da L'Internazionale del 3 Aprile 2026
Il parlamento israeliano ha approvato una legge che introduce la pena di morte con impiccagione per i palestinesi condannati per terrorismo. Erika Guevara-Rosas, di Amnesty international, l’ha definita una “pubblica manifestazione di crudeltà, discriminazione e disprezzo per i diritti umani”.
La legge approvata “amplia e facilita l’applicazione della pena di morte in un periodo in cui c’è invece una tendenza mondiale verso la sua abolizione. Inoltre smantella le garanzie per prevenire la privazione arbitraria della vita e per tutelare il diritto a un processo equo, rafforzando in questo modo il sistema israeliano di apartheid che è puntellato da decine di leggi discriminatorie contro i palestinesi”.
La legge è stata approvata il 30 marzo con 62 voti favorevoli (tra cui quello del primo ministro Benjamin Netanyahu), 48 contrari e un astenuto.
Israele non è certo l’unico stato in cui è in vigore la pena di morte, ma è il primo a introdurla, nei fatti, per un singolo gruppo etnico. E questa è solo una parte del problema.
Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti di palestinesi che vivono in Cisgiordania (nei tribunali militari, perché i palestinesi non sono processati in quelli civili) è del 99,74 per cento.
Il tasso di condanne pronunciate da Israele nei confronti dei coloni ebrei nei casi di aggressioni contro i palestinesi è dell’1,8 per cento. E si parla ovviamente solo di quelle denunciate.
Secondo le Nazioni Unite, dal 2020 i soldati e i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1.100 civili palestinesi nella Cisgiordania occupata, di cui un quarto erano bambini. Nessuno è mai stato incriminato per questi omicidi.
Un’analisi del Guardian, basata sui dati dell’Onu e di varie ONG, mostra che la quasi totalità delle indagini di polizia è stata archiviata senza accuse. Di fronte a questa impunità, l’ex premier Ehud Olmert ha chiesto l’intervento della Corte penale internazionale e decine di ex dirigenti militari, dell’intelligence e della polizia israeliana hanno firmato una lettera parlando di “terrorismo ebraico organizzato”. La nuova legge, evidentemente, è stata concepita con l’esplicita intenzione di mettere a morte i terroristi palestinesi e risparmiare i terroristi israeliani.
Questa insensata iniziativa legale, che ha provocato l’indignazione formale dell’Unione europea, è un disonore per Israele. Il suo futuro dipende dai giudici della corte suprema, l’unica istituzione che può ancora opporsi alla deriva autoritaria e che, per questo motivo, Netanyahu vuole sottomettere al proprio controllo.
Nella storia di Israele nessun governo si era spinto così lontano come quello di Benjamin Netanyahu.
La distruzione dell’ordine multilaterale orchestrata dal presidente statunitense Donald Trump, suo protettore e alleato, gli ha dato la copertura di cui aveva bisogno per allontanarsi da ogni parvenza di legalità, espellere le istituzioni delle Nazioni Unite, neutralizzare le ong, snobbare l’Unione europea e agire senza freni, consapevole che nessuno cercherà di moderarne gli eccessi, nemmeno timidamente, come facevano gli Stati Uniti un tempo.
Netanyahu ha colto l’occasione per scatenare l’estremismo israeliano senza pudore.
Dopo aver spinto Trump ad aderire alla sua avventata decisione di attaccare l’Iran e di assassinarne il leader, ora il premier israeliano si è concentrato sull’invasione del vicino Libano.
L’operazione è presentata come una risposta alla provocazione di Hezbollah con i suoi lanci di razzi contro Israele. Ma le ambizioni di Netanyahu sono apertamente annessionistiche, senza alcuna considerazione per la sovranità del Libano, della carta delle Nazioni Unite e soprattutto della popolazione libanese, nell’ennesima ripetizione di più di 40 anni di invasioni, bombardamenti e massacri.
Israele vuole espellere tutta la popolazione a sud del fiume Litani, distruggere i villaggi e svuotare il territorio, lasciandolo a disposizione delle mire espansionistiche del sionismo estremista come se fosse sotto la sua sovranità.
Il suo obiettivo è replicare il modello di occupazione e distruzione di Gaza, proprio come sta facendo in Cisgiordania, per mano del terrorismo impunito dei coloni.
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