giovedì, agosto 27, 2026

FIRMA l'appello per mantenere il canale TV di RAI SCUOLA

 

di Claudilelia Lemes Dias


La cultura azzerata dallo share: Addio a Rai Scuola nel nome dell'ignoranza strillata
​Perché uno Stato che dichiara di voler valorizzare la propria cultura decide di chiudere proprio l'unico canale che la insegnava?
La risposta risiede nella paura del confronto: chi ha cultura dubita e analizza; chi riceve solo propaganda si limita ad applaudire.

Nata nel 1999 come Rai Educational e rinominata Rai Scuola nel 2009, la rete ha rappresentato per oltre un ventennio una spina dorsale pedagogica per il Paese.
Dai programmi di alfabetizzazione digitale all'approfondimento scientifico e filosofico per studenti e docenti, durante la pandemia il canale si è fatto aula virtuale nazionale per garantire il diritto allo studio.
Con un palinsesto di documentari e dibattiti contemporanei capaci di offrire strumenti di lettura critici, sacrificare questo patrimonio non ha nulla a che fare con gli ascolti, anche perché la televisione pubblica esiste proprio per sottrarsi alla dittatura dello share e garantire un'offerta culturale ad alto valore formativo.
Dalla cultura alla folkloristica, un danno collettivo
La soppressione di Rai Scuola dal 01 Ottobre per far spazio a un canale intitolato "Italiana" fa riflettere.
Praticamente assistiamo alla sostituzione dell'approccio pedagogico, critico e documentaristico con una retorica consolatoria dell'identità declinato al femminile.
​Chiudere un canale dedicato alla formazione, al dibattito contemporaneo e alla trasmissione del sapere scientifico e umanistico per sostituirlo con un catalogo continuo di borghi, prodotti tipici e Made in Italy è un’operazione ideologica prima ancora che editoriale.
La patria, quella vera, non coincide con la cartolina folkloristica né con la santificazione della tradizione culinaria.
Le proprie radici non si esibiscono come un trofeo di appartenenza né si riaffermano imparando ad arte la preparazione di una passata di pomodoro in prima serata: le radici sono una struttura interiore, un bagaglio invisibile e profondo che ci accompagna ovunque e che non necessita di alcuna tutela televisiva per esistere.
​Ridurre l'identità a un "mosaico di emozioni" da consumo immediato produce un danno culturale profondo.

Rai Scuola rappresentava uno spazio di complessità, capace di stimolare il pensiero critico e di fornire alle nuove generazioni strumenti per interpretare il presente. Smantellare una piazza d'armi del pensiero aperto in favore di un racconto securitario e ripiegato su se stesso significa confondere la cultura con il folklore e la cittadinanza con l'appartenenza etnico-gastronomica.
​Questa scelta invita a una riflessione inevitabile: perché un servizio pubblico sceglie di spegnere la luce sulla scienza, sul confronto e sulla documentazione del mondo attuale per rifugiarsi in un’idilliaca edulcorazione del passato?
Quale "nazione" consapevole di sé ha paura di misurarsi con le complessità del mondo globale?

Se il Governo Meloni sente il bisogno di insegnare ai propri cittadini "come essere italiani" attraverso la televisione è perché avverte la fragilità della propria retorica e ha bisogno di un intero canale per diffondere una propaganda che non si regge in piedi.
Il vero danno non è solo la perdita di un palinsesto educativo, ma la sostituzione del pensiero critico con una rassicurante e propagandistica cartolina dell'italianità.
È la cultura di chi predilige la retorica strillata, le marce militari, il comizio gestuale e le espressioni del viso rispetto all'ascolto ponderato, le parole ragionate e la complessità dell'analisi.
Se il radicamento è una necessità dell'essere umano, la sua linfa non può che risiedere nella verità, nella bellezza e nella libertà del pensiero.
La chiusura di Rai Scuola è la reazionaria scorciatoia con cui le destre globali tentano di mascherare un drammatico vuoto culturale.
​Ho scritto l'altro giorno sulla chiusura e sulla sospensione delle "Emisoras de Paz" in Colombia, le 20 stazioni radio regionali create nel quadro degli Accordi di Pace per la pedagogia culturale e comunitaria nei territori. Chiusura ordinata dal neoeletto presidente di estrema destra Abelardo De la Espriella. Ebbene, il metodo non cambia e le consonanze spaventano: che si tratti di un’operazione d'impatto dall'altra parte dell'oceano o di un graduale e dorato smantellamento da "servizio pubblico" a casa nostra, la matrice è identica.

Quando le destre prendono il potere, il primo avversario da disarmare è sempre il pensiero critico. E dove non si ha la forza bruta per spegnere direttamente il segnale, ci si accontenta di una censura più sottile ed efferata: la sostituzione della cultura con la propaganda, del sapere con la folcloristica ottusità dei borghi e della cittadinanza consapevole con una rassicurante impastata di passato.

Fonti

1. Il Manifesto: "Palinsesti Rai, spunta il nuovo canale sovranista: «Italiana»" (04/07/2026)
2. RAI Ufficio Stampa: "ITALIANA
Il canale interamente dedicato al racconto dell'identità italiana sui territori" (03/07/2026)
3. Il Sole 24 Ore: "Rai, arrivano i canali Italiana e V/BE. L’ad Rossi: «Telemeloni? Solo marketing»" (03/07/2026)
4. Change Petizione: "Salviamo Rai Scuola dalla chiusura"

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