giovedì, aprile 03, 2025

MILANEIDE: Itinerario 9 - dal Castello alla prima casa di Giò Ponti

Itinerario 9 - dal Castello alla prima casa di Giò Ponti

Gli autori, che ringraziamo per la disponibilità, ma soprattutto bravura, sono:

Giovanni Carlo Biffi - per la fotografia
Luigi Destri - per i testi
Angelo Destri - per i disegni


Link interattivo all' Itinerario 9 - Google Map

Buona passeggiata !

 

mercoledì, aprile 02, 2025

LIBRO: “Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva” di Luisa Corazza

I dati empirici indicano il persistere della penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro remunerato.

Indagando le cause e l'esatta distribuzione di questa diseguaglianza, è possibile proporre un nuovo programma, che affianchi al diritto antidiscriminatorio policies in grado di superare il gender gap.

Promuovere il lavoro delle donne non significa accettare la mera annessione delle donne a un mondo del lavoro costruito intorno al soggetto maschile né rimuovere il carattere plurale che si nasconde dietro all'universo femminile.

È fondamentale riflettere e proporre una nuova prospettiva, finalmente attenta ai bisogni della società contemporanea, alla redistribuzione del lavoro di cura e alle differenze che attraversano lo stesso mondo delle donne.

Grazie alle acquisizioni del pensiero femminista contemporaneo, è possibile mettere a fuoco la diversificazione dell'universo femminile: le donne non sono tutte eguali.

La discussione deve essere dunque spostata all'interno di quest'ambito problematico.

I dati sul lavoro delle donne in Italia certificano, infatti, tutti i limiti di interventi che finiscono per riprodurre nel rapporto "tra" le donne quel gap che ancora divide profondamente uomini e donne di fronte al grande tema del lavoro.

Tale finalità richiede che l'approccio classico con il quale viene affrontato il problema del lavoro delle donne, e cioè la lotta alle discriminazioni, venga integrato con l'attenzione alle più complesse questioni redistributive.

Dal pensiero della differenza all'analisi intersezionale, si propone qui una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto. Prefazione di Silvana Sciarra.


martedì, aprile 01, 2025

LIBRO: “Il suicidio della pace – Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito” di Alessandro Colombo

 

Dopo quasi quarant'anni dalla fine della Guerra fredda, la guerra è tornata dalla periferia al centro del sistema internazionale, costringendo l'Europa e il mondo a confrontarsi persino con il rischio di uno scontro diretto tra grandi potenze.

Questo disincanto e il segno per eccellenza del collasso dell'ordine internazionale: un collasso che investe i rapporti diplomatici, le istituzioni internazionali, la globalizzazione economica e le norme fondamentali della convivenza internazionale - a cominciare da quelle sull'uso e sui limiti dell'uso della forza.

Da qui, allora, l'urgenza di chiedersi come sia stato possibile ricadere in questa condizione, dopo le illusioni e l'euforia di soli trent'anni fa.

Rinunciando come prima cosa a contrapporre una presunta età dell'oro dell'apertura e dell'ottimismo a una regressione nella chiusura e nel risentimento.

E riconoscendo come, in realtà, la condizione attuale sia in larga parte figlia delle forzature, delle amnesie e dei veri e propri errori che l'ordine internazionale liberale ha accumulato già a partire dalla sua fondazione.

lunedì, marzo 31, 2025

LIBRO: “Il cervello che ride – Neuroscienze dell’umorismo” di Mirella Manfredi

Perché ridiamo?
Come nasce e si sviluppa il senso dell'umorismo nel nostro cervello?
Ha un impatto sul nostro stato psico-fisico?
È presente anche in altre specie?

Con un linguaggio semplice ma che non rinuncia al rigore scientifico, il volume risponde a queste e altre domande attraverso una completa e aggiornata rassegna degli studi sperimentali e delle metodologie con cui i ricercatori, grazie alle moderne tecniche delle neuroscienze, ci svelano i meccanismi cerebrali di uno dei più affascinanti fenomeni umani.

Un viaggio all'interno della mente che stimola il lettore anche a riflettere sul proprio senso dell'umorismo e su come esso influenzi in modo significativo le dinamiche delle relazioni tra gli individui.

 

domenica, marzo 30, 2025

LIBRO: "I figli dell’istante" di Edoardo Albinati

 

Un romanzo cangiante e ipnotico, che intreccia con lucidità disarmante il filo di cui sono intessute le nostre vite.


In un istante può succedere tutto.

I padri rifiutarsi di essere genitori, un amore venire allo scoperto o invece spezzarsi, una bambina disprezzare l'infanzia comportandosi più seriamente di qualsiasi adulto. Sospesi in un eterno presente, i protagonisti di questo romanzo incarnano tutte le nostre contraddizioni, restituendoci come allo specchio il riflesso di ciò che non vogliamo vedere.

Siamo all'alba degli anni Ottanta, e attorno a Nico Quell - volubile ragazzo senza qualità che sta partendo militare - e Nanni Zingone - l'amico che si è fatto carico di tenere unita la sua giovane famiglia - si muove una compagnia di personaggi irresistibili come schegge di un capolavoro perduto.

Il decennio più edonista dispiega in queste pagine un'umanità iridescente, affacciata sulle terrazze di una cattedrale o in cima a un vulcano, nei cubicoli di un ufficio o al capezzale di un vecchio delirante.

Come esplorare ogni possibile legame tra di loro?

E dunque in questo libro fiume inseguiamo la diaspora lungo lo Stivale di professori e militari, figlie di nessuno e ragazze alla pari, bande di terroristi, maghi, suocere autoritarie e modelle inarrivabili.

Uno sciame di lucciole che, per un istante, illumina scene d'amore e del suo contrario, e poi il riscatto e la caduta, la ricerca inesauribile di gioia anche nelle quotidiane frustrazioni.


sabato, marzo 29, 2025

Parole O_Stili: L’esempio di mamma e papà

 

Leggendo le notizie di questi mesi e scrollando sui social ci hanno impressionato il numero e la frequenza delle notizie di genitori che, durante le partite dei propri figli, insultano avversari e arbitri, anzi… arbitre. Già, hai letto bene, genitori che la domenica oltre alla tuta indossano la loro peggiore versione a discapito di figli e figlie, di altri genitori e di loro stessi.

In quasi tutti i casi la violenza degli insulti ha due specifiche connotazioni: il razzismo e il sessismo. Di cosa stiamo parlando? Ti lasciamo un breve riassunto qui.

Odio. Rabbia. Violenza.

Episodi che non sono fatti isolati, ma il sintomo di un problema più profondo.

Perché chi urla contro un’arbitra sta dicendo a tutte le bambine che quel ruolo non è per loro. Chi insulta una giocatrice per la sua pelle sta dicendo a tutti che il talento si misura con il pregiudizio. Chi minaccia adolescenti che arbitrano un torneo sta dicendo che l’autorità si contesta con la prepotenza, non con il confronto.

Anche le parole che scegliamo sugli spalti creano cultura, forgiano comportamenti, modellano il modo in cui le giovani generazioni si percepiscono e percepiscono il mondo.

Abbiamo approfondito il tema con Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva e figura di riferimento per il parenting e la psicologia evolutiva in Italia.

Prof. Pellai, cosa spinge alcuni adulti a trasformare una partita giovanile in un’arena di insulti e violenza verbale? È solo frustrazione o c’è un problema educativo più profondo? Quando gli adulti assistono alle competizioni sportive dei propri figli, spesso entrano in una mentalità agonistica. Guardano i ragazzi con lo stesso sguardo con cui osserverebbero un preparatore atletico, come se il loro unico obiettivo fosse la vittoria. Questo li porta a "scendere in campo" con loro, perdendo il controllo sulle proprie emozioni e reazioni.

Il problema è che, da spettatori e tifosi, diventiamo molto più vulnerabili agli impulsi emotivi e ai nostri pensieri. Se non siamo persone capaci di autoregolazione, ogni evento sul campo può diventare un innesco che scatena le nostre peggiori reazioni. Ecco perché alcuni genitori finiscono per perdere completamente il controllo: travolti dall’agonismo, dimenticano il proprio ruolo e si lasciano andare a comportamenti impulsivi e aggressivi.

In questi momenti, si smarriscono i confini tra il sostegno sportivo e l’iper-competitività, fino a dimenticare che in campo non ci sono adulti professionisti, ma solo ragazzi e ragazze che stanno giocando. Non è la finale di Champions League, è semplicemente una partita tra coetanei. Il genitore, invece, dovrebbe essere il primo allenatore emotivo dei figli, accompagnandoli in un’esperienza di crescita. Guardare una partita dovrebbe significare vedere i propri figli divertirsi, mettersi alla prova e comprendere che ciò che conta non è vincere o perdere, ma partecipare.

Quali sono le conseguenze psicologiche e comportamentali sui giovani atleti quando gli insulti arrivano proprio da chi dovrebbe sostenerli, ovvero le figure genitoriali? I giovani soffrono molto nel vedere i propri genitori perdere il controllo. Questo per due motivi principali: innanzitutto, un adulto che si lascia andare a reazioni incontrollate può risultare spaventoso. I ragazzi si aspettano che i genitori sappiano sempre fare la cosa giusta, e quando li vedono comportarsi nel modo peggiore possibile, provano un senso di disorientamento.

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare: molti giovani, osservando i propri genitori in preda all’agitazione, sperimentano un profondo senso di imbarazzo e vergogna. Non è raro che, nelle sedute con uno psicologo, alcuni ragazzi esprimano il desiderio di non avere i propri genitori sugli spalti, proprio perché li trovano eccessivi.

Bambini e adolescenti imparano più dalle parole o dagli esempi? Quanto è pericoloso, per la loro crescita, assistere a comportamenti di odio e discriminazione proprio da parte dei genitori? Gli adulti sono modelli di riferimento: con il loro comportamento insegnano, anche inconsapevolmente, come si sta al mondo. Per questo motivo, i genitori dovrebbero porsi limiti e sviluppare capacità di autoregolazione. Un adulto arrabbiato non dovrebbe lasciarsi andare a esplosioni di rabbia, ma piuttosto mostrare a un figlio come gestire ed elaborare questa emozione in modo maturo ed evoluto.

Quando un genitore si comporta in modo aggressivo sugli spalti, sta insegnando – direttamente o indirettamente – che la rabbia e la frustrazione devono essere sfogate in modo violento. I figli, partita dopo partita, interiorizzano questo modello e lo riproducono nella loro vita.

Le ricerche confermano che un bambino esposto a figure di riferimento prepotenti e aggressive tenderà a incorporare questi stessi atteggiamenti nel proprio modo di interagire con gli altri. Se un figlio vede il proprio genitore urlare, insultare o aggredire qualcuno, imparerà che quello è un comportamento accettabile. E così, giorno dopo giorno, la violenza verbale e la sopraffazione diventeranno parte della sua normalità.