Il percorso della tecnica è ambiguo e accidentato, proprio perché radicalmente umano.
La critica ad essa, tanto intellettuale quanto politica, è la contestazione della sua volontà di dettare l'intera agenda dell'avvenire.
È la tecnica che comanda oggi, nell'era del tecno-capitalismo? E a chi serve? A tutti o a pochi?
O siamo noi a servire lei?
È una sfida al dominio umano del mondo o è una risorsa indispensabile per realizzarlo?
Mai neutra, ma da sempre intrecciata con la storia dell'uomo, la tecnica è ambigua per definizione.
Essa si esprime nella sua duplice natura di strumento di libertà e di dominio, nella sua capacità di sollevarci dalla fatica e dal bisogno, e nel suo produrre al tempo stesso squilibri, conflitti, rotture.
Non è mai puro fabbricare, ma porta in sé l'elemento della decisione e di conseguenza del potere.
Lontano sia da miti salvifici sia da condanne apocalittiche, questo libro analizza il fare della tecnica come intreccio di sapere e volere, come radice di disuguaglianze e di trasformazioni, come necessità che nasconde scelte e interessi.
E proprio in questo nodo tra coazione e libertà si apre uno spazio decisivo: quello dell'agire politico.
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