mercoledì, agosto 12, 2026

L'Unione europea può finire? Dai missili su Lublino alle «bombe umane» su Gibilterra, perché non abbiamo mai avuto tanti nemici


da Il Corriere della Sera di Federico Fubini

Forse mai come in questi ultimi anni l’Unione europea si ritrova «accerchiata» da più nemici: dalla Russia, che continua a testare la pazienza di Bruxelles, dall’amministrazione Trump e da una certa destra americana e anche da «figure interne» che vorrebbero che l’Ue si dissolvesse, come l’Urss nel 1991

L'atmosfera delle vacanze, oltre all'accavallarsi dell'attualità, mi induce a proporre ai lettori un nuovo gioco enigmistico nel primo lunedì di agosto. 

Trovate i punti in comune tra queste 3 foto... 

  

C'è a stento bisogno di dirlo, ma la prima in alto ha tre giorni e rappresenta l'assalto disperato alle rive di Ceuta, in Spagna, che ha coinvolto 60 mila persone e causato almeno cento morti. La seconda foto ha cinque giorni e mostra il cratere di una decina di metri di diametro aperto nei pressi di Lublino (Polonia orientale), con ogni probabilità da un missile balistico russo. La terza invece è dell'8 dicembre 1991 e cattura l'attimo della dissoluzione dell'Unione sovietica: la firma sull'atto di divorzio da parte dei leader di Russia (Boris Eltsin), Bielorussia (Stanislaŭ Šuškevič) e Ucraina (Leonid Kravčuk), seguito da una lunga cena a base di vodka e da una sauna nella foresta bielorussa di Belaveža.

Fatico a immaginare Giorgia Meloni, il premier spagnolo Pedro Sánchez, il tedesco Friedrich Merz o Ursula von der Leyen in una serata a base di superalcolici con sauna finale. Ma ciò che le tre foto hanno in comune è l'obiettivo: non ci sono mai state tante potenze fuori, né mai tante forze in ascesa all'interno, che vorrebbero per l'Unione europea l'equivalente di quella foto di Belaveža; né ci sono mai state tante azioni di guerra ibrida pensate o almeno utilizzate dall'esterno per un simile scopo. Fra queste sicuramente bisogna contare l'assalto a Ceuta, così come la crescente pressione di atti ostili - missili, droni, propaganda, fondi occulti - che la Russia lancia verso il territorio europeo per saggiare dov'è la nostra linea rossa e fino a quando continueremo a tollerare.



Sì, siamo una superpotenza

Un punto da chiarire è che, malgrado le difficoltà di cui io stesso ho scritto spesso, non bisogna credere alla retorica trumpiana. I numeri raccontano un'altra storia. L'Unione europea resta saldamente una superpotenza economica, l'unica al mondo oltre agli Stati Uniti e alla Cina. A volte davanti agli Stati Uniti o alla Cina. Il grafico sopra, tratto dalla newsletter dell'economista Paul Krugman, mostra che siamo ancora secondi al mondo dopo l'America per dimensioni del prodotto interno lordo espresso in puri e semplici euro o dollari al valore corrente. Il grafico sotto mostra poi come anche il valore aggiunto manifatturiero dell'Unione europea - cioè il valore creato nel prodotto finale della manifattura, dati certi apporti di materie prime e altro - sia secondo al mondo davanti agli Stati Uniti. Se poi si guarda al prodotto interno lordo cosiddetto in "parità di poteri d'acquisto" - cioè parametrato ai prezzi interni, in modo da misurare i volumi prodotti - allora l'Unione europea è praticamente allineata agli Stati Uniti: circa 30 mila miliardi di dollari l'anno di Pil per entrambe, mentre la Cina è molto più in alto.

Ma un'altra misura dà l'idea di quanto fuorviante sia la retorica trumpiana sul vecchio continente che riecheggia in questi anni. Dal 2022 la crescita dell'Unione europea è stata del 23%, se misurata per abitante; quella degli Stati Uniti è stata invece solo del 15,4% (secondo dati della Banca mondiale). Pro-capite, cresciamo più noi europei degli americani. Il maggiore tasso di crescita in termini assoluti degli Stati Uniti rispetto all'Unione europea - fra il 2022 e il 2026 è atteso del 9% contro il 4% dell'Unione europea, secondo i dati di Bruxelles - si spiega principalmente con il fatto che in America la popolazione aumenta più in fretta. E ciò a sua volta è dovuto ai maggiori flussi di immigrati, inclusi gli irregolari, durante l'amministrazione di Joe Biden. Era già chiaro almeno dal 2024 e all'epoca ne ho parlato qui. In pratica in questi giorni Donald Trump critica ferocemente il governo spagnolo solo perché Madrid sta gestendo lo stesso fenomeno che si trova alla base della crescita americana da anni: lo stesso che lui osteggia.



La società aperta e i suoi avversari

Dietro gli attacchi della Casa Bianca in sostanza potrebbe non esserci solo un complesso di superiorità verso noi europei. Non credeteci. C'è anche la forma mentale di Trump. Per lui la vita non è una dinamica di cooperazione e benefici reciproci, ma un gioco a somma zero: perché gli Stati Uniti possano vincere, l'Europa deve necessariamente perdere. Questa del resto è la visione del mondo che gli ha inculcato dall'infanzia suo padre, uno spietato costruttore della jungla del mercato immobiliare newyorkese del secondo dopoguerra (illuminante in proposito il memoir familiare della nipote Mary Trump).

Qui c'è ciò accomuna gli eventi alle frontiere dell'Unione europea in questi giorni, da Lublino lungo la frontiera ucraina allo Stretto di Gibilterra 3.600 chilometri a sud-ovest. Non sapremo mai se l'amministrazione americana era al corrente su Ceuta, se ha dato il suo silenzio-assenso o qualche impulso alle azioni del Marocco. Possiamo solo fare l'elenco degli indizi che creano sospetti. Sappiamo però che la Casa Bianca ha subito cercato di fare di questa crisi migratoria un'arma impropria contro i suoi avversari nell'Unione europea: in questo caso contro il premier di Madrid Pedro Sánchez, colpevole di aver contestato Trump sull'Iran, sulle Big Tech, sulla Nato e colpevole soprattutto di seguire una propria politica dell'attenzione verso la Cina. In questo l'uso politico delle ondate di rifugiati in altri Paesi fatto da Trump ricorda il modo in cui Russia e Bielorussia pressano i migranti contro le frontiere di Polonia e Finlandia: vogliono solo destabilizzare (benché nel caso di Ceuta le responsabilità dell'America siano tutte da dimostrare).  

La sostanza è che l’Unione europea non aveva mai contato tanti nemici esterni, che cercano di spingerla alla paralisi e alla frammentazione. Venerdì si è riunito l’Integrated Political Crisis Response, l’organismo di Bruxelles nato per condividere informazioni e decisioni di fronte a eventi gravi. Lì il Servizio esterno della Commissione europea — la squadra di politica estera che collabora con l’intelligence delle capitali e risponde alla vicepresidente Kaja Kallas — ha passato un messaggio ai governi: la corsa dei migranti verso Ceuta è stato un attacco mirato — c'è dunque una regia — ed è stato amplificato dall’esercito digitale russo, che ha fatto rimbalzare sui social media l’eco della crisi. Ha diffuso quella eco all’interno stesso dell’Unione europea, in America Latina, in Africa. Lo scopo politico è sempre lo stesso, hanno riferito i collaboratori di Kallas: alimentare un senso di caos in Europa e approfondire le divisioni.

In questo il cratere di Lublino e gli altri attacchi ibridi russi — i droni sugli aeroporti europei, gli sconfinamenti dello spazio aereo, l'uso stesso dei migranti — sono parte della stessa strategia vecchia ormai più di dieci anni. Attorno a Ceuta si è notata però una novità: per la prima volta, Mosca e un certo universo americano di destra stavano entrambi cercando di sfruttare lo stesso terremoto europeo. Entrambi si sono mossi per esacerbare. Non solo Trump in persona ha subito scaricato sul governo di Madrid le responsabilità; la galassia della destra Usa ha dato rapidamente dato seguito. Elon Musk con i suoi 241 milioni di follower su X ha diffuso un video fatto con l’intelligenza artificiale — immagini stomachevoli, per brutalità e violenza — di un preteso assalto a Ceuta. L’influencer Maga Jack Posobiec, da 3,2 milioni di follower su X, ha iniziato a invocare il ritorno del dittatore Francisco Franco morto nel 1975 (immagine sotto). 

Sintomi di frammentazione

Qui non siamo semplicemente di fronte a una crisi migratoria. Fosse solo questo, essa andrebbe comunque messa in prospettiva. Secondo l'agenzia europea Frontex, gli arrivi di irregolari nell'Unione europea sono più che dimezzati dai 380 mila del 2023 ai 178 mila del 2025 e poi sono scesi di un ulteriore 40% nei primi cinque mesi del 2026 (rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso). Non solo. Sia quest'anno che dal 2021 l'Italia ha ricevuto un numero di irregolari costantemente doppio o quasi rispetto alla Spagna; dunque sospendere Schengen e proporre di isolare il governo di Madrid equivale, per l'Italia stessa, a legittimare la sospensione della libera circolazione dei propri cittadini in Europa e il rifiuto di ogni solidarietà da parte degli altri governi quando ci sarà la prossima ondata di sbarchi a Lampedusa. Un prevedibile autogol.   

Ma, appunto, questa non è solo una crisi migratoria. È un atto di guerra ibrida contro un Paese europeo, non chiaro nelle origini ma chiaro nelle conseguenze e nel contesto: non si erano mai visti primi tanti attori esterni pronti a sfruttarlo per i propri fini, seminando zizzania in Europa.

Per questo la reazione dell'Italia e degli altri 21 governi che ora mettono Pedro Sánchez sul banco degli imputati - qualunque idea si abbia sulle sue politiche - sembra essa stessa un sintomo di frammentazione dell'Unione europea. Un piccolo passo verso una nostra versione occidentale della dacia di Belaveža, magari senza vodka, saune e cerimonie. Non sarebbe il solo sintomo, per la verità. Un altro è la totale assenza di leadership di Ursula von der Leyen, una presidente della Commissione che pure non smette di accentrare potere e informazioni a Bruxelles: ha volutamente lasciato cadere la sostanza delle raccomandazioni di Mario Draghi per il rilancio dell'economia. Nel frattempo sulla Russia l'Unione europea sembra sempre più spezzarsi in due tronconi: baltici, nordici, polacchi, olandesi e in parte la Germania innovano nella difesa, sviluppano tecnologie e stanno dando forma a un'entità geopolitica e militare ben distinta riconoscibile; altri governi invece non sembrano realmente interessati. 

Quanto all'Italia, questo mese ha presentato a Bruxelles un documento riservato in cui - in sostanza - chiede più flessibilità e meno automatismi a Bruxelles nella sorveglianza sul rispetto dello stato di diritto nei singoli Paesi. È possibile che sia solo un riflesso "gollista" del governo di Roma; è certo però che quel documento avrebbe fatto felice un campione dell'illiberalismo come Viktor Orbán. Che un Paese fondatore arrivi a tanto è in sé un ulteriore sintomo di potenziale frammentazione o svuotamento dell'Unione europea. Intanto ci attendono le presidenziali francesi fra nove mesi con Marine Le Pen in testa nei sondaggi, come in Germania lo è l'estrema destra di Alternative für Deutschland. 

Mi chiedo a volte se non siamo semplicemente viziati. Diamo talmente per acquisite le conquiste degli ultimi 70 anni, che non pensiamo davvero di poterle perdere. 

Non sarebbe la prima volta in Europa che i leader, e le opinioni pubbliche, si muovono come dei sonnambuli.     





martedì, agosto 11, 2026

LIBRO: "Spiritualità" di Michelangelo Pistoletto e Antonio Spadaro

 

Un maestro dell’arte contemporanea, creatore di simboli e forme, e un gesuita, esegeta rinomato e appassionato d’arte, intrecciano in queste pagine un dialogo vertiginoso. 
Le parole di Michelangelo Pistoletto e di padre Antonio Spadaro non si limitano a incontrarsi: si rincorrono, si sfidano, costruendo un percorso imprevedibile che esplora l’essenza stessa degli uomini e delle donne. 
Al centro di questa conversazione, nata negli anni e maturata come una sinfonia, emergono i temi della memoria collettiva e del bisogno di dare e ricevere cura, della sofferenza umana e dell’intelligenza artificiale, della spiritualità intesa come «fermentazione», desiderio di un aldilà e di un senso, necessità di costruire una pace che abiti il mondo. 
Allo stesso tempo, l’arte, strumento di indagine esistenziale, estende il suo rapporto con l’intera società, portando la spiritualità a ritrovare il suo posto. 
Spiritualità e arte, compenetrandosi, smettono così di essere due mondi separati e diventano luoghi per comprendere l’essere umano e la sua capacità di trasformare la realtà. 
Con una prosa ricca e suggestiva, il volume combina teoria e pratica, emozione e intelletto, lasciando un segno profondo nel lettore, chiamato a rendere l’incontro tra le idee un’esperienza viva di ricerca. 
Un invito a riscoprire la meraviglia, a interrogarsi sul proprio ruolo nell’universo e a immaginare nuovi orizzonti dinanzi al futuro.

lunedì, agosto 10, 2026

L'atletica cambia regia: nuove linee guida contro le inquadrature sessualizzanti

 

di Elena Miglietti

L'EBU rivoluziona la regia dell'atletica femminile vietando inquadrature sessualizzanti per rimettere al centro la pura performance tecnica, salvaguardando al contempo la professionalità e la dignità delle donne nello sport. Una svolta culturale necessaria, con l'obiettivo che queste nuove linee guida escano presto dalle piste per estendersi stabilmente a tutti gli altri sport femminili.
Per anni, guardando una gara di atletica femminile in televisione, è capitato di vedere telecamere infilarsi dove la prestazione sportiva non c’entrava nulla: zoom insistiti, riprese dal basso, replay al rallentatore che non spiegavano il gesto tecnico, ma finivano per trasformare il corpo delle atlete in un oggetto da osservare. 
Non era una questione di sensibilità. Era una questione di narrazione. Una battaglia che, le donne giornaliste hanno portato al centro di un corso di formazione già a fine 2019, segnalando non solo la tossicità di certe inquadrature, ma anche la mobilitazione di molte atlete per ottenere divise di gara meno succinte. 

Oggi, finalmente, qualcosa cambia. 
L’European Broadcasting Union (EBU), l’organizzazione che riunisce le principali emittenti pubbliche europee, ha pubblicato nuove linee guida per la copertura televisiva dell’atletica femminile. L’obiettivo è semplice e rivoluzionario insieme: riportare al centro ciò che dovrebbe esserci sempre stato, cioè la performance.

Le indicazioni sono state elaborate insieme a European Athletics e con il contributo diretto di tre atlete. Tra loro la britannica Holly Bradshaw, campionessa del salto con l’asta, che ha raccontato di essersi vista trasformare in protagonista involontaria di video diffusi online e accompagnati da commenti molesti. La serba Ivana Španović, una delle migliori lunghiste degli ultimi vent’anni, ha spiegato che certe riprese non sono soltanto fastidiose: distraggono durante la gara e possono lasciare conseguenze sulla salute mentale delle sportive.

Le nuove regole chiedono ai registi di evitare le inquadrature dal basso, le riprese da dietro, gli zoom ravvicinati sul corpo e i replay rallentati che non abbiano alcuna utilità tecnica o narrativa. 

Nelle gare di corsa si raccomanda di non riprendere le atlete da sotto il bacino. Nei salti vengono suggerite angolazioni che valorizzano la rincorsa, il gesto atletico e la tecnica. Le immagini evocative, di copertura restano possibili, ma solo se raccontano davvero l’atleta e non la riducono a un corpo da consumare con lo sguardo.

«Lo sport femminile merita di essere visto, trasmesso e valorizzato su un piano di parità», ha spiegato Glen Killane, direttore di EBU Sport. Perché una regia non è mai neutrale. Decide cosa mostrare, ma soprattutto cosa considerare importante.

Le atlete non correranno più veloci per questo. Salteranno alla stessa altezza, lanceranno alla stessa distanza. A cambiare dovrà essere chi le guarda o, più precisamente, chi decide come guardarle.

In fondo non è una rivoluzione tecnica, è una rivoluzione grammaticale. 
Per anni il soggetto è stato il corpo. Adesso si prova a rimettere il gesto atletico all’inizio della frase. 

domenica, agosto 09, 2026

GiULiA: Quante sono le giornaliste italiane a scrivere del mondo?

 

Rassegna sui generis: 11 - 16 maggio 2026 - una settimana di notizie scritte da donne 

Una settimana di notizie sui nostri media: come e quanto si parla di donne? E quante sono le donne a scrivere del mondo. 

GiULiA prosegue con il suo osservatorio sui giornali in ottica di genere.


Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Qn, Il manifesto, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport.

Dall’11 al 16 maggio 2026
Firme  in prima pagina:  uomini 853 ;  donne 320
Editoriali, commenti, analisi:  uomini 165, donne 41
Interviste : uomini 224, donne 99

In una settimana che, come ormai da mesi se non da anni, porta in primo piano notizie di guerre, devastazioni, bombardamenti e deliri di onnipotenza di anziani e troppo potenti leader, vogliamo iniziare questa rassegna con una boccata di ossigeno e di speranza che viene da un mondo, quello del cinema. 

Che è virtuale, fantastico, ma dove si possono cogliere i segnali di una “resistenza femminile” intelligente che riflette, si interroga e non vuole cedere alla violenza. 

Violenza che c’è in tutti gli altri settori, economico, di cronaca, mediatico, come abbiamo ampiamente rilevato nella nostra lettura.  

Lasciamo alla fine la nota amara dello sport, un mondo tristemente misogino, che guarda alle donne solo se vincono ma che non le aiuta a vincere. 

...

Esteri. Testimoni ma non protagoniste

Nella grande scena internazionale di questa settimana le donne compaiono molto raramente come protagoniste del potere. A decidere guerre, trattative, dazi, equilibri geopolitici e strategie militari restano esclusivamente uomini: da Donald Trump a Xi Jinping, da Benjamin Netanyahu a Vladimir Putin. È una fotografia che molti quotidiani restituiscono in modo quasi involontario: delegazioni «di muri di cravatte», come scrive Maria Laura Rodotà su La Stampa, osservando il vertice Trump-Xi, dominato da figure maschili «da congresso del 1918». Pochissime quindi le figure femminili politiche di primo piano cui è stato dedicato spazio: una è  Delcy Rodríguez, descritta da Domani come protagonista pragmatica di un nuovo assetto di potere post-chavista in Venezuela , capace di dialogare con Trump e di marginalizzare l’opposizione guidata da María Corina Machado. L’altra è Ursula Von Der Leyen, che Francesca De Benedetti  sempre su Domani presenta come «Ursula l’ americana», una leader che mette tutto il suo impegno nel promuovere l’intelligenza artificiale e per la quale i diritti e il lavoro vengono dopo. Invece se si guarda alle firme che raccontano questi scenari, il quadro cambia, almeno in parte. Sono molte le giornaliste, analiste e commentatrici che interpretano i conflitti e le crisi globali. Come quelle de la Stampa, con Anna Foa che analizza gli effetti psicologici della guerra sui soldati israeliani, di Anna Zafesova che interpreta le strategie di Kiev, di Nathalie Tocci sul confronto Trump-Xi, di Caterina Soffici e quelle del Corriere Viviana Mazza, Sara Gandolfi, Greta Privitera e Marta Serafini sui dossier più delicati di guerra e diplomazia. Firme di punta degli esteri sono anche quelle di Angela Napoletano  (Avvenire ) e di Costanza Cavalli  (Libero).Tre i filoni su cui si sono focalizzati i quotidiani: le guerre in Medio Oriente e Ucraina, le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina, la crisi britannica. C’è poi il tema dei diritti umani, dove, qui sì,  troviamo figure femminili forti. Uno dei casi più seguiti in questo ambito è quello della premio Nobel iraniana Narges Mohammadi. La Stampa dell’11 maggio richiama il suo caso attraverso l’appello del marito, che ricostruisce i 105 giorni di detenzione dell’attivista. Anche Repubblica segue la vicenda con più articoli: racconta il trasferimento della dissidente dal carcere all’ospedale e anticipa le memorie pubblicate dal Guardian, in cui Mohammadi denuncia torture e violenze subite. Sul fronte mediorientale il tema delle violenze nella guerra israelo-palestinese torna più volte. Domani del 13 maggio, con un articolo di Davide Lerner su un’inchiesta del New York Times, che denuncia gli abusi sessuali subiti da detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. In risposta,  per Libero, Costanza Cavalli, accusa il NYT di doppiopesismo per aver dato spazio alle accuse contro Israele tacendo le violenze sessuali commesse da Hamas.

Per la guerra in Ucraina il Corriere intervista Svetlana Gannushkina, storica esponente di Memorial, secondo cui Putin teme di apparire debole mettendo fine alla guerra. Nello stesso giorno, Il Fatto Quotidiano racconta la polemica scoppiata attorno all’ex portavoce presidenziale Yuliia Mendel, accusata di propaganda filorussa. Crisi britannica: Avvenire pubblica il commento di Angela Napoletano sulla strategia di Starmer dopo la sconfitta alle elezioni locali e sia Corriere della Sera sia Repubblica si concentrano sulle possibili successioni presentando Angela Rayner, “Angela la Rossa”, come figura popolare e radicale capace di inquietare i mercati finanziari. Sempre il Corriere ospita un’intervista alla premier nordirlandese Michelle O’Neill, esponente dello Sinn Féin, favorevole a un’Irlanda unita dentro l’Europa dopo i danni della Brexit.

... 

Perchè le donne dovrebbero leggere giornali scritti da uomini, con gli occhi degli uomini?
Perchè non avere giornali scritti da donne con la sensibilità delle donne?


sabato, agosto 08, 2026

LIBRO: "La voce delle donne. Pioniere e ispiratrici del giornalismo italiano" di Valeria Palumbo

 
Già prima dell’Unità, per tutto l’Ottocento e sempre di più poi nel Novecento, furono numerose le italiane che vollero essere giornaliste, a tutti gli effetti e correndone tutti i pericoli, affrontando gli ostacoli di una misoginia ostinata e feroce. 
In questo la monarchia cosiddetta liberale e il fascismo si passarono il testimone e perfino la Repubblica, in barba alla sua Costituzione, fece fatica a cambiare passo. 
Di questo racconta questo libro: della scalata per appropriarsi di una voce pubblica, ma anche della libertà di movimento, del potere contrattuale, dell’autorevolezza che il giornalismo impone. 
L’esempio veniva dall’estero, da nomi grandissimi come George Sand e Nellie Bly. 
Ma, benché in Italia gli ostacoli furono spesso ceppi, molte furono anche da noi le protagoniste di un’epopea che è incredibilmente ricca di figure, alcune delle quali molto note: da Matilde Serao a Flavia Steno, da Olga Ossani a Oriana Fallaci. 
Era ora di raccontare questa storia e chiedersi se la parità di genere è stata raggiunta e grazie a quali battaglie.

venerdì, agosto 07, 2026

Francesco Guccini: ora ci restano le tue opere

 
Ora ci restano le tue opere
Grazie Francesco

Album 


Saggistica e narrativa

Racconti

Fumetti

  • Galassia che vai..., con Bonvi, in "Psycho", 1969.
  • Vivere ricchi e felici, con Bonvi, in "Psycho", 1970.
  • Legione dello spazio, con Bonvi, in "Psycho", 1970.
  • Pugni, pupe e robot, con Bonvi, in "Psycho", 1970.
  • Chi cerca trova e i cocci sono suoi, con Bonvi, in "Psycho", 1970.
  • Storie dello spazio profondo, con Bonvi, 1972.
  • Poche ore all'alba, con Magnus, in "Lo Sconosciuto", n. 1, luglio 1975.
  • Vita e morte del brigante Bobini detto "Gnicche", 1980.
  • Barbùn vs. Realtà, disegni di Filippo Scozzari, in "Re nudo", 1981.
  • Gerry Pompa, disegni di Massimo Cavezzali, in Vincenzo Mollica e Sergio Sacchi (a cura di), Caro diario. Taccuino visivo del Tenco '82, Sanremo, Il Ponente, 1983.

Filmografia

Attore

Colonne sonore

Riconoscimenti

  • Nell'ambito della Rassegna della canzone d'autore del Club Tenco, Guccini riceve:
  • Nel 1992 gli viene conferito il Premio Librex Montale "Poetry for Music" per Canzone delle domande consuete.[249]
  • Dal 1992 al 1997 ha ricoperto il ruolo di presidente della giuria per l'assegnazione del premio letterario "Ghostbusters"[250]
  • Nel 1992 un entomologo appassionato alla musica di Guccini scoprì una nuova specie di farfalla nell'Appennino tosco-emiliano e le diede il nome Parnassius mnemosyne guccinii.
  • Nel 1997 la coppia Guccini-Macchiavelli si aggiudica il Premio Alassio Centolibri - Un Autore per l'Europa, con Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti.
  • Nel 1995 riceve il premio Tributo ad Augusto Daolio, per la sua partecipazione all'album a scopo benefico Tributo ad Augusto.
  • Nel 1998 Guccini e Macchiavelli vincono l'edizione annuale del Police Film Festival con Macaronì: romanzo di santi e delinquenti.
  • Nel 1997 Luciano Tesi e Gabriele Cattani scoprirono un asteroide a cui successivamente diedero il nome 39748 Guccini.
  • Nel 2000 "Via Paolo Fabbri 43" è diventato anche uno spettacolo teatrale di notevole successo, interpretato da Toni Mazzara e Stefano Dell'Accio, dedicato ovviamente a Francesco Guccini.[251]
  • Nel 2001 il suo racconto "La Cena" viene inserito nell'Antologia "Racconti italiani del Novecento" (I Meridiani – Mondadori).[252][253]
  • Nell'autunno del 2003 Il comune di Carpi (Modena) celebra il quarantennale di carriera di Guccini, dedicandogli la mostra Stagioni di vita quotidiana.[254]
  • Nel 2004 ha ricevuto la Targa Ferrè, prestigioso premio dedicato al celebre poeta.
  • Nel 2005 gli viene conferito, nella seconda edizione nazionale, il premio "Giuseppe Giacosa – Parole per la musica".[255]
  • Il 17 giugno 2006 vince il Premio Città di San Lazzaro, riconoscimento promosso dall'Amministrazione Comunale e volto a riconoscere il legame con San Lazzaro di Savena di personalità che, «indipendentemente dalla residenza anagrafica», siano riconosciute quali membri della comunità locale.
  • Il 29 luglio 2006 il Consiglio comunale di Porretta Terme lo nomina Cittadino Onorario per aver dato lustro alla città e a tutta l'alta valle del Reno nonché per il suo particolare impegno civile e morale.
  • Il 6 agosto 2006 ha ricevuto, durante il tradizionale Campionato italiano della bugia a Le Piastre, sulla Montagna Pistoiese, il Bugiardino ad honorem. Guccini si era presentato sul palco con la bugia: «Salve, sono Lucio Dalla!».
  • Nel marzo del 2007 viene premiato a Catanzaro con il "Riccio d'argento" per il miglior album live d´autore.[256][257]
  • Nel giugno del 2007 viene premiato dalla manifestazione "Serravalle Noir 2007" insieme a Loriano Macchiavelli per il romanzo "Tango e gli altri – romanzo di una raffica, anzi tre".[258]
  • L'8 dicembre 2007 – "Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre" vince il Premio Scerbanenco con la seguente motivazione: "Imperniato su un lontano delitto dei giorni delle brigate partigiane, il romanzo esprime, con collaudata perizia narrativa, un attualissimo desiderio di non rifuggire le verità della Storia".
  • Il 15 marzo 2008 a Pistoia riceve il premio "Ceppo Cultura del Verde".
  • Il 3 ottobre 2008 a Carpi riceve il premio Arturo Loria per il libro di racconti "Icaro".[259]
  • Nel 2010 riceve il Premio Chiara nella categoria Premio Le Parole della Musica. È il primo cantautore a ricevere questo premio.[260]
  • Nel 2013 riceve il Premio Amnesty Italia con Enzo Avitabile.[198]
  • Cittadinanza onoraria del comune di Sambuca Pistoiese conferitagli nell'anno 2016 per aver portato lustro al territorio, per aver preservato e promosso la cultura locale a vaste pluralità di persone

Onorificenze

Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
26 maggio 2004[261]
Laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria - nastrino per uniforme ordinaria
«Alla sua più nota veste di cantautore, Francesco Guccini ha sempre abbinato un interesse profondo per gli aspetti e le forme della narrativa, della comunicazione e dei linguaggi, trovando un seguito straordinario e continuato presso tutti i giovani delle generazioni con cui è entrato in contatto. Pertanto, data l'efficacia e la rispondenza di queste sue multiformi capacità espressive, è lecito riconoscergli un ruolo di formatore extrascolastico. Si può in sintesi affermare che la sua opera di mediatore culturale si è rivolta sovente al di fuori della sua rinomata attività di cantautore, a cui del resto va riconosciuta una non comune profondità di messaggio e di contenuti. Di questa poliedricità sono prova le sue numerose realizzazioni e pubblicazioni, tutte scaturite da un'attenta e consapevole preparazione e dal ricorso a ricerche documentarie metodologicamente corrette e coerenti, spaziando in diversi generi letterari. Dietro il prodotto della sua opera artistica si scopre un gusto raffinatissimo per la ricerca espressiva, per la valorizzazione di certe forme di linguaggio, che mai sono affidate al caso: poggiano su studi attenti, sul piacere di condurre approfonditi percorsi culturali, sono elementi di costruzione di una proposta musicale, che lo hanno distinto positivamente nel panorama degli altri cantautori. Anche se il paragone può, forse, apparire imbarazzante ed azzardato, per il differente spessore del riconoscimento che ha ricevuto Dario Fo, da molti definito , con la consegna del Premio Nobel per la letteratura, direi che col conferimento della laurea a Francesco Guccini i nostri Atenei intendono esprimere apprezzamento per il valore dell'opera di un uomo che saputo incessantemente rappresentare la solida ed antica tradizione italiana dei medioevali.»
Università di Bologna e Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, 21 ottobre 2002.
Laurea honoris causa in Scienze umanistiche - nastrino per uniforme ordinaria
Laurea honoris causa in Scienze umanistiche[265]
«Le consegniamo questa laurea per le sue canzoni che sono amate da tutte le generazioni, come lo dimostrano i suoi concerti, sempre pienissimi. Canzoni che sanno raccontare con poesia, ironia e rabbia le piccole e le grandi storie dei nostri tempi. Con le sue canzoni lei ha anche portato un pezzo di America in Italia. Lei è una delle più importanti figure culturali italiane, non ha avuto paura di prendere posizione o di sfidare lo status quo con un linguaggio diretto e incisivo e la sua opera costituisce un dialogo stimolante e continuo con il suo pubblico. Ispirato da musicisti come Bob Dylan, le sue canzoni hanno anche contribuito a portare in Italia una certa idea di America, Paese che ha conosciuto prima attraverso le storie del prozio Amerigo, emigrato e poi tornato in Italia, e più tardi attraverso la letteratura e la musica della Beat Generation. Siamo quindi felici di accoglierla nella nostra famiglia.»
American University of Rome, 21 maggio 2012.