Quando eri tu a stare tra i banchi di scuola, ti ricordi cosa sognavi di diventare?
Magari quel sogno si è avverato e oggi sei dall’altra parte della cattedra così come immaginavi, oppure nel frattempo hai cambiato idea, affrontato qualche deviazione e scoperto possibilità che a 13, 16 o 18 anni neanche pensavi potessero esserci.
Guardarsi alle spalle è sempre più facile, non credi?
Tutto sembra essere più chiaro e avere più senso di quando invece il futuro era ancora davanti a noi, incerto, e siamo chiamati a prendere una decisione.
Come sta succedendo già a tanti alunni e alunne, in fondo, che nonostante l’anno scolastico sia iniziato da circa un mese già si trovano a chiedersi che scuola sceglieranno, cosa faranno dopo il diploma e soprattutto, affrontano la paura più grande di tutte: quella di fare la scelta sbagliata.
Non è solo questione di percorsi scolastici, accademici o di avviamento al lavoro.
Dietro questi dubbi e queste domande ci sono passioni, possibilità, desideri e aspettative (loro e quelle altrui!) e la strana sensazione, difficile da nominare ma impossibile da dimenticare, di dover decidere qualcosa di enorme prima di sapere esattamente cosa si vuole.
Ed è esattamente qui che l’orientamento entra in gioco, inteso non come indicare la strada giusta dall’esterno, ma come l’impegno ad aiutare chi sta crescendo a conoscersi meglio.
A vedere possibilità che magari non aveva considerato e sentirsi abbastanza libero o libera da scegliere, sapendo che cambiare idea, provare una strada diversa o non riuscire al primo tentativo non significa aver fallito.
Sentiamo spesso dire
“Come si fa a sapere a 13 anni cosa si vuole fare da grandi?”
oppure
“A 18 anni è troppo presto per prendere una decisione così importante”.
Forse però il punto è proprio che non dobbiamo chiedere a ragazze e ragazzi di avere già tutte le risposte.
Al contrario, possiamo aiutarli a farsi domande migliori, dando loro gli strumenti per scegliere senza sostituirci a loro.
Per questo il ruolo di chi educa è davvero prezioso. L’orientamento si fa anche attraverso le parole che usiamo, le possibilità che raccontiamo, i giudizi che scegliamo di non dare e la fiducia che riusciamo a trasmettere quando una persona davanti a noi ancora non sa bene dove vuole andare. Insomma non è un caso, ma neanche una sorpresa, che sia anche uno dei grandi temi dell’edizione 2026 di Parole a Scuola, l’appuntamento annuale dedicato alle sfide educative del presente, organizzato da Parole O_Stili in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto G. Toniolo.
Il 24 ottobre, Parole O_Stili organizza a Milano una giornata gratuita dedicata a chi educa e riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito ai fini della formazione. Il programma è tanto ricco, lo sappiamo. Se non sai cosa scegliere o se nella tua giornata rimane ancora un po’ di spazio da riempire con prospettive e punti di vista davvero interessanti, abbiamo qualche consiglio per te!

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