domenica 25 marzo 2012

Sostiene Tabucchi

La notizia della morte dello scrittore Antonio Tabucchi, mi ha spinto a cercare tra gli scaffali della libreria la copia di "Sostiene Pereira" che mi regalò mio padre un Natale di 16 anni fa.
 Me lo regalò perché è un bellissimo libro sul giornalismo, sul coraggio e sulla libertà, e dal momento che nel '95 avevo improvvisamente smesso di scrivere sui giornali, egli riteneva che avessi bisogno di un supplemento di coscienza e di motivazione.
Il romanzo di Tabucchi era uscito in Italia, edito da Feltrinelli, nel 1994 e aveva vinto il Premio Super Campiello, il Premio Scanno e il Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea. Il suo protagonista divenne subito il simbolo della difesa della libertà d'informazione per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici. "Sostiene Pereira" è la frase con la quale l'autore  inizia e conclude il suo romanzo, e la sua ripetizione ipnotica nel corso della narrazione, lascia credere che l'autore abbia scritto la storia con il personaggio davanti, come in un'intervista o una confessione. 
Il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, in pieno regime salazarista. Pereira è un giornalista anziano, che dopo 20 anni di cronaca nera era finito a dirigere la rubrica letteraria di un piccolo quotidiano filofascista della capitale, il Lisboa. Un uomo mediocre, quieto, senza idee politiche, appassionato alla letteratura francese e al ricordo di sua moglie, morta da qualche anno di tubercolosi, con il cui ritratto continua a parlare ogni giorno, che vive di omelette alle erbe e limonata con molto zucchero che consuma nello stesso ristorante tutti i giorni.
Fino a quando, leggendo su una rivista un articolo che parlava della morte, decide di contattare l'autore per offrirgli un posto di collaboratore della sua pagina culturale. L'autore, uno studente squattrinato di nome Monteiro Rossi, di origini italiane, accetta senza titubanze; Pereira lo assume in prova, più per avere qualcuno con cui discutere che per vera necessità e gli propone di scrivere dei necrologi anticipati di personaggi celebri ancora in vita ("coccodrilli" nel gergo giornalistico), in modo da essere pronti in caso di morte improvvisa del soggetto.
Monteiro, invece di scrivere necrologi sugli autori indicati da Pereira, ne scrive altri (come quello su Gabriele D'Annunzio che critica ferocemente per il suo fascismo) giudicati impubblicabili perchè contrari al regiome portoghese alleato di Mussolini.. Pereira è combattuto tra il desiderio di aiutare il giovane e quello di non essere coinvolto in questioni politiche che potrebbero causargli dei guai, non pubblica i suoi articoli, ma lo paga ugualmente e continua a commissionargli articoli.
Pian piano, Pereira scopre la realtà del regime in cui vive, le violenze, il clima di intimidazione, la censura cui è sottoposta la stampa, tutte cose che aveva volutamente ignorato fino a quel momento. La svolta per lui avviene dopo che Monteiro Rossi, ricercato dalla polizia politica viene assassinato nella casa dello stesso Pereira e per reagire a questo delitto il giornalista riuscirà con un trucco, a far pubblicare sul proprio giornale un lungo articolo di denuncia dell'omicidio e del regime, per poi fuggire dal Portogallo.

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