Corriere della Sera del 5 settembre 2026
La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al
Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio, è caratterizzata anche da una
dose di depressione.
La «superpotenza gentile», così è stata definito l’Europa al
Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio. Un grande osservatore
del mondo presente e passato, uno degli esperti più acuti e autorevoli che da
anni frequenta il Forum, ha aggiunto però che alla gentilezza si accompagna
una dose di depressione. L’Eurobarometro rileva ampie maggioranze di cittadini
convinti che i rispettivi paesi siano sulla cattiva strada: dal 75% degli
italiani fino all’88% dei francesi, l’86% dei tedeschi e il 77% degli inglesi.
Europessimismo è un’espressione che nacque molti anni fa e in genere aveva una
connotazione un po’ diversa: all'origine descriveva soprattutto la sfiducia
verso il progetto di integrazione. Oggi è un pessimismo più
generalizzato, sullo stato di salute e sul futuro del Vecchio continente.
L’esperto in questione – che evoco senza citarlo per rispettare la Chatham
House rule che impone riservatezza sul Forum – ha il vantaggio di essere
europeo ma residente negli Stati Uniti da molti anni, con uno sguardo critico
su entrambe. Per difendersi in un mondo violento, agitato e instabile, ha
detto, l’Europa ha troppi diplomatici e pochi soldati.
Lui stesso ricorda di essere stato pessimista sull’America
subito dopo l’11 settembre 2001, l’attacco terroristico di cui ricorre il
venticinquesimo anniversario tra pochi giorni. Allora vedeva tre deficit fatali
per l’impero americano: finanziario, umano, e di attenzione. Per poter
dominare il mondo l’America è troppo indebitata; non ha il personale
adeguato per «gestire le colonie»; e il suo elettorato è troppo volatile. Sono
tutti deficit veri. Per certi aspetti sono peggiorati. E tuttavia, ha ammesso
il grande esperto, il declino americano dopo il 2001 non c’è stato, anzi. L’economia
Usa ha sorpreso tutti in senso contrario: la sua quota sul Pil mondiale è
addirittura salita.
Le relazioni degli Stati Uniti col resto del mondo sono
pessime in questa fase; quelle transatlantiche sono in crisi. Ma questa
– ha osservato basandosi sull’analisi storica di questi 80 anni – non
è una «malattia», essere in crisi è nella natura stessa della relazione
transatlantica (diseguale, pertanto turbolenta, attraversata da rancori e
risentimenti). La nostalgia del passato è costruita su fantasie. La sua
conclusione è ottimista sull’America ma non sull’Europa. La superpotenza
gentile? «Un ossimoro».
Il chief economist di una grande banca è stato severo con
tutte le previsioni sbagliate di un anno fa, gli scenari allarmisti e
catastrofisti mai avverati. La resilienza dell’economia globale è stata
notevole: non l’hanno fatta deragliare né le guerre guerreggiate né le guerre
dei dazi e dei protezionismi.
Un noto economista che si era conquistato fama di Cassandra
si è unito al coro: lo shock dei dazi era senza precedenti dagli anni Trenta;
eppure, l’economia mondiale ha continuato a crescere a una velocità di
crociera più che rispettabile, +3,5% nel 2025 e +3% nel 2026. Anche lo
shock della chiusura di Hormuz si è rivelato transitorio e molto meno
disastroso di quanto era stato previsto. Tra le spiegazioni: l’economia di
mercato è flessibile; i consumi energetici sono sempre più diversificati; Trump
è meno ideologico di quanto si temeva e ha fatto marcia indietro su diversi
fronti per ridurre i danni; infine e soprattutto è partito il boom di
investimenti nell’AI e in altre tecnologie, un traino per la crescita. Se
si vuol capire perché i tassi d’interesse salgono, ha concluso, non bisogna
guardare né all’inflazione (in aumento ma non di molto) né ai debiti
pubblici (come sopra: in aumento ma secondo un trend già familiare da anni),
bensì alla voracità con cui il settore privato assorbe risparmio per finanziare
investimenti nella rivoluzione tecnologica del nostro tempo.
Quest’ultimo tema è stato al centro dell’intervento di uno
dei più grandi investitori mondiali. Ha parlato dell’AI come di una
forza «trasformativa a tutto campo, a 360 gradi», con ricadute anche
sull’economia «fisica», per esempio sul fronte dell’elettrificazione. Pure lui
è stato severo sull’Europa: la gara dell’AI oltre ai due campioni che
sono America e Cina vede affacciarsi altri inseguitori interessanti
come Giappone e Corea del Sud, ma per trovare dei soggetti europei di
stazza bisogna scendere molto nella classifica.
Il mega-investitore ha sfidato anche uno degli argomenti
favoriti degli europessimisti: la demografia. Il fatto che l’Europa invecchia
non è un alibi per giustificare che sia paurosa, timida e prudente, restìa a
innovare, avversa al rischio. La longevità in aumento non è un problema,
anzi: «Aumenteremo la produttività ancora di più, in modo da creare più
ricchezza con meno persone». Questo d’altronde è l’atteggiamento con cui
affrontano la maggiore durata della vita umana nazioni pur diversissime tra
loro come l’America, la Cina, il Giappone. E sarà il tema del mio prossimo
libro...
La resilienza si costruisce anche combattendo i cattivi
maestri, i profeti di sventura: il pessimismo è la classica profezia che si
autoavvera, perché fomenta passività e depressione. Mentre si svolgeva
il Forum è uscito un dato confortante sull’occupazione americana. Il
mega-investitore ha commentato: io non sono ottimista per partito preso, sono
uno che guarda al lungo termine, e nel lungo termine i trend sono tutti
positivi.