giovedì, settembre 03, 2015
lunedì, agosto 31, 2015
UN GRIDO DI UMANITÀ
«Quando do da mangiare ai poveri mi chiamano santo, ma quando chiedo
perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista».
Queste parole di Hélder Câmara oggi suonano al contempo attualissime e superate: almeno in Italia, ormai sono pochissimi quelli che chiamano "santo" chi sfama i poveri — al massimo è un buonista — mentre, con il trionfo del pensiero unico neo-liberista, l'epiteto "comunista" è usato solo da alcuni ambienti della destra americana nei confronti di papa Francesco.
Eppure, con il fenomeno dell'immigrazione siamo di fronte a un paradosso simile: chi ha responsabilità di governo e chi dall'opposizione confida di averne a breve continua a parlare di "emergenza" per un fenomeno che ormai risale ad almeno una ventina d'anni — o abbiamo già dimenticato le navi stracolme di albanesi che approdavano in Puglia? — e a latitare in azioni politiche a medio e lungo termine, confidando che il tessuto sociale e le reti della solidarietà umana suppliscano alle loro carenze.
La chiesa e molti cristiani — realtà ben più ampia sia della Cei che del Vaticano — sono da sempre in prima linea in questa carità attiva sul territorio e cercano di porsi di fronte all'umanità ferita senza chiedere passaporti né badare a identità etniche o culturali. Eppure quando si occupano dei poveri di cittadinanza italiana passano inosservati, come se la loro azione fosse dovuta e scontata, mentre quando si chinano su fratelli e sorelle in umanità di altri popoli e paesi, vengono sprezzantemente invitati a farsi carico dei disoccupati di "casa nostra".
Purtroppo in Europa abbiamo perso il valore della fraternità, valore generato dal cristianesimo e conquistato anche a livello politico nella modernità. Siamo tutti fratelli perché tutti esseri umani e come tali portatori di diritti che, nella loro stessa definizione, sono quelli "dell'uomo".
Noi invece siamo giunti a considerarli tali solo per i "cittadini", escludendone gli "stranieri" come se non ne fossero degni. Sì, quando la fraternità viene meno, cresce la paura dello straniero, dello sconosciuto, del diverso: una paura che va presa sul serio ma che non va alimentata per farne uno strumento di propaganda politica.
Va invece razionalizzata, contenuta e placata con un'autentica governance dell'immigrazione, con un volontà fattiva di collaborazione con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, con una politica che sappia interagire con i Paesi da cui hanno origine i flussi più intensi di emigrazione. Certo, non possiamo accogliere tutti, ma la solidarietà umana ci spinge a superare i limiti delle nostre comodità e ad accogliere l'altro per quello che siamo capaci, senza innalzare muri.
Questa "emergenza" non è tale: è un fenomeno che durerà a lungo ed è contenibile nei suoi effetti solo con uno sforzo di solidarietà.
La sua portata, del resto, è tale che mette in crisi ogni tentativo di respingerlo con la forza. L'Europa sembra in piena confusione, non più sicura dei suoi valori umanistici, delle sue lotte secolari per il riconoscimento dei diritti di ogni essere umano, in qualsiasi situazione si trovi. Ritrovare questi principi decisivi non è questione solo cristiana, è innanzitutto umana e, proprio per questo, cristiana: l'accoglienza è una responsabilità umana perché l'altro è uguale a me in dignità e diritti.
Su queste tematiche a volte la chiesa suscita ostilità quando parla e agisce con la parresia dei profeti e di Gesù di Nazareth. Il Vangelo per molti sarà utopia irrealizzabile, ma non pone condizioni o limiti al comandamento di servire affamati, assetati, stranieri, carcerati, ignudi, ammalati… Parla invece di "farsi prossimo", di andare incontro a chi è nel bisogno, fino al paradosso di "amare i nemici".
Queste esigenze radicali poste da Gesù possono dar fastidio a molti, ma chi professa di essere suo discepolo non può fare a meno di sentirle come appelli ineludibili rivolti proprio a se stesso. Il cristiano si saprà sempre inadeguato nel mettere in pratica queste parole, sovente dovrà riconoscere che il proprio comportamento quotidiano le contraddice, ma non potrà mai accettare che carità fraterna, solidarietà, accoglienza siano variabili da sottomettere alle necessità della realpolitik.
Così un cristiano, di fronte al dramma di milioni di esseri umani vittime della guerra, della fame, della violenza, della cecità anonima della finanza e del mercato, della "politica" di potere, proverà vergogna per non riuscire a far nulla nemmeno per quelle poche migliaia di disgraziati che giungono fino al suo Paese, ma non potrà tacere e non gridare "vergogna" a chi chiude gli occhi di fronte al proprio fratello in umanità che soffre e muore, tanto più se chi si astiene dall'agire ha responsabilità, onori e oneri di governo.
Sì, come ha detto papa Francesco, «respingere gli immigrati è un atto di guerra!». Questo non è un proclama politico: piaccia o meno, è un grido di umanità.
Enzo Bianchi, Priore della comunità monastica di Bose
13 agosto 2015 “La Repubblica”
Enzo Bianchi e l’immigrazione
Le parole di Enzo Bianchi sono, come sempre, di grande spessore e per questo le ho riportate , sperando di fare cosa gradita a qualche lettore in più.
Dal suo intervento del 13 agosto, su La Repubblica, vengono almeno tre riflessioni che bisognerebbe sviluppare:
-il tema della fratellanza in senso laico(“ Siamo tutti fratelli perché tutti esseri umani e come tali portatori di diritti che, nella loro stessa definizione, sono quelli "dell'uomo");
-quello dell’accoglienza e delle concrete politiche (“ l'accoglienza è una responsabilità umana perché l'altro è uguale a me in dignità e diritti”);
- e quello più spinoso e difficile della sostenibilità dei li velli d’immigrazione (“ Certo, non possiamo accogliere tutti, ma..”) che anche lui riconosce.
14 agosto gianfranco massetti
venerdì, giugno 19, 2015
Perché vogliamo restare umani (Adriano Sofri) 14/06/2015
IL MARE, quello vero, ha ingoiato tanti esseri umani e tanti ne ha spaventati, che la lingua rilutta alle sue meravigliose metafore. Tuttavia anche noi di terraferma, siamo in alto mare. Si incappa in un gorgo e ci si affanna a uscirne, fino a perdere le forze. Forse stiamo facendo così. Fermiamoci un momento, e facciamo il punto.
Abbiamo due punti cardinali, noi.
IL PRIMO , la nostra stella, è il comandamento: restare umani.
I migranti sono il nostro prossimo. Cercano la nostra mano per mettersi in salvo sulle nostre navi, per sbarcare sulla nostra terra. Questo è quanto. Coloro cui il nostro prossimo piace annegato, sono disgustosi. Noi vogliamo restare umani. Coloro i quali si limitano ad ammonire che bisogna accogliere tutti, sono meravigliosi, purché vedano il costo. Cambiamenti così bruschi e drammatici, non si governano col richiamo alla fredda razionalità e alla calda morale. Il terreno manca, ci si sente sradicati e derubati — del proprio paesaggio famigliare, delle proprie abitudini, di sé. Quando quella soglia emotiva è superata, ricorrere all’appello alla razionalità, anche la più splendida, è come esortare alla calma una folla presa dal panico. Non importa quanto l’allarme — l’incendio, il naufragio — sia falso o vero. Quella soglia è stata in buona parte superata. Ci dividiamo fra un egoismo che si crede sacro e un altruismo che ignora come il travaso precipitoso di popolazione esasperi uno stato d’animo e minacci uno stile di vita. Gli italiani, “brava gente”, erano andati per il mondo, e il mondo non era venuto da loro. Il ricambio è avvenuto dentro una globalizzazione che ha destituito classi — gli operai e gli artigiani, i ceti medi — che occupavano un posto riconosciuto nella gerarchia sociale e contavano su una promozione. E anche i più poveri hanno visto soppiantato il proprio titolo di ultimi da nuovi arrivati, e sono retrocessi al desolato rango di penultimi. Quelli che, davvero o in immaginazione, si vedono “ sorpassare dagli stranieri” nelle graduatorie… Nostalgia del passato e paura del futuro, non sono l’opera di neopopulisti xenofobi. (L’avvento del fascismo non fu l’opera dei fascisti). Costoro ne abusano, tanto più lucrosamente quanto meno lucida è la parte che confida di restare umana. La sinistra — chiamiamola così, per incoraggiamento — che emula la xenofobia della destra, facendole uno sconto, è destinata probabilmente a perdere, sicuramente a perdersi. Caccia agli scafisti, pescherecci affondati, il balletto sulle quote, sono un vivacchiare di espedienti. Non che la crassa demagogia della Lega non meriti d’essere smascherata; l’ha fatto Enrico Rossi che conosce scabbia e treni pendolari. La Lega vota contro ogni partecipazione a missioni nei luoghi da cui fuggono i migranti, e però è pronta ad aprire il fuoco sui treni. Gridava che Mare Nostrum adescava i migranti. Con Triton aumentarono sia gli arrivi che gli annegati: sconfessione tragica, e hanno fatto finta di niente. Salvini ha la linea: il suo responsabile all’immigrazione, un signore nigeriano, lo accompagnerà ad Abuja, e lui chiederà “ai ministri di quel governo di che cosa hanno bisogno”: così si risolve il problema.
In Nigeria: 180 milioni di abitanti, il nordest in mano a Boko Haram, mezzo paese governato dalla Sharia, petrolio e guerre civili a sud, la più forte economia africana, eccetera, e lui gli chiederà: “Di che cosa avete bisogno?”. Vorrei esserci, a vedere che faccia fanno. Intervenire economicamente nei paesi dai quali nasce l’immigrazione, buona idea. In genere ci “interveniamo” per aiutare i dittatori a spogliarli delle loro ricchezze. L’idea è così invecchiata che viene da piangere: intervenire in Siria (quinto anno di guerra civile, 220 mila morti, 10 milioni e mezzo fra sfollati e profughi)? In Iraq? In Somalia? In Eritrea? Tali sono i paesi da cui ci arrivano gli scabbiosi.
Matteo Renzi può essere diabolicamente tentato di restare un po’ meno umano. Amato com’è, anche il Papa ha un problema. La Chiesa cattolica è il baluardo della solidarietà verso lo straniero, e però l’incupimento del sentimento popolare l’ha isolata, in questa degnissima causa, altrettanto che sui temi della sessualità o della fine della vita. Non c’è più un fondo cattolico che sorregga a sufficienza l’italiano brava gente.
Restare umani: ogni volta che ne incontriamo uno, di questi nostri simili che si giocano la vita per un sì o per un no. Intanto distinguere, e far leva sulle innumerevoli buone volontà che si adoperano nell’accoglienza, dissipatamente. Le assurde pratiche sull’asilo. Si può immaginare un Piano, e se paia troppo per i nostri tempi corti, tanti piani minori, invece di dilapidare gente nei Centri-galera e nei giardini delle giostre. Questo movimento cesserà di essere febbrile se si addomesticherà la Grande Guerra nel vicino oriente. È quello il contagio, altro che la scabbia. Ormai ne parliamo come di un fenomeno di costume: come si passa a fil di lama senza schizzarsi, come si coprono le donne di un sudario nero. Il Califfato ha festeggiato il primo anniversario a Mosul. Là è la questione “epocale”, quello è l’altro polo del nostro impegno a restare umani. C’è una gara col tempo: se quelle guerre non saranno spente, l’Europa andrà in pezzi, e i pezzi saranno fascisti e razzisti. Andato al governo, Renzi poteva dire questo, e prima doveva convincersene. Le sorti di quelle guerre sono affare dell’Europa, quando le arriva ancora una minima risacca: milioni aspettano, nei campi di Libano, Giordania, Turchia, nei lager della Libia. Abbiamo lesinato fucilini di riporto ai curdi, e ventilato incursori subacquei al molo di Zuwara. È ridiventato un problema di Obama: il quale fa il minimo sindacale. L’Europa avrebbe qualcosa da raccontare a quei popoli martoriati: che anche lei ebbe la sua Grande Guerra fratricida, e che perché non tornasse più immaginò di federarsi, e che nonostante tutto la vita vi è ancora libera e dolce abbastanza perché gli scampati dal vicino oriente si mettano a un nuovo repentaglio per raggiungerla. I confini là non esistono più, e restaurarli è un’illusione.
Un’Europa capace di queste due cose: contribuire a fermare le guerre di bande, e proporsi come un modo di convivenza rispettosa delle diversità, dovrebbe credere in se stessa.
Dopotutto, lo farebbe per salvarsi.
Da La Repubblica del 14/06/2015.
domenica, maggio 24, 2015
SEVESO FIUME NOSTRO
CIRCOLO CULTURALE
RESTARE UMANI
Iniziativa
organizzata da Insieme Per Cambiare
ADESIONE
Abbiamo partecipato, mercoledì 20 maggio, al primo
dei quattro incontri pubblici previsti nell’ambito dell’ iniziativa “Seveso
fiume nostro”, organizzata da Insieme Per Cambiare e ne abbiamo condiviso lo
spirito e le modalità con le quali avete
proposto e affrontato un tema così
rilevante per la nostra comunità.
Cultura, memoria
e ambiente sono stati i fili conduttori della serata e, se abbiamo colto
lo spirito della vostra iniziativa, anche quelli dei prossimi appuntamenti.
Restare Umani è una piccola associazione di
cittadini padernesi che da anni cerca di intrecciare una simile riflessione sui
temi della cultura e dell’ambiente e territorio, non disgiunta dall’impegno
civile. Anche nella nostra recente
iniziativa, “ Paderno in corto 2”, tenutasi il 7 maggio al Cinema
Metropolis, alcuni di questi temi erano al centro della produzione di
cortometraggi di giovani filmaker.
Gli scopi statutari della nostra associazione, non
si pongono solo l’obiettivo di promuovere
e organizzare eventi a carattere sociale culturale in generale, bensì anche
quello di favorire un dibattito culturale più ricco e approfondito sui grandi
temi della civiltà, del progresso e dell’attualità. Non deve così mancare
l’attenzione alla collaborazione con le tante energie della società civile
locale.
E’ anche per questo che abbiamo partecipato alla
prima serata proposta e aderiremo convinti ai prossimi appuntamenti, in
particolare diffondendo l’informazione e invitando i nostri associati a partecipare attivamente alla campagna del
27 settembre di “Puliamo il nostro fiume"
Per quanto possiamo fare ci impegneremo ad
accompagnare le vostre riflessioni.
Auguri di buon lavoro.
Il Circolo Culturale Restare Umani
CIRCOLO CULTURALE RESTARE UMANI - PADERNO DUGNANO (MI)
www.restareumani.blogspot.it
- restareumani2011@gmail.com
venerdì, maggio 08, 2015
mercoledì, aprile 29, 2015
Programma di sala - Giovedì 7 maggio ore 21
Chi
sono i cineasti del futuro? A quali modelli si ispirano? Di che cosa parlano?
Quali modalità espressive scelgono?
Circolo
Culturale Restare Umani presenta la seconda edizione di “Paderno in corto”,
rassegna di cortometraggi realizzati da giovani autori. Verranno, infatti,
proiettati alcuni lavori ricchi di creatività e prodotti autonomamente da
ragazzi appassionati di cinema del nostro territorio e non solo, ciascuno dei
quali avrà la possibilità di presentare brevemente il proprio film in sala.
Alla
manifestazione partecipa anche un gruppo di studenti dell’Istituto Carlo Emilio
Gadda di Paderno Dugnano con un interessante contributo di genere. Inoltre, nel
corso dell’evento verrà mostrato un corto d’Archivio recentemente restaurato da
Cineteca Italiana.
Un’occasione
per regalare ai ragazzi una vetrina notevole come quella di Area Metropolis 2.0
e al pubblico della città metropolitana una serie di oggetti filmici e una
prospettiva sul mondo decisamente inusuali.
Un’opportunità
per avvicinare una realtà da sempre sconosciuta e mai completamente
valorizzata. Per scoprire cosa i giovani possono fare per il cinema e cosa esso
può fare per loro e per noi tutti. Buona visione!
Area Metropolis 2.0, via
Oslavia 8, Paderno Dugnano (MI)
ITALOAMERICANI
(progetto
dell’Istituto Gadda di Paderno Dugnano, 2015, 9’)
Joe e Harry sono due giovani molto
diversi che si interrogano sul modo più rapido e semplice per fare soldi.
INVANO MI ODIANO - SHORT VERSION
(R.:
Yulia Matsiy, 2013-2015, 14’)
Un viaggio nella Russia di oggi dove per le persone lesbiche, gay, bisex e
trans è diventato sempre più difficile vivere dopo l’approvazione, nel 2013,
della legge omofoba 6.21 che vieta la cosiddetta “propaganda ai
minori dei rapporti non tradizionali”.
INTERNO NOTTE
(R.:
Simone Falcone, 2014, 9')
Quando la settima arte è luce che
squarcia le tenebre, uno studente di cinema ripercorre nella semioscurità del
suo appartamento le ragioni della sua a volte incomprensibile ed instabile
scelta.
UNCONTROL ROOM
(R.:
Martina Dall’Ara, 2014, 16’)
Uno sguardo intimo in un'era di diffusione sempre
maggiore del videocontrollo sul reale, che pone il confine
tra meccanicità oggettiva e percezioni soggettive.
CONDIZIONATI
(R.: Sergio
Fantoni, 2014, 9’)
Lisa e Dario si conoscono, si amano, si
odiano e vivono una fetta della propria esistenza nei pochi minuti di un incontro
inaspettato.
KING PEST
(R.:
Alessandro Redaelli, 2014, 18’)
Due marinai
giungono in una Londra in quarantena. Fuggendo da una locanda, i due si
imbattono nel Re Peste e nella sua corte.
THE HOUSE
(Don’t
Movie, 2014, 2’)
Una casa
infestata e due investigatori del brivido... più incredibili dello spettro!
LOYALTY AND DECEPTION
(R.:
Nicolò Tagliabue, 2010-2015, 19’)
Randy, Dante e
Mike sono tre gangster che lavorano per l’organizzazione di John. Le cose si
complicano seriamente quando Dante scopre che Randy ha una relazione con la
donna del boss.
BLUE WOMB
(R.:
Laura Bianco, Hanna Tomschke, 2014, 11’)
Si narra che, alla fine della prima guerra mondiale, nel
paesino veneto di Lago un treno austro-ungarico sia stato gettato nel vicino lago
e che si trovi ancora sul fondo a qualche decina di metri.
EVASI
(Franco Piavoli, 1964, 12')
Una
folla di tifosi durante una partita di calcio. Nessuno distoglie lo sguardo dal
campo. Poi scoppia una rissa. «Volevo far vedere le reazioni di questi uomini
che durante la settimana sono oppressi dal lavoro, alienati, e vanno allo
stadio per sfogare le energie imprigionate liberando il loro istinto di
aggressività» (Piavoli).
martedì, aprile 28, 2015
martedì, marzo 24, 2015
mercoledì, febbraio 04, 2015
lunedì, gennaio 12, 2015
Restare Umani, nonostante tutto
Perché Parigi?
La strage di Parigi ha lasciato sgomenti.
Per la scelta, come obiettivi, dei giornalisti di Charlie Hebdo, di poliziotti e di alcuni cittadini francesi di origine ebraica e per la ferocia dimostrata dai terroristi.
La risposta dei francesi e dell’Europa tutta è sembrata all’altezza della sfida alla libertà e alla convivenza civile, anche se sembravano (od erano) assenti dalla manifestazione parigina Obama, Putin e il premier cinese.
Ora, dopo la grande commozione di ieri, cosa succederà?
Quali le reazioni degli Stati e delle persone?
Le politiche sociali e di inclusione miglioreranno o peggioreranno? L’Europa si aprirà di più alla libertà, democrazia e partecipazione o si chiuderà a riccio con meno Schenghen e più frontiere? Le politiche razziste e islamofobe: troveranno nuovo alimento ?
Tante domande restano senza una plausibile risposta.
Non sono incline alle teorie complottarde che poi, alla fine non spiegano nulla ma ho percepito una sensazione di “deja vu” nella scelta dei tempi dell’atto terroristico.
Perché proprio adesso?
Proprio adesso che sembra avviarsi, in Europa, il ripensamento delle politiche di austerità con la ventilata vittoria di Tsipras alle elezioni politiche greche?
Proprio adesso che la predicazione di Papa Francesco sull’inclusione comincia a farsi concreta? Proprio adesso che la dirigenza Palestinese accede agli organismi internazionali come Stato legittimo e riconosciuto da più di 130 paesi?
C’è una relazione causale o casuale tra i diversi fenomeni?
Perché Parigi?
Perché è un attacco al cuore dell’Europa? Perché l’Europa non deve tornare ad essere un protagonista economico e politico della scena internazionale quando gli equilibri mondiali sembrano definitivamente spostati sulle sponde di altri oceani?
Perché li la strage provoca più clamore, più attenzione dei media e perché vi si da più valore alla vita delle persone che invece a centinaia possono morire in Nigeria, in Siria o in Libia? O ci sono altri motivi?
Restano sullo sfondo altre domande ben più scottanti a cui alcuni osservatori attenti rivolgono una circospetta attenzione.
Da dove vengono le ingenti risorse per finanziare gli attentati e le milizie terroristiche sparse per Asia e Africa? Cosa sta succedendo in Libia. Nigeria, Siria? E’ vero che sono coinvolti settori del mondo arabo moderato come l’Arabia Saudita e gli Emirati?
I servizi di intelligence americani e israeliani che sono sempre stati così vicini alle monarchie del petrolio non ne sanno nulla?
E quali sono gli interessi in gioco? Ormai è chiaro a tutti che non si tratta di scontro di civiltà, come preconizzava O. Fallaci, ma di lotta per la supremazia ed il controllo di vaste aree del mondo in tutti i continenti.
Chi ci aiuta a capire e a discernere tra eccesso di informazioni (tv, giornali, social media..) e conoscenza reale dei processi storici?
Se e vero che bisognerà coniugare repressione, conoscenza ed integrazione in dimensione straordinaria cosa dobbiamo e possiamo fare noi a Paderno Dugnano?
Non appartenendoci il tema della repressione (esclusiva degli stati e delle forze dell’ordine) cosa possiamo fare sul fronte della conoscenza e della integrazione?
Perché la Biblioteca Tilane e l’Assessore alla Cultura non ci aiutano a capire questi eventi organizzando occasioni puntuali con docenti ed esperti competenti e non di parte?
Noi innanzitutto dobbiamo Restare Umani e impegnarci, con le nostre piccole forze, per la Libertè l’Egalitè e la Fraternitè.
Qui e ora.
12 gennaio 2014
Gianfranco Massetti
Iscriviti a:
Post (Atom)











