giovedì, maggio 30, 2024
mercoledì, maggio 22, 2024
GAE AULENTI
dal 22 maggio 2024 al 12 gennaio 2025 la Triennale Milano
presenta la mostra Gae Aulenti (1927-2012), realizzata in collaborazione con l’Archivio Gae Aulenti e curata da Giovanni Agosti con Nina Artioli, direttrice dell’Archivio Gae Aulenti, e Nina Bassoli, curatrice per Architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale.
* * *
Gae Aulenti a
grandezza naturale
Apre oggi in Triennale Milano un’ampia
retrospettiva dedicata all’architetta, un percorso espositivo costituito da
ambienti in scala 1:1 tra disegni, fotografie e maquette.
di Prashanth Cattaneo 22 Maggio 2024
L’architettura
non è scenografia. Il design non è decorazione. È con questi due principi che
Gae Aulenti ha lavorato ogni giorno e che contraddistinguono il rigore
progettuale di tutta la sua produzione. La sua opera, alimentata da una
riflessione sulla cultura unita a una tensione democratica ispirata ai valori
della Costituzione, è stata costantemente orientata a dimostrare che
architettura e design sono discipline che hanno regole e finalità precise. La
sostanza per queste ragioni viene prima della forma, quest’ultima è sempre
l’esito di un processo dove lo studio precede la creatività, non negandola.
«Architetto, senza alcun dubbio, ma anche una designer, una scenografa, una
progettista, una curiosa, una fumatrice, una donna, una lettrice instancabile,
una nonna, una viaggiatrice» – come scrive Nina Artioli sul catalogo Omaggio
a Gae Aulenti (Corraini Edizioni, 2016) della mostra alla Pinacoteca
Agnelli di Torino – Gae Aulenti è stata un personaggio poliedrico del ‘900 e
del secolo attuale.
I
riconoscimenti internazionali ricevuti (tra gli altri Chevalier de la Legion
d’Honneur nel 1987, Cavaliere di Gran Croce conferitole nel 1995) sono
un’ulteriore dimostrazione che il suo lavoro, non solo ha aperto nuovi scenari
della professione, ma è stato un contributo alla costruzione delle culture
italiana ed europea intese nelle loro dimensioni plurali e in divenire. Gae
Aulenti nasce nel 1927 a Palazzolo dello Stella in provincia di Udine e muore
nel 2012 a Milano, sceglie quest’ultima per gli studi in architettura motivata
dal desiderio di contribuire alla ricostruzione del Paese devastato dalla
guerra; a Brera la sua casa-studio è oggi sede dell’Archivio Gae Aulenti.
Triennale
Milano, dopo la mostra del 2013 Gae Aulenti. Gli oggetti e gli spazi curata
da Vanni Pasca, allestimento di Gae Aulenti Architetti Associati, e dopo aver
ospitato la proiezione nel 2023 Sinceramente Gae di Didi
Gnocchi e Matteo Moneta nell’ambito di Milano Design Film Festival, le
dedica Gae Aulenti, un’ampia prospettiva dal 22 maggio 2024 al 12
gennaio 2025. Curata da Giovanni Agosti con Nina Artioli e Nina Bassoli,
l’allestimento di Tspoon prevede un percorso espositivo costituito da ambienti
in scala 1:1 grazie ai materiali originali conservati nell’Archivio Gae Aulenti
tra disegni, fotografie e maquette. La nuova grande mostra rappresenta la
possibilità inedita di immergersi nel suo lavoro nel luogo che la vide
protagonista nel 1990 con il rinnovamento strutturale degli spazi firmato con
Umberto Riva, poi nel 1994 con la Galleria per Esposizioni Temporanee e infine
nel 2012 quando ricevette la Medaglia d’Oro alla Carriera. Gae Aulenti non è
stata solo l’architetto – diceva sempre «sono una donna, ma sono un architetto»
– del Museé d’Orsay (1986) di Parigi o di piazza Cadorna (2000) di
Milano o del Museu Nacional d’Art de Catalunya (1985-2004) a Barcellona. Ha
firmato progetti straordinari come Palazzo Grassi (1986), le stazioni Museo e
Dante (2001) della metropolitana e il ridisegno delle piazze Cavour e Dante a
Napoli, Palazzo Pubblico (1996) di San Marino, Spazio Oberdan (1999) di Milano,
l’Aeroporto di Perugia (2012), Palazzo Branciforte (2012) a Palermo.
Mai
esuberante, sempre attenta a cercare l’essenza della cultura nella “diffusa
qualità del paesaggio”, per Gae Aulenti il progetto di architettura è un fatto
relazionale, diceva infatti «quando si costruisce all’interno di una città non
c’è possibilità di autonomia». Per queste ragioni non si è mai
autorappresentata, non rinunciando per questo a inserire nei suoi edifici elementi
riconoscibili della sua ricerca estetica, sempre come proposta complementare al
contesto. A volte era una componente strutturale, la forma dei tetti delle
passerelle di piazza Cadorna o della biblioteca Tilane di Paderno Dugnano;
altre volte un materiale come il legno dell’arredamento di Palazzo Pubblico e
di Spazio Oberdan; o un colore, il suo rosso “acceso”, come diceva lei, dei
pilastri in cemento armato dell’aeroporto umbro o dei rivestimenti
dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo (2005).
Gae
Aulenti ha creduto nei suoi progetti in ogni fase del suo lavoro e li ha difesi
con la forza della sua coerenza. Alcuni ricorderanno quando invitava il
personale di Spazio Oberdan a non introdurre nuovi elementi di arredo nella
hall o quando si scontrò con il Comune di Milano per aver messo le luci di
Natale sull’opera Ago, filo e nodo di Claes Oldenburg e Coosje
van Bruggen in Piazzale Cadorna riuscendo a farle rimuovere. Le opere d’arte
per lei erano parte del progetto, così come la scelta degli artisti – come
Ignazio Moncada per Palazzo Branciforte – non è mai stata casuale. In un
momento nel quale si pensa alla tradizione come qualcosa di statico, il lavoro
di Gae Aulenti è un invito a esplorare questo concetto attraverso la conoscenza
e quindi la cultura. Diceva «la tradizione non è qualcosa che si riceve in
eredità, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno». Da qui la dimensione
durevole del progetto e quindi anche dell’oggetto come «idea profonda e morale»
(Gae Aulenti, Vedere molto, immaginare molto, Edizioni di
Comunità, 2021), il valore della pace perché la costruzione di muri «non è
possibile!», il museo come «luogo di alta pedagogia», la sua attenzione
all’educazione con i progetti di Città Studi (1987) di Biella e della Scuola
Materna E. Agnelli (2004) di Villar Perosa.
La
sua coerenza l’ha espressa anche nel design. Ogni suo oggetto nasce sempre in
relazione ad un luogo rispondendo quindi a precise esigenze. Se lo stile
neoliberty della Pipistrello (Martinelli Luce, 1965) o il ready-made di Tavolo
con ruote (FontanaArte, 1980) spopolano oggi sui social, un progetto innovativo
per forma e funzione è il Cestello (iGuzzini, 1980; a breve tornerà in
produzione). Disegnato con Piero Castiglioni per Palazzo Grassi è stato poi
introdotto per la sua versatilità in altri spazi espostivi come la
Metropolitana di Napoli. Oggi, tra gli altri, lo si trova ancora alle Scuderie
del Quirinale anche se utilizzato – scorrettamente – come supporto di nuovi
faretti. Purtroppo, a volte, capita che il nuovo cancelli le tracce del
passato. Spazio Oberdan è stato smantellato per far posto al MEET Digital
Culture Center, Palazzo Grassi è stato riprogettato. Non per tutti innovazione
e contemporaneo devono proporsi nel rispetto e in complementarietà con il
contesto e la storia. Per Gae Aulenti questi valori sono stati imprescindibili.
Questa è la straordinaria eredità che lascia.
* * *
martedì, maggio 07, 2024
Hannah Arendt: Il totalitarismo e la banalità del male
“Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.”
La Arendt fa riflettere sul potere
del totalitarismo, ovvero quello di manipolare la mente e il cuore degli
individui, di cancellare la loro capacità di giudizio, di discernimento, di
critica.
Un totalitarismo basato non solo
sulla convinzione ideologica, ma anche sulla confusione, sull’inganno, sulla
menzogna.
Un totalitarismo che crea una
realtà fittizia sostituendo la realtà storica, la verità fattuale.
Un totalitarismo che vuole rendere
gli individui incapaci di distinguere il vero dal falso, il reale dal fittizio,
il bene dal male.
L’autrice mostra come il
totalitarismo sia nato dalle crisi della modernità, dalle contraddizioni della
società di massa, dalle frustrazioni dell’individuo isolato.
Arendt ci mostra come il
totalitarismo sia stato possibile grazie alla complicità, alla passività ed
all’indifferenza di molti.
"Le origini del totalitarismo" (1951) è un classico della filosofia politica e della politologia del Novecento. Per la Arendt il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazione delle contraddizioni dell'epoca moderna e insieme la comparsa in Occidente di un fenomeno radicalmente nuovo.
Le categorie tradizionali della politica, del diritto, dell'etica e della filosofia risultano inutilizzabili; quanto avviene nei regimi totalitari non si può descrivere nei termini di semplice oppressione, di tirannide, di illegalità, di immoralità o di nichilismo realizzato, ma richiede una spiegazione "innovativa".
Lungi dal presentare una struttura monolitica, l'apparato istituzionale e legale totalitario deve rimanere estremamente duttile e mobile, al fine di permettere la più assoluta discrezionalità. Per questo gli uffici vengono moltiplicati, le giurisdizioni tra loro sovrapposte e i centri di potere continuamente spostati. Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria.
Nelle Origini tale macchina viene smontata e
analizzata pezzo per pezzo: i metodi propagandistici, le formule organizzative,
l'apparato statale, la polizia segreta, il fattore ideologico e, infine, il
campo di sterminio, istituzione suprema e caratteristica di ogni regime
totalitario.
Le
origini del totalitarismo : Arendt, Hannah, Guadagnin, Amerigo: Amazon.it:
Libri
Sono passati sessant’anni da quando, nel 1963, "La banalità del male" uscì per la prima volta.
E' il resoconto del processo a Eichmann, e l'analisi di come lo sterminio di gran parte degli ebrei d’Europa – una delle più terribili manifestazioni del Male – si fosse concretizzata a opera di uomini normalissimi, e non ha perso nulla della rilevanza che aveva nel 1963.
Anzi, se possibile, il suo valore si è andato accrescendo, suffragato da numerosi drammatici esempi di crudeltà e massacri perpetrati da organizzazioni e Stati che fondavano (e fondano) il perseguimento dei crimini più atroci su individui come Eichmann: persone sprovviste di qualsiasi tipo di eccezionalità, semplicemente concentrate sulla corretta esecuzione del compito loro assegnato dall’autorità.
Il Male che Eichmann incarna, infatti, appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.
È una verità che ciascuno è chiamato a tenere presente, specialmente in un’epoca di rinnovate tensioni, guerre e atrocità, come quella che stiamo vivendo.
L’onestà intellettuale che
Arendt mette in campo in questo libro, e che le valse anche diversi attacchi
dallo stesso mondo ebraico, è l’unica arma che ci permette di riconoscere il
Male, anche nelle sue forme più banali, quelle che potrebbero radicarsi in
ciascuno di noi.
La
banalità del male : Arendt: Amazon.it: Libri
Inoltre, anche se un po’
lunga (45 minuti), suggeriamo la visione della puntata del programma RAI ‘Il
tempo e la storia’ con il Professore Emilio Gentile, storico. Emilio Gentile - Wikipedia
Anche il film di Margarethe Von Trotta uscito nel 2013 nelle sale italiane è basato sulla filosofa tedesca Hannah Arendt che nel 1961 seguì il processo al criminale nazista Eichmann a Gerusalemme e la genesi del libro "La banalità del male" che rivoluzionò la letteratura sulla Shoah. Eichmann è stato spesso considerato, anche per sua esplicita dichiarazione, un "grigio burocrate che eseguiva solamente gli ordini dei gerarchi importanti"
Sorgente
di vita 2012/13 - Hannah Arendt (film Von Trotta) - 21/04/2013 - Video -
RaiPlay
Infine, l’intervista
del Corriere della Sera a Shalom Nagar, l’uomo che
giustiziò Eichmann:
«Io
avevo pietà dei miei carcerati, anche se erano terroristi. Gli arabi sono stati
creati pure loro a somiglianza di Dio. Sono un popolo, hanno un’anima. Proprio
come noi. E la legge ebraica dice che non devi uccidere. Non dice: non devi
uccidere Mosè o Maometto. Dice che non devi uccidere. E basta»
Ho
giustiziato Eichmann. Mai più - Corriere della Sera
In conclusione, Hannah Arendt ci stimola ad analizzare tanti aspetti dell’Italia in cui oggi viviamo, a partire dal significato di democrazia, alla passività ed all’indifferenza di molti, all’impegno e alla responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti degli altri, alla conoscenza della storia e ai suoi corsi e ricorsi, all’importanza dell’informazione, soprattutto del ruolo della RAI nel garantire un servizio culturale e informativo. Ruolo che ha svolto e che deve continuare a svolgere in futuro per garantire la pluralità, libertà di espressione e l’indipendenza dell’informazione pubblica.
domenica, maggio 05, 2024
Alla riscoperta della Biblioteca TILANE
Lasciatemelo dire, è proprio bella!
Ma andiamo con ordine:
Progetto e Realizzazione sono stati eseguiti da GAE AULENTI (famosa
architetta italiana 1927-1912) e si svolgono negli anni 2006-2009, periodo in
cui il Sindaco era Gianfranco Massetti.
Il Progetto parte dalla ristrutturazione di un edificio industriale sede
di un opificio, le TILANE appunto, e riprende la struttura della Stazione
Cadorna di Milano, come a sottolineare il filo di collegamento ferroviario
tra Cadorna e il filo di cotone dell’opificio.
E questo spiega il simbolo di Tilane…una matassa di filo
Nella descrizione di una rivista sui lavori di Gae Aulenti sono da
notare le parole di Marguerite Yourcenar pronunciate il giorno dell’inaugurazione,
che ben sintetizza lo spirito del progetto:
“Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito…”.
Parole quanto mai attuali…
Questa la storia! Ma rivisitare oggi la biblioteca, raccontata da due ottime
guide, le bibliotecarie Sonia e Giorgia, è stato emozionante.
Eccovi ora un po' di foto scattate durante la visita e rappresentative dei
diversi ambienti, ognuno dei quali adibito ad uno scopo diverso, sempre
rispettando il progetto e lo stile originale, con un arredamento di design.
L’edificio già meta di visite dell’Ordine degli Architetti, ci
auguriamo rientri nei luoghi della Design Week 2025, come lo sono state Villa
Bagatti e Villa Borsani di Varedo nel 2024.
Ma soprattutto speriamo che sia pienamente usufruita dai Cittadini padernesi e diventi sempre più un luogo di cultura, scambio di idee e socializzazione.
LA STORIA – Tilane https://www.tilane.it/progetto/
Gae Aulenti – Il mio
nome in fondo – Tilane https://www.tilane.it/podcast/aulenti/
Un GRAZIE a tutti quelli che hanno lavorato e ancora lavorano perché questo progetto sia sempre VIVO !
giovedì, maggio 02, 2024
Il Circolo dei Lettori: incontro sul romanzo 'Aria di famiglia' di Alessandro Piperno
Se ne parla a Casa Manzoni, eccezionalmente lunedì 6 maggio, alle ore 18.30, per un incontro dedicato al nuovo romanzo Aria di famiglia di Alessandro Piperno (Mondadori), che narra l’odissea esistenziale di un professore in crisi e di un bambino entrato improvvisamente nella sua vita per stravolgerla. Insieme scopriranno cosa significhi costruire una famiglia.
Con l’autore dialogherà Mauro Novelli, presidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani.
Per maggiori informazioni, consultare la locandina allegata.
Per la partecipazione in presenza, l’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
L’incontro verrà anche trasmesso in diretta streaming sul nostro canale YouTube.