tratto da L'Internazionle di Michael Jarlner, Politiken, Danimarca
La Groenlandia è il prossimo obiettivo del presidente
statunitense Donald Trump? E gli Stati Uniti, con il sequestro del presidente
venezuelano Nicolás Maduro, hanno forse scoperchiato un vaso di Pandora?
Si capisce l’atmosfera di follia da alcuni segnali. Per
esempio dalle parole del primo ministro della Groenlandia, JensFrederik
Nielsen, che si è affrettato ad assicurare che non c’è motivo di farsi prendere
dal panico. Parole di rassicurazione sono arrivate anche dopo che Katie Waldman,
moglie di uno dei più stretti consiglieri di Trump, Stephen Miller, ha condiviso
sui social media una mappa della Groenlandia coperta dalla bandiera statunitense
con la scritta “Presto”. Ma niente panico. Il futuro della Groenlandia (che
insieme alle isole Fær Øer, è una nazione costitutiva del Regno di Danimarca)
non sarà deciso sui social media, ha concluso Nielsen.
Meno di 24 ore dopo, però, l’allarme è scattato di nuovo.
Stavolta è stato proprio Trump a dichiarare, in un’intervista alla rivista The
Atlantic, che il Venezuela non è necessariamente l’ultimo paese di cui gli
Stati Uniti cercheranno di prendere il controllo: “Abbiamo assolutamente
bisogno della Groenlandia”, ha affermato, sostenendo che la gigantesca isola è
“circondata da navi russe e cinesi”.
Riguardo all’attacco al Venezuela come possibile indicatore
della volontà degli Stati Uniti di prendere il controllo della Groenlandia con
la forza militare, Trump ha risposto che spetta ad altri decidere cosa sia
necessario fare. Più tardi, salendo sull’Air Force One diretto a Washington, ha
detto: “Ci occuperemo della Groenlandia tra venti giorni”. Probabilmente il
governo danese deve prepararsi a un discorso sullo stato dell’unione, che di
solito si tiene tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, dai risvolti
drammatici.
Se qualcuno ancora dubita della serietà della notizia, vale
la pena ricordare le dichiarazioni rilasciate dal segretario di stato Marco
Rubio in una conferenza stampa congiunta con Trump, dopo la cattura di Maduro:
“Spero che ora la gente capisca che il 47° presidente degli Stati Uniti non
gioca. Quando dice che farà qualcosa, la fa”. La prima ministra danese Mette
Frederiksen ha dovuto rispondere: “Devo dirlo molto chiaramente: gli Stati
Uniti non hanno alcun diritto ad annettere una nazione del Regno di Danimarca,
che fa parte della Nato e pertanto è coperta dalla garanzia di sicurezza dell’alleanza”.
Un vaso di Pandora
E non si tratta solo della Groenlandia. Qui si potrebbe
entrare, se non nel panico, almeno in uno stato d’inquietudine. Perché cosa
farà – e può fare – il governo di Copenaghen davanti alle pressioni di Trump, a
parte continuare la serie, ormai rituale, di proteste? E la Groenlandia? Si rende
conto che il sogno dell’indipendenza appartiene a un’altra epoca? È giunto il
momento di prendere decisioni strategiche cruciali. I groenlandesi devono
scegliere tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, che al momento è la loro
migliore speranza di poter contrastare la minaccia di Trump.
Come ha dichiarato il senatore democratico statunitense Mark
Warner : “Se gli Stati Uniti ritengono di avere il diritto di usare la forza
militare per invadere e catturare leader stranieri che accusano di atti
criminali, cosa impedisce alla Cina di invocare lo stesso diritto con Taiwan? O
a Vladimir Putin di rapire il presidente dell’Ucraina? Una volta oltrepassato
quel limite, le regole che tengono a bada il caos globale cominciano a venir
meno, e i regimi autoritari saranno i primi a sfruttarlo”.
Questo è il vaso scoperchiato da Donald Trump.
E in cui ci mancherà il fatto che, dopotutto, ci sono dei limiti, anche per le grandi potenze.
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