mercoledì, febbraio 18, 2026

Remigration, la risposta viene dai dati

 

Lombardia: 1,2 milioni di stranieri, il 12,1% dei residenti


I numeri restituiscono una fotografia strutturale e non emergenziale. In Italia i cittadini stranieri residenti sono oltre 5,3 milioni, pari al 9,1% della popolazione. 
La Lombardia concentra quasi un quarto della popolazione straniera nazionale: oltre 1,2 milioni di persone, il 12,1% dei residenti regionali

Gli stranieri sono più giovani, fanno più figli, sono più precari e hanno salari più bassi

Sul versante demografico, la popolazione straniera è mediamente più giovane: in provincia di Varese il 52,9% è composta da donne e il saldo naturale è positivo, con oltre 800 nascite nel solo 2024, a fronte di un saldo naturale fortemente negativo della popolazione italiana
Un dato che incide direttamente su scuola, servizi educativi e politiche sociali.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo centrale del lavoro. 
In Lombardia gli occupati stranieri sono oltre 600 mila, pari al 13,2% del totale, concentrati nei settori a maggiore precarietà e più bassi livelli salariali
Una condizione che produce maggiore esposizione al bisogno di welfare e alimenta conflitti redistributivi sui territori. 

Non solo immigrati: Lombardia prima regione italiana per espatri, oltre 22.000 nel solo 2024

Accanto all’immigrazione cresce però anche l’emigrazione: la Lombardia è la prima regione italiana per espatri, con oltre 22 mila partenze nel solo 2024
 Un doppio movimento che interroga il modello di sviluppo, i salari e le opportunità offerte dal territorio.
Il peso delle politiche migratorie ricade in larga misura sui Comuni
Da un lato le difficoltà legate a scuola, welfare e sicurezza urbana; dall’altro il ruolo dei servizi educativi, dello sport e delle politiche abitative come strumenti di inclusione e prevenzione dei conflitti. 
Al centro del problema anche la gestione dei minori stranieri non accompagnati e la carenza di risorse statali a sostegno degli enti locali.
Per tenere insieme i diversi aspetti è necessaria una visione di lungo periodo.
La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma con la coesione sociale e l’integrazione. 
Solo nella parità di trattamento, nel contrasto allo sfruttamento e nel rafforzamento del welfare universale è possibile trovare la soluzione per evitare dumping salariale, guerre tra poveri e nuove fratture sociali.

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