Da Zafferano News di Riccardo
Ruggeri del 01/03/2025
Come giornalista ed editore di
vecchio pelo confesso il disagio (culturale) che provo in questo momento
geopolitico, dominato dall’ipotesi di una tregua in Ucraina, negoziata in
solitudine dal duo Trump & Putin.
Non sono tecnicamente all’altezza
per fare commenti analitico-professionali sul tema specifico, anche perché ho
abbandonato trent’anni fa la postura da “analista”, scegliendo quella dello
“scenarista”, ragionando cioè non più per eventi ma per scenari.
Oggi, quasi tutta l’informazione
europea si muove invece per analisi-sentenze, stante la convinzione che il
nostro modello politico-economico-culturale sia quello dalla parte giusta della
storia. Beata ignoranza e distacco dalla realtà di quelli che pure dovrebbero
conoscere il virus Dunning-Kruger. (Nota: L'effetto Dunning-Kruger è
una distorsione cognitiva nella quale individui poco esperti e poco competenti
in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a
torto, superiore alla media).
Come “scenarista” apòta ( Nota:
Apota è un termine coniato da Prezzolini nel 1922 per indicare chi non
si lascia ingannare dalle novità e cerca la verità) parto invece
dall’ipotesi di un mondo destinato, suo malgrado, a “riorganizzarsi per
Imperi”.
Ricordiamo che l’Impero America
ne ha un secondo, nascosto, ma per loro vitale, il sub impero del dollaro.
Con questo assunto, meglio si
capiscono le mosse di Donald Trump e di Vladimir Putin. Entrambi si comportano
come i rappresentanti di due Imperi in declino, preoccupati, in prospettiva, di
un loro ruolo ancillare alla Cina. Così l’Ucraina diventa un fastidioso
paracarro da rimuovere in fretta per realizzare un loro accordo strategico anti
Xi Jinping.
L’Europa ha scelto,
settant’anni fa, di non essere un Impero, di dismettere la guerra con la quale
era convissuta per duemila anni, di accucciarsi in un confortevole ambiente di
(finta) pace, grazie all’ombrello americano (fornito gratis), di investire in
welfare e in qualità della vita.
Una scelta in apparenza geniale,
ma in prospettiva politicamente folle, perché prima o dopo gli americani, e noi
amici veri dell’America lo sapevamo perfettamente, ci avrebbero presentato la
fattura (fin dall’Ottocento nessun pasto è gratis nei saloon americani).
Per settant’anni ci siamo
autoreclusi in uno Zoo europeo di finta pace, i colti disegnavano eleganti
percorsi di politica elegante, senza però accorgersi che il mondo stava
cambiando, la nostra mitica classe media si spegneva, la follia woke dei
fighetti imbrattatori di capolavori precipitava nel mondo del ridicolo.
Ennio Flaiano, a metà del
Novecento, profeticamente scrisse: “Con il Novecento, l’evo moderno è finito.
Comincia il medioevo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato”.
A settembre 2001, ci arrivò la
prima secchiata d’acqua gelida. Capimmo allora che il XXI° sarebbe stato
radicalmente diverso da come ce lo eravamo immaginato: un prolungamento del
nostro secolo d’oro, il Novecento. Terrorizzati, scoprimmo che non eravamo
culturalmente attrezzati per il nuovo.
Vent’anni dopo, l’invasione
criminale russa dell’Ucraina sarà la mazzata finale. Stiamo capendo che la
guerra non è un videogioco, la si fa sul campo, non sulla tastiera del pc, sui
talk di regime, nei salotti e sulle terrazze dei patrizi.
Soprattutto devi sapere che, se
fai la guerra, muori. E la Plebe l’ha finalmente capito. A fronte di una
nuova realtà eravamo culturalmente disarmati, nel linguaggio di Flaiano eravamo
forse diventati dei cretini specializzati nel nulla? Solo vivendo lo
scopriremo.
Il livello delle nostre leadership è ancora accettabile?
Cinque anni fa i Patrizi ci
avevano imposto di salvare, e pure da soli, il Pianeta Terra dal “Nemico”, la
CO2.
Ora, contrordine compagni,
l’obiettivo della transizione climatica è stato sospeso, dobbiamo diventare un
continente con un Invencible Armada, dobbiamo investire sugli armamenti
convenzionali e nucleari (sic!).
La Plebe si chiede, ora chi è il
“Nemico”?
nuvole nere scorrazzano senza senso, avanti e indietro, e noi, Plebe, le osserviamo. Intanto, riflettiamo.
Cerchiamo però di non
metterci troppo tempo… aggiungo io…
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