mercoledì 2 maggio 2012

Restare Umani: l'età del malessere nella rete di facebook

Chi sono gli adolescenti digitali, quanto incide nel loro percorso di formazione l'uso di internet e dei social network, che opportunità e rischi comportano le nuovo tecnologie vissute come ambiente di relazione, quale ruolo possono giocare i genitori e gli educatori in questo "mondo nuovo" al quale i loro figli e studenti si affacciano? 
Sono tutte domande alle quali cercherà di dare risposta l'evento "Adolescenti, genitori e scuole nella RETE rischi e potenzialità di Internet" che si terrà all'Auditorium Tilane, lunedì 14 maggio 2012 alle ore 21.00 (ingresso libero). L'evento organizzato dal Circolo Culturale Restare Umani sarà condotto dal dott. Lorenzo Pivanti, psicologo e psicoterapeuta, dell'Associazione Intreccio.
La materia è di stretta attualità. I giovani sono influenzati da nuovi modelli di relazione imposti dalla tecnologia, che gioca un ruolo autonomo, a volte predominante, anche in termini educativi.
Le nuove tecnologie digitali, l’utilizzo di internet da parte degli adolescenti, l'uso di chat e social network, aumentano lo scarto tra generazioni in modo rapido e profondo. Offrono opportunità, ma comportano nuovi rischi in mancanza di un corretto approccio ai nuovi alfabeti tecnologici.
Per avvicinarci a questo tema vi segnalo l'intervento di Rita Bimbatti pubblicato sul sito psicolab.net.
Nuovi adolescenti
Nei giovani adolescenti, di età compresa fra gli 11 e 14 anni, la difficoltà di crescere in un mondo complesso, in continua evoluzione, senza precisi punti di riferimento, si aggiunge ai bisogni e problemi tipici di questo delicato periodo della vita. I primi anni dell’adolescenza sono i più permeabili alle influenze di ogni tipo: pensiamo quindi all’azione dei mass-media, e all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, quali Internet, di cui i giovanissimi sono assidui fruitori. Lascia stupiti il dato che emerge da un indagine della Società Italiana di Pediatria su “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”: nel 2010 per la prima volta Internet ha sorpassato la televisione. L’indagine, condotta su un campione di 1300 studenti delle scuole medie inferiori (12-14 anni), ha evidenziato inoltre le abitudini dei giovani internauti. Il 77,5% usa spesso Youtube e Facebook ha avuto una vera esplosione: i ragazzi che nel 2010 hanno dichiarato di avere un profilo sul social network sono stati più del 67%, con un balzo in avanti del 35% rispetto al 2009.
L’uso della rete può quindi portare gradualmente alcuni individui a una restrizione delle relazioni con gli altri, in quanto l’esperienza virtuale viene percepita e vissuta come più agevole rispetto alla realtà. L’eventuale abuso rimane circoscritto nel tempo, a volte può essere utilizzato per compensare stati di inadeguatezza dovuti a forte stress o per sviluppare parti del sé non adeguatamente espresse nella vita di tutti giorni. Superata la frustrazione e realizzata la propria dimensione in ombra, il ragazzo torna volentieri alla realtà, mantenendo con la rete un rapporto occasionale e ludico.
Per altri, invece, l’esperienza virtuale può far accelerare la perdita progressiva della capacità di discriminare il confine tra il mondo digitale e quello reale, fino a compromettere l’integrità personale e la vita sociale. L’immaturità emotiva ed affettiva di molti giovani trova nel pacchetto delle possibilità offerte da Internet un contenitore quanto mai adeguato: nessun imprevisto, tutto sotto controllo, mete facilmente realizzabili. Emerge persino una forza “miracolosa” per reggere e amministrare lo spazio di libertà concesso dal computer. Incontri, performance, contatti, ruoli e identità possono essere gestiti con alcuni facili micromovimenti del mouse, restando fuori dalla realtà, ma nella convinzione di appartenere comunque adessa.
I social network rappresentano in tal senso un formidabile aggregatore di persone in cerca di contatti, di condivisione e di approvazione. Sicurezze, visibilità e autostima vengono ben presto raggiunte, anche se tutto rimane virtuale e con poche ricadute sulla vita reale. L’enorme sviluppo di Facebook e di altri social network costituisce la spia di un grosso problema di solitudine, mascherando ansie personali, preoccupazioni e senso di distima.
Ma quali sono i rischi maggiori che gli adolescenti corrono nell’eccessivo utilizzo del Web 2.0?
La sindrome da dipendenza è caratterizzata da un insieme di sintomi molto precisi. Tale situazione, nel suo complesso, viene definita “trance dissociativa da videoterminale”, in quanto provocherebbe, oltre una tendenza alla regressione, al ritiro e all’isolamento, veri e propri fenomeni dissociativi. La persona non riesce più a vivere la propria esistenza, se non collegata on line, in quanto la sua identità e i suoi contatti sono oramai solamenti virtuali. In questa fase il soggetto può rimanere in Rete anche per più di dieci ore al giorno, riducendo, fino alla perdita, ogni motivazione alla socialità: scuola, amici, rapporti affettivi e famiglia sono vissuti come pause pesanti e fastidiose da sopportare tra un collegamento e l’altro.
Tra le varie forme di dipendenza le più diffuse sono senz’altro l’uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale, alla pornografia, alle relazioni amicali e amorose. Fra le ragazze, anche molto giovani, di tredici e quattordici anni, si è diffusa la tendenza ad utilizzare la webcam per inviare immagini e riprese del proprio corpo non solo a fini esibizionistici e voyeristici, ma soprattutto per ricavarne piccoli vantaggi economici, come per esempio ricariche telefoniche.
Inoltre, l’ossessione dei giovanissimi per il proprio aspetto fisico prosegue sui socialnetwork, mettendosi in posa come starlette: i ragazzi esibiscono pettorali depilati invece del sorriso, le ragazze sono ossessionate dal peso forma, dall’eccessiva magrezza al punto di modificare, cancellare o sostituire particolari del corpo attraverso l’uso del photoshop.
Un ruolo importante lo gioca l’anonimato, poiché permette di presentarsi agli altri con identità completamente inventate sulla base dei più profondi desideri del tutto avulsi dalla realtà. Non sono pochi i ragazzi che sui social network hanno più profili, quasi a giocare su più tavoli, pronti a rilanciarsi a seconda di quanto reputano soddisfacente ed eccitante in quel momento.
La possibilità di essere “un’altra persona” online, può indebolire le remore morali: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale. Questo può portare a sviluppare una forma di bullismo detto cyberbullismo, con prevaricazioni che consistono nel bombardare incessantemente la vittima con messaggi, foto, filmati o link imbarazzanti, volgari o minatori sulla bacheca del suo profilo, fingendo addirittura di essere la vittima e creando un profilo a suo nome su cui si pubblicano poi contenuti compromettenti.
Rispetto al bullismo tradizionale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie, tra cui l’anonimato del bullo. In realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia delle tracce. Però per la vittima è difficile risalire da sola al molestatore, ed ancora più difficile potrebbe essere reperirlo. Inoltre, mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dalcyberbullo.
Cosa possono fare i genitori onde evitare un eccessivo utilizzo da parte dei figli del web? L’atteggiamento da tenere è quello di una sana apertura mentale verso i nuovi mezzi, che non devono essere visti come una minaccia, anzi, possono rivelarsi una risorsa se utilizzati in maniera corretta.
Avvicinarsi al loro mondo. È importante non assumere l’atteggiamento di chi guarda gli adolescenti come extraterrestri quando parlano di Facebook e del loro mondo virtuale. Non bisogna pensare che tra i genitori e figli ci sia una distanza incolmabile. Inoltre è da evitare l’atteggiamento da scoraggiati, di chi, non capendo i figli, li lascia soli nell’esplorazione dei nuovi mezzi.
Imporre regole educative. Il divieto avrebbe solo l’effetto di accrescere il desiderio di fare parte di queste nuove comunicazioni. Senza contare che il “no” finirebbe per far diventare i social network qualcosa da consultare di nascosto,con un sovraccarico di attese e tensioni inopportune. Piuttosto, i genitori possono stabilire delle regole precise: non più di 60 minuti alla sera di connessione, e dopo aver portato a termine i compito scolastici.
Costruire un dialogo intorno a questi temi. Come per tutte le cose, è utile parlarne. Ben vengano quindi le domande sui social network, le discussioni con i figli, evitando lo spirito inquisitorio, ma dimostrando reale interesse. Si può spiegare loro che non è utile stare troppo connessi, come raccontare tutto di se, ma coltivare spazi segreti. E poi invitare i ragazzi ad uscire, fare sport, stare all’aria aperta e incontrare altri coetanei.

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