di Mondli Makhanya - Daily Maverick, Sudafrica
Il Sudafrica è la patria di sei Premi Nobel. (ndr: in realtà sono 11 se si tiene conto dei Nobel scientifici o dati a persone che poi hanno acquisito nazionalità straniere)
Nel campo della pace, Albert Luthuli, Desmond Tutu, Nelson Mandela e FW de Klerk.
Ora è arrivata anche l’onorificenza per Navi Pillay, una guerriera nella battaglia globale contro l’impunità per crimini mostruosi.
Il suo Nobel può essere anche visto come un tributo a un’epoca in cui questo paese era capace di sfornare delle icone.
C’è un ottimo motivo per cui la rivoluzione sudafricana e il passaggio alla democrazia sono considerati tra i processi storici più significativi dell’ultimo secolo e mezzo: per gran parte di quella rivoluzione a comandare sono stati uomini e donne di statura e integrità immense, il frutto di una straordinaria fucina di leader.
Pillay viene da quella fucina.
La sua è una storia di avversità superate e di una grande determinazione, affinché nessun altro al mondo debba faticare come ha fatto lei per vivere una vita dignitosa. È un prodotto di questo posto speciale che chiamiamo casa e delle lotte che sono state combattute qui.
La domanda che dobbiamo farci ora è se la fucina funzioni ancora.
Pillay ha 85 anni. È cresciuta in un’epoca oppressiva durante la quale però sono emerse persone come lei, in grado di tenere testa ai potenti e di dare voce ai deboli.
Dovrebbe essere l’inizio di un dialogo su quello che il paese può diventare e su come riportare agli stessi livelli del passato la produzione di quella fucina di leader.
Il Sudafrica di oggi ne ha terribilmente bisogno.

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