mercoledì, febbraio 11, 2026

11 Febbraio 2026: "Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza"

 

Donne e scienza, nuovi mattoni per costruire il futuro 

L’11 febbraio si celebra la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra parità di genere, conoscenza scientifica e futuro della società. Non solo materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), ma IA (Intelligenza Artificiale), scienze sociali e finanza.

Istituita dall’ONU nel dicembre 2015, la giornata nasce per richiamare l’attenzione sull’accesso equo e paritario delle donne ai percorsi scientifici, tecnologici e di ricerca celebrando lavoro e impegno per il loro contributo alla scienza e all’innovazione.
Non si tratta dunque solo di un invito a riflettere sull’accesso al sapere scientifico, ma anche a celebrare la parità nella scienza come opportunità e miglioramento dell’intera società. 

Le barriere invisibili che allontanano le ragazze dalle STEM

Nonostante i progressi degli ultimi decenni, le discipline STEM continuano a essere percepite come spazi non pienamente accessibili. 

Tra i primi fattori resistono bias culturali e sociali che, presenti nei contesti educativi, influenzano l’orientamento dei ragazzi e delle ragazze nei diversi percorsi scolastici, limitando l’accesso delle donne in opportunità di formazione e carriera scientifica. 

Modelli di riferimento e ambienti inclusivi: una questione culturale

Una scarsa visibilità di scienziate, ricercatrici e professioniste STEM nei ruoli apicali riduce la possibilità, per le giovani, di immaginarsi in quei percorsi. A questo si affiancano contesti lavorativi e accademici che non sempre favoriscono l’inclusione, la conciliazione tra vita professionale e personale o una reale parità nelle opportunità di crescita.

Pubblicità, giochi e campagne di comunicazione giocano un ruolo altrettanto importante nella valorizzazione della partecipazione delle donne negli ambienti STEM. Le scelte di immagini, claim e visibilità, generano stereotipi nei generi, idee preconcette su come maschi e femmine dovrebbero comportarsi, agire e quali ruoli ricoprire nella società.  

Parità di genere e scienza: il legame con l’Agenda 2030

La Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza si inserisce pienamente nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare nel Goal 5, dedicato al raggiungimento dell’uguaglianza di genere e all’empowerment di tutte le donne e le ragazze.

Garantire pari accesso all’istruzione, alle risorse, alla leadership e alle tecnologie non è solo una questione di diritti, ma una condizione necessaria per uno sviluppo sostenibile, inclusivo e duraturo. La scienza gioca un ruolo chiave in questo processo, perché produce conoscenza e  influenza per il futuro delle comunità.

Educare alla parità: il ruolo dei luoghi culturali

I musei, le istituzioni educative e i luoghi della cultura hanno una responsabilità strategica nel promuovere un immaginario più equo e plurale. Attraverso il gioco, l’esperienza e il linguaggio accessibile, è possibile stimolare domande, decostruire stereotipi e offrire a bambine e bambini la libertà di esplorare senza etichette.

PAROLE O_STILI: contrastare bullismo e cyberbullismo

 

Ecco una storia che chiede tutta la nostra attenzione. 

È una storia raccontata dal Corriere della Sera dal punto di vista di una madre che prova a rompere il silenzio intorno alla violenza che sua figlia di 14 anni subisce ogni giorno nella chat di classe. 
Parole di scherno e derisione che arrivano da mesi, già dalle prime ore del mattino.

Quello raccontato dal Corriere non è un caso isolato. 

Secondo lo studio ESPAD Italia 2024, oltre un milione di studenti e studentesse tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo nel corso dell’ultimo anno e il 32% degli adolescenti dichiara inoltre di aver agito almeno una volta come cyberbullo. Le forme di aggressione più diffuse passano proprio dalle chat di gruppo, con modalità diverse tra ragazzi e ragazze, ma con un elemento comune: la difficoltà di interrompere dinamiche che si alimentano nella quotidianità digitale.

È per questo che il contrasto a bullismo e cyberbullismo non può essere delegato a singoli interventi o alla sola buona volontà delle famiglie. Serve una responsabilità adulta condivisa. 

Episodi come questo, quando non si trasformano in tragedia, non sono “ragazzate” ma segnali chiari di dinamiche che si costruiscono nel tempo e che vivono nell’assenza di intervento. 
Dinamiche la cui responsabilità non ha nulla a che fare con l’eventuale fragilità della persona bullizzata, e tutto a che fare con il contesto che rende possibile la violenza.

Come ha sottolineato Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, la responsabilità delle parole non è solo di chi le pronuncia, dei ragazzi e delle ragazze che scelgono di dirle o non dirle: è prima di tutto di noi adulti, che abbiamo il dovere di osservarli, ascoltarli, accompagnarli nella vita.”

Parole O_Stili crede che il contrasto a bullismo e cyberbullismo passino necessariamente da un presa di parola consapevole: rimanere in silenzio significa tollerare e avallare la violenza. 
Per questo abbiamo deciso di rispondere a questa madre con una lettera aperta nata grazie al contributo di Barbara Laura Alaimo, pedagogista e formatrice.

Lettera ad Amelia | Parole O_Stili

Educare alle parole significa educare alla responsabilità e al rispetto delle persone. Agli adulti intorno a lei spetta il compito di scegliere di esserci davvero.


martedì, febbraio 10, 2026

LIBRO: "Farsi male. Variazioni sul masochismo" di Vittorio Lingiardi

 
Succede a tutti di farsi male, ma possiamo imparare a riconoscere le sofferenze che ci colpiscono alle spalle da quelle a cui noi stessi, più o meno consapevolmente, ci consegniamo. 

Vittorio Lingiardi delimita un territorio vastissimo e oscuro: percorre la storia dei nostri dolori e traccia un confine tra convivenza e connivenza. 
Masochista è un aggettivo che turba, ma qui non si parla di fruste e manette: lo sguardo è sulla personalità e sulle relazioni. 
Lingiardi ci accompagna in stanze interiori, arredate con gli spigoli aguzzi dell’autocritica, le mensole inaccessibili dell’ideale dell’Io, le casseforti del sabotatore interno, le lavatrici interminabili del senso di colpa. 
Un racconto sulla vita di tutti i giorni, con un finale sul masochismo politico e il dolore del mondo. Pagine scritte con le parole della psicoanalisi, della poesia, del cinema.

lunedì, febbraio 09, 2026

REFERENDUM GIUSTIZIA: andiamo a leggere i documenti ufficiali. Non sono poi così difficili...

 

Siamo ormai nel pieno della campagna referendaria e abbiamo ascoltato molti commenti su quello che sono le modifiche che verranno apportate con il referendum e che potrebbero aprire la strada a nuove leggi, al momento non molto chiare.

Il questo post vogliamo soprattutto dare gli elementi fondamentali per cui ognuno di noi può farsi un parere personale, sulla base di documenti ufficiali, a partire dagli articoli della Costituzione come sono ora e le modifiche che si intendono apportare attraverso la nuova legge e il referendum associato. Perché questo, non è un Referendum abrogativo, che ha lo scopo di abrogare una legge ordinaria già in vigore, ma è un Referendum Costituzionale, che riguarda la modifica della Costituzione e che NON ha un quorum. Pertanto, indipendentemente dal numero di votanti, vincerà chi otterrà più voti.

Questo è il motivo per cui ogni singolo voto è importante!

Andiamo al dunque.

IL QUESITO REFERENDARIO

Dalla Gazzetta Ufficiale: Gazzetta Ufficiale: TESTO del quesito Referendario sulla Giustizia

Il referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 si terrà sul seguente quesito, come riformulato dall'Ufficio centrale per il referendum della Corte suprema di cassazione in data 6 febbraio 2026:

    «Approvate il testo della legge di revisione degli artt.  87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?».

 

GLI ARTICOLI della Costituzione ATTUALI

Per capire meglio cosa andremo a votare, andiamo a leggere gli Articoli in vigore attualmente e che saranno modificati nel caso vincesse il SI (evidenziati in gialli i comma interessati):

Art. 87 comma 10:

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere [cfr. art. 74 c.1].

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione [cfr. art. 61 c.1].

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo [cfr. art. 71 c.1].

Promulga le leggi [cfr. artt. 7374138 c.2 ] ed emana i decreti aventi valore di legge [cfr. artt. 7677 ] e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione [cfr. artt. 75138 c.2 ].

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere [cfr. art. 80].

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere [cfr. art. 78].

Presiede il Consiglio superiore della magistratura [cfr. art. 104 c.2].

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

 

Art. 102 comma 1:

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario [cfr. art. 108].

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali [cfr. art. 25 c.1]. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura [cfr. VI].

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia.

 

Art. 104:

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura [cfr. artt. 105106 c.3107 c.1 ] è presieduto dal Presidente della Repubblica [cfr. art. 87 c. 10].

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune [cfr. art. 55 c.2] tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

 

Art. 105:

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati [cfr. artt. 106107].

 

Art. 106:

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull'ordinamento giudiziario [cfr. art. 108] può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

 

Art. 107 comma 1:

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

 

Art. 110:

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia [cfr. art. 107 c.2] l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

 

Il TESTO della legge di riforma della giustizia che entrerà in vigore se vincerà il SI al referendum del 22-23 Marzo 2026:

Gazzetta Ufficiale: TESTO della riforma della giustizia

Avvertenza:

 Il testo della legge costituzionale è stato approvato dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 30 ottobre 2025, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 18 settembre 2025.

 Entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del testo seguente, un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque Consigli regionali possono domandare che si proceda al referendum popolare.

 Il presente comunicato è stato redatto ai sensi dell'art. 3 della legge 25 maggio 1970, n. 352.

Art. 1

              Modifica all'articolo 87 della Costituzione

   1. All'articolo 87, decimo comma, della Costituzione sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente».

Art. 2

             Modifica all'articolo 102 della Costituzione

   1. All'articolo 102, primo comma, della Costituzione sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, le quali disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti».

Art. 3

            Modifica dell'articolo 104 della Costituzione

   1. L'articolo 104 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    «Art. 104 – La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente.

    Il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente sono presieduti dal Presidente della Repubblica.

    Ne fanno parte di diritto, rispettivamente, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.

    Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall'insediamento, compila mediante elezione, e, per due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti, nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge.

    Ciascun Consiglio elegge il proprio vicepresidente   tra   i componenti designati mediante sorteggio dall'elenco compilato dal Parlamento in seduta comune.

    I componenti designati mediante sorteggio durano in carica quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva.

    I componenti non possono, finche' sono in carica, essere iscritti negli albi professionali né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale». 

Art. 4

             Modifica dell'articolo 105 della Costituzione

   1. L'articolo 105 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    «Art.  105.  - Spettano a ciascun Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme sull'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati.

    La giurisdizione disciplinare nei riguardi   dei   magistrati ordinari, giudicanti e requirenti, è attribuita all'Alta Corte disciplinare.

    L'Alta Corte è  composta  da  quindici  giudici  tre  dei  quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori  ordinari  di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall'insediamento, compila mediante  elezione,  nonché  da  sei magistrati giudicanti e tre requirenti,  estratti  a  sorte  tra  gli appartenenti alle rispettive  categorie  con  almeno  venti  anni  di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano  svolto funzioni di legittimità.

    L'Alta Corte elegge il presidente tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall'elenco compilato dal Parlamento in seduta comune.

    I giudici dell'Alta Corte durano in carica quattro anni.

L'incarico non può essere rinnovato.

    L'ufficio di giudice dell'Alta Corte è incompatibile con quelli di membro del Parlamento, del Parlamento europeo, di un Consiglio regionale e del Governo, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni altra carica e ufficio indicati dalla legge.

    Contro le sentenze emesse dall'Alta Corte in prima istanza è ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte, che giudica senza la partecipazione dei componenti che hanno concorso a pronunciare la decisione impugnata.

    La legge determina gli illeciti disciplinari e le relative sanzioni, indica la composizione dei collegi, stabilisce le forme del procedimento disciplinare e le norme necessarie per il funzionamento dell'Alta Corte e assicura che i magistrati giudicanti o requirenti siano rappresentati nel collegio». 

Art. 5

            Modifiche all'articolo 106 della Costituzione

  1. All'articolo 106, terzo comma, della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) dopo le parole: «della magistratura» è inserita la seguente: «giudicante»;

   b) dopo le parole: «materie giuridiche» sono inserite le seguenti: «, magistrati appartenenti alla magistratura requirente con almeno quindici anni di esercizio delle funzioni». 

Art. 6

             Modifica all'articolo 107 della Costituzione

   1. All'articolo 107, primo comma, della Costituzione, le parole: «del Consiglio» sono sostituite dalle seguenti: «del rispettivo Consiglio». 

Art. 7

            Modifica all'articolo 110 della Costituzione

   1. All'articolo 110, primo comma, della Costituzione, le parole: «del Consiglio» sono sostituite dalle seguenti: «di ciascun Consiglio». 

Art. 8

                      Disposizioni transitorie

  1.  Le leggi sul   Consiglio   superiore   della   magistratura, sull'ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.

  2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma 1 continuano a osservarsi, nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

 

COMMENTI:

  • Separazione delle carriere: Solo una percentuale irrisoria di magistrati (0,5% nel 2024) decide di cambiare ruolo, peraltro lo possono fare solo una volta nella vita (Legge Cartabia). Quindi non si capisce perché dobbiamo cambiare 7 articoli della Costituzione per circa 40 magistrati all’anno che decidono di cambiare ruolo. 
Di fatto la separazione delle carriere esiste già.  Perché modificare la Costituzione?

Carriere separate per giudici e Pm. Oggi cambia funzioni lo 0,5% dei magistrati - Il Sole 24 ORE

In base ai dati del CSM, in dieci anni, tra il 2015 e il 2024, sono stati in totale 362 i passaggi di funzione. Di questi, 147 sono stati mutamenti da funzione giudicante (Giudice) a requirente (Pubblico Ministero), mentre sono stati 215 i transiti dalle procure (Pubblico Ministero) agli uffici giudicanti (Giudici).

In particolare, su 8.817 magistrati in servizio al 31 dicembre,

nel 2024 sono stati 42 i passaggi di funzione, vale a dire lo 0,48% dell’organico; numero più elevato rispetto agli anni precedenti:

nel 2023: 34,

nel 2022: 25,

nel 2021: 31

nel 2020: 25.

  • Il sorteggio: Neanche i rappresentanti di un condominio si eleggono per sorteggio, perché si dovrebbe adottare questo metodo per rappresentare l’organo che governa il potere giudiziario, pilastro fondamentale della nostra Repubblica? 

Attualmente, nel CSM sono presenti il Presidente (Capo dello Stato-Presidente della Repubblica), il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione stessa.

Gli altri 30 consiglieri sono così suddivisi:

20 “togati” appartenenti alla magistratura, eletti dai magistrati nei rispettivi collegi elettorali, dove possono candidarsi da indipendenti o - ciò che avviene più di frequente - all’interno di liste formate dalle componenti (o “correnti”) della magistratura associata; 10 “laici” eletti dal Parlamento in seduta comune (su indicazione dei partiti) tra professori ordinari in materie giuridiche o avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. 

Il vicepresidente del Consiglio superiore viene eletto da tutti i consiglieri fra i 10 membri “laici” (attualmente è Fabio Pinelli, indicato dal centrodestra) e presiede il plenum in assenza del presidente della Repubblica, esercitando le funzioni che questi gli delega e quelle previste dalle norme.

Con il sorteggio, i 20 consiglieri “togati” saranno estratti a sorte tra TUTTI i magistrati, nel 2025 erano 8.817.

I 10 consiglieri “laici” saranno sorteggiati tra una rosa di candidature proposte dai partiti e al momento non è chiaro se e quale sarà il numero massimo di candidature ammesse, ma presumibilmente sarà di molto inferiore a 8.817 dei magistrati.

Per le leggi della statistica, è ovvio che il sorteggio dei 10 consiglieri “laici” si concentra su una lista di professionisti selezionati e preparati, mentre il sorteggio dei 20 consiglieri “togati” è puramente casuale su di un numero molto più grande, indebolendo di molto il loro ruolo.   

Ricordiamo che per garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, al Consiglio superiore spettano «le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati».

NOTA:

Il principio dei tre poteri dello Stato è presente negli stati moderni, in particolar modo nelle democrazie. In linea generale:

  • Il potere legislativo, ossia il potere di fare le leggi, è in capo al Parlamento (ormai al Governo, in quanto si legifera sempre più spesso attraverso i Decreti-Legge, prerogativa del Governo), nonché eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa (Regioni Autonome);
  • Il potere esecutivo, ossia il potere di rendere esecutive le norme, è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione;
  • Il potere giudiziario è attribuito ai giudici.

LIBRO: "L'omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna (1979-1980)" di Miguel Gotor

 
Il 6 gennaio 1980, il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, (fratello dell'attuale Presidente della repubblica, Sergio Mattarella) considerato l’erede politico di Aldo Moro, viene assassinato. 
Dopo l’assoluzione, nel 1999, dei neofascisti Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, a tutt’oggi si conoscono soltanto i mandanti mafiosi dell’omicidio, ma non gli esecutori materiali ed è ancora in corso un’inchiesta per individuarli. 

Miguel Gotor prende le mosse dal delitto Mattarella per compiere un viaggio inquietante attraverso le stratificazioni del potere italiano soffermandosi sugli «ibridi connubi» tra neofascismo, massoneria occulta, mafia e apparati deviati dello Stato. 

La ricerca approfondisce anche le relazioni tra l’omicidio Mattarella e le stragi di Ustica e di Bologna di pochi mesi dopo, sullo sfondo di uno scenario internazionale in profondo cambiamento a causa della decisione degli Stati Uniti e della Nato di installare in Sicilia i missili Cruise contro la Libia e l’Unione Sovietica. 
L’autore affronta, con il rigore del metodo storico e uno stile avvincente, il contesto in cui l’assassinio di Mattarella è maturato, mettendo in luce temi e snodi che ancora incidono sulla storia del nostro Paese. 

Un libro importante sull’Italia di ieri che parla all’Italia di oggi e alla sua crisi.

domenica, febbraio 08, 2026

Come parlare dell’incertezza

 

da L'Internazionale del 28 Gennaio 2026 di Jacob Aron, New Scientist, Regno Unito

Esprimere a parole la probabilità è difficile, ma nel corso dei secoli scienziati, filosofi e spie hanno cercato di elaborare un vocabolario che mettesse tutti d’accordo.

Se qualcuno vi avesse detto che “probabilmente” per cena avrebbe mangiato un piatto di pasta ma poi aveste scoperto che aveva preso una pizza, vi sentireste sorpresi, o addirittura ingannati? 

Più seriamente, cosa significa quando sentiamo dire che “molto probabilmente” il riscaldamento globale supererà gli 1,5 gradi entro la fine del decennio, come hanno avvertito le Nazioni Unite? 

Tradurre la vaghezza del linguaggio nella precisione della probabilità matematica (e viceversa) è un esercizio complicato, ma può essere più scientifico di quanto pensiate.

Parlando di probabilità, esistono due parole su cui siamo quasi tutti d’accordo. 

Quando qualcosa è “impossibile”, la probabilità che accada è dello 0 per cento, mentre un evento “certo” ha il 100 per cento di probabilità di verificarsi. 
Tra questi due estremi, le cose sono più complicate. 

Gli antichi greci come Aristotele distinguevano tra eikós, ciò che è probabile, e pithanon, plausibile o convincente. 
E già qui emergono i primi problemi. Per un oratore abile, qualcosa di convincente non doveva necessariamente avere una probabilità elevata di essere vero. A peggiorare le cose, eikós e pithanon venivano usati a volte in modo intercambiabile, al punto che Cicerone traduceva entrambe le espressioni con il latino “probabile”.

L’idea di un approccio misurabile e matematico alla probabilità non è emersa fino a molto tempo dopo. Il concetto è stato sviluppato per la prima volta a metà del seicento da alcuni matematici che volevano risolvere diversi problemi legati al gioco d’azzardo, come la corretta divisione delle vincite nel caso in cui una partita venisse interrotta. 

Nello stesso periodo, i filosofi si sono domandati se fosse possibile quantificare i diversi livelli di convinzione. 

Nel 1690, per esempio, John Locke definì i gradi di probabilità in base alla loro forza all’interno di uno spettro che andava dalla sicurezza (“il consenso generale di tutti gli uomini in tutti i secoli, fin dove si può conoscere”) alla fiducia nella nostra esperienza, fino alla testimonianza, che è indebolita dal fatto di essere trasmessa una o più volte, un principio legale importante oggi come allora. 

Poeti contro matematici

Questo legame tra legge e probabilità è rimasto molto rilevante per i filosofi. 

Nella prima metà dell’ottocento Jeremy Bentham sottolineò che per quantificare la credibilità di una testimonianza, “il linguaggio ordinario è assai sterile e difettoso”. Il filosofo inglese si domandava se “il grado di forza probante” potesse “essere espresso con dei numeri come lo sono i gradi di probabilità dai matematici”. Bentham suggeriva di chiedere ai diversi soggetti di quantificare la forza delle proprie convinzioni, positive o negative, in una scala da 0 a 10. 
Alla fine concluse che nonostante l’idea non fosse priva di merito, la soggettività e le variazioni tra un individuo e l’altro rendevano poco pratico il sistema. 

Un secolo dopo l’economista John Maynard Keynes criticò la scala proposta da Bentham, preferendo un approccio più relazionale alla probabilità. Anziché concentrarsi sui numeri, Keynes pensava che fosse più sensato parlare di maggiore o minore probabilità di un evento rispetto a un altro: 
“Possiamo fissare la nostra attenzione sulla nostra stessa conoscenza e, considerandola come il nostro punto di partenza, esaminare la probabilità di ogni altra supposizione”. 
In questo caso abbiamo una gerarchia, ma non un meccanismo sistematico per trasmettere il significato specifico di “probabile” da una persona all’altra. 
Tuttavia non è stato un matematico né un filosofo a risolvere per primo il problema, ma un analista della Cia. Nel 1964 Sherman Kent scrisse un promemoria riservato intitolato "Words of estimative probability". La preoccupazione di Kent era la stesura dei National intelligence estimates, una serie di documenti segreti usati per informare i politici. 
Per fare un esempio: se un analista scrive che una foto scattata da un satellite spia mostra “quasi certamente” una pista d’atterraggio militare, quali conclusioni dovrebbe trarne il presidente degli Stati Uniti? 
Kent ha evidenziato il conflitto ormai familiare tra quelli che definiva “poeti”, ovvero le persone che cercano di trasmettere un significato attraverso le parole, e i “matematici”, che si affidano ai numeri. 
L’analista propose che parole specifiche fossero usate per indicare probabilità specifiche, in modo che “quasi certo”, per esempio, corrispondesse a un 93 per cento di probabilità – anche se ammise un margine di variazione in un senso e nell’altro. 

In seguito l’idea di una struttura condivisa per comprendere la probabilità è passata dall’intelligence alle discipline scientifiche. 
Una revisione di studi ha analizzato il modo in cui i pazienti e gli operatori sanitari interpretano parole come “probabile” nel contesto di una diagnosi o di una terapia, rilevando alcune sovrapposizioni con lo schema di Kent anche se non una corrispondenza totale. 

Restare positivi

Ritorniamo alla domanda iniziale: cosa significa “molto probabile” nel contesto del cambiamento climatico? 
A fare chiarezza ci ha pensato il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) nelle linee guida su come gli scienziati dovrebbero esprimere l’incertezza nei loro rapporti. 
Ufficialmente, “molto probabile” significa che un evento ha una probabilità di verificarsi compresa tra il 90 e il 100 per cento
Considerando che molti ricercatori sostengono che abbiamo già superato la soglia degli 1,5 gradi, la stima sembra esatta. 

Detto questo, niente è mai davvero semplice. 

Dal punto di vista logico le frasi 
“è probabile che l’evento A si verifichi” ed 
“è improbabile che l’evento A non si verifichi” dovrebbero essere equivalenti, ma uno studio pubblicato nel 2025 ha dimostrato che le persone a cui veniva detto che una particolare previsione climatica era “improbabile” avevano l’impressione che l’informazione fosse sostenuta da prove meno solide e avesse meno consenso tra gli scienziati rispetto a una frase equivalente che usava l’aggettivo “probabile”. 

Il motivo potrebbe essere legato al bias cognitivo che ci porta a preferire le espressioni affermative a quelle negative.
 
Cosa possiamo concludere da tutto questo? 
Prima di tutto che quando comunichiamo l’incertezza i numeri possono essere molto utili. 
Nei casi in cui è meglio non affidarsi alla matematica – se diceste che “c’è una probabilità del 75 per cento” che stasera mangerete pasta potrebbero guardarvi in modo strano – provate ad assicurarvi che le persone con cui state comunicando interpretino allo stesso modo le parole che usate. 

Infine, se possibile, concentratevi sulla forma positiva: in questo modo sarà più probabile che la gente creda alle vostre previsioni. 
Quanto più probabile? Be’, questo non saprei proprio



sabato, febbraio 07, 2026

"PROMEMORIA" poesia di Gianni Rodari

 

Durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, le parole di Gianni Rodari hanno risuonato in tutto il mondo grazie a Ghali

Recitando i versi della poesia/filastrocca intitolata Promemoria, l’artista ha lanciato dal palco olimpico un potente messaggio di pace e di rifiuto universale della guerra. 
Il celebre scrittore e pedagogista Gianni Rodari tra le sue numerose opere dedicate all’infanzia ha scritto diversi messaggi dal testo pacifista
Le sue opere oggi possono essere lette anche dagli adulti per comprendere quanto sia fondamentale combattere ogni giorno per dire “no alla guerra”.

La poesia di Rodari vuole essere promotrice di speranza, perché ogni bambino possa crescere ovunque, in ogni parte del mondo, serenamente e senza la paura di bombe, carri armati, violenze, morte e distruzione.
Il messaggio di Gianni Rodari trova nei bambini il proprio portavoce primario: perché dove c’è infanzia c’è innocenza, c’è speranza e quindi c’è pace. 

Il Rodari sapeva di doversi appellare ai bambini per portare nel mondo il proprio invito alla non violenza e alla solidarietà. 

Nell’ottica di Rodari la pace è soprattutto partecipazione, che richiama a un gioco che i bambini conoscono bene: il girotondo.

Nelle scuole, la poesia Promemoria viene spesso presentata ai più piccoli come una lista delle cose “da fare” e “da non fare”. 

Tramite queste semplici parole Gianni Rodari riesce nella difficile impresa di spiegare la guerra ai bambini. 
Un semplice elenco scandito in rima che mette in evidenza la distinzione tra le cose giuste e quelle sbagliate, tra quelle sbagliate la guerra è l’unica da non fare mai, senza dubbio la peggiore.
Ma forse per i bambini non è difficile comprendere quanto la guerra sia ingiusta: loro lo sanno, i confini tra bene e male nell’infanzia sono ben definiti e non hanno neppure bisogno di troppe spiegazioni.
Sono forse gli adulti ad averlo dimenticato. 
Per questo abbiamo bisogno di tornare a parole semplici, elementari, a frasi in rima che invocano la pace non solo come un dipinto dai colori dell’arcobaleno, ma come una realtà concreta e tangibile.
Ci sono cose da non fare mai, ammonisce Rodari, come ad esempio la guerra. 
È davvero così difficile da capire?
Il titolo della poesia, Promemoria, rimanda all’idea di tener presente, di non dimenticare: ed è un ammonimento per noi adulti, un invito a far appello alla nostra memoria storica o forse, soprattutto, al nostro buonsenso.
Speriamo che i potenti del mondo facciano tesoro di queste parole

LIBRO: "Il ginocchio sul collo. L'America, il razzismo, la violenza tra presente, storia e immaginari" di Alessandro Portelli

 

L'assassinio di George Floyd, afroamericano ucciso da un poliziotto bianco durante l'arresto il 25 maggio 2020 a Minneapolis, ha scoperchiato l'intreccio di contraddizioni e ingiustizie del nostro tempo.
A protestare sono scesi in piazza non solo i suoi fratelli e le sue sorelle afroamericani, ma anche bianchi, ispanici, uomini e donne, soprattutto giovani, che sentono sul collo il ginocchio mortale delle crescenti diseguaglianze. 
L'impressionante e ininterrotta sequenza di brutali violenze di stato da parte della polizia contro gli afroamericani continua ad accompagnare, come un sottofondo inquietante, la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, e le immagini delle rivolte sono ormai sempre più sotto i nostri increduli occhi di cittadini europei. 

In questo libro Alessandro Portelli, intrecciando racconto storico e immaginari letterari, simbolici e musicali, ripercorre le vicende che hanno portato a quella scena, dalle ribellioni che l'hanno seguita agli eventi che l'hanno preparata nell'ultimo decennio, alla memoria di alcune grandi rivolte della storia afroamericana.

venerdì, febbraio 06, 2026

Dalla città spugna al Parco del Seveso: “Paderno Dugnano sperimenta il futuro ambientale” da "LA CITTA' "

 

da "La CITTA'" del 4 Febbraio 2026 di Daniela Gasparini

Paderno Dugnano sta portando avanti una politica ambientale che guarda oltre i confini comunali, inserendosi nella prospettiva del Parco fluviale della Valle del Seveso e nel percorso di trasformazione del PLIS GruBrìa in Parco regionale. 
Una visione che nasce dalla consapevolezza che il cambiamento climatico, la gestione delle acque e il consumo di suolo non possono più essere affrontati a scala locale.
Come spiega Walter Tiano a La Città, l’assessore all’Ambiente all’Ambiente, Mobilità sostenibile e Verde pubblico: il contrasto ai cambiamenti climatici è diventato una priorità politica dell’amministrazione padernese, tanto da portare all’istituzione di una delega specifica. L’obiettivo è tradurre gli impegni dell’Agenda 2030 in azioni concrete, costruendo una strategia coerente e misurabile sul territorio. Paderno Dugnano guarda sempre più oltre i propri confini comunali.

Come si inseriscono le politiche ambientali dell’amministrazione nella prospettiva del Parco fluviale del Seveso e della trasformazione del GruBrìa in Parco regionale?
Il contrasto ai cambiamenti climatici è una priorità politica per questa amministrazione, tanto che la Sindaca ha voluto istituire una delega specifica su questo tema. 
Questo significa lavorare su una strategia concreta, coerente con gli obiettivi dell’Agenda 2030, capace di tradursi in azioni reali sul territorio. Ma il cambiamento climatico non si affronta a scala comunale: serve una visione sovracomunale. 
Per questo stiamo rafforzando il confronto con i Comuni vicini e con gli enti territoriali, costruendo percorsi condivisi. I Comuni devono diventare laboratori di buone pratiche, anche sperimentando soluzioni innovative. Solo così si possono individuare modelli efficaci da estendere all’intero territorio.
In questo quadro si inseriscono sia 
Gestione delle acque e consumo di suolo sono oggi temi strettamente collegati.

Quali interventi concreti avete messo in campo per ridurre l’impermeabilizzazione e il rischio idraulico?
Paderno Dugnano ha scelto di proporsi come territorio di sperimentazione, lavorando insieme a CAP Holding su soluzioni innovative per la gestione delle acque meteoriche. 
Un primo esempio è il progetto di “Città Spugna” realizzato presso il centro sportivo: una grande superficie asfaltata è stata trasformata in area verde, ampliando il Parco Toti. I parcheggi sono stati riprogettati con sistemi completamente drenanti, che permettono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno invece di finire in fognatura e, nei momenti di piena, nel Seveso. L’acqua viene oggi gestita attraverso stalli verdi, trincee drenanti e pozzi perdenti, riducendo in modo significativo il carico idraulico sulla rete. 
Stiamo inoltre lavorando al progetto del Seveso River Park a Calderara, che permetterà di disconnettere le acque meteoriche di un intero quartiere. Le piogge verranno convogliate in un sistema di fitodepurazione e poi in bacini di ritenzione e infiltrazione, favorendo anche la ricarica della falda. Oltre alla sicurezza idraulica, si creerà una grande area verde pubblica, con benefici ambientali e sociali. Questi interventi segnano un cambio di paradigma rispetto al passato, anche grazie ai fondi PNRR.

Qual è il vero valore aggiunto di questo nuovo approccio?
In passato si interveniva soprattutto con opere ingegneristiche “hard”: soluzioni efficaci dal punto di vista idraulico, ma spesso a discapito del paesaggio, della biodiversità e della qualità urbana. 
Oggi puntiamo su infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura, che garantiscono sicurezza ma allo stesso tempo migliorano l’ambiente e rendono gli spazi più vivibili. 
Sono interventi che ricuciono il rapporto tra città e natura, anche culturalmente: non tutto deve essere rigidamente artificiale per funzionare. In più contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico, riducendo le isole di calore, assorbendo CO₂ e migliorando la qualità dell’aria.

Paderno Dugnano può diventare un modello per l’intera Valle del Seveso?
Assolutamente sì. 
Gli interventi che stiamo realizzando vogliono essere buone pratiche replicabili in tutto il territorio. 
La sperimentazione è fondamentale per trovare soluzioni alternative alla gestione tradizionale delle acque e del suolo. 
Ma altrettanto importante sarà monitorare gli effetti nel tempo e coinvolgere la cittadinanza, anche attraverso progetti di "citizen science"
L’idea di un grande Parco regionale della Valle del Seveso nasce proprio da questa esigenza: studiare soluzioni adatte a un territorio densamente urbanizzato e poi diffonderle su scala più ampia.

Dal blocco all’asfissia: la guerra degli Stati Uniti contro Cuba entra nella sua fase più brutale

 

Nella quiete di una notte all’Avana, gli unici rumori sono il ronzio di un generatore in un ospedale lontano e il mormorio di una famiglia riunita alla luce delle candele. 

Per loro, la “sicurezza nazionale degli Stati Uniti” non è un concetto astratto discusso nei notiziari via cavo americani; è la realtà tangibile di un blackout di 20 ore, l’odore di cibo avariato e la paura per le medicine refrigerate di un bambino. 

Questo è il volto di una politica che il governo degli Stati Uniti definisce come risposta a una “minaccia straordinaria”. La vera minaccia, tuttavia, non è militare. È la sfida di 67 anni di una piccola nazione insulare che si è rifiutata di rinunciare alla propria sovranità.

Il 29 gennaio 2026, l’amministrazione Trump ha trasformato una campagna di pressione di lunga data in un potente strumento di soffocamento. 
Con un ordine esecutivo, ha trasformato il sistema tariffario degli Stati Uniti in un’arma contro qualsiasi nazione, compresi paesi come il Messico, che osi vendere petrolio a Cuba. 
Non si tratta più di isolare o contenere il popolo cubano dal resto dell’emisfero; è una strategia deliberata di soffocamento economico totale, una mossa la cui aggressività non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.