da L'Internazionale del 12 Febbraio 2026 di Carlos Salinas Maldonado, El País América, Messico
Le autorità cubane hanno
annunciato che è finito il
combustibile per i voli
commerciali. Alcune compagnie
aeree li hanno già sospesi e vari
alberghi hanno chiuso.
La crisi economica che Cuba sta
vivendo a causa della carenza di
petrolio e quindi dell’impossibilità di generare energia elettrica
continua ad avere conseguenze gravi: l’8
febbraio il governo ha comunicato alle
compagnie aeree internazionali che il paese non ha più combustibile per l’aviazione.
Il settore più colpito è quello del turismo, una delle principali fonti di guadagno per L’Avana.
Le autorità attribuiscono la carenza di diesel e di altri combustibili all’asfissia imposta dagli Stati Uniti,
che hanno minacciato dazi contro chi invia petrolio all’isola.
Senza fornire ulteriori dettagli, la Russia ha detto che cercherà di aiutare il suo alleato.
L’agenzia Efe ha riferito che le compagnie aeree internazionali sono state avvertite della mancanza di carburante solo
l’8 febbraio. Secondo l’agenzia di stampa,
le compagnie più penalizzate sono quelle
statunitensi, spagnole, panamensi e messicane.
Il giorno prima il governo cubano
aveva chiuso gli alberghi ricollocando i
turisti stranieri.
Il turismo è un pilastro per la debilitata economia cubana, perché porta soldi e
lavoro in un contesto in cui le risorse scarseggiano.
Nel 2024 l’isola ha accolto circa
2,2 milioni di turisti, la cifra più bassa in
quasi due decenni e inferiore alle aspettative ufficiali. I dati dell’Oficina nacional de estadística e información, l’ufficio cubano di statistica, mostrano che tra gennaio e settembre 2025 i visitatori stranieri
sono diminuiti del 20,5 %, arrivando ad appena 1.366.720, ossia 350mila in meno rispetto all’anno precedente.
Il calo non colpisce solo gli alberghi e i
servizi del settore, ma genera tensione
nelle fragili finanze pubbliche e riduce il
necessario afflusso di valuta estera.
Il vicepremier cubano, Oscar Pérez-Oliva
Fraga, il 6 febbraio ha confermato lo sviluppo di un piano per “ridurre i consumi
energetici, compattare le strutture turistiche e riuscire a sfruttare il periodo
dell’alta stagione”.
Disposti al dialogo
Da quando il presidente statunitense Donald Trump ha aumentato la pressione
sull’Avana, il governo ha adottato misure
severe per affrontare la crisi.
Il 29 gennaio
Trump ha firmato un ordine che minaccia
dazi contro tutti i paesi che vogliono portare petrolio a Cuba. Dopo l’intervento
militare statunitense a Caracas il 3 gennaio per catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, Cuba ha
smesso di ricevere petrolio dal Venezuela,
che era il suo principale fornitore.
Anche il Messico ha sospeso l’invio di
petrolio per paura dei dazi statunitensi.
“Siamo impegnati a livello diplomatico
per poter ricominciare a mandare greggio a Cuba. Ovviamente non vogliamo
che ci siano sanzioni per il Messico, ma
siamo in fase di trattative e per ora invieremo aiuti umanitari”, ha detto la presi
dente Claudia Sheinbaum.
Il 5 febbraio il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, si è detto disposto ad
aprire un dialogo con Washington se avviene in condizioni paritarie e senza pressioni, una mossa che dimostra la dispera
zione del governo di fronte alla crisi.
Díaz-Canel ha ammesso che “l’asfissia
economica della principale potenza
mondiale” pesa sulla già grave situazione
dell’isola. Per questo nei prossimi giorni
ci saranno dei tagli simili a quelli del cosiddetto periodo speciale, dopo il crollo
dell’Unione Sovietica negli anni novanta.
“La persecuzione energetica e finanziaria, e l’inasprimento delle misure coercitive è così forte che per superare tutti gli
ostacoli sappiamo di dover lavorare molto
duramente, in modo molto creativo e molto intelligente”, ha detto Díaz-Canel.
In attesa di conoscere tutte le nuove
misure, i cubani affrontano lunghe code
per recuperare un po’ di carburante nelle
stazioni di servizio e fanno scorta di cibo
in scatola nei negozi.
Il governo ha annunciato modifiche agli orari di lavoro,
telelavoro per i dipendenti pubblici, meno lezioni in presenza nelle scuole e nelle
università e la cancellazione di eventi
culturali importanti come la fiera internazionale del libro dell’Avana, che avrebbe dovuto svolgersi dal 12 al 22 febbraio.
Sostegno russo
Il 9 febbraio il portavoce del Cremlino
Dmitrij Peskov ha reso noto che la Russia
sta cercando delle soluzioni insieme alle
autorità cubane e che farà il possibile per
aiutarle in questo momento critico, oltre
a facilitare il rientro dei turisti russi che
potrebbero rimanere bloccati sull’isola.
“Manteniamo intensi contatti con gli
amici cubani sia attraverso canali diplomatici sia per altre vie”, ha dichiarato Peskov in conferenza stampa.
“Queste misure soffocanti da parte
degli Stati Uniti creano davvero grandi
difficoltà al paese”, ha sottolineato il portavoce, assicurando che Mosca e L’Avana
stanno studiando “modi per risolvere
questi problemi o, almeno, attenuarli”.
Secondo il servizio stampa dell’unione
dell’industria turistica russa, in questo
momento a Cuba ci sono circa quattromila turisti russi.
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