martedì, giugno 30, 2026

Globalizzazione: anche i ricchi fuggono

 

The Economist, Regno Unito

Molti milionari cercano mete sicure che li proteggano dalle guerre, ma anche dalle tasse sui patrimoni. È nato così un settore di consulenti specializzati per soddisfare le loro richieste.

Sono tempi incerti, anche per i ricchi. Chi ha abbastanza soldi per trasferirsi all’estero per avere tasse più basse o maggiore sicurezza non guarda più a Dubai o a Hong Kong, né agli Stati Uniti o al Regno Unito. In compenso però ci sono ancora molti governi che non vedono l’ora di accogliere stranieri con soldi e competenze. E un settore in rapida crescita è quello dei consulenti pronti ad aiutare i ricchi a trovare una nuova sistemazione. Per questi professionisti gli affari sono in piena espansione. Secondo il centro studi New world wealth, nel 2025 sono emigrati più di 140mila milionari, il numero più alto mai registrato. 

Quest’anno si dovrebbe arrivare a 165mila. Secondo un altro istituto di ricerca, l’Imi, le consulenze per trasferire la residenza, rivolte sia ai ricchi che aspirano a espatriare sia ai governi a caccia di investimenti e talenti, nel 2025 hanno fatturato quaranta miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2019. L’Imi ha contato circa 1.200 aziende attive nel settore. 

Prima degli attacchi dell’Iran ai paesi del golfo Persico, tra le destinazioni preferite c’era Dubai. Un avvocato specializzato in pratiche per l’emigrazione ha definito l’emirato la Walmart del settore. Dubai ha attirato soprattutto i ricchi provenienti dal sud globale: Asia meridionale, ma anche Nigeria, Siria e Libano. Ma c’è un interesse crescente anche tra i ricchi occidentali: molti britannici hanno fatto domanda tramite 23 programmi gestiti da governi stranieri, tra cui gli Stati Uniti, Grenada e la Thailandia. La molla sono i timori legati alle imposte sui patrimoni. L’azienda di consulenza Henley & Partners pubblica ogni anno una lista dei paesi da cui fuggono i miliardari più importanti e delle loro destinazioni. Nel 2025 Francia, Germania e Spagna sono comparse per la prima volta tra gli stati che respingono più ricchi di quanti non ne riescano ad attrarre. 

Il cambiamento più rilevante però è avvenuto negli Stati Uniti dove, secondo l’azienda immobiliare Knight Frank, vive più di un terzo delle persone che in tutto il mondo hanno ricchezze pari o superiori ai trenta milioni di dollari. “Prima i ricchi che emigravano erano pochissimi, oggi il paese è diventato il mercato principale”, afferma Ronald Klasko, un avvocato di Filadelfia che nel 2024 ha fondato la Exodus Migration, un’azienda di consulenza per trasferirsi all’estero come investimento. 

La maggior parte dei suoi clienti, racconta, vogliono andare in Europa, perché sono preoccupati della direzione politica intrapresa dagli Stati Uniti.

Molti posti vogliono approfittare di quest’opportunità. A dicembre St. Vincent e Grenadine, nei Caraibi, ha annunciato l’apertura di un programma di cittadinanza in cambio di investimenti definito un “pilastro economico cruciale”. L’Uzbekistan, le Maldive e Nauru hanno chiesto alla Henley & Partners di progettare e sviluppare piani simili.

Raffreddamento improvviso 

Eppure i ricchi possono scoprire che un caldo benvenuto in alcuni casi può raffreddarsi molto. Nel gennaio 2025 la Spagna, un tempo tra le mete preferite, ha cancellato il suo programma di residenza da cinquecentomila euro nel tentativo di contrastare la speculazione immobiliare. 

Ad aprile la corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il programma di Malta infrangeva le leggi comunitarie perché di fatto “commercializzava” la cittadinanza (anche se da allora ha molto successo il piano della “cittadinanza per merito” in vigore nel paese, che ammette gli investitori). Sempre ad aprile l’Argentina ha cancellato un bando per creare un programma di migrazione per investimento lanciato nel dicembre 2025, che aveva suscitato l’interesse di undici aziende. A maggio il Portogallo ha esteso il tempo di attesa per la richiesta di passaporto da cinque a dieci anni per la maggior parte degli stranieri. Molti governi sono sottoposti a pressioni per rafforzare i controlli sui loro programmi di cittadinanza e residenza, osserva Klasko. La grande questione è: “Conosci i trascorsi delle persone a cui stai dando un passaporto?”. In altri termini, l’incertezza geopolitica non preoccupa solo i ricchi. Ma ci sono molti paesi disposti ad accoglierli, e una pletora di consulenti pronti ad aiutarli.

NdR: E in Italia? Sempre più milionari scelgono l’Italia!

Il regime fiscale in Italia attrae milionari stranieri, con Milano al centro e critiche sul reale impatto economico. Nel cuore dell’Italia, dove il sole accarezza i tetti rossi e la dolce vita sembra non tramontare mai, un fenomeno silenzioso ma dirompente sta cambiando il volto dell’economia nazionale: l’arrivo dei milionari attratti dalla celebre flat tax.
Il 2023 segna un nuovo record, con un incremento del 31,6% di individui milionari che hanno scelto di trasferire la propria residenza fiscale in Italia, spalancando le porte a nuove dinamiche economiche e sociali che meritano di essere raccontate.
Il fascino discreto della flat tax: Italia calamita di milionari con Milano regina del mercato immobiliare di lusso
Indipendentemente dal loro reddito, la FLAX TAX per stranieri prevede il pagamento di  un'imposta forfettaria di 200.000 euro annui, il meccanismo introdotto con la legge di bilancio 2017 (inizialmente l'imposta era di 100.000 euro) continua a esercitare un richiamo irresistibile sui milionari di mezzo mondo. La flat tax applicata ai redditi esteri consente ai nuovi residenti di godere di una fiscalità semplificata, con un ulteriore contributo di 25.000 euro per ogni familiare incluso.
Il risultato? Oltre 1.495 milionari hanno scelto il Belpaese solo nell’ultimo anno, facendo dell’Italia la quinta destinazione mondiale per afflusso di persone ad alto patrimonio, superando persino la blasonata Svizzera. Che si traduce in almeno 118 milioni di euro per le casse dello Stato, ma che accende anche riflettori e polemiche.
Se c’è una città in Italia che più di tutte beneficia di questa ondata di nuovi residenti, è senza dubbio Milano. Circa la metà dei 4.500 beneficiari milionari della flat tax ha infatti scelto il capoluogo lombardo come nuova casa, dando vita a una vera e propria rivoluzione nel mercato immobiliare di Milano.

lunedì, giugno 29, 2026

LIBRO: "Non mollate. Manuale di resistenza per l'affermazione del talento femminile" di Ilaria Capua


«Ma chi ti credi di essere, Rita Levi- Montalcini?» 
«Qui i concorsi si vincono in due modi: puoi portare voti al mio partito oppure mostrarti carina con me, chiamiamole pure gentilezze femminili.» 

Questi sono solo due esempi delle innumerevoli frasi gratuite, svilenti e avvelenate che le ricercatrici si sentono dire durante la loro carriera e che contribuiscono a far sì che il potere accademico sia ancora oggi saldamente in mano ai maschi. 

Attraverso storie vere, spesso dure ma sempre illuminanti, Ilaria Capua, scienziata di fama internazionale, mostra una via per resistere ai tanti meccanismi culturali e strutturali che ostacolano le carriere femminili: il soffitto di cristallo, le molestie, il sessismo quotidiano, il nepotismo, la precarietà, il giudizio sulla maternità e sul corpo delle donne. 

Ostacoli che non riguardano solo l'accademia e il mondo della ricerca scientifica, ma attraversano molti ambienti di lavoro e di vita. 
"Non mollate" è un manuale di resistenza civile dedicato a tutte le donne e le minoranze che si ritrovano in contesti segnati da disuguaglianze, stereotipi e abusi di potere. 
È un invito lucido a riconoscere le dinamiche che producono esclusione e a tenere duro anche attraverso strumenti concreti come quelli descritti in queste pagine: una resistosfera - un insieme di virtù concrete come perseveranza, determinazione, intraprendenza, resilienza, curiosità, discernimento, autostima e tolleranza - da usare per non confondere la violenza subita con un limite personale.

domenica, giugno 28, 2026

Dove sono gli uomini?


da l'Internazionale del 19 giugno 2026 di Marie Maurisse, Tribune de Genève, Svizzera

Donne, donne ovunque. Alle manifestazioni femministe del 13 e 14 giugno a Losanna e a Ginevra abbiamo visto madri, nonne, cugine, zie, amiche e bambini di ogni età. Uomini pochi, come sempre. Qualcuno c’era, certo. Altri sono rimasti a casa a badare ai bambini, un modo anche quello per sostenere la protesta. La maggior parte era in giardino, davanti alla televisione o in palestra.

La rivoluzione femminista innescata quasi dieci anni fa dal movimento #Metoo è avvenuta grazie alle donne. Hanno decostruito i discorsi dominanti, pubblicato opere di divulgazione sulle questioni di genere, manifestato, realizzato podcast e contenuti sui social network per spiegare, precisare, contestualizzare, mobilitare. Se le violenze sessuali nei confronti di donne e bambini, così come i femminicidi, sono oggi sempre in primo piano tra i fatti di attualità, lo dobbiamo a questo lavoro di base svolto dalle attiviste, ciascuna secondo le proprie forze. E quel lavoro è ormai penetrato nella quotidianità. Nelle cucine, nelle camere da letto, nelle aziende, nello spazio pubblico, il concetto di parità regna sovrano, con buona pace degli spiriti più reazionari. E allora perché sono così rari gli uomini che partecipano a questa lotta? 

Eppure sono coinvolti direttamente: in Svizzera sono il 90 per cento dei condannati per reati sessuali. Alcuni ne sono consapevoli, ma non si sentono autorizzati a parlare in nome delle vittime. Altri condannano le azioni individuali, senza capire che la violenza è il prodotto di una società patriarcale da cui traggono vantaggio anche loro. Signori, il risultato della vostra inerzia è che ancora una volta sono le donne a battersi al posto vostro e al loro carico fisico e mentale si aggiunge il dovere della militanza, di cui avrebbero fatto volentieri a meno. 

sabato, giugno 27, 2026

LIBRO: "Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele" di Omer Bartov


Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo "I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It", che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. 

In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: 
  • come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? 
  • Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi?
  • Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? 
  • E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? 

Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. 
Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. 

L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. 

Illuminante e urgente, “Nell’abisso” è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.

venerdì, giugno 26, 2026

Passaggio obbligato

da L'internazionale del 12 giugno 2026

La crisi di Hormuz ha rivelato la fragilità di alcuni snodi marittimi indispensabili all’economia globalizzata. Che oggi sono diventati un’arma politica potente per i paesi che li controllano.

La chiusura dello stretto di Hormuz ha avuto effetti inaspettati per l’Iran. Gli Stati Uniti sono stati costretti a rivedere la loro strategia militare e diplomatica, a tal punto che sui mezzi d’informazione vicini al regime di Teheran alcuni commentatori si chiedono perché questa decisione non sia stata presa prima. Il paese mediorientale ha dimostrato che un varco largo poco meno di cinquanta chilometri poteva offrirgli uno strumento di deterrenza più concreto del suo programma nucleare e molto più semplice da usare. Sono bastati il lancio di alcuni missili e il rischio – reale o presunto – di mine nelle acque per spingere la maggior parte degli armatori a rinunciare alla navigazione, ritenuta troppo pericolosa.

Le conseguenze sono enormi. Il traffico marittimo nello stretto è crollato, e la risposta statunitense – il 12 aprile il presidente Donald Trump ha annunciato il blocco navale dei porti iraniani – ha innescato un confronto tossico, i cui effetti si ripercuotono sull’economia mondiale. 

Da Hormuz passa tra il 20 e il 25% del greggio trasportato via mare e una quota equivalente di gas naturale liquefatto (gnl). A questi si aggiungono altri importanti flussi di prodotti industriali e petrolchimici. I paesi che fanno parte dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) hanno attinto alle riserve strategiche nel tentativo di contenere i prezzi, ma non sono riusciti a fermare il rialzo: ogni nuovo incidente militare nello stretto provoca forti scosse sui mercati europei e soprattutto su quelli asiatici.

Questo scontro illustra sia la vulnerabilità degli stretti sia la loro importanza strategica. L’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, cominciato il 28 febbraio con una vasta campagna di bombardamenti, in poche settimane si è trasformato in un duello navale intorno a un’unica rotta marittima. 

“Lo strangolamento di un’arteria commerciale vitale può essere più efficace e meno costoso di un bombardamento a tappeto”, osserva Xavier Carpentier-Tanguy, storico e direttore dell’Osservatorio geopolitico dei mondi marini presso la fondazione Jean Jaurès.

In un’economia globalizzata, dove le catene di approvvigionamento attraversano decine di paesi, gli stretti sono diventati passaggi obbligati per le merci. 

Un quinto delle esportazioni mondiali di grano passa per lo stretto dei Dardanelli, in Turchia, e quasi un quarto delle esportazioni mondiali di soia e riso transita per quello di Malacca, tra la Malaysia e l’Indonesia. 

“Più le economie si connettono, più i punti di connessione sono vulnerabili. E tutto ciò che consente la circolazione – un porto, uno stretto o un cavo sottomarino – diventa un bersaglio”, aggiunge Carpentier-Tanguy



giovedì, giugno 25, 2026

LIBRO per ragazzi: "La storia di Lala" di Sergio Scapagnini, Illustratore Serena Scapagnini



Questa è la storia di Lala, un bambino di villaggio, che vive in una povera e libera spensieratezza con suo padre, un anziano contadino, finché diverse sfortune non si abbatteranno sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare tutto e a trasferirsi nella grande città di Bombay. 
Lala lavorerà ininterrottamente per aiutare suo padre a ricomprare la terra che aveva perso. 
Un sogno fatto di coraggio, tenacia, di fede e, nonostante tutto, di invincibile buon umore. 
Dopo mille avventure, il sogno si avvererà a coronamento della storia di un piccolo, grande Uomo. 

Età di lettura: da 8 anni.

martedì, giugno 23, 2026

LIBRO: "Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine" di Nello Cristianini

 

È sul confine tra filosofia e scienza che si combatte una delle battaglie più importanti della nostra epoca: scoprire cosa vedono le macchine quando guardano il mondo. 

Dopo il successo della trilogia in cui ha svelato come sono nate le macchine pensanti, Nello Cristianini ci conduce oggi dentro le prime enigmatiche mappe delle intelligenze artificiali.

Le macchine più intelligenti che abbiamo mai costruito non sono state programmate. 
Sono state coltivate. E oggi nessuno - nemmeno chi le ha create - sa davvero cosa accada al loro interno. 
Mentre milioni di persone, ogni giorno, chiedono loro consiglio, una comunità di ricercatori è impegnata in una sfida urgente: decifrare i pensieri di una mente che nessuno ha scritto. 
Esplorando i circuiti delle reti neurali, questi scienziati hanno trovato mappe geografiche, concetti astratti e regole scacchistiche mai insegnate. 
Hanno scoperto persino un principio di astuzia e la strana sensazione di essere osservati. 
Siamo di fronte a un territorio che si espande più in fretta della nostra capacità di mapparlo, affidiamo decisioni cruciali a intelligenze di cui sappiamo misurare il comportamento ma non spiegare i meccanismi. 
Nello Cristianini ci guida in una scalata tra i livelli di astrazione delle IA per rispondere alla domanda che definirà il prossimo futuro: come si legge una mente che ha una forma diversa dalla nostra?

lunedì, giugno 22, 2026

"Il paradosso del solare cinese" di Adam Tooze

 

da L'Internazionale del 12 Giugno 2026 di Adam Tooze

L’energia pulita oggi è a portata di mano. Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche cinesi che li producono rallentano o restano ferme.

La chiusura dello stretto di Hormuz ha scosso i mercati energetici. I consumatori chiedono a gran voce alternative ai combustibili fossili, ormai inaffidabili. 
Eppure viviamo in un mondo con un’eccedenza di pannelli solari.

Dopo un aumento degli investimenti a partire dal 2020, in Cina le aziende hanno raggiunto una capacità produttiva impressionante: fino a 1.000 gigawatt di pannelli all’anno. Il mercato globale non è in grado di assorbire tutta questa offerta. 

Più di quaranta imprese cinesi di pannelli solari sono fallite, sono state acquisite o sono state ritirate dalla quotazione in borsa. Un terzo dei dipendenti delle cinque principali aziende sopravvissute è stato licenziato. L’energia pulita, su una scala che all’epoca dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 sarebbe sembrata utopia, oggi è a portata di mano. 

Il prezzo dei pannelli solari è ai minimi storici. Eppure le fabbriche rallentano o restano ferme.

Abbiamo una serie di argomenti ben collaudati per ridimensionare la portata di questa situazione tanto sorprendente. 

È un problema tecnico: il solare introduce troppa intermittenza nella produzione energetica. 
Le tecnologie di accumulo tramite batterie stanno ancora cercando di tenere il passo.

È un problema di economia politica: l’enorme parco di centrali a carbone cinesi soffoca la domanda di energia solare ed eolica.

“È il capitalismo, no?”. 

Già negli anni cinquanta dell’ottocento Karl Marx sosteneva che enormi guadagni di produttività sarebbero andati di pari passo con sprechi insensati. I “rapporti di produzione” – geo politica, sicurezza nazionale, protezionismo – ostacolano l’avanzata dell’economia verde. Chi l’avrebbe detto.

È colpa della Cina. Una ricerca dell’Ocse mostra che il solare è il settore più sovvenzionato al mondo. 

Dopo che nel settembre 2020 il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il suo impegno per la decarbonizzazione, la sovrapproduzione e la competizione esasperata erano inevitabili. Nei settori delle materie prime, la corsa a conquistare quote di mercato attraverso l’espansione della capacità produttiva e le guerre dei prezzi è al tempo stesso distruttiva e normale. E quando Pechino ha cominciato a ridurre gli incentivi era inevitabile che ci fossero conseguenze. 

Se la Cina non riesce ad assorbire la sua produzione in eccesso, figuriamoci il resto del mondo. 

A questo punto probabilmente interverranno quelli degli “squilibri globali”: se Pechino avesse aumentato i consumi interni e le importazioni, il solare non soffrirebbe di una sovracapacità così marcata. Secondo questa lettura il modello di Pechino basato sugli investimenti e orientato alle esportazioni è il peggior nemico di se stesso.

In generale, sono tutte argomentazioni fondate. Se stessimo parlando di acciaio, sarei d’accordo. Ma da quando i pannelli solari sono una merce come un’altra? Sono un miracolo tecnologico. Ci permettono di diventare coltivatori dell’energia solare. Insieme alle batterie, che stanno a loro volta avvicinandosi a una situazione di eccesso di offerta, sono la chiave per un futuro sostenibile.

La sorpresa emersa dai dati dell’Ocse è che alla Cina sono bastati meno di 18 miliardi di dollari di sostegno pubblico in quindici anni per costruire un’industria in grado di fornire più energia pulita di quanto il mondo riesca ad assorbirne. 
Se l’occidente avesse fatto una cosa simile, ci staremmo congratulando con noi stessi.

Dal punto di vista della politica climatica siamo di fronte a un fallimento. 
Come possiamo permettere che il settore dell’energia solare entri in recessione proprio mentre quello delle rinnovabili sta raggiungendo la sua velocità di fuga?

Non c’è motivo, però, di farsi prendere dal panico. 

Il solare non è appena nato. Le aziende cinesi del settore, a differenza delle loro controparti europee una quindicina di anni fa, non rischiano di scomparire.

La domanda cinese di rinnovabili tornerà a crescere. Considerata l’occasione storica di avere energia pulita a basso costo, sta prendendo forma qualche politica lungimirante. 

La più significativa è forse il programma Mission 300, con cui la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo sperano di fornire energia pulita a 300 milioni di persone in Africa. 

A Shanghai, intanto, un consorzio che riunisce i principali operatori del settore del solare ha avviato un progetto per installare centinaia di gigawatt di energia nello spazio per alimentare data center orbitanti.

La rivoluzione delle tecnologie pulite trionferà. 

Pannelli solari e batterie a prezzi stracciati sono le sue truppe d’assalto. 
Il 2026, però, sarà ricordato come l’anno in cui il mondo si è trovato con più pannelli solari di quanti ne servissero e ha reagito con una scrollata di spalle.

ADAM TOOZE - è uno storico britannico. Dirige l’European institute della Columbia university, negli Stati Uniti. In Italia ha pubblicato L’anno del rinoceronte grigio (Feltrinelli 2021). 

Questo articolo è uscito sul Financial Times.

domenica, giugno 21, 2026

Concorso Letterario - Tema IL BORGHETTO

A settembre 2026 saranno fornite maggiori indicazioni 
per partecipare al Concorso  Letterario, 
che in realtà è più una forma di storia corale.

TUTTE e TUTTI, giovani e meno giovani, sono / siete / siamo invitati 
a scrivere o a disegnare, a mettere su un foglio 
i vostri ricordi o le vostre emozioni.

TUTTI i contributi che arriveranno saranno presi in considerazione, 
NON ci saranno vincitori e premiazioni.

In occasione della Festa del Parco Borghetto del Giugno 2027 
saranno letti i contributi più interessanti od emozionanti e i disegni verranno esposti

Siete pertanto tutti invitati, da oggi, a pensare e a scrivere
sul Borghetto (il parco e il nucleo storico), 
il LUOGO del CUORE FAI magico di Palazzolo Milanese.


I contributi dovranno essere inviati alla email di Restare Umani: restareumani2011@gmail.com