Se anche tu in questi giorni hai avuto la sensazione di sperimentare la convivenza di realtà apparentemente inconciliabili, sappi che sei in buona compagnia. Da una parte la leggerezza e lo spettacolo del Festival di Sanremo, dall’altra le immagini e le notizie che arrivano dall’Iran, l’escalation militare, il conflitto che torna protagonista dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni minacciando, ancora una volta, di ridisegnare gli equilibri mondiali.
Questa frattura ha un nome: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso tempo e nello stesso spazio mentale. Cercare un momento di leggerezza mentre nel mondo accadono tragedie non è indifferenza: è una forma di tutela. L’esposizione continua a notizie drammatiche può generare quella che la psicologia chiama compassion fatigue, una stanchezza emotiva che non ci rende meno sensibili, ma più fragili.
Parlare di Sanremo o commentare le ultime notizie delle Olimpiadi Invernali non è un tentativo di rimuovere qualcosa che non vogliamo vedere, ma un modo per trovare respiro. Il punto non è scegliere tra profondità e distrazione, ma restare consapevoli: possiamo commentare una canzone e riflettere su una guerra. Non è superficialità, è la complessità del presente.
Viviamo tempi che chiedono profondità, ma anche umanità.
E le parole, se usate con cura, servono proprio a questo: a tenere insieme anche ciò che sembra inconciliabile.
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