La collezione Risso, in questa
mostra presenta 73 manifesti della contestazione 1969 1979, uno dei periodi e dei
temi che per la collezione sono i più significativi e cari, in quanto in quegli
anni risultavano decisivi per proseguire ed accrescere la raccolta e permettendo
di privilegiare la scelta del materiale.
Forse si può dire che il sinonimo
della contestazione è manifesto murale, mezzo privilegiato di comunicazione dal
momento che poteva costare poco, essere creato ed esposto in tempi brevi,
attrarre l'attenzione del comune passante con l'impatto visivo della grafica e
la sintesi dello slogan, inserirsi negli spazi a disposizione di tutti, anche
in barba alle tasse di affissione.
Alla tradizionale cartellonistica
commerciale, ai grandi fogli di propaganda partitica, si imponevano o
addirittura si sovrapponevano sui muri, in quantità e frequenza sorprendenti, con
parole e immagini composte da grafici improvvisati o famosi.
Tutti acquistano maggior senso
grazie al manifesto che apre l'itinerario espositivo, mostrando un poliziotto, con manganello e piedi enormi,
che sovrasta lo slogan “Vietato calpestare le idee”.
Il materiale è raggruppato per sigle dei movimenti extraparlamentari che di quel fenomeno sono stati i protagonisti più influenti:
Avanguardia Operaia
Potere Operaio
Lotta Continua
Movimento Studentesco
Alcuni di questi movimenti si sono trasformati in partito politico per incidere direttamente all'interno delle istituzioni. Ci sono anche le firme di movimenti locali o settoriali che hanno continuato ad operare con una modesta visibilità; altri sono scomparsi. A questi ultimi la collezione Risso ha sempre dedicato una attenzione particolare poiché più facilmente soggetti all'oblio.
Con una grafica efficace ma
estremamente libera, con caricature, fotografie, disegni, fumetti,
manipolazioni di simboli, i manifesti veicolavano il disagio, la sofferenza e
il rifiuto del quadro istituzionale che si era creato dopo qualche decennio
dalla nascita del regime repubblicano.
I manifesti raccoglievano
consensi in quasi tutti i settori sociali, in particolare quelli degli studenti
prima e degli operai dopo, più sensibili agli ideali di crescita civile e
giustizia sociale, garantite dalla Costituzione Italiana espressa dalla Resistenza.
Ancora, i muri proponevano di
uscire dalla NATO, di radicalizzare la lotta contro i tapponi fascisti,
richiamandosi alla Resistenza, di liberare Valpreda, di occupare fabbriche e
case sfitte, di difendere il divorzio, di autoridurre le bollette, di bloccare
i prezzi. I manifesti reinterpretavano i classici del marxismo, si richiamavano
alla Comune e alle Rivoluzioni Sovietica e Cinese, prospettavano la possibilità
di un vero socialismo.
L'itinerario della mostra si
chiude con i manifesti della repressione.
Paderno Dugnano,
ottobre 2025
Giuseppe Paolin
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