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Il paradosso generazionale: a 30 anni si comincia già a pensare alla vecchiaia, ma a 70 ci si sente ancora giovani

 

dal Corriere della Sera  del 20 Settembre 2026

La ricerca «Human After All» di Hearts United e Doxa, fotografa un paradosso generazionale: 
la consapevolezza di invecchiare arriva prima, ma la percezione di essere anziani si allontana con l’età.
A 30 anni gli italiani iniziano a pensare all’invecchiamento. Ma più gli anni passano, meno si sentono vecchi. È il paradosso che emerge dalla ricerca «Human After All», realizzata da Hearts United con Doxa su un campione rappresentativo di 2 mila italiani, presentata nell’ambito di Villa Futura, il format dedicato ai cambiamenti culturali che influenzano il rapporto tra persone, consumi e brand. 
Per il 26% degli italiani il momento in cui si comincia a riflettere sul proprio invecchiamento è tra i 25 e i 34 anni. La paura di invecchiare arriva a 30 anni

Mindful ed Ageless
Tra i 18 e i 24 anni si sente più giovane il 22% degli intervistati. 
La percentuale sale al 37% tra i 25-34enni, arriva al 58% tra i 35-44enni e raggiunge il 62% tra gli over 65. 
Sulla base di questo fenomeno diffuso, la ricerca divide la popolazione tra «Mindful», cioè quel 51% di italiani che pensa almeno occasionalmente al proprio invecchiamento, ed «Ageless», il 49% che si sente più giovane della propria età. 
Due categorie a cui potenzialmente si può appartenere contemporaneamente.

Invecchiare non sempre significa avere paura
La consapevolezza dell'età che avanza non produce automaticamente un sentimento negativo: tra i «Mindful», il 41% considera l'invecchiamento una parte naturale della vita, mentre solo il 19% ammette di averne paura. Il timore è particolarmente presente tra i 25-34enni, proprio la fascia nella quale più spesso emerge la prima riflessione sul tema. 
Per altri, invece, prendere coscienza del passare del tempo diventa uno stimolo a cambiare priorità: il 15% sente l'esigenza di gestire meglio tempo ed energie e il 13% dichiara di voler dedicare maggiore attenzione alla cura di sé. 
Per il 51% degli intervistati vivere meglio e più a lungo significa infatti occuparsi quotidianamente del proprio benessere, attraverso relazioni, qualità del sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso della vita.

Il rapporto con i brand

Un 13% degli intervistati anticipa ulteriormente questa consapevolezza, collocandola prima dei 25 anni. Complessivamente, il 51% degli intervistati afferma di pensare all’invecchiamento almeno qualche volta. Non si tratta però soltanto di una questione legata al corpo o al passare del tempo. Secondo la ricerca, a pesare sono anche le aspettative sociali associate alle diverse fasi della vita. 

Percorsi professionali meno lineari, maggiore difficoltà nel raggiungere l'autonomia economica e percorsi familiari meno prevedibili possono alimentare la sensazione di essere in ritardo rispetto alle tappe considerate tradizionalmente normali. A questo si aggiunge il confronto con modelli di successo e realizzazione personale diffusi attraverso i social.

Il quadro è ben diverso quando si passa dalla consapevolezza dell'invecchiamento alla percezione della propria età. 

Il 49% degli italiani dichiara infatti di sentirsi più giovane rispetto agli anni indicati dalla carta d'identità. Una sensazione aumenta proprio con l'età.

La consapevolezza dell'età che avanza non produce automaticamente un sentimento negativo: 

tra i «Mindful», il 41% considera l'invecchiamento una parte naturale della vita, mentre solo il 19% ammette di averne paura. Il timore è particolarmente presente tra i 25-34enni, proprio la fascia nella quale più spesso emerge la prima riflessione sul tema. 

Per altri, invece, prendere coscienza del passare del tempo diventa uno stimolo a cambiare priorità: il 15% sente l'esigenza di gestire meglio tempo ed energie e il 13% dichiara di voler dedicare maggiore attenzione alla cura di sé. Per il 51% degli intervistati vivere meglio e più a lungo significa infatti occuparsi quotidianamente del proprio benessere, attraverso relazioni, qualità del sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso della vita.

Il cambiamento nella percezione del tempo e dell'età si riflette anche sul rapporto con le marche. 

Il 31% degli italiani dichiara di sentirsi più vicino ai brand capaci di evolvere insieme ai bisogni delle diverse fasi della vita. Il 29% apprezza invece quelli in sintonia con il presente, mentre il 22% premia chi innova senza rendere la vita più complicata. La richiesta principale è quindi quella di prodotti utili, semplici e adatti alla vita reale, indicata dal 27% del campione. 

Una prospettiva che mette in discussione l'idea di utilizzare l'età anagrafica come principale criterio per descrivere consumatori e generazioni.

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