Da L’Internazionale – Le Monde Francia
L’aiuto umanitario dovrebbe essere sacro e mai strumentalizzato.
Per questo è giusto condannare l'attacco di Israele alle ONG
internazionali che da mesi operano a Gaza in condizioni drammatiche.
Queste organizzazioni, 37 delle quali non possono più
svolgere attività dal 1 gennaio 2026, hanno contribuito a sfamare e curare più
di due milioni di persone.
Hanno evitato il peggio grazie alla dedizione dei loro
operatori, 500 dei quali hanno pagato il loro impegno con la vita.
Le ONG colpite non devono dimostrare niente in materia di
etica e professionalità, eppure sono aggredite da autorità che violano le norme
rispettate dagli Stati democratici.
Le ragioni presentate per giustificare il divieto vanno da
vaghe accuse di collaborazione con il terrorismo fino alla critica dei termini
usati per descrivere la situazione a Gaza.
L'offensiva contro le ONG è una nuova tappa nel progressivo
strangolamento degli aiuti umanitari destinati ai palestinesi. Una decisione
simile nasce anche dalla volontà di nascondere ciò che succede a Gaza dove la
stampa internazionale non può ancora entrare nonostante il cessate il fuoco.
L’escalation imposta dallo Stato ebraico alimenta critiche
feroci che il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu cerca di far
tacere lanciando accuse di antisemitismo.
In tal senso è importante ribadire che si può denunciare ciò
che succede a Gaza senza che questo significhi mettere in discussione
l'esistenza di Israele.
Questa esigenza vale anche per gli Stati che hanno
giustamente criticato la decisione israeliana sulle ONG: pensano davvero che
continuare a manifestare una “profonda inquietudine” senza mai esercitare la
minima pressione cambierà qualcosa?
Se sono convinti che lo Stato ebraico sia sulla strada
sbagliata, sarebbe finalmente il caso di trarne le dovute conseguenze
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