da Il Corriere della Sera - Il Caffè di Gramellini - 8 Maggio
C’è una telefonata che non riesco a togliermi di dosso da quando l’ho letta sul Post, che a sua volta l’ha ripresa da un reportage dell’inviato in Libano del Los Angeles Times.
Trenta secondi dopo, un drone ha centrato l’automobile, dissolvendola dentro una nuvola di fuoco come in un videogioco.
Non sappiamo chi fosse e che cosa avesse fatto, questo Ahmad, che ruolo avesse in Hezbollah, e se ne avesse uno.
Sappiamo però che è esistito un tempo primitivo in cui i bersagli venivano eliminati senza preavviso da altri esseri umani che li guardavano negli occhi.
Adesso ci siamo evoluti e gli uomini uccidono a distanza, affidando l’incombenza a una macchina.
Loro si limitano a fare una telefonata alla vittima per annunciarle il suo destino e addossarle la responsabilità di trasformare la propria esecuzione in una strage.
Ma forse sono troppo ottimista e anche la voce che ti chiede se preferisci morire da solo o in compagnia è quella di un computer.
NOTA di chi scrive su Restare Umani: La responsabilità però è sempre umana; chi decide della vita e della morte è umano, ora come in passato.
E anche in passato chi decideva, spesso non era l'esecutore, ma lasciava il compito di guardare negli occhi a qualcun altro...
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