nella sua arte. Ogni quadro è un interrogativo esistenziale, un tentativo di comprendere il rapporto tra l’uomo e il cosmo. I suoi autoritratti non rappresentano solo il volto dell’artista, ma diventano metafore di un’indagine interiore che si estende all’intera condizione umana.

L’opposizione tra dramma e pace è centrale nella sua opera. Spotorno sembra suggerire che la pace non si trova nella fuga dal dolore, ma nel suo attraversamento.

La ferita può diventare una finestra.

Ecco allora che le sue opere assumono una valenza terapeutica, un invito a guardare in faccia le proprie fragilità per scoprire, in esse, una strada verso l’equilibrio e il senso della nostra sosta sulla terra.

Nei suoi lavori non c’è spazio per il puro estetismo: ogni pennellata è carica di tensione emotiva e filosofica, come se l’artista cercasse — per usare le sue stesse parole poetiche — di «rubare il frutto alla pianta».



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