sabato, gennaio 21, 2023
giovedì, novembre 17, 2022
Il mio grido contro il potere che processa la democrazia
di
Roberto Saviano in “La Stampa” del 16 novembre 2022
Mi ritrovo in quest'aula, oggi, rinviato a giudizio per aver criticato in modo radicale due dei politici, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che ho ritenuto maggiormente responsabili di una costante e imperitura propaganda politica fatta ai danni degli esseri umani più disperati, più deboli e più incapaci di difendersi: i profughi.
Una propaganda che non si limita ad attaccare persone in cerca di salvezza lontano da paesi martoriati da guerre, povertà e desertificazione, ma fa di più: si scaglia con violenza anche contro le Ong operanti nel Mediterraneo, che con le loro imbarcazioni raccolgono donne, bambini e uomini dal mare, un attimo prima – o un attimo dopo, purtroppo - che questo si trasformi nella loro tomba.
Mi ritrovo oggi in quest'aula, e ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende, per quanto dure esse siano, mentre individui inermi continuano a subire atroci violenze e continue menzogne. Ma in questo vedo anche un'opportunità: non per me, ma perché ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un'opinione contraria alla maggioranza significhi avere un'opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia.
Ciò sarebbe gravissimo e confermerebbe un'ipotesi: che questa maggioranza politica intende condurci verso quella che Eduardo Galeano battezzò "democratura": una democrazia che millanta un'appartenenza ai valori democratici ma che agisce di fatto in maniera illiberale, scagliandosi contro le sue figure più esposte a suon di querele e attacchi personali. Solo alla persona senza voce si lascia una comoda libertà di critica, ma a chi dispone di un megafono, di un palco, in una democratura viene resa la vita difficile. Io sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. Cerco, con la parola, di persuadere, di convincere, di attivare. In fondo l'ha insegnato Omero stesso: il santuario della persuasione è nella parola, e il suo altare è nella natura degli uomini. La parola è ciò per cui io sono qui.
L'accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l'invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla. E lo farò non sottraendomi, non proteggendomi dietro una dialettica comoda, sicura, approvata e già per questo innocua. Ho scelto nella mia vita di scrittore una parola che affronta direttamente il potere, criminale o politico, di qualunque segno. Ho sempre scelto di difendere le mie parole con il mio corpo, a differenza di molti parlamentari che hanno usato all'occorrenza lo scudo dell'immunità. Io ho fatto la scelta opposta, negandomi la possibilità di un rifugio sicuro in quella zona franca tra la legge e l'individuo: perché mi illudo ancora, forse ingenuamente, che dalla giustizia non ci si debba proteggere, ma che sia essa stessa garanzia di protezione.
Che non si riduca, la giustizia, a un'arma a disposizione del politico di turno. È una cosa seria, la giustizia. Anzi, direi sacra. Quello che ha portato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a chiamarmi in giudizio provo ad accennarlo qui. Mi trovavo in uno studio televisivo, quando ho visto la scena di una donna, Haijay, appena salvata dai volontari della nave Ong Open Arms: era stata raccolta da un natante che stava affondando mentre era da giorni alla deriva. Haijay urlava ossessivamente: «I've lost my baby. I've lost my baby». «Ho perso il mio bambino». Non esistono giubbetti di salvataggio per i neonati. Gli operatori si tufferanno subito in mare, il bambino verrà ritrovato. Ma con i polmoni pieni d'acqua. Morto annegato. Dinanzi a questa scena, l'unica possibile salvezza dalla disumanizzazione mi è parsa essere elencare tutte le menzogne della propaganda che era stata fatta, e continua a essere imbastita, su e contro queste persone disperate, usando termini come "pacchia" e "crociere", insultando, additando, ridicolizzando chi intraprende questi viaggi della speranza e chi si preoccupa di soccorrerli in mare. Cinque anni fa, in una manifestazione di piazza contro lo ius soli, ritenendo questo uno strumento di sostituzione etnica, Giorgia Meloni si mostrò con accanto un canotto e un manifesto con su scritto: «Cittadinanza omaggio, biglietto di sola andata, per informazioni chiedere agli scafisti». Un canotto e un biglietto. La cittadinanza come omaggio. Inaccettabile farsa politica sul dolore di migliaia di persone, questa ignobile e menzognera propaganda elettorale dinanzi ai morti, alla disperazione di chi fugge dall'inferno coltivando una speranza destinata ad annegare con lui. Non è giusto. Io non posso accettarlo.
Dinanzi ai morti, agli annegamenti, all'indifferenza, alla speculazione – soltanto poco più del 10% dei migranti vengono salvati dalle Ong e tanto basta per aver generato un odio smisurato verso di loro e verso i naufraghi stessi – dinanzi a quella madre che ha perso il bambino, io non potevo stare zitto. Non potevo accettarlo. E sento di aver speso parole perfino troppo prudenti, di aver gridato indignazione perfino con parsimonia. Soltanto qualche giorno fa due bambini sono morti, bruciati vivi, su un barchino. Provano in tutti i modi a fermare le Ong, che hanno subito 20 inchieste in 5 anni, come nessuna azienda italiana, neanche quelle denunciate dal giornalismo come vicine alle organizzazioni criminali. Nessuna fabbrica teatro di morti sul lavoro ha avuto così tante indagini. Eppure, nonostante queste 20 inchieste, nessuna fra le tesi degli accusatori è mai stata validata, mentre sono aumentate le bugie su chi soccorre in mare. Scene come quelle costruite da Meloni, con il canotto e gli slogan politici, o invocate da Meloni, che propone di affondare le navi delle Ong trattandole come galeoni pirata, avvengono mentre in mare si continua a morire. Con gli occhi sgranati e i polmoni pieni d'acqua. Si muore in mare mentre le Ong, lo ricordo, agiscono sempre su autorizzazione della Guardia costiera italiana, quando i salvataggi avvengono in mare europeo. Dinanzi a tutto questo, non c'è la volontà di ragionare con franchezza sulla gestione dell'accoglienza. Tutto questo implicherebbe un dibattito, una diversità di vedute, l'esercizio della democrazia; ma la delegittimazione, il fango che è stato riversato su chi non ha voce, non ha nulla di politico: è solo propaganda, pregiudizi, razzismo, aberrazione.
La mia affermazione è stata assai tenue, a pensarci bene. Il disgusto dovrebbe essere maggiore, e lo è, molto spesso lo è. C'è una gran parte dell'Italia che di fronte a questo inorridisce, e di questo sentimento diffuso mi sono fatto interprete. Mi faccio interprete del disgusto di chi, da operatore, ha dovuto subire più volte infami attacchi. Me ne sono fatto interprete dinanzi a quel video, dicendo «Bastardi, come avete potuto?». Cioè, dove avete trovato l'incoscienza di isolare, diffamare, trasformando ambulanze in navi pirata, diffondendo menzogne, avvelenando un dibattito che dovrebbe essere invece affrontato con profondità e capacità? La mia non è una risposta emotiva: vuole essere un'invettiva. Un urlo. Un gesto di ingaggio che dinanzi a quella madre che aveva perso il suo bambino voleva smuovere. Non è un'opinione politica lasciare annegare le persone, non è un'opinione politica screditare ambulanze di soccorso: è infamia. E soprattutto è disumano. Ecco: di fronte a quel video e quelle urla ho avvertito il bisogno di sentirmi umano. Quello che mi sento di promettere in quest'aula è che non smetterò mai di stigmatizzare, di analizzare, di usare tutti i mezzi che la parola e la democrazia mi concedono per smentire questo scempio quotidiano.
Papa Francesco – citato
sistematicamente, ma a sproposito, nelle aule istituzionali, e che io cito
invece con rigore filologico – ha detto: «L'esclusione dei migranti è
scandalosa, è criminale… li fa morire davanti a noi». Una delle più belle
immagini evangeliche viene raccontata da Matteo. Cristo dice: «Perché io ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere;
ero forestiero e mi avete ospitato». Il Mediterraneo è diventata una forra di
morte, la più grande. Dal fondo del mare le parole che sentiamo sono: «Avevamo
sete e ci avete lasciato annegare, avevamo fame e ci avete diffamati, eravamo
forestieri e ci avete respinto». È in nome di questo dolore che ho scelto le
mie parole ed è in nome di questa scelta che sono qui a risponderne dinanzi a
un tribunale
lunedì, novembre 14, 2022
venerdì, novembre 11, 2022
I manifesti di Sergio Risso
Mercoledì 16 novembre 2022 ore 18
via XXV aprile, 19
Sergio Risso ha pubblicato, per la casa editrice romana
“WriteUp Site”, un bel libro dal titolo “Sui muri. Manifesti della
contestazione 1969-1979 (344 pagg., €45.00). Un volume elegante, ben
stampato e rilegato, dalla copertina morbida. Sono qui riprodotti una raccolta
di circa 400 manifesti politici della contestazione che sono una piccola parte
di oltre tredicimila manifesti che Risso ha raccolto a partire dal 1968.
Mercoledì 16 Novembre alle 18 aperitivo e inaugurazione della mostra in via XXV aprile 19 Paderno Dugnano
giovedì, novembre 10, 2022
Successo della iniziativa in Tilane
Una bella presenza di pubblico alla serata promossa dal Circolo Culturale Restare Umani. Oltre alla mostra dei lavori degli studenti del Liceo U. Boccioni di Milano, che è esposta nel foyer della Tilane fino al 13 novembre, ci sono stati diversi interventi.
Il docente Gionata Tiengo ha raccontato lo studio del Palazzo
Inam da parte degli studenti. Gli architetti Ripamonti e Scalavicci del
Politecnico hanno illustrato l’ipotesi di una Casa della Comunità e il
possibile recupero dello stesso Palazzo Inam finalizzato a quello scopo.
Ha concluso l’assessore alla Cultura Anna Varisco aggiornando i cittadini presenti sullo stato del progetto di riqualificazione dell’immobile oggetto di studio della serata.
Si è guardato, con occhi diversi e con proposte diverse, ad un
edificio che non solo ha fatto la storia urbanistica della nostra città ma che
potrà ancor avere un futuro utile a tutti.
mercoledì, novembre 09, 2022
Da "Dialogonews" del 7 novembre 2022
DIALOGO
NEWS
LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SENZA
LIMITI POLITICI
Palazzo ex Inam di
Paderno da ristrutturare: un esempio di architettura da salvare
BY PONTORIERO FRANCO on 7 NOVEMBRE 2022 • ( 0 )
PADERNO DUGNANO – Un ampio dibattito in corso sulla
salvaguardia del palazzo ex Inam di via della Repubblica, ex sede della caserma
dei carabinieri e attuale sede Asst. Si tratta di una struttura creata su opera
di un architetto che ha un valore da salvare e per questo il palazzo dovrebbe
essere ristrutturato. E’ stato organizzato un confronto cittadino che si svolge
nella sede della biblioteca del Tilane mercoledì sera alle 21. Saranno
presenti Classe 4H a.s. 21/22 Liceo Artistico Umberto Boccioni – Milano e
lo Studio Maffioletti con arch. jr. Giulia Scalavicci – Paderno Dugnano
arch. Francesca Ripamonti – Politecnico di Milano, DAStU.
LA
STORIA / Nel 1964 l’Amministrazione Comunale di Paderno Dugnano commissionò
all’Architetto Marco Romano il progetto di un nuovo “centro civico” della
città. Il progetto fu sviluppato nell’inverno del 1964 e fu influenzato del
centro di Cumbernauld progettato da Hugh Wilson; il complesso si sviluppava su
diversi livelli per facilitare l’accesso agli edifici con passaggi pedonali,
lasciando i parcheggi e le strade di accesso sotterranei. Sfortunatamente, del
progetto iniziale, è stato realizzato un solo fabbricato per alcune “funzioni
civiche” (i servizi per l’INAM, la stazione per la polizia locale e un piccolo
palazzo per
appartamenti), composto da due costruzioni simmetriche e un “patio” con i
passaggi pedonali e le scale su due livelli che producono un’originale
prospettiva. La struttura in cemento armato rinforzato (progettata da Ing.
Marco Locatelli, e gettato in opera) è modulare e consiste in una combinazione
di parapetti, cornici, alveoli e travi in cemento. Da tutte le stanze
interne, attraverso grandi finestre che dal pavimento raggiungono il soffitto è
possibile vedere una fetta di cielo e i parapetti in cemento, che si sviluppano
su tutto il perimetro, con un passaggio stretto e un sedile di cemento
accessibile dalla gente. Il cemento grezzo a vista (beton brut) si presta in
questo modo a conferire una notevole forza espressiva all’intera struttura,
utilizzando un materiale economico e semplice che aiuta a dare quella
sensazione di imponenza propria dei palazzi in stile “brutalista”.
Attualmente è operativo (sede ASST
Rhodense e di alcune associazioni e consultori), le recenti analisi di
stabilità hanno confermato la buona condizione strutturale dell’edificio che
richiede un adeguato restauro per far fronte alle intemperie di 50 anni di
attività con una scarsa manutenzione. Il tallone d’Achille del Palazzo è il
consumo energetico che richiede una “rigenerazione energetica” fattibile,
grazie alle nuove tecnologie, senza alterare l’originale e funzionale
architettura.
giovedì, novembre 03, 2022
Giovanni Moretti premiato a Parigi
Rilanciamo volentieri il comunicato stampa che annuncia la
premiazione del pittore padernese Giovanni Moretti, in quel di Parigi.
“Lo scorso 9 Ottobre nell’ ambito de la “Fete des Vendanges 2002
célebre L’Egalité” la ultracentenaria Repubblica di Montmarte per voce e
di fatto del Presidente Alain Coquard ha nominato l’ Artista Palazzolese
Giovanni Moretti “ Ambassadeur de l’ Onirique”.
Il tutto nella magica atmosfera della Vigna di Montmartre, nei
pressi del cabaret “Lapin Agile”e della “Maison Rose” luoghi cari ai grandi
Maestri della Pittura quali Monet,Renoir,Van Gogh, Picasso e Modigliani e non
ultimo Utrillo per citarne qualcuno.
Tale onoreficenza é venuta per il lavoro artistico pittorico che
da oltre 40 anni impegna Moretti, di cui un ventennale dedicato a opere ad olio
e acquerello dedicate a Montmartre. La presentazione dell’ Artista é stata
fatta dal Ministro dell’ Educazione Alain Larcher che ne ha evidenziato le
storiche attività: Lavorative ( Grafico Pubblicitario di Simes-Zambon,Astra
Farmaceutici e AstraZeneca). Artistiche ( Pittore ad olio e acquerello dal
1974). Filateliche legate anche alla Città di Paderno Dugnano ( Mostre sul 50°
della Resistenza, 50° della Costituzione Italiana, Paolo Magretti).
Per le opere relative a Montmartre , produzione iniziata
nell’anno 2000, é stato il riconoscimento per la sua divulgazione artistica
fuori Francia, per quella che consideriamo “la culla della cultura europea”.
Seguendo l’ Artista da anni nelle iniziative con collaborazione della Città di
Paderno Dugnano, dalle Personali di Pittura alla storica Città in Bottiglia,
nata nel 2009, notiamo quanto la sua arte si accompagni a due precise scelte:
da un alto ricostruzioni di “atmosfere socio-ambientali storiche”, dall’ altro
una visione di scelte pittorico-ambientali della contemporaneità, Montmartre,
Milano e la Brianza, la Toscana.
Visitandone il
sito www.giovannimoretti.com si
può ulteriormente approfondirne la sua storia.”









