venerdì, luglio 24, 2026

Parole O_Stili: lo scroll compulsivo del telefono

 

Hai presente la sera, prima di andare a dormire, quando prendi in mano il telefono per un attimo e improvvisamente è passata quasi un’ora? Ormai sappiamo che non succede per una questione di abitudine, ma che ad intervenire è il design stesso delle grandi piattaforme social, progettate per trattenere il più a lungo possibile gli utenti con i loro contenuti.
Ma se per anni, soprattutto in relazione al delicato rapporto tra minori e social, la conversazione ha continuato ad oscillare tra proposte di divieto basate sull’età degli utenti e un continuo rimbalzo di responsabilità tra le parti coinvolte, adesso qualcosa sta cambiando.
L’Unione Europea è finalmente intervenuta. La Commissione ha infatti contestato a Meta il design di Facebook e Instagram, sostenendo che strumenti come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche continue e le raccomandazioni personalizzate possano favorire un uso compulsivo, soprattutto tra i minori. In aggiunta all’annuncio dell’intenzione di introdurre un accesso graduale ai social in base all’età, prevedendo per le persone più giovani limiti di tempo e supervisione adulta, quindi, arriva per la prima volta un cambio di prospettiva che riconosce come il modo in cui utilizziamo i social non dipende soltanto dalla nostra capacità di darci delle regole, ma anche da come quegli ambienti sono progettati e dai comportamenti che incoraggiano.
Famiglie, scuola, istituzioni e utenti continuano ad avere un ruolo fondamentale, ma è importante riconoscere (come sta succedendo) che non tutte le responsabilità hanno lo stesso peso. Le piattaforme decidono come funzionano gli spazi digitali, quali contenuti privilegiare, quali comportamenti incentivare e quali meccanismi rendere sempre più difficili da interrompere.
Per questo, proteggere chi abita quegli spazi, persone adulte incluse, non significa soltanto stabilire a quale età vi si possa accedere. Significa chiedere che gli ambienti digitali siano progettati tenendo conto di diritti e benessere, e riconoscere che chi ne disegna la struttura ha una responsabilità proporzionale al potere che esercita su milioni di persone ogni giorno.

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