mercoledì, febbraio 04, 2026

LIBRO:" Come fossi una bambola. Storie di dipendenza affettiva e di chi ne è uscito" di Francesca Fialdini e Massimo Giusti

 
Cosa cerchiamo davvero in una relazione? 
Quando il desiderio di essere amati diventa bisogno o perfino dipendenza? 
Come si può spezzare il circolo che ci tiene legati, restituendo dignità e libertà ai sentimenti? 

Chissà quante volte, parlando di un'amica, di un familiare o di persone che magari conosciamo appena, ci è capitato di esprimerci sulla loro vita sentimentale immedesimandoci, con dispiacere o con disapprovazione, in quelle che sembrano evidentemente relazioni disfunzionali:
 
"Ma perché si lascia abbindolare da un tizio del genere?". 

Può sembrare facile uscire da una dipendenza affettiva per chi la vede da fuori, ma per chi la patisce in prima persona appare come una meta complessa, dolorosa e spesso irraggiungibile. 

"Come fossi una bambola" nasce dall'incontro di Francesca Fialdini con lo psicoterapeuta Massimo Giusti e dall'esigenza di raccontare le storie di chi è riuscito a uscire da relazioni che magari non lasciano sempre lividi sulle braccia o segni sulla pelle, ma che, giorno dopo giorno, diventano prigioni soffocanti, invisibili e invalicabili, finendo per inibire ogni slancio vitale. 

Grazie alla chiarezza e alla capacità narrativa di Fialdini e all'analisi psicologica di Giusti, queste storie avvincono il lettore come fossero un romanzo e illuminano come in un saggio, senza giudizi né semplificazioni, dinamiche complesse ma che sono straordinarie nella loro sconcertante ordinarietà, in cui tutti possiamo riconoscerci. 

Del resto a chi non è mai capitato di rimanere, con la speranza di fare del suo meglio, dentro una relazione in cui sente mortificazione, paura, senso di colpa, pur sapendo di trovarsi in una gabbia dove non riesce più a crescere, a esprimersi, a essere felice? 

Perché le prigioni sono tante: alcune ce le vestono addosso, su misura, ma altre le costruiamo con le nostre mani senza nemmeno rendercene conto. E sta a noi trovare la chiave per uscirne.

martedì, febbraio 03, 2026

LIBRO: "Navigare senza paura. Il libro per giovani esploratori digitali" di Sigfrido Ranucci

 

UNO STRUMENTO UNICO PER ORIENTARE GIOVANI 
NELLA COMPLESSITÀ DEL MONDO DIGITALE

Un libro gioco pensato per provare a vedere com’è navigare nella rete.
Quattro storie brevi che partono da situazioni super quotidiane – un compito, una partita online, lo spogliatoio, i racconti in classe – e si trasformano in bivi da scegliere, faccio così o cosà?, che conducono a finali diversi, si può provare, giocare, sbagliare, tornare indietro e riprovare.

Quando la rete entra nella vita quotidiana dei ragazzi cominciano tante preoccupazioni nuove per i genitori, questo libro permette loro di sperimentare in sicurezza emozioni, rischi e conseguenze delle scelte digitali, scoprendo che non esiste solo ciò che è giusto o sbagliato, ma una catena di effetti possibili.
Un’occasione per stimolare dialogo e consapevolezza anche con insegnanti e genitori.

QUATTRO STORIE CHE FANNO DA BUSSOLA PER UNA NAVIGAZIONE AUTONOMA NELLA RETE.
LE TUE SCELTE CAMBIANO IL TUO DESTINO.

lunedì, febbraio 02, 2026

LIBRO: "Perché NO: Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole" di Marco Travaglio, Gustavo Zagrebelsky, Nicola Gratteri

 
Gustavo Zagrebelsky: “Quella che è presentata subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa: una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell'autonomia dell’indipendenza della seconda”. 

Marco Travaglio: “Il PM separato dal giudice sarà meno imparziale, più interessato ad accusare che a cercare la verità. 
Il lavoro del CSM lo faranno tre organismi, con un enorme e inutile aumento delle spese. 
Il sorteggio vale solo per i magistrati: i politici continueranno a scegliersi chi vogliono. 
E tutte le ragioni del Sì sono bugie smentite dai dati". 
Per questo dobbiamo votare No. 

Nicola Gratteri: "Fino a 24 ore dal referendum, dirò NO a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul PM. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia. Perché per noi magistrati, dal lato pratico, non cambia nulla: ciò che cambia, e in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini” .

domenica, febbraio 01, 2026

“SOPHIA”, l’enciclopedia di Radio3 diventa anche video: la cultura di Rai in formato crossmediale

 

La cultura di Rai Radio3 compie un nuovo passo verso il linguaggio crossmediale.

A partire dal 2 febbraio 2026 prende forma Sophia – La Libera Enciclopedia di Radio3, un progetto che porta l’offerta culturale della rete anche in video, grazie alla collaborazione con RaiPlay e RaiPlay Sound.
L’iniziativa propone una library multimediale in costante evoluzione, composta da brevi video-lezioni della durata di 5-7 minuti, disponibili su RaiPlay
Protagonisti sono conduttori, esperti e collaboratori storici di Radio3, che affrontano i grandi temi da sempre al centro della programmazione della rete: filosofia, scienza, letteratura, teatro, cinema, musica, economia e poesia.
In un’epoca segnata dalla diffusione di enciclopedie generate dall’intelligenza artificiale, Radio3 rilancia il valore dell’“intelligenza naturale”, affidando il racconto del sapere alle competenze e alle voci di chi ogni giorno fa cultura, mantenendo un rapporto diretto con il pubblico.
Sophia si presenta così come uno spazio di approfondimento autorevole ma accessibile, capace di coniugare rigore e divulgazione.
Le “voci” dell’enciclopedia spaziano da concetti astratti a temi di attualità e figure della cultura: dall’Avventura al Desiderio, da Bitcoin alla Globalizzazione, passando per Andrea Zanzotto, Agatha Christie, fino a parole-chiave come Oblio e Bacio
Un mosaico di contenuti pensato per offrire molteplici chiavi di lettura del mondo contemporaneo.
Tra gli autori coinvolti figurano, tra gli altri, Francesca Buoninconti, Michele Dall’Ongaro, Pietro Del Soldà, Stefano Feltri, Ilaria Gaspari, Vittorio Lingiardi, Piero Martin, Michela Ponzani e Susanna Tartaro
Il progetto, curato da Sara Sanzi, è rivolto a studenti, curiosi e appassionati che vogliano scoprire o riscoprire il sapere con prospettive sempre nuove.
Con Sophia, Rai Radio3 amplia il proprio patrimonio di trasmissioni e podcast, rafforzando il ruolo del Servizio Pubblico come grande piattaforma culturale del Paese, capace di innovare linguaggi e formati senza rinunciare alla profondità dei contenuti.

sabato, gennaio 31, 2026

La bolla dell'Intelligenza Artificiale e quattro possibili scenari


Tratto da L'Internazionale del 16 gennaio 2026 di JOHN LANCHESTER, scrittore e giornalista britannico

Delle dieci aziende più grandi del mondo solo una non è legata all’intelligenza artificiale. 
È una bolla? Certo che è una bolla. 
Ma come ci siamo arrivati?
E adesso ? 

La prossima grande domanda è cosa succederà quando la bolla scoppierà, e cosa significherà per il futuro dell’intelligenza artificiale e, già che ci siamo, dell’umanità. 

Jeff Bezos ha parlato dell’ia come di una “bolla industriale”, simile all’enorme investimento di capitale assorbito dalla costruzione delle ferrovie, più che a una bolla finanziaria basata sulla pura speculazione, che quando scoppia non lascia dietro di sé assolutamente nulla. 
A me sembra un paragone sensato.

Le principali possibilità sono quattro. 

La prima è che l’ia si riveli solo un enorme nulla di fatto. 
I modelli linguistici di grandi dimensioni, oggi leader del mercato grazie alla OpenAi e ai suoi concorrenti, potrebbero mostrare limiti insuperabili. La gente ormai ha notato che questi modelli non apprendono davvero dagli input e tendono ad “avere le allucinazioni” (l’espressione, tra l’altro, è un altro piccolo capolavoro di marketing travestito. Parlare di “allucinazioni” ci distrae dal fatto che le ia sbagliano continuamente. Il sottotesto è che gli errori sono un effetto collaterale della loro sensibilità, perché solo gli esseri senzienti possono avere le allucinazioni. Ma le ia non possono avere le allucinazioni, non più di un frigorifero o di un tostapane. E non possono nemme Internazionale 1648 | 16 gennaio 2026 93no mentire, perché mentire implica un’intenzione. Quello che possono fare è sbagliare). 
Alla fine, la gente si stufa dell’ia e la storia finisce lì. 
A me sembra lo scenario meno probabile, visti i molteplici impatti che l’ia sta già avendo.

Secondo scenario: qualcuno costruisce una superintelligenza fuori controllo, che distrugge l’umanità. 
Impedirlo, non dimentichiamolo, era il motivo stesso per cui è stata fondata la OpenAi. 
Lo scenario apocalittico mi sembra improbabile, per ragioni legate all’essere senzienti. 
Le ia possono imitare l’intenzionalità, ma non possederla. 
Per quale motivo, dunque, dovrebbero prendersi la briga di ucciderci? 
Di nuovo: un frigorifero può uccidere (c’è una memorabile morte per frigo in un romanzo di A.S. Byatt), ma non può farlo di proposito.

Terzo scenario: l’ia approda alla “singolarità”, il punto in cui i computer diventano più intelligenti degli esseri umani. 
Le macchine imparano ad autoprogrammarsi e ad automigliorarsi a una velocità e su una scala immense e accompagnano l’umanità verso una nuova era dell’“abbondanza”, per usare l’ultima parola di moda. L’intelligenza artificiale generale, o super intelligenza artificiale, inaugura un’epoca di energia a basso costo, nuove scoperte farmacologiche, desalinizzazione, fine della fame nel mondo e così via. 
“Anche se accadrà in modo graduale, i traguardi più sbalorditivi – superare la crisi climatica, fondare una colonia nello spazio – alla fine diventeranno una cosa normale”, ha scritto Sam Altman. 

Quarto scenario: l’intelligenza artificiale si rivela quella che Arvind Narayanan e Sayash Kapoor chiamano una “tecnologia normale”. 
Un’invenzione importante, come lo sono state l’elettricità o internet, ma non una frattura radicale nella storia dell’umanità. Questo sia perché l’intelligenza computazionale ha limiti intrinseci sia per via dei “colli di bottiglia”, gli ostacoli umani all’adozione delle nuove tecnologie. 
Alcune cose restano come sono, altre cambiano in modo drastico. 
Alcuni mestieri, soprattutto il lavoro d’ufficio più elementare, vengono automatizzati. 
I processi interni della logistica e simili diventano più efficienti. 
Alcune forme di lavoro acquistano valore, altre ne perdono. 
In alcuni campi – come la ricerca di nuovi farmaci – si registrano progressi notevoli, altri restano quasi immutati. 
In molti casi l’ia si presenta come una strana combinazione di utilità sorprendente e profonda inaffidabilità.
L’ultima di queste possibilità mi sembra la più probabile anche perché, in una certa misura, è quella che abbiamo ormai davanti agli occhi. 

L’ia sta già ampliando alcune forme di disuguaglianza, a cominciare da quella tra capitale e lavoro. 
I giovani stanno già notando l’impatto dell’automazione sul primo impiego. 
I compensi dei liberi professionisti, in alcuni settori, sono già in calo. 
Se dovessimo scegliere un solo messaggio per riassumere gli ultimi decenni di economia politica, sarebbe: “A chi ha sarà dato”
Se dovessi scommettere, punterei sulla prosecuzione di questa tendenza.

Però sapete una cosa? 
Uno dei pochi aspetti divertenti dell’intelligenza artificiale è che, a differenza di quasi ogni altro aspetto della politica e dell’economia, qui avremo una risposta chiara. 
“È difficile perfino immaginare ciò che scopriremo entro il 2035”, ha scritto Altman. 
Entro il 2035 saremo estinti, sull’orlo di una prosperità inimmaginabile per tutta l’umanità oppure più o meno come oggi, ma di più. 
Preparate i popcorn. Oppure aspettate che ve li porti il vostro maggiordomo­robot.

venerdì, gennaio 30, 2026

Il Nobel per la PACE ai bambini di GAZA: firma la petizione

 

Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza nasce dall'idea dell'associazione "L'isola che non c'è", ed  ha presentato la raccolta firme alla Camera dei Deputati nel luglio 2025.

In questi giorni anche la Regione Puglia, insieme ad altri enti, ha sottoscritto la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la Pace.

È una scelta che dice da che parte stiamo. 
Perché mentre qualcuno parla di pace alzando muri, sparando sul dissenso e scambiando la politica estera con una partita di Risiko, noi pensiamo che "i costruttori di pace" siano coloro che difendono la libertà e la dignità delle persone, a partire dai più piccoli.

Vogliono farci credere che il vero leader è quello che esercita la legge del più forte. Noi pensiamo, all’opposto, che l’unica vera forza politica sia la pace. 

I volti dei bambini di Gaza sono i volti dei nostri figli e dei nostri nipoti e mettere al centro il Nobel per la pace per quei bambini, significa mettere al centro i bambini di tutto il mondo, che sono le prime vittime della guerra. 

I bambini di Gaza meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace. Hanno subito le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, hanno sentito e visto l'orrore della violenza, hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, e perché hanno perduto gli anni belli dell'infanzia che consentono un sereno sviluppo della personalità.

Anche il Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione ha aderito all'iniziativa, attivando su Change.org la raccolta di firme con queste motivazioni:

Noi, cittadini e cittadine del mondo,
chiediamo con questa petizione che il Premio Nobel per la Pace venga simbolicamente conferito ai bambini di Gaza.

Non come gesto politico, ma come atto morale.

I bambini di Gaza non hanno eserciti, non prendono decisioni, non scelgono le guerre. Eppure ne pagano il prezzo più alto. Vivono sotto le bombe, nella paura costante, privati del diritto fondamentale all’infanzia: giocare, studiare, crescere, sognare.

Essi rappresentano oggi uno dei simboli più dolorosi della disumanizzazione dell’essere umano. Quando il mondo si abitua alla sofferenza dei bambini, quando la loro morte diventa un numero o una notizia di passaggio, qualcosa di profondamente umano si spezza.

Assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza significherebbe:

riconoscere il loro dolore come inaccettabile, affermare che nessuna causa giustifica la violenza sui più vulnerabili, ricordare alla comunità internazionale che la pace inizia dalla tutela dei bambini, ovunque essi nascano.
Questo Nobel non sarebbe un premio, ma un atto di coscienza collettiva.
Un grido silenzioso contro l’indifferenza.
Un monito affinché la pace non resti una parola vuota, ma una responsabilità concreta.

Chiediamo al Comitato Nobel di compiere un gesto storico, capace di scuotere le coscienze del mondo intero e di restituire centralità alla dignità umana.

Perché quando i bambini vengono dimenticati, è l’umanità intera a perdere se stessa.

Firma questa petizione per dare voce a chi non può difendersi.

Petizione per il conferimento del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza - Italia · Change.org

 


LIBRO: "La democrazia di Dio: La religione americana nell'era dell'impero e del terrore" di Emilio Gentile

 

Sebbene scritto nel 2015, questo libro fa un'analisi accurata di come ancora oggi la religione viene utilizzata per governare i popoli

Gli Stati Uniti sono diventati la massima potenza imperiale della storia con la convinzione di essere stati scelti da Dio per redimere l'umanità. 
Oggi che l'era di Bush sta per terminare, di una cosa Emilio Gentile non dubita: repubblicano o democratico, il nuovo presidente americano continuerà a officiare il tradizionale culto della nazione, nella salvaguardia del 'benessere' mondiale.

Commenti:
Gentile, lo studioso dei nazionalismi moderni, si fa storico del presente con un libro rigoroso ed equilibrato.
Alessandro Casellato

La democrazia di Dio è un'indagine documentatissima in cui Emilio Gentile esercita le armi ben affilate di politologo e storico.
Antonio Calabrò

Non esiste, in nessuna lingua, libro migliore per capire il ruolo della religione nella politica americana. Una vera impresa!
Mark Silk, Trinity College, Hartford (CT)

giovedì, gennaio 29, 2026

LIBRO: "Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA" di Yuval Noah Harari

Negli ultimi 100 mila anni l’umanità ha accumulato un enorme potere. 
Eppure nonostante le scoperte, le invenzioni e le conquiste ci troviamo oggi in crisi. 
Il mondo è sull'orlo del collasso ecologico, la disinformazione domina il panorama attuale. 
E ci stiamo buttando a capofitto nell'era dell'intelligenza artificiale, una nuova rete di informazioni che minaccia di annientarci. 
Se siamo così Sapiens perché siamo così autodistruttivi? 

Nexus analizza come il flusso di informazioni abbia plasmato noi e il nostro mondo. 
Partendo dall'età della pietra, passando per la Bibbia, la caccia alle streghe, lo stalinismo, il nazismo e la rinascita del populismo di oggi, Yuval Noah Harari ci chiede di considerare il complesso rapporto tra informazione e verità, burocrazia e mitologia, saggezza e potere. 
Esplora il modo in cui diverse società e sistemi politici hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male. 
E affronta le scelte urgenti che dobbiamo affrontare quando l'intelligenza non umana minaccia la nostra stessa esistenza. 
L'informazione non è la materia prima della verità, ma non è nemmeno una semplice arma. 

Nexus esplora la speranzosa via di mezzo tra questi estremi e la riscoperta della nostra comune umanità.
 

mercoledì, gennaio 28, 2026

LIBRO: "Il coraggio di essere timidi" di Massimo Ammaniti

La timidezza, la paura e l’ansia sono esperienze umane comuni, ma possono trasformarsi in ostacoli invalidanti, soprattutto in una società che premia l’estroversione e la performance. 
La timidezza non è un difetto da correggere, ma una caratteristica complessa e sfaccettata, che può essere fonte di sofferenza ma anche di ricchezza interiore. 

Attraverso un’analisi che spazia dalla psicoanalisi alla neurobiologia, dal cinema alla letteratura, il libro esplora le radici della timidezza, 
  • tra fattori genetici, esperienze infantili e dinamiche familiari; 
  • le diverse manifestazioni dell’ansia e della paura e il loro impatto sulla vita quotidiana; 
  • le difficoltà relazionali e sociali che incontrano i timidi, soprattutto in adolescenza, e le strategie per sviluppare l’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e la capacità di gestire le proprie emozioni; 
  • il ruolo dei genitori e degli educatori nel sostenere i bambini e i ragazzi timidi. 
Attraverso l’esempio di figure illustri come Darwin e Gandhi che hanno fatto della timidezza un’arma vincente, l’autore riflette infine sulla possibilità di trasformare la timidezza in una risorsa, valorizzando la propria sensibilità, la propria capacità di riflessione e il proprio mondo interiore.
 

martedì, gennaio 27, 2026

GIORNATA della MEMORIA: “Il pane e il cucchiaio. La storia detta due volte di Giuseppe Di Porto” di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia

 

Giuseppe Di Porto nasce a Roma nel 1923. Preso nel rastrellamento degli ebrei a Genova, dove si era trasferito dopo le leggi razziali, è deportato ad Auschwitz, destinato al campo di Monowitz-Buna (lo stesso di Primo Levi). 

Dopo due anni, si salva durante la «marcia della morte» scappando verso il fronte. 

Entrato in contatto con l'Armata rossa, rientra in Italia nel 1945. 

La sua vita nel campo non è molto diversa da quella terribile degli altri deportati. 

Nel suo racconto, tuttavia, ci sono episodi carichi di significato, che hanno a che fare col pane, come cibo e come simbolo, e con un cucchiaio, utensile che nel campo assume un valore straordinario. 

Il pane torna di continuo nella sua storia: segno di quanto la fame fosse costante, capace di uccidere le persone nel corpo e nell'animo, tirandone fuori gli istinti più animaleschi. 

Lui la chiama «demoralizzazione»: una disumanizzazione che coinvolge le vittime, ma anche gli aguzzini. Una fame che induce a commettere azioni indicibili e a provare indicibili sentimenti di rabbia e negazione verso un Dio che non può esistere. A meno di un miracolo. 

Questo è il contesto del «fatto del cucchiaio» che costituisce la svolta cruciale della sua vita, ma che Giuseppe non racconterà subito, neppure nell'importante intervista rilasciata per la Usc Shoah Foundation. Vi darà voce solo in un'occasione, in dialogo con Alessandro Portelli. 

Una storia detta due volte non è mai detta allo stesso modo. 

E l'aneddoto, calato in un quadro narrativo più ampio, arriva a illuminare un'intera esistenza. 

Il lavoro di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia porta alla luce una vicenda simbolica di perdita e ritrovamento della propria umanità, e al tempo stesso costituisce una riflessione su metodo e pratica della storia orale, sulla differenza fra «testimonianza» e «racconto» e sul processo della memoria.

Raccontare e ascoltare la storia di questo ebreo, di quest'uomo semplice e insieme complesso, orgoglioso e insieme umile, è un modo per rivendicare in questo tempo di morte la dignità di una semplice umanità in cerca di pace e di uguaglianza per tutti.