I dati empirici indicano il
persistere della penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro remunerato.
Indagando le cause e l'esatta
distribuzione di questa diseguaglianza, è possibile proporre un nuovo
programma, che affianchi al diritto antidiscriminatorio policies in grado di
superare il gender gap.
Promuovere il lavoro delle donne
non significa accettare la mera annessione delle donne a un mondo del lavoro
costruito intorno al soggetto maschile né rimuovere il carattere plurale che si
nasconde dietro all'universo femminile.
È fondamentale riflettere e
proporre una nuova prospettiva, finalmente attenta ai bisogni della società
contemporanea, alla redistribuzione del lavoro di cura e alle differenze che
attraversano lo stesso mondo delle donne.
Grazie alle acquisizioni del
pensiero femminista contemporaneo, è possibile mettere a fuoco la
diversificazione dell'universo femminile: le donne non sono tutte eguali.
La discussione deve essere dunque
spostata all'interno di quest'ambito problematico.
I dati sul lavoro delle donne in
Italia certificano, infatti, tutti i limiti di interventi che finiscono per
riprodurre nel rapporto "tra" le donne quel gap che ancora divide
profondamente uomini e donne di fronte al grande tema del lavoro.
Tale finalità richiede che
l'approccio classico con il quale viene affrontato il problema del lavoro delle
donne, e cioè la lotta alle discriminazioni, venga integrato con l'attenzione
alle più complesse questioni redistributive.
Dal pensiero della differenza
all'analisi intersezionale, si propone qui una rilettura critica degli
strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il
lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle
diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto. Prefazione di
Silvana Sciarra.