Ci teniamo stretto il lavoro insieme alle scuole, dove abbiamo incontrato migliaia di studentesse e studenti, docenti e genitori. È con loro che si è concentrata l’azione importantissima della prevenzione, di cui è la scuola stessa a sentire l’esigenza. Lo conferma una ricerca che abbiamo svolto a novembre insieme a Sanoma Italia, intervistando oltre 2.200 docenti. L’indagine mostra che gli e le insegnanti si trovano già oggi ad affrontare, nel loro lavoro quotidiano, situazioni e racconti legati alla violenza, e chiedono strumenti e una formazione strutturata e continuativa. La scuola è pronta a giocare un ruolo centrale nella prevenzione della violenza maschile contro le donne. Anche per questo buttiamo via invece il Decreto Valditara che, introducendo il divieto di educazione sessuale e affettiva nelle scuole primarie e l’obbligo del consenso dei genitori nelle secondarie, rappresenta una battuta d’arresto per la prevenzione della violenza maschile contro le donne. Il decreto rischia di penalizzare proprio i ragazzi e le ragazze che vivono in famiglie dove la violenza già esiste, che facilmente si vedranno vietato l’accesso a contenuti educativi che potrebbero portare consapevolezza sul tema.
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Teniamo la fiducia che sempre più ci danno le ragazze. Quest’anno le giovani sotto i 25 anni che si sono rivolte al nostro Centro Antiviolenza sono state il 18,4% del totale (erano il 13,7% lo scorso anno) e quasi la metà delle ospiti nelle nostre Case Rifugio ha meno di 25 anni. Questi numeri sono il segno di una consapevolezza che cresce e del forte desiderio di libertà delle giovani donne che si trovano in situazioni di violenza. Essere al loro fianco, sostenerle nei loro nuovi progetti di vita, è l’impegno di tutte noi. Vogliamo lasciarci alle spalle, dall’altra parte, la crescita della violenza contro le più giovani. Il rapporto ISTAT Sicurezza delle donne 2025, i cui dati preliminari sono stati pubblicati a novembre, mostra un aumento significativo: tra le donne che hanno tra i 16 e i 24 anni, la percentuale di chi ha subìto violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni è salita dal 28,4% nel 2014 al 37,6% nel 2025. L’incremento riguarda soprattutto la violenza sessuale, che cresce dal 17,7% al 30,8%, un aumento molto più marcato rispetto alle altre fasce di età.
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Teniamo la collaborazione con le aziende lungimiranti e audaci che scelgono di assumersi una responsabilità e di agire per un cambiamento culturale profondo in un contesto fondamentale come quello del lavoro. Con loro abbiamo costruito percorsi di sensibilizzazione, contribuito alla definizione di policy aziendali per il contrasto alla violenza di genere, attivato percorsi e strumenti di supporto per le dipendenti che si trovavano in situazioni di violenza, incontrando migliaia di persone. Sul fronte opposto, buttiamo i tagli alle politiche di Diversity, Equity e Inclusion. A partire dagli Stati Uniti, nel corso dell’anno l’amministrazione Trump ha promosso una campagna esplicita contro queste iniziative, estendendo pressioni e richieste anche alle aziende internazionali partner. In molte realtà, anche in Italia, questo si è tradotto in tagli concreti ai fondi destinati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
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Al cuore di tutto, teniamo la relazione tra donne, con la forza che è capace di generare: da 40 anni il motore della nostra azione nel mondo. Le relazioni dentro CADMI, tra volontarie, socie, collaboratrici e le donne che abbiamo affiancato nei loro percorsi di uscita dalla violenza: oltre 600. E fuori, con le compagne di lotta che ci sostengono e amplificano il nostro messaggio. Lasciamo andare gli haters, tutti quelli che ogni volta che ci siamo espresse online ci hanno accusate e insultate, hanno cercato di zittirci e di screditarci. I rappresentanti di una “manosfera” (si chiama così l’insieme di spazi digitali che diffondono odio e violenza simbolica contro le donne) che si fa ogni giorno più popolata e pericolosa per le donne nel mondo.
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Buttiamo via il raddoppio del nostro affitto. Con il rinnovo del contratto previsto nel 2026, il canone della sede di via Piacenza, che da anni è casa di CADMI e luogo di accoglienza per tante donne, subirà un aumento pari quasi al raddoppio. Le condizioni economiche non saranno più sostenibili. Questo significa che dovremo cercare una nuova casa. Ci stiamo già muovendo per garantire continuità al nostro lavoro e ai percorsi delle donne che si rivolgono a noi. E infine, ma certo non per ultimo, ci teniamo strette tutte le persone che hanno donato a CADMI. Centinaia di piccoli e grandi donatori: da chi ha pensato a noi nel suo testamento, alle donne che ci hanno donato il risarcimento riconosciuto per la violenza subita; dai donatori ricorrenti a chi ha scelto di fare gli auguri di Natale con i nostri biglietti, supportando così il nostro lavoro.
A tutte e tutti voi va il nostro grazie più sentito.
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Non è stato un anno facile, insomma, ma è stato un anno intenso: 12 mesi attraversati dalla violenza e dalla guerra, ma anche dalla lotta quotidiana per superare la cultura patriarcale che genera entrambe.
Il 2026 sarà un anno speciale: CADMI compie 40 anni!
E la nostra storia continua, insieme. Buon anno da tutte noi a tutte e tutti voi! |
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