venerdì, agosto 07, 2020

75 anniversario della tragedia di Hiroshima

 Comunicato del MIR in occasione del 75° anniversario della bomba su Hiroshima.

RICORDARE IL PASSATO PER CAMBIARE IL FUTURO

Sono trascorsi 75 anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, dove il 6 e il 9 agosto 1945 furono sganciate le bombe atomiche americane che hanno dato la morte improvvisa a duecentomila persone. Iniziò così, nel modo più tragico, l’era atomica. Da allora l’uomo ha vieppiù sviluppato la capacità di distruggere ogni forma di vita su questa Terra. Allora sembrò logico eliminare totalmente i nemici, compresi i bambini di due città, lanciando contro di loro due bombe nucleari. E tuttora a molti sembra logico poterlo fare, tant’è vero che in 75 anni sono state costruite decine di migliaia di ordigni atomici e ancora ce ne sono 13.400 pronti a ridurre come Hiroshima altrettante città.


Anche in Italia, nelle basi Nato di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), ci sono 70 testate atomiche americane e si prepara la loro sostituzione con i nuovi – e più micidiali - ordigni nucleari B61-12, che saranno lanciati dai cacciabombardieri F35.


La commemorazione di Hiroshima e Nagasaki deve convincere a prendere finalmente decisioni di disarmo, almeno di disarmo atomico, troppo a lungo rimandate.  E’ inaccettabile che il nostro paese, che ripudia la guerra e ha fatto la scelta antinucleare, ospiti armi nucleari. Anziché essere una nazione esemplare sulla via alla pace e al disarmo, è uno stato che continua nella logica militarista della violenza e del terrore.


Il M.I.R. (Movimento Internazionale della Riconciliazione) rinnova l’appello al Governo italiano di aderire al Trattato di messa al bando delle armi atomiche, approvato dall’ONU tre anni fa, con il voto favorevole di 122 nazioni. Da recenti sondaggi emerge che circa otto italiani su dieci sono per l’eliminazione delle bombe atomiche. I governanti ascoltino il bisogno di pace e di vera sicurezza dei popoli, invertendo l’attuale tendenza al riarmo nucleare che sta diffondendosi come una pandemia; si metta fine alla follia delle armi nucleari, che è già immorale per il solo possesso di minacciose armi atomiche: come ha detto Papa Francesco, nel discorso pronunciato l’anno scorso a Hiroshima, sul luogo dove “di tanti uomini e donne, dei loro sogni e speranze, in mezzo a un bagliore di folgore e fuoco, non è rimasto altro che ombra e silenzio”. Come ha detto il Papa: “Che questo abisso di dolore richiami i limiti che non si dovrebbero mai oltrepassare”. “Apriamoci alla speranza, diventando strumenti di riconciliazione e di pace”.

giovedì, agosto 08, 2019

LA DISUMANITÁ NON PUÒ DIVENTARE LEGGE


Ricevo da un caro amico il seguente appello


m . i . r .   m o v i m e n t o   i n t e r n a z i o n a l e  d e l l a   r i c o n c i l i a z i o n e
 b r a n c a  i t a l i a n a  d e l l ’ I . F . O . R .

 I n t e r n a t i o n a l   F e l l o w s h i p  O f   R e c o n c i l i a t i o n 


 LA DISUMANITA' NON PUO' DIVENTARE LEGGE

Contro il decreto Sicurezza Bis

Il MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), si oppone al decreto legislativo (ipocritamente titolato “Decreto sicurezza”), che inasprisce le sanzioni e le pene per i migranti e chi li soccorre in mare.

Chiediamo ai parlamentari di fare appello al senso di umanità e quindi bocciare il “Decreto Sicurezza bis” che il governo si accinge a presentare in Parlamento, poiché, impedendo l'azione delle navi di soccorso nel Mediterraneo, con sicurezza aumenterebbero le vittime delle migrazioni.

Sosteniamo la mobilitazione che inizia oggi, domenica 4 agosto, da Trappeto (PA), dalla casa di Danilo Dolci, maestro di lotte nonviolente, dove si tiene il raduno nazionale dei giovani della rete di Libera, e che continuerà fino alla votazione in Parlamento.

Chiediamo a tutti di diffondere con cartelli e sui social il messaggio “La disumanità non può diventare legge #decretosicurezzabis”.

Il Presidente del MIR
Pierangelo Monti 1 Via Garibaldi 13, 10122 Torino ITALIA

domenica, luglio 14, 2019

ANCHE TU FA COSÌ

Ricevo questo scritto da un caro amico



Lezione di carità senza discriminazione.

 La parabola del buon samaritano è nota anche a chi non è cristiano. Oggi i cattolici nelle chiese l'hanno ascoltata e commentata. Di nuovo ci siamo sentiti: “Va e anche tu fa così”, così come il samaritano, che si è preso cura di uno sconosciuto ferito, interrompendo il suo viaggio, portandolo in una locanda e pagando per le sue cure. Perchè l'ha fatto? Perchè ha avuto compassione di lui. “Anche tu fa così” se vuoi mettere in pratica il comandamento fondamentale e avere la vita eterna. Ti trovi di fronte a qualcuno che ha bisogno? Abbi compassione. Chi è? Ma è uno dei nostri? Gesù che insegnava con parabole, ha raccontato questa in risposta a un dotto della sacra scrittura, che chiedeva chi si dovesse amare e chi ignorare. Perchè il prossimo da amare, secondo la mentalità corrente di allora, era inteso come uno del proprio popolo, “uno dei nostri”. Stava scritto: “Amerai il prossimo e odierai il nemico”. Questa mentalità chiusa c'è ancora oggi? Oh sì. Continua a esserci, anche da parte di chi ha sentito e meditato più volte questa parabola. Eppure Gesù ha insegnato ad amare i nemici, a non avere nemici, a non fare discriminazione di persone, ad essere compassionevoli verso chiunque ha bisogno. Il buon samaritano è modello del cristiano, che ora dovrebbe anche vedere Gesù nello sconosciuto trovato ferito per strada: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero malato e siete venuti a trovarmi, ero stranieo e mi avete accolto”. I membri del M.I.R. che sono di fede cristiana credono che “l'amore quale Gesù ha manifestato vince ogni male” (art.2 dello Statuto). E' un amore compassionevole rivolto a tutti, italiani e non, bianchi e non, profughi e non. Il buon samaritano non ha chiesto documenti al ferito. Chiunque abbia un po' di umanità prova ammirazione per il volontario del soccorso, che soccorre chiunque trova per strada o per mare, senza discriminazione. “Va e fai così”. L'omissione di soccorso è male. E si vince con l'amore. Pierangelo Monti Presidente del MIR.

domenica, ottobre 07, 2018

RIACE


RIACE, PAESE DELLA CALABRIA, CHE OLTRE AD AVERCI DATO I BELLISSIMI BRONZI, STA RESTITUENDO DIGNITA' ALL'ITALIA
In un paese calabrese svuotato dall’emigrazione, è nata un’utopia. Riace ha deciso di accogliere i migranti che sbarcano sulle coste italiane. 
Oggi le case abbandonate sono di nuovo abitate e nel paese è tornata la vita.
In seguito all’arresto di Domenico Lucano, le registe e le produttrici di "Un paese di Calabria", hanno deciso di condividere la loro visione di Riace per sostenere l’importanza del modello di accoglienza messo in atto dal sindaco e dai suoi concittadini, oltre che per proporre una riflessione sui cicli migratori. 
Denunciamo la criminalizzazione degli atti di solidarietà e accoglienza dei rifugiati in Italia, in Francia ed ovunque in Europa.