Se fino a pochissimo tempo fa ci chiedevamo se la presenza dell’Intelligenza Artificiale in classe fosse positiva, quest’anno la domanda sembra essere cambiata: come utilizzarla e come insegnare ad utilizzarla al meglio?
L’IA entra infatti stabilmente
nei percorsi educativi, sia come tecnologia da conoscere sia come strumento per
innovare la didattica. Troverà spazio anche nell’Educazione civica, con
un’attenzione specifica agli aspetti etici e alla cittadinanza digitale, mentre
per chi insegna è previsto un piano di formazione dedicato al funzionamento dei
sistemi, ai rischi di errore e distorsione, alla tutela dei dati e all’uso
responsabile dell’IA.
Questo perché tra usare l’Intelligenza Artificiale e saperla usare bene c’è una bella differenza.
Da un
lato significa certamente conoscerne le possibilità, dall’altro comporta
imparare a riconoscerne i limiti, verificare le risposte che produce, capire quali
dati stiamo condividendo e non delegare automaticamente compiti e decisioni.
Sai dove e quando ne parleremo?
Esatto: a Parole a Scuola, il 24 ottobre 2026, nel panel “Se l’IA fa il
compito, io cosa devo insegnare perché continui ad avere voglia di pensare?”.
Puoi iscriverti qui Parole
a scuola - Milano 2026 | Parole O_Stili
E lo smartphone?
C’è un oggetto che continua a
occupare un posto particolare nel rapporto tra persone giovani e scuola: lo
smartphone, che da quest’anno in Italia è soggetto a limitazioni nell’utilizzo
anche nelle scuole superiori.
Un approfondimento sugli effetti
dei divieti, ripreso da Orizzonte Scuola, segnala possibili benefici in termini
di distrazione, relazioni e stress per chi insegna, ma anche qualche
difficoltà: studenti e studentesse non sempre riescono a organizzare facilmente
il tempo lasciato libero dal telefono.
Togliere lo smartphone, insomma,
può creare condizioni diverse, ma non determina l’esito finale: una ricreazione
senza telefono non diventa automaticamente un’occasione di relazione, così come
una classe senza notifiche non diventa automaticamente più attenta. La
questione non è quindi soltanto quanto spazio lasciare al dispositivo, ma che
cosa vogliamo rendere possibile nello spazio che resta.
La scuola non è una bolla
Mettere via lo smartphone durante
le lezioni, però, non significa lasciare fuori dalla classe tutto quello che
passa attraverso lo schermo. Tra i banchi arriva anche ciò che si guarda, si
ascolta e si scopre fuori dalla classe, insieme a modelli, relazioni e
immaginari che contribuiscono a costruire la visione del mondo delle nuove
generazioni. Recentemente abbiamo visto due esempi molto diversi ma
estremamente concreti.
Da un lato abbiamo infatti le immagini di Sfera Ebbasta a San Siro durante la partita Inter-Napoli, circondato da dieci ragazze vestite nello stesso modo. Lui protagonista al centro della scena, loro presenze decorative e intercambiabili: una rappresentazione che rafforza proprio quegli stereotipi di genere che ancora attraversano la cultura mainstream. Le critiche sono state immediate e, tra le tante voci che si sono espresse in questi giorni, il punto sollevato dallo psicoterapeuta Alberto Pellai riguarda direttamente anche la scuola: mentre nei percorsi educativi si lavora per riconoscere e superare determinati stereotipi, ragazzi e ragazze continuano a incontrare rappresentazioni molto diverse nella musica, nell’intrattenimento e sui social.
Dall’altro invece ci sono le 6.000 persone che hanno riempito l’Unipol Dome di Milano per assistere, previo acquisto di un biglietto d’ingresso, al (finto) matrimonio dei Me contro Te. Nel pubblico c’erano soprattutto bambini e bambine con le loro famiglie, alcune di queste vestite come per partecipare davvero alla cerimonia, a testimonianza di come per una parte di loro quel matrimonio era evidentemente qualcosa di più di uno spettacolo.
E questo a noi dice una cosa molto importante su confini che diventano ogni giorno sempre più sfumati: tra persone che conosciamo e persone che seguiamo e sentiamo di conoscere, tra vita privata e contenuto, tra intrattenimento e immaginari che accompagnano la crescita.
Orientarsi in tutta questa complessità non è semplice.
È anche per questo che negli anni abbiamo continuato a far crescere AncheIoInsegno, AncheIoInsegno | Percorsi didattici gratuiti per insegnanti, la piattaforma gratuita di Parole O_Stili che oggi raccoglie oltre 400 schede didattiche e più di 250 ore di percorsi dedicati alla comunicazione non ostile, alla cittadinanza digitale e all’educazione civica, con cui abbiamo raggiunto più di 300.000 insegnanti e 1,3 milioni di studenti e studentesse.
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