di Elena Miglietti
Le indicazioni sono state elaborate insieme a European Athletics e con il contributo diretto di tre atlete. Tra loro la britannica Holly Bradshaw, campionessa del salto con l’asta, che ha raccontato di essersi vista trasformare in protagonista involontaria di video diffusi online e accompagnati da commenti molesti. La serba Ivana Španović, una delle migliori lunghiste degli ultimi vent’anni, ha spiegato che certe riprese non sono soltanto fastidiose: distraggono durante la gara e possono lasciare conseguenze sulla salute mentale delle sportive.
Le nuove regole chiedono ai registi di evitare le inquadrature dal basso, le riprese da dietro, gli zoom ravvicinati sul corpo e i replay rallentati che non abbiano alcuna utilità tecnica o narrativa.
Nelle gare di corsa si raccomanda di non riprendere le atlete da sotto il bacino. Nei salti vengono suggerite angolazioni che valorizzano la rincorsa, il gesto atletico e la tecnica. Le immagini evocative, di copertura restano possibili, ma solo se raccontano davvero l’atleta e non la riducono a un corpo da consumare con lo sguardo.
«Lo sport femminile merita di essere visto, trasmesso e valorizzato su un piano di parità», ha spiegato Glen Killane, direttore di EBU Sport. Perché una regia non è mai neutrale. Decide cosa mostrare, ma soprattutto cosa considerare importante.
Le atlete non correranno più veloci per questo. Salteranno alla stessa altezza, lanceranno alla stessa distanza. A cambiare dovrà essere chi le guarda o, più precisamente, chi decide come guardarle.
Per anni il soggetto è stato il corpo. Adesso si prova a rimettere il gesto atletico all’inizio della frase.
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