Una nuova stagione di libertà e partecipazione. La mia Delia riscatta un'era di violenze domestiche.
Nel 1946 le donne italiane votarono per la prima volta. Fu
un momento che segnò l'inizio di una nuova stagione di libertà e partecipazione
punto non fu un traguardo semplice né immediato: arrivo grazie alla
perseveranza e il coraggio di quelle valorose attiviste nella vita sociale e
politica che avevano combattuto il nazifascismo e avrebbero poi contribuito a
redigere la nostra Costituzione, di donne e uomini che, per affermare la
propria dignità e i propri diritti, avevano lottato duramente, pagando spesso
un prezzo altissimo, a volte con la vita.
La coscienza di poter contare
Proviamo a immaginare cosa abbia significato, per una donna
di allora, prendere coscienza di avere il diritto di contare, di sapere che ciò
che fino a poco prima le era proibito, era finalmente diventato possibile punto
con quale emozione avranno vissuto quel momento le donne comuni, quelle piegate
dal lavoro fin dall'infanzia, destinate, nei casi migliori, a una vita di
obbedienza, definite quasi esclusivamente dal loro ruolo di madri e mogli
virgole indottrinate alla sottomissione e convinte di essere delle nullità?
Come una goccia nel mare?
Pensiamo a queste donne, che erano la maggioranza: quelle
che hanno partorito e cresciuto intere generazioni, che hanno contribuito a
ricostruire un Paese devastato dalla guerra e che raramente sono state
ringraziate. Pensiamo a cosa abbia significato per loro essere convocate ad
esprimersi, a rendere visibile il proprio pensiero attraverso il voto e a
partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo: si saranno
percepite come una goccia nel mare, o come parte attiva di qualcosa di più
grande?
Nel costruire, insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda,
una sceneggiatura per il cinema, una storia inventata, seppur ispirata da
esperienze reali, condivise da molte famiglie italiane e tramandate nel tempo
dalle nostre bisnonne, abbiamo immaginato l'odissea di Delia, una delle tante
donne qualunque che non hanno fatto la storia e non abbiamo ricordato,
costrette a una vita di prevaricazioni e violenze domestiche (condizione
peraltro tragicamente attuale è tuttora un'emergenza); il suo faticoso tragitto
verso quel giorno e, insieme il percorso interiore, altrettanto difficile, che
la conduce alla consapevolezza del proprio valore e del proprio ruolo nella
società.
Il ricordo di Anna Garofalo
La giornalista Anna Garofalo racconta così l'orgoglio e
l'emozione delle donne nel giorno delle prime votazioni politiche a cui presero
parte, il due 3 giugno 1946, chiamate a scegliere tra monarchia e Repubblica e
ad eleggere l’Assemblea Costituente: “ (…) le schede che ci arrivano a casa e
ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa perentoria
punto le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del
pane”.
“(…) abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame,
ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una Crocetta
accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore punto si
vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di
stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione le
conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari (…)
il suo sguardo restituisce la semplicità e la forza di quel
momento: l'attesa, la cura per un gesto nuovo, la consapevolezza silenziosa di
stare partecipando, per la prima volta, alla vita democratica del Paese.
Il referendum del 2 3 giugno del 1946 sancì la nascita della
Repubblica italiana. Si recarono alle urne 13 milioni di donne. Con
un'affluenza dell' 89,08% votarono circa 25 milioni di elettrici ed elettori.
Ora, lotta all'astensionismo
Oggi, vedere crescere l'astensionismo fa male, perché ci
ricorda quanto facilmente possiamo dimenticare il valore di ciò che abbiamo
ottenuto e quanto la disillusione del singolo debiliti la forza prorompente
della collettività. I diritti non sono intoccabili, ormai lo sappiamo, e la
storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo
possa cambiare, anche sul fronte delle libertà fondamentali. Per questo è
essenziale che le nuove generazioni riconoscano il valore dei loro diritti
punto perché siano pronti a difendere quelli che hanno ereditato, a combattere
per quelli che rivendicano e a preparare la strada di chi deve ancora nascere.