Restare Umani
Circolo Culturale di Paderno Dugnano
mercoledì, aprile 22, 2026
EGMO-European Girls’ Mathematical Olympiad 2026: un oro, due argenti e un bronzo per l’Italia
Da sinistra: Daria Pasqualetti, Elena Ghilardi, Barbara Catino, Alice Gemma,
Miriam Pividori, Anna Kazhamiakina e Veronica Sacchi.
L’Italia ha chiuso l’European Girls’ Mathematical Olympiad 2026, disputata a Bordeaux dal 9 al 15 aprile, con un oro, due argenti e un bronzo. Nella classifica assoluta la squadra italiana ha ottenuto 77 punti, che valgono l’ottavo posto complessivo; tra le squadre ufficiali europee, invece, l’Italia si è piazzata quarta, dietro a Romania, Turchia e Germania. Home - Progetto Olimpiadi della Matematica
La squadra italiana era composta da:
- Barbara Catino (Liceo A. Volta di Milano), medaglia di bronzo con 14 punti;
- Alice Gemma (Liceo C. De Giorgi di Lecce), medaglia d’argento con 18 punti;
- Anna Kazhamiakina (Liceo G. Galilei di Trento), medaglia d’oro con 26 punti;
- Miriam Pividori (ISIS A. Malignani di Udine) , medaglia d’argento con 19 punti.
Ad accompagnarle a Bordeaux c’erano Veronica Sacchi (Leader), Daria Pasqualetti (Deputy Leader) ed Elena Ghilardi (Observer), che ha sostituito all’ultimo momento Francesca Rizzo, ingranaggio fondamentale del movimento olimpico femminile italiano, rimasta a casa per motivi personali.
Fra i risultati individuali spicca quello di Anna Kazhamiakina, che con 26 punti ha chiuso al secondo posto europeo ex aequo. Merita poi una menzione speciale la prova di Miriam Pividori sul problema 6: in tutta la gara ci sono state soltanto quattro soluzioni complete a quel problema, e Miriam è stata l’unica concorrente europea a riuscirci. Complimenti anche ad Alice che, come Miriam, ha conquistato una medaglia d’argento al suo esordio internazionale e a Barbara, alla terza medaglia in tre partecipazioni alle EGMO.
È stata, in generale, un’edizione più difficile delle aspettative. Lo si vede bene sia dai punteggi delle italiane, più bassi di quelli straordinari del 2025, sia dai dati complessivi della gara: la media finale è stata 11.873 punti, per la prima volta in cinque anni sotto i due problemi risolti. In questo quadro impressiona soprattutto la Cina, che conquista le prime quattro posizioni individuali e l’unico full score, di Huaijin Lou.
Quella disputata a Bordeaux era la quindicesima edizione delle EGMO e anche la più affollata di sempre. A Bordeaux erano infatti presenti 67 squadre e 260 concorrenti. Guardando un po’ oltre il solo record numerico, questo è il segno di una manifestazione che continua a crescere anno dopo anno, sia in Europa sia al di fuori.
Anche come comunità olimpica italiana abbiamo potuto constatare la crescita di questo movimento, che unisce ragazze appassionate di matematica da tutto il mondo. Negli ultimi anni si sono infatti attivate delle vere e proprie collaborazioni internazionali a partire dal nostro EGMO Camp. Da una parte, da alcune edizioni allo stage partecipano anche delle piccole delegazioni provenienti da Svizzera, Ungheria e Croazia. Dall’altra, delle delegazioni italiane hanno potuto partecipare negli ultimi due anni a stage internazionali di preparazione alle EGMO a Les Diablerets e a Zagabria. Ci fa particolarmente piacere osservare che, tra le ragazze straniere presenti all’EGMO Camp dell’autunno 2025, a Bordeaux sono arrivate tre medaglie d’oro, una d’argento e una menzione d’onore: un risultato che sentiamo un po’ anche nostro.
La selezione e la preparazione della squadra italiana per le EGMO è curata dalla Commissione Olimpiadi dell’Unione Matematica Italiana su mandato del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
martedì, aprile 21, 2026
Milano, nuova pietra d’inciampo per gli operai Pirelli deportati
In via Piero e Alberto Pirelli 25, nel cuore della Bicocca, sarà posata una soglia d’inciampo dedicata ai 156 operai della Pirelli deportati nei campi di lavoro nazisti nel novembre 1944.
L’iniziativa promossa da Anpi e Comune di Milano non riguarda solo il passato.
Riporta alla luce una storia che attraversa la Resistenza nelle fabbriche e che lega direttamente la lotta degli operai milanesi alla Liberazione del Paese. Per capire il significato di quella pietra bisogna tornare indietro di oltre ottant’anni, dentro una fabbrica che durante la guerra diventò anche un luogo di opposizione politica.
Gli scioperi operai e l’inizio della Resistenza nelle fabbriche
La storia che oggi si ricorda affonda le sue radici nel marzo del 1943, quando un’ondata di scioperi parte dalle fabbriche di Torino e si diffonde rapidamente in tutta l’Italia settentrionale. Dopo vent’anni di regime fascista, la classe operaia torna a organizzarsi e a protestare. È l’inizio di una stagione di mobilitazioni che attraverserà tutta la guerra e che porterà fino allo sciopero generale insurrezionale del 25 aprile 1945, nel pieno della Liberazione.
La reazione degli operai, della famiglia Pirelli e dei dirigenti è compatta. L’opposizione passa attraverso il sabotaggio della produzione destinata alle esigenze militari tedesche, il sostegno alla Resistenza e il rifiuto di trasferire manodopera in Germania. In quel periodo Alberto Pirelli si oppone alla richiesta nazista di inviare nel Reich migliaia di lavoratori: il 20% degli operai, il 50% dei capisquadra del ramo gomma e il 10% degli operai del ramo cavi.
Gli scioperi del 1944 e la rete clandestina
Nel 1944 iniziano gli scioperi alla Pirelli di Milano, in particolare negli stabilimenti di Bicocca, che rappresentano una riscossa operaia contro l’occupazione nazifascista.
Durante la più grande protesta operaia in Europa nel periodo della guerra, organizzata dai Comitati di agitazione clandestini con rivendicazioni economiche e politiche, la Pirelli Bicocca è tra le protagoniste dello sciopero generale che si svolse dal 1à all’8 marzo 1944, che paralizza il triangolo industriale Milano-Torino-Genova. La fabbrica non è più solo un luogo di produzione ma diventa anche un nucleo politico clandestino, con operai organizzati nelle Squadre di azione patriottica (Sap) e nelle brigate partigiane attive in città e in montagna.
Il rastrellamento del 23 novembre 1944
La deportazione nei campi nazisti
L’indomani mattina Alberto Pirelli e la direzione aziendale chiedono alle autorità tedesche il rilascio dei lavoratori. La richiesta viene respinta: è “necessario dare un esempio”, proprio perché gli operai della Pirelli Bicocca sono tra i più attivi nella lotta di Resistenza.
27 persone vengono scartate perché giudicate fisicamente non idonee. Gli altri 156 lavoratori vengono deportati nei campi di lavoro nazisti in Germania. Tre riescono a fuggire dai vagoni piombati durante il viaggio.
Gli altri vengono distribuiti in diversi campi di lavoro, dove in 13 moriranno, uno dei quali dopo il rimpatrio a causa delle conseguenze della prigionia.
Si tratta della deportazione di massa più rilevante operata dai nazifascisti in una singola azienda, seconda solo a quella di 1500 lavoratori genovesi, avvenuta il 16 giugno 1944 in quattro fabbriche della città.
La memoria che arriva fino a oggi
La Resistenza operaia continua fino all’insurrezione finale dell’aprile 1945, nonostante la repressione e la chiusura delle fabbriche. Il sacrificio dei lavoratori della Pirelli viene ricordato con una targa dedicata ai “compagni di lavoro che sul cammino radioso della libertà furono stroncati dalla barbarie nazifascista”, murata sul fabbricato 95 il 23 novembre 1945, ancora oggi presente all’interno del quartier generale della Bicocca.
La soglia d’inciampo davanti allo stabilimento aggiunge un nuovo segno a quella memoria per tenere vivo il legame tra quelle vicende e il presente.
lunedì, aprile 20, 2026
Parole O_Stili: "Ma è davvero SOLO questione di fragilità?"
domenica, aprile 19, 2026
CAI: "1946-2026 Un ricco programma di eventi per celebrare gli 80 anni di passione per la montagna"
- Mercoledì 6 maggio: Spettacolo teatrale “ANCHE I SOGNI IMPOSSIBILI” Compagnia teatrale (S)LEGATI – Cineteca Milano Metropolis
- Mercoledì 13 maggio: Un racconto dal vivo “La montagna che vogliamo” con Marco Albino Ferrari scrittore e giornalista – Auditorium Tilane
- Mercoledì 20 maggio: CAI Paderno si racconta: Letture teatralizzate con la Compagnia teatrale MajorAct – Auditorium Tilane
- Mostra fotografica: 80anni di passione per la montagna dal 13 al 20 maggio 2026 – Foyer Tilane
- 5 e 6 settembre: DUE GIORNI di FESTA al Parco Lago Nord con incontri su sostenibilità ambientale, parete di arrampicata, Percorsi Urbani, laboratori per bambini
- Domenica 6 settembre: Concerto al tramonto con il prestigioso CORO del CAI di Bovisio.
- Mercoledì 21 ottobre: Conclusione festeggiamenti con il Gruppo alpinistico I RAGNI di Lecco – Auditorium Tilane
INFO
1946-2026 CAI PADERNO 80 anni di passione per la montagna
La sezione, fondata nel 1946 da un gruppo di giovani amanti della montagna, è l’associazione più longeva della Città di Paderno Dugnano.
Nel dopoguerra, Giosafatte Rotondi, poeta milanese, appassionato di montagna contribuisce alla valorizzazione dell’escursionismo, diventando presidente della sezione CAI di Paderno Dugnano dal 1947 al 1965. OTTANTANNI di impegno e dedizione per la montagna e l’ambiente, costruiti grazie al contributo di generazioni di socie/i che hanno condiviso esperienze e ideali attraverso corsi di arrampicata, alpinismo e sci alpinismo con la “Scuola Intersezionale Valle del Seveso”, escursionismo, scuola sci, corsi di ginnastica, gite sociali, eventi culturali, percorsi urbani e attività rivolte a ragazze e ragazzi nelle scuole.
Un patto di collaborazione con l’amministrazione comunale vede il CAI come promotore del Progetto "Percorsi Urbani" (oltre 40 km a piedi in città suddivisi in 4 anelli) e in campo nelle Scuole di Infanzia e Primaria con il Progetto “Sport a Scuola” inserito nel Piano Diritto allo Studio.
La Sezione CAI è presenza attiva nell’organizzazione di numerosi eventi sportivi e culturali anche con le associazioni del territorio. Ma non solo, da oltre vent’anni la Sezione è una tra le esperienze positive di riutilizzo sociale di beni confiscati alla mafia: “un centro di legalità, cultura” in un contesto di amicizia e solidarietà.
Queste celebrazioni saranno anche un’occasione di riflessione sulla storia della Sezione come momento per trarne spunti costruttivi per il futuro.
CONTATTI: CAI Paderno Dugnano, Via delle Rose 19 – Paderno Dugnano MI
Sede aperta: Martedì e Venerdì dalle 21.15 alle 23.00
Tel. 02/99045033
e-mail: info@caipadernodugnano.it
WEB: CAI Paderno Dugnano
Facebook: https://www.facebook.com/caipadernodugnano.it
Instagram: https://www.instagram.com/caipaderno/
sabato, aprile 18, 2026
"L’unico modo per uscire dalla crisi del debito" di Thomas Piketty
Andiamo indietro nel tempo.
Luigi XVI alla fine convocò gli stati generali per uscire dall’impasse. Il seguito è noto: fine dei privilegi, introduzione di una fiscalità universale che colpiva tutte le proprietà (imposta fondiaria e sulle successioni, purtroppo proporzionale e non progressiva) e, soprattutto, nazionalizzazione senza indennizzo dei beni ecclesiastici, messi all’asta per risanare le finanze pubbliche. Le classi nobili e borghesi in possesso di titoli di stato divennero spesso i nuovi proprietari dei beni della chiesa, con grande disappunto dei contadini poveri, che speravano che la rivoluzione gli avrebbe permesso di comprare la terra e smettere di lavorare per altri.
La seconda grande crisi del debito si verificò in seguito alle guerre mondiali. Sia nel 1920 sia nel 1945 il debito pubblico francese superò il 200 per cento del prodotto interno lordo (pil), il livello più alto mai registrato fino ad allora. In entrambi i casi fu ridotto nel giro di pochi anni, grazie a una miriade di prelievi eccezionali a carico dei più ricchi, proprio com’era accaduto nel 1789. Nel 1920 fu una delle maggioranze più di destra della storia repubblicana, il Bloc national, a votare un’aliquota del 72 per cento sui più ricchi, e questo nonostante si trattasse di una coalizione proveniente da famiglie politiche che fino al 1914 rifiutavano un’imposta sul reddito anche solo del 2 per cento. Fu la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che a volte quando si è all’opposizione è difficile prevedere quello che si farà una volta al governo, e che il contesto storico può portare a innovazioni inattese. Purtroppo il senato nel 1925 bloccò il progetto di prelievo del 10 per cento sul capitale privato adottato dalla coalizione di sinistra. E questo nonostante fosse l’unico modo per risolvere il problema del debito senza ricorrere all’inflazione, che in fondo è solo un’imposta ingiusta e regressiva per la classe media e operaia.
Nel 1945 i rapporti di forza cambiarono. Il debito superò di nuovo il 200 per cento del pil, ma il senato perse il diritto di veto e l’assemblea nazionale, orientata a sinistra, adottò un’imposta di solidarietà nazionale (Isn) con un’aliquota del 20 per cento sui patrimoni più elevati, che arrivava fino al 100 per cento per chi aveva registrato un arricchimento nominale tra il 1938 e il 1945. L’Isn poteva essere pagata in titoli, che erano depositati nelle “società nazionali d’investimento” (una sorta di fondo sovrano) create appositamente.
Veniamo al 2026. Nessuno sa quando arriverà la crisi. È possibile che i tassi d’interesse reali storicamente molto bassi di cui beneficiano i paesi ricchi durino ancora un po’. Ma è probabile che prima o poi tornino a salire, e in tal caso la crisi sarà brutale. L’idea che tutto si aggiusterà continuando a gravare sulle classi medie e lavoratrici attraverso le tasse o l’inflazione o riducendo i servizi pubblici non regge a un’analisi approfondita.
Come nel 1789 e nel 1945, i governi potranno rivolgersi solo ai più ricchi, e questo dovrà avvenire con aliquote più elevate rispetto all’imposta minima del 2 per cento sui super-ricchi discussa nel 2025.
Thomas Piketty e le sue torie
venerdì, aprile 17, 2026
15 anni senza Vittorio
A 15 anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza,
LIBRO e Presentazione:" Il campo rosso. Cronaca di una estate - 1946" di Giovanna Zangrandi
Nei giorni della Resistenza, sulle montagne del Cadore, Giovanna Zangrandi aveva immaginato la propria vita dopo la guerra insieme all’uomo che amava, il comandante partigiano Severino Rizzardi.
giovedì, aprile 16, 2026
10, 100, 1000 piazze. DONNE PER LA PACE - TESSERE LA PACE, CUSTODIRE IL FUTURO
10, 100, 1000 piazze. DONNE PER LA PACE
L'iniziativa "10, 100, 1000 piazze per la pace" è un'iniziativa che nasce da donne impegnate nei movimenti per la pace, il disarmo, la giustizia sociale, l’ambiente e attive in numerose città, paesi e territori italiani.
Questa mobilitazione partita
ufficialmente il 28 marzo 2026 mira a rifiutare la logica del dominio, la retorica dell’intervento armato
e l’idea che la pace possa essere imposta con
le armi.
Le donne di
centinaia di Comuni, grandi e piccoli, dal nord al sud d’Italia, hanno portato i
loro lavori per la pace: arazzi, bandiere, tappeti, lenzuoli e chiameranno
altre donne a finirli insieme.
La guerra non è un’eccezione: è un dispositivo strutturale di potere, parte integrante di un
sistema economico e politico che trae profitto dal disastro e dalla paura.
La mobilitazione del 26 giugno nasce da questa necessità urgente di una risposta collettiva, visibile, radicale.
Sabato 20
giugno questi manufatti, frutto dello “stare insieme” di migliaia di
donne di età, provenienze ed esperienze diverse, saranno portati a Roma per una
manifestazione nazionale per la pace.
Cucire,
ricamare, tessere, lavorare a maglia e a uncinetto, dipingere insieme per
settimane ha creato in tutta Italia un ordito di impegno e partecipazione, una
trama resistente capace di fare da argine alla violenza armata. Le donne,
coloro che quotidianamente reggono la vita, non si arrendono alla
disumanizzazione e contrastano l’idea falsa e mortifera dell’inevitabilità
della guerra.
In tutto il Paese e nel mondo intero crescono angoscia, ansia e preoccupazione per quanto sta avvenendo sugli scenari mediorientali. La guerra diventa sempre più distruttiva e feroce, si abbatte sugli inermi, rischia di normalizzarsi ed estendersi: una marea che finirà con il travolgere ogni vita e ogni cosa.
Tutti i
dispositivi legali che gli uomini si sono dati per limitare l’uso della forza e
della contrapposizione armata sono saltati. Siamo in balia di un potere
internazionale in mano a uomini senza scrupoli e senza morale.
È il momento
dell’assunzione di responsabilità e di trasformare paura e rabbia in parola e
azione. È il momento di far valere l’etica della cura, della giustizia e
dell’amore, centrale nell’esperienza storica delle donne contro la logica
patriarcale del più forte.
Le donne della
rete nazionale non permetteranno che si azzeri il futuro, faranno risuonare in
tutte le piazze il loro NO alla guerra fino a che non diventi un boato tale da
costringere il governo ad assumere una posizione chiara e netta di stop al
riarmo e di rifiuto della guerra.
Vogliamo,
pretendiamo, faremo in modo che la vita continui!
CARTA DELL’IMPEGNO PER UN MONDO DISARMATO tessere la pace, custodire il futuro
Questa Carta nasce dal confronto tra donne impegnate per la pace in molte città italiane. E’ una presa di posizione collettiva che raccoglie pratiche e pensieri femministi, strumenti per pensare il presente a partire da una politica del disarmo, della cura e della giustizia.
- La guerra: forma estrema del patriarcato
- La differenza femminista nella critica della guerra
- Disarmare il sistema
- Pace: un modo diverso di stare al mondo
- Costruire una grammatica della pace
- Per una diplomazia incarnata
- Disertare l’odio: per una politica femminista e non violenta della relazione
- Trame vive di relazioni tra donne per la pace
mercoledì, aprile 15, 2026
PRESENTAZIONE del LIBRO: "Vite digitali. Storie, domande e strumenti per restare umani" di Gigio Rancilio - 20 Aprile - ore 21.00 ex-Cinema Splendor - Paderno Dugnano