mercoledì, luglio 09, 2025

CAP: Trattamento acque reflue


Il trattamento delle acque reflue comprende una serie di processi di depurazione degli scarichi civili e industriali, finalizzati a restituire all'ambiente acqua pulita. L’acqua che utilizziamo, infatti, non si esaurisce: fa parte di un ciclo naturale continuo che attraversa le nostre case, le industrie e l’agricoltura. Per questo è fondamentale restituirla all’ambiente in condizioni compatibili con l’equilibrio degli ecosistemi, così da garantire la disponibilità di risorse idriche anche nel lungo periodo.

Secondo i dati dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in Italia vengono trattati annualmente circa 9 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma circa il 20% degli scarichi non riceve ancora un trattamento di smaltimento adeguato. La Commissione Europea monitora e segnala le inadempienze degli Stati membri in materia di depurazione dei reflui, fornendo linee guida per migliorarne il riutilizzo, in particolare nel settore agricolo, dove rappresentano una risorsa preziosa.

Cosa sono le acque reflue e perché trattarle

Le acque reflue derivano dalle attività domestiche, industriali e agricole e contengono sostanze organiche e inorganiche potenzialmente dannose per l'ambiente e la salute pubblica. Queste acque sporche possono contenere:

  • Materiali organici biodegradabili; 
  • Sostanze nutritive come azoto e fosforo;
  • Metalli pesanti;
  • Patogeni;
  • Inquinanti emergenti come farmaci e microplastiche. 

Per questo motivo non è possibile scaricare i reflui direttamente nei fiumi, nei laghi o nel sottosuolo senza un trattamento adeguato in grado di eliminare i principali contaminanti. Le normative italiane e europee definiscono standard rigorosi proprio per proteggere la qualità delle acque superficiali e sotterranee.

Il trattamento delle acque reflue è fondamentale per rimuovere gli inquinanti contenuti nelle acque di scarico urbane e industriali. Questo processo tutela la salute pubblica e l'ambiente, riducendo il rischio di contaminazione e favorendo un ecosistema equilibrato. Purificando i reflui l'acqua viene restituita all'ambiente in condizioni sicure, contribuendo così alla lotta contro l'inquinamento idrico e alla gestione sostenibile delle risorse idriche.

Fasi del processo di depurazione delle acque reflue

Il trattamento delle acque reflue avviene attraverso diverse fasi sequenziali, ognuna progettata per rimuovere specifici contaminanti:

1.       Trattamento preliminare

Le acque contaminate passano attraverso griglie che bloccano i rifiuti solidi di diverse dimensioni (rami, plastica, stracci). Questi materiali vengono raccolti e smaltiti correttamente in discariche o impianti di trattamento rifiuti.

2.       Trattamento primario: dissabbiatura e disoleatura

In questa fase, sabbie e terriccio si depositano sul fondo dei bacini di sedimentazione, mentre oli e grassi vengono separati in superficie utilizzando sistemi di flottazione. Questi materiali vengono poi inviati a specifici impianti di raccolta e trattamento.

3.       Trattamento secondario (biologico)

Rappresenta il cuore del processo di depurazione delle acque reflue. I batteri decompositori degradano le sostanze organiche inquinanti presenti nei reflui, facilitati dall'ossigenazione delle vasche. Questo processo biologico può avvenire con diverse tecnologie:

  • Fanghi attivi; 
  • Filtri percolatori; 
  • Dischi biologici rotanti; 
  • Reattori a membrana (MBR); 

4.       Sedimentazione finale e trattamento terziario

I batteri si aggregano in "fiocchi di fango attivo" che precipitano sul fondo, mentre l'acqua depurata viene separata e sottoposta a altri trattamenti come:

  • Disinfezione (cloro, ozono, raggi UV); 
  • Filtrazione; 
  • Rimozione avanzata di nutrienti (azoto e fosforo); 

Secondo l'ISTAT, gli impianti di trattamento idrico in Italia che includono il trattamento terziario rappresentano circa il 40% del totale, ma trattano oltre il 60% del carico inquinante complessivo.

Impianti di depurazione e tecnologie avanzate

Gli impianti di depurazione sono progettati per eliminare le sostanze nocive presenti nei reflui attraverso le diverse fasi di trattamento descritte. I fanghi residui possono essere:

  • Smaltiti in discarica; 
  • Utilizzati in agricoltura come fertilizzanti dopo adeguati trattamenti; 
  • Inviati a impianti di compostaggio; 
  • Trattati per la produzione di biogas. 

La progettazione e la gestione di questi impianti devono rispettare le normative vigenti (D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche) per garantire un trattamento efficace e sicuro.
Un aspetto interessante riguarda il ruolo delle tecnologie avanzate nei moderni impianti di purificazione reflui. Grazie a innovazioni come i sistemi di filtrazione a membrana, il trattamento UV e i reattori biologici avanzati, l'efficienza della depurazione è migliorata significativamente. Secondo dati del Servizio Idrico Integrato, gli impianti che utilizzano tecnologie avanzate riescono a rimuovere fino al 99% dei contaminanti, comprese sostanze emergenti come residui farmaceutici e microplastiche.

Differenze tra acque reflue domestiche e industriali

Acque reflue domestiche

Le acque reflue domestiche derivano dalle attività quotidiane, come cucina e igiene, e contengono principalmente materiale organico biodegradabile. Devono essere trattate regolarmente per mantenere efficienti i sistemi di depurazione. Un metodo efficace è la bio-depurazione, che sfrutta i microrganismi per degradare le sostanze organiche.
Il carico inquinante viene misurato in 'abitanti equivalenti' (AE), che corrispondono al carico organico biodegradabile di una persona. In Italia, gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane servono circa 70 milioni di AE, secondo i dati ISTAT.

Acque reflue industriali

Le acque reflue industriali contengono sostanze più pericolose e necessitano di trattamenti specifici per ridurre il rischio di contaminazione ambientale. Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, il settore industriale è responsabile di circa il 20% dell'inquinamento idrico totale in Europa.
Alcuni settori industriali, come quello chimico, tessile e farmaceutico, generano acque di scarico con sostanze particolarmente difficili da trattare. In questi casi, si utilizzano tecnologie di trattamento avanzate, come:

  • Filtrazione a osmosi inversa;
  • Reattori chimici specializzati;
  • Processi di ossidazione avanzata;
  • Adsorbimento su carbone attivo;

Le normative europee, recepite in Italia con il Testo Unico Ambientale, stabiliscono gli standard per il corretto trattamento dei reflui industriali, proteggendo la salute pubblica e l'ecosistema.

La situazione in Italia: normative e adempimenti

In Italia il trattamento delle acque reflue è regolato principalmente dal Decreto Legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e dalle sue modifiche, che recepisce la Direttiva Europea 91/271/CEE, che stabilisce le norme per il trattamento delle acque reflue urbane.

Nonostante i progressi, l'Italia ha ricevuto diverse multe dall'UE per non aver rispettato le normative sulla depurazione. Secondo l'ultimo rapporto della Commissione Europea, circa il 12% degli agglomerati italiani non rispetta ancora gli standard richiesti per la depurazione dei reflui.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha previsto circa 4 miliardi di euro per interventi nel settore idrico, con l'obiettivo di risolvere le infrazioni europee entro il 2026.

Economia circolare: recupero e riutilizzo

Il trattamento delle acque reflue non è solo essenziale per l'ambiente, ma rappresenta anche un'opportunità nell'ambito dell'economia circolare. In molte città e settori industriali, l'acqua depurata viene riutilizzata per i seguenti scopi:

  • Irrigazione agricola; 
  • Raffreddamento degli impianti industriali; 
  • Lavaggio strade e usi civili non potabili; 
  • Ricarica delle falde acquifere; 

Questo non solo aiuta a preservare le risorse idriche, ma riduce anche la necessità di prelevare acqua dolce da fiumi e laghi, un aspetto particolarmente cruciale in un paese come l'Italia, che soffre di stress idrico.

Riciclo e produzione di energia dai fanghi di depurazione

I fanghi derivati dal trattamento delle acque reflue possono essere:

  • Trasformati in fertilizzanti attraverso processi di disidratazione e stabilizzazione;
  • Utilizzati per produrre biogas tramite la digestione anaerobica, un processo biologico che avviene senza ossigeno.

Il biogas prodotto viene impiegato per generare energia elettrica e termica nei depuratori, contribuendo alla sostenibilità ambientale e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili. Secondo i dati ENEA, in Italia si producono circa 4 milioni di tonnellate di fanghi all'anno, di cui solo il 30% viene valorizzato energeticamente, con un potenziale energetico stimato di circa 200 GWh/anno.

Un ulteriore sviluppo del settore è l'integrazione di impianti fotovoltaici e sistemi di recupero del calore nei depuratori, che riducono il consumo energetico e aumentano l'efficienza complessiva degli impianti.

Come possiamo contribuire quotidianamente alla tutela dell'acqua

Oltre ai trattamenti depurativi, è essenziale adottare comportamenti responsabili per ridurre l'inquinamento delle acque:

  1. Non gettare cotton fioc, mozziconi di sigaretta, plastica e altri rifiuti solidi nei WC; 
  2. Raccogliere oli e grassi di cottura negli appositi contenitori invece di versarli nello scarico (1 litro di olio può inquinare fino a 1.000 litri di acqua); 
  3. Limitare l'uso eccessivo di detergenti per la pulizia domestica e personale; 
  4. Preferire detergenti biodegradabili e prodotti ecologici; 
  5. Smaltire correttamente farmaci scaduti e prodotti chimici presso gli appositi centri di raccolta; 
  6. Installare riduttori di flusso e sistemi di risparmio idrico. 

La lotta contro l'inquinamento coinvolge tutti noi e le buone abitudini nelle singole case possono fare la differenza per l’ecosistema. Solo così possiamo preservare l'acqua potabile, fondamentale per molteplici usi, dalla preparazione dei cibi alla gestione delle piscine.

Qual è la differenza tra acque reflue e acque nere?

Le acque nere sono un sottotipo di acque reflue che provengono specificamente dai servizi igienici e contengono materiale fecale. Le acque reflue in generale comprendono anche le acque grigie (provenienti da lavabi, docce, lavatrici) e le acque industriali, che possono contenere contaminanti di diversa natura.

Quanto costa mediamente il trattamento delle acque reflue?

Il costo del trattamento delle acque reflue in Italia varia considerevolmente in base alla regione, ma mediamente rappresenta circa il 40% della bolletta dell’acqua. Secondo l'ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), il costo medio è di circa 0,5-0,7 euro per metro cubo di acqua trattata.

Quali sono le tecnologie più promettenti per il futuro del trattamento acque reflue?

Le tecnologie più promettenti includono sistemi biologici avanzati a basso consumo energetico, membrane ceramiche, processi di ossidazione avanzata e sistemi di recupero di energia e nutrienti dalle acque contaminate.

Conclusione

Abbiamo visto che il trattamento delle acque reflue, insieme a un comportamento responsabile da parte del cittadino, rappresenta una garanzia importante per contribuire a mantenere pulito l'ecosistema in cui viviamo. Gli impianti di depurazione svolgono un ruolo cruciale nel ciclo integrato dell'acqua, trasformando un potenziale problema in una risorsa attraverso processi sempre più efficienti e sostenibili.

La sfida per il futuro sarà quella di migliorare ulteriormente l'efficienza della depurazione acque reflue, riducendo i consumi energetici e aumentando il recupero di risorse, in un'ottica di economia circolare che vede nei reflui non più un rifiuto ma una materia prima secondaria da valorizzare.

 

martedì, luglio 08, 2025

Parco Borghetto: proposta di progetto

 

In occasione della FESTA del Parco Borghetto del 22 Giugno 2025, è stata presentata dall’Associazione Culturale Restare Umani, una proposta per la riqualificazione del Parco Borghetto.

Come i lettori di questo blog non possono non sapere, il Parco Borghetto è recentemente diventato Luogo del Cuore FAI grazie alla raccolta di più di 5.000 firme di cittadini. Questo permette all’Amministrazione Comunale, proprietaria del parco, di partecipare ad un Bando promosso dal FAI. Se il progetto presentato verrà selezionato, sarà possibile ricevere dei fondi per la sua ristrutturazione.

Il parco, che copre un’area di circa 10.000 mq, è un angolo di pace all’interno della parte più antica del quartiere di Palazzolo Milanese. Nel parco si trova un edificio non più agibile chiamata “dependance” o “casino di caccia” con annessa una serra ormai fatiscente.

Con l’obiettivo di valorizzare e rendere più fruibile l’intero parco, Restare Umani propone di restaurare questi edifici per adibirli a CAFFE’ LETTERARIO con annessa veranda (la vecchia serra), al fine di rendere più gradevole la frequentazione del parco giochi ai bimbi (e ai loro accompagnatori) e per permettere una gradevole sosta a chi transita sulla ciclo-pedonale Lungo Seveso (aprendo un accesso lungo quel lato).

La serra diventerebbe una veranda con ampie vetrate sul parco, per poterne godere anche nelle giornate più fredde e diventerebbe uno spazio adatto a piccole mostre, presentazioni di libri, intrattenimenti musicali dal vivo.

Con il Caffè Letterario rigorosamente aperto anche la domenica! Quando Palazzolo non offre molto…

Grazie al prezioso aiuto dell’Architetto Giovanni Maffioletti, Restare Umani propone un progetto anche per il parco (presentato durante la Festa del 22 Giugno).

Attualmente, nel parco sono presenti alberi secolari e di pregio (bagolari, pioppi bianchi, magnolie, cedri e alberi da frutto), aree giochi, prati.

Senza stravolgere l’attuale configurazione, il progetto intende valorizzare e riordinare l’intero parco arricchendolo di aree a tema (il frutteto, la casa sull’albero, un piccolo palco per eventi, l’area prato “a piedi nudi”, un piccolo giardino-labirinto, il recupero del pergolato esistente e ricostruire il pergolato nella seconda parte del sentiero che porta alla dependance, un’area giochi più ricca, un’area erbe aromatiche/orti gestiti dai bambini/scuole…)

Tante sono le idee, che sappiamo si devono poi confrontare con i costi di realizzazione e di manutenzione.

Noi lo sappiamo, ma ci proviamo! Convinti anche che molti cittadini vorrebbero una città più vivibile ed accogliente!

Siamo anche convinti che imprenditori, negozianti e aziende locali possono dare un contributo economico e/o di competenze per portare a compimento la valorizzazione del parco Borghetto!

domenica, luglio 06, 2025

CONFERENZA: “Geniali ma dimenticate: Storie di scienza al femminile” Gabriele Ghisellini – 10 Luglio 2025 – Rudiano (BS) - GRATUITO

Prenotazioni: Geniali ma dimenticate: Storie di scienza al femminile Tickets, Thu, Jul 10, 2025 at 8:45 PM | Eventbrite

Geniali ma dimenticate: storie di scienza al femminile.

L'astrofisico Gabriele Ghisellini racconta la vita delle grandi scienziate che hanno fatto la storia ma che non hanno avuto il riconoscimento che meritano.

A Rudiano (BS) il 10 luglio dalle ore 20:45

L'evento con si terrà presso Giardini di Palazzo Fenaroli Piazza della Libertà di Rudiano, in caso di pioggia Auditorium della scuola primaria via De Gasperi 19.



 

sabato, luglio 05, 2025

CONFERENZA: "Una memoria al plurale: dobbiamo ancora diventare umani" di Telmo Pievani - 6 Luglio - Villa Litta a Lainate

Prenotazioni: https://www.facebook.com/shortoutfestival

Fino a poche decine di millenni fa, molte specie umane vivevano sulla Terra. La nostra memoria di specie va declinata al plurale. Poi rimanemmo soli, per dinamiche ancora da chiarire. L’evoluzione non vede il futuro, avviene nel qui e ora. Può quindi succedere che una specie esaurisca le risorse disponibili e metta a repentaglio la sua stessa sopravvivenza: si chiama trappola evolutiva.

Ne parlerà Telmo Pievani, filosofo della biologia, evoluzionista e saggista, 
domenica 6 luglio ore 21:00, nel Teatro Naturale di Villa Litta 
nella serata conclusiva della quarta edizione del nostro festival: “Una memoria al plurale: dobbiamo ancora diventare umani”

Un viaggio tra evoluzione e identità collettiva: esploriamo cosa significa davvero essere “umani” oggi, e perché recuperare la nostra memoria di specie può aiutarci a immaginare un futuro condiviso.

👉
 Evento gratuito con prenotazione online dell’ingresso al Teatro Naturale 
✨
 Biglietti disponibili da martedì 24 giugno 
✨

LIBRO: “La storia del Mare” di Alessando Vanoli e il Corriere della Sera

Dal 27 giugno per un mese insieme al quotidiano, in collaborazione con Laterza, il libro di Alessandro Vanoli “Storia del mare” in un viaggio infinito che parte dalle origini.

Dai grandi navigatori alla crisi ambientale.

La dedica che si legge in apertura del libro di Alessandro Vanoli Storia del mare, è molto poetica:

 «A Pedrag Matvejevíc e Folco Quilici. Per i giorni trascorsi e i sogni».

Il mare per lo storico, studioso e divulgatore bolognese, è infatti tantissime cose. Non ultima quella che ci porta ai confini del razionale, dove il lettore viene invitato a lasciarsi andare, ad aprirsi all’immaginario, ai miti e — per l’appunto — ai sogni citati nella dedica di Vanoli a due grandi autori. Il volume è una storia del mare davvero in tutti i sensi: racconta la geologia, gli uomini delle coste, le scoperte, le navi, le guerre, ma anche e soprattutto i pesci e gli altri esseri marini. Uomini a animali vengono tenuti insieme nel corso di questo racconto infinito da un collante invisibile, che, grazie alla scrittura di Vanoli, ci restituisce parte di quello stupore che gli abissi ci hanno sempre trasmesso. Questo grande libro del mare inizia in un infinito passato, quattro miliardi di anni fa, raccontando una geologia antica e gli inizi della vita. E poi giù negli abissi, per riemergere tra barriere coralline, zone acquitrinose, scogli e spiagge. E poi la storia (i miti biblici e omerici), le civiltà (fenici, greci, romani), le rotte dei mercanti, le bussole, le caravelle, Cristoforo Colombo, Magellano, Vespucci, i pirati dei Caraibi e i tesori nascosti. Sino ad arrivare al presente, ovviamente, alla crisi ambientale e allo scioglimento dei ghiacci. Perché la storia del mare ci ricorda che alla fine siamo solo una specie tra altre specie: siamo parte del mare ed è questa, forse, la cosa che più conta in questa avventura millenaria.

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Qui anticipiamo il primo capitolo:

In principio.
Mi sa che debba cominciare così una storia del mare.
In principio era l’acqua. Ma non come la immaginate voi.

In principio era un’acqua scura, nauseante, scossa da onde gigantesche. Davanti, una costa di montagne nebbiose e di lontani vulcani incendiati. E il cielo era rosso, acceso da bagliori gialli sotto una fitta, monotona pioggia di cenere; oppresso dall’incombente, immensa sagoma infuocata della Luna.

Doveva essere qualcosa del genere, la Terra, quattro miliardi di anni fa: non c’era nulla di respirabile, nulla di bevibile, eppure il mare era già lì.

Se ci pensate, la cosa non è affatto ovvia; e merita anzi di porsi la prima domanda che conta: per quanto acida e colma di sostanze tossiche, come ci era finita sulla Terra tutta quell’acqua?
Facciamo allora un lungo passo indietro. Sino a un’origine ancora più remota.

Quasi un miliardo di anni prima, nel ramo secondario di un’immensa galassia a spirale. Quando una massa di gas e polveri aveva cominciato ad addensarsi. Residuo di stelle ormai già morte: idrogeno ed elio soprattutto, ma anche carbonio, azoto, ossigeno, silicio e molto altro. Una grande nube che stava collassando sotto la forza della propria gravità, facendo nascere al centro una stella, e attorno ad essa una danza di materia in rotazione, tra cui già si distinguevano altri più piccoli centri di aggregazione. Un po’ come se dentro la galassia avesse cominciato a formarsi una mini-replica della galassia stessa: l’inizio ancora incerto di quello che un giorno sarebbe stato il nostro sistema solare.

Tra questi nuclei che attorno alla stella si stavano aggregando, c’era pure la Terra. Quattro miliardi e mezzo di anni fa era già diventata un calderone ribollente di roccia fusa, in orbita attorno a un Sole appena nato. In uno spazio ancora talmente fitto di materia, da essere bersagliata continuamente da una fitta pioggia di rocce e comete, quando non si trattava addirittura di mezzi pianeti. Come quello che un giorno di quei tempi primordiali finì per cozzarle contro. Un’unione devastante lanciò nello spazio ogni sorta di detriti e di residui. Così tanti da dare origine a un nuovo corpo celeste. Era nata la Luna.

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Alessandro Vanoli

Poi vennero altri milioni di anni. E in quella sfera di magma che ancora era la Terra, fondeva di tutto, ma pur sempre secondo un preciso ordine fisico e chimico: i materiali più pesanti, ricchi di metallo, scendevano verso il nucleo; quelli meno densi salivano sempre più verso la superficie. Ci volle un tempo smisurato perché tutto questo accadesse, ma alla fine, quattro miliardi di anni fa, la Terra aveva una sua crosta primitiva. E, cosa ancora più stupefacente, quella crosta era circondata dalle acque. Dal primo oceano del mondo.

Così dunque eccoci qua, sulla superficie di un pianeta ancora alieno e ostile: non c’è ossigeno ovviamente, solo gas tossici, come monossido e diossido di carbonio e metano probabilmente. Un cielo strano, terribile per molti versi: dominato da una Luna immensa, ancora incendiata di lava e ancora vicinissima alla Terra. Un cielo dove tutto scorre velocissimo: ogni sei ore un’alba, ogni sei ore un tramonto. E tutt’attorno il cozzare dei corpi in caduta dallo spazio, lo scuotere violento dei terremoti e delle eruzioni. Sembra incredibile l’idea di un oceano in un simile inferno. Eppure, lui è già lì.

Torniamo allora alla domanda di partenza: come ci è arrivata l’acqua? Da fuori, questo è ovvio: dallo spazio, come d’altronde tutto il resto. In che modo, però, non è affatto chiaro. Per anni si è ipotizzato che fosse giunta attraverso il bombardamento di meteoriti e comete ghiacciate, nel periodo in cui il pianeta cominciava a raffreddarsi a sufficienza per poterla trattenere. Ma oggi qualcuno ipotizza, con buone ragioni, che potrebbe essere stata già presente nei grandi materiali che inizialmente si unirono a formare il pianeta: prima, nel periodo più caldo, rilasciata sotto forma di vapore; poi, nel periodo di raffreddamento, condensata in acqua sulla superficie.

Ma la cosa davvero straordinaria è un’altra. Forse già a quel tempo, a poter ingrandire una goccia di quell’acqua vuota, profonda e silenziosa, si potrebbe vedere qualcosa di, a dir poco inaspettato. Minuscoli filamenti, come formati da una catena di palline: strani microscopici organismi unicellulari simili alle forme che oggi indichiamo come cianobatteri o alghe azzurre.

Ormai abbiamo prove in abbondanza di tutto questo: i loro fossili sono stati trovati in Australia e risalgono a circa 3,5 miliardi di anni fa. E grazie ad alcuni sedimenti scoperti in Groenlandia che contengono accumuli di grafite (cioè, carbonio, la materia prima della vita), si è giunti alla conclusione che la loro presenza potrebbe essere parecchio precedente. Eccolo, insomma, il principio; quel fatto strepitoso che sin da subito ci appare intimamente legato all’acqua: non sappiamo per davvero come andò — forse qualche reazione chimica in quel brodo primordiale, forse qualche amminoacido giunto dallo spazio — ma lì, in quel mare originario, c’era già la vita.

 

 

venerdì, luglio 04, 2025

PAROLE_O_STILI: “il più possibile”, l’unità di misura che parla di quanto ognuno di noi è disposto a dare per colmare tutte le distanze che non sono misurabili.

VITA magazine, firmata da @Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili presenta nuove rubriche:

“Bada a come parli” - Ogni mese, una parola da riscoprire. Da usare con più cura.

“Il più possibile” - L’unità di misura che parla di quanto ognuno di noi è disposto a dare per colmare tutte le distanze che non sono misurabili. 









 

giovedì, luglio 03, 2025

Mostra: "TYPOLOGIEN - Photography in 20th-century Germany" alla Fondazione PRADA (3 Apr – 14 Lug 2025)

 

“Typologien” è un’estesa indagine dedicata alla fotografia tedesca del Novecento. Il progetto, ospitato nel Podium, lo spazio centrale della sede milanese, è curato da Susanne Pfeffer, storica dell’arte e direttrice del MUSEUM MMK FÜR MODERNE KUNST di Francoforte.
Il progetto applica il principio della “tipologia”, nato nel XVII e XVIII secolo in botanica per classificare e studiare le piante, sviluppato dalla fotografia dall’inizio del Novecento e affermatosi in quella tedesca nel corso del XX secolo. Paradossalmente il principio formale proposto permette di stabilire analogie inaspettate tra artisti tedeschi di diverse generazioni e al contempo rivelare i singoli approcci alla fotografia.
Il percorso espositivo segue un ordine tipologico e non cronologico, riunendo oltre 600 opere fotografiche di 25 artiste e artisti essenziali per ricostruire un secolo di fotografia in Germania. Un sistema di pareti sospese che divide lo spazio espositivo in partizioni geometriche suggerisce connessioni inaspettate tra pratiche artistiche diverse, ma accomunate da un comune principio o intenzione di classificazione.
Come afferma Susanne Pfeffer: “Solo attraverso l’accostamento e il confronto diretto è possibile scoprire cos’è individuale e cos’è universale, normativo o reale. Le differenze attestano la ricchezza della natura e dell’immaginazione umana: la felce, la mucca, l’essere umano, l’orecchio, la fermata dell’autobus, il serbatoio dell’acqua, l’impianto stereo, il museo. Il confronto tipologico lascia emergere differenze e somiglianze e coglie le specificità. Aspetti finora sconosciuti o ignorati della natura, degli animali o degli oggetti, dei luoghi e del tempo diventano visibili e riconoscibili”.
In fotografia applicare le tipologie implica affermare l’equivalenza tra le immagini e l’assenza di ogni forma di gerarchia in termini di soggetti rappresentati, temi, generi e fonti. Tuttavia, le tipologie sono un concetto estremamente problematico e complesso che opera in una condizione paradossale. Da un lato, questo approccio consente la documentazione sistematica di persone e oggetti basata su un’estrema oggettività, dall’altro, la tipologia corrisponde a una scelta individuale e arbitraria, un’azione disturbante e potenzialmente sovversiva.
L’ipotesi che la fotografia svolga un ruolo fondamentale nel definire fenomeni specifici, ma anche nell’organizzare e classificare una pluralità di manifestazioni visibili, rimane una forza vitale nelle ricerche artistiche di oggi che interpretano la complessità delle nostre realtà sociali e culturali. Con la diffusione delle immagini e delle pratiche digitali, l’idea della tipologia continua a essere messa in discussione e ridefinita da fotografi e artisti contemporanei.

Come sottolinea Susanne Pfeffer: “La qualità unica, l’elemento individuale sembrano confluire in una massa globale, nell’onnipresente universalità delle cose. Internet consente di creare tipologie nell’arco di pochi secondi. È proprio il momento chiave, per gli artisti, di osservare questi fenomeni più da vicino”. 
Come spiega ulteriormente Pfeffer: “Quando il presente sembra aver abbandonato il futuro, bisogna osservare il passato con maggiore attenzione. Quando tutto sembra gridare e diventare sempre più brutale, è fondamentale prendersi una pausa e usare il silenzio per vedere e pensare con più chiarezza. Quando le differenze non sono più percepite come qualcosa di altro, ma vengono trasformate in elementi di divisione, è necessario riconoscere ciò che abbiamo in comune. Le tipologie ci permettono di individuare innegabili somiglianze e sottili differenze”.

mercoledì, luglio 02, 2025

Parco Borghetto: Mostra di ACQUARELLI di Marilena Zigiotto e Giovanni Moretti

 

Alla Festa del Parco Borghetto 2025 era possibile visitare anche la collezione di acquarelli di Marilena Zigiotto e Giovanni Moretti, cittadini attivi di Paderno Dugnano.
I soggetti dei quadri riprendono i colori della natura e momenti di vita di una Palazzolo che fu.

















martedì, luglio 01, 2025

Una notte al Parco Nord di Milano: 5 e 6 Luglio 2025

 

Per info e iscrizioni: Una notte a Parco Nord Milano Tickets, Sat, Jul 5, 2025 at 4:00 PM | Eventbrite


Un'evento eccezionale in occasione dei 50 anni di Parco Nord Milano: un weekend di laboratori, musica, camminate ... e la possibilità di dormire una notte in tenda in Cascina Centro Parco!

PROGRAMMA

Sabato 5 luglio

16:00 - Apertura Cascina e accoglienza visitatori e campeggiatori

18:00-21:00 - Laboratori per bambini e famiglie con la Protezione Civile

20:30 -21:00 - Saluti istituzionali con il Presidente Marzio Marzorati

21:30 - Grande concerto a due pianoforti di Édouard Ferlet e DJ set dei Mariachi La Plaza a cura dell'associazione Musicamorfosi.A seguire DJ set e musica dal vivo dei Mariachi La Plaza.

Domenica 6 luglio

6:00-8:00 - Escursione all'alba con le GEV Guardie Ecologiche Volontarie di Parco Nord Milano

8:00 - 12:00 - Laboratori per bambini e famiglie con la Protezione Civile

15:30 - 18:00 - Nel pomeriggio laboratorio artistico e di riciclo creativo Wonder Bikes


💫 Altro che “Una notte al museo”... La vera magia è sotto il cielo stellato del Parco!
🌌 Sabato 5 e domenica 6 luglio vieni a vivere una notte davvero unica e irripetibile a #ParcoNordMilano: musica, laboratori della Protezione civile per bambini e adulti e, per la prima volta in assoluto, la possibilità di campeggiare!
⛺ Sì, hai letto bene: per festeggiare i 50 anni del Parco apriamo eccezionalmente le porte della Cascina per una notte intera. Porta la tenda, prenota il tuo posto e goditi la notte più magica dell’estate
👉 Scopri di più e iscriviti ora ➡️ https://t.ly/WEvlo