lunedì, aprile 20, 2026

Parole O_Stili: "Ma è davvero SOLO questione di fragilità?"

 

Quando succedono episodi di violenza che coinvolgono le generazioni più giovani, la reazione è spesso quella di cercare una causa semplice e immediata. Si parla di fragilità, di social, di mancanza di regole, ma raramente ci si sofferma sul fatto che questi fenomeni sono complessi e che richiedono strumenti altrettanto complessi per essere compresi.
Ci sono nuove chiavi di lettura che provano a leggere meglio quello che sta succedendo, descrivendo forme di disagio dove la violenza non nasce da un’idea o da una causa da difendere, ma da un senso più profondo di vuoto, isolamento e perdita di significato.
È il caso del Nihilistic violent extremism, ad esempio, che si sviluppa in rete e che negli Stati Uniti ha registrato un aumento del 300%.
Concentrarci sul nome che vogliamo dare a questo fenomeno, discutendo se la parola “fragilità” sia più adatta di “disagio” per descriverlo, può trasformarsi nel rischio di un intervento che arriva troppo tardi, impedendoci di imparare a riconoscere i segnali prima che si trasformino in qualcosa di più grave.
C’è qualcosa che, secondo te, stiamo continuando a sottovalutare?













domenica, aprile 19, 2026

CAI: "1946-2026 Un ricco programma di eventi per celebrare gli 80 anni di passione per la montagna"

 

Per l’OTTANTESIMO della Sezione CAI – Club Alpino Italiano di PADERNO Dugnano, il Consiglio è lieto di annunciare che in città sono in programma una serie di eventi da MAGGIO ad OTTOBRE 2026. 
  • Mercoledì 6 maggio: Spettacolo teatrale “ANCHE I SOGNI IMPOSSIBILI” Compagnia teatrale (S)LEGATI – Cineteca Milano Metropolis 
  • Mercoledì 13 maggio: Un racconto dal vivo “La montagna che vogliamo” con Marco Albino Ferrari scrittore e giornalista – Auditorium Tilane 
  • Mercoledì 20 maggio: CAI Paderno si racconta: Letture teatralizzate con la Compagnia teatrale MajorAct – Auditorium Tilane
  • Mostra fotografica: 80anni di passione per la montagna dal 13 al 20 maggio 2026 – Foyer Tilane 
  • 5 e 6 settembre: DUE GIORNI di FESTA al Parco Lago Nord con incontri su sostenibilità ambientale, parete di arrampicata, Percorsi Urbani, laboratori per bambini 
  • Domenica 6 settembre: Concerto al tramonto con il prestigioso CORO del CAI di Bovisio. 
  • Mercoledì 21 ottobre: Conclusione festeggiamenti con il Gruppo alpinistico I RAGNI di Lecco – Auditorium Tilane


INFO 1946-2026 CAI PADERNO 80 anni di passione per la montagna

La sezione, fondata nel 1946 da un gruppo di giovani amanti della montagna, è l’associazione più longeva della Città di Paderno Dugnano. 

Nel dopoguerra, Giosafatte Rotondi, poeta milanese, appassionato di montagna contribuisce alla valorizzazione dell’escursionismo, diventando presidente della sezione CAI di Paderno Dugnano dal 1947 al 1965. OTTANTANNI di impegno e dedizione per la montagna e l’ambiente, costruiti grazie al contributo di generazioni di socie/i che hanno condiviso esperienze e ideali attraverso corsi di arrampicata, alpinismo e sci alpinismo con la “Scuola Intersezionale Valle del Seveso”, escursionismo, scuola sci, corsi di ginnastica, gite sociali, eventi culturali, percorsi urbani e attività rivolte a ragazze e ragazzi nelle scuole. 

Un patto di collaborazione con l’amministrazione comunale vede il CAI come promotore del Progetto "Percorsi Urbani" (oltre 40 km a piedi in città suddivisi in 4 anelli) e in campo nelle Scuole di Infanzia e Primaria con il Progetto “Sport a Scuola” inserito nel Piano Diritto allo Studio. 

La Sezione CAI è presenza attiva nell’organizzazione di numerosi eventi sportivi e culturali anche con le associazioni del territorio. Ma non solo, da oltre vent’anni la Sezione è una tra le esperienze positive di riutilizzo sociale di beni confiscati alla mafia: “un centro di legalità, cultura” in un contesto di amicizia e solidarietà. 

Queste celebrazioni saranno anche un’occasione di riflessione sulla storia della Sezione come momento per trarne spunti costruttivi per il futuro. 


CONTATTI: CAI Paderno Dugnano, Via delle Rose 19 – Paderno Dugnano MI 

Sede aperta: Martedì e Venerdì dalle 21.15 alle 23.00

Tel. 02/99045033 

e-mail: info@caipadernodugnano.it 

WEB: CAI Paderno Dugnano

Facebook: https://www.facebook.com/caipadernodugnano.it

Instagram: https://www.instagram.com/caipaderno/

sabato, aprile 18, 2026

"L’unico modo per uscire dalla crisi del debito" di Thomas Piketty

 

da L'Internazionale del 17 Aprile 2026 di Thomas Piketty

Come molti paesi, la Francia non è alla sua prima crisi del debito pubblico. Si possono distinguere tre episodi principali: il 1789, il 1945 e il 2026. 
La prima lezione di questa lunga storia è che esistono diversi modi per uscirne, anche in pochi anni e con livelli di debito più elevati rispetto a quelli attuali. Questo però comporta profondi sconvolgimenti politici, proporzionati agli interessi contrastanti in gioco.
Andiamo indietro nel tempo. 
La prima crisi del debito fu quella che portò alla rivoluzione francese. Incapace di far pagare le tasse alle classi privilegiate, l’ancien régime accumulò un debito considerevole, pari a circa un anno di reddito nazionale, un livello simile a quello attuale, ma in un contesto in cui l’economia era poco monetizzata e le tasse si mantenevano entro pochi punti percentuali della produzione annua. 
Luigi XVI alla fine convocò gli stati generali per uscire dall’impasse. Il seguito è noto: fine dei privilegi, introduzione di una fiscalità universale che colpiva tutte le proprietà (imposta fondiaria e sulle successioni, purtroppo proporzionale e non progressiva) e, soprattutto, nazionalizzazione senza indennizzo dei beni ecclesiastici, messi all’asta per risanare le finanze pubbliche. Le classi nobili e borghesi in possesso di titoli di stato divennero spesso i nuovi proprietari dei beni della chiesa, con grande disappunto dei contadini poveri, che speravano che la rivoluzione gli avrebbe permesso di comprare la terra e smettere di lavorare per altri.
La seconda grande crisi del debito si verificò in seguito alle guerre mondiali. Sia nel 1920 sia nel 1945 il debito pubblico francese superò il 200 per cento del prodotto interno lordo (pil), il livello più alto mai registrato fino ad allora. In entrambi i casi fu ridotto nel giro di pochi anni, grazie a una miriade di prelievi eccezionali a carico dei più ricchi, proprio com’era accaduto nel 1789. Nel 1920 fu una delle maggioranze più di destra della storia repubblicana, il Bloc national, a votare un’aliquota del 72 per cento sui più ricchi, e questo nonostante si trattasse di una coalizione proveniente da famiglie politiche che fino al 1914 rifiutavano un’imposta sul reddito anche solo del 2 per cento. Fu la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che a volte quando si è all’opposizione è difficile prevedere quello che si farà una volta al governo, e che il contesto storico può portare a innovazioni inattese. Purtroppo il senato nel 1925 bloccò il progetto di prelievo del 10 per cento sul capitale privato adottato dalla coalizione di sinistra. E questo nonostante fosse l’unico modo per risolvere il problema del debito senza ricorrere all’inflazione, che in fondo è solo un’imposta ingiusta e regressiva per la classe media e operaia.
Nel 1945 i rapporti di forza cambiarono. Il debito superò di nuovo il 200 per cento del pil, ma il senato perse il diritto di veto e l’assemblea nazionale, orientata a sinistra, adottò un’imposta di solidarietà nazionale (Isn) con un’aliquota del 20 per cento sui patrimoni più elevati, che arrivava fino al 100 per cento per chi aveva registrato un arricchimento nominale tra il 1938 e il 1945. L’Isn poteva essere pagata in titoli, che erano depositati nelle “società nazionali d’investimento” (una sorta di fondo sovrano) create appositamente.
Veniamo al 2026. Nessuno sa quando arriverà la crisi. È possibile che i tassi d’interesse reali storicamente molto bassi di cui beneficiano i paesi ricchi durino ancora un po’. Ma è probabile che prima o poi tornino a salire, e in tal caso la crisi sarà brutale. L’idea che tutto si aggiusterà continuando a gravare sulle classi medie e lavoratrici attraverso le tasse o l’inflazione o riducendo i servizi pubblici non regge a un’analisi approfondita.
Come nel 1789 e nel 1945, i governi potranno rivolgersi solo ai più ricchi, e questo dovrà avvenire con aliquote più elevate rispetto all’imposta minima del 2 per cento sui super-ricchi discussa nel 2025. 
Chi ripete che un prelievo così modesto equivale a una confisca rifiuta qualsiasi dibattito razionale e fondato sulla storia. Spendendo così tanta energia nel difendere gli interessi dei più potenti, si contribuisce a orientare la rabbia sociale verso conflitti identitari e la retorica contro i migranti e i poveri. 
Questo servirà a rinviare il problema e potrà distrarre per un po’ l’attenzione politica, provocando però danni considerevoli. Nazionalisti e liberisti ci stanno portando verso il peggio.

Concludiamo con una nota ottimistica. La Francia non è mai stata così ricca, in gran parte grazie a condizioni più egualitarie e alla democratizzazione sociale ed educativa che si è affermata nel corso di molti anni. I patrimoni privati sono floridi, a differenza del 1945. I fondamentali dell’economia sono più favorevoli rispetto alle crisi precedenti. A condizione di superare il conservatorismo politico dominante, si possono trovare collettivamente soluzioni efficaci per ripartire con un nuovo slancio.

venerdì, aprile 17, 2026

15 anni senza Vittorio



A 15 anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza,
e a cui la nostra Associazione si ispira
attraverso il suo motto
"RESTIAMO UMANI"

E dopo 15 anni a GAZA la situazione è peggiorata...

LIBRO e Presentazione:" Il campo rosso. Cronaca di una estate - 1946" di Giovanna Zangrandi

 
Grande affluenza di pubblico Martedì 14 Aprile alla presentazione organizzata dalla Libreria Parole Dolci di Paderno Dugnano del libro di Giovanna Zangrandi  "Il campo rosso. Cronaca di una estate - 1946" edito da CAI.

Nei giorni della Resistenza, sulle montagne del Cadore, Giovanna Zangrandi aveva immaginato la propria vita dopo la guerra insieme all’uomo che amava, il comandante partigiano Severino Rizzardi. 

Il suo sogno era costruire un rifugio su una sella a 1800 metri di quota, con un’ampia vista verso le Marmarole, il lontano Comelico e i bastioni argentati dell’Antelao. 
Tutto sembrò svanire con l’improvvisa morte di Severino, a causa di un’imboscata dei tedeschi, il 26 aprile 1945. Giovanna decise di non rinunciare a quel progetto e si impegnò nella realizzazione di un rifugio sulla Sella Pradònego, con pochi manovali e muratori, per poi condurlo in proprio. 
Alcuni anni dopo raccontò la difficile, ma straordinaria impresa in un libro, "Il campo rosso". 

Lo stile ci dice tutto della sua autrice: donna diretta e determinata, capace di non cedere alla durezza inferta dalla guerra, ma di sognare il futuro e di amare la vita nonostante la devastazione portata da bombe e fucili, dentro e fuori dall’anima. 
Il testo rimane ancora oggi un testimone eccezionale del desiderio di ricostruzione post bellica. Prefazione di Paola Lugo. Postfazione di Giuseppe Mendicino.

Un altro modo per dire NON alla GUERRA !

giovedì, aprile 16, 2026

10, 100, 1000 piazze. DONNE PER LA PACE - TESSERE LA PACE, CUSTODIRE IL FUTURO

10, 100, 1000 piazze. DONNE PER LA PACE

L'iniziativa "10, 100, 1000 piazze per la pace" è un'iniziativa che nasce da donne impegnate nei movimenti per la pace, il disarmo, la giustizia sociale, l’ambiente e attive in numerose città, paesi e territori italiani.

Questa mobilitazione partita ufficialmente il 28 marzo 2026 mira a rifiutare la logica del dominio, la retorica dell’intervento armato e l’idea che la pace possa essere imposta con le armi.

Le donne di centinaia di Comuni, grandi e piccoli, dal nord al sud d’Italia, hanno portato i loro lavori per la pace: arazzi, bandiere, tappeti, lenzuoli e chiameranno altre donne a finirli insieme.

La guerra non è un’eccezione: è un dispositivo strutturale di potere, parte integrante di un sistema economico e politico che trae profitto dal disastro e dalla paura.

La mobilitazione del 26 giugno nasce da questa necessità urgente di una risposta collettiva, visibile, radicale.

Sabato 20 giugno questi manufatti, frutto dello “stare insieme” di migliaia di donne di età, provenienze ed esperienze diverse, saranno portati a Roma per una manifestazione nazionale per la pace.

Cucire, ricamare, tessere, lavorare a maglia e a uncinetto, dipingere insieme per settimane ha creato in tutta Italia un ordito di impegno e partecipazione, una trama resistente capace di fare da argine alla violenza armata. Le donne, coloro che quotidianamente reggono la vita, non si arrendono alla disumanizzazione e contrastano l’idea falsa e mortifera dell’inevitabilità della guerra.

In tutto il Paese e nel mondo intero crescono angoscia, ansia e preoccupazione per quanto sta avvenendo sugli scenari mediorientali. La guerra diventa sempre più distruttiva e feroce, si abbatte sugli inermi, rischia di normalizzarsi ed estendersi: una marea che finirà con il travolgere ogni vita e ogni cosa.

Tutti i dispositivi legali che gli uomini si sono dati per limitare l’uso della forza e della contrapposizione armata sono saltati. Siamo in balia di un potere internazionale in mano a uomini senza scrupoli e senza morale.

È il momento dell’assunzione di responsabilità e di trasformare paura e rabbia in parola e azione. È il momento di far valere l’etica della cura, della giustizia e dell’amore, centrale nell’esperienza storica delle donne contro la logica patriarcale del più forte.

Le donne della rete nazionale non permetteranno che si azzeri il futuro, faranno risuonare in tutte le piazze il loro NO alla guerra fino a che non diventi un boato tale da costringere il governo ad assumere una posizione chiara e netta di stop al riarmo e di rifiuto della guerra.

Vogliamo, pretendiamo, faremo in modo che la vita continui!


CARTA DELL’IMPEGNO PER UN MONDO DISARMATO tessere la pace, custodire il futuro

Questa Carta nasce dal confronto tra donne impegnate per la pace in molte città italiane. E’ una presa di posizione collettiva che raccoglie pratiche e pensieri femministi, strumenti per pensare il presente a partire da una politica del disarmo, della cura e della giustizia. 

  1.  La guerra: forma estrema del patriarcato 
  2.  La differenza femminista nella critica della guerra
  3.  Disarmare il sistema 
  4.  Pace: un modo diverso di stare al mondo
  5.  Costruire una grammatica della pace  
  6.  Per una diplomazia incarnata 
  7.  Disertare l’odio: per una politica femminista e non violenta della relazione 
  8.  Trame vive di relazioni tra donne per la pace  


mercoledì, aprile 15, 2026

PRESENTAZIONE del LIBRO: "Vite digitali. Storie, domande e strumenti per restare umani" di Gigio Rancilio - 20 Aprile - ore 21.00 ex-Cinema Splendor - Paderno Dugnano

 

Dai social all’intelligenza artificiale, dall’identità online alle nuove forme di informazione e disinformazione: il digitale modella ormai la nostra vita. 
Ma quanto conosciamo i meccanismi che lo regolano? 
Partendo da spunti di attualità, il giornalista Rancilio ha indagato per anni rischi, opportunità e trasformazioni culturali che la tecnologia introduce nella società contemporanea. Il volume, che nasce dallo sviluppo di una rubrica curata sulle pagine di «Avvenire», raccoglie i nuclei più significativi di queste riflessioni, organizzandoli per temi – come ad esempio il rapporto genitori-figli, i social e le guerre contemporanee, le solitudini online – e affiancandoli a testi inediti, capaci di misurare la rapidissima evoluzione della scena digitale negli ultimi anni. 

Ne emerge una guida ricca di consigli, riflessioni e strumenti per genitori, insegnanti ed educatori; una mappa lucida e accessibile di ciò che stiamo diventando mentre viviamo sempre più immersi nel digitale.

Evento organizzato dalla Libreria Parole Dolci in collaborazione con APS L’Umana Avventura e la Comunità Pastorale San G. Paolo II di Paderno Dugnano 
    







martedì, aprile 14, 2026

LIBRO: "Crescere, la guerra" di Francesca Mannocchi

 

Questo libro interroga la poesia nel suo punto più esposto: là dove la lingua non basta più, ma non può tacere. Ne nasce una scrittura che attraversa la guerra non tanto come evento, bensí come condizione del corpo, della memoria. 

Dalla Siria all'Afghanistan, dalla Palestina ai campi profughi, ciò che emerge non è una cronaca, ma un'etica dello sguardo: le voci delle vittime che parlano in queste pagine non chiedono rappresentazione né compassione, chiedono esattezza. 

Ogni parola è chiamata a misurarsi con ciò che resta quando la casa è perduta, il nome incrinato, il volto reso invisibile. 
E la memoria non è nostalgia né archivio, ma forza che obbliga a resistere. 

La poesia diventa allora soglia: il luogo in cui il dolore non viene spiegato, ma custodito; non redento, ma assunto come responsabilità. E scrivere significa non mentire, fare spazio all'altro, accettando che la ferita sia parte della forma. 

Francesca Mannocchi intreccia voci e testimonianze raccolte dalle guerre di cui è stata testimone, e affida alla poesia un compito necessario e scomodo: tenere aperta la domanda sull'umano, quando indifferenza o facili semplificazioni tendono a ignorarla. 
Qui la poesia non consola, non assolve, ma chiede al lettore di fare un passo avanti, di prendere posizione, di sostenere lo sguardo dell'altro. 
Perché ciò che ferisce è ciò che ci mantiene desti.

domenica, aprile 12, 2026

LIBRO: "Sorellanza. Un incontro su corpi, diritti e resistenze" di Martina Miccicchè

 

Martina Miccichè, attivista transfemminista e antispecista, dedica la sua ricerca intellettuale e la sua pratica politica a un’indagine profonda e senza sconti sulle interconnessioni che legano i diversi sistemi di oppressione. 

Nei suoi lavori, Miccichè non si limita a osservare i fenomeni isolatamente, ma analizza come le strutture del patriarcato, del colonialismo e del capitalismo agiscano in una sinergia perversa per alimentare lo sfruttamento sistematico di ogni soggettività, sia essa umana o non umana. 

Il suo approccio metodologico rivolge uno sguardo critico e al contempo partecipe alle marginalità urbane e alle dinamiche socio-economiche che cristallizzano le disuguaglianze, ponendo l’accento sulla necessità impellente di una giustizia che sia realmente inclusiva e radicale.

In quest’opera, l’autrice esplora il legame viscerale, eppure spesso reso invisibile dalla cultura dominante, che unisce le logiche del patriarcato a quelle dello specismo. Attraverso una scrittura densa e documentata, Miccichè svela come il dominio esercitato storicamente sui corpi delle donne e quello imposto in modo violento sugli animali condividano la medesima radice ideologica di prevaricazione e oggettivazione.

Ricorrendo a una rigorosa analisi intersezionale, l’autrice non si ferma alla sola descrizione dei meccanismi di potere, ma promuove attivamente una visione trasformativa: l’idea di una sorellanza universale

Questa nuova categoria politica non è intesa semplicemente come un legame di solidarietà tra donne, ma come una forma di resistenza collettiva, meticcia e antispecista, schierata contro ogni apparato che opprime i corpi vulnerabili. 

Unendo la militanza femminista alla lotta per la liberazione animale, il testo di Miccichè offre una prospettiva netta e necessaria, capace di scardinare i binarismi tradizionali. 

Sorellanza fornisce così nuovi strumenti critici essenziali per il dibattito pubblico, tracciando la rotta verso la costruzione di una società fondata non più sul profitto e sul dominio, ma sulla cura reciproca e sulla liberazione comune di ogni vivente.